“Divenire certi di Dio anche se tace”

Nel discorso del papa ai vescovi svizzeri (vedi ultimi quattro post) c’è un passaggio sulla preghiera tanto breve quanto efficace: “Da noi stessi non abbiamo le parole per Dio, ma ci sono state donate delle parole: lo Spirito Santo stesso ha già formulato parole di preghiera per noi; possiamo entrarci, pregare con esse e così imparare poi anche la preghiera personale, sempre di più ‘imparare’ Dio e così divenire certi di lui, anche se tace – diventare lieti in Dio”. Tre tempi, dunque: entrare nelle parole – poniamo – del Padre nostro, attraverso di esse imparare Dio, in questo “contatto” (parola usata in altro passo del discorso, vedi primo post del 20 novembre) divenire certi di lui e lieti in lui.  

3 Comments

  1. Luisa

    Penso sia conosciuto a tutti quelli che mi conoscono su questo blog il mio affetto incondizionale per Papa Benedetto e quanto il suo magistero sia importante per me. Quando ho letto e leggo questo passaggio mi interrogo sulla mia maniera di pregare. Delle volte mi dico che ho la fede di un bambino, con fiducia io parlo a Gesù, mi rivolgo a Dio con le mie povere parole. Ora il Santo Padre mi dice che da me non ho le parole per Dio ,che devo prima passare dalle preghiere che già sono state formulate e che così imparerò la preghiera personale. Almeno è questo che io ho capito.
    Allora mi dico che quando mi rivolgo a Dio con le mie parole, forse la mia non è una preghiera, forse solo un monologo, che devo avere più disciplina ( nel senso essere discepola) e pregare di più con i testi ispirati, imparare ancora a pregare.
    Cominciare col silenzioso ascolto, ed è già qui la difficoltà, per poter penetrare nella Sua Parola . Lasciare un poco da parte il mio individualismo, la mia indipendenza per seguire la strada già tracciata.
    Solo forse così arriverò a quell ” intimo essere con Dio”, a “toccare”, sentire la Sua presenza , capire ” il Suo linguaggio nella mia vita”, e non solo in momenti particolari ma in tutti i momenti lieti o tristi o banali della mia vita.
    Ci arriverò da sola? I gruppi non sono la mia ” tazza di tè”, sarò una volta ancora marginale o forse insubordinata ma troverò la mia guida! Saluti cari, Luisa

    21 Novembre, 2006 - 16:33
  2. don vito

    Salve a tutti, esco da un fine settimana difficile: la nomina del nostro vescovo di Mazara ad arcivescovo di Messina ha sorpreso tutti, e sono stato costretto a lavori forzati perchè le cose programmate (formazione sul pluralismo religioso, formazione sulla riconciliazione per operatori della pastorale, vita del Seminario …) continuassero regolarmente, in fondo è stato trasferito solo il vescovo non tutta la Chiesa!
    Ho già espresso la mia idea della preghiera “educata” e della “parola donata nell’esperienza filiale”, esperienza autenticamente umana e divina in Cristo, ora vorrei semplicemente evidenziare, accanto ai “tre tempi” di Luigi, che la preghiera emerge anche come spazio, come luogo, come relazione; la preghiera (spazio personale oggettivo, perchè comunitario e della tradizione, oltre che personale) accanto alla coscienza (spazio personale soggettivo) – (per coscienza penso cuore – mente – anima – volontà) sono le dimensioni, le misure sacre, del nostro essere tempio di Dio, che in qualche modo sono legate, richiamano le misure dell’incarnazione, quello che in Dio è natura, cioè la relazione per amore, all’uomo è donato come esperienza di dono, come itinerario di gratuità e di libertà, come scelta di affidamento e di condivisione. La Chiesa nella preghiera continua come dono – responsabilità – esperienza la relazione che lega la Trinità nell’Amar-si. La preghiera è il si dell’amore.

    21 Novembre, 2006 - 21:12
  3. Luisa

    Santa Teresa del Bambin Gesù, carmelita, dottore della Chiesa diceva che non aveva il coraggio di cercare nei libri delle belle preghiere, perchè ce n`erano troppe e che questa ricerca le dava male alla testa !
    Diceva anche che erano tutte belle , una più bella dell`altra, e che dunque non sapendo quale scegliere, faceva come i bambini che non sanno leggere, diceva simplicemente al Buon Dio, quello che voleva dirgLi senza fare delle belle frasi e che sempre Dio la capiva !
    Santa Teresa diceva che la preghiera è uno slancio del cuore, un semplice sguardo rivolto al Cielo, un grido di riconoscenza e d`amore nella prova come nella gioia, qualcosa di grande e soprannaturale che le dilatava l`anima e l`univa a Gesù.
    Mi sembra che raggiungiamo la definizione di Don Vito: la preghiera è il si dell`amore. Saluti, Luisa

    22 Novembre, 2006 - 16:00

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