Giovedì 27 quarto mio dibattito con Rusconi sul Papa

Francesco dalla folla di Milano al convegno ‘Fare chiarezza’. Crescono i pro e i contro è il titolo del quarto dibattito che Giuseppe Rusconi e io faremo dopodomani al Centro Russia Ecumenica, dove avevamo tenuto il primo il 26 gennaio. Nei commenti il luogo, l’orario, i contenuti, i precedenti.

58 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Questa è la locandina del nuovo appuntamento:

    Francesco dalla folla di Milano
    al convegno “Fare chiarezza”
    Crescono i pro e i contro

    Conducono Giuseppe Rusconi e Luigi Accattoli
    Centro Russia Ecumenica
    Via Borgo Pio 141
    Giovedì 27 aprile 2017 – ore 17.00

    25 Aprile, 2017 - 8:28
  2. Luigi Accattoli

    Giuseppe e io abbiamo individuato nella visita di Francesco a Milano (25 marzo) e nel convegno “Fare chiarezza” (Roma 22 aprile) i due eventi recenti che garantiscono una buona presa sugli sviluppi del contagio e del disagio che caratterizzano l’atteggiamento della comunità cattolica verso la figura di Papa Bergoglio. Giuseppe ed io diamo letture diverse dei due fatti e da qui in avanti parlerò solo per me.

    25 Aprile, 2017 - 8:29
  3. Luigi Accattoli

    A Milano abbiamo visto una viva, ampia, pastosa rispondenza del popolo ambrosiano alla predicazione papale: a quella predicazione che i promotori del convegno internazionale “Fare chiarezza su Amoris laetitia” coordinato da Riccardo Cascioli (direttore della “Nuova Bussola Quotidiana” e del Timone”) ritengono difettosa e pericolosa. Il contagio papale a Milano si è espresso in ogni appuntamento di quella densa giornata, ha avuto significative risonanze nelle persone coinvolte, ha comportato ripensamenti verso Francesco da parte di tanti che fino ad allora erano restati incerti. “Francesco lo sto scoprendo ora” ha detto all’Avvenire del 25 marzo il cardinale Scola.

    25 Aprile, 2017 - 8:29
  4. Luigi Accattoli

    Sono stato al convegno “Fare chiarezza” ascoltando dal vivo le prime due relazioni e leggendo poi i testi delle altre: non mi convincono ma neanche mi spaventano. Non mi preoccupa l’intento provocatorio che con la relazione Pierantoni è arrivato a ventilare la presenza di aspetti ereticali in Francesco e a sollecitare la messa in atto di quella “correzione fraterna” verso il Papa – cioè dichiarazione pubblica di errore dottrinale – già proposta dal cardinale Burke. Anche il mio interlocutore Rusconi la ripropone nell’articolo che ha dedicato al convegno. Io reputo utile un convegno critico come questo: ci vedo un momento dialettico funzionale alla ricezione di un documento innovativo qual è l’Amoris laetitia. L’unica cosa che disapprovo è la fretta da cui paiono mossi alcuni protagonisti e portavoce del convegno: Cascioli, Pierantoni, Rusconi. Di un documento di questa portata si discuterà ancora almeno per un decennio e i dubia e i convegni critici (di sicuro ve ne saranno altri) sono utili alla maturazione di atteggiamenti condivisi. E’ in questo spirito che ne tratterò dopodomani con il mio interlocutore.

    25 Aprile, 2017 - 8:30
  5. Victoria Boe

    A me in tutta franchezza questi convegni danno la sgradevole impressione di congiure contro Francesco.
    Più cresce il favore popolare, più aumenta la volontà, da parte di alcuni cattedratici, di far piovere su du di lui accuse infondate. Un vento malsano di rabbia, che dovrebbe investire il Papa fino a farlo cadere.
    C’è da chiedersi con preoccupazione chi manovri dietro il sipario queste mosse nefaste per liberarsi di un Papa tanto più scomodo in quanto segna netta discontinuità fra la sua persona, rappresentativa di un’alta pastoralità in senso evangelico, e un ambiente curiale inquinato da vizi e sporcizie varie che il Papa vorrebbe ripulire. Ma tanti ostacoli glielo impediscono.
    Bisogna pregare perché Francesco non venga travolto dalla cattiveria di certi alti prelati. Bisogna proteggerlo in tutti i modi.
    Tutta questa vicenda riporta ai giorni nostri, seppure in modi diversi, il clima ostile del processo a Gesù, quando Egli fu condannato per colpe inesistenti.
    Oggi il popolo che lo ama deve difenderlo e sorreggerlo. Con la preghiera e con l’amore.

    25 Aprile, 2017 - 9:15
  6. maria cristina venturi

    Victoria Boe arriva a identificare papa Bergoglio con Gesu’e I critici di papa Bergoglio con il processo a Gesu.Ecco dove puo’portare il fanatismo dei seguaci del papa-idolo, a mettere la figura del papa al posto di Gesu’.
    Come I comunisti sovietici mettevano Stalin, il piccolo padre, al posto del Padre Eterno, e bollavano di criminali e nemici del popolo chi si opponeva o criticava Stalin, cosi da quattro anni siamo arrivati a questo clima sovietico nella Chiesa cattolica. IL PASTORE IDOLO, il papa superstar, ha preso il posto di Gesu’nelcuore dei suoi fanatici seguaci che bollano come cattivi, corrotti, farisaici tutti quelli che osano esprimere critiche al papa.
    Questo non e’piu’cristianesimo e’manicheismo allo stato puro:da una parte I buoni, Bergoglio e I suoi dall’altra I cattivi, Burke ,Caffarra e gli altri critici.
    Pregiamo non solo per il papa, perhe’che’si renda conto che e’solo come tutti noi un servo inutile e un umile operaio nella vigna del Signore e non l’UOMO DELLA PROVVIDENZA, .IDOLO DELLE MASSE, ed abbia anche la vera umilta’e carira’che consiste nel fare chiarezza dei dubbi che affliggono parte dei cattolici, e preghiamo anche per noi stessi perche’non cediamo alla tentazione di adorare l’Uomo al posto di Dio, il papa al posto di Gesu’, il Vitello d’Oro,’Idolo visibile e terreno, al posto dell’Invisibile ed Eterno.

    25 Aprile, 2017 - 10:54
  7. picchio

    e’ da un po’ che questi interventi ” chiarificatori” girano sul web, ne aveva presentati alcuni già Magister. Partono un po’ tutti dal presupposto che quello che ha scritto GPII, sia per sempre, come se un papa non possa sviluppare e completare il pensiero di un papa precedente.

    Le correzioni ” formali” lasciano il tempo che trovano, non siamo più nel Medio Evo ed ora qualcosa di ” formale” è qualcosa che deve seguire il codice di diritto canonico che non prevede nulla di questo tipo.Una correzione si risolverà in una dichiarazione del pensiero di Burke sul matrimonio, già espressa in libri, articoli ed interviste.
    cristina vicquery

    25 Aprile, 2017 - 11:26
  8. Victoria Boe

    A lei piace fraintendere, vero signora Venturi? Oppure non sa leggere? Probabile che sia questa seconda cosa.
    Non c’è nessun “Pastore idolo” qui, e non c’è un Papa che la gente creda sia Gesù in persona.
    C’è invece un Pastore che più umile non potrebbe essere e che ecclesiastici e laici come lei, signora, vorrebbero far scomparire il più presto possibile mettendo in atto ogni pretesto improbabile per squalificarlo. Per il semplice motivo che appare intollerabile che lui metta in evidenza, a tutto tondo, la distanza che c’è tra cattolici del vostro stampo, chiusi nella nicchia di una religiosità apparente e dell’egoismo, e il Vangelo di Gesù.
    Sì, voi siete molto lontani dal Vangelo del Cristo, simili ai farisei che Gesù criticava additandoli come dei religiosi non credibili e inaffidabili.

    25 Aprile, 2017 - 11:30
  9. Clodine-Claudia Leo

    Stavolta ci sarò al convegno…eh si che ci sarò .

    25 Aprile, 2017 - 15:23
  10. Enrico Usvelli

    1) Da appassionato di Tolkien mi scoccia che qualcuno cerchi di appropriarsene citando hobbit a casaccio.
    2) Anche ‘Noi siamo Chiesa’ è formata da laici, i fondatori (giustamente) sono stati scomunicati.
    3) I piagnoni continuano a lamentarsi della confusione. Io non vedo come possano in buona fede ignorare che sacerdoti, vescovi, conferenze episcopali anche sotto precedenti Papi si sono prese ‘libertà’ a volte eccessive. Si lamentano pure che il Papa non interviene a fermare le interpretazioni errate e quindi questo sarebbe segno che sotto sotto le approva. Ma anche in passato i Papi raramente sono intervenuti nelle faccende di conferenze e diocesi: tutti eretici?
    4) Voglio essere ottimista e sperare che questo rumore sull’enciclica favorisca la sua lettura integrale da parte di tanti che senza questa ‘pubblicità’ l’avrebbero ignorata.

    25 Aprile, 2017 - 16:48
  11. Enrico Usvelli

    Mi sono fatto prendere dalla fretta: esortazione apostolica, non enciclica

    25 Aprile, 2017 - 16:50
  12. Andrea Salvi

    A MCV
    Probabilmente ti sei confusa.
    L’appellativo di “superstar” è stato usato per papa Giovanni Paolo II
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    25 Aprile, 2017 - 20:28
  13. Andrea Salvi

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    25 Aprile, 2017 - 20:55
  14. Amigoni p. Luigi

    E’ difficile accettare lezioni di eterodossia (“quanto è bello essere liquidi nella ortodossia cattolica”) da chi per oltre 30 anni, fino a febbraio 2013, ci voleva far credere che ogni riga o parola del Papa era magistero autentico, quasi “ex cathedra”.

    26 Aprile, 2017 - 14:03
  15. Victoria Boe

    Sì, molti volevano far credere, ma non tutti, per fortuna, se le bevevano certe stupidaggini. Fra le quali io metto il dogma della infallibilità del Papa. Con tutto rispetto per chi ancora ci crede.

    26 Aprile, 2017 - 18:48
  16. Victoria Boe

    E adesso mi aspetto che qualcuno mi gridi in faccia: “vergognati!”
    Se qualcuno lo farà, risponderò con un gran pernacchio, facendo eco a quello del grandissimo Eduardo.

    26 Aprile, 2017 - 18:52
  17. alphiton

    Ho letto i resoconti degli incontri precedenti e devo dire che vi ho trovato una nota un po’ “salottiera” che non si confà alla posta in gioco. Per carità, se Bergoglio dovesse fallire o lo facessero fallire, il baraccone resterebbe in piedi, ma per la Chiesa sarebbe l’ultimo treno. Come dicono i redattori della NBQ il momento per la vita della Chiesa è drammatico, ma nel senso che l’impostazione data da Papa Francesco è l’unica che può incontrare l’uomo di oggi e se non dovesse essere diventare paradigmatica, ciò segnerebbe, a mio modo di vedere, una vera e propria catastrofe. Gli incontri fra Accattoli, la cui impostazione ovviamente ha tutta la mia approvazione, e Rusconi mi sembra che sappiano un po’ di accademia, mentre in ballo c’è il senso della presenza nel mondo della Chiesa.

    Alberto Farina

    26 Aprile, 2017 - 20:07
  18. Federico Benedetti

    I cattolici credono nei dogmi insegnati dalla Chiesa Cattolica.
    Chi non ci crede non è cattolico.

    Stupisce che qualcuno voglia farci credere di essere cattolico quando non perde occasione per prendere le distanze e dissociarsi dalla fede e dal magistero della Chiesa.
    Sarà malafede, ignoranza o poco sale in zucca?

    26 Aprile, 2017 - 21:11
  19. Federico Benedetti

    Ciao, Guazza!

    26 Aprile, 2017 - 21:11
  20. Andrea Salvi

    E’ un articolo di 10 anni fa ma conserva intatta la sua sorprendente attualità
    ” Almeno una volta è capitato a tutti di rimanere interdetti di fronte al tono di un’email che suona un po’ troppo aggressiva o spinta. Frasi che non si avrebbe il coraggio di pronunciare faccia a faccia, di fronte a un interlocutore in carne ed ossa. Per gli scienziati è tutta colpa del cyberspazio, che toglie le inibizioni e spinge a comportamenti esagerati, che diventano facilmente offensivi, imbarazzanti o semplicemente maleducati.

    E’ uno dei nuovi problemi della comunicazione nell’era di internet che, come riporta il New York Times, sta attirando sempre di più l’attenzione degli psicologi. Una ricerca pubblicata sul CyberPsychology and Behavior nel 2004 spiega il fenomeno con diverse motivazioni: l’anonimato della rete, il fatto di non vedere gli altri direttamente, l’intervallo di tempo che intercorre fra l’invio di un messaggio di posta elettronica e il momento in cui il destinatario lo leggerà. Ma anche la esagerata consapevolezza di sé favorita dal passare ore da soli online, o ancora la mancanza di una figura di riferimento autorevole in rete. A volte l’effetto disinibizione può essere positivo, come nel caso di qualcuno eccessivamente timido, che invece su internet riesce a comunicare senza filtri in modo più efficace. Ma il rovescio della medaglia è quella che rischia di diventare maleducazione e rasenta la molestia.

    Il problema è frequente fra gli adolescenti, ma non riguarda certo solo loro. Ora ha iniziato ad occuparsene una specifica branca della neuroscienza, quella “sociale”, che studia cosa accade nel cervello di due persone quando comunicano in carne ed ossa e cosa avviene invece in un dialogo virtuale. In quest’ultimo caso vengono a mancare tutti quegli indicatori che invece permettono, in un discorso faccia a faccia, di calibrare le risposte e gli interventi successivi in base alle reazioni verbali e fisiche del nostro interlocutore.

    La centrale che raccoglie queste sensazioni, nel cervello, risiede nella corteccia orbitofrontale, spiega sul New York Times Daniel Goleman, esperto del campo ed autore di “Social Intelligence: The New Science of Human Relationship”. E’ proprio in questa area cerebrale che gli scienziati collocano la sede dell’empatia.

    Una serie di ricerche condotte da Jennifer Beer, dell’università della California a Davis, indica che è questo sistema di segnali fisici ed emotivi, colti quando di parla dal vivo con una persona, che permette di evitare azioni offensive per il nostro interlocutore.
    Una riprova è fornita proprio dalla scienza: è stato dimostrato che chi subisce danni neurologici alla corteccia orbitofrontale comincia a collezionare una serie di gaffes sociali e adotta comportamenti impropri, come ad esempio baciare ed abbracciare un perfetto sconosciuto, nel migliore dei casi.

    La corteccia sfrutta una serie di indicatori “sociali” – dal tono della voce alle smorfie sul viso – per modulare gli interventi. Segnali che invece sono assenti in un dialogo virtuale e favoriscono la nascita di equivoci, che possono trasformarsi in qualcosa di spiacevole. Una email aggressiva, dettata dalla fretta o dall’impulso del momento, sarebbe con ogni probabilità ricacciata indietro ed evitata, guardando negli occhi la persona cui è indirizzata. E allo stesso modo, una frase magari anche innocua può essere interpretata in modo sbagliato, per la mancanza degli stessi indicatori fisici.

    E’ un rischio insito nel mezzo virtuale. Chi dal vivo è gentile ed educato, rischia di trasformarsi in un maleducato quando è protetto dall’anonimato della rete. E’ quello che sostiene uno studio pubblicato nel 2002 sul Journal of Language and Social Psychology. Nell’esperimento descritto coppie di studenti universitari che non si conoscevano fra loro, si comportavano in modo cortese ed impeccabile quando si trovavano ad interagire di persona. Ma appena comunicavano tra loro in chat, diventavano aggressivi ed eccessivamente spinti.”
    Considerate questa una provocazione da disinibizione internet indotta.

    26 Aprile, 2017 - 21:12
  21. alphiton

    Invio una parte dello straordinario discorso di Papa Francesco ai redattori del La Civiltà Cattolica (quella cellula cattocomunista guidata dal noto sovversivo Antonio Spadaro) in occasione dell’uscita del numero 4000 della rivista. Mi sembra che in esso sia disegnato un modo di essere cattolici che si discosta dalle geometrie di chi pensa che la Rivelazione sia qualcosa di dato una volta per tutte; essa invece segue anche le vie tortuose della storia e sta a noi coglierne i contorni e le sfumature che, posto un nucleo centrale, il kerygma, cambiano nel tempo.

    Alberto Farina

    […] Oggi vorrei aggiungere qualche riflessione per approfondire quello che i vostri fondatori, ripresi poi da Paolo VI, chiamarono il “disegno costituzionale” della rivista. E vi darò anche tre “patroni”, cioè tre figure di gesuiti alle quali guardare per andare avanti.

    La prima parola è INQUIETUDINE. Vi pongo una domanda: il vostro cuore ha conservato l’inquietudine della ricerca? Solo l’inquietudine dà pace al cuore di un gesuita. Senza inquietudine siamo sterili. Se volete abitare ponti e frontiere dovete avere una mente e un cuore inquieti. A volte si confonde la sicurezza della dottrina con il sospetto per la ricerca. Per voi non sia così. I valori e le tradizioni cristiane non sono pezzi rari da chiudere nelle casse di un museo. La certezza della fede sia invece il motore della vostra ricerca.

    Vi dò come patrono san Pietro Favre (1506-1546), uomo di grandi desideri, spirito inquieto, mai soddisfatto, pioniere dell’ecumenismo. Per Favre, è proprio quando si propongono cose difficili che si manifesta il vero spirito che muove all’azione (cfr Memoriale, 301). Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo. Ecco la domanda che dobbiamo porci: abbiamo grandi visioni e slancio? Siamo audaci? Oppure siamo mediocri, e ci accontentiamo di riflessioni di laboratorio?

    La vostra rivista prenda consapevolezza delle ferite di questo mondo, e individui terapie. Sia una scrittura che tende a comprendere il male, ma anche a versare olio sulle ferite aperte, a guarire. Favre camminava con i suoi piedi e morì giovane di fatica, divorato dai suoi desideri a maggior gloria di Dio. Voi camminate con la vostra intelligenza inquieta che le tastiere dei vostri computer traducono in riflessioni utili per costruire un mondo migliore, il Regno di Dio.

    La seconda parola è INCOMPLETEZZA. Dio è il Deus semper maior, il Dio che ci sorprende sempre. Per questo dovete essere scrittori e giornalisti dal pensiero incompleto, cioè aperto e non chiuso e rigido. La vostra fede apra il vostro pensiero. Fatevi guidare dallo spirito profetico del Vangelo per avere una visione originale, vitale, dinamica, non ovvia. E questo specialmente oggi in un mondo così complesso e pieno di sfide in cui sembra trionfare la “cultura del naufragio” – nutrita di messianismo profano, di mediocrità relativista, di sospetto e di rigidità – e la “cultura del cassonetto”, dove ogni cosa che non funziona come si vorrebbe o che si considera ormai inutile si butta via.

    La crisi è globale, e quindi è necessario rivolgere il nostro sguardo alle convinzioni culturali dominanti e ai criteri tramite i quali le persone ritengono che qualcosa sia buono o cattivo, desiderabile o no. Solo un pensiero davvero aperto può affrontare la crisi e la comprensione di dove sta andando il mondo, di come si affrontano le crisi più complesse e urgenti, la geopolitica, le sfide dell’economia e la grave crisi umanitaria legata al dramma delle migrazioni, che è il vero nodo politico globale dei nostri giorni.

    Vi dò dunque come figura di riferimento il servo di Dio padre Matteo Ricci (1522-1610). Egli compose un grande Mappamondo cinese raffigurando i continenti e le isole fino ad allora conosciuti. Così l’amato popolo cinese poteva vedere raffigurate in forma nuova molte terre lontane che venivano nominate e descritte brevemente. Tra queste pure l’Europa e il luogo dove viveva il Papa. Il Mappamondo servì anche a introdurre ancora meglio il popolo cinese alle altre civiltà. Ecco, con i vostri articoli anche voi siete chiamati a comporre un “mappamondo”: mostrate le scoperte recenti, date un nome ai luoghi, fate conoscere qual è il significato della “civiltà” cattolica, ma pure fate conoscere ai cattolici che Dio è al lavoro anche fuori dai confini della Chiesa, in ogni vera “civiltà”, col soffio dello Spirito.

    La terza parola è IMMAGINAZIONE. Questo nella Chiesa e nel mondo è il tempo del discernimento. Il discernimento si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni, ascoltando le cose che accadono, il sentire della gente che conosce la via umile della cocciutaggine quotidiana, e specialmente dei poveri. La sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguità della vita. Ma bisogna penetrare l’ambiguità, bisogna entrarci, come ha fatto il Signore Gesù assumendo la nostra carne. Il pensiero rigido non è divino perché Gesù ha assunto la nostra carne che non è rigida se non nel momento della morte.

    Per questo mi piace tanto la poesia e, quando mi è possibile, continuo a leggerla. La poesia è piena di metafore. Comprendere le metafore aiuta a rendere il pensiero agile, intuitivo, flessibile, acuto. Chi ha immaginazione non si irrigidisce, ha il senso dell’umorismo, gode sempre della dolcezza della misericordia e della libertà interiore. È in grado di spalancare visioni ampie anche in spazi ristretti come fece nelle sue opere pittoriche il fratel Andrea Pozzo (1642-1709), aprendo con l’immaginazione spazi aperti, cupole e corridoi, lì dove ci sono solo tetti e muri. Vi dò anche lui come figura di riferimento.

    Coltivate dunque nella vostra rivista lo spazio per l’arte, la letteratura, il cinema, il teatro e la musica. Così avete fatto sin dagli inizi, dal 1850. Alcuni giorni fa meditavo sulla pittura di Hans Memling, il pittore fiammingo. E pensavo a come il miracolo di delicatezza che c’è nella sua pittura rappresenti bene la gente. Poi pensavo ai versi di Baudelaire su Rubens lì dove scrive che «la vie afflue et s’agite sans cesse, / Comme l’air dans le ciel et la mer dans la mer». Sì, la vita è fluida e si agita senza sosta come si agita l’aria in cielo e il mare nel mare. Il pensiero della Chiesa deve recuperare genialità e capire sempre meglio come l’uomo si comprende oggi per sviluppare e approfondire il proprio insegnamento. E questa genialità aiuta a capire che la vita non è un quadro in bianco e nero. È un quadro a colori. Alcuni chiari e altri scuri, alcuni tenui e altri vivaci. Ma comunque prevalgono le sfumature. Ed è questo lo spazio del discernimento, lo spazio in cui lo Spirito agita il cielo come l’aria e il mare come l’acqua. Il vostro compito – come chiese il beato Paolo VI – è quello di vivere il confronto «tra le esigenze brucianti dell’uomo e il perenne messaggio del Vangelo» (Discorso in occasione della XXXII Congr. Gen. della Compagnia di Gesù, 3 dicembre 1974). E quelle esigenze brucianti le portate già dentro voi stessi, e nella vostra vita spirituale. Date a questo confronto le forme più adeguate, anche nuove, come richiede oggi il modo di comunicare, che cambia col passare del tempo […] .

    26 Aprile, 2017 - 21:44
  22. Victoria Boe

    “Sarà malafede, ignoranza o poco sale in zucca?”

    È solo un prendere le distanze da ciò che NON È VERO, anche se detto da un’Istituzione, qualunque essa sia.
    Il poco sale in zucca ce l’ha chi si accoda senza ragionare e senza vedere.
    La zucca, più che sale insipido, vuole capacità di raziocinio.

    26 Aprile, 2017 - 21:48
  23. Victoria Boe

    Non avevo ancora letto gli interventi di Alberto Farina. Li condivido; soprattutto lo ringrazio per aver postato quel magnifico discorso del Papa.

    Per Andrea Salvi.
    “La corteccia sfrutta una serie di indicatori “sociali” – dal tono della voce alle smorfie sul viso – per modulare gli interventi. Segnali che invece sono assenti in un dialogo virtuale e favoriscono la nascita di equivoci, che possono trasformarsi in qualcosa di spiacevole.”

    Condivido ma solo in parte.
    Infatti, se è vero che l’espressione del viso e il tono della voce sono importantissimi al fine di evitare, per quanto possibile, equivoci, è anche vero che alla base dei rapporti interpersonali nel mondo virtuale c’è un fattore ugualmente essenziale per l’interpretazione del parlato, e lo si riscontra, anche se in misura più attenuata, nel mondo reale. Questo fattore è l’antipatia interiore, a prescindere, per chi ha idee e opinioni diverse. Oppure il contrario: simpatia per chi si trova sulla stessa linea.
    In questo blog tutto ciò è più che evidente, è scritto a caratteri cubitali.
    Del resto, anche quando si assiste a dibattiti televisivi dove gli interlocutori si guardano bene in viso e si vede la mimica facciale e si ascolta il tono della voce più o meno cortese, che però è puramente formale, non è possibile non avvertire la contrarietà di fondo che contrappone le persone che stanno di fronte e che può raggiungere livelli di contrasto paradossali, fino al ridicolo. Soprattutto se si tratta di politica.
    Allora che vogliamo fare? Rinunciare ad esprimere le proprie idee solo perché qualcuno, poco intelligente, non le accoglie di buon grado e ti manda a quel paese, con modi solo apparentemente cortesi in cui però si avverte in pieno l’avversione che, con tutte le sue viscere, ti alita contro?
    Proviamo ad essere realisti, al di là di quel che dicono gli scienziati.
    E cerchiamo, soprattutto, di essere quanto più obiettivi possibile. Perché qui l’obiettività è quasi a zero.

    26 Aprile, 2017 - 22:48
  24. Federico Benedetti

    Andrea, hai ragione, ma ricordiamoci che i cristiani amano i peccatori e odiano i peccati. Un po’ di passione, talvolta anche sopra le righe, ci può stare.

    26 Aprile, 2017 - 23:19
  25. Federico Benedetti

    La riflessione di Farina ( mi riferisco alla parte ” del suo sacco”, introduttiva alle parole del Papa) è significativa della tentazione dei nostri tristi tempi: non esiste verità “definitiva”, è tutto opinabile, fluido… Prima di questo pontificato avremmo usato l’espressione “relativismo”.
    Mi domando come non ci renda conto che così si tolgono quei riferimenti essenziali per l’orientamento di ciascuno di noi ( e in particolare i giovani).

    26 Aprile, 2017 - 23:30
  26. Victoria Boe

    ” Mi sembra che in esso sia disegnato un modo di essere cattolici che si discosta dalle geometrie di chi pensa che la Rivelazione sia qualcosa di dato una volta per tutte; essa invece segue anche le vie tortuose della storia e sta a noi coglierne i contorni e le sfumature che, posto un nucleo centrale, il kerygma, cambiano nel tempo.”

    Parole di straordinaria saggezza.
    Dio si rivela continuamente nel cammino della vita.

    26 Aprile, 2017 - 23:33
  27. Federico Benedetti

    Parole straordinariamente illusorie.
    Ci si illude di poter stabilire di volta in volta ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, stabilendo arbitrariamente bene e male: l’eterna tentazione del peccato originale…
    Chi stabilisce qual è ” il nucleo centrale/ kerygma”, chi declina i suoi contorni giorno per giorno? Solo un egocentrismo superbo e arrogante che vuole sostituirsi a Dio.

    26 Aprile, 2017 - 23:53
  28. Federico Benedetti

    Di solito a quest’ora non sono collegato, ma stasera la terra ha tremato un paio di volte e non riesco a prendere proprio a prendere sonno.

    26 Aprile, 2017 - 23:58
  29. Victoria Boe

    “Questo nella Chiesa e nel mondo è il tempo del discernimento. Il discernimento si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni, ascoltando le cose che accadono, il sentire della gente che conosce la via umile della cocciutaggine quotidiana, e specialmente dei poveri. La sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguità della vita.
    ….Il pensiero rigido non è divino perché Gesù ha assunto la nostra carne che non è rigida se non nel momento della morte.
    …. Il pensiero della Chiesa deve recuperare genialità e capire sempre meglio come l’uomo si comprende oggi per sviluppare e approfondire il proprio insegnamento. E questa genialità aiuta a capire che la vita non è un quadro in bianco e nero. È un quadro a colori. Alcuni chiari e altri scuri, alcuni tenui e altri vivaci. Ma comunque prevalgono le sfumature. Ed è questo lo spazio del discernimento, lo spazio in cui lo Spirito agita il cielo come l’aria e il mare come l’acqua.”

    Queste parole sono sacrosante.
    Insegnano che Dio è al di sopra delle categorie dottrinali cristallizzate, a cui certi cattolici si sono fermati senza riuscire a staccarsene neppure di un millimetro. Non è in queste categorie che si trova Dio; lo si trova, invece, nella vita quotidiana, “ascoltando le cose che accadono” e riflettendo su di esse e sul vissuto degli uomini che ci capita di incontrare.
    Dio ci parla attraverso l’incontro diretto con le vicende del mondo, a patto che le sappiamo guardare senza superficialità e immedesimandoci nel prossimo. Sbandierare regole e regolette non serve a niente. Indicarle come bandiere, ancor peggio.
    L’astrazione teologica, valida per gli addetti ai lavori, non ha nessun impatto sulle esigenze concrete, sempre nuove, degli uomini.
    Il kerygma resta, ma i segni dei tempi sono sempre diversi e bisogna saperli leggere per dare nuova luce alla parola del Signore.

    27 Aprile, 2017 - 0:23
  30. Victoria Boe

    “Ci si illude di poter stabilire di volta in volta ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, stabilendo arbitrariamente bene e male: l’eterna tentazione del peccato originale…”

    A dire il vero, il “peccato originale” si configurava come un ritenersi alla pari o al di sopra di Dio. In ogni caso, quel racconto è puramente simbolico, caso mai qualcuno non lo avesse ancora capito.
    Il kerygma è la parola di Gesù, ovvero la predicazione della salvezza. Per la quale c’è una sola legge, ed è quella dell’ AMORE.

    27 Aprile, 2017 - 0:34
  31. Federico Benedetti

    E, per chiarezza, CHI dovrebbe dare nuova luce alla Parola di Dio?

    (Aggiungo per Victoria che “simbolico” non significa ” falso”).

    27 Aprile, 2017 - 7:05
  32. Victoria Boe

    La giusta lettura dei segni dei tempi illumina di luce nuova le parole del Signore.

    27 Aprile, 2017 - 11:24
  33. Federico Benedetti

    E come fai a sapere che la TUA lettura (e non la mia o quella di un altro) è quella GIUSTA?
    Il problema è sempre lo stesso: il soggettivismo e il narcisismo smisurato.
    La conseguenza (o la premessa…): il relativismo.

    27 Aprile, 2017 - 11:43
  34. Victoria Boe

    È la Chiesa-Istituzione, in primo luogo, che deve fare la giusta lettura, senza restare fissa ai tempi che furono. Ma anche noi, guidati dallo Spirito, possiamo farla.
    Leggi le parole illuminanti di papa Francesco postate da Alberto Farina.
    E leggi, nel post più giù, le parole di G.P.II sullo spirito di Dio.
    Ma quale soggettivismo e narcisismo!… Quale relativismo!…

    27 Aprile, 2017 - 12:06
  35. Federico Benedetti

    E come possiamo essere certi che si tratta di ispirazione dello Spirito Santo e non del maligno?

    Probabilmente potremmo andare avanti all’infinito…

    27 Aprile, 2017 - 19:06
  36. Victoria Boe

    Di “segni dei tempi” ha parlato Gesù, non il maligno.
    Se Gesù ha parlato di “tempi”, significa che ogni tempo ha i suoi segni.
    Il discernimento è funzionale al riconoscimento dei segni nel processo della vita dell’uomo.
    Di Spirito ha parlato lo stesso Gesù, non il maligno. E lo Spirito fa parte della relazionalità insita in Dio e definita “Trinità”. La relazionalità non è statica e non è circoscritta alle tre Persone della Trinità, ma coinvolge l’uomo in un processo ( pro-cedere, cioè andare avanti) continuo. Il procedere dell’uomo e della vita comporta, necessariamente, dei cambiamenti che bisogna saper leggere per avvicinarsi alla Verità. Lo Spirito aiuta a leggerli.
    Lo ha detto anche G.P.II: “Oggi dobbiamo essere grati allo spirito di Dio, che ci ha portati a capire sempre più chiaramente che il modo appropriato, e insieme più consono al Vangelo, per affrontare i problemi…”
    Insomma, lo Spirito porta a capire, come dicevo, i segni. A patto che non ci si irrigidisca come tanti cattolici fanno e come ha detto papa Francesco ( ma non solo lui).

    27 Aprile, 2017 - 20:24
  37. Federico Benedetti

    Non è questo il punto.

    27 Aprile, 2017 - 22:02
  38. Victoria Boe

    Infatti il punto è che non vuoi schiodarti dalle tue certezze dogmatiche alla maniera di M. Lefebvre.
    Contento di seguire una religiosità rigorista, preconciliare, ferma al medioevo.
    Contento tu…

    27 Aprile, 2017 - 23:58
  39. Federico Benedetti

    Ma non è vero. Non sono e non ho simpatia per i lefebvriani.
    Cerco però di essere fedele alla Chiesa Cattolica.
    Provaci anche tu.

    28 Aprile, 2017 - 9:05
  40. Clodine-Claudia Leo

    Purtroppo, caro Federico, siamo sempre più in balia di “false teologie” che prendono le mosse dalla filosofia immanentistica, pessima, che esclude a priori l’idea che esista una rivelazione soprannaturale.

    Quella falsa teologia che ha l’esplicita pretesa di voler concretizzare la verità soprannaturale in una presunta verità naturale come la troviamo in Hegel o Heidegger ecc… tutte quelle forme moderne e contemporanee presentate come “Teologiche” ma che in realtà sono solo false asserzioni che arrivano come una bomba alle orecchie degli incauti avventori che senza possedere i criteri di discermento in questo campo ,indispensabili per l’autentica teologia,in modo acritico scambiano l’ottone per oro colato.

    Ma questo, oggi non si può dire, caro Federico, se non si vuole essere linciati, emarginati, tacciati di “falso cristianesimo” , accusati di essere contro il Magistero ( il quale solo che io conosca è quello di N.S.Gesù Cristo, e non esistono doppi Magisteri fino aprova contraria, come se quello di Gregorio XVI con la “Mirari Vos”, di Pio IX (quanta cura) o quello di Leone XIII (immortali Dei) o di Pio XII (“Humani Generis” ) tutti dai forti contenuti rispetto al senso e alla missione della Chiesa fossero azzarati e la conversione al cristianesimo non fosse necessaria adducendo a motivazione il fatto che la salvezza di Cristo può conseguirsi anche senza conversione alla religione di Lui.
    Questo l’unico inequivocabile “segno dei tempi”: relativizzare, sminuire ogni valore; apostasia silenziosa è definita; non osare divergere dal pensiero corrente; negare la Trinità e la divinità di Cristo -che viene inglobato appiattito snaturato dentro un generico stucchevole “amore” sentimentaloide e smielato con reminiscenze sessantottine per dire- Allora, federico, meglio essere derisi, calunniati, che cadere in un tale obbrobrio, in questo ondivago, vago “opinionismo” ,irenismo.
    Evviva, che bello: tutte le religioni si equivalgono !Dice : “ma si,che importa se antropologico Cristo si è immolato per l’umanità intera, che ha dato il sangue, che ci ha scongiurati di “portare il Vangelo fino agli estremi confini della Terra … in tutta la Giudea e la Samaria, (Atti degli Apostoli 1,8) e ” in tutto il mondo (in greco: cosmos) e proclamaee il Vangelo a ogni creatura” affinché tutti possano comprendere che cosa Gesù sia e rappresenti nella sua profondità ultima: perché proprio Lui e non la dea Kalì, perché proprio Lui e non Budda, o Confucio, o Maometto , perchè debba essere proprio Lui e non altri ad avere questa importanza unica e normativa, per l’umanità tutta, e per ciascuno”..che importa se si è lasciato massacrare, oggi va di moda “l’amoreee”. Che bella la famiglia allargata, che grande ammucchiata che gran bailamme, che Babilonia…

    29 Aprile, 2017 - 15:04
  41. Clodine-Claudia Leo

    Corrige@-che importa se, a livello antropologico, Cristo si è immolato per l’umanità intera-

    29 Aprile, 2017 - 21:19
  42. Victoria Boe

    “… negare la Trinità e la divinità di Cristo -che viene inglobato appiattito snaturato dentro un generico stucchevole “amore” sentimentaloide e smielato con reminiscenze sessantottine per dire…”

    Che bella fantasia!! Che travisamenti fantastici!
    Mi piacerebbe sapere da chi è negata la Trinità e da chi è negata la divinità di Cristo.
    Invece, direi che molti cristiani, o sedicenti tali, ancora non hanno capito un piffero della Trinità. E se non l’hanno capita, significa che non hanno compreso che l’Amore, che non è “stucchevole, sentimentaloide e smielato” come lei sostiene con incauta, risibile, baldanza, e che ancora lei, signora Leo, non ha MAI ( nemmeno una volta!) nominato nelle sue lezioncine di stampo pseudoteologico, è insito nella relazionalità che sta alla base della Trinità.
    Se finalmente la Chiesa riuscisse a spiegarlo bene ai comuni fedeli e insistesse nel farlo, e non parlasse della Trinità solo nel giorno dedicato liturgicamente ( solo una volta in un anno), non ci sarebbe tanta ignoranza fra i fedeli veracemente cristiani come lei, signora Leo.
    E lasci perdere, per l’amor di Dio, le “reminiscenze sessantottine”, che c’entrano come i cavoli a merenda.

    29 Aprile, 2017 - 22:26
  43. Clodine-Claudia Leo

    Detto da una come lei BOA che si vanta pubblicamente di non porgere per alcun motivo l’altra guancia ,la fllippica sull’amore, che nomina ogni tre x due, non solo suona falsa, ma la dice lunga su quanto possa aver compreso dell’amore trinitario!

    29 Aprile, 2017 - 23:03
  44. Victoria Boe

    Tanto per chiarire, Io non faccio nessuna ” filippica”. E il “porgere l’altra guancia” sbandierato da tanti cristiani mi suona falsissimo. Non conosco, io, nessuna sfumatura di ipocrisia. Per cui, i calci sugli stinchi e i colpi bassi che mi giungono da chi non accetta le mie libere opinioni o da chi travisa le mie parole, li rimando al mittente, in piena libertà di coscienza.
    Porgere l’altra guancia non significa essere dei babbei. Di questo sono assolutamente sicura.
    Dell’amore trinitario credo di aver compreso molto più di lei, signora, con tutto il rispetto.
    Anche di questo sono più che sicura.

    30 Aprile, 2017 - 1:39
  45. alphiton

    Mettere la verità prima
    della persona è l’essenza
    della bestemmia.

    La frase di S. Weil sintetizza in modo straordinario la tragedia di buona parte del cattolicesimo attuale. Per fortuna è arrivato papa Francesco.

    Alberto Farina

    1 Maggio, 2017 - 22:04
  46. Clodine-Claudia Leo

    Fossi in lei egregio Farina,non azzarderei più di tanto, né prenderei per oro colato le riflessioni religiose di Simone Weil considerando il suo “organico”, o non organico, pensiero filosofico : un misto tra psicologia, etica, religione, politica in cui tutto è connesso al contempo disconnesso.Questo spiegherebbe il motivo per il uale il pensiero “ragionato” (si fa per dire) di Simone Weil non è mai entrato veramente nel dibattito filosofico/politico,ma neppure teologico, sia in Italia che all’estero. Contrariamenti ad altri autori suoi contemporanei di gran lunga più astratti, equivoci e sfuggenti di lei che sono, a tutt’oggi, studiatissimi e citatissimi…

    non entrònel dibattito filosofico e neppure politico né in Italia né in altri paesi, e questo la dice lunga se autori molto più astratti, equivoci e sfuggenti di lei. e a lei contemporanei, sono a tutt’oggi studiatissimi e citatissimi…

    2 Maggio, 2017 - 17:23
  47. Victoria Boe

    Questa è davvero bella. Mi dispiace contraddirla, signora, ma Simone Weil è molto citata, anche nei convegni cristiani.
    Resta una figura di primo piano nella cultura del Novecento, ivi compreso il pensiero religioso, per il rigore morale espresso magistralmente.
    Certo non accademico, certo non astratto, ma basato sulla concretezza della vita e non riferito al Dio che sta lassù, pronto a giudicare e a punire.
    Il rigore morale è quello che dà forma alla retta coscienza, anche se non si credesse in Dio. Tanto per capirci.
    La Weil parlava di “spiritualità del lavoro”, un concetto che è stato ripreso da altri anche se con diversi termini E quando diceva che la persona umana ha il primo posto, intendeva significare che tutti gli uomini ( TUTTI!) devono essere considerati nella loro dignità di persone umane.
    Chi considera Dio come un’entità astratta, lontana dal mondo terreno e dagli uomini, è lontano dalla verità. In questo senso la persona umana viene prima della verità.
    Persone che hanno una religiosità tipo la sua, signora, non potranno mai capire questa verità sacrosanta.

    2 Maggio, 2017 - 19:56
  48. Clodine-Claudia Leo

    Ma non era lei a sostenere qualche post addietro che religione e politica non vanno d’accordo . E come mai, ora, una cattolica come sostiene essere, tanto da vantare una sapienza anche maggiore della Vergine Maria visto che asserì qualche post addietro di avere una chiara comprensione della Santissima Trinità ora fa il tifo per la Simone Weil. Da qui si evince che lei è di una disonenstà intellettuale unica . Intanto Il pensiero della Weil , che per altro è un saggista, prende le mosse dalla critica al Marxismo e da qui, zigzagando tra sacro e profano, tra politica, cultura, e una sorta di religione esistenzialista e cervellotica rifiuta la Chiesa, ripudia la sua dottrina della Chiesa e, senza gloria né infamia è rifiutata a sua volta sia dalla sinistra storica per via delle confuse riproposte rivoluzionarie, speranze progressiste e riscoperte del pensiero liberale che dalla destra storica che mai osò servirsi del suo pensiero salvo a scopo propagandistico. Ma non è per niente vero che è citata al pari di un Nietzsche, di un Marx o Hegel obliata dalla storia è stata riscoperta da Elsa Morante…per dire.
    Non mi stupisce che sia lei Boa a tesserne la laude solo una relativista come lei potrebbe trovare spiritualmene interessante lo pseudoscristianesimo di Simone Weil.

    2 Maggio, 2017 - 21:26
  49. Clodine-Claudia Leo

    Dio non è un’entità astratta, perché Dio, il nostro Dio, il Creatore, si rivela all’uomo con la Sua Parola dalla quale ogni evento e fatto sotto il cielo prende vita e luce perché Egli è l’unico soggetto AGENTE nel suo mistero di Unità e di Trinità. La luce e la Verità vengono solo dalla Parola di Dio ma andrei oltre: nella persona di Cristo, Dio e l’uomo, i fatti e le parole sono una cosa sola. In Cristo la Rivelazione di fatti e di parole raggiunge il sommo della perfezione sulla croce. Poi, ragionamenti cervellotici intellettualoidi non aggiungono un bel niente alla comprensione se non si pone Cristo – Per la Rivelazione del Nuovo testamento- punto di partenza e insieme di arrivo per chi vuole giungere alla piena comprensione e realizzazione del mistero , comprensione che non potrà mai essere perfetta in noi, a motivo della luce infinita di Dio e la mente limitata e finita nostra semmai, dico semmai qualora ci venga data la Grazia, possiamo aggiungere comprensione a comprensione, luce a luce, verità a verità, in un cammino ininterrotto che riguarda ciascuno singolarmente che dell’intero corpo mistico… La presunzione o pretesa di conoscere il mistero di Dio senza l’aiuto dei profeti, degli apostoli, dei missionari, dei sacerdoti, dei ministri della Parola , nello Spirito Santo per la mediazione della Chiesa in assenza delle quali si creano “parole” solo parole e spesso il viaggio nelle ” parole” possono dire la nostra verità e crearla come pure la nostra falsità e altrettanto crearla e questo perché? Perché dietro ogni parola può esserci Dio, ma anche Satana, oppure semplicemente l’uomo…
    Ergo, che le nostre parole sono vere e creatrici di vita nella misura in cui dietro quelle parole vi è il Signore e l’UOMO SECONDO DIO. Viceversa sarà falsa e creatrice di morte di quella parola dietro la quale vi è Satana e l’uomo secondo Satana o l’uomo secondo se stesso….

    2 Maggio, 2017 - 22:25
  50. Clodine-Claudia Leo

    Ecco, la Simone weil è stata una saggista, una teologa se vogliamo, secondo se stessa…comprendere è certamente attività essenziale nostra, impegno nostro e di ciascuno,ma è Dio il datore unico, l’Unico in grado di farci entrare nel Mistero nella retta comprensione e a Dio non interessa l’orgoglio dell’intelletto anzi, lo respinge: si rivela solo nella fede e nell’abbandono fiducioso in Cristo . Ci aiuta creandoci e ricreandoci ogni santo giorno,ci aiuta mostrandoci Cristo secondo Verità nei sacramenti che nella Chiesa …ogni giorno… si perpetuano…
    Questa è la nostra fede!

    2 Maggio, 2017 - 22:58
  51. Clodine-Claudia Leo

    Si concentri sulla sua religiosità, piuttosto, e tenti, se mai le riuscisse , “di capire questa verità sacrosanta”.

    2 Maggio, 2017 - 23:11
  52. Clodine-Claudia Leo

    “L’Eterno si è cercato un uomo secondo il suo cuore”. (1 Samuele 13:14)

    3 Maggio, 2017 - 9:04
  53. Victoria Boe

    Signora Leo, quando smetterà di fare le sue lezioncine teologiche, sarà sempre tardi.
    Lei ancora non ha capito che né a me né a tantissimi altri la teologia dice qualcosa. Gesù lungi dal fare teologia, parlava e agiva concretamente. Non sono le proposizioni teologiche, spesso diversissime a seconda di chi le enuncia, che parlano ai figli di Dio.
    Sono i fatti concreti, sono le parole semplici ad entrare nel cuore. Il Vangelo è semplice( si fa per dire) nelle sue verità. E chi è cristiano segue il Vangelo. Molti invece dicono di essere cristiani ma ignorano di fatto il Vangelo. Questa è una realtà che non può essere smentita. Da qui si deve partire per fare un discorso cristiano.
    Chi cerca di penetrare il mistero di Dio, è certamente meritevole di lode perché rivela desiderio di conoscere quanto più possibile il Creatore. Ma le conclusioni cui arriva, sono abbastanza aleatorie. Dio arriva, invece, direttamente nel cuore degli uomini quando Lui vuole e nel modo in cui vuole farsi trovare. In una varietà infinita di manifestazioni. Può essere anche una illuminazione improvvisa. Per cui è del tutto inutile presentare un Dio formulato da Tizio o da Caio o da Sempronio. Può essere utile solo per gli addetti ai lavori, cioè per coloro che cercano altre formule con cui convincersi, e convincere gli altri, di aver capito Dio.
    Quel che si sa di Lui lo ha dimostrato in pienezza Gesù, il Figlio. Come? In un solo modo: amando noi, suoi fratelli, fino al supremo sacrificio in Croce. Questo, sì, può essere capito dagli uomini, ma fino a un certo punto; infatti non tutti riescono a concepire un Amore così grande. Solo Dio, a questo punto, può farsi capire nel modo in cui vuole. Le frasi fatte non servono.
    Gesù ha amato i suoi fratelli ( tutti gli uomini) e noi dobbiamo amare i nostri fratelli. L’unica chiave per amare Dio è questa: l’amore per i fratelli; e tutti possono averla questa chiave, al di là di un qualsiasi credo religioso, al di là di ogni dogma o dottrina voluta e imposta da un’Istituzione qualsiasi.
    In questo senso, quando qualcuno( Simone Weil) dice: “Mettere la verità prima della persona è l’essenza della bestemmia”, io, pur non usando le espressioni forti della Weil, mi trovo d’accordo sul concetto, perché non si può amare Dio che non si conosce, se non si amano( senza sentimentalismi di alcun genere) le creature umane di cui conosciamo il volto.
    Tutto il resto, teologico o non teologico, fa da corollario all’unica colonna della nostra religione: Gesù il Cristo, ovvero l’Amore che è l’essenza di Dio.
    Di questo io sono convinta.
    E mi definisca pure “relativista”, per quel che me ne importa….

    3 Maggio, 2017 - 20:48
  54. Clodine-Claudia Leo

    “amore per i fratelli” in che senso. Oggi tutto è amore, anche la distruzione della natura e dell’umanità è amore. Ogni misfatto è “amore” ogni nefandezza è “amore”. Distruggere la vita? E’ amore. Distruggere la famiglia? E’ amore. Togliere la vita è amore. Privare di ogni vita la terra è amore. L’egoismo è amore. Tutto è amore!

    Dire che: fuori della Parola di Dio l’uomo non è amore, non ha amore né potrà mai amare non vuol dire fare teologia. Che è la Parola di Dio VISSUTA il solo vero amore che l’uomo dona a sé stesso ed ogni altro uomo e che, è’ Lui il solo datore dell’amore e anche della vita ; che UOMO e PAROLA non possono essere disgiunti se non si vuole incorrere nell’ipocrisia e nella falsità non ha nulla di teologico!
    Dunque, non c’é amore secondo Cristo né può esserci se si esce dalla Parola di Dio e di Gesù Signore ( Gv 13,1-20 Gv 15,1-17) che quanto è detto di Gesù nel Vangelo secondo Giovanni dovrà essere detto del cristiano (Gv 3,14-21) non è fare teologia ma è l’essenza stessa del cristianesimo:
    è l’A B C del nostro essere cristiani…semplicemente!

    4 Maggio, 2017 - 13:27
  55. Clodine-Claudia Leo

    Victoria, lei ha il suo pensiero, io il mio…generalmente non ci prendiamo su niente ma, come disse Voltaire (mi sembra): posso non sono d’accordo con quello che dice,ma difenderò fino alla morte il suo diritto a dirlo.

    4 Maggio, 2017 - 13:51
  56. Victoria Boe

    Giustissimo. Finalmente siamo arrivate al punto vero.
    La saluto cordialmente.

    4 Maggio, 2017 - 15:48
  57. Clodine-Claudia Leo

    Anch’io!

    4 Maggio, 2017 - 16:55

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