Atomiche: condanna del possesso e della minaccia d’uso

“E’ da condannare con fermezza la minaccia dell’uso delle armi nucleari, nonché il loro stesso possesso”: così Francesco al simposio “Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale” del “Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale” che ha luogo oggi e domani in Vaticano. Nei commenti tre brani papali e un’idea del simposio.

14 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    10 novembre 2017 @ 16:12

    Detonazione accidentale. Francesco 1: Anche considerando il rischio di una detonazione accidentale di tali armi per un errore di qualsiasi genere, è da condannare con fermezza la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l’intero genere umano. Le relazioni internazionali non possono essere dominate dalla forza militare, dalle intimidazioni reciproche, dall’ostentazione degli arsenali bellici. Le armi di distruzione di massa, in particolare quelle atomiche, altro non generano che un ingannevole senso di sicurezza e non possono costituire la base della pacifica convivenza fra i membri della famiglia umana, che deve invece ispirarsi ad un’etica di solidarietà.

  2. Luigi Accattoli scrive,

    10 novembre 2017 @ 16:12

    Voce di spesa. Francesco 2: È un dato di fatto che la spirale della corsa agli armamenti non conosce sosta e che i costi di ammodernamento e sviluppo delle armi, non solo nucleari, rappresentano una considerevole voce di spesa per le nazioni, al punto da dover mettere in secondo piano le priorità reali dell’umanità sofferente: la lotta contro la povertà, la promozione della pace, la realizzazione di progetti educativi, ecologici e sanitari e lo sviluppo dei diritti umani.

  3. Luigi Accattoli scrive,

    10 novembre 2017 @ 16:13

    Mondo disordinato. Francesco 3: Eppure, un sano realismo non cessa di accendere sul nostro mondo disordinato le luci della speranza. Recentemente, ad esempio, attraverso una storica votazione in sede ONU, la maggior parte dei Membri della Comunità Internazionale ha stabilito che le armi nucleari non sono solamente immorali ma devono anche considerarsi un illegittimo strumento di guerra. E’ stato così colmato un vuoto giuridico importante, giacché le armi chimiche, quelle biologiche, le mine antiuomo e le bombe a grappolo sono tutti armamenti espressamente proibiti attraverso Convenzioni internazionali. Ancora più significativo è il fatto che questi risultati si debbano principalmente ad una “iniziativa umanitaria” promossa da una valida alleanza tra società civile, Stati, Organizzazioni internazionali, Chiese, Accademie e gruppi di esperti.

  4. Luigi Accattoli scrive,

    10 novembre 2017 @ 16:14

    Oggi e domani il Papa ospita in Vaticano un convegno d’alto livello scientifico, culturale e diplomatico “per un mondo libero dalle armi nucleari”: di sicuro un grido nel deserto, in questo momento delle minacce nordcoreane e della rottura sul nucleare tra Iran e Stati Uniti. Ma sta a dire che Francesco non si rassegna al ritorno della minaccia atomica. “Oggi il mondo si prepara per andare più follemente in guerra” ha detto il 2 novembre al cimitero di guerra americano di Nettuno. Al convegno partecipano undici premi Nobel per la Pace, i vertici di Onu e Nato, rappresentanze di Russia, Stati Uniti, Corea del Sud, Iran, alcuni massimi esperti del nucleare ed esponenti di fondazioni, associazioni, università attive in materia di disarmo. Come già sulle vicende siriane, israelo-palestinesi, su Cuba, sul Venezuela, sulla Colombia, Francesco ora prende l’iniziativa sul nucleare, e come per quelle occasioni offre il Vaticano come luogo d’incontro aperto a tutti.

  5. Lorenzo Cuffini scrive,

    10 novembre 2017 @ 18:12

    Deo gratias per il grido nel deserto.
    Che riprende il solco mai più abbandonato iniziato con Gaudium et Spes, poi con Pacem in terris, poi con Paolo VI, poi con GPII e con Benedetto.

    “Mi indirizzo a voi in nome di questa terribile minaccia che pesa sull’umanità e, allo stesso tempo, in nome dell’avvenire e del bene di questa umanità del mondo intero. E vi supplico:dispieghiamo tutti gli sforzi per instaurare e rispettare, in tutti gli ambiti della scienza, il primatodell’etica. Dispieghiamo soprattutto i nostri sforzi per preservare la famiglia umana dall’orribile
    prospettiva della guerra nucleare!… Mi indirizzo prima di tutto ad ogni uomo di scienza individualmente e a tutta la comunitàscientifica internazionale. Tutti insieme voi siete una potenza enorme: la potenza delle intelligenze e
    delle coscienze! Mostratevi più potenti dei più potenti del nostro mondo contemporaneo! Decidetevia dar prova della più nobile solidarietà con l’umanità: quella che è fondata sulla dignità dellapersona umana. Costruite la pace cominciando dal fondamento: il rispetto di tutti i diritti dell’uomo,
    quelli che sono legati alla sua dimensione materiale ed economica come quelli che sono legati alla dimensione spirituale e interiore della sua esistenza in questo mondo.”
    http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1980/june/documents/hf_jp-ii_spe_19800602_unesco.html

    Paragrafo22

  6. Federico Benedetti scrive,

    12 novembre 2017 @ 22:06

    FOT
    Segnalo a Luigi l’ossimoro “prudente audacia” di Avvenire.
    Non mi addentro però (per carità cristiana) sull’oggetto dell’audacia. Buona notte

  7. Lorenzo Cuffini scrive,

    13 novembre 2017 @ 9:44

    Saggia decisione, Federico.

  8. maria cristina venturi scrive,

    13 novembre 2017 @ 13:10

    “Prudente audacia” e’ un bellissimo ossimoro che sicuramente Accattoli apprezzera’. Un ossimoro che fa pensare a certi comportamenti nel regno animale. I lupi per esempio sono animali audaci ma anche prudenti, si muovono in branchi di solito ed attaccano audacemente , ma anche sanno prudentemente chi e quando attaccare e non lo fanno mai in maniera imprudente Altri animali, tipo le pecore, sono il contrario sono imprudenti e vili.Imprudenti perché’ senza pensare vanno a cacciarsi nella bocca dei lupi, vili perche’ poi hanno paura e scappano.Per questo le pecore hanno bisogno di un pastore, meglio se un Buon Pastore che le protegga, mentre i lupi no.
    Infatti di solito i lupi mangiano le pecore, e non il contrario.
    Ci tengo a precisare che queste riflessioni sono solo sul regno animale, caro Cuffini, non su quello ecclesiastico.
    :-). 🙂

  9. Federico Benedetti scrive,

    13 novembre 2017 @ 13:23

    Mi attengo alle regole del nuovo regime del blog.

  10. Andrea Salvi scrive,

    13 novembre 2017 @ 14:15

    Se parliamo di pecore dal punto di vista animale, che ci interessa?
    Se invece ne parliamo dal punto di vista evangelico, le cose sono molto più complesse.
    E tante sono le citazioni che si potrebbero fare, ma mi risulta difficile trovarne una che mi richiami alle considerazioni delle 13.10.

  11. Lorenzo Cuffini scrive,

    13 novembre 2017 @ 16:43

    Il “caro Cuffini” è completamente disinteressato all ‘argomento, Venturi.
    Doppiamente qui, dove si parla di guerre nucleari.
    Gioverebbe stare un po’ sul pezzo, almeno qualche voltina.

  12. Lorenzo Cuffini scrive,

    14 novembre 2017 @ 14:55

    Quattro giorni fa, ho sventatamente affermato che quanto detto da Bergoglio “riprende il solco mai più abbandonato iniziato con Gaudium et Spes, poi con Pacem in terris, poi con Paolo VI, poi con GPII e con Benedetto.”
    CONFERMO IN TOTO.
    Ma faccio ammenda di un errore. C’è un “poi” al posto sbagliato, nella frase.
    Delle “fonti” indicate, ne ho invertite due. E ringrazio di cuore l’amico che me lo ha fatto notare con precisione.
    “La Pacem in terris precede la Gaudium et spes; anzi la GS è stata più audace del previsto, perchè il papa, da solo, ha preceduto in perspicacia 2800 padri conciliari.
    La precedenza non è solo cronologica, ma di valore.”

    Vero.
    Confermo, sottoscrivo e offro alla riflessione generale, una volta di più grato a papa Giovanni e Chi ce lo ha mandato.
    🙂

  13. Lorenzo Cuffini scrive,

    14 novembre 2017 @ 14:55

    ……..e a Chi ce lo ha mandato.

  14. Amigoni p. Luigi scrive,

    14 novembre 2017 @ 19:09

    Pacem in terris

    A proposito della “Pacem in terris”, la prima enciclica indirizzata ai cattolici e agli “uomini di buona volontà”, il documento in cui si parla di “segni dei tempi” e di distinzione (scandalosa assai) tra errori e erranti, è interessante uno studio de La Civiltà Cattolica (n. 3907, del 6 aprile 2013, pp. 9-22). Si ricostruiscono, su documenti di prima mano, le fasi di ideazione e preparazione della enciclica, pensata appena dopo la crisi di Cuba (ottobre 1962) ed elaborata in pochissimi mesi, tra il novembre 1962 e il gennaio-febbraio successivo. Doveva uscire per Pasqua 1963 (e così fu). La cosa più interessante della ricostruzione dei gesuiti della rivista è che il testo nacque in una cerchia ristrettissima intorno al papa, e che l’estensore principale fu il rettore della università del papa (la Lateranense), il trevigiano Pietro Pavan. Tassativo fu il non coinvolgimento del Sant’Ufficio.
    Correzione d’obbligo della bozza: affidata a due teologi di curia che anzitutto lamentarono la discontinuità del testo con il magistero precedente. I loro consigli vennero accolti nei rilievi marginali. E la enciclica uscì, ammirata da molti e criticata negli ambienti di destra. Unica differenza con oggi: mancarono i “dubia ufficiali” e i loro estensori; e la correzione fraterna/ filiale fu fatta a denti molto stretti, senza firme e senza blog.

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