Il Regno segnala la “linea gotica” marcata dalla pandemia

E’ in Rete il nuovo numero della rivista “Il Regno”, quello di maggio, con un editoriale del direttore Gianfranco Brunelli: Dopo il COVID-19: la Chiesa di dopo. Spesso questa rivista aiuta a guardare avanti: e tale mi sembra il dono dell’editoriale che segnalo. Richiama l’attenzione sugli “orientamenti pastorali per il prossimo quinquennio” che la Cei dovrà presto proporre, occasione per sintonizzarsi finalmente con Papa Francesco e con il suo richiamo alla centralità del Kerigma. Afferma l’urgenza che maturi “una sorta di leadership collettiva dei vescovi” in fecondo scambio con la crescita del “ruolo delle Chiese locali”. Tenendo conto della varietà del paese e delle Chiese che l’abitano. Una varietà che la pandemia ci ha proposto con violenza, marcando una specie di nuova “linea gotica” che al momento ha distribuito e continua a distribuire con forte disparità la morte e la recessione. Nei commenti riporto alcuni passaggi dell’editoriale, che invito a leggere per intero.

5 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Impreparata anche la Chiesa. Editoriale 1. Quanto manca di questa notte oscura del mondo? Sentinelle ignare. Non lo sappiamo. Né conosciamo il mondo che sarà. I condizionamenti e le conseguenze di quello che è accaduto e accade. Tutto è stato rimesso radicalmente in discussione dalla pandemia e dalla sua incognita quotidiana: la morte e la vita, Dio e il dolore, la tecnica e la scienza, il significato della storia, lo sviluppo economico e l’etica sociale, il valore e la validità delle democrazie. Una sincope storica.
    E ci siamo accorti che in tanti, soprattutto quanti erano ai vertici di una qualche responsabilità, non erano preparati. Per dimenticanza dei fondamentali o ignavia. Senza più sintassi narrative. Non solo il governo e le sue strutture amministrative. Non solo il sistema sanitario o il mondo della comunicazione. Anche la Chiesa e in generale le confessioni religiose.
    Eppure, come sempre di fronte al dramma, il riscatto avviene attraverso il sacrificio di alcuni. Il sacrificio di alcuni ha riscattato molti. Medici, infermieri, volontari, preti sono morti a decine. Il papa – unico punto di riferimento nazionale e internazionale – li ha accomunati in un medesimo sacerdozio.

    20 Maggio, 2020 - 19:45
  2. Luigi Accattoli

    Ripartire dalle vittime. Editoriale 2. Le Chiese locali hanno vissuto e condiviso, hanno visto e compreso il dramma che si è consumato. Ma questo dramma non è stato uguale ovunque. Non tutti, «per altra fortuna», lo hanno vissuto direttamente o conosciuto indirettamente. Altro è averne avuto notizia. Non si ha di quello che è accaduto unanime ed eguale percezione nelle Chiese e nel paese. Per questo serve una parola comune che i vescovi italiani dicano assieme.
    Diverso è quello che è accaduto al Nord da quello che è accaduto nelle altre aree del paese. In una sorta di «Linea gotica» della pandemia, il paese si è ritrovato diviso. Una divisione materiale, psicologica, culturale che mette capo, a partire da una diversa percezione e da una diversa consapevolezza, a necessità e comportamenti diversi.
    Come paese e soprattutto come Chiesa dobbiamo ripartire dalle vittime e dal dolore. Penso alla sofferenza degli ammalati, al dramma dei medici che talora hanno dovuto scegliere chi provare a salvare, all’angoscia dei morenti, all’assoluta solitudine dei morti – quei corpi soli, nelle bare accatastate, portate via di notte, in qualche luogo: l’abbandono è stato qui al suo culmine –, alla pietosa impotenza di chi era presente e all’incolmabile distanza degli affetti inespressi, ammutoliti.

    20 Maggio, 2020 - 19:47
  3. Luigi Accattoli

    Ripartire dal Vangelo. Editoriale 3. La Chiesa ha in sé e fin dall’inizio espresso il linguaggio (pur nelle diverse forme culturali) della sequela del Crocifisso: quell’unità singolare tra la morte di Gesù e la nostra che rende possibile affrontare il dolore e la morte. Da dove partire se non dalle vittime? Dallo scandalo di quella sofferenza e dal silenzio di Dio. Perché la morte è l’evento più alto e radicale della fede in quanto esistenziale che domina tutta la vita.
    Ripartire dal kerygma e ritornare nel cuore della società. Alle sorgenti della vita della Chiesa, l’annuncio e la trasmissione della fede hanno preceduto la cristianizzazione della società. Proprio oggi, la profonda scristianizzazione della nostra società rende evidente questa differenza e ci obbliga a ritornare alle sorgenti del Vangelo. La fede nasce solo dall’ascolto e dall’accoglienza del Vangelo. L’annuncio del Vangelo rende presente la verità di Dio nel profondo della coscienza del singolo e nella vita delle comunità. Svelamento del volto di Dio. È in questo ricominciamento il senso profondo del pontificato di papa Francesco.

    20 Maggio, 2020 - 19:48

Lascia un commento