
Tiziano Vecellio – il ritrovamento del cuore dell’avaro – Scuola del Santo, Padova, 1511 – per introdurre la scheda di presentazione della lectio di Pizza e Vangelo che faremo lunedì 4 maggio leggendo dal capitolo 6 del Vangelo di Matteo le parole di Gesù: “Dov’è il tuo tesoro là sarà anche il tuo cuore”. Nei commenti l’intera scheda, compresa l’interpretazione dell’affresco di Tiziano
Non potete servire Dio e Mammona che è l’idolo della ricchezza – Matteo 6, 9-15
Eccoci a una delle parole più severe di Gesù: quella che impone di scegliere tra Dio e la ricchezza. La leggiamo nel capitolo 6 del Vangelo di Matteo insieme ad altri insegnamenti – sul digiuno e sull’occhio limpido – ai quali è accostata dall’evangelista per similitudine di contenuto o per richiamo verbale, ma intendiamo concentrare su di essa il fuoco della nostra attenzione.
La fiammante sentenza conclusiva “non potete servire Dio e la ricchezza” ci può aiutare a intendere molti passaggi della predicazione di Gesù: il “guai a voi ricchi” che troviamo in Luca 6, 24, l’ardua parabola del povero Lazzaro e del ricco che non lo soccorre di Luca 16, 19-31, quella ancora più impegnativa dell’amministratore disonesto che è in Luca 16, 1-8 ed è coronata dal monito: “Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta” (Luca 16, 9). L’altro monito, ancora più forte, che troviamo sempre in Luca, l’evangelista del “Beati i poveri”: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel Regno di Dio” (18, 24).
Perché Gesù pone la ricchezza ad antagonista del Padre? E che s’intende per “ricchezza disonesta”? Forse possiamo dire – con il biblista Ludwig Monti – che “la ricchezza accumulata è sempre ingiusta, talora come frutto, talaltra come strumento di ingiustizia” e – soprattutto – “sempre essa inganna l’uomo, chiedendogli di fare un atto di fiducia nei suoi confronti” (Le parole dure di Gesù, p. 91). Una fiducia che secondo Gesù dev’essere riposta solo nel Padre.
Monti avvalora la sua affermazione con un testo di Clemente di Alessandria che può servirci da bussola in questa lectio: “Gesù dichiara che ogni bene che uno possiede per sé come proprio, senza condividerlo con chi è nel bisogno (vedi Atti 4, 32: “nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune”), è ingiusto per natura, ma che anche a partire da questa realtà ingiusta è possibile compiere un’opera giusta e salvifica: dare ristoro a qualcuno che ha una tenda eterna presso il Padre” (Quale ricco sarà salvato? 31, 6).
Matteo 6, 16-24. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, 18perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
19Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; 20accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. 21Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
22La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; 23ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!
24Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Gesù e i suoi erano accusati di non digiunare. v. 16: quando digiunate non diventate malinconici come gli ipocriti. Qui Gesù non condanna il digiuno ma l’ostentazione della sua pratica. Egli non è contrario al digiuno ma è verosimile che gli attribuisca poca importanza se la comunità itinerante dei suoi discepoli può essere accusata di non digiunare dai discepoli di Giovanni il Battista, gran digiunatore (Matteo 9, 14s).
v. 17: Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto. Alcuni interpreti vedono in queste parole una specie di paradosso: “Fate esattamente il contrario degli ipocriti” (Sabourin 425); “Paradossalmente si invita a ungere e lavare, quindi a quei preparativi che si fanno in vista di una festa: qui si coglie una nota che è caratteristica della proclamazione di Gesù: il vero ravvedimento è gioia, anticipazione del festoso giubilo escatologico” (Eduard Schweizer 136).
v. 18: e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E’ la stessa clausola che concludeva, ai versetti 4 e 6, gli insegnamenti sull’elemosina e sulla preghiera.
vv. 19 e 20: Non accumulate per voi tesori sulla terra (…) accumulate invece per voi tesori in cielo. Libro di Esdra 7, 77: “Tu hai un tesoro di opere accumulato presso l’Altissimo”. La contrapposizione tra tesori in cielo e tesori sulla terra doveva essere abituale nell’ebraismo dei decenni nei quali prendono forma i Vangeli. Harrington cita queste parole di un principe assiro di nome Monobaz (convertito al giudaismo al tempo di Gesù): “I mei padri hanno accumulato tesori per quaggiù, io ho accumulato tesori per lassù” (p. 91).
v. 20 b: dove né tarma né ruggine consumano. La tarma danneggia le vesti, la ruggine corrode i metalli.
v. 22: La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso. Sentenza di ardua interpretazione. Potrebbe voler dire che “un occhio semplice fa arrivare la luce di Dio a tutto il corpo, un occhio cattivo precipita il cuore nella tenebra della dannazione” (Schweizer).
v. 23: ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Possibile rimando a Deuteronomio 15, 9: “Bada bene che il tuo occhio non sia cattivo verso il tuo fratello bisognoso”.
v. 24b: Non potete servire Dio e la ricchezza. Con “ricchezza” viene tradotto da Cei 2008 il termine greco mamona, calco dell’ebraico mammon (ricchezza) che la Vulgata semplicemente traslittera: “Non potestis Deo servire et Mammonae”. In ebraico quel termine indica ricchezza, denaro, proprietà ma senza una necessaria connotazione negativa, tant’è che in Luca 16, 11 si ha la specificazione di “iniquo mammona”.
Bultmann sul digiuno. Gesù non esige in alcun modo l’ascesi, e questo caratterizza al massimo tutto il suo atteggiamento e mostra come egli consideri la situazione dell’uomo davanti a Dio. Neppure il digiuno in quanto ascesi alimentare è stato da lui richiesto. Egli lo riconosce come pio esercizio per chi lo compie di cuore (Matteo 6,16-18). Ma non conosce il digiuno come opera gradita a Dio, con cui l’uomo giunga ad uno stato particolarmente santo. Lo si è ritenuto perfino un mangione e un beone, contrariamente a Giovanni Battista che era un asceta (Matteo 11,19).
Rudolf Bultmann, Gesù, p. 89
Maggioni sulla sfida del denaro. Se Gesù dice che non è possibile servire Dio e il denaro, è perché, al contrario, molti cercano di farlo. Certo lo pensano coloro che ritengono la ricchezza una benedizione di Dio e un premio alla propria giustizia. Oppure chi pensa che si dà gloria a Dio soprattutto con le opere, con le osservanze e con le offerte. Una gloria di Dio immaginata così può benissimo coesistere con la ricchezza: anzi, la ricchezza costituisce un’opportunità. Ma un Dio immaginato così non è quello di Gesù.
Bruno Maggioni, Il racconto di Matteo, p. 119
Trilling sull’occhio che è lampada del corpo. Dio è la luce: egli illumina l’uomo e la sua presenza deve trasparire dai nostri occhi. L’uomo, puro di cuore, orientato totalmente a Dio, fin d’ora è un riflesso della luce divina, poiché “vedrà Dio” (Matteo 5, 8). “Voi tutti siete figli della luce e figli del giorno” (Prima Tessalonicesi 5, 5), figli di Dio, il quale “vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce” (Prima lettera di Pietro 2, 9).
Trilling, Vangelo secondo Matteo, p. 125s
Sabourin sull’idolo di Mammona. Il disimpegno dall’attrattiva delle ricchezze è un esempio di ciò che significa essere al servizio esclusivo di Dio, essergli interamente dedicati. Il servizio di mammona è idolatrico, simile a “quella cupidigia che è idolatria” (Colossesi 3, 5), perché mammona rappresenta le ricchezze personificate, persino deificate.
Leopold Sabourin, Il Vangelo di Matteo, p. 459
Tiziano e il cuore dell’avaro. Il detto di Gesù dov’è il tuo tesoro là sarà il tuo cuore, versetto 21, è tra quelli passati in proverbio ed è all’origine della leggenda di un miracolo di Antonio da Padova illustrato da due grandi artisti, Donatello in uno dei bassorilievi dell’altare della Basilica del Santo (1446-1453) e Tiziano in uno degli affreschi della Scuola del Santo (1511): assistendo al funerale di un usuraio, Antonio afferma per ispirazione divina che quell’uomo non merita sepoltura in terra consacrata perché il suo corpo è senza cuore – si chiamano i cerusici che gli aprono il petto e non vi trovano il cuore, che sarà poi rintracciato nel forziere dell’usuraio.
Una pizza che dura da 23 anni – Chi voglia sapere che sia “Pizza e Vangelo” vada – qui nel blog – nella pagina che ha questo nome: è elencata per quarta sotto la mia foto, ad apertura del blog. Propongo nel blog i testi che affrontiamo nel gruppo biblico [c’è da 23 anni] perché chi può tra i visitatori mi dia una mano – un suggerimento, uno spunto, una critica – nella preparazione della lectio. Gli incontri si chiamano “pizza e Vangelo” perchè prima si mangia una pizza e poi si fa la lectio. Ora da remoto la pizza non c’è ma teniamo duro con il Vangelo in attesa che torni anche lei.
Lettori della Bibbia. Siamo un gruppo di una trentina di lettori della Bibbia che da più di vent’anni si riunisce a casa mia per una lettura continuata del Nuovo Testamento: abbiamo fatto ad oggi il Vangelo di Luca, gli Atti degli Apostoli, il Vangelo di Marco e ora stiamo leggendo il Vangelo di Matteo. Dall’arrivo della pandemia gli incontri avvengono via Zoom e il giro si è allargato da trenta a cinquanta e oltre. Chi non è stato mai agli incontri in presenza e non si è mai collegato, e magari non abita a Roma, e lunedì voglia provarci, metta qui sotto nei commenti la sua richiesta o mi scriva in privato [luigi.accattoli@gmail.com] e io privatamente gli indicherò il modo di unirsi al meeting, che andrà dalle ore 21.00 alle 22.30 di lunedì 4 maggio. L’appuntamento precedente fu lunedì 20 aprile e la registrazione audio di quell’incontro la trovi nel post del 24 aprile:
http://www.luigiaccattoli.it/blog/gesu-ci-ha-insegnato-a-chiamarlo-padre-padre-nostro/
Grazie per tutta questa ricchezza che ci doni…