Pratichi un volontariato delle carceri ma un giorno il nuovo responsabile di quell’attività decide che non gli sei più utile e di colpo azzera e sostituisce l’intero gruppo di cui fai parte. «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» commenti con gli amici citando la parabola che è nel capitolo 17 di Luca. Ma uno del gruppo dice: «Noi non siamo servi» Da quella conversazione agitata è partita una mia battaglia con quella parabola di cui ho dato conto in un articolo per la rivista Il Regno, che riporto per intero nei commenti.
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Seguendo ieri la liturgia penitenziale guidata dal Papa, mi sono bene ritrovato nelle invocazioni proposte da Francesco a conclusione dell’omelia. In particolare mi è stato d’aiuto l’invito a chiedere pietà “per i peccati nascosti che nessuno conosce e per il male che anche senza accorgermi ho procurato ad altri”. Con gli anni si impara ad avvertire che probabilmente il peccato nascosto e inavvertito è più grande di quello confessato. Nel primo commento riporto il brano dell’omelia papale
Tra gli strumenti – tutti artigianali – con i quali preparo le lectio di Pizza e Vangelo c’è quello di leggere il testo, ad alta voce, secondo la versione che dei Vangeli fece Niccolò Tommaseo nel 1868: stante la sua lingua così diversa dalla nostra, mi aiuta a sentire come nuove le parole di Gesù, che sempre rischiano di scivolare via come risapute e anzi memorizzate. Nel primo commento riporto, a specchio, le traduzioni di Marco 12, 41-44 fornite dal Tommaseo e dalla Cei 2008; nel secondo un mio motteggio sul grande Tommaseo e i suoi Vangeli

Per il decennale di Francesco mi hanno chiesto un testo e fatto un’intervista due testate: il settimanale Credere e Santalessandro.org, il settimanale digitale di Bergamo. Nel primo commento metto il testo di Credere con il quale dovevo rispondere alla domanda sulle maggiori sorprese venute a me dal Papa argentino. A seguire un brano e il link all’intervista di Santalessandro.org
Domani – decimo anniversario dell’elezione di Francesco – riprenderò qui nel blog un breve testo e una lunga intervista che mi sono stati chiesti per l’occasione, ma in questa vigilia dell’anniversario voglio dire con parole semplici, dal cuore, la mia gratitudine per quanto da lui mi è venuto in questi dieci anni e insieme alla gratitudine cercherò di dire il mio augurio di figlio nella fede. Continua nel primo e nel secondo commento.



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