Gilfredo Marengo: il sesso non è un “periculum” ma neanche un “totem”


Ecco un teologo secondo l’animo di Papa Francesco che audacemente argomenta la possibilità offerta oggi alla comunità cristiana di diventare custode della bellezza della famiglia con la franchezza dell’annuncio e la tenerezza dello sguardo. Nei commenti una mia segnalazione del volume di Gilfredo Marengo “Chiesa sesso amore”.

15 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Gilfredo Marengo
    Chiesa sesso amore. Le relazioni «pericolose»
    Edizioni San Paolo 2021, pp. 224, euro 20,00

    GILFREDO MARENGO è ordinario di Antropologia Teologica al Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia (Roma). Ed è vicepreside dello stesso istituto. Ha curato: Giovanni Paolo II, L’amore umano nel piano divino. La redenzione del corpo e la sacramentalità del matrimonio nelle catechesi del mercoledì (1979-1984), Città del Vaticano, 2009. Tra le pubblicazioni: Generare nell’amore. La missione della famiglia cristiana nell’insegnamento ecclesiale dal Vaticano II a oggi, Assisi 2014; Chiesa senza storia, storia senza chiesa. L’inattuale «modernità» del problema chiesa-mondo, Roma 2018; La nascita di un’enciclica. Humanae vitae alla luce degli Archivi Vaticani, Città del Vaticano 2018; Per un sapere della pace. Prefazione di Papa Francesco, Città del Vaticano 2020.

    Conosco bene don Gilfredo e qui nel blog e sul Regno ho già parlato dei suoi lavori:

    http://www.luigiaccattoli.it/blog/dalla-de-nascendae-prolis-alla-humanae-vitae/

    http://www.luigiaccattoli.it/blog/un-filo-rosso-lega-lhumanae-vitae-allamoris-laetitia/

    https://ilregno.it/attualita/2018/16/come-lontano-il-concilio-luigi-accattoli

    15 Marzo, 2022 - 19:51
  2. Luigi Accattoli

    INDICE
    Al lettore
    1. MATRIMONIO, SESSO, FIGLIO
    1. Dove tutto ebbe inizio: la «ritirata della morte»
    2. Il matrimonio a Trento
    3. La difesa del paradigma «matrimonio sesso-figlio»
    4. (Ri)scoprire l’amore umano e la differenza sessuale
    2. DALLA PADRONANZA DI SÉ AI FINI DEL MATRIMONIO
    1. La genesi di un’etica del corpo e del sesso
    2. La novità evangelica: la verginità per il Regno
    3. Il «paradigma» agostiniano
    4. Corpo, sesso, concupiscenza: peccato e redenzione
    3. AMORE, FEDE E SACRAMENTO
    1. Dalla concupiscenza all’amore: un sentiero interrotto?
    2. Il matrimonio: un amore redento
    3. Generati in Cristo: sposi e vergini
    4. OLTRE LA “DITTATURA” DEL SESSO
    Indice dei nomi

    15 Marzo, 2022 - 19:52
  3. Luigi Accattoli

    Qualche passaggio della presentazione al lettore. Più la chiesa ha investito su matrimonio e famiglia – soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II – più si è al largata la forbice tra quanto essa insegna e propone, la mentalità dominante e il vissuto degli uomini e delle donne del nostro tempo.
    Queste pagine cercano di comprendere le ragioni di questo fatto, si propongono di metterne in luce le radici storiche e culturali, al fine di suggerire qualche possibile via di uscita da una tale impasse.
    È stato decisivo, nella seconda metà del XX secolo, l’affrancarsi del sesso e dell’amore dal legame indissolubile con l’istituto del matrimonio. Tale fenomeno fu l’esito di due dinamiche che presero avvio nell’Ottocento: la nascita di un sapere della sessualità e il diffondersi di una narrazione dell’amore, cui ha provveduto la cultura ro mantica, presentato come fondamentale centro di gravità dell’umana esistenza.
    Sesso e amore acquistarono una soggettività e un’autonomia affatto nuova nel panorama della cultura occidentale e ancor più nella sensibilità ecclesiale […].
    Quando la chiesa s’impegnò a una differente valorizzazione della relazione di coppia, si è trovata a “chiudere la stalla quando son fuggiti i buoi”: il tentativo di accordarsi con la comprensione moderna dell’amore e del sesso veniva messo all’ordine del giorno mentre la mentalità dominante ormai era avviata su altre traiettorie, ancora più distanti e ostili.
    La decisione di pubblicare Humanae vitae nel cuore del Sessantotto ha un eloquente potere evocativo […].
    Il lettore troverà in questo saggio una ricostruzione storico-critica del cammino che ha portato a questi scenari e il tentativo di scovare all’interno di questo per corso quell’elemento, apparentemente ben presente, ma allo stesso tempo mai pienamente messo a fuoco, che può avere la pretesa di mettere in discussione un impianto che nel tempo mostra sempre di più i suoi limi ti. Questo fattore è il carattere sacramentale del matrimonio cristiano, in cui l’agire grazioso di Cristo protesta la volontà di donare agli uomini e alle donne l’esperienza della redenzione all’interno delle loro relazioni coniugali. Lasciarsi provocare dai tratti “pericolosi” delle relazioni tra chiesa, sesso e amore non sembra, dunque, preludere innanzitutto all’elaborazione sistematica di una “teologia della sessualità”, ma semmai invita a portare alla luce la capacità della rivelazione cristiana di valorizzare appieno questa dimensione dell’umana esistenza, senza per questo cedere alle equivoche derive orientate ad assegnarle un ruolo totalizzante.
    [pp. 7-13: passim]

    15 Marzo, 2022 - 19:53
  4. Luigi Accattoli

    Mia nota. Già nel saggio del 2018 “Chiesa senza storia, storia senza Chiesa” Gilfredo Marengo tracciava una vasta panoramica di mutazioni del rapporto tra la Chiesa e il mondo nell’epoca moderna. In questo nuovo studio riprende la tessitura di quella tela applicandosi al capitolo gioioso e dolente della riflessione cristiana sul corpo e sul sesso. La conclusione è analoga in ambedue i testi: Marengo trova nella predicazione di Papa Francesco elementi di promettente novità per il superamento di sabbie mobili e smottamenti che negli ultimi secoli avevano paurosamente allontanato l’umanità dal cristianesimo e che avevano ripreso a crescere dopo l’avvicinamento realizzato dal Vaticano II. Secondo il nostro teologo il Papa argentino invita a “guardare il mondo e il tempo presenti realisticamente come condizione e non come obiezione all’agire ecclesiale”; e all’interno di questa pedagogia, chiama a guardare con serenità all’attuale cultura sessuale non puramente come a un ostacolo, ma come a un tratto peculiare dell’umanità alla quale la Chiesa è chiamata a presentare il Vangelo della famiglia e dell’amore sponsale. Francesco insomma ci chiede di passare dal lamento sulla deriva dei costumi alla franchezza di un annuncio evangelico che valorizza la sessualità meglio di come mai si sia fatto nella storia cristiana, ma insieme la relativizza, liberandola dal potere dittatoriale che è venuta assumendo negli ultimi decenni. E la relativizza evitando innanzitutto di porla a diretta antagonista della pedagogia cristiana in materia di affettività (questi spunti sono alle pagine 200-2012). Al commento seguente due brani da memorizzare.

    15 Marzo, 2022 - 19:54
  5. Luigi Accattoli

    Due passi da memorizzare. Immaginare l’agire della chiesa nel mondo come un incontro/scontro tra due modelli di uomo e di sessualità può sortire l’effetto di legittimare improvvidamente proprio quel potere dittatoriale che il sesso sembra esercitare e contro cui si vuole reagire. In alternativa è indispensabile accettare la sfida a saper manifestare le ragioni per le quali l’annuncio cristiano si presenta davvero come liberante dalle pretese di un tale potere, nella misura in cui si mostra capace di valorizzare pienamente la sessualità e, insieme, relativizzarla. (p. 200)
    Superando i confini e i pregiudizi di ogni intonazione polemica, è agevole mettere in luce quanto l’annuncio del Vangelo della famiglia, non più ridotto a un modello ideale da adeguare, offre alla comunità ecclesiale l’occasione imperdibile di presentarsi capace di ospitare ogni storia d’amore, in qualunque frangente essa si trovi a vivere. La cura delle fragilità, ricondotta alla sequenza «Accompagnare, discernere e integrare» suggerita da Papa Francesco, si presenta come un decisivo banco di prova della forza liberante del Vangelo della famiglia (p. 210)

    Un libro di lettura impegnativa ma istruttiva, questo di don Gilfredo, che consiglio ai visitatori dotati di buoni denti.

    15 Marzo, 2022 - 19:55
  6. Leonardo Lugaresi

    Sarà bellisimo, non lo metto in dubbio. Però una frase come «l’agire grazioso di Cristo protesta la volontà di donare agli uomini e alle donne l’esperienza ecc. ecc.» proprio non si può sentire. Dichiara, anzi “protesta”, come direbbe lui, o ignoranza o disprezzo della lingua italiana. L’autore o non conosce l’uso corretto del verbo protestare o se ne frega perché si considera un poeta., «miglior fabbro del parlar materno». E dei preti-poeti bisogna diffidare.

    16 Marzo, 2022 - 10:58
  7. Luigi Accattoli

    A Leonardo Lugaresi che protesta. “L’autore o non conosce l’uso corretto del verbo protestare o se ne frega”. In genere invecchiando i professori diventano meno severi e dunque prendo questa tua intransigenza come un segno di giovinezza. Il Marengo in quel passo usava il verbo protestare nel significato di affermare, dichiarare, proclamare. Un uso vecchio ma non troppo: lo trovi in Manzoni, Pirandello, Pavese. Eccolo nel nono capitolo dei Promessi Sposi: Il nostro autore non descrive quel viaggio notturno, tace il nome del paese dove fra Cristoforo aveva indirizzate le due donne; anzi protesta espressamente di non lo voler dire. Dal progresso della storia si rileva poi la cagione di queste reticenze. Un bel saluto, prof.

    16 Marzo, 2022 - 11:40
  8. Leonardo Lugaresi

    Veramente io ero di manica larga, anzi largissima, anche da giovane quindi figurati adesso. Però il soccorso manzoniano che invochi per il tuo teologo temo che sia scarsamente efficace, per due ragioni: la prima è che il costrutto è diverso (protestare lì regge un verbo e non un sostantivo in funzione di complemento oggetto), la seconda è che protestare nel senso di dichiarare ha sempre una connotazione in qualche modo “difensiva” o “polemica”, implicita ma desumibile dal contesto, come illustra bene l’esempio da te addotto. Scrivendo che «l’agire grazioso di Cristo protesta la volontà di donare agli uomini e alle donne l’esperienza ecc. ecc.» il tuo poeta ha voluto fare di più e di meglio del Manzoni. Se avesse scritto che, mentre noi gli imputiamo questo e quello, Dio con il sacramento del matrimonio protesta di voler donare agli uomini ecc. ecc. la frase non sarebbe venuta fuori così “poetica”.
    Credimi: non mi intendo quasi di nulla, ma per la lingua italiana un certo orecchio in tanti anni me lo sono fatto.

    19 Marzo, 2022 - 10:23
  9. Leonardo Lugaresi

    Dimenticavo: addurre Marino o il Bartoli come testimoni a difesa, in questa causa, verrebbe a confermare il mio assunto. «È del poeta il fin la meraviglia …».

    (E già che ci siamo: c’è qualcun altro a cui piace molto dire delle frasi “ad effetto”, che devono sembrargli particolarmente acute ed efficaci, ma che poi bisogna far finta di non aver sentito perché, prese per quello che voglion dire in lingua italiana, risulterebbero quanto mai “problematiche” … Questa del tuo teologo-poeta nn lo è affatto, anzi; ma insomma, coi tempi che corrono meno barocco c’è in teologia, meglio è)

    19 Marzo, 2022 - 10:44
  10. Fabio Cittadini

    Chiedendo scusa per il disturbo ma mi permetto di far notare che di libri interessati ce ne sono. Segnalo “Teologia del gioco” (per saperne qualcosa https://iltuttonelframmento.blogspot.com/2021/07/teologia-del-gioco.html) dove finalmente qualcuno parla del gioco/sport in chiave teologica. L’opera, peraltro, è stata segnalata sul recente mensile “Jesus” (marzo 2022). Sarebbe bello che un apprezzato giornalista, come lei, ne parlasse, anche se l’autore è poco conosciuto (a differenza di Marengo). Con stima.

    21 Marzo, 2022 - 16:36
  11. Luigi Accattoli

    22 Marzo, 2022 - 11:38
  12. Luigi Accattoli

    Buongiorno Fabio. Ho inserito qui sopra la foto della copertina del tuo libro e avendo letto nel tuo blog la scheda del libro e avendo visto un tuo video di presentazione, ti rivolgo tre domande.
    La prima: che risultati ha ottenuto il tuo sondaggio sul gioco nella Bibbia?
    La seconda: qual è il frammento di teologia ludica più attuale da te rintracciato in duemila anni di pensiero cristiano?
    La terza: potresti dire qui in breve le due matrici etimologiche dello iocus e del ludus alle quali accenni nel video?
    Grazie se avrai la bontà di rispondere con dieci righe per ciascuna domanda…

    22 Marzo, 2022 - 12:23
  13. Fabio Cittadini

    Anzitutto grazie per l’interessamento. Provo a rispondere alle tre domande poste in ordine e in maniera sintetica (spero). Se volesse dedicargli un suo spazio mi faccia sapere.
    1) Nella Bibbia si parla di gioco più di quanto si creda. A cominciare da Isacco – traducibile dall’ebraico con “Dio gioca” – ,passando per la Sapienza bambina che gioca davanti a Dio – come dice il testo di Proverbi 8, per approdare all’evento della nostra salvezza: la Croce e la Risurrezione. Classe sacerdotale e classe politica, stando al testo biblico, ingaggiano contro Gesù un gioco mortale nel quale, però, egli risulta vittorioso: è il Risorto. Ma andando oltre Gesù, si scopre che anche i suoi discepoli hanno dovuto giocare. Insomma la Sacra Scrittura ha una tonalità ludica che personalmente ho trovato interessante.
    2) Come ho trovato interessante fra i diversi frammenti di teologia ludica gli atti dei martiri, in particolar modo la “Passio” di Perpetua e Felicita: è un continuo attingere al vocabolario ludico/al vocabolario dello sport nella descrizione del loro martirio. Per non parlare di Santa Teresina che nella sua celebre opera vuole essere una pallina – un giocattolo quindi – nelle mani di Gesù Bambino. Insomma la vita spirituale come gioco: impressionante!!
    3) Per rispondere alla terza domanda mi cito, chiedendo scusa: “Ludus e iocus sono i due termini con cui, in latino, viene nominata l’attività ludica, la cui base etimologica evoca il movimento del guizzare dei pesci. Con essi, in generale, veniva significata ogni rappresentazione gioiosa e divertente, mentre, in particolare, con iocus veniva indicato lo scherzo irriverente e derisorio, tutto ciò che si contrapponeva all’impegno responsabile. Va affermato tuttavia che ludus non indicava qualcosa di alternativo alla serietà al punto tale che con esso si qualificava anche l’insegnamento scolastico, l’esecuzione musicale e la rappresentazione sacra. Il fatto che nella lingua italiana per esprimere l’intera attività ludica, iocus abbia decisamente prevalso – da questo termine deriva in italiano gioco – costituisce un indizio per comprendere quale pregiudizio si celi dietro a tale lemma”. Faccio notare che sia il verbo francese jouer che il verbo inglese to play è utilizzato alla stesso modo di come i latini impiegavano il verbo ludere.
    Con stima F. C.

    22 Marzo, 2022 - 17:26
  14. Luigi Accattoli

    Interessante. Grazie. Vedrò di procurarmi il volume.

    22 Marzo, 2022 - 18:15

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