Bimbo vero e Maria con gli occhiali

Bellissimo presepe vivente a Porta Asinara, ingresso da piazza San Giovanni in Laterano: l’ho visto ieri e lo segnalo subito perché chiude oggi. Lo si potrà vedere ancora solo questo pomeriggio dalle 16 alle 20. Invito i visitatori romani a farci un salto. E’ lì dal 22 dicembre, organizzato dalla parrocchia romana di San Giulio, che mira a raccogliere offerte per rifare il tetto della chiesa parrocchiale. Altre foto e ciarle nei commenti.

36 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    6 gennaio 2018 @ 10:34

    Ecco un primo piano dell’asino e del bue che stanno nel presepe come a casa loro. Nel vasto ambiente di Porta Asinara – che è una porta castello delle Mura Aureliane non aperta al pubblico: la visita al presepe è un’occasione per vederla – incontri le botteghe del fabbro, del falegname, del vasaio, del sarto. Il forno del villaggio, la fontana delle lavandare, la casa del ricamo, venditori e venditrici di olio, frutta, focacce. C’è il banchetto del Censimento dove puoi segnarti come appartenente alla Tribù di Davide.

  2. Luigi Accattoli scrive,

    6 gennaio 2018 @ 10:34

    “Abbiamo impiegato un anno per ottenere il permesso di portare qui il nostro presepe vivente”, mi dice uno dei responsabili. Nell’organizzazione sono state coinvolte centinaia di persone, festosamente vestite da abitanti della Betlemme di duemila anni fa e da soldati romani. I bambini dei visitatori sono invitati a entrare nelle case e nelle botteghe e a partecipare alle attività che vi si svolgono. Il fabbro dispone d’una fornacetta e batte sull’incudine il ferro incandescente. Fuochi sono accesi a ogni angolo e c’è una “squadra antincendio” in divisa per assicurare che non prendano fuoco le balle di paglia e fieno che segnano i margini del percorso.

  3. Luigi Accattoli scrive,

    6 gennaio 2018 @ 10:37

    Nel presepe ci sono anche un gregge di pecore e capre, un cavallo, un popoloso pollaio con oche, polli, papere, tacchini. Oggi pomeriggio si svolgerà un Corteo dei Magi con cammelli e dromedari.

  4. Lorenzo Cuffini scrive,

    6 gennaio 2018 @ 11:36

    La “Madonna con l’occhiale” mi piace molto, e la trovo immagine molto emozionante. Ricorda – con la forza immediata della immagine – che la regalità di Maria, la sua maternità divina, la sua santità specialissima, tutti i titoli con cui la invochiamo nelle Litanie, tutto, tutto, parte da una dimensione concretissima, domesticissima, normalissima, quotidianissima, precarissima.
    Bene tenerlo sempre a mente.

  5. giuseppe di melchiorre scrive,

    6 gennaio 2018 @ 12:23

    Buon giorno, Luigi, e buona e VERA Epifania di Gesù…
    Già il presepe tradizionale è frutto di alcuni errori di traduzione di qualche vangelo apocrifo. Vederlo, il presepe, “aggiornato” così mi deprime. Ormai il presepe lo si sta scristianizzando, senza generalizzare, ovviamente. Te ne mando una prova nella tua mail privata. L’ho salvata da un link che mi ha mandato un amico. La cosa più scandalosa in quel link di FB, è che è stato condiviso da un non dimenticato prete abruzzese, cui si fa cenno nel link.

  6. Luigi Accattoli scrive,

    6 gennaio 2018 @ 12:37

    Veramente, Giuseppe, nel presepe di Porta Asinara non c’è nulla di dissacrante. Parola di uno che ieri si è censito nella Tribù di Davide.

  7. Lorenzo Cuffini scrive,

    6 gennaio 2018 @ 12:46

    Mah, a questo link ci sono 20 foto del presepe vivente di cui ci parla Luigi ( e un errore di ortografia) …le ho guardate e non ci trovo anche io nulla di dissacrante.
    Se posso chiedere a Giuseppe, che cosa “ti deprime”?
    http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/12/19/foto/presepe_vivente_roma_porta_asinara_piazzale_appio_vicariato-184572067/1/#1

  8. giuseppe di melchiorre scrive,

    6 gennaio 2018 @ 12:52

    Mbeh, allora il problema è mio… Un paio di giorni fa ho visto un servizio del TG1 in cui si parlava di un presepe vivente fatto in una parrocchia di Roma. La scena è durata poco, me in quel poco si è sentito un sottofondo musicale moderno e si è visto una persona del presepe che ballava…. Anche qui, problema mio….

  9. maria cristina venturi scrive,

    6 gennaio 2018 @ 14:43

    ” il presepe lo si sta scristianizzando”
    Ma e’ proprio questo lo scopo ! Stanno cercando in tutti i modi di profanare il sacro.Non ve ne rendete conto? La profanazione Del sacro ( quello cristiano ovviamente perche’ coi musulmani ci vanno cuti per non essere ammazzati). e’ L’ attivita’ preferita di questi tempi.Lo fanno con vero piacere, il piacere demoniaco della profanazione.
    Non mi riferisco a questo Presepe vivente , ma per esempio al Corteo dei Re Magi di Madrid dove i tradizionali Tre Re sono diventati due donne e un trans, sotto la sindachessa di sinistra che esulta: L’ abbiamo fatto per dare risalto alla comunita’ LGBT.
    DA notare che coloro che hanno protestato nell’ articolo del Corriere sono definiti : conservatori!
    Cioe’ a chi non va bene il corteo delle Re Maghe Trans gli si appiccica subito una etichetta odiosa e cosi’ gli si zittisce!

  10. maria cristina venturi scrive,

    6 gennaio 2018 @ 14:51

    http://www.corriere.it/moda/news/18_gennaio_04/drag-queen-re-magi-scontro-madrid-sfilata-dell-epifania-8efd48a8-f139-11e7-b3cc-ab3bb396b08f.shtml

    «Ma questo è un altro esempio della diversità di Madrid – ha detto Carla Antonelli, membro del Parlamento regionale per il partito socialista -. Aiuta ad aumentare la visibilità della comunità Lgbt». Anche Paco Pérez, della sinistra Ahora Madrid e leader del municipio di Puente de Vallecas, non trova nulla di scandaloso nella decisione: «Non sarà una performance di drag queen – ha detto -. Gli organizzatori sono stati attenti alle tradizioni e alla sensibilità dell’infanzia».
    Di tutt’altro avviso i politici conservatori che hanno anche minacciato azioni legali: «Sosteniamo il Gay Pride e altre celebrazioni simili, ma crediamo che l’Epifania debba essere rispettata come una festività religiosa», ha detto José Luis Martinez-Almeida, portavoce del Partito Popolare di Madrid.

  11. maria cristina venturi scrive,

    6 gennaio 2018 @ 14:55

    proprio le festività religiose , le processioni i presepi, i crocefissi hanno sempre stuzzicato la “creatività” profanatoria.
    Non c’è divertimento se non si profano il sacro, lo sanno tutti i satanisti, per cui la messa nera non è che la parodia della Santa Messa, il presepe LGBT la parodia del presepe cristiano e la cavalcata dei re magi drag queen una gustosa parodia dell’Epifania-
    Il diavolo non si diverte tanto come in questi giorni di festività religiose.

  12. maria cristina venturi scrive,

    6 gennaio 2018 @ 15:02

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/bambino_gesu_carpi_cavina_profanazione_decapitazione_presepi_satanisti_islam-3450497.html

  13. giuseppe di melchiorre scrive,

    6 gennaio 2018 @ 15:05

    Caro Lorenzo, premetto che io non sono la verità. Quello che scrivo è solo una mia opinione. Secondo me, per quello che vedo in giro o in TV, il Natale è diventato un’occasione di spettacolo, specie con certi presepi. Io sono stato presidente di un coro polifonico, “Cantacuore” di Castelbasso, e come tale qualche anno fa ho scritto un recital-concerto denominato “O admirabile commercium”, finanziato da una fondazione culturale. Per dire che aveva un certo valore. Ma andiamo alla sostanza. “O ADMIRABILE COMMERCIUM” fa riferimento alla doppia accezione delle parole tratte da un’antifona, attribuita a Papa Leone Magno, ancora oggi cantata durante l’ottava di Natale. La prima accezione è intesa nel suo significato autentico di “mirabile scambio” che Dio, incarnandosi nel seno della Vergine, ha operato assumendo la natura umana ed elargendo agli uomini, in cambio, la sua divinità. La seconda fa riferimento al significato linguisticamente altrettanto valido di “sorprendente commercio”, per indicare come il Natale da scambio gratuito tra Divinità e umanità sia scaduto in commercio quasi esclusivamente venale. Il commercio, dunque, che è fattore imprescindibile di civiltà, diventa, nel caso della ricorrenza del Natale, ma non solo, un fattore pervasivo e invasivo di ogni aspetto del vivere civile, compreso quello religioso, fino a stravolgere e quasi dimenticare che la celebrazione di questa ricorrenza rimanda al mistero dell’Incarnazione di Dio nella società degli uomini.
    Quanto alle foto del link, non ricordano assolutamente la nascita di Gesù, i cui genitori non furono respinti da nessun albergo, ma furono accolti probabilmente nel retro, o grotta, di una stanza, dove non c’erano assolutamente animali, né quadrupedi né bipedi…
    Un caro saluto, e scusa la prolissità…

  14. giuseppe di melchiorre scrive,

    6 gennaio 2018 @ 15:15

    Maria Cristina, questa volta sono con te… La notizia da te riportata conferma la mia opinione sulla spettacolarizzazione del Natale… Purtroppo!!!
    Quanto ai Magi, poi, quelli originali non erano re, non si sa quanti erano e tanto meno come si chiamavano… Figuriamoci se potevano essere donne o trans, nella società di allora, poi…

  15. Lorenzo Cuffini scrive,

    6 gennaio 2018 @ 16:46

    Capisco, Giuseppe.
    Ma, allora, dobbiamo dire che la ” scristianizzaione del presepe” esiste da mo’. Almeno da quando sono in vita e in età di memoria io, cioè mezzo secolo suonato abbondantemente. Prima non ti saprei dire.
    La tua osservazione sulla vera probabile “location” della nascita di Gesù è corretta, ma sta di fatto che in tutti i presepi- parlo dei presepi di casa e di quelli delle Parrocchie “mie”- è sempre stata d’ordinanza una capanna dalle fogge più diverse, con bue, asinello, talora galline e animali assortiti. I mei Magi personali hanno in testa corone stupefacenti, a mitria, “preziose” per finta e tempestate di gemme di cartapesta, e dunque conformati esattamente alla figura dei re. I mestieranti che hanno sempre affollato il mio come gli altri presepi domestici sono sempre stati del tutto incongrui a una corretta ricostruzione anche solo ambientale, se non storica. Nel mio ci sono : caldarrostai, vasai in abito settecentesco, pastorelle in gonnellone, incantatori si serpenti col turbante, una osteria completa di tavoli e avventori seduti con una specie di polenta sul tavolaccio bellissimo e brocche di vino, più manzoniana che palestinese certamente, suonatori di zampogne , un gruppo di artigiani che tagliano legna, intrecciano cesti, friggono ciambelle e chi più ne ha più ne metta. In più un caravanserraglio di animali di provenienza globale sparsi qua e là, campi di pastori che sembrano usciti dalle stampe classiche napoletane, più che mediorientali.
    Per giunta, alle elementari, noi venivamo radunati in palestra dove, davanti alle maestre/i , si recitava a dramma e personaggi ” LA NOTTE SANTA” (credo si chiamasse) di Guido Gozzano, quella che iniziava con ” Consolati Maria del tuo peregrinare: siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei” e andava avanti a suon di scoccare inesorabile di ore del campanile (?!) e appaiati rifiuti ai due tapini da parte di chiunque….tanto per dire come anche allora ci fosse di tutto fuorché una ricostruzione storicamente e culturalmente attenta.
    Però, nella sua naiveté, il presepio, oggi come allora, con il suo pastiche di epoche, veri e falsi, apocrifie e fatti evangelici, fa passare il messaggio di fondo che la nascita di Gesù è IL FATTO fondamentale che entra nella vita quotidiana di tutti i giorni per tutti gli uomini in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Quindi, io l’ho sempre considerato un bel messaggio, sostanzialmente ( molto a modo suo ) evangelico.

    Diverso certamente il discorso sulla commercializzazione selvaggia. Però, anche lì: pure noi, da bambini, e i miei coetanei amici ( e nessuno certo navigava nell’oro) venivamo coperti letteralmente di pacchi, pacchetti e pacchini con giochi e doni d’ogni sorta. Temo che anche li, almeno per noi baby boomers, le cose fossero sostanzialmente uguali. Magari in scala minore, ma nemmeno troppo.
    Scusa anche tu la prolissità di rimando ( oltre a quella di base ) .
    Buoni Magi.

  16. Lorenzo Cuffini scrive,

    6 gennaio 2018 @ 16:59

    ( Tutto questo detto, nessuno di noi è un pezzo di sughero in balia della corrente.
    Ok, saremo “soli” e faremo ridere i polli : chi se ne importa?
    Abbiamo la possibilità di fare qualcosa NOI ( un noi molto concreto, chiamato per nome, tu ed io, per esempio). Se il commercio natalizio è- e lo è certamente – pervasivissimo, noi personalmente possiamo chiamarcene fuori. Se si dimentica- quasi completamente e ovunque – il contenuto religioso del Natale, noi siamo qui anche e proprio x questo. Perché Lui è venuto quando è venuto, adesso tocca a noi ” andare” per gli altri.
    A Santo Stefano, in poche parole, non si puo’ essere uguali al 24.
    Se no la peggiore scristianizzazione del Natale la facciamo noi.
    Sempre inteso in senso NON generico.)

  17. giuseppe di melchiorre scrive,

    6 gennaio 2018 @ 17:37

    Caro e rispettato Lorenzo, ognuno di noi ha la sua storia. Quanto ai doni natalizi, io da bambino, ma ho più anni di te, il massimo che ricevevo erano dei mandarini.
    Quanto al presepe, l’ho fatto più volte in chiesa, e in casa, molto essenziale e comunque sempre apprezzato. Pochissime persone (due o tre, oltre i Magi nell’Epifania) vicine alla Sacra Famigliola… Ma hai ragione tu quando scrivi che noi siamo qui per non dimenticare il contenuto religioso del Natale…
    Un caro saluto….

  18. Victoria Boe scrive,

    6 gennaio 2018 @ 18:08

    ” La seconda fa riferimento al significato linguisticamente altrettanto valido di “sorprendente commercio”, per indicare come il Natale da scambio gratuito tra Divinità e umanità sia scaduto in commercio quasi esclusivamente venale.”

    Caro Giuseppe, ma tu ti accorgi solo adesso che il Natale è l’ennesima occasione per incrementare il commercio?
    È da quel dì che succede questo. In tutto il mondo, non solo da noi, ogni occasione è buona per aumentare il commercio, ovvero per dare un risvolto venale a tutto. Quindi non solo al Natale.
    Anche alla Pasqua, anche al ferragosto, anche alle festicciole e alle sagre paesane dove compaiono bancarelle con tanti oggetti da vendere, anche alle visite nei luoghi delle apparizioni della Madonna dove si fa commercio di immagini, rosari, candele ed altro ancora. Tutto ormai ha la faccia del danaro.
    E mi fa meraviglia che tu ed altri vi accorgiate solo ora della cosa.
    Ma non per questo bisogna dire che il Natale sacro non esiste più.
    Se io vedo che nelle Chiese durante la Novena di Natale e nell’ultimo giorno dell’anno, al Te Deum ( ma qui si potrebbe fare anche qualche riferimento ad una certa superstizione), c’è il pienone, mi dico che evidentemente si vuole e si può respirare ancora l’aria della sacralità. A questo si deve guardare.
    Ma se poi pensi allo sdegno grande di Gesù verso i mercanti nel Tempio ( “spelonca di ladri”), puoi capire che questa del commercio è una questione eterna, e credo che durerà per sempre.

  19. Victoria Boe scrive,

    6 gennaio 2018 @ 18:10

    Inutile recriminare. Ognuno poi è libero di cercare l’atmosfera che più gli piace. A molti piace il sacro, a molti altri il profano. Solo nei paesi poveri forse si respira di più il sacro. Dove c’è ricchezza, si respira sempre l’odore dei soldi, e non è una novità. Quelli che si lamentano–non parlo per te– sono i primi ad andare a comprare regali a iosa per tutti, alimentando così il commercio. E questa allora io la chiamo, banalmente, ipocrisia.
    Quanto alla spettacolarizzazione del Natale e di altre feste, anche qui bisogna saper distinguere. E bisogna cercare di comprendere, riflettendo, lo spirito con cui si ricorre allo spettacolo, prima di mettersi a criticare tutto ciò che non si capisce. Questo vale non solo per il sacro ma anche per ciò che sacro non è, e che induce a far storcere il naso ai soliti benpensanti.
    Ad ogni modo, di certo il Natale vivente riferito da Luigi Accattoli, non mi pare che sia desacralizzato. Altrimenti lui non lo avrebbe postato. Quella Madonna con gli occhiali mi ha fatto molto sorridere, per la verità.
    Così come mi ha fatto ridere di gusto quella foto, che tu hai postato l’altro giorno, del prete in bicicletta in una chiesa.
    Vuoi vedere che anche tu ti sei scandalizzato per il pranzo del Papa con i poveri nella basilica di san Petronio? Non dirmi, per favore, che sei anche tu così bacchettone.
    Probabilmente la Madonna cui pensi tu, non era così bella e dolce come tu la vuoi pensare, né come l’iconografia stereotipata l’ha sempre raffigurata.

    Ti saluto, caro Giuseppe. Fatti passare la depressione, ti prego.

  20. Andrea Salvi scrive,

    6 gennaio 2018 @ 18:15

    A Giuseppe Di Melchiorre.
    Certo nei Vangeli non si parla di animali, ma si parla esplicitamente di mangiatoia. Più di una volta.
    Riporto qui alcune considerazioni di un biblista.
    “La fede cristiana ha collegato il racconto di Luca con un testo di Isaia che dice: «il bue conosce il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo padrone, mentre Israele non conosce, il mio popolo non comprende» (Is 1,3). È un testo amaro, in cui il Signore si lamenta con il suo popolo che ha allevato e fatto crescere, ma che si è ribellato (cf. Is 1,2).
    Persino il bue e l’asino – dice il Signore attraverso il profeta – sanno riconoscere a chi appartengono, mentre il popolo non riesce per ribellione. Il collegamento con questo testo è con la parola «mangiatoia» (phatne in greco). È stato facile per il primi cristiani che cercavano di comprendere il Vangelo chiedersi: perché una mangiatoia (Lc 2,7.12)? C’erano animali? Che significato ha la mangiatoia? Così hanno trovato questo testo di Isaia in cui si cita una mangiatoia e hanno pensato che la parola di Isaia potesse illuminare il mistero della nascita di Gesù.
    Quindi il bue e l’asino, pur non essendo presenti nel racconto evangelico, ci stanno proprio bene nel presepe. Essi indicano a tutti l’atteggiamento adeguato di fronte al mistero che viene manifestato nella grotta di Betlemme: chi è quel bambino che i pastori ammirano, che i Magi adorano, che Giuseppe e Maria custodiscono e contemplano con ineffabile tenerezza? È il Signore, Colui a cui tutto appartiene, e la creazione stessa (raffigurata dal bue e dall’asino) lo riconosce come tale. Questi bravi animali sanno a chi appartengono, come profetizza Isaia”

  21. giuseppe di melchiorre scrive,

    6 gennaio 2018 @ 18:27

    Cara Victoria, tanti saluti affettuosi anche a te.
    Quanto alla Madonna cui penso io, sappi che è davvero bellissima, perché così “è apparsa” alla mia fantasia… 🙂 E poi che era bellissima gliel’ha detto anche l’angelo. Il verbo greco “kekaritoméne”, che è stato tradotto con “piena di grazia”, significa più esattamente “colmata di grazia”, ma può significare anche “prediletta da Dio” e “bellissima”, appunto. Risultato delle mie ricerche…
    Stammi bene!…

  22. giuseppe di melchiorre scrive,

    6 gennaio 2018 @ 18:35

    Lorenzo, quanto al bue e l’asino, non è come scrivi. I due animali sono frutto di un errore di traduzione. Più che tra due animali, Gesù nacque “tra due età”… Ma sarebbe troppo lungo spiegarne il motivo… Comunque non è peccato credere al bue e all’asino…. 🙂
    Stammi bene!

  23. Amigoni p. Luigi scrive,

    6 gennaio 2018 @ 20:35

    Rif. 18.10 – Nulla si faccia senza il vescovo (o: senza criticare il vescovo, specie se di Roma) – frase di sant’ Ignazio di Antiochia

    Non faccio l’esegeta degli animali da presepio.
    Segnalo solo che il celebrante in bicicletta (con mitria) a cui si rimanda è l’arcivescovo di Palermo. Ma la cosa era di vari mesi fa, mi pare per il giubileo degli sportivi. Forse in quel modo (discutibile) si voleva sacralizzare lo sport, anch’esso, e soprattutto, scandalosamente commercializzato.

  24. picchio scrive,

    6 gennaio 2018 @ 20:36

    Detesto i presepi viventi 🙂
    Dato che sono bionda e carina mi è sempre toccato fare l’angioletto…con le ali finte e il diadema dorato… un anno, avrò avuto cinque anni prima della messa andai di corsa in bagno, quando uscì erano spariti tutti e riuscì ad allacciarmi le bretelle sotto la tunica a malapena ….. Passai tutta la Messa con le mani incrociate sul grembo come se stessi pregando, in realtà mi tenevo su i pantaloni…
    Detesto i presepi viventi…
    Cristina Vicquery

  25. Lorenzo Cuffini scrive,

    6 gennaio 2018 @ 20:59

    🙂 🙂 🙂

  26. Victoria Boe scrive,

    6 gennaio 2018 @ 21:10

    “Il verbo greco “kekaritoméne”, che è stato tradotto con “piena di grazia”, significa più esattamente “colmata di grazia”, ma può significare anche “prediletta da Dio” e “bellissima”, appunto.”

    Chi è “colmata di grazia” è, in senso lato, bellissima, Giuseppe.
    So bene che tu sei “innamorato” di Maria.
    Forse sei rimasto deluso da quella Maria con gli occhiali? Eppure, è assai simpatica e moderna.
    Tutto va rivisitato, caro Giuseppe. Se ci si lascia intrappolare dalla fantasia e dai ricordi, si rischia di favoleggiare.
    Proprio stasera ho incontrato un signore anziano che, di fronte al presepio, bellissimo, della chiesa, si è messo a ricordare i tempi in cui andava a cercare il muschio vero per il presepe, e quasi gli veniva da piangere.
    Lo ascoltavo attenta e mi veniva da pensare che un po’ tutti siamo prigionieri dei ricordi che quasi sempre diventano “dolore del ritorno”.
    Lui poi mi ha ringraziato con gratitudine per essere stata a sentirlo.
    Allora mi son detta che questa epifania per qualcuno ha avuto il suo senso concreto.

    Quanto al bue e all’asino del presepe, qualche anno fa un prete nell’omelia ha detto che rappresentano tutti noi.
    Lo ha detto con grande convinzione, ma io, a dire il vero, non mi sento rappresentata né dal bue né dall’asino. Con tutto il rispetto per gli animali. 😀

  27. Victoria Boe scrive,

    6 gennaio 2018 @ 21:20

    “Nulla si faccia senza il vescovo (o: senza criticare il vescovo, specie se di Roma) – frase di sant’ Ignazio di Antiochia”

    😀 😀 😀
    Questa è una provocazione, padre Amigoni…

  28. giuseppe di melchiorre scrive,

    6 gennaio 2018 @ 21:22

    Cristina, come ti capisco!… Io solo una volta ho visto un presepe vivente perché vi partecipava una mia nipote, non credente, che interpretava la Madonna col suo bambino nato da poco… Successe a Castellalto (TE), vicino al mio paese d’origine che è Castelbasso. Quest’anno sono a Rho, allora, dopo averti letto, ho sbirciato nel sito del presepe vivente di Castellalto. Ecco cosa vi è scritto:
    “Quest’anno il magico scenario sarà arricchito dall’atmosfera orientale de LE SIRENE DEL NILO, danzatrici del ventre professioniste che allieteranno il percorso. Non mancherà l’area ristoro per scaldarvi con delizioso vin brulè e prodotti tipici del territorio”.
    Detesto anch’io i presepi viventi, specie realizzati in questo modo…

  29. picchio scrive,

    6 gennaio 2018 @ 21:38

    Il presepe vivente all’asilo diventa una lite: la pecorella ruba Gesù Bambino alla madonna..
    https://m.youtube.com/watch?v=76LcOD4aY-o
    Cristina vicquery

  30. picchio scrive,

    6 gennaio 2018 @ 21:39

    Noi non avevamo le danzatrici del NILO e neanche le pecore, Giuseppe.
    Cristina vicquery

  31. giuseppe di melchiorre scrive,

    6 gennaio 2018 @ 21:48

    Victoria, permettimi di non insistere sull’asino e il bue del presepe. Lo faccio perché ho più rispetto per loro che per l’interpretazione omiletica del prete di cui hai scritto tu… 🙂
    Buona notte a te e a tutti…

  32. giuseppe di melchiorre scrive,

    6 gennaio 2018 @ 21:54

    Cristina, per dire che si va di male in peggio con le danzatrici del ventre…
    Buona notte!…

  33. maria cristina venturi scrive,

    7 gennaio 2018 @ 11:51

    Sui Magi ci sono tante belle leggende
    anzi sui Magi ci sono solo Leggende , perche’ il testo evangelico di Matteo non dice che fossero tre, e neppure che fossero Re.
    Dice che ,”alcuni Magi vennero da Oriente” . Piu’ che Re dovette trattarsi di sacerdoti- sapienti- astrologi seguaci di quella religione storia strana che scrutava nei cieli e negli astri i voleri degli dei. Maghi nell senso di sapienti, e la magia a quei tempi era una forma di sapienza ( tutti i sacerdoti egli si erano Magi e nella Bibbia e’ scritto che Mose’ aveva imparato da loro là magie egiziana)
    Se qualcuno vuole rimanere alla nuda storicita’ vuole attenersi ai ” fatti storici’ dobbiamo ammettere che dei Magi non sappiamo nulla di storico e che sono solo
    Leggende. Leggende che è vuol dire miti , fiabe. Ma come hanno messo in evidenza tutti i piu’ storicistici e scientifici studiosi dei ” miti” da Geriges Dumezil a Miircea Eliade, i miti e le fiabe non sono pura immaginazione o fantasia ma sono SIMBOLISMO.
    E’il Simbolo ha una sua profonda verità’ anche se non storica.
    Simbolo i Magi, simbolo i pastori, simbolo la Stella, simbolo il bue e L’ asino. Non stoicismo ma simbolismo.
    Ma qualcuno ha detto ( chi e’ stato ? Non ricordo) se non tornerete come bambini …i bambini si estasiano davanti ai miti alle leggende alle fiabe molto più’ che davanti agli aridi libri di storia. I bambini hanno un senso innato del simbolo che poi nell’ eta’ adulta si perde.
    Dunque i Magi , i sapienti venuti dall’ Oriente sono un Achetipo, cosi’ come e’ un Archetipo il fanciullo divino, e la Stella , simbolo del Re che e’ nato.
    Se cosi’ non fosse tutta questa ” storia” starebbe gia’ sepolta nel dimenticatoio della Storia. Se sopravvive ancora oggi benche’ in maniera stravolta è decaduta vuol dire che e’ sovra- storica, fa parte del profondo dell’ anima umana.
    Come disse un grande mistico , Meister Eckart, Gesu’ nasce nel centro dell’ anima , all’INTERNOdell’ uomo , e la nascita di Gesu’ e’ un evento spirituale.

  34. Clodine-Claudia Leo scrive,

    7 gennaio 2018 @ 13:36

    “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta (Gv 1,5).

    “La reli­giosità è una vita nascosta nel cuore; sebbene essa non possa esistere senza le azioni, queste sono per lo più azioni segrete: segrete opere di carità, segrete preghiere, segrete rinunce, segrete lotte, segrete vittorie. ..
    La storia del Signore ci fornisce un esempio particolar­mente evidente di tale fatto, proprio perché egli era il Santo per eccellenza. Quanto più un uomo è santo, tanto meno viene compreso dalla gente di questo mondo. Quelli che hanno anche solo una scintilla di fede viva, in una cer­ta misura lo comprenderanno; e più egli è santo, più si sentiranno, almeno per la maggior parte, attratti da lui; ma coloro che servono il mondo saranno ciechi nei suoi confronti; più egli sarà santo, più avranno per lui disprez­zo e avversione. Proprio così accadde a Gesù: egli era « il Santo »; ma la luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno accolta”

    Beato John Henry Newman .

  35. Lorenzo Cuffini scrive,

    7 gennaio 2018 @ 18:26

    A proposito di luce, come dimenticare le parole fortissime, che ci incastrano tutti, uno per uno presi, pronunciate alla chiusura del Grande Giubileo, nella Epifania del 2001, da GPII?

    “Desideriamo quest’oggi farci voce del grazie e della lode di tutta la Chiesa. … Il Signore ha compiuto meraviglie per noi, ci ha colmati di misericordia. Dobbiamo oggi far nostro il sentimento di letizia provato dai Magi, nel loro cammino verso Cristo: “Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia”. Soprattutto dobbiamo imitarli mentre depongono ai piedi del Bimbo divino non solo i loro doni, ma la loro vita.
    …Mi piace ricordare che proprio con questo pensiero si apre la Costituzione dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II: “Cristo è la luce delle genti”, “lumen gentium”! E i Padri conciliari continuavano esprimendo il loro ardente desiderio di “illuminare tutti gli uomini con la luce di Cristo che si riflette sul volto della Chiesa” (n. 1).
    …Il pellegrinaggio che duemila anni fa vide i Magi venire dall’Oriente fino a Betlemme, alla ricerca di Cristo appena nato, è stato quest’anno ripetuto da milioni e milioni di discepoli di Cristo, qui venuti non con “oro, incenso e mirra”, ma portando il proprio cuore ricco di fede e bisognoso di misericordia.
    Per questo la Chiesa oggi gode, vibrando all’appello di Isaia: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce… Cammineranno i popoli alla tua luce” (Is 60, 1.3). Non v’è, in questo sentimento di gioia, nessun vuoto trionfalismo. E come potremmo cadere in questa tentazione, proprio al temine di un anno così intensamente penitenziale? Il Grande Giubileo ci ha offerto un’occasione provvidenziale per compiere la “purificazione della memoria”, chiedendo perdono a Dio per le infedeltà compiute, in questi duemila anni, dai figli della Chiesa……Davanti a Cristo crocifisso, abbiamo ricordato che, a fronte della grazia sovrabbondante che rende la Chiesa “santa”, noi figli suoi siamo largamente segnati dal peccato, e gettiamo ombra sul volto della Sposa di Cristo: nessuna auto-esaltazione, dunque, ma grande coscienza dei nostri limiti e delle nostre debolezze. Non possiamo, tuttavia, non vibrare di gioia, di quella gioia interiore a cui il profeta ci invita, ricca di gratitudine e di lode, perché fondata sulla coscienza dei doni ricevuti e sulla certezza dell’amore perenne di Cristo.”

    http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2001/documents/hf_jp-ii_hom_20010106_closing.html

  36. Clodine-Claudia Leo scrive,

    7 gennaio 2018 @ 19:35

    Ho ricordi molto belli del Natale. Anch’io cantavo, voce e recitavo: messa in croce tutti i santi anni a causa della mia timidezza e insicurezza di base -mia compagna di viaggio per un bel tratto di vita- quando si avvicinavano le feste mi prendeva un colpo! La recita culminava sempre con Guido Gozzano e se un anno toccava L'”Ostessa dei tre merli”, l’anno seguente era la locandiera del “”Caval grigio” piuttosto che quella del “Cervo Bianco” e così per ogni anno ce n’era una: mai Maria, mai l’Angelo. Finalmente arrivò per me il riscatto: in quinta elementare mi venne assegnata la strofa culminante. Che liberazione poter gridare il tanto agognato :” E nato! Alleluja Alleluja. E’ nato il sovrano Bambino…Orsù, cornamuse, più gaje suonate; squillate, campane! Venite, pastori e massaie ecc ecc…(ancora me la ricordo per intero).

    Poi 20 anni fa, proprio nel giorno del Santo Natale, Gesù visitò la nostra casa: mio padre spirò la mattina del 25 Dicembre del 1997 alle ore 9;15 del mattino,nel suo letto a seguito di una rapidissima, dolorosa e crudele malattia, con noi figlie abbracciate alle sue gambe, alle sue braccia, al suo collo ai suoi piedi, tra baci, carezze, lacrime e capelli.Da quel giorno il Natale non fu mai più come prima e anche se il tempo da bravo medico stempera:i ricordi sono tutti li, che viaggiano tra i canti , la luminarie, la gioia condivisa. In più, lasciano spazio a riflessioni di altra natura.

    Avevo chiesto al Signore un miracolo: il miracolo. Ma da quel momento capii che il Signore ci è vicino ogni istante, ogni momento ed è proprio quando il dolore bussa e tu credi in Lui, e ci credi non per immaginazione o sentimento, ma per fede perché lo fiuti, senti l’odore, è dentro che ti trapassa l’anima. Ecco il Miracolo della luce che avverti per “Rivelazione” . Nello Spirito Cristo si lascia possedere in modo reale,allo stesso modo col quale i nostri sensi ci fanno percepire il caldo e il freddo,il buono e il pessimo, il bene e il male.

    Come non pensare in un giorno, dopo averlo conosciuto, alle tante anime lontane da Gesù in cui tutti i sensi spirituali sono nelle tenebre, ed è buio: non possono prevedere nulla; ignorano quello che accadrà loro nel momento successivo. Camminano come ciechi verso il precipizio senza percepire la paura, il pericolo. Finché improvvisamente, precipitano e periscono.
    Provo tanta pena per queste creature. Tanta, tanta pena.

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