Da Gallarate sul dolore innocente: mi scrive don Galli

“Testimoniare il proprio orientamento nella fede per vivere la difficoltà, ma riconoscendola come tale, e non predicare addosso ad altri le proprie sicurezze, che non si possiedono, ma che è necessario chiedere continuamente come dono”: parole sapienti in merito al dolore innocente, ispirate a un insegnamento del cardinale Martini, che mi vengono da un lettore del “Regno”, don Carlo Galli. Nei commenti spiego la rava e la fava.

167 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    10 aprile 2017 @ 16:02

    Ricevo da Gallarate questo messaggio di don Carlo Galli

    Egregio dottor Accattoli, sono un abbonato della rivista “il Regno” e leggo la sua rubrica “io non mi vergogno del Vangelo”. Di recente Lei ha toccato il tema della sofferenza grave e di come Papa Francesco ha risposto a domande su questo serio problema per la fede, suscitando critiche. Vorrei farle conoscere un episodio legato al Cardinal Carlo Maria Martini, che anche in questo mi e’ stato maestro. Mi ha insegnato un contenuto dell’azione pastorale: la Parola, un metodo: il discernimento, uno stile: il rispetto della strada della verità di ogni coscienza. Le unisco il racconto dell’episodio, come io l’ho vissuto, e le porgo il mio ossequio.

  2. Luigi Accattoli scrive,

    10 aprile 2017 @ 16:03

    Questo è il racconto. Quando ero parroco a Baggio ho vissuto la tragedia di una famiglia che aveva perso un figlio adolescente in un incidente in montagna. Ne parlarono i giornali. Il Cardinal Martini lesse che si trattava di un chierichetto della parrocchia e scrisse alla famiglia. Il papà mi chiese di incontrare il vescovo per ringraziare. Fummo ricevuti una sera, sul tardi, in arcivescovado. Dopo una breve conversazione, ci congedammo. Sulla porta, il nonno del ragazzo disse: però Eminenza non ci siamo… non ci sono ragioni per quanto è successo. Il Cardinale rimase in silenzio per qualche istante, poi disse: vede, come uomo, non ho molto da dire…, mi sto recando in cappella a pregare. E s’interruppe, trattenendo altri pensieri ed altre parole. Forse, pensavo dentro di me, intendeva dire: prego perché sappiate fare vostra la volontà di Dio. Mentre si tornava a casa, in un silenzio carico di emozioni, il nonno mi disse: grazie, reverendo, per l’incontro di questa sera con il vescovo. E sa perché le dico grazie? Perché mi ha fatto incontrare un uomo “onesto”. Riflettendo poi su quel riconoscimento di onestà, mi resi conto di uno stile del vescovo. Ascoltare e caricarsi della fatica altrui, ponendosi nella stessa situazione di debolezza. Testimoniare il proprio orientamento nella fede per vivere la difficoltà, ma riconoscendola come tale, e non predicare addosso ad altri le proprie sicurezze, che non si possiedono, ma che è necessario chiedere continuamente come dono. È un atteggiamento che fa riflettere e in questo senso ti fa crescere nella coscienza. A ciascuno poi è lasciata la responsabilità di una visione e scelta di vita. Il nonno aveva ben compreso questo.

  3. Luigi Accattoli scrive,

    10 aprile 2017 @ 16:04

    Ringrazio don Carlo che non conosco. Da sempre sono grato al cardinale Martini per i tanti insegnamenti. Ora anche per questo.

  4. Andrea Salvi scrive,

    10 aprile 2017 @ 17:26

    Se non ti dispiace, dopo quello che ci hai detto, sul tema propongo questa poesia di Turoldo sul Venerdì Santo, che tra pocchi giorni vivremo in foma liturgica, ma con cui prima o poi tutti dobbiamo fare i conti in modo esperienziale
    “No, credere a Pasqua non e’
    giusta fede:
    troppo bello sei a Pasqua!
    Fede vera
    e’ al Venerdi’ Santo
    quando Tu non c’eri
    lassu’.
    Quando non una eco
    risponde
    al suo grido
    e a stento il Nulla
    da’ forma
    alla Tua assenza.”
    (Davide Maria Turoldo)

  5. Federico Benedetti scrive,

    10 aprile 2017 @ 17:55

    Non discuto l’onestà della risposta, ma da un pastore della levatura del Card. Martini (beatificato in vita!) mi sarei aspettato qualcosa di più, una mezza parola…
    Francamente trovo bizzarro che si apprezzi proprio questa omissione, questa “non risposta”, che risponde a una logica puramente razionale e non riesce ad alzare lo sguardo a Dio.
    Possibile che si riesca a parlare, da cattolici, del dolore innocente?
    Il grande Card. Martini non è riuscito a dire niente, ma sono certo che tanti sacerdoti, molto meno istruiti e osannati di lui, sarebbero riusciti a dire qualcosa. Magari questo:

    http://www.tempi.it/blog/il-dolore-innocente-della-piccola-laura-il-crocifisso-di-questa-casa#.WOumBLglEkI

    “razionalmente non esiste una spiegazione”.
    “Al dolore innocente Dio risponde, e non con una teoria, ma con un fatto: l’Incarnazione di suo Figlio”.
    “Solo nel riconoscimento di tale fatto è possibile accettare il dramma del dolore. Accettare, non comprendere, perché la ragione rifiuta il dolore. L’accettazione che la fede permette, trasforma il dolore stesso in positività, come ci testimonia Fanny, e con lei Filippa, Amata, Ignazia… la compagnia che in quella notte di dolore si è riunita nella stanza di Laura, condividendo la sua sofferenza. Per loro il dolore è stato il motivo immediato dell’incontro, ma è il riconoscimento di Cristo a dargli il significato che permette il cammino in questa valle di lacrime”.

  6. Federico Benedetti scrive,

    10 aprile 2017 @ 18:21

    Scusate se sono stato troppo diretto, ma proprio in queste ore Ferrara è in lutto per la morte di una ragazzina di tredici anni. Siano all’inizio della Settimana Santa e spero che i familiari di Anna possano trovare il conforto e il coraggio di andare avanti, di arrivare all’alba di Pasqua. Magari proprio nelle parole di un umile sacerdote di campagna o in quelle di un vescovo che riesca ad andare oltre i limiti della ragione.

    http://www.estense.com/?p=609152

  7. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 18:26

    Povera creatura! Sono vicina con la preghiera a questa famiglia .. a questi genitori…che dolore!

  8. Victoria Boe scrive,

    10 aprile 2017 @ 18:30

    Ti ringrazio, Luigi, per avere riportato le parole di don Carlo Galli.
    Parole preziose.
    Sottolineo queste:
    “Testimoniare il proprio orientamento nella fede per vivere la difficoltà, ma riconoscendola come tale, e non predicare addosso ad altri le proprie sicurezze, che non si possiedono, ma che è necessario chiedere continuamente come dono. È un atteggiamento che fa riflettere e in questo senso ti fa crescere nella coscienza. A ciascuno poi è lasciata la responsabilità di una visione e scelta di vita.”
    In certe situazioni le prediche di chi parla con sicurezza appaiono del tutto inutili, non hanno presa; ad alcuni danno perfino fastidio.
    Prevale il dolore e basta condividerlo senza alcuna parola. Basta la vicinanza affettuosa.
    Chi è convinto di aiutare rifacendosi a discorsi triti e ritriti, parla al vento.
    Come parlavano al vento gli amici di Giobbe.

  9. Andrea Salvi scrive,

    10 aprile 2017 @ 18:41

    Da quello che viene riportato nell’articolo non sembra che nemmeno quel sacerdote abbia trasformato le sue riflessioni in una omelia. Parrebbe che anche lui lì sia stato in silenzio. O sbaglio? “Lo sguardo, come per un impulso, si è fissato sul quadro della Vergine della Pace. Sono rimasto a guardarla, mentre una silenziosa preghiera arrabbiata sorgeva impetuosa dalla profondità del mio essere. Allora ho potuto intravedere la risposta…”

  10. Enrico Usvelli scrive,

    10 aprile 2017 @ 18:47

    Federico,
    forse il cardinale aveva capito il nonno e cosa cercasse: non una predica ma condivisione. Avrebbe potuto dire cose brillantissime su Gesù che si fa uomo, che prende su di sé i nostri peccati, che soffre dolori indicibili da innocente. Ma era questo che voleva sentire il nonno? No, voleva che qualcuno condividesse la sua sofferenza.
    E il cardinale praticamente gli dice che come uomo è messo come lui, però lui ha fede in Cristo e perciò va a pregare. Poche chiacchiere ma indicazione chiara della strada.
    Magari con un altro si sarebbe comportato diversamente, non dimenticare quanto scrive don Carlo all’inizio (in particolare lo stile):
    ‘Mi ha insegnato un contenuto dell’azione pastorale: la Parola, un metodo: il discernimento, uno stile: il rispetto della strada della verità di ogni coscienza’

  11. Victoria Boe scrive,

    10 aprile 2017 @ 19:54

    “E il cardinale praticamente gli dice che come uomo è messo come lui, però lui ha fede in Cristo e perciò va a pregare. Poche chiacchiere ma indicazione chiara della strada.”

    Infatti è così. È proprio così: non ci sono strade precostituite, nemmeno in nome di una religione.
    Il cardinale si metteva sempre vicino all’uomo per capirlo, non per giudicarne la fede. Lo rispettava nella sua dignità umana, a qualunque religione appartenesse. In questo stava la sua grandezza: nel cercare di capire le ragioni dell’uomo.
    E insegnava “il discernimento, uno stile: il rispetto della strada della verità di ogni coscienza.”
    Perché il primato ce l’ha la coscienza e va rispettato.
    Le prediche, soprattutto quelle di chi crede di avere la Verità in tasca e quindi di avere le carte in regola per pontificare, a poco servono. Sono parole che, se manca lo Spirito a renderle vive, mancano il bersaglio.
    Si ascoltano sì, ma dopo poco si dimenticano.

  12. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 22:24

    Non riesco a trovare il nesso tra le sicurezze ( riferibili alla fede) di cui si parla in contesto, che NON si possiedono – “ma che è necessario chiedere continuamente come dono” – e la coscienza!

    Tanti panegirici per dire cosa? La coscienza , senza fede, non conduce forse all’ autodeterminazione del soggetto con pretese di “autorità” ? E , la coscienza in un mondo senza verità non vive forse di compromesso fra le esigenze soggettive? Non è forse individualistica, illuminata solo in modo apparente e incompleto?
    Certo che si.

    La coscienza in assenza della presenza percepibile, imperativa, della voce della Verità -specie quando si è nel dolore, nel lutto- in cui la fede era già incerta, dubbia, vacillante se non del tutto ottundita, ma quale alternativa si trova dinnanzi se è priva di un legame soggettivo con Dio….

    La fede che è l’unica Via, oggettivamente, per conseguire una retta coscienza, In assenza della quale la coscienza altri non è che “soggettività”, afferma se stessa, nulla più….
    Se la conversione è un cammino e una strada che dura tutta una vita la fede no! La fede…c’è o non c’è-e se c’è fede- non può esserci il dubbio: le due cose nn collimano. La fede è un progressivo avanzare dell’anima verso la Verità che ci è più intima di quanta noi lo siamo a noi stessi..

  13. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 22:31

    Sono d’accordo con quanto scrive Federico…

  14. Andrea Salvi scrive,

    10 aprile 2017 @ 22:43

    Una come te che conosce le vite dei Santi dovrebbe sapere che sono state scritte pagine e pagine sulla notte oscura…Ci andrei piano con queste affermazioni apodittiche: se la fede ce’ non può esserci il dubbio. Comunque questo non c’entra nulla con l’episodio del cardinale Martini

  15. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 22:54

    Salvi, quando mai la notte oscura è dubbio di fede! , Salvi, la notte oscura la sperimentano i mistici, le anime sottili che e mai e poi mai pongono dubbi alla fede. Tutt’altro.
    La cosiddetta “notte oscura” trascina l’anima nella sofferenza, è fede totalizzante! E’ l’anima che anela a Dio, è la stessa sete di Dio…
    Non “assenza ” di fede, o dubbio, di fede…ma è un bramare un incontro diretto con la natura stessa di Dio…

  16. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 22:58

    Caro Salvi, come direbbe il Radetzky “Io parlo o scrivo solo di quello che bene, e cerco di tenermi quanto più possibile alla larga da quello che non so”…

  17. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:03

    volevo dire : ““Io parlo o scrivo solo di quello che so, e quello lo so bene, ma mi tengo alla larga da quello che non so…”.

    Repetita, in questo caso, iuvant !

  18. Andrea Salvi scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:04

    Con tutto il rispetto, ti consiglio di approfondire meglio l’ argomento, ad es sulla ultima parte della vita di Teresa di Lisieux.

  19. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:09

    Si tratta di un’esperienza di “vera croce”, identica a quella di Cristo che, avendo voluto calarsi nella totalità della natura umana, tranne che nel peccato, sperimentò anche Lui, nel momento supremo, la terribile sensazione della lontananza dal Padre. L’umanissimo grido disperato “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27, 46)

  20. Lorenzo Cuffini scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:13

    Come fare della accademia sul dolore degli altri.

  21. Luca Grasselli scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:13

    Federico, una preghiera per quella ragazzina, per i suoi cari e per tutta la vostra città.

  22. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:14

    Certo che ogni anime la vivrà con modalità differenti, ma non è assenza di fede…come la si potrebbe ,erronemente, intendere, ma solitudine fu quella sperimentata da Teresa del Bambino Gesù la quale, per la sua tragica ed estrema solitudine spirituale!

    Cosa dice Santa teresa del Bambino Gesù , infatti in “I dialoghi delle carmelitane“.:”

    : “Godevo allora di una fede tanto viva, tanto chiara (…) che non potevo credere che vi fossero degli empi i quali non avessero la fede (…) Nei giorni tanto gioiosi della Pasqua, Gesù mi ha fatto sentire che esistono davvero anime senza fede (…); ha permesso che l’anima mia fosse invasa dalle tenebre più fitte e che il pensiero del Cielo, dolcissimo per me, non fosse più se non lotta e tormento (…). Questa prova terminerà solo all’ora segnata da Dio misericordioso e quest’ora non è ancora venuta (…), bisogna aver viaggiato sotto questo tunnel cupo per capirne l’oscurità”[6].

    “I dialoghi delle carmelitane“.

  23. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:17

    Il dolore non si racconta… né alcuno qui si sta dilettando in “accademie”….sia ben chiaro!

  24. Andrea Salvi scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:24

    Ma veniamo giù dal fico…cosa erano queste tenebre piu fitte con cui doveva lottare se non il dubbio? Non trasformiamo i santi in creature angeliche! Per fortuna sono stati donne e uomini come noi!!

  25. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:27

    E ancora sulla notte oscura , cpsì la descrive Padre Pio : ““Sento una mano che mi respinge”; “Con quante lacrime, con quanti sospiri chiedevo l’aiuto del cielo! Ma questo mi pareva che fosse divenuto di bronzo”

    E ’abbé René Laurentin, il massimo studioso moderno delle mariofanie, riferisce che perfino Bernadette Soubirous, la piccola veggente di Lourdes canonizzata da Pio XI nel 1933,”si trovò immersa nel buio di una notte alla quale le fu difficile abituarsi, la notte della fede pura”..
    La notte della FEDE PURA, non della “crisi di fede”..

  26. Lorenzo Cuffini scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:34

    Assolutamente come noi: sono d’accordo, Andrea.

  27. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:36

    Ma di quale fico parli,Salvi, ma che c’entra , non si tratta di crisi della fede lo capisci o cosa?…ma come ti viene in mente anche solo di pensarla una roba del genere ; stiamo parlando di figure gigantesche di “alter Christus” , ma stiamo scherzando? …

    E’ una spina nella carne, la stessa che sperimentò San Paolo perché affinché non cadesse in superbia per la grandezza delle rivelazioni e perciç : Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si mostra pienamente nella debolezza (2 Cor 12, 7ss). …

  28. Lorenzo Cuffini scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:38

    Dunque, se nessuno qui si sta dilettando in accademie, e io ci credo, si potrebbe
    tacerne. Quello di cui , in buona fede, relata ferentes, dibattiamo dottamente, altri se lo stanno vivendo, soffrendo, magari morendo.
    Quante sono state le parole di Cristo in croce? Pochissime,
    Quante quelle di Maria, ai suoi piedi? Nessuna.
    Gesù e Maria sul Calvario bastano, avanzano e sopravanzano.

  29. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:42

    E’ questo il senso…che è ben altro dal dubbio dei commedianti…sempre in bilico tra il “forse che sì, forse che no”? La solita escamotage, un sordido alibi per non impegnarsi mai del tutto…

  30. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:46

    Beh, allora, con questo Cuffini ? Cos’è …che vorresti dire? Che c’è…che vuoi….che alludi…mi vuoi silenziare..che cerchi? che te se sei perso fammi capire…eh…

  31. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:48

    Nessuno ha chiesto il tuo parere, ok? Non sei obbligato a leggere quello che scrivo hai capito…fatti a sbollire le natiche da qualche altra parte vammoriammazzato..stronzo!

  32. Lorenzo Cuffini scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:52

    Ecco, appunto.
    Cvd.

  33. Luigi Accattoli scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:53

    Clodine-Claudia Leo: Cosa dice Santa Teresa del Bambino Gesù in “I dialoghi delle carmelitane”. Teresa di Lisieux era carmelitana ma non ha nulla a che fare con “I dialoghi delle carmelitane”. Perchè li unisci?

  34. Clodine-Claudia Leo scrive,

    10 aprile 2017 @ 23:54

    appunto…vai affanculo vai…

  35. Clodine-Claudia Leo scrive,

    11 aprile 2017 @ 0:03

    Scusa Luigi ma non ce la faccio più! Veramente, non ce la faccio più…

    Non ho unito niente, ho semplicemente omesso di specificare che quelle testimonianza tratte dalle memorie di Santa Teresa sono citate in un dramma di Georges Bernanos “i dialoghi delle carmelitane” : una rappresentazione straordinaria che tratta espressamente del “silenzio di Dio” …

  36. Lorenzo Cuffini scrive,

    11 aprile 2017 @ 0:06

    vammoriammazzato
    Se magari, se non altro per riguardo al tema trattato nel post, uno “pensasse” una frazione di secondo prima di dare aria ai denti, non sarebbe malaccio.
    Per il resto, siamo a livello bettola.

  37. Clodine-Claudia Leo scrive,

    11 aprile 2017 @ 0:13

    Appunto, gira al largo Lorenzo ….moolto al largo.. ok…non ti azzardare …la pazienza di Coldine è abbondantemente terminata…

  38. Clodine-Claudia Leo scrive,

    11 aprile 2017 @ 0:17

    Te la io la bettola…stammi lontano … fa finta che non esisto, è un consiglio e un avvertimento..

  39. Lorenzo Cuffini scrive,

    11 aprile 2017 @ 0:21

    Ma fai un po’ quel che ti pare.

  40. Lorenzo Cuffini scrive,

    11 aprile 2017 @ 0:39

    Almeno pensa a dove stai scrivendo, a chi ti legge e , soprattutto, a chi ti puo’ leggere, santa pace.

  41. roberto 55 scrive,

    11 aprile 2017 @ 0:50

    Un abbraccio forte a Luigi, ed un caro saluto agli amici: credo non vi sia più altro da dire.

    Roberto Caligaris

  42. Victoria Boe scrive,

    11 aprile 2017 @ 3:33

    “La coscienza , senza fede, non conduce forse all’ autodeterminazione del soggetto con pretese di “autorità” ? E , la coscienza in un mondo senza verità non vive forse di compromesso fra le esigenze soggettive? Non è forse individualistica, illuminata solo in modo apparente e incompleto?”

    “La fede che è l’unica Via, oggettivamente, per conseguire una retta coscienza, In assenza della quale la coscienza altri non è che “soggettività”, afferma se stessa, nulla più….”
    …………….

    Non varrebbe la pena di replicare a delle affermazioni così assurde, ma poiché non sono tollerabili per chi ha un po’ di sale nella testa, esprimo le mie opinioni in tutta libertà anche se la signora C.Leo non perde occasione per tacciarmi di ignoranza. Della qual cosa poco mi importa, per la verità.
    Comincio col dire che non è affatto vero che la fede sia l’unica via per conseguire una retta coscienza. Posto che la coscienza senza una fede può avere una rettitudine che manca spesso a chi ha una fede come la intendono la signora Leo ed altri.
    Ci sono state e ci sono persone senza fede che sono state, e sono, l’onestà fatta persona e senza pretese di autorità. E si adoperano per l’affermazione della verità e per il Bene degli altri. Io ne ho conosciute parecchie.
    Sono vicinissime a Dio, queste persone, anche senza saperlo; e non sono rare, anzi sono moltissime. E se la signora non riesce ad accettare questo, tanto peggio per lei.
    La stessa dottrina cattolica afferma il primato della coscienza, ma la signora Leo che tutto sa, sembra non conoscere la dottrina e mi chiedo il perché.
    In ogni caso, basta ricordare, per es., un uomo come lo scomparso Sandro Pertini, che una volta ebbe a dire, al papa G. P. II, che non aveva fede e che obbediva alla propria coscienza, e a lui il Papa, che gli era amico, replicò che “anche la coscienza è Trascendenza”.
    Non so se questa affermazione di un papa poi proclamato santo dica qualcosa alla signora; credo di no ma non importa.
    Un uomo come Norberto Bobbio, stimatissimo da tutti, non aveva fede, eppure era di una razionalità ed onestà intellettuale e morale esemplare, essendo la retta coscienza la sua unica bussola. Ma tanti altri potrei citarne, non lo faccio perché l’elenco sarebbe troppo lungo.

  43. Victoria Boe scrive,

    11 aprile 2017 @ 3:39

    La signora ha la vista corta e una visione della fede che rasenta la patologia. Non lo dico per offesa ma perché è proprio così anche se lei non se ne rende conto.
    Di fatto la sua “fede” ha una forma statica e di chiusura che deriva da un appagamento di “certezze” che sembrano soddisfarla e, come tali, rifiutano caparbiamente la legittimità di ogni confronto con esperienze diverse.
    Però, va ricordato che ogni forma di chiusura è l’esatto opposto della fede autentica. Perché Dio non chiude ma apre le braccia a tutti gli uomini, che, bravi e cattivi, sono i suoi figli. E la signora dovrebbe saperlo, ma le piace dimenticarlo o forse lo ignora proprio; il che non depone a favore di una che pretende di sapere tutto in fatto di religione.
    Mi dispiace dirlo, ma una religione così configurata è definibile come una forma di caparbio infantilismo.
    Per di più la sua è una religiosità incentrata sull’osservanza delle norme morali; il che significa che scambia l’osservanza della legge per la salvezza. Altri, anche qui nel blog, la pensano allo stesso modo, ma sbagliano.
    Il vero centro della religione cristiana è infatti la SALVEZZA, ma molti ancora sono convinti che le regole morali portino alla salvezza, e non è affatto così. Solo l’amore per Dio e per gli uomini porta alla salvezza. Solo questo. Ed è su questo aspetto che bisogna insistere.
    L’amore va declinato in moleplici forme, tutte riconducibili ai primi due comandamenti.
    Una religione di quel tipo esclude ogni forma di libertà, e in tal senso è uguale al fondamentalismo islamico e ad altri integralismi.
    Sarebbe ora di prendere atto che religioni di questo tenore sono forme di “dittature religiose” che distorcono il vero volto di Dio.
    Fanno più male che bene.

  44. Victoria Boe scrive,

    11 aprile 2017 @ 3:44

    Poi la signora dice con la solita irritante sicurezza che “se la fede ce’ non può esserci il dubbio.”
    Sbagliatissimo. Anche la fede infatti si eclissa talvolta per poi magari ricomparire.
    Lo dico con quella certezza che mi deriva da esperienze vissute e perché l’ho sentito dire perfino da un pio religioso che, colpito da una grave malattia ( che poi lo portò alla morte), la perse per un bel periodo per poi, meno male, essere “riavvolto dalla Grazia” ( parole sue).
    E nel momento in cui la fede viene a mancare per un motivo o per l’altro e “le tenebre sono le più fitte”, si pensa che non esiste alcun Dio e che ci si è illusi nel credere che Dio esiste; ovvero la fede non c’è più. Anche se la signora Leo si arrampica sugli specchi per dimostrare il contrario.
    Con tutto il rispetto per la signora in questione, per me sono molto più convincenti delle sue le parole del card. Martini, di papa Bergoglio e di altri che realisticamente hanno detto, e dicono, che il dubbio è legittimo e che in ognuno di noi c’è un credente e un non-credente.
    Lo hanno detto con cognizione di causa pur avendo vissuto una vita intera nutrendosi di libri sacri, di sacre liturgie e di preghierte intense e continue.
    Mi permetto infine di dire che chi dice di non aver mai avuto dubbi, o mente o si impone di non averne ( per chissà quali motivi) o ha una fede immatura che non indaga su Dio e pone la religione sullo stesso piano delle favole che ascoltavano da bambini.

  45. Clodine-Claudia Leo scrive,

    11 aprile 2017 @ 7:34

    ECCOLA QUI, E TE’ PAREVA?

    E BRAVA SIGNORA BOA COL SUO VAGONE DI ESPERIENZE E ANEDDOTI SULLA FEDE , DI ALTRI , FILTRATA DA ALTRI! UNA FEDE SEMPRE “PER SENTITO DIRE, LA SUA , VERO SIGNORA BOA?

    ABBIAMO LA “TEORICA DELLA FEDE”, CHE SI DILETTA A FARE LA “PSICHIATRA” AD ANALIZZARE LA FEDE ALTRUI, MAI LA PRORIA . SE A LEI PIACE TANTO CROGIOLARSI NEI DUBBI. SE NE STIA BEATAMENTE CON I SUOI DUBBI.

    IO ME NE STO ALTRETTANTO BEATAMENTE CON LA MIA FEDE CHE SARA’ PURE PIENA DI RATTOPPI, MA E’ LA MIA FEDE, ACCOLTA IN TOTALE LIBERTA’ E NON HA ALCUN BISOGNO DI ESSERE SPIEGATA O CONDIVISA SPECIE SE A DOMANDARNE RAGIONE SONO GLI ARROGANTI COME LEI, SAREBBE COME DARE “PERLE AI PORCI”.

    BUONA SETTIMANA SANTA!

  46. Clodine-Claudia Leo scrive,

    11 aprile 2017 @ 7:39

    “Victoria Boe scrive,11 aprile 2017 @ 3:39 ”

    INCOMMENTABILE !

  47. nico scrive,

    11 aprile 2017 @ 9:15

    ……..
    Facciamo che ognuna di voi due, ragazze, è la via Crucis dell’altra e ciascuna la sop-porta nella preghiera? Almeno questa settimana…

  48. Federico Benedetti scrive,

    11 aprile 2017 @ 9:32

    Non posso non esprimere la massima solidarietà e un abbraccio affettuoso a Clodine, ancora una volta oggetto di aggressione e dileggio. E perchè poi?
    Per aver testimoniato la sua fede e aver condiviso (lecitamente) il frutto dei suoi approfondimenti teologici.
    In questo blog c’è una tendenza generalizzata a non rispettare le voci fuori dal coro (il solito coro, conformista e tributario del pensiero dominante) : oggi Clodine, domani un altro. In altre occasioni ho usato l’espressione “linciaggio”: forte, forse eccessiva, ma rende l’idea.
    Invito tutti a cogliere l’occasione della Settimana Santa (e magari del sacramento della confessione che, almeno a Pasqua, andrebbe riscoperto) per provare a cambiare l’approccio.

    Chiedo scusa se ho introdotto io, involontariamente, un elemento di “scontro”, ma non concepisco che un uomo di Chiesa possa non rispondere alla domanda esplicita di un genitore che ha appena perso un figlio. Una risposta, anche già sentita, anche insufficiente, va data. Una speranza. Il senso della sofferenza innocente è difficile da capire ma diventa impossibile se manca l’apostolato, la testimonianza, l’insegnamento di chi, come pastore, è chiamato a farlo. Sappiamo bene tutti che sono parole difficili da trovare, specie in certi momenti e difronte a certi volti sofferenti, ma se non ci si prova nemmeno…
    Con questo non voglio dare un giudizio negativo su Martini, ma solo evidenziare come in questa occasione fatico a comprendere l’ammirazione e la gratitudine per una risposta che in fondo non è stata data. Era, al limite, una critica ai “martiniani a tutti i costi”.
    Come scrivevo ieri, ogni giorno ci sono altre morti innocenti e le occasioni per esprimere parole diverse dal mondo (come uomini) non macheranno. Facciamo caso e apprezziamo anche chi prova a dare delle risposte.

  49. Clodine-Claudia Leo scrive,

    11 aprile 2017 @ 9:48

    Grazie Federico, grazie Nico.
    Un forte abbraccio ad entrambi. .

  50. Enrico Usvelli scrive,

    11 aprile 2017 @ 10:02

    Federico,
    al nonno sono piaciute le parole del cardinale, come fai a dire che non ha dato risposta? Sul dolore abbiamo scritto decine e decine di commenti e non ci troviamo d’accordo, è evidente che qualsiasi cosa avesse detto il cardinale Martini (o Francesco, o Giovanni Paolo II, o un curato di campagna) non avrebbe soddisfatto tutti. Lì c’era il nonno, a lui il cardinale parlava e lui è rimasto soddisfatto. Nulla sappiamo sul dopo, ma se don Carlo ha ritenuto il caso di riportare l’episodio oso sperare che questa persona si sia mantenuta o si sia avviata su un cammino di fede.
    Ho letto solo oggi della ragazzina, che ha praticamente l’età di mia figlia, pregherò per lei e la sua famiglia.

  51. Fabrizio Scarpino scrive,

    11 aprile 2017 @ 10:12

    Kyrie Eleison.

  52. Federico Benedetti scrive,

    11 aprile 2017 @ 10:46

    Caro Enrtico,
    può darsi che sia come dici tu.
    E’ tuttavia inesatto parlare della testimonianza del nonno del ragazzo.
    Ci sono solo le parole riportate da don Galli che, sin dall’inizio del suo messaggio, è appunto uno di quei “martiniani doc” di cui parlavo.
    Non volevo comunque polemizzare su questo. Può darsi benissimo che ai familiari bastasse percepire la vicinanza umana del vescovo e che l’abbiano sentita a prescindere dalle parole qui riportate.
    Volevo solo sottolineare come, anche in queste situazioni, una risposta vada data. Un uomo di Chiesa, maestro nella fede e pastore di una comunità non può cavarsela con “vede, come uomo, non ho molto da dire…”. Le stesse parole del nonno riguardo all'”onestà” fanno riferimento a questo: onestamente non è stata data una risposta “formale”, di circostanza.
    A mio parere si può provare a dare risposte non “di circostanza” sul senso della sofferenza innocente. E se non spetta ad un pastore (uno poi della levatura del Card. Carlo Maria Martini, beatificato in vita), chi si può far carico di questo compito?
    Ho riportato un articolo dove si prova a parlare di questo.
    Ci possono essere altri modi, ma non “come uomo, non ho molto da dire…”
    I pastori devono aiutarci ad alzare lo sguardo al Cielo, a non rimanere nei nostri pensieri umani.
    Mi spiace ma non riesco ad accettare che si arrivi, per conformismo, ad elogiare Martini anche su questo.

  53. maria cristina venturi scrive,

    11 aprile 2017 @ 12:22

    Secondo me questa storia riportata dal sacerdote don Galli e molti dei commenti sono la rappresentazione vivida e vera di quello è diventata oggi la fedecattolica, un nuova religione , diversissima da quella del passato, che si basa sull’umanitarismo e sulla solidarietà umana, sulla compassione per chi soffre e sulla carità verso il prossimo, ma che rinuncia a dare una ragione della realtà, del destino umano, del senso del cosmo e della storia. .
    L’altruismo , la misericordia, la compassione sono tutte cose bellissime per carità. Ma la verità, intesa ontologicamente e metafisicamente, è del tutto assente da questa nuova religione. non si parla più di verità, anzi parlarne sarebbe considerato offensivo, perchè presuppone che uno creda di conoscere la verità, e questo è ritenuto offensivo . Che cosa è la verità? questa domanda di Pilato a Gesù risuona oggi più che mai.
    Si fa l’elogio del dubbio, anche il card. Martini sembrava a volte fare l’elogio del dubbio e di chi crogiola nell’agnosticismo..
    Oggi è’ più stimato chi dubita , chi dice che non sa cosa rispondere e quindi chi afferma che NON C’E’ UNA RISPOSTA data dalla religione cattolica al
    dolore umano.
    la fede cattolica cosi’ non è più sorretta da dei contenuti di verità ma è solo un atteggiamento pragmatico , altruista e generoso quanto si vuole , ma sempre a livello puramente emozionale, verso le sofferenze umane.Secondo questa nuova religione le sofferenze umane non hanno senso , o almeno non si sa che senso abbiano, e quindi le si condivide e le si compassiona e basta, non si deve dire nulla a proposito!Si rischia di offendere e di passare per fanatici fondamentalisti!
    il card. Martini non è che la figura più prestigiosa , più nota, più intelligente, di questa “nuova religione”. che ha molti seguaci e forse questa nuova religione soppianterà l’antica.
    non a caso gli si contrapponeva Benedetto XVI. non tanto per stupide storie di politica ecclesiastica ma in quanto Ratzinger rappresentava ( e rappresenta) la cultura cattolica tradizionale cioè quella che dava alla proclamazione della Verità l’importanza preminente, quella che da Sant’Agostino a San Tommaso non si accontentava di un pragmatismo della carità e della misericordia, ma mirava alla Verità e diceva francamente di averla trovata la Verità: nell’insegnamento di Cristo. Cristo come Verità e vita. UNICA VERITA’, non una fra le tante verità, e una verità che di può DIRE, anzi che si deve PROCLAMARE..
    probabilmente se i primi apostoli e i primi cristiani fossero stati tutti come il card. Martini non ci sarebbe stata alcuna chiesa cattolica istituzionale .
    Ci sarebbero stati delle persone molto morali, buone , generose, che condividevano la sofferenza dei poveri , degli schiavi, dei malati, dei miseri, ma che non proponevano alcuna verità, alcuna “BUONA NOVELLA”.
    E’ ovvio infatti che la Buona Novella non può essere che il dolore umano non ha risposta o che noi non possiamo esprimerla in parole umane .La Buona Novella presuppone una Verità , traducibile in parole,anzi la Verità stessa che si è incarnata e che libera gli uomini, non il persistere nei dubbi.
    Dire non c’è risposta infatti equivale a dire non c’è verità traducibile in parole umane e che possa essere comunicata intorno al mistero dell’uomo e del dolore degli innocenti e quindi l’uomo deve accontentarsi della non-risposta, del silenzio.
    Dire non c’è risposta esprimibile in parole equivale al contrario della proclamazione della verità a cui invece i primi apostoli e San Paolo si sentivano chiamati.
    San Paolo si sentiva chiamato a evangelizzare cioè a proclamare che c’è una risposta e una Verità, esprimibile in parole!.
    oggi secondo me siamo arrivati al capolinea. forse sono troppo pessimista , ma come Benedetto XVI penso che il relativismo sia il colpo mortale inferto alla fede cattolica, ben più micidiale di tutte le eresie del passato.
    la Chiesa è arrivata alla crisi definitiva, se si imbocca la strada del ” la Chiesa non ha risposta al dolore umano che si possa esprimere in parole umane , se si imbocca la strada del “la verità sull’uomo nessuno può saperla neppure la Chiesa ” e si riduce tutto al sentimentalismo, al solidarismo, alla soffrire con chi soffre , all’umanitarismo, ma senza una metafisica dietro tutto questo ( perchè ripeto dire non c’è risposta equivale a dire non c’è verità o se c’è non la possiamo sapere o se la sappiamo non la possiamo comunicare) vuol dire ridurre la fede cattolica non più a una spiegazione ONTOLOGICA del mondo, ma a un pragmatismo etico e solidaristico,nobile fin che si vuole, ma che alla fine farà a meno del concetto stesso di esistenza di Dio.
    per solidarizzare coi sofferenti, per essere generosi ed altruisti, per dedicare la vita agli altri , non c’è bisogno di credere in Dio e neppure in Cristo.
    ricordatevi il Racconto dell’Anticristo di Solov’ev:
    l’Anticristo sarà il filantropo per eccellenza, l’uomo della pace, della fratellanza universale, l’uomo che renderà felice tutta l’umanità, l’uomo che toglierà la povertà, la sofferenza, la miseria, la guerra, magari anche le malattie.
    insomma forse l’anticristo più che un uomo sarà questa nuova religione umanitaristica ed altruista, che alla fine farà del tutto a meno di Cristo.

  54. maria cristina venturi scrive,

    11 aprile 2017 @ 13:08

    Aldo Maria Valli:

    “capite che qui la questione è senza precedenti.Se anche la Chiesa cattolica, paladina e sentinella della verità, la Chiesa che ha sempre rivendicato a se’ il diritto-dovere di separare il vero dal falso, ora sostiene che il suo , al massimo, può essere un ruolo di accompagnamento dell’uomo reso cieco e disorientato dal dubbio sistematico..ecco che il soggettivismo radicale può dire davvero di aver trionfato.
    Se anche la Chiesa ( cosciente o meno) aderisce al soggettivismo, come se Gesù non avesse mai detto di essere “venuto non per prtare la pace come la intende il mondo, ma la spa che divide il male dal bene i i buoni dai cattivi..
    se anche la Chiesa proclama la negoziabilità totale, vuol dire che
    l’ultima barriera è abbattuta:la questione della verità non è più di pertinenza della ragione umana ma ormai è solo un sogno, un illusione perduta, il lontano retaggio di un passato ormai morto e sepolto.

    da 266.Jorge Mario Bergoglio, Franciscus P.P, pag .55

  55. Andrea Salvi scrive,

    11 aprile 2017 @ 13:08

    A questo punto per amor di verità non posso tacere sull’ esempio portato da Federico Benedetti: il prete da lui citato non dà una risposta al perché del dolore innocente. Guarda a Colei che ha sperimentato la perdita del Figlio Innocente. Non vedo sostanziali differenze tra questo prete e quello che dissero papa Francesco, papa Benedetto XVI e che fece quella sera il Cardinale Martini. Noto invece si in Federico un atteggiamento pregiudizialmente negativo verso Martini che trovo nel caso particolare del tutto ingiustificato. Due pesi e due misure. Altro che anticonformismo.

  56. maria cristina venturi scrive,

    11 aprile 2017 @ 13:14

    a me sembra i cultori del “non c’è risposta al dolore innocente” che ritengono poco delicati e poco compassionevoli e umili i preti che , eventualmente, cercassero di dare una risposta, non la loro soggettiva ed umana ovviamente, ma quella della dottrina della Chiesa e della Tradizione cattolica, e considerato invece delicati, umili e compassionevoli quelli che sullo stile di Martini fanno prevalere la loro parte umana, che rispondono” come uomo non so che dire”, non si rendano conto di quanto devastante sia per i fedeli avere dei pastori che si affidano al loro soggettivismo di uomini, al loro personale ed individuale e comprensibile ” non so che dire” invece di dimenticare per un momento il proprio ego e immedesimarsi nella linfa vitale che attraverso i secoli scorre dalle radici fino a loro.

  57. maria cristina venturi scrive,

    11 aprile 2017 @ 13:27

    http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/04/10/da-lovanio-a-roma-leutanasia-dei-principi-non-negoziabili/

    il card. Martini sarebbe felice: in quattro anni la Chiesa ha superato i “200 anni” di arretratezza da lui lamentati nella famosa frase e si è messa a pari col mondo moderno, di principi negoziabili non si deve più parlare e all’Università cattolica di lovanio in belgio è stato licenziato in tronco un professore cattolico che aveva detto che l’aborto è un omicidio.
    E sull’aborto che risposta diamo, visto che non sappiamo dare la risposta al dolore innocente? quella dei bambini abortiti non è forse dolore innocente?non ci sono solo i bambini che muoiono di leucemia o di incidenti stradali ci sono anche milioni di bambini mai nati perchè abortiti. E neanche su questo la Chiesa darà più risposte? per essere più misericordiosi e compassionevoli su chi l’aborto lo vuole e lo attua, si tacerà sul fatto che l’aborto è un omicidio ?e chi avrà il coraggio di dirlo se non lo dice più la Chiesa cattolica?
    caro don Galli, lei che è un sacerdote, se ci legge, cosa ha da dire su questo? o anche su questo, stile Martini, meglio il silenzio e la non-risposta “misericordiosa”?

  58. Federico Benedetti scrive,

    11 aprile 2017 @ 13:30

    Andrea,
    stai scherzando?
    E’ chiara la differenza tra un articolo, con una riflessione e degli esempi, e il racconto di un incontro?

    Non ho un “atteggiamento negativo verso Martini”. Il fatto anche di insinuare una cosa del genere rientra nella logica del “linciaggio” di cui accennavo prima: si sminuisce e si denigra ciò che non si condivide.
    Ribadisco in sintesi quanto intendevo:
    il Card. Martini ha espresso umana vicinanza ad una famiglia in lutto per la perdita di un ragazzino e di fronte alla domanda sul senso della sofferenza ha preferito (volutamente) non rispondere. Ai familiari è andata bene così? Buon per loro. A mio parere però un vescovo avrebbe potuto cogliere in quella domanda la richiesta di un aiuto a comprendere un mistero dolorosissimo e purtroppo presente nella nostra vita. E avrebbe dovuto dare una risposta esplicita, chiara. Una testimonianza di quella Verità di cui parla l’intervento di Maria Cristina. E non c’è stata. Occasione persa, bisogno inascoltato, solidarietà puramente umana e terrena senza osare alzare lo sguardo al Cielo. Ripeto: se nemmeno un vescovo azzarda una mezza parola sul senso del dolore innocente A CHI DOVREMO RICORRERE?
    “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”.
    I ministri della Chiesa Cattolica che parole hanno?

    Chiudendo: evitiamo di elogiare il Card. Martini per quella che a me sembra un’omissione. I “martiniani” in servizio permanente riescono a capire questa semplice obiezione?
    Un peso e una misura, caro Andrea Salvi!
    Ringrazio il Signore per avermi fatto incontrare sacerdoti e laici (e penso in particolare a una persona con la quinta elementare) capaci, anche di fronte al dolore straziante, di saper testimoniare la Verità.

  59. Federico Benedetti scrive,

    11 aprile 2017 @ 13:31

    Condivido gli interventi di Maria Cristina Venturi, che ringrazio.

  60. Andrea Salvi scrive,

    11 aprile 2017 @ 14:06

    Anche Martini ha dato una risposta: e’ andato a pregare. Chi secondo te? Allah? Marx?
    Nessun linciaggio quando dico che ce l’hai con Martini. È una tua esplicita ammissione quando hai affermato ironicamente, riferendoti a lui ” beatificato in vita”…più chiaro di cosi’. Io non lincio nessuno. Spero solo sul letto di morte di non incontrare un prete che mi faccia discorsi teologici alla Venturi (che rispetto), ma piuttosto mi aiuti a sentire Gesù Cristo vicino, pronto ad accogliermi, strappandomi agli artigli della morte.

  61. Federico Benedetti scrive,

    11 aprile 2017 @ 14:32

    L’unica “esplicita ammissione” è contro i martiniani in servizio permanente attivo. Anche parlando della “beatificazione in vita” mi riferivo a loro, mica al Cardinal Martini. Mi sembra chiarissimo.
    Arrivo persino a dire, e in parte lo avevo fatto in risposta a Enrico, che può darsi benissimo che Martini abbia comunque dato una risposta direttamente o indirettamente, implicitamente o esplicitamente, ai familiari del ragazzo, ma STANDO AL RACCONTO DI DON GALLI ci è dato sapere che si è limitato a dire “vede, come uomo, non ho molto da dire…”.
    E tutti giù ad applaudire commossi!
    Ma dai, siamo abiettivi!
    Sarà pure stato un grande vescovo, ma di fronte alla domanda sul senso della sofferenza di un innocente avrebbe potuto (e io penso DOVUTO) DIRE QUALCOSA.

  62. Luigi Accattoli scrive,

    11 aprile 2017 @ 14:36

    Da un visitatore che ha una sorella disabile grave ricevo questo messaggio:

    Per quel che mi riguarda quale sarebbe la risposta che dà il Catechismo alle sofferenze dei disabili e che un cristiano, un vescovo o il papa dovrebbero dare a chi li interroga? Ho conosciuto una donna che non ho saputo aiutare, aveva un figlio, fisicamente un ragazzo magnifico, ma con gravissimi problemi mentali, che non si poteva lasciar solo neppure per 5 minuti. Bene alla fine la povera donna non ce l’ha fatta più e si è suicidata. Che cosa si può dire? Io per prima cosa nell’al di là vorrei chiedere perdono a quella donna perché non ho fatto niente per lei, poi però certo che vorrei chiedere a Dio il perché di tanta sofferenza. Un perchè che in questa vita resterà sempre senza risposta.

  63. giuseppe di melchiorre scrive,

    11 aprile 2017 @ 15:12

    Luigi, vedrai che qualcuna del tuo blog, “quae manet in veritate”, la risposta la saprà dare…

  64. Victoria Boe scrive,

    11 aprile 2017 @ 15:19

    Grazie, Luigi, per quest’ultimo messaggio, che parla chiaro sull’argomento trattato.
    Aggiungo il racconto di un piccolo fatto successo nella mia città, riferitomi dal mio padre spirituale.
    Una volta un vescovo, che ormai non c’è più, andò a far visita ad un ammalato grave che soffriva molto.
    Cominciò con l’additargli un crocefisso che era nella stanza e a fare una piccola predica sul dolore nei termini consueti della somiglianza con Gesù in Croce.
    La risposta immediata fu che quel malato non lo lasciò terminare e lo mandò via in malo modo non sopportando quelle parole che gli suonavano false e ripetitive.
    Forse quel vescovo avrebbe fatto meglio a stargli accanto per un po’ , magari pregando.

  65. Federico Benedetti scrive,

    11 aprile 2017 @ 15:25

    Caro Giuseppe,
    una risposta c’è per forza, altrimenti rimane solo la disperazione e il desiderio di farla finita.
    Sappiamo bene che nel dolore è difficile scorgere una via d’uscita. Per questo con tutta la delicatezza e il tatto possibile, una parola VA DETTA.

  66. Victoria Boe scrive,

    11 aprile 2017 @ 15:42

    “I pastori devono aiutarci ad alzare lo sguardo al Cielo, a non rimanere nei nostri pensieri umani.
    Mi spiace ma non riesco ad accettare che si arrivi, per conformismo, ad elogiare Martini anche su questo.”

    Di quale ” conformismo” parla, Federico Benedetti? Il conformismo è suo, soltanto suo e di alcuni di voi.
    Lei non ha ancora capito che Dio non è lassù nel Cielo, ma è qui su questa Terra, in mezzo a noi. Non guardi lassù, la prego.
    Guardare al cielo, alle nuvole lassù nel cielo, è un criterio sbagliato e fuorviante. Lo sanno anche i bambini, ormai.
    Non ricorda le parole dell’angelo che disse: ” perché state a guardare lassù…?”
    Dio è quaggiù e soffre con noi quando soffriamo, e gioisce con noi quando gioiamo.
    Di quali “pensieri umani” si parla? Quando qualcuno soffre, è del tutto inutile parlare di TEORIE religiose.
    La miglior cosa è stare vicino a chi soffre e pregare. Capire che in quel sofferente c’è Gesù Cristo stesso sulla croce. Inutili sono le parole.
    Maria e le altre donne che vedevano Gesù sofferente non parlavano e piangevano.
    Smettiamola di dire banalità. Esiste una evoluzione anche nella comprensione della fede e della religione.
    Soprattutto si capisca che la religiosità, con tutto ciò che di rituale e di dottrinale comprende, non COINCIDE CON LA FEDE. È solo una veste esteriore che dà forma apparente ad una religione.
    La fede invece è un incontro con Dio. Più lo si incontra, più aumenta la fede vera, ossia l’affidamento SPONTANEO alla sua volontà. Ed è questa la cosa davvero importante.
    Non è lo sdottrinamento che ci fa incontrare Dio.
    Fino a quando non ci arde il cuore, i’incontro non c’è, come bene insegna l’episodio di Emmaus.
    Il card. Martini, grande- grandissimo uomo e vescovo, di straordinaria saggezza e conoscenza biblica, aveva compreso che per arrivare a Dio si deve iniziare dall’uomo e dalle sue debolezze.
    Si deve comprendere l’animo dell’uomo e rispondere COL CUORE alle sue domande esigenti. Non è con la dottrina che si risponde alle domande.
    Se si parla di un grande autore letterario ( Dante, Manzoni etc…), se ne sente parlare e basta, e si può riportare ad altri quel che si è sentito dire su di lui; si tratta però di letteratura, niente di più. Solo leggendo con attenzione le sue opere, se ne capisce davvero la grandezza e si ha una piena adesione a lui.
    Così è per Dio, per l’uomo e per la fede.
    Solo ascoltando l’uomo, che è l’ “opera” massima del Creatore, si arriva a comprendere davvero il CUORE di Dio. Che è –lo ripeto–quaggiù, non lassù fra le nuvole.

    E vorrei vedere che adesso gridasse, come sempre fa, allo scandalo della mia “arroganza” perché ho detto quello che penso e so, e che non è in linea col suo, col vostro, pensiero.
    Vada ( andate) oltre le conoscenze teoriche. Cerchi ( cercate) di progredire nel campo della religione e della fede.

  67. Federico Benedetti scrive,

    11 aprile 2017 @ 16:30

    “Lei non ha ancora capito che Dio non è lassù nel Cielo, ma è qui su questa Terra, in mezzo a noi. Non guardi lassù, la prego”.

    Victoria, Dio non è nemmeno nel nostro ombelico.
    A volta “alzare lo sguardo” aiuta ad avere una visione meno egocentrica.
    Continua pure ad abbeverarti alle fonti della sapienza del card. Martini ed a ostinarti a non alzare lo sguardo al Cielo, ma non disprezzare coloro che, anche con faticae con tutti i loro limiti, provano a dare una risposta sul senso del dolore innocente a chi, stando nella sofferenza, lo chiede.
    Di questo stavamo parlando. Il resto è tifoseria da stadio.
    Mi spiace essermi espresso in modo che qualcuno possa aver avuto l’impressione che io possa avercela con il Card. Martini. Non mi interessa giudicare lui o il suo lascito pastorale. Semplicemente, ripeto, non capisco l’entusiasmo per quella che è EVIDENTEMENTE un’omissione.
    Le parole di don Galli mi ricordano quelle ragazzine innamorate che dicono di adorare anche i difetti dei loro morosi… Un po’ di obiettività e di “sobrietà” avrebbe aiutato ad evitare questa ennesima inutile polemica.

  68. Lorenzo Cuffini scrive,

    11 aprile 2017 @ 16:32

    Una risposta VA DATA.

    Dipende da che risposta.
    LA risposta l’ha data Gesù Cristo, in croce.
    Ed è una risposta senza parole, grazie a Dio. Tale da suscitare (l’ho visto molte volte, come credo tutti) l’attenzione e il rispetto anche di chi non crede.
    Non parliamo di buoni sentimenti e fuffa. Parliamo di Gesù Dio che muore inchiodato su una croce.
    Abbiamo quello. Che altro ci serve?
    Ci sono momenti in cui vanno bene le lezioni di catechismo e di teologia (ammesso che non siano tante belle ruote di pavone per chi le fa) ci sono dei momenti in cui possono NON andare bene.
    Ripeto ancora una volta : Gesù Cristo non è stato messo in croce cogliendo l’occasione per fare un sensazionale bignami teologico su sofferenza & morte, e Maria, ai suoi piedi, non da spiaccicato una, parola.
    Noi crediamo di poter fare di piu’ di loro, sui calvari che frequentiamo, Fede?!!
    Altro che nuovafedecattolica e altre bubbole del genere.

  69. Federico Benedetti scrive,

    11 aprile 2017 @ 16:37

    Appunto, Lorenzo, è quello che dicevo anc’io.
    Andava indicato il Signore sulla croce.
    Se non lo fa un vescovo, chi lo deve fare?
    Se non lo fa quando un genitore soffre per la perdita di un figlio, quando va fatto?
    Sto dicendo questo anch’io, pari pari. Non penso mica a grandi trattati di catechismo.
    La risposta da dare è proprio questa: guarda Gesù sulla croce, la Vergine Addolorata ai suoi piedi, la terra che si ricopre di tenebre…
    Perchè il card. Martini non l’ha fatto?
    Perchè si è limitato a dire “vede, come uomo, non ho molto da dire…”?

  70. Andrea Salvi scrive,

    11 aprile 2017 @ 16:52

    A proposito dell’ultimo intervento di Luigi Accattoli, anche Romano Guardini aveva detto qualcosa di simile a quanto detto dal visitatore da lui citato: “Nel giorno del Giudizio Dio m’interrogherà, ma, quando avrà finito di interrogarmi, incomincerò io ad interrogare Lui e gli farò soprattutto una domanda: “Perché la sofferenza di chi è innocente ?”.
    E teniamo presente che nella malattia quasi sempre la sofferenza è innocente, perchè la malattia non ci viene addosso per le nostre colpe, come una punizione.

  71. LuigiMortari Fides scrive,

    11 aprile 2017 @ 16:55

    Mi vien da pensare che abbiano soppresso il Salmo 120(121)
    in quanto non abbastanza adulto.

    Quello che fa:
    “Alzo gli occhi verso i monti:
    da dove mi verrà l’aiuto?
    Il mio aiuto viene dal Signore:
    egli ha fatto cielo e terra”.

    Sostituendolo con:
    “Abbasso gli occhi verso terra:
    da dove mi verrà l’aiuto?
    la mia domanda non ha risposta,
    sono cavoli nostri!”

  72. Andrea Salvi scrive,

    11 aprile 2017 @ 17:01

    Nessuno qui mi sembra abbia negato che l’aiuto viene dal Signore. Ai monti del salmo oggi i cristiani sostituiscono la Croce. E’ a quella che guardiamo. Rimane il problema, l’enigma del perché della malattia, della sofferenza.

  73. LuigiMortari Fides scrive,

    11 aprile 2017 @ 17:08

    @AndreaSalvi

    Qui si è detto che non serve “alzare gli occhi”.
    Qui si è detto che non è opportuno “guardare alla croce”.
    Quella Croce che la dottrina afferma essere “unica spes”.
    Insomma, vedi un po’ tu…

  74. Lorenzo Cuffini scrive,

    11 aprile 2017 @ 17:09

    Al contrario Fides.
    Il mio aiuto viene dal Signore, in croce come me.

  75. Lorenzo Cuffini scrive,

    11 aprile 2017 @ 17:10

    Sottoscrivo Andrea, in particolare l’innocenza della sofferenza della persona ammalata.

  76. LuigiMortari Fides scrive,

    11 aprile 2017 @ 17:13

    Sottoscrivo, @LorenzoCuffini

  77. Victoria Boe scrive,

    11 aprile 2017 @ 17:16

    “Continua pure ad abbeverarti alle fonti della sapienza del card. Martini ed a ostinarti a non alzare lo sguardo al Cielo, ma non disprezzare coloro che, anche con faticae con tutti i loro limiti, provano a dare una risposta sul senso del dolore innocente a chi, stando nella sofferenza, lo chiede.”

    Io non disprezzo nessuno, caro Federico, proprio nessuno. E non “mi abbevero” alla sapienza di nessuno. Per il semplice fatto che, prima di ogni altra cosa, penso con la mia testa.
    Se poi ho la fortuna di conoscere persone in cui riconosco il mio stesso modo di pensare, e sono persone esemplari che sono di riconosciuta sapienza e che sono apprezzate in tutto il mondo, non posso fara a meno di rallegrarmene.
    Quanto alle risposte sul dolore innocente, mi dispiace dover dire che non ce ne sono. NON CE NE SONO. Per cui meglio evitare le frasi fatte che sanno di ipocrisia. Non ci sono parole vere di conforto davanti a certi dolori e non si possono indicare strade precise.
    Si può solo pregare che sia Dio a indicare la strada.
    D’altro canto, sono ben significative le parole dette da quel nonno a don Carlo Galli: ” grazie, reverendo, per l’incontro di questa sera con il vescovo. E sa perché le dico grazie? Perché mi ha fatto incontrare un uomo “onesto”. Il che significa che è ONESTO esprimere la propria vicinanza, come uomo, a chi soffre e mettersi a pregare; senza aggiungere parole inutili e perciò vuote.
    Lei dice:” posso aver avuto l’impressione che io possa avercela con il Card. Martini. Non mi interessa giudicare lui o il suo lascito pastorale. Semplicemente, ripeto, non capisco l’entusiasmo per quella che è EVIDENTEMENTE un’omissione.”
    No, mi dispiace per lei, ma continua a sbagliare nel parlare, anzi gridare, che si tratta EVIDENTEMENTE di omissione. L’ evidenza è solo per lei, Federico. Non c’è stata alcuna omissione nel comportamento di Martini. C’è stata “onestà”. Punto. E questa non è affatto una “tifoseria da stadio”, che non mi è mai appartenuta. Anche questa, infatti, è onestà, per quanto mi riguarda.
    Per il resto, continui pure a credere ciò in cui le piace credere, ma non travisi le parole altrui( cioè le mie) quando non le piacciono.

  78. Enrico Usvelli scrive,

    11 aprile 2017 @ 17:28

    Federico,
    stai, direi volutamente, trascurando ‘mi sto mi sto recando in cappella a pregare.’
    L’hai preso come un commiato? A me non pare.
    E’ vero, il nonno anche lui ha sottolineato la prima parte, ma nulla sappiamo di questa persona. E’ un fervente cattolico o è tiepido o praticamente ateo?
    Io, da credente, vorrei poche prediche, immagino che un ateo ne vorrebbe ancora meno.

  79. Elisa74 scrive,

    11 aprile 2017 @ 17:39

    Seguendo il consiglio di alzare lo sguardo…sono tornata ai primi post, e rileggendo le parole di don Galli credo di poter dire che si può dire la stessa cosa in modi diversi. O meglio, le risposte che come cristiani diamo alle persone nel dolore e nella sofferenza vanno misurate tenendo conto di chi abbiamo davanti. È l’onestà di cui parla il nonno in riferimento al cardinal Martini: quest’uomo si è sentito rispettato nel suo dolore e ha apprezzato che il cardinale non avesse voluto dire parole che in quel momento l’avrebbero ferito o irritato. Infatti è proprio Questo l’insegnamento che ne trae don Galli: il discernimento delle situazioni e lo stile rispettoso verso le persone.
    Immagino che questo nonno non fosse particolarmente credente. Altrimenti, ha ragione Federico, un cristiano può dire e fare di più.
    Occorre capire chi si ha davanti, per non irritare e provocare rabbia in chi già si trova in difficoltà. L’ha sottolineato anche l’amico di Luigi, poco sopra.
    Quindi non litighiamo, ben sapendo che ognuno di noi affronta il dolore in modo diverso. Ma, mi permetto di dire a Victoria, non sminuire chi trova parole “alte”, chi cerca nella Parola di Dio il conforto e la vicinanza che altri trovano nei fratelli.
    Io credo nell’onestà di Maria Cristina, di Clodine e di Federico, e le loro parole mi trasmettono la bellezza di una fede sincera che vuole dare delle risposte ragionate e profonde. Colui che alza il proprio sguardo e vede il Risorto davanti alla Croce coglie il vero significato della Pasqua: ogni giorno è chiamato a vivere questa fede e a testimoniarla, come un semplice vaso di creta.

  80. Enrico Usvelli scrive,

    11 aprile 2017 @ 17:48

    Elisa74,
    bellissimo commento.

  81. LuigiMortari Fides scrive,

    11 aprile 2017 @ 17:52

    Alleluja!

  82. Federico Benedetti scrive,

    11 aprile 2017 @ 18:26

    Ringrazio Elisa per averci proposto una sintesi in cui tutti possiamo riconoscerci.
    E’ vero che possono esserci modi diversi per dire la stessa cosa. Ma bisogna dirla. E francamente qui sembrava che in fondo fosse sufficiente (anzi, l’unico approccio giusto!) solo riconoscere che “come uomo, non ho molto da dire…”.
    Chiarito questo, amici come prima.

    Riguardo alla persona del Card. Martini, credetemi, non escludo affatto che, come mi suggerisce Enrico, Martini volesse parlare a quelle persone della croce di Cristo dicendo che stava per andare a pregare (per la verità l’avevo già preso in considerazione e scritto nel mio commento delle 14.32), ma trovo comunque fuori luogo elogiare la vicinanza umana di un vescovo che in una circostanza del genere omette di parlare di Cristo.
    In questo blog, come è noto, abbondano i “turiferari” ed evidentemente l’incenso si infonde un po’ alla volta a tutti i membri della Compagnia di Gesù.
    Tra pochi mesi si concluderà il primo lustro dalla morte del Card. Martini: siono già iniziate le pressioni per l’apertura del processo di beatificazione?

  83. Federico Benedetti scrive,

    11 aprile 2017 @ 18:26

    A proposito, 74 è il cognome?

  84. Luigi Accattoli scrive,

    11 aprile 2017 @ 18:33

    Il cognome è Ferrari. Elisa ricordati di firmare per esteso. E vieni più spesso.

  85. Victoria Boe scrive,

    11 aprile 2017 @ 18:42

    ” Rimane il problema, l’enigma del perché della malattia, della sofferenza.”

    Sì, è proprio un mistero, che però si può spiegare SOLO IN PARTE con la caducità di tutto ciò che è creato. Nella distruzione di quel che è stato creato è insita la sofferenza.
    Dunque, le malattie sono naturali, ma può trovarsi un rimedio.
    Quel che è inaccettabile è la sofferenza, soprattutto quella dei bimbi. Di fronte alla loro sofferenza si resta spiazzati, senza parole. E si alza l’eterno grido: PERCHÉ?
    Ma anche di fronte a certe sofferenze terribili di persone adulte non si può fare a meno di restare ammutoliti e di essere tentati di pensare che non esista alcun Dio in cui credere. Un Dio che non dà spiegazioni, che sembra assente, che resta impassibile. È questa l’enorme pietra d’inciampo in cui si incappa prima o poi. Ed è questa che può allontanare da Dio e che fa capire l’ateismo di molti.
    Ma c’è anche un altro scandalo altrettanto indecifrabile: la diversità delle sofferenze, in alcuni molto pesanti o insostenibili tanto da indurre al suicidio, in altri più leggere. Come se quel Padre di cui tutti siamo figli, abbia in realtà figli e figliastri.
    La Bibbia ci mette davanti la figura di Giobbe che vuol mettere alle strette Dio per avere risposte, e alla fine non gli resta che abbassare la testa rassegnato, avendo capito che Dio ha i suoi disegni che sono diversi da quelli dell’uomo.
    Può essere una risposta soddisfacente questa?
    Se è vero che è nella natura delle cose rassegnarsi agli eventi della vita, resta il fatto che non tutti hanno in dotazione quella fortezza d’animo che può far fronte alla disperazione che assale di fronte alle sofferenze penose. Allora, appare inutile cercare spiegazioni.
    Resta da fare solo una cosa: aiutare in ogni modo chi si trova nel regno della sofferenza, accarezzarlo, dargli la mano per fargli sentire il calore umano.

  86. Andrea Salvi scrive,

    11 aprile 2017 @ 18:50

    Forse qui abbondano i turiferari, ma c’e’ anche qualche “piagnone”.

  87. Victoria Boe scrive,

    11 aprile 2017 @ 19:28

    “Ma, mi permetto di dire a Victoria, non sminuire chi trova parole “alte”, chi cerca nella Parola di Dio il conforto e la vicinanza che altri trovano nei fratelli.”

    Se tu, Elisa, hai capito che io “sminuisco”, devo contraddirti e ribadire con determinazione che io non disprezzo né sminuisco.
    Semplicemente rivendico il diritto di esprimere il senso della mia fede che è altro rispetto a quella di coloro che tu hai citato. Forse, se capisco bene, anche della tua.
    C’è spazio per tutti qui.
    Non mi piace tuttavia che altri critichino, per partito preso, quello che penso io e che esprimo in piena libertà. E che viene spesso e malamente tacciato di “arroganza”.
    Sono consapevole di essere fuori dal coro, eppure so bene che tantissimi altri, che però non entrano in questo blog, mi sono vicini nel pensiero.
    Ognuno ha facoltà di dire quel che vuole. Ma i travisamenti no, non sono accettabili.
    Ognuno ha il diritto di credere quel che vuole, ma anche di rispettare chi la pensa in modo diverso e, soprattutto, senza pontificare rifacendosi alle solite parole che tu, Elisa, puoi anche definire “alte” ma che io invece trovo trite e ritrite e poco realistiche se confrontate con la realtà dei fatti.
    Dio è nella realtà dei fatti, qui sulla Terra. Gesù Cristo anche.
    E i fatti vanno letti per quello che sono e non per suggestioni indicate da una certo tipo di religiosità.
    Se poi a molti piace vederLo lassù in cielo, liberissimi di vederlo lassù.
    Ma intanto io sono libera di vederLo quaggiù e di dirlo.
    Sarà pure terra-terra questo modo di vedere le cose, sarà pure di scarsa o nulla spiritualità, ma io le vedo così e mi comporto di conseguenza.
    Precisato tutto questo, ti mando un bel saluto, Elisa.

  88. Victoria Boe scrive,

    11 aprile 2017 @ 19:41

    “Tra pochi mesi si concluderà il primo lustro dalla morte del Card. Martini: siono già iniziate le pressioni per l’apertura del processo di beatificazione?”

    Lo abbiamo capito che a lei il card. Martini non piace.
    Ma questa poteva risparmiarsela. Non fa ridere.

  89. Federico Benedetti scrive,

    11 aprile 2017 @ 21:09

    E abbiamo capito tutti che a te piace.
    E allora?

  90. Andrea Salvi scrive,

    11 aprile 2017 @ 21:46

    “Non ho un “atteggiamento negativo verso Martini. Il fatto anche di insinuare una cosa del genere rientra nella logica del “linciaggio” di cui accennavo prima: si sminuisce e si denigra ciò che non si condivide”. L’ hai detto più sopra
    E allora non è credibile affermare una cosa è poi l’esatto contrario. Dopodiché uno qui e’ libero di pensarla come vuole, a differenza di altri blog ove se dissenti dal conduttore vieni silenziato per il resto dei tuoi giorni. Cosa che qui grazie a Luigi Accattoli non avviene.

  91. Victoria Boe scrive,

    11 aprile 2017 @ 22:39

    L’atteggiamento negativo verso Martini c’è, eccome se c’è.
    Non solo da parte di Federico Benedetti, ma da parte di tutti quelli che sono sulla stessa linea.
    E il motivo ben preciso, chiaro a tutto il mondo, è che Martini era un uomo di Chiesa dalla mente aperta e lungimirante. Ha formato migliaia di giovani sul suo pensiero. Ci sarebbe molto da imparare da lui, dalla sua umanità.
    Non ho mai letto in questo blog una sola parola di apprezzamento nei suoi confronti. Non una! e questo la dice lunga sul clima del blog.
    Solo Luigi Accattoli qualche rara volta lo ha citato.
    Qui non sono ben visti uomini di Chiesa che si discostano dalle anticaglie religiose. I più ne hanno paura come fossero degli eretici.
    Invece, fuori di qui, nella vita reale, se ne sente parlare spesso.
    Martini, Enzo Bianchi e altri sono punti di riferimento per moltissimi cattolici, quelli che amano il rinnovamento della Chiesa.
    Il Papa attuale, che si trova sulla stessa linea di Martini, viene visto male per gli stessi motivi di cui ho detto prima.
    Ma la Chiesa andrà avanti grazie a questi innovatori temuti e ostracizzati.
    Lo Spirito sa Lui dove far veleggiare la Chiesa.

  92. giuseppe di melchiorre scrive,

    11 aprile 2017 @ 23:03

    Cara Victoria, mi permetti questo aggettivo fin troppo abusato e banalizzato? Te lo chiedo perché io alle parole do molta importanza e cerco di usarle nel loro proprio significato. In questo blog, il cui titolare un po’ conosco personalmente e molto stimo, certi interventi però mi procurano respingimento. Leggo, ma spesso non me la sento di intervenire. E so che altri ex-frequentatori sono ancora lettori, ma silenziosi più di me.
    La mia fede è quella che è. Quello che mi consola è la sicurezza che Gesù è stato molto più comprensivo di alcune persone, e sono certo che lo è ancora. Io, quando sono davanti al tabernacolo, non penso tanto all’Ostia consacrata, quanto a Lui com’era in carne e ossa. E sentirlo così mi rinfranca, perché Lui accettava e cercava tutti. Che bello!!!!….
    Buone notte, Victoria, a te e a tutti, nessuno escluso.

  93. Victoria Boe scrive,

    12 aprile 2017 @ 0:02

    Ricambio la buona notte, caro giuseppe di melchiorre.
    Tu sei davvero una bella persona. Apprezzo la tua discrezione, la tua delicatezza.
    Per quel che può valere, hai tutta la mia stima.
    Ciao…

  94. Federico Benedetti scrive,

    12 aprile 2017 @ 9:16

    Andrea Salvi, scusa ma dov’è la contraddizione?
    Confermo che non ho nulla contro il card. Martini e mi dispiace aver dato un’impressione diversa. Ce l’ho, senza ipocrisie, con i turiferari martiniani di ieri e di oggi. Anche questa accusa di non essere “credibile”, di “affermare una cosa e poi l’esatto contrario” rientra in quella strategia denigratoria e di “linciaggio” di cui scrivevo qui sopra.
    Conosco il metodo, e non mi lascio azzittire.

  95. Enrico Usvelli scrive,

    12 aprile 2017 @ 9:32

    Victoria,
    ‘Qui non sono ben visti uomini di Chiesa che si discostano dalle anticaglie religiose’

    Magari se hai un po’ più di rispetto per chi ha altre persone di riferimento rispetto alle tue…
    A me personalmente il card. Martini piace, però rispetto chi trova aiuto per la sua fede in altri cardinali (Biffi, Caffarra sono i primi che mi sono venuti in mente). Nemmeno loro sono eretici.

  96. Enrico Usvelli scrive,

    12 aprile 2017 @ 9:41

    Federico,
    le tue frasi erano dirette contro i ‘fans’ di Martini, ma in generale chi non apprezza i fans di qualcuno non apprezza nemmeno quel qualcuno, per cui le tue frasi si potevano interpretare come di poca simpatia verso Martini stesso.

  97. LuigiMortari Fides scrive,

    12 aprile 2017 @ 9:47

    Come Usvelli anch’io ho tanti punti di vista in comune con Martini, grande persona, grande pensatore, grande cristiano.
    Allo stesso modo respingo chi usa le parole di Martini per attaccare chi vede e vive la fede in modo diverso.
    Da Martini, fedele sempre alla Chiesa, anche quando i suoi punti di vista divergevano chiaramente, si dovrebbe imparare prima di tutto a rispettare e “amare” la fede dell’altro; come tanti raggi portano a un’unico sole, così è della fede.

  98. Andrea Salvi scrive,

    12 aprile 2017 @ 9:51

    Caro Federico, in questi giorni vedo che il tuo ego bellico è particolarmente attivo. Lanci anatemi e accuse prive di fondamento, vedi turiferari dappertutto e con queste definizioni inconsciamente o consciamente offendi. Per fortuna come ho già detto, qui a differenza di altri siti a te probabilmente cari si può dire quello che si pensa senza essere bannato. Buona giornata, “piagnone”

  99. Federico Benedetti scrive,

    12 aprile 2017 @ 10:21

    Caro Andrea,
    chiudiamo ogni polemica.
    Non volevo lanciare accuse e offese, ma sottolineare come certe espressioni che anche tu avevi usato potevano suonare come un tentativo di azzittire il prossimo e di censurare il dissenso.
    Siamo alla Vigilia del Triduo Pasquale, non proseguiamo in uno scontro che non desideriamo e non ci aiuta a vivere come si deve la Settimana Santa.
    Se ti ho offeso, ti chiedo scusa.
    Buona giornata e buona Settima Santa.

  100. Andrea Salvi scrive,

    12 aprile 2017 @ 10:55

    Sono d’accordo chiudiamo ogni polemica e pensiamo ad Altro. Anche tu accetta le mie scuse per quelli che hai ritenuto tentativi di linciaggio, ma che non volevano essere tali.

  101. Victoria Boe scrive,

    12 aprile 2017 @ 12:15

    Enrico Usvelli, che significa “Magari se hai un po’ più di rispetto…”?
    Dove la vedi la mancanza di rispetto da parte mia? Forse nel fatto che parlo di una fede che è più congeniale al mio pensiero e alla mia personalità, e che indispettisce sommamente chi ha una fede vecchio stile e vorrebbe rivendicarla come l’unica giusta e vera?
    Dovrei stare zittina e buona di fronte a certe frasi che mi suscitano spontanea reazione di rigetto? Dovrei, cioè, uniformarmi al pensiero altrui per amore del quieto vivere?
    Finora mi pare che da subito le ostilità si siano rivolte INDECOROSAMENTE nei miei confronti, o sbaglio?
    Qua appena si sente una voce fuori dal coro, si sobbalza e si guarda con sospetto.
    Allora, per favore, proviamo ad esercitare il sacrosanto criterio di obiettività, che, in altri termini, corrisponde all’equilibrio mentale di una persona. Smettiamola di essere faziosi fino al ridicolo. Anche questo dovrebbe aiutare a far maturare. Dico “dovrebbe” perché l’esito non è garantito quando l’infantilismo di certe persone è radicato.
    E ora dimmi pure che con questo commento non ho dimostrato “rispetto”.

  102. Clodine-Claudia Leo scrive,

    12 aprile 2017 @ 13:11

    Che pesante!

  103. Victoria Boe scrive,

    12 aprile 2017 @ 14:04

    Eccola la vera mancanza di rispetto dimostrata chiara chiara.
    E tutti zitti, naturalmente.

  104. LuigiMortari Fides scrive,

    12 aprile 2017 @ 17:14

    Dove la vedi la mancanza di rispetto da parte mia?

    Evidentemente chi scrive considera una frase come ” visione della fede che rasenta la patologia” una sorta di complimento.
    O dobbiamo prenderla come una seria preoccupazione per la salute mentale del prossimo e quindi come un atto di pura misericordia?

  105. Victoria Boe scrive,

    12 aprile 2017 @ 17:50

    Senta, gentile signore, quando lei smetterà di leggere delle frasi decontestualizzate, sarà sempre tardi.
    Provo a suggerirle un consiglio piccolo piccolo: legga l’intero testo senza estrarre a suo piacimento delle frasi per buttarle in faccia alle persone che non le piacciono perché le generano una frustrazione grande come una casa. Questo giochetto disonesto lo lasci ai politici, che ci sguazzano in questo genere di pretesti sporchi.
    Mi suscita ilarità però che lei si metta a cercare nei miei commenti le parti incriminate.
    Posso dirle che lei è la faziosità fatta persona? Lo è lei insieme a qualcun altro che preferisco non nominare ( non vale la pena).
    Ebbene sì, lei a me non piace per niente, anzi mi è proprio antipatico, perché è di una faziosità meschina.
    Lei è un gran maleducato, e io con tal genere di persone non ho niente a che fare.
    Questa non è mancanza di rispetto, è sincerità. Franca sincerità.
    E niente ha a che fare con rispetto o non rispetto.
    Risolva con sé stesso quel penoso problema della frustrazione, e non mescoli la misericordia con le scemenze di bassa lega. Le sue scemenze.
    E che diamine!! Ogni pazienza ha un limite, caro signore.

  106. LuigiMortari Fides scrive,

    12 aprile 2017 @ 18:18

    Misericordes sicut Marilisa.

  107. Victoria Boe scrive,

    12 aprile 2017 @ 18:22

    Bene, bravo, bis!!!

  108. Clodine-Claudia Leo scrive,

    12 aprile 2017 @ 21:47

    Poesia di Nietzsche durante il periodo di Bonn, quando ventenne si iscrive alla facoltà di teologia:

    “Al Dio sconosciuto, inafferrabile, smarrito, eppure da invocare nuovamente”

    “Ancora una volta, prima che m’avvii con lo sguardo rivolto innanzi
    Io levo solitario a te le mani chiedendoti rifugio
    A te cui alzo nel profondo cuore grandi altari solenni
    Perché la voce Tua sempre mi chiami.

    Lassù risplende profondamente incisa
    La parola : Al Dio sconosciuto. Ed io son suo,
    Anche se son rimasto fino a quest’ora fra le schiere empie
    Io sono Suo, e sento le catene che mi vogliono portare alla battaglia
    Sicché se fuggo mi costringono a servirlo

    Ti voglio conoscere o sconosciuto che afferri l’anima mia
    Che la mia vita sconvolgi come una tempesta
    O inafferrabile eppure congiunto, voglio conoscerti e servirti”…

    Autunno del 1864.

    Tutto questo, prima che ,corroso dai dubbi finì col ribellarsi violentemente al cristianesimo, deviando dalla sua opzione fondamentale. Tra abbondanti lacrime e violenti discorsi stabilì che d’ora in avanti avrebbe cambiato radicalmente la propria vita e, volgendosi al materialismo minò di fatto tutte le fondamenta della fede cristiana. La filosofia orizzontale, materialista, atea e pessimista di Shopenhauer divenne il sostituto della religione.

  109. Amigoni p. Luigi scrive,

    12 aprile 2017 @ 23:27

    Del dolore innocente non ha disquisito nemmeno Gesù, perché sapeva che sarebbero arrivati Valli e fans suoi a spiegare tutto.
    Quanto alla beatificazione del cardinal Martini non c’è da temere né l’arrivo del prossimo quinquennio di morte né altre scadenze. Beatificazioni ufficiali e pompose fanno parte di quei “duecento anni” di cui parlava lui che sono volati via più celermente di quanto lui stesso potesse augurarsi e immaginare.

  110. giuseppe di melchiorre scrive,

    12 aprile 2017 @ 23:34

    Jean Guitton, filosofo e scrittore francese, esponente del pensiero cattolico, nominato, da papa Paolo VI, primo uditore laico al Concilio Vaticano II.
    «Per i cristiani, Dio è necessariamente discreto. Ha posto un’apparenza di probabilità nei dubbi che investono la sua esistenza. Si è avvolto di ombre per rendere la fede più appassionata e, senza dubbio, anche per aver il diritto di perdonare il nostro rifiuto. Occorre che la soluzione contraria alla fede conservi una sua verosimiglianza per lasciare completa libertà di azione alla sua misericordia».
    Scusa, Clodine. Ho fatto un copia-incolla. Io non sono bravo come te.
    Buona notte e sogni d’oro! 🙂

  111. Victoria Boe scrive,

    13 aprile 2017 @ 0:11

    Anche io, caro giuseppe di melchiorre, faccio un copia-incolla da una pagina di E.Bianchi, a cui sono grata per gli insegnamenti che ne ho ricevuto.
    Ha scritto: ” secondo la tradizione cristiana, ogni essere umano, per cattivo e delinquente che sia, porta sempre in sé l’immagine di Dio, anche quando ne smarrisce la somiglianza. In questo senso, l’uomo è stato reso capace di etica, di riconoscere e compiere il bene, CREDENTE O NON CREDENTE, CRISTIANO O NON CRISTIANO che sia.
    … Un cristiano non ha tutte le risposte, ma ha molte più domande da fare INNANZITUTTO A SÉ STESSO e poi agli altri. Se le fa a Dio, è perché “sente”, percepisce una presenza: quella dell’amore e della libertà, che non negano il caso e la necessità, ma danno “gusto” alla vita. Dio non è un tappabuchi, né un ansiolitico per chi è angosciato, né un antidoto per le paure umane: ignoriamo tante cose e sovente il mistero resta tale anche quando lo guardiamo in faccia.”

    Parole, queste, che dicono che a certe domande, per esempio sulla sofferenza, non ci sono risposte. “Il mistero resta tale anche quando lo guardiamo in faccia.”

  112. Victoria Boe scrive,

    13 aprile 2017 @ 0:59

    Un altro grande della Chiesa, il card. G. Ravasi, ha scritto questa bella pagina sulla sofferenza umana:

    “Il dolore non è mai solo una questione fisica o psicologia; è sempre il simbolo della nostra realtà di creature limitate, caduche, pervase dal male. È per questo che la Bibbia è tutta striata dalla sofferenza, a partire dalla Genesi ove s’intrecciano temi coordinati e distinti come libertà, colpa, dolore e morte. C’è, poi, il lamento orante del Salterio: quasi un terzo dei Salmi è una supplica di infelici che mettono davanti a Dio tutta l’iridescenza oscura del male che li attanaglia. C’è la voce altissima di Giobbe che nel soffrire, attraverso un tragico itinerario di protesta, giunge però all’incontro con Dio e alla scoperta di un progetto trascendente in cui ha una collocazione anche il mistero del dolore.
    Entra poi in scena il misterioso Servo del Signore, «uomo dei dolori» cantato da Isaia: nel suo soffrire innocente egli rivela un seme di fecondità e non di morte, che riesce a diramarsi nel deserto della storia. Ci sono, quindi, tanti approcci diversi a questa sorta di cittadella invalicabile che è il dolore umano, cittadella assediata da sempre da tutte le culture che ne hanno fatto soprattutto una questione religiosa, come supponeva già il filosofo greco Epicuro che s’interrogava così: «Se Dio vuol togliere il male e non può, allora è impotente. Se può e non vuole, allora è ostile nei nostri confronti. Se vuole e può, perché allora esiste il male e non viene eliminato da lui?».
    Cristo s’interessa radicalmente della sofferenza, tant’è vero che il Vangelo di Marco è per oltre un terzo una serie di racconti di guarigioni di malati. Tuttavia, come diceva il poeta francese Paul Claudel, «Dio è venuto NON A SPIEGARE LA SOFFERENZA, è venuto a riempirla della sua presenza». Infatti, attraverso il Figlio suo, egli è entrato nella carne dell’uomo, divenendo uomo, condividendo il nostro limite, assumendolo in sé. Non per nulla egli sperimenta tutta la gamma del dolore umano: la sofferenza fisica, la solitudine dagli amici, la paura di morire, il silenzio di Dio e, alla fine, il diventare cadavere nella morte.
    Ma proprio perché Cristo è il Figlio di Dio, attraversando il dolore e la morte, ha lasciato in essi un seme di divinità, di eternità.”

    Sono consolanti queste parole per chi è cristiano.

  113. Victoria Boe scrive,

    13 aprile 2017 @ 1:08

    Parole assai spiritose e veritiere quelle di Amigoni p. Luigi @ 23:27
    Un applauso.
    😀 😀

  114. giuseppe di melchiorre scrive,

    13 aprile 2017 @ 9:34

    Mi unisco al tuo applauso a P. Luigi Amigoni, Victoria.
    Quanto scritto dal Card. Ravasi e riportato da te sul rapporto tra Gesù e il dolore, nel mio piccolissimo, ma nella convinzione che non ci può essere né un “dolore colpevole” né un “dolore innocente” da ascrivere a Dio, l’ho scritto anch’io su questo blog…
    Ma non ti permettere di coinvolgermi in un copia-incolla!!! 🙂 🙂 🙂
    Buon Giovedì Santo a tutti!

  115. Federico Benedetti scrive,

    13 aprile 2017 @ 9:45

    Non voglio perdere i benefici della confessione e quindi non evidenzierò come certi commenti, anche da parte di sacerdoti, mi sembrino veramente poco spiritosi e soprattutto poco miosericordiosi.

    Avete saputo della prossima visita del papa a Cesena?
    Chissà dove pranzerà…
    Speriamo che per allora siano riusciti ad arrestare Igor Vaclavic/Feher (o quale che sia il suo nome). Perchè è vero che “ogni essere umano, per cattivo e delinquente che sia, porta sempre in sé l’immagine di Dio, anche quando ne smarrisce la somiglianza”, ma troverselo di fronte armato fino ai denti mentre si passeggia in campagna non deve essere uno di quei momenti edificanti che fanno rendere grazie a Dio.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/cronaca/papa-francesco-1.3037146

  116. picchio scrive,

    13 aprile 2017 @ 10:09

    grazie padre Amigoni per le sue belle parole che condivido pienamente.
    Buona Pasqua
    Cristina Vicquery

  117. LuigiMortari Fides scrive,

    13 aprile 2017 @ 10:11

    Dio è venuto NON A SPIEGARE LA SOFFERENZA, è venuto a riempirla della sua presenza

    Belle le parole di Ravasi, ma io nella lettura del Vangelo ho un parere diverso e cioè che Gesù sia venuto per toglierla questa sofferenza agli uomini facendola propria. Ridà la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, fa camminare gli storpi, guarisce i lebbrosi e gli indemoniati, cancella i peccati, fa resuscitare i morti.
    Il fatto che dopo duemila anni si continui a soffrire e a morire è uno degli interrogativi cardine del cristianesimo.

  118. giuseppe di melchiorre scrive,

    13 aprile 2017 @ 10:12

    Caro Federico, quanto a Igor, o come si chiama, ma anche ad altri casi simili, condivido il tuo commento.
    Buon Giovedì Santo anche a te.

  119. picchio scrive,

    13 aprile 2017 @ 10:16

    non voglio perdere i benefici della confessione e quindi non evidenzierò come certi commenti di Federico mi sembrino intrisi di melliflua ipocrisia. No, non lo farò.
    cristina vicquery

  120. picchio scrive,

    13 aprile 2017 @ 10:21

    luigi in realtà gesù non ha “Ridato la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, fattto camminare gli storpi, guarito i lebbrosi e gli indemoniati, cancellato i peccati, fatto resuscitare i morti” lo ha fatto solo con alcuni di essi, la minima parte …la maggior parte dei cechi, lebbrosi e morti suoi contemporanei sono rimasti cechi lebbrosi e morti.. Già con gesù vivente la sofferenza è rimasta un mistero
    cristina vicquery

  121. picchio scrive,

    13 aprile 2017 @ 10:27

    sono cieca o scritto cechi 🙂
    cristina vicquery

  122. LuigiMortari Fides scrive,

    13 aprile 2017 @ 10:36

    sono cieca o scritto cechi

    Ahahahah … e hai scritto anche “o” 😉

  123. picchio scrive,

    13 aprile 2017 @ 10:38

    🙂 🙂

    perchè in realtà ho una lieve dislessia..le doppie per esempio mi fanno impazzire…

    come si fa ha fare il grassetto luigi?
    cristina

  124. picchio scrive,

    13 aprile 2017 @ 10:40

    🙂 🙂 🙂

  125. Federico Benedetti scrive,

    13 aprile 2017 @ 10:58

    Non è melliflua ipocrisia, ma un tentativo di esprimere dissenso (in questo caso anche prendere le distanze) senza essere inutilmente aggressivo.
    Un tentativo.
    La risposta di picchio mi dimostra che si tratta di un accorgimento e di una fatica che in questo blog difficilmente vengono apprezzati. Anzi, sistematicamente diventano occasione di altre polemiche.

    Lo dico allora chiaramente: l’intervento di p. Amigoni non è spiritoso e lo trovo assai poco misericordioso. Stride con lo spirito del Triduo Pasquale.
    Non mi è piaciuto per niente, specialmente se penso che provenga da un sacerdote.

    Non entro poi nel merito dei cechi, degli slovacchi e dei ripetuti errori di grammatica dei professori italiani…

  126. LuigiMortari Fides scrive,

    13 aprile 2017 @ 10:58

    Per il grassetto includi il testo fra i tag e
    Senza spazi però (io li ho dovuti messi altrimenti non li vedevi….)

  127. LuigiMortari Fides scrive,

    13 aprile 2017 @ 11:00

    ecco anche con gli spazi non si vedono allora uso il carattere *

    la parola picchio per vederla in grassetto scrivi picchio
    togliendo gli asterischi!

  128. LuigiMortari Fides scrive,

    13 aprile 2017 @ 11:01

    niente da fare …. te lo scrivo su fb.

  129. Enrico Usvelli scrive,

    13 aprile 2017 @ 11:34

    Federico,
    grazie per la notizia sul Papa, io non sono lontanissimo da Cesena e spero di riuscire ad andarci (cosa che probabilmente penserà mezza Romagna). Non conosco il vescovo di Cesena ma dall’articolo mi è piaciuto. Non ho capito ‘Chissà dove pranzerà’. Immagino fosse una battuta ma non so in riferimento a cosa.
    Lo slavo è ricercato dalle tue parti? Oggi ho letto di sfuggita sul Carlino che forse ha rubato una barca e con quella poteva arrivare al mare.

  130. picchio scrive,

    13 aprile 2017 @ 11:38

    federico
    Lo dico allora chiaramente: l’intervento di p. Amigoni non è spiritoso e lo trovo assai poco misericordioso. Stride con lo spirito del Triduo Pasquale.
    Non mi è piaciuto per niente, specialmente se penso che provenga da un sacerdote.

    scritto cosi va benissimo, si capiva anche prima che era così quindi perchè nasconderti dietro a quei penosi stratagemmi retorici che ti fanno apparire solo ipocrita???
    ti vai di nuovo a confessare adesso che l’hai detto?

    “Non entro poi nel merito dei cechi, degli slovacchi e dei ripetuti errori di grammatica dei professori italiani…
    commento da bambino di cinque anni che deve vendicarsi sempre dei supposti torti subiti, è la tua maniera che ormai conosciamo da anni di correre dietro alle gonne della mamma dicendo ” mi hanno trattato male……”
    e cresci una buona volta, dai!
    cristina vicquery

  131. Victoria Boe scrive,

    13 aprile 2017 @ 13:12

    “l’intervento di p. Amigoni non è spiritoso e lo trovo assai poco misericordioso. Stride con lo spirito del Triduo Pasquale.”

    Può anche non trovarlo spiritoso, ma non capisco cosa c’entri la “misericordia” in tutto questo.
    E poi, lei va con la faccia da funerale durante il Triduo Pasquale? L’essere spiritosi “stride”?! Quando mai?

  132. Federico Benedetti scrive,

    13 aprile 2017 @ 13:38

    @Victoria, che scrive:
    “ma non capisco cosa c’entri la “misericordia” in tutto questo”.

    Non pretendo certo che tu lo comprenda, ma a mio parere l’intervento di p. Amigoni è stato poco misericordioso nei confronti di quelli che definisce “Valli e fans” e di chi ha parlato della beatificazione di Martini.
    Ed è questa mancanza di misericordia, in un sacerdote, che stride con il Triduo Pasquale.
    A me le battute spiritose picciono, ma questa non lo era.
    A fronte di complimenti ingiustificati ho ritenuto di esprimere la mia opinione.
    Non c’è altro da capire.

  133. Federico Benedetti scrive,

    13 aprile 2017 @ 13:49

    @Enrico,
    pensa che ho pubblicato quella notizia proprio pensando a te.
    Il riferimento al pranzo era ironico: a Milano il Papa ha pranzato a San Vittore e a Cesena non c’è il carcere… Immagino che la Curia saprà trovargli una sistemazione equivalente.
    Igor il Russo (anche se è serbo questo è il suo soprannome e non posso fare a meno di pensare che i “russi” dalle nostre parti hanno sempre portato guai…) si nasconde tra le fratte e i canali a una quindicina di chilometri da casa mia. Uno dei miei nonni era di Portmagiòr, dove lo slavo ha ucciso una guardia volontaria e mandato un’altra all’ospedale… Non è facile fare finta di niente sapendo chi è, cosa ha combinato, e che si nasconde a due passi da casa mia sfuggendo come Rambo ai nostri militari. Speriamo che mettano presto fine anche a questo incubo.

  134. Federico Benedetti scrive,

    13 aprile 2017 @ 13:53

    picchio sei incommentabile.
    Hai una faccia tosta pazzesca, con quello che hai sempre scritto tu qui.
    Lasciamo perdere…

  135. Clodine-Claudia Leo scrive,

    13 aprile 2017 @ 13:56

    Veder citati con enfasi pseudo teologi e filosofi dall’immaginazione tanto fervida da rasentare l’eresia, è una roba che trovo sconvolgente. Pensare a come la presenza di siffatti epigoni circolanti in sede conciliare -presenza che contribuì non poco a picconare parte delle fondamenta della Chiesa cattolica- e dover constatare come ancora certe “guide cieche” si citino alla stregua di “maestri” e profeti, fa quasi accaponare la pelle!

    Comunque. Su quanto scritto da Amigoni, preferirei stendere un pietoso velo.
    Gesù, egregio Amigoni,conosceva anche prima della sua morte in croce tutto il male nel mondo, le ingiustizie, le atrocità, le sofferenze, i dolori , i lutti ..ed anche ciò che lo attendeva.

    Ma di fronte ai mali del mondo anche i più ignobili , e alla sua stessa fine, non sviluppò una “giustificazione”, una teodicea più o meno filosofica su Dio: la sua risposta è molto più pratica visto che è salito spontaneamente al patibolo..dunque la risposta l’ avrà data , semmai, con la sua stessa vita. Certo che non ha disquisito sul dolore, giacché lo patì, ma invita a rivolgersi a Dio come ad un Padre che nella sua assistenza attiva si preoccupa del singolo passero e del singolo capello. In quel Padre che conosce tutti i nostri bisogni e fa apparire superflua ogni nostra preoccupazione. Questa è la risposta pratica di Gesù davanti al male, alla morte e alla malattia.

    Ed è su questi presupposti, caro Amigoni,che i primi cristiani credettero, e ci credetto talmente da divulgare questa novella scandalosa tanto da finire a loro volta sul patibolo. Dunque, spetta a ciascuno in piena libertà scegliere se prestare fede , con la ragione, nel Risorto, se credere ad una vita superanti le dimensioni dello spazio e del tempo, nell’ambito invisibile, immutabile, incomprensibile di Dio in Colui che “ci ha riscattati a caro prezzo” oppure no!

    E’ vero, Gesù non ha disquisito del dolore innocente, il suo, anche. Se lo avesse fatto si sarebbe fermato a metà strada invece andò coerentemente con fede confidante nel Padre fino in fondo. Allora, perché noi dovremmo, fermarci a metà strada! Se in Cristo possiamo credere con ragionevole certezza che io, voi, come Gesù nel dolore,in Gesù crocifisso nella prova e fin dentro l’abisso del non senso saremo come Lui “afferrati”.
    La fede, proprio come quel sepolcro vuoto, ha a che fare con Dio, con l’invisibile, l’incomprensibile. Nessuna via, che non passi per la fede, può condurre alla vita eterna.

  136. Clodine-Claudia Leo scrive,

    13 aprile 2017 @ 13:59

    Sono d’accordo con Federico!

  137. Victoria Boe scrive,

    13 aprile 2017 @ 14:15

    Non c’ era da dubitarne.

  138. Andrea Salvi scrive,

    13 aprile 2017 @ 14:23

    Posso prendere a prestito questo commento dell’ allora Cardinale Ratzinger sulla lettera ai Corinzi in cui si descrive la istituzione della Eucarestia? Vista la diversità dei “carismi” di questo blog e la circostanza?
    “Si celebra l’eucaristia con l’unico Cristo e pertanto con tutta la chiesa, o non la si celebra affatto. Chi nell’eucaristia cerca solo il proprio gruppo, chi in essa e attraverso di essa non si inserisce in tutta quanta la chiesa e non oltrepassa il suo punto di vista particolare, fa esattamente ciò che viene rimproverato ai cristiani di Corinto. Egli si siede per così dire con la schiena rivolta contro gli altri e distrugge così l’eucaristia per lui stesso e la disturba per gli altri. Egli fa allora soltanto la sua cena e disprezza la chiesa di Dio”.
    Ci riflettero’ questa sera.

  139. LuigiMortari Fides scrive,

    13 aprile 2017 @ 14:42

    Bravo Salvi!
    Il significato vero della comunione è proprio questo.

  140. Clodine-Claudia Leo scrive,

    13 aprile 2017 @ 15:06

    Condivido. …

  141. Lorenzo Cuffini scrive,

    13 aprile 2017 @ 15:29

    “Condivido. …”
    Toh, guarda.Difatti:
    ” pseudo teologi e filosofi dall’immaginazione tanto fervida da rasentare l’eresia”
    “siffatti epigoni circolanti in sede conciliare -presenza che contribuì non poco a picconare parte delle fondamenta della Chiesa cattolica…”
    “guide cieche”.
    Bel modo di condividere alla rovescia il pensiero di Ratzinger riportato qui sopra.

  142. Clodine-Claudia Leo scrive,

    13 aprile 2017 @ 16:01

    Che c’entra Ratzinger! Su 140 interventi e relative decine di citazioni con tanto di autore …secondo Cuffini , è sul pensiero di Ratzinger che mi sarei soffermata? Ma che sta dicendo…
    Il solito pirla…

  143. Lorenzo Cuffini scrive,

    13 aprile 2017 @ 16:10

    Soofermarsi, effettivamente, immagino che non si sia soffermata su nulla.
    Claudia Floris Leo è troppo impegnata a fare altro, per esempio a mandare a morire ammazzata la gente, per dire.

  144. Clodine-Claudia Leo scrive,

    13 aprile 2017 @ 16:22

    Sono altri gli “epigoni” cui faccio riferimento non certo Ratzinger…

  145. Clodine-Claudia Leo scrive,

    13 aprile 2017 @ 16:25

    Ecco non soffermati su di me cuffini, pensa a te e vedrai che nessuno ti manderà a moriammazzato!
    buon triduo

  146. Lorenzo Cuffini scrive,

    13 aprile 2017 @ 16:41

    Certo, nessuno altro potrebbe farlo. Né me, né nessun altro.
    E’ una cosa che va al di fuori di ogni possibilità contemplata.
    Quindi, è una delle poche cose di cui, qui sopra, puo’ andare certamente fiera.
    Resta una perla tutta sua, una esclusiva by Claudia Floris Leo:

    Clodine-Claudia Leo scrive,
    10 aprile 2017 @ 23:48
    “Nessuno ha chiesto il tuo parere, ok? Non sei obbligato a leggere quello che scrivo hai capito…fatti a sbollire le natiche da qualche altra parte vammoriammazzato..stronzo!”

    Clodine-Claudia Leo scrive,
    10 aprile 2017 @ 23:54
    “appunto…vai affanculo vai…”

    ” buon triduo” lo dica ,più giovevolmente, a chiunque altro le venga a tiro.

  147. Clodine-Claudia Leo scrive,

    13 aprile 2017 @ 16:52

    Amen!

  148. Lorenzo Cuffini scrive,

    13 aprile 2017 @ 17:00

    🙂
    Un po’ difficile dire altro, effettivamente.

  149. Lorenzo Cuffini scrive,

    13 aprile 2017 @ 17:02

    Nel frattempo, per tornare alla domanda da cui ero partito, dopo l’insulto di prammatica, se avesse voglia di riflettere su questo….Che cosa condivide (“condivido….) del pensiero di Ratzinger sulla comunione riportato da Andrea Salvi e apprezzato da Fides, dal momento che due righe sopra si è appena “seduta per così dire con la schiena rivolta contro” una serie di cristiani che, per suo mero capriccio personale e senza uno straccio di sdrucita autorità, lei sletama a piene mani pubblicamente, solo per dar fiato alle sue logore frustrazioni?!

  150. Lorenzo Cuffini scrive,

    13 aprile 2017 @ 17:06

    Oppure quel ” condivido” delle 15,06 era riferito, a casaccio, a uno dei 140 interventi e relative decine di citazioni con tanto di autore ….?
    🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

  151. Enrico Usvelli scrive,

    13 aprile 2017 @ 17:07

    Federico,
    ‘Immagino che la Curia saprà trovargli una sistemazione equivalente.’
    Non conosco Cesena e quindi non ho idea di dove potrebbero portarlo.
    Io apprezzo il fatto che il Papa disorienti tutti andando a mangiare con gli ultimi e visitando associazioni sconosciute, spero che questo lo apprezzi anche tu. C’è chi dice che sia tutta scena, io dico che puoi fregare chi legge le notizie a casa, ma gli abitué della mensa dei poveri o i carcerati non li freghi, lo sentono a pelle se chi si avvicina a loro è sincero o meno.

  152. Clodine-Claudia Leo scrive,

    13 aprile 2017 @ 17:32

    Se avessi studiato un briciolo di Mariologia (sempre tu sappia cosa sia la mariologia) Lorenzo cuffini avresti immediatamente individuato il filosofo teologo di riferimento ma siccone sei solo un arrogante, provocatore che ha preso di mira la sottoscritta allo scopo di denigrare in modo gratuito non solo non devo giustificare a te nulla di quanto scrivo ma ti esorto a studiare anziché perdere tempo a fare il bullo. …ridicolo!

  153. Clodine-Claudia Leo scrive,

    13 aprile 2017 @ 17:35

    Clorinda non parla a casaccio non ti preoccupare. ..

  154. Clodine-Claudia Leo scrive,

    13 aprile 2017 @ 17:45

    Volevo dire Clodine. ..

    Il correttore del cellulare ha inserito Clorinda…che non è così malaccio dai….
    approfitto per augurare a tutti un Santo Giovedi in Coena Domini un rito di straordinario da vivere intensamente.

  155. Clodine-Claudia Leo scrive,

    13 aprile 2017 @ 17:46

    Volevo dire Clodine. ..

    Il correttore del cellulare ha inserito Clorinda…che non è così malaccio dai….
    approfitto per augurare a tutti un Santo Giovedi in Coena Domini un rito straordinario da vivere intensamente.

  156. Lorenzo Cuffini scrive,

    13 aprile 2017 @ 17:57

    Come no, come no, come no.
    Solito minestrone allungato, solita crusca insapore, solito polverone alzato ad arte , solita saccenteria per coprire il niente.
    In una parola: la solita Claudia Floris Leo.
    🙂
    “Prenderla di mira?”
    Le spara talmente grosse e grezze e grevi che non c’è bisogno di nessunissima mira.
    Esplode da sè.

  157. Clodine-Claudia Leo scrive,

    14 aprile 2017 @ 8:50

    Per tornare alla rava e alla fava, qui, chi esplode e implode ripetutamente , in modo evidente sotto gli occhi di tutti sei sempre e soltanto tu, caro Lorenzo!

    Con l’augurio che tu possa risolvere i tuoi problemini -specie con le donne- e correre in grazia di Dio verso Pasque sempre nuove.

    Clodine

  158. Lorenzo Cuffini scrive,

    14 aprile 2017 @ 9:21

    Donna, ?!!!!
    🙂
    Per il linguaggio da camallo portuale che usi qui sopra, stento a crederlo.
    Quanto ai tuoi auguri, mi hai già augurato di andare a morire di morte violenta.
    L”ipocrisia e la retorica “delle Pasque sempre nuove”, tientela per fare la ruota del pavone fuori di qui: che nessuno più ci casca.
    Quando avrai deciso di smetterla di gettare fango e sterco in faccia alla Chiesa , ( ultimo, il commento di ieri alle 13,56) sarà sempre troppo tardi.

  159. Lorenzo Cuffini scrive,

    14 aprile 2017 @ 9:37

    Intanto si resta sempre in attesa di conoscere i nomi degli:
    ” pseudo teologi e filosofi dall’immaginazione tanto fervida da rasentare l’eresia”
    “siffatti epigoni circolanti in sede conciliare -presenza che contribuì non poco a picconare parte delle fondamenta della Chiesa cattolica…”
    “guide cieche”.
    Dicevi che sono…?

  160. Lorenzo Cuffini scrive,

    14 aprile 2017 @ 10:34

    Per tornare poi per davvero ” alla rava e alla fava” proposte da Accattoli nel suo post sul dolore innocente, lasciando da parte gli psicodrammi da due soldi in cui si cerca sempre di buttare la discussione, giova ricordare in due righe la risposta, anch’essa ” onesta” e limpidissima, come sempre, di papa Bendetto, alla domanda che gli pose in diretta tv la bimba coinvolta nello Tsunami asiatico.

    “<>.

    Le dedico a tutti coloro che la passione e il venerdì santo se lo vivono addosso, nella vita e nella carne, magari da una vita e in tutta la loro carne, e in più devono anche sorbettarsi le maestrine e i maestrini di turno che pretenderebbero di far loro lezione sulla VERA VERITA’ della sofferenza.
    Non lasciatevi distrarre dal loro inutile cicaleccio e, almeno mentalmente, spernacchateli di cuore…..
    Gesù in croce. E basta.

  161. Lorenzo Cuffini scrive,

    14 aprile 2017 @ 10:35

    La risposta di Benedetto era questa:

    “Cara Elena, anche a me vengono le stesse domande:
    perché è così?
    Perché voi dovete soffrire tanto, mentre altri vivono in comodità?
    E non abbiamo le risposte.
    Ma sappiamo che Gesù ha sofferto come voi, innocente.
    Che il Dio vero che si mostra in Gesù, sta dalla vostra parte.
    Ed essere consapevoli che, un giorno, io capirò che questa sofferenza non era vuota, ma che dietro di essa c’è un progetto buono, un progetto di amore”

  162. Federico Benedetti scrive,

    14 aprile 2017 @ 13:44

    @Enrico, che scrive:
    “Io apprezzo il fatto che il Papa disorienti tutti andando a mangiare con gli ultimi e visitando associazioni sconosciute, spero che questo lo apprezzi anche tu. C’è chi dice che sia tutta scena, io dico che puoi fregare chi legge le notizie a casa, ma gli abitué della mensa dei poveri o i carcerati non li freghi, lo sentono a pelle se chi si avvicina a loro è sincero o meno”.

    Apprezzo moltissimo questo ed altri gesti del papa che sicuramente sono sinceri. Il punto è un altro. E vale la pena considerarlo perchè si estende anche ad altre questioni.
    Se il papa rifiuta di pranzare in un luogo ufficiale (la Curia vescovile) e decidere di andrare altrove , si apre una discrezionalità assoluta: perchè il carcere sì e l’istituto per disabili no? Perchè la casa protetta con i nonni sì e la casa famiglia per ragazze madri no? I profughi africani sì e il campo rom no? l’istituto per ciechi sì la scuola dell’infanzia delle suore no?
    Questo arbitrio è difficile da spegare A CHI NON VIENE SCELTO.
    Ad esempio a Milano, in una visita pastorale lampo di una giornata, il papa ha visitato la periferia delle Case Bianche, ma quanto è grande Milano? Quanti quartieri periferici e popolari avrebbero disiderato la visita del papa?
    Lo stesso per il pranzo: se va in Arcivescovado nulla da dire, tutti la riconoscono come sede/fulcro della diocesi, ma diversamente viene fatta una scelta che arbitraria, discrezionale… ingiusta. O non compresa.
    Dove voglio arrivare?
    Penso ai valori non negoziabili: si è detto che non ci debbano essere priorità tra i valori, si vorrebbe che fossero tutti portati avanti e difesi con forma ma DI FATTO si lascia la scelta arbitraria. Questo pontificato ha delle sue priorità, il prossimo ne avrà altre ARBITRARIAMENTE. Si genera confusione, incomprensione e non si capisce se esistano valori veramente non negoziabili…
    Si possono fare altri esempi.
    Probabilmente mi sono espresso male, potevo fare di meglio. Ad ogni modo credo di aver chiarito le ragioni di quella battuta sul pranzo a Cesena, dove non ci sono carceri.

  163. Lorenzo Cuffini scrive,

    14 aprile 2017 @ 14:25

    Mi pare; Fede, che non ci sia nessun punto.
    I papi, nelle visite pastorali, non potendo visitare tutto, hanno sempre, per forza, scelto alcune destinazioni simboliche anziché altre. Raramente la visita si limita al solo vescovado, o alla sola cattedrale.
    Il tuo ragionamento inficerebbe qualunque scelta operativa di qualunque viaggio. Perché magari una parrocchia e un’altra no? Perché una strada percorsa, e un’altra no? Perché una piazza e un’altra no? Perché un santuario e un’altro no?Perché un luogo di sofferenza, e un altro no?
    Quello che tu chiami un arbitrio,difficile da fare capire a chi non è scelto, è semplicemente UNA SCELTA.Prova a pensare a tutti i viaggi di GPII , papa viaggiatore per eccellenza,e vedi che in ognuno di questi il tuo quesito si riproporrebbe.
    Quanto alla giravolta con cui salti ai valori non negoziabili…che c’azzecca?
    Nulla.
    Il discorso sulle priorità è non solo naturale ed evidente: ma provvidenziale.Si tratta di una diversità di accenti posti su un tema piuttosto che su un altro.
    Senza che nessuno degli argomenti meno ricorrenti nella predicazione sia sconfessato.Trattandosi tutti di argomenti di predicazione con un’unica matrice.
    Che poi uno (generico) preferisca sentirsi ripetere il ritornello che preferisce e faccia il broncio se non lo sente ripetere piu’, questo ha a che vedere con il suo ( generico) essere viziato e bamboccione, nient’affatto con l’arbitrarietà di quello che predica questo o quel papa.

  164. Enrico Usvelli scrive,

    14 aprile 2017 @ 14:37

    Penso so di averti capito. Non so chi e come decida il programma nelle sue visite lampo. Ma non è importante, secondo me. La Curia rappresenta tutti, ok, ma o alla fine mangia solo coi ‘pezzi grossi’ o per forza si deve invitare una rappresentanza degli ultimi. Se il Papa dovesse visitare tutte le carceri, tutti gli ospedali e tutti i quartieri periferici non farebbe altro e forse non ce la farebbe nemmeno a completare il giro. Certo in chi non è scelto può esserci un po’ di amarezza, ma sapere che il Papa è venuto nella tua città e non si è intrattenuto esclusivamente con monsignori, sindaci e prefetti, secondo me fa piacere ugualmente.

  165. Clodine-Claudia Leo scrive,

    15 aprile 2017 @ 9:21

    Per Lorenzo Cuffini

    Lorenzo, una cosa vorrei dirti, a prescindere dall”ostilità apertamente manifesta nei miei riguardi, malgrado, anche recentemente , abbia tentato un approccio amichevole, simpatico con te con l’intento d’instaurare un minimo di empatia – puntuale rifiutata . A fronte di ciò , non da ultimo , dopo una lunga gestazione da parte mia. Un lungo periodo di zen pressoché eroico col quale ho volutamente ignorato le tue continue ingerenze alla fine, perdonami, ma ho provato un forte”rigetto”. Una spontanea, spartana ” reazione” . Io non ho rancore nei tuoi confronti perché quel sentimento non mi appartiene:perdono sempre, e non perché sempre gli altri lo meritno, ma perchè io merito la pace. Detto ciò Vorrei, se me lo consenti , dare la giusta interpretazione a quel “vammoriammazzato” inteso da te come una sorta di maledizione.

    Noi romani, vedi, Lorenzo, non conferiamo a quella parola la valenza forte, truculenta che gli hai attribuito, per noi è un semplice “intercalare”, un banale “vai al diavolo” per intenderci. E’ stata una leggerezza da parte mia, non ho in quel momento ponderato che tu potessi prenderla tanto a male: te ne chiedo scusa, sinceramente, di vero cuore.
    Io ti benedico Lorenzo, benedico te, la tua famiglia la tua sposa i tuoi figli. Possa il Signore ricolmarti di doni, possa sorriderti e darti la forza di sopportare ogni avversità.

    Con sincero pentimento

    Buona Pasqua di Resurrezione!

    Clodine

  166. Lorenzo Cuffini scrive,

    16 aprile 2017 @ 9:53

    🙂

    Non c’è nessuna scusa da chiedere, perché non c’è nessuna offesa subìta.
    Io non la ho “presa a male”: né poco, né tanto.
    Il fraintendimento , che continua, deriva dal mescolare i piani.
    Quello personale con quello della discussione di un blog.
    Che è e resta, per quanto questo sia speciale e prezioso, un blog: punto.
    Per cui non c’è nessuna “ostilità apertamente manifestata” nei tuoi confronti: non sarebbe possibile, manco ci conosciamo! Piuttosto c’è, e robustamente, nei confronti di quello che tu puoi scrivere.Ma questo è fisiologico, mi pare.
    Scambiare per inimicizia il confutare,respingere, fare domande, richiedere spiegazioni è la fonte di ogni fraintendimento.
    Le “continue ingerenze”…:) sono il motivo della partecipazione a un blog come questo.Un luogo pubblico e in cui si esprimono posizioni che vanno worldwide.
    Pensare di farlo come se si parlasse con la pagina di un proprio dario, NON E’ POSSIBILE.
    Ogni parola che io dico qui è pubblica. Puo’ essere letta, soppesata, rivoltata come un calzino, criticata, smentita, attaccata, discussa, respinta, giudicata e magari condannata.In questo non c’è nessuna malizia, malvagità, intento persecutorio o chissà che altro.Semplicemente è la filosofia del web.
    Questo vale per me.Vale per te.Vale per tutti.
    L’empatia non c’entra nulla.
    Specie quella proclamata negli interventi on line: sincera quanto impossibile.
    Dura lo spazio di una digitata.

    Grazie per le parole di augurio, molto belle.
    Io ” mi limito” a dirti Buona Pasqua: non per sparagneria di parole, ma perché è un augurio talmente enorme che , da solo, manda all’aria la vita intera.
    Buona Pasqua, Clodine.

  167. Clodine-Claudia Leo scrive,

    16 aprile 2017 @ 12:10

    Grazie Lorenzo, con affetto, un abbraccio in Cristo, il Risorto!

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