Nostri figli e nostri fallimenti: parla il vescovo di Macerata

«Povera vittima, povero assassino, povero giustiziere»: così il vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi, nomina i tre personaggi del dramma vissuto in questi giorni dalla sua città. «E povera società nostra che li ha generati. La ragazza caduta nella droga, il ragazzo che l’ha fatta a pezzi, l’uomo che ha sparato per vendicarla sono tre testimoni di una catena di fallimenti che ci riguarda tutti». E’ l’attacco di una mia intervista al vescovo di Macerata pubblicata oggi dal Corriere della Sera.

49 Commenti »

  1. Beppe Zezza scrive,

    4 febbraio 2018 @ 10:18

    Verissimo e bellissimo.

  2. Leopoldo Calò scrive,

    4 febbraio 2018 @ 10:55

    Questo continuo rifuggire dall’idea della responsabilità personale rischia di metterne in crisi la finzione, che abbiamo creato perché la società in qualche modo si regga. E non amo, specie nell’imminenza dei fatti, l’associazione fra vittime e carnefici.

  3. Amigoni p. Luigi scrive,

    4 febbraio 2018 @ 11:49

    Nostri figli e fallimenti – Bel titolo

    Grazie per la segnalazione.
    Nessun accenno sul Corriere, nemmeno nell’inserto lombardo, alla beatificazione di Olivelli a Vigevano ieri. Peccato.
    In compenso segnalo – se possibile – la bella intervista a Riccardi a pag. 19, con bellissimi ricordi di GP II
    http://www.corriere.it/cronache/18_febbraio_04/andrea-riccardi-quando-wojtyla-mi-disse-soltanto-io-difendo-l-italia-quirinale-che-cosa-fa-a8cf6438-092a-11e8-8b93-b872f63dbb4d.shtml

  4. Amigoni p. Luigi scrive,

    4 febbraio 2018 @ 11:59

    Rif. 11.49 – Riccardi: pag. 21

  5. Lorenzo Cuffini scrive,

    4 febbraio 2018 @ 12:52

    Il vescovo parla da vescovo, si occupa di comunità , e a quella si rivolge.
    Integrerei solo con una citazione in più, in questa catena di dolori.
    PER LE PERSONE DI COLORE CHE SONO FINITE SOTTO I COLPI IERI.

  6. Luigi Accattoli scrive,

    4 febbraio 2018 @ 13:31

    Le parole del vescovo somigliano a quelle di Franca Di Blasio, la professoressa di Caserta ferita al volto da un alunno:

    “Forse abbiamo fallito. Torno a scuola appena possibile, ma Rosario non deve essere punito, chi lo punisce fa male a me”.

    https://www.orizzontescuola.it/la-prof-ssa-blasio-dato-tutti-un-grande-commovente-insegnamento-lettera/

  7. maria cristina venturi scrive,

    4 febbraio 2018 @ 13:51

    L’unica vittima e’la povera ragazza.
    A meno di non pensare che un uomo che fa a pezzi con mannaie e coltellacci un cadavere, e un altro.uomo che spara all’impazzata contro I “neri” non sono responsabili delle loro azioni criminali ma povere vittime della “societa”.
    Ma se sposiamo questa idea che tutti sono “vittime”, e che i criminali.sono tali.solo.perche’non “integrati” nella spcieta’allora si potrebbero considerare vittime tutti I criminali, compresi I mafiosi.
    Non siamo.”di colore”ma anche noi cittadini italiani siamo vittime:di un govetno inetto e incapace sia di fare politiche realistiche sui migranti sia di rendere le nostre citta’sicure. Un prossimo Far West ci aspetta grazie all e dissennate politiche di questi anni
    Il nigeriano che ha fatto.a pezzi la ragazza e l’italiano che ha sparato all’impazzata sono spietati criminali. Punto.Nessuna scusa e nessuna retorica su di loro,per favore!
    L’unica vittima e’la ragazza. LA societa’poi e’colpevole si’perche tollerante e complice della criminalita’. Se un pusher gia’arrestato e rilasciato senza documenti puo’ tranquillamente continuare a fare il.suo lavoro la societa’e’complice..
    Le vittime oltrela povera ragazza siamo tutti noi,non piu’protetti da uno Stato che ha abdicato al suo ruolo di protettore dei propri cittadini.

  8. Beppe Zezza scrive,

    4 febbraio 2018 @ 13:55

    Rif leopoldo calo’
    Non è mettere sullo stesso piano colpevoli e innocenti, è riconoscere, che per un verso o per un altro tutti subiscono delle sofferenze a motivo dei fatti accaduti.

    A proposito della professore sfregiata : molto bello il perdonare l’offesa. Sbagliato il richiedere che il giovane non sia punito per il suo gesto. La “punizione” è la “correzione” necessaria perché si scolpisca bene nel suo interiore che ” certe cose NON si fanno”.
    Vero che quell’accoltellamento e’ un sintomo di “fallimento educativo” : forse bisogna prendere atto che il “buonismo” non è educativo!

  9. giuseppe di melchiorre scrive,

    4 febbraio 2018 @ 15:26

    Io non riesco a pensare a quella ragazza fatta a pezzi come un animale da macello… Scusate, mi viene da piangere… Che ci siano problemi nell’immigrazione, secondo me, è fuori di dubbio… E’ facile dire che bisogna accogliere e poi integrare, ma quando gli immigrati sono tantissimi e spesso incontrollabili, come si fa?… Io non mi so rispondere… Preciso che non sono un leghista, ma un cristiano che non sa rispondere a queste domande… Mi sento in difficoltà, proprio come cristiano….

  10. maria cristina venturi scrive,

    4 febbraio 2018 @ 16:00

    Non e’una questione di”integrare”. Finche’non ammetteremo che una persona umana che puo’fare a pezzi con mannaia un.cadavere ( di cui sonostati asportati cuori e visceri, non ritrovati) risponde a istinti o se volete automatismi inconsci, del tutto estranei alla nostra cultura, finche’non ammetteremo che q ueste persone venute dall’Africa sono piu’legare allaloro cultura africana, al loro inconscio collettivo, piuttosto che ad un paradigma aristotelico – platolico, finche’avremmo il s ilto.mantra bugiardo che basta accoglierr cge questi africani si tramutano in gentlemen occidentali, finche’insomma faremo finta ,invece di riconoscere la realta’,allora fatti come questi si moltiplicheranno.

  11. Lorenzo Cuffini scrive,

    4 febbraio 2018 @ 16:07

    Se parliamo di vittime, Venturi, come la mettiamo con quei poveri ” neri” colpevoli solo del colore della loro pelle? ( tra l’altro, perché ci stanno quelle virgolette, attorno alla parola neri?).

    I problemi relativi alla immigrazione ci sono tutti, e sono precisamente quelli che indica il Vescovo: non basta accogliere, occorre integrare. ( Aggiungo io, che “integrare” è opera che va fatta nei due sensi: Non sono , come è ovvio, solo gli accolti che devono integrarsi e vanno integrati, ma pure i cittadini DEVONO integrarsi con i nuovi arrivati e vanno aiutati a farlo. Cosa che non si improvvisa e non avviene per bacchetta magica). Detto questo, c’entrano una cippa con il presente fattaccio. Come sappiamo bene tutti, i pusher criminali non sono solo di colore, e di gente che fa a pezzi, come carne da macello, altra gente ce n’è pure tra gli italiani.Il che non assolve minimamente il criminale nero in questione, ma in quanto criminale, non in quanto nero immigrato.

    Quanto alla profesoressa sfregiata:non vedo dove sarebbe il buonismo, nelle parole pronunciate nei confronti del suo aggressore.

  12. picchio scrive,

    4 febbraio 2018 @ 16:43

    Lorenzo, italiani che non avevano colto bene il paradigma aristotelico – platonico.
    Cristina vicquery

  13. Lorenzo Cuffini scrive,

    4 febbraio 2018 @ 16:47

    Commento ore 16.00

    Dunque, ci sarebbe una questione antropologica, culturale, qualcosa di intimamente legato all’Africa, alla base di quel massacro delle valigie?
    E che dire, che so, del bambino sciolto nell’acido,(1996) delitto maturato in piena mentalità poggiante sulla Magna Grecia, dove il “secolare paradigma aristotelico-platonico” dovrebbe essere non di casa, ma di stracasa?
    Cosa dire delle dozzine di delitti efferati commessi qua e là da italianissimi, occidentalissimi integratissimi criminali che avrebbero dovuto rispondere in tutto e per tutto al profilo dei gentlemen?
    E che dire soprattutto di quegli italianissimi criminali potenziali che intasano da ieri i social con frasette inneggianti allo sparatore di Macerata, pure loro, evidentemente, rispondenti “a istinti inconsci “, solo che- questi- ben piantati nella nostra cultura e nella nostra storia, e loro figli a tutti gli effetti?
    Ma perfavore.

  14. Lorenzo Cuffini scrive,

    4 febbraio 2018 @ 16:49

    http://www.lastampa.it/2018/02/04/italia/cronache/non-ci-sentiamo-pi-liberi-di-girare-tranquilli-in-citt-iND5vpgNjsEROA8LyZ4vkJ/pagina.html

  15. Beppe Zezza scrive,

    4 febbraio 2018 @ 17:04

    A Lorenzo Cuffini
    Dove sta il buonismo? Che le malefatte non vadano punite ma che sia sufficiente il perdono ( e al più una ramanzina ) : questo è il “buonismo” , non della sola professoressa ma di una intera generazione!

  16. Beppe Zezza scrive,

    4 febbraio 2018 @ 17:12

    Integrazione: giustissimo, per una vita armonica occore integrare.
    Solo che la integrazione è un processo molto molto lento perché comporta la assimilazione di una cultura “diversa” . E i fatti “culturali” sono tutto meno che immediati. Giusto attivare il processo ma , nel mentre che il processo va avanti, che si fa? Esiste un limite massimo che consente la integrazione dei forestieri senza che cii sia “disintegrazione” della comunità accogliente ?

  17. Leopoldo Calò scrive,

    4 febbraio 2018 @ 17:15

    Istinti inconsci estranei alla nostra cultura: la faccia rispettabile del vento che brucerà presto il nostro disgraziato Paese. Mi viene in mente la mogliettina americana che prepara la cena a suo marito dopo che s’è levato il cappuccio.

  18. Lorenzo Cuffini scrive,

    4 febbraio 2018 @ 17:59

    Caro Zezza,
    la professoressa non ha affatto detto, come tu scrivi” che le malefatte non vadano punite ma che sia sufficiente il perdono”.
    Ha , letteralmente, detto : ” Torno a scuola appena possibile, ma Rosario non deve essere punito, CHI LO PUNISCE FA MALE A ME». ed ha aggiunto: ” forse abbiamo fallito”.
    Vedi traccia di “perdono”?
    Vedi inviti ” a perdonare”?
    Vedi segni di ” ramanzina”?
    Neanche mezzo.
    Piuttosto: l’assunzione di responsabilità completa da parte di una insegnante, che vive come responsabilità propria l’errore del ragazzo, e che vivrebbe come responsabilità ulteriore la punizione che gli verrà inflitta.
    Siamo su un campo del tutto diverso dal deprecato buonismo.
    Che è un’ostentazione, tuttosommato parolaia e in via di puro principio, di buoni sentimenti teorici. Quello sbrego sulla guancia toglie ogni ismo di torno dalle labbra dell’insegnante, e fa la differenza rispetto a tutto il ” dibattito” che si è originato intorno. Pure Gramellini, che ci ha parlato sopra, ha preso una cantonata, qualificando il gesto come ” da mamma” o ” da santa”.
    Ma questa prof, non si è comportata né in un modo, né nell’altro.
    Si è comportata, secondo le sue convinzioni, semplicemente da insegnante.
    Poi, uno puo’ condividerle, quelle convinzioni, o no, ovvio.
    Ma il buonismo sta da tutta un’altra parte.

  19. Beppe Zezza scrive,

    4 febbraio 2018 @ 20:25

    Caro Cuffini
    La mia osservazione sul “buonismo” è riferita al “forse abbiamo fallito” , ripreso peraltro da Luigi nella sua introduzione.
    Comunque quel “punirlo fa male a me” che cosa è se non un invito a “non punire” il ragazzo per l’azione malvagia compiuta?
    Quando vuoi sei un “letteralista” assoluto!

  20. Lorenzo Cuffini scrive,

    4 febbraio 2018 @ 21:43

    Tutto il contrario del letteralismo, Zezza.
    “L’invito a non punire per l’azione malvagia compiuta”, per usare le tue parole, NON E’ AFFATTO, di per se stesso, ” buonista”.
    Con lo stesso metro, allora, bisognerebbe qualificare come buonista Cristo quando dice ” chi è senza peccato scagli la prima pietra” all’adultera per esempio.
    E’ l’intenzione che sta dietro, che fa la differenza.
    E qui è chiarissima.

  21. Lorenzo Cuffini scrive,

    4 febbraio 2018 @ 21:46

    E Il ” forse abbiamo fallito”, non risulta da nessuna parte che significasse: siamo stati troppo buoni, abbiamo fallito.

  22. maria cristina venturi scrive,

    4 febbraio 2018 @ 22:32

    Non basta dire abbiamo fallito.
    Bisogna per il futuro cambiare. Altrimenti altre ragazze uccise e fatte a pezzi e dopo ancora il ritornello abbiamo fallito.

  23. Lorenzo Cuffini scrive,

    4 febbraio 2018 @ 23:55

    Figurati se basta farci sopra un commentino su un blog , in pantofole, cara Venturi.

  24. Clodine-Claudia Leo scrive,

    5 febbraio 2018 @ 8:44

    L’unica a tribolare veramente è stata questa ragazzina. Ma vi rendete conto? E se fosse stata vostra figlia, o vostra nipote, fatemi capire? Ancora ne parliamo con parole a mezza bocca? Ma stiamo scherzando veramente.
    Ma come si può arrivare a pensare che persone le quali hanno una concezione della donna infima, che considerano la donna una sottospecie, meno di un animale, possano all’improvviso cambiare. Il “bubbone” di questa immigrazione selvaggia e incontrollata presto o tardi esploderà in sommosse sociali senza precedenti!

  25. Clodine-Claudia Leo scrive,

    5 febbraio 2018 @ 8:58

    Trovo vergognoso che si faccia campagna elettorale su Traini e non una parola su questa vittima innocente. Che il Vescovo definisca “vittima della droga” e non piuttosto vittima di belve, perché più persone sono coinvolte” la povera Pamela lo trovo altrettanto disgustoso.

    Anche gli Italiani nelle miniere del Belgio si comportavano così? O Quelli emigrati in Australia o in America, piuttosto che in Argentina? Non lo credo proprio…

    Guardate e ammirate.

    https://youtu.be/xwhSVdYXXzk

  26. Luigi Accattoli scrive,

    5 febbraio 2018 @ 9:10

    Claudia Leo delle 08.58. Chiedo scusa al vescovo Nazzareno Marconi che vedrà qualificata come disgustosa – attraverso il mio blog – una sua parola di pietà.

  27. Beppe Zezza scrive,

    5 febbraio 2018 @ 9:33

    A lorenzo cuffini

    Per la precisione non sono né la professoressa ne Luigi accattoli ad aver detto che errore è stato di essere stato troppo buoni .
    Questa è chiaramente la mia interpretazione dei fatti .
    Discutibile ma comunque la mia

  28. Lorenzo Cuffini scrive,

    5 febbraio 2018 @ 9:53

    Il Vescovo ha parlato benissimo, e ha parlato da Vescovo.
    Non da tribuno o da pataccaro, come altri.
    E ha parlato chiarissimo : certamente non a mezza bocca.
    Per trovare qualcosa di disgustoso ( riporto la definizione data ) bisogna sorbirsi i commenti delle ore 8.44 e 8.54.
    Lo sono in tutti i sensi, e in tutte le loro parole.

  29. Clodine-Claudia Leo scrive,

    5 febbraio 2018 @ 10:15

    altrettanto dicasi di lei Cuffini, e dei suoi commenti oltre che vergognosi, incommentabili, avrei voluto vedere se al posto di quella ragazzina ci fosse stata sua figlia.

    passo e chiudo

  30. Leopoldo Calò scrive,

    5 febbraio 2018 @ 10:52

    A me pare abbastanza chiara la differenza fra Oseghale e Traini. Il primo ha agito per motivi personali, che non sono necessariamente legati alla sua nazionalità o al colore della sua pelle, il secondo ha agito per motivazioni ideali, precisamente perché è un fascio-leghista e quindi un razzista. E queste motivazioni stanno sempre più prendendo piede in Italia (per favore smettetela con le cazzate tipo “è colpa dei buonisti”, perché chi è razzista lo è per sua esclusiva responsabilità, per quanto un uomo possa essere responsabile).
    Certo, molti associano il delitto di Oseghale al suo essere nigeriano, e non si rendono conto – ignorano – che è proprio questo il razzismo: considerare un uomo come inferiore, più portato a delinquere, in quanto appartenente ad un’altra etnia, anzi ad un’altra “razza” (ma sì, diciamola la parola magica). Rimarchevole anche l’idea che i nostri figli o i nostri nipoti…ma anche i pronipoti direi, possano essere identificati sempre con le vittime e mai con i carnefici. Ci caschiamo tutti.

  31. Victoria Boe scrive,

    5 febbraio 2018 @ 15:25

    Le due vicende sono ben diverse ed è un errore metterle vicine.
    La tragedia di Pamela va inquadrata nella piaga della droga che imperversa nel mondo intero e che infetta tutti, ragazzi e adulti. E i ragazzi sono più vulnerabili e restano invischiati forse più degli adulti.
    Con la droga si cerca l’alienazione e si vogliono sfuggire le durezze anche minime della vita. L’alcol produce gli stessi effetti. Quelli che stigmatizzano l’uso della droga, magari bevono a gogò, cioè si drogano anche loro. Quelli che hanno il vizio del fumo, pure.
    Il problema è allora: come educare i bambini fin da piccoli? Come seguirli nell’adolescenza? Non mi addentro in questo discorso che sarebbe assai complesso. Ma dico solo questo: molti genitori andrebbero educati loro a fare i genitori.
    Il fatto che Pamela sia stata uccisa e fatta a pezzi è un orrore che chiama in causa un giovane non per il colore della pelle. Chi fa questo va rovinosamente fuori strada. Fatti di questo genere se ne verificano ogni giorno in tutto il mondo, non solo nel nostro Paese, dove ce ne sono stati anche ad opera di nostri connazionali belli, splendidi nel bianco della pelle, puliti di candeggina e bamboccioni. Classificare una persona per il colore della pelle e per la sua cultura è una idiozia bella e buona. Sono da addebitarsi, tali fatti, a quella parte oscura della nostra creaturalità che induce inesorabilmente al male.

  32. Victoria Boe scrive,

    5 febbraio 2018 @ 15:27

    In ogni essere umano c’è il male e c’è il bene. Il male può avere il sopravvento in qualsiasi momento, può scatenare gli istinti peggiori di un uomo. Nessun uomo ne è esente, a mio parere. E nessuno deve essere sicuro di sé stesso.
    L’altro fatto che ha visto implicato quel Traini che ha ucciso diverse persone di colore, è ben diverso.
    Lì c’è un esecrabile odio di razza che ancora permane in Italia e in altri Paesi e che è frutto di grande ignoranza, di perversione ideologica, di miseria mentale, di cattiveria elevata al cubo, che non hanno giustificazioni di sorta e non vanno commiserate.
    Lì è in azione il Maligno per il quale non possono esserci parole di pietà. Credo che molti razzisti fascistoidi del nostro paese si siano potuti identificare in quell’essere immondo.
    Se pietà deve esserci, essa va individuata SOLO nell’assenza in quell’uomo di una qualche traccia di bontà. La miseria morale è davvero un motivo di compatimento.
    Certo, la preghiera è per tutti, anche per i nemici. Ma indubbiamente ci sono preghiere fatte col cuore e preghiere fatte a denti stretti.

  33. maria cristina venturi scrive,

    5 febbraio 2018 @ 16:17

    Il nigeriano che ha fatto a pezzi la povera ragazza ha trattato il cadavere con due taniche da cinque litri di candeggina. ne ha asportato il pube.
    Sul Resto del Carlino riportano che avrebbe pensato di sciogliere il corpo nell’acido, come dicono i testimoni del supermarket dove è andato a prendere la candeggina. e questo sarebbe una 2povera vittima2 del razzismo?
    mi rifiuto di pensare che una persona umana ( perchè si tratta di una persona umana9 possa compiere queste orribili azioni solo perchè povero, nero, non integrato, discriminato. Ci sono tanti poveri , neri, non integrati, discriminati che non COMPIONO QUESTE AZIONI ORRENDE.
    basta difendere i delinquenti con la scusa che sono dei poveri “migranti”. basta trovare attenuanti a tutti i costi!
    Victoria Boe vede in azione il maligno solo nello sparatore italiano , io invece vedo in azione il Maligno ANCHE in questo macellaio nigeriano. Altro che vittima!
    anche per rispetto della povera ragazza il “buonismo” a senso unico
    di certi dovrebbe avere un limite!

  34. picchio scrive,

    5 febbraio 2018 @ 16:39

    la mamma di Pamela, la vittima:

    https://left.it/2018/02/05/la-lezione-la-da-la-mamma-di-pamela/

    cristina vicquery

  35. picchio scrive,

    5 febbraio 2018 @ 16:43

    a sentire la mamma di Pamela sembra che un limite ,oltre ai buonisti , dovrebbero averlo anche gli altri
    cristina vicquery

  36. Victoria Boe scrive,

    5 febbraio 2018 @ 17:27

    “Victoria Boe vede in azione il maligno solo nello sparatore italiano , io invece vedo in azione il Maligno ANCHE in questo macellaio nigeriano. ”

    Signora Venturi, lei non ha letto bene il mio intervento.
    Prima di sparare a zero, legga bene tutto.
    Il Maligno, cara, c’era certamente in quell’uomo che ha infierito su Pamela.
    L’errore grande sta però nel vedere il Maligno in azione solo in chi è nero di pelle. Quesi fatti vengono commessi, infatti, anche da chi non è nero, signora cara.
    Allora, mi permetta di dirle, in tutta franchezza, che lei in questo ultimo intervento ha fatto sentire piuttosto acutamente l’odore inconfondibile del razzismo.

  37. Victoria Boe scrive,

    5 febbraio 2018 @ 17:34

    Lo sa lei, Venturi, che essere razzisti è un peccato grave?
    Lei che si ritiene una cristiana devotissima ha forse letto in qualche parte del Vangelo che si devono discriminare gli uomini a seconda del colore della pelle? E che si devono usare due pesi e due misure nel giudicare la gravità dei misfatti?
    Io non l’ho letto da nessuna parte.

  38. Enrico Usvelli scrive,

    5 febbraio 2018 @ 17:57

    Io penso che il vescovo di Macerata veda le differenze tra le 3 persone e che sappia bene che ciascuno ha il libero arbitrio, semplicemente visto che a condannare il terrorista e l’assassino ci si sono/siamo buttati in tanti, ha voluto mostrare che qualche attenuante ce l’hanno anche loro.
    Per una volta una ragazza drogata che non riesce ad uscire dal suo tunnel è stata vista da tutti come una vittima. Non fosse stata uccisa da un africano (anche se non se ne ha ancora la certezza) che ha fatto scempio del suo cadavere ma da un italiano, temo che da vittima si sarebbe trasformata nell’ennesima ‘che in fondo se l’è cercata’.
    Ultimo, quello scempio operato dall’africano non mi risulta che faccia parte di nessuna cultura, ne africana ne di altro continente. Mentre però il leghista/fascista da qualcuno è stato indicato come pazzo, non ho letto che alcuno abbia scritto in questa maniera del nigeriano. Intendiamoci, io non reputo pazzo nessuno dei due, voglio solo far notare come per molti sia difficile pensare che un italiano possa compiere un tale atto mentre tale difficoltà svanisce nei confronti di un africano.

  39. Victoria Boe scrive,

    5 febbraio 2018 @ 18:33

    Condivido in pieno le parole di Usvelli.

  40. Lorenzo Cuffini scrive,

    5 febbraio 2018 @ 19:14

    Sono talmente vere le parole di Enrico Usvelli che spesso , proprio qui sopra, ” i drogati” insieme agli “omosessuali” , sono senza tanti complimenti utilizzati proprio come esempio di peccatori incalliti, violenti, pervicaci e senza attenuante alcuna.
    Fioccano le solite accuse di buonismo,( che sono come il prezzemolo, van sempre bene con tutto per dare un poco di sapore), a chi fa notare che la categoria del ” drogato” e dell’ omosessuale è artefatta, e che trattasi primariamente di persone come tutte le altre ( con la loro realtà che nessuno nega, ovviamente): il drogato è infilato a forza nel suo sarcofago di male…e via: un archetipo, un tipo morale, l’incarnazione del vizio.
    Se non altro in questo caso la poverissima ragazza che è stata fatta a pezzi riceve” l’omaggio,” da queste stesse persone, di essere chiamata Pamela, col suo nome : come sarebbe logico e umano, prima ancora che cristiano, attendersi sempre.
    Menomale che le semplicissime parole del Vescovo di Macerata, in punta di piedi e di sapienza cristiana, tengono aperto uno spiraglio su un orizzonte che sia un po’ più aperto di quello della pancia.
    Con cui, come si dice, oggi si ama ragionare.

  41. Victoria Boe scrive,

    5 febbraio 2018 @ 20:19

    “Forse abbiamo fallito. Torno a scuola appena possibile, ma Rosario non deve essere punito, chi lo punisce fa male a me”.

    Mi piacerebbe sapere qualcosa di più riguardo a quel ragazzo.
    Finora si è parlato–mi sembra– solo della professoressa, della quale si è fatta un’immagine di docente ideale o idealizzata. Da ammirare, da applaudire per aver cercato di scongiurare la punizione dell’alunno che l’ha sfregiata. Ricevuta dalle massime autorità, ivi compresa, ovviamente, la ministra Fedeli oltremodo compiaciuta e “onorata” di averla incontrata.
    Qualcuno ha parlato di “arma del perdono” più forte di quella della violenza.
    Mi pare che si sia andati oltre le righe, per la verità. Una specie di eroina da indicare a tutti come esempio.
    Lei, la prof., ha parlato di fallimento della Scuola. E dunque?
    Un ragazzo che per una nota messa sul registro di classe prende un coltello e si avventa sulla prof. sfregiandole il viso non dovrebbe avere alcuna punizione? Sì certo, in modo che anche altri ragazzi di indole simile possano seguire il suo esempio. Perché no?
    Che la Scuola abbia in parte fallito il suo scopo è chiaro anche alle pietre.
    Di riforma in riforma la Scuola, quella secondaria, è diventata un mondo invivibile per chi vuole portarci serietà, professionalità e capacità educativa.
    E spesso chi esce dalla scuola al termine del ciclo delle superiori, fa errori da spavento, non comprende il senso di un testo, ha lacune irreparabili in certe materie che devono indirizzare ad una professione specifica dove è necessaria una competenza almeno passabilie.
    Questo non da oggi ma da molto tempo fa.

  42. Victoria Boe scrive,

    5 febbraio 2018 @ 20:27

    Nella Scuola è entrata anche molta asineria, a dire il vero, anche da parte di chi ha scelto questa professione per niente facile e anche non capita da chi non vive nella scuola. Quand’è–mi sono sempre chiesta– che certe autorità scolastiche entreranno davvero nella scuola per capirne il vero andamento?
    A parte questo, è anche vero che il rispetto un insegnante qualsiasi deve meritarselo, mentre molti non lo meriterebbero per come si comportano e come si presentano davanti agli alunni.
    Se questi, presi singolarmente, sono corretti e stimabili, messi tutti insieme formano delle squadrette niente male per maleducazione da scaricare addosso al primo insegnante che a loro sembra vulnerabile. E che per loro resterà a imperitura memoria di ridicolaggine e di risate quando si ritroveranno, un domani, casualmente a parlarne.
    Del resto è sempre stato così: ogni classe cambia da un’ora all’altra a seconda del docente che vi entra.
    In ogni caso, fare ricorso a un’arma e a gesti di inaudita violenza in classe, quando un compagno o un insegnante non piacciono o fanno un presunto sgarbo, è indice di piccola delinquenza che non può essere accantonata senza una presa di posizione netta che stigmatizzi un comportamento incivile. Chi l’ha detto che se la scuola ha fallito, debba essere anche solo in parte giustificabile un atto di così grave brutalità?
    In definitiva, voglio dire che disapprovo le parole della prof. e toglierei da lei quell’aureola che le è stata ricamata sopra con troppa retorica.
    Beninteso le faccio gli auguri di una pronta guarigione.

  43. maria cristina venturi scrive,

    5 febbraio 2018 @ 20:48

    Scusate ma di cosa stiamo discutendo ? Ma vi rendete conto di quello che giustificate e difendete? Un immigrato clandestino nigeriano, di ” professione” spacciatore di droga, gia’ arrestato e poi rilasciato, il cui permesso di soggiorno era scaduto e che quindi NON DOVEVA ESSERE SUL SUOLO ITALIANO ( se L’ Italia fosse uno stato civile è normale e non un bordello e una cloaca come L’ ha ridotta la dissennata politica di questi anni ) viene visto da testimoni far entrare in casa sua una povera ragazza fuggita da una casa di disintossicazione che poi ne esce tagliata a pezzi e messa in due valigie. Nella casa del ” povero” pusher vengono trovati mannaie e coltellacci. Il ” povero” pusher va a comprare due taniche di candeggina per lavare il cadavere, ne asporta il cuore gli organi interni e il pube, forse insieme ad un complice.
    E per voi questo spietato macellaio , che se fosse italiano e bianco vi provocherebbe il voltastomaco siccome e’ un povero migrante e’ un poveraccio su cui spendere lacrime e compassione e simpatia?
    Ma vi rendete conto? Per me qui si va oltre il razionale: esiste nel cattocomunista italiota una specie di inconscio ” senso di colpa” verso gli africani. Loro sono liberi di fare quello che vogliono , le cose peggiori , ma sono sempre scusabili, la colpa comunque e’ sempre nostra , degli italiani che non siamo abbasta accoglienti, abbastanza integranti , abbastanza buoni, abbastanza …abbastanza.. E’ giu’ a flagellarsi : mea culpa mea colpa …
    vOrmai ripeto siamo otre la razionalia’ siamo alla nevrosi.
    Vi lascio alle vostre lacrime e sdilinquimenti sentimentali sul ” povero” pusher squartatore che se ha fatto quel che ha fatto la colpa naturalmente e’ nostra. A me fa venire il voltastomaco, ma non perche’ sia nigeriano, ma per quello che ha fatto.
    Se a voi invece vi fa compassione e simpatia e tenerezza,
    problemi vostri. Problemi che un buon psichiatra solo potrebbe risolvere.

  44. maria cristina venturi scrive,

    5 febbraio 2018 @ 20:59

    Scommetto quel che volete che il pusher squartatore fra due mesi sara’ libero e tornera’ alla sua onorata professione , e magari alle prossime elezioni sara’ candidato con una lista di sinistra oppure sara’ contattato e fara’ carriera nella Caritas o in Sant’ Egidio. Terra’ conferenze nelle parrocchie sulla xenofobia .

  45. Victoria Boe scrive,

    5 febbraio 2018 @ 22:05

    Ma perché, qui c’è qualcuno che lo difende? Non me ne sono accorta.

  46. picchio scrive,

    5 febbraio 2018 @ 22:24

    Vedo che quello che ha detto la madre della vittima non interessa a nessuno..
    Cristina vicquery

  47. picchio scrive,

    5 febbraio 2018 @ 22:26

    Io scommetto quello che vuoi Mcv, che domani, dopodomani, tra tre giorni, tra un mese, tra un anno sarai qui a riscriverci le stesse cose che ci scrivi , con sole, pioggia o neve, da quattro anni.
    Cristina vicquery

  48. Victoria Boe scrive,

    5 febbraio 2018 @ 23:49

    Le stesse cose razziste…

  49. Lorenzo Cuffini scrive,

    7 febbraio 2018 @ 20:15

    Come volevasi dimostrare, l’assassinio della povera ragazza di Milano di oggi, toh guarda, non suscita lo sdegno irrefrenabile, le parole ore rotundo delle Vindici Tribune di ieri.
    Come se, non essendoci un ” nero” – con le eloquenti virgolette di mezzo – alle medesime Magistrate nulla importasse, o giù di lì.
    Inconsistenza e relatività assolute della capacità di indignarsi selettiva.

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