Cile: parole severe del Papa e dimissioni dei vescovi

La vicenda cilena galoppa: ieri l’ultimo dei quattro incontri del Papa con i 34 vescovi cileni nell’auletta dell’Aula Paolo VI, sempre ieri consegna a ognuno dei vescovi di una breve lettera di Francesco, oggi l’annuncio che tutti i vescovi hanno “rimesso al Papa per iscritto i loro incarichi” perché decida liberamente. Subito dopo, la “fuga” di un documento papale di dieci cartelle consegnato ai vescovi nel corso dei colloqui e venuto in possesso di media cileni. Nei commenti qualche ragguaglio e tutti i link.

18 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Lettera del Papa ai vescovi. «Vi ringrazio per aver accolto l’invito a fare, insieme, un franco discernimento di fronte ai gravi fatti che hanno danneggiato la comunione ecclesiale e hanno indebolito il lavoro della Chiesa in Cile negli ultimi anni. Alla luce dei fatti dolorosi riguardanti gli abusi di minori, di potere e di coscienza, abbiamo approfondito la gravità di questi stessi fatti e le tragiche conseguenze che hanno avuto in modo particolare per le vittime. Ad alcune di queste io stesso ho chiesto perdono di cuore, al quale perdono voi vi siete uniti in un’unica volontà e con il fermo proposito di riparare i danni causati. Vi ringrazio per la piena disponibilità che ciascuno di voi ha manifestato nell’aderire e collaborare a tutti quei cambiamenti e a quelle risoluzioni che dovremo implementare nel breve, medio e lungo termine, necessarie per ristabilire la giustizia e la comunione ecclesiale. Dopo questi giorni di preghiera e riflessione vi invito a continuare nella costruzione di una Chiesa profetica, che sa porre al centro ciò che è importante: il servizio al suo Signore nell’affamato, nel prigioniero, nel migrante, nell’abusato».

    http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/05/17/0364/00787.html

    18 Maggio, 2018 - 19:26
  2. Luigi Accattoli

    Dimissioni dei vescovi. “Dopo tre giorni di incontri con il Santo Padre e molte ore dedicate alla meditazione e alla preghiera, seguendo le sue indicazioni, noi vescovi del Cile desideriamo dichiarare quanto segue. In primo luogo, ringraziamo Papa Francesco per il suo ascolto da padre e la sua correzione fraterna, ma soprattutto vogliamo chiedere perdono per il dolore causato alle vittime , al Papa al popolo di Dio e al nostro paese per i nostri gravi errori e omissioni commesse […]. Ringraziamo le vittime per la loro perseveranza e il loro coraggio nonostante le enormi difficoltà personali spirituali sociali e famigliari che hanno affrontato unite spesso alle incomprensioni e agli attacchi della stessa comunità ecclesiale. Ancora una volta imploriamo il loro perdono e aiuto per continuare ad avanzar sul cammino della guarigione per cicatrizzare le ferite […]. Per iscritto abbiamo rimesso i nostri incarichi nelle mani del Santo Padre perché decida liberamente per ciascuno di noi. Ci poniamo in cammino, sapendo che questi giorni di dialogo onesto hanno rappresentato una pietra miliare di un profondo processo di cambiamento guidato da Papa Francesco e in comunione con lui vogliamo ristabilire la giustizia dal danno causato per dare nuovo impulso alla missione profetica della Chiesa in Cile il cui centro avrebbe sempre dovuto esser Gesù Cristo”: così i vescovi cileni in un testo letto in spagnolo e italiano alla stampa dai due portavoce deglki incontri con il Papa, i vescovi Fernando Ramos Pérez, uno dei sette ausiliari di Santiago, e segretario della Conferenza episcopale, e Juan Ignacio Gonzalez Errazuriz, vescovo di San Bernardo.

    https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2018-05/vescovi-cileni-rimettono-papa-loro-incarichi.html

    18 Maggio, 2018 - 19:27
  3. Luigi Accattoli

    Informazioni aggiuntive. Letta la dichiarazione collettiva, il Segretario della Conferenza episcopale del Cile ha ricostruito l’andamento degli incontri: “Nel primo di martedì Francesco ha letto le sue conclusioni sul rapporto stilato da mons. Scicluna dopo la sua missione in Cile. Il testo del Papa [forse è quello che oggi è stato pubblicato per “fuga”] indica chiaramente una serie di atti assolutamente riprovevoli che si sono verificati nella Chiesa cilena in relazione agli abusi inaccettabili a livello di potere, di coscienza e di sesso. Nei tre incontri seguenti, ciascun vescovo ha potuto esprimere le proprie opinioni e le proprie reazioni su quello che aveva sottolineato il Papa. In questo contesto di dialogo e discernimento, nel trovare proposte per affrontare una crisi così grave, è maturata l’idea, per essere in sintonia con la volontà del Papa, che era opportuno dichiarare la nostra assoluta disponibilità a rimettere i nostri incarichi pastorali nelle sue mani. Si tratta di un gesto collegiale per assumere – non senza dolore – i gravi fatti accaduti e perché il Santo Padre possa liberamente disporre di tutti noi. Per iscritto abbiamo manifestato questa disponibilità, rimettendo i nostri incarichi a disposizione del Papa. Così, nelle prossime settimane, potrò decidere se accettare o rifiutare quello che abbiamo segnalato”.

    18 Maggio, 2018 - 19:27
  4. Luigi Accattoli

    Il testo papale più severo. Qui è il testo completo spagnolo della lettera del Papa ai vescovi consegnata nell’incontro di martedì 15 e alla quale si allude nella dichiarazione aggiuntiva del segretario della conferenza che ho riportato al commento precedente:

    http://ilsismografo.blogspot.it/2018/05/vaticano-texto-completo-de-la-carta-de.html

    Non dispongo di una traduzione di questo testo. In esso si parla di «fatti delittuosi» e si ricapitola che alcuni religiosi, espulsi dai loro ordini per gli abusi commessi, hanno ricevuto nuovi incarichi da vari vescovi. Alcune denunce di abusi «sono state qualificate come inverosimili» mentre rappresentavano «gravi indizi». Ci sono state negligenze nella protezione dei bambini da parte dei vescovi e dei superiori religiosi; pressioni su coloro che dovevano fare i processi; «distruzioni di documenti» compromettenti; sono emersi casi di seminari affidati a sacerdoti sospetti praticare l’omosessualità. Nel documento Francesco si dice preoccupato per l’atteggiamento tenuto da alcuni vescovi dopo l’esplosione dello scandalo: il problema – scrive – non si risolve «con la rimozione di persone, che pure bisogna fare», ma «non è sufficiente»: bisogna “andare alle radici del male constatato”, “il problema è la dinamica che l’ha reso possibile”.

    18 Maggio, 2018 - 19:43
  5. Amigoni p. Luigi

    Dimissioni dei vescovi

    Per me era inimmaginabile una conclusione simile. Mai visto e sentito niente di simile.
    Salvo novità diverse (ma c’è già un testo del papa “fuggito” dal Vaticano), questa conclusione è un atto di realismo e di onestà da parte dei vescovi e del papa.
    Spero che non nasca – a priori e senza elementi seri – nè qui nè altrove la solita canea super-ortodossa anti-Bergoglio.

    18 Maggio, 2018 - 21:26
  6. Luigi Accattoli

    Anche per me è un fatto senza precedenti. L’interpreto come un’enfatizzazione o drammatizzazione della disponibilità dei vescovi ad accogliere le decisioni papali. Siccome ci si aspetta che Francesco chieda un passo indietro ad alcuni – si dice ai quattro più legati biograficamente a Karadima – ecco che l’intero corpo episcopale dice: proceda pure, anche dovessimo lasciare tutti. Ma è bene attendere gli sviluppi. Al momento disponiamo di pochi elementi per interpretare l’accaduto. Intendo: l’accaduto nei quattro incontri del Papa con i 34.

    18 Maggio, 2018 - 22:57
  7. Luigi Accattoli

    Un intero episcopato che rimette il mandato mi fa venire in mente una delle clausole del concordato del 1801 tra Pio VII e Napoleone che all’articolo 3 prevedeva la destituzione di tutti i vescovi francesi: 59 costituzionali e 92 dell’Ancien régime.

    18 Maggio, 2018 - 23:13
  8. Luigi Accattoli

    Ma è vero che la pedofilia è peggio di Napoleone. Napoleone era un nemico esterno, la strage sessuale degli innocenti è un nemico interno. E dunque più pericoloso.

    18 Maggio, 2018 - 23:18
  9. Amigoni p. Luigi

    Rif. 8,15 – Criteri

    Bella la domanda di Picchio. Vale anche per la scelta dei cardinali.
    Si sapeva quali erano – grosso modo – i criteri in vigore qualche decennio fa per scegliere vescovi e cardinali. Qualcosa è cambiato e sta cambiando, con grande scandalo o meraviglia di alcuni. Il Cile certo sarà un bel “tavolo di contratto”.

    19 Maggio, 2018 - 9:42
  10. alphiton

    Posto il link all’articolo del sempre acuto Melloni

    http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt201805/180519melloni.pdf

    Riporto questo passo che mi sembra interessante sui criteri di scelta

    “Non è una chiesa più “rigida” o più “severa” o più “disciplinata” quella che può evitare i delitti che hanno devastato persone e comunità: ma, sostiene Francesco, solo una “ chiesa profetica” capace di rifiutare le“spiritualità narcisiste”, di liberarsi dalla autoreferenzialità chiesastica e di cercare la compagnia dei poveri”.

    Credo che il narcisismo e l’autoreferenzialità siano uno dei difetti più diffusi nel clero, senza portare necessariamente alla pedofilia ovviamente. Tuttavia il sentirsi l’ombelico del mondo e la poca capacità di ascolto sicuramente caratteizzano molti sacerdoti, che a volte vengono fatti passare come modelli se non “santi” in senso lato.
    E non è detto che la diminuzione dei preti sia in sé negativa, la qualità è il vero problema. Un bel sinodo sul tema del sacerdozio e dei sacerdoti ci starebbe bene.

    Alberto Farina

    19 Maggio, 2018 - 13:09
  11. Beppe Zezza

    A me le dimissioni “collettive” suscitano qualche perplessità. Per la vicinanza tra “tutti” e “nessuno”. Quasi una manifestazione di solidarietà verso gli effettivi “responsabili”. Nel concreto non erano necessarie dimissioni per dare al Papa la facoltà di decidere liberamente.
    Certo questa situazione del Cile sconcerta.
    Il Papa che, in un primo tempo, stigmatizza come calunnie le voci che corrono per poi doversi ricredere e scoprire che il marcio c’è ed è profondissimo.
    Ma chi lo ha informato prima? O meglio chi lo ha dis-informato?
    Se questa dis-informazione si è manifestata in forma così evidente nel Cile, come non pensare che essa possa esserci anche in altri luoghi?
    E poiché questa crisi coivolge la “classe dirigente” della Chiesa, quanto è forte la malattia?

    19 Maggio, 2018 - 13:18
  12. Beppe Zezza

    Concordo con Alphiton.
    Uno degli aspetti che più mi piace in Papa Francesco è la sua denuncia costante del “clericalismo”: una vera malattia mrotale per la Chiesa.
    Ahimè quanti chierici ho incontrato nella mia vita che, per il fatto di essere ministri ordinati, assumevano atteggiamenti umanamente insopportabili di superiorità rispetto a un “laico”, quasi che fossero “padroni” e non “servitori” ( ministro significa servitore ) della comunità cristiana.

    19 Maggio, 2018 - 13:44
  13. Amigoni p. Luigi

    Rif. 13.18 – Disinformazione non a senso unico

    Invece quando a Giovanni Paolo II proponevano a vescovi i discepoli (non uno solo) di Karadima, allora informavano bene. Probabilmente sono gli stessi che (dis)informavano l’uno e (dis)informavano gli altri successori.

    Essere disinformati una volta (o alcune volte) non vuol dire essere disinformati sempre.
    Almeno si riconosca al papa la forza di essersi accorto della disinformazione, a tempo non scaduto, e di avere ammesso di avere sbagliato. Non sempre è capitato.

    19 Maggio, 2018 - 14:00
  14. Beppe Zezza

    Certamente a Papa Francesco va dato atto di un’azione energica e incisiva e soprattutto di una pronta correzione.
    Quello che non capisco è lo accenno polemico che padre Amigoni fa rispetto a Giovanni Paolo II .

    19 Maggio, 2018 - 15:03
  15. Victoria Boe

    “E poiché questa crisi coivolge la “classe dirigente” della Chiesa, quanto è forte la malattia?”

    Credo che la malattia sia molto forte e che dipenda dal fatto che nel tempo l’alta gerarchia si era abituata a sentirsi potente, forse più dei papi. Al punto che si sentiva in dovere di nascondere certe colpe della Chiesa. Metterle sotto tappeto.
    Quando ci si dimentica della propria responsabilità individuale negli aspetti della vita, compreso quello religioso, si aprono delle falle pericolose che ne generano, a catena, altre.
    Poi si arriva ad un punto in cui tornare indietro risulta difficile.
    Questo vale sia per gli ecclesiastici che per i laici. Non c’è differenza fra gli uni e gli altri. Ogni atto ha le sue conseguenze e non è un bene chiudere gli occhi di fronte ad esse.
    In fondo, anche la ribellione di certi cardinali di fronte alle decisioni di questo Papa dimostra il narcisismo autoreferenziale che molti avevano e ancora hanno. Ma il terreno gli sta franando sotto i piedi, per fortuna.

    19 Maggio, 2018 - 16:11
  16. picchio

    i vescovi implicati maggiormente nello scandalo cileno sono stati tutti nominati vescovi da GPII, anche Barros, che Francesco ha spostato a Osorno, era già vescovo. La disinformazione è andata avanti per anni. Il brodo di cottura di queste situazioni narcisismo e l’autoreferenzialità di cui ha parlato sopra farina.
    cristina vicquery

    19 Maggio, 2018 - 16:19
  17. Victoria Boe

    “Essere disinformati una volta (o alcune volte) non vuol dire essere disinformati sempre.”

    Certo è così.
    Però questo problema (pedofilia del clero) è saltato fuori soprattutto con papa Francesco, il quale si è deciso a mandare in Cile un collaboratore per indagare a fondo, dopo aver preso per buone, ANCHE LUI, le parole di Barros.
    Segno che certo clero sa nascondere molto bene certe malefatte.
    Allora, sarebbe sacrosanto, a mio modesto avviso, non essere troppo ingenui e drizzare bene le antenne.
    Mi perdonino i clericali ad oltranza.

    19 Maggio, 2018 - 17:12

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