Cercate il Regno di Dio e tutto il resto l’avrete in aggiunta

Icona del Mandylon di Odessa – per introdurre la registrazione audio della lectio di Pizza e Vangelo che abbiamo svolto via Zoom lunedì 18 maggio per leggere da Matteo 6, 25-34 vari insegnamenti di Gesù tra i quali uno sulla priorità della ricerca del Regno rispetto a ogni altro impegno della vita. Nei commenti riporto un testo di Von Balthasar sullo “sguardo nuovo” insegnato da Gesù sulla natura

3 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Guardate i gigli dei campi. Von Balthasar 1. L’invito di Gesù ad ammirare i fiori lungo la strada, quelli che oggi stanno ritti e domani vengono gettati nel forno, perché il Padre li veste in modo così meraviglioso (Mt 6,28s.), è un motivo che suona nuovo nella Bibbia. Esiste a dir vero nell’Antico Patto un inno magnifico sulla bontà di Dio quale si manifesta nella natura-negli astri, in valli e montagne, ne-gli animali (Sal 104), ma la cima massima del mondo creato resta pur sempre l’uomo, il quale viene fin dal principio istituito come dominatore “sopra i pesci del mare e sopra gli uccelli, sopra il bestiame e ogni bestia selvaggia della foresta, ed ogni verme e serpente che striscia sulla terra” (Gn 1,26). Nel salmo l’uomo loda Dio perché, pur in apparenza così piccolo di fronte alle grandiose opere di Dio, l’ha «collocato solo di poco sotto gli angeli celesti», e l’ha “coronato di gloria e di magnificenza”, e ha messa “ai suoi piedi” tutta la natura: «pecore e vitelli tutti quanti, anche gli animali della campagna, gli uccelli del cielo e i pesci nel mare». Per tutto ciò viene celebrato il nome glorioso di Dio (Sal 8). L’immagine dell’uomo resta quella del dominatore, del proprietario e dell’ordinatore, anche quando egli, cacciato dal paradiso terrestre, dovrà nutrirsi «con fatica delle cose della terra» e dovrà mangiare il suo pane col sudore della sua fronte, finché non ritorni alla terra (Gn 3,17s.). Egli ringrazia così Dio per ogni cosa utile: «Tu fai uscire l’erba dalla terra per il bestiame e le piante, e per l’agricoltura dell’uomo, perché possa ricavare dalla terra il pane e il vino che rallegra il cuore dell’uomo, ed olio per far risplendere il suo viso» (Sal 104,14s.).

    25 Maggio, 2026 - 16:44
  2. Luigi Accattoli

    Von Balthasar 2. Gesù ha uno sguardo nuovo sulla natura. Conosce molto bene tutti i semplici mestieri dell’uomo, con i quali si mantiene in vita. Ma quando guarda al seminatore, non lo interessa tanto il pane che si spera dalla se-mente, quanto piuttosto il mistero della sua crescita, al quale l’uomo non può aggiungere nulla, il dono del frumento, che cade su terreno buono e cattivo, e il mistero ancora più profondo del suo morire nella terra per poi risorgere come spiga piena. Ma anche semplicemente l’esistenza di piccoli animali, la cui morte è conosciuta dalla bontà del Creatore che se ne cura (Mt 10,29), e che si prende anche cura dei nidi degli uccelli e delle tane delle volpi (Mt 8,20) e soprattutto fa fiorire senza un perché questi gigli meravigliosi, senza un perché dal momento che domani saranno sfioriti, mentre tutto lo splendore di Salomone, che costa un sacco di soldi, non arriva a splendere quanto essi. Ciò che interessa a Gesù non è la rendita, bensì l’interiore fecondità dell’essenza dei viventi: un fico dovrebbe portar frutto nel giardino del Padre suo, e nei servitori del signore che è partito, i quali amministrano i suoi beni, egli vede come degli alberi, la cui essenza è di fruttare. Il vecchio Adamo, che rappresenta il Signore sopra la terra, possiede in fondo una mentalità servile, che mira al potere, il nuovo Ada-mo è il Figlio, che si rallegra infantilmente come «petit prince» delle mera-viglie del Padre, e trova che è cosa ovvia ricevere gratis il «cibo del Pa-dre»; in quanto <«erede universale>> egli è senza difficoltà «povero», egli possiede insieme niente e tutto, cosa che Francesco di Assisi e Giovanni della Croce hanno molto ben compreso. Il fatto che ci siano donne, a cui è stato concesso di servirlo con le loro sostanze (Lc 8,2s.), non è affatto un problema, come non è un problema il pagamento della tassa del tempio, e il necessario a tanto lo si può anche trarre dalla bocca del primo pesce venuto all’amo (Mt 17,27), giacché “i figli sono liberi” (ivi 26). Purché non si calcoli, come Giuda che fa i suoi conti sull’olio profumato che è stato versato (Gv 12,5); tutti i miracoli di Gesù da Cana fino alle moltiplicazioni dei pani e al grande banchetto del re rivelano lo spirito divino, e la più prodiga di tutte è alla fine la povera vedova con i suoi due spiccioli: ella ha dato di più di tutti (Mc 12,43s.). Ella esibisce la prova che soltanto il povero in ispirito sa davvero essere prodigo.

    25 Maggio, 2026 - 17:00
  3. Luigi Accattoli

    Von Balthasar 3. Gesù conosce il bisogno e la fatica dell’uomo, si preoccupa di ogni ge-nere di miseria che incontra. E giudica i suoi in ordine al modo con cui anch’essi se ne preoccupano (Mt 25,31ss.). Tutto ciò però innegabilmente in un modo che egli lo eleva nello spirito della sua filiale noncuranza: “Non affannatevi dunque dicendo: che cosa mangeremo… A ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6,31-34), il Padre già sa di che cosa avete bisogno. Sul piano della schiavitù, dove si lotta per il potere, il decorso tra col-po e contraccolpo è inevitabile: samsara. Se ne esce soltanto quando nello spirito della figliolanza si porge l’altra guancia e si può così vanificare il piacere del potere (Mt 5,39). Questo porta certamente alla croce, ma pro-prio dal granellino che cade nella terra sorge la spiga. «Considerate i gigli del campo».
    La Chiesa di Cristo avrà da lavorare come la navicella di Pietro lo di-mostra alla fine del Vangelo di Giovanni. Ma quello che i Sette vi fanno non è lavoro servile, bensì filiale: non prendono niente e prendono un immenso superfluo, essi sono al di là di una povertà o di una ricchezza terrene. Non possono più far calcoli, sia il niente che il tutto sono dono ambedue.

    Hans Urs Von Balthasar, Tu hai parole di vita eterna, Jaca Book 1992, pp. 131-132

    25 Maggio, 2026 - 17:04

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