In attesa del Figlio dell’Uomo che verrà sulle nubi con potenza

Particolare del mosaico del catino absidale della basilica dei Santi Cosma e Damiano a Roma raffigurante la Parusia, cioè il Figlio dell’Uomo che viene sulle nubi – con questa immagine introduco la scheda di presentazione della lectio di pizza e vangelo che faremo lunedì 18 via Zoom alle 21.00 sul discorso escatologico del capitolo 13 di Marco. Nei commenti l’intera scheda e qui l’invito a collegarsi rivolto a quanti passano di qua

7 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Gesù annuncia ai discepoli il suo ritorno sulle nubi del Cielo – Marco 13, 14-27. Siamo alla seconda parte del capitolo 13 di Marco, occupato per intero dal discorso apocalittico, detto anche “piccola apocalisse”: il più drammatico e il più difficile a interpretare tra i 16 capitoli di questo Vangelo. Il passaggio chiave del brano che stiamo per leggere è quello dell’annuncio del ritorno del Figlio dell’uomo, ovvero della parusia, contenuto nei versetti 26s. Annuncio che insieme ad altri simili del Nuovo Testamento hanno determinato la formulazione di un articolo del Credo Niceno-Costantinopolitano, che proclamiamo nella liturgia domenicale: “E di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti”. Siamo dunque motivati a prestare la massima attenzione alle parole che leggeremo, pur nel necessario atteggiamento di umiltà – come dicevamo la volta scorsa – che si addice a chi è consapevole di non poter raggiungere un’interpretazione sicura di quello che legge.
    Il primo scoglio interpretativo lo troviamo ad apertura del brano, nelle parole “abominio della devastazione”: sono del profeta Daniele, ma non si conosce l’intenzione con la quale Marco le riprende, ovvero a che cosa voglia alludere con esse. Le riprende anche Matteo, quelle parole (24, 15), mentre Luca nel passo parallelo non ricorre a esse e parla, in chiaro, di “Gerusalemme circondata da eserciti” (21, 20). Ci appoggeremo su Luca e ci orienteremo a leggere l’intero brano come un’applicazione post eventum dei moniti apocalittici di Gesù all’assedio e alla distruzione di Gerusalemme operata da Tito nel 70 dopo Cristo.
    Quanto all’annuncio della parusia seguiremo l’opinione di quanti l’intendono come una professione di fede della primitiva comunità cristiana, ampiamente attestata in altri libri del Nuovo Testamento, che gli evangelisti Matteo e Marco collocano – con intento pedagogico – nella narrazione delle parole di Gesù sugli ultimi tempi.

    16 Marzo, 2024 - 22:18
  2. Luigi Accattoli

    Marco 13, 14-27. Quando vedrete l’abominio della devastazione presente là dove non è lecito – chi legge, comprenda -, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano sui monti, 15chi si trova sulla terrazza non scenda e non entri a prendere qualcosa nella sua casa, 16e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. 17In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano!
    18Pregate che ciò non accada d’inverno; 19perché quelli saranno giorni di tribolazione, quale non vi è mai stata dall’inizio della creazione, fatta da Dio, fino ad ora, e mai più vi sarà. 20E se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessuno si salverebbe. Ma, grazie agli eletti che egli si è scelto, ha abbreviato quei giorni.
    21Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là”, voi non credeteci; 22perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti. 23Voi, però, fate attenzione! Io vi ho predetto tutto.
    24In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, 25 le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. 26Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

    16 Marzo, 2024 - 22:19
  3. Luigi Accattoli

    Falsi Cristi e falsi profeti. v. 14: abominio della devastazione. Espressione deprecatoria per una presenza sacrilega in luogo sacro, che Marco (seguito da Matteo) prende da tre passi del profeta Daniele, dove è riferita all’altare pagano eretto da Antioco IV Epifane nel 167 avanti Cristo sopra l’altare degli olocausti nel Tempio di Gerusalemme: “Forze da lui armate si muoveranno a profanare il santuario della cittadella, aboliranno il sacrificio quotidiano e vi metteranno l’abominio devastante” (Daniele 11, 31; ma vedi anche 9, 27 e 12, 31).
    v. 14b: chi legge comprenda. Inciso che segnala la consapevolezza da parte dell’evangelista della difficoltà per il lettore di decifrare quello che sta scrivendo. Viene variamente interpretata dai commentatori: un’avvertenza a cogliere nella profanazione di Antioco Epifane un precedente di quanto ora sta accadendo, o anche solo un avvertimento al lettore che deve proclamare questo difficile brano durante la liturgia, perché lo pronunci con la chiarezza necessaria a intenderlo.
    vv. 15-18: fuggano sui monti – chi si trova sulla terrazza – chi si trova nel campo – guai alle donne incinte – pregate che non accada d’inverno. Segnalazione di aspetti drammatici degli eventi da attendersi “in quei giorni”: aspetti di urgenza e difficoltà della fuga sui monti che sembrano congruenti con l’arrivo di un esercito invasore. E’ inevitabile pensare a quanto dev’essere accaduto intorno a Gerusalemme nel 70 dopo Cristo con l’arrivo delle legioni di Roma intese a reprimere la rivolta giudaica.
    v. 22: falsi cristi e falsi profeti. Il termine pseudochristoi in tutto il Nuovo Testamento ricorre solo qui e nel parallelo di Matteo 24, 24.
    v. 26: vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi. Parole che vengono da Daniele 7, 13: “Ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio di uomo”. Nel processo davanti al Sinedrio Gesù di nuovo attribuirà a se stesso questa immagine che prende da Daniele: “Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: ‘Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?’. 62Gesù rispose: ‘Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo”. Tra i tanti testi del Nuovo Testamento il primo in ordine di tempo che afferma la fede nella parusia è la Prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi che viene datata al 50 dopo Cristo: “Vi siete convertiti dagli idoli a Cristo, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene” (1, 9-10)

    16 Marzo, 2024 - 22:21
  4. Luigi Accattoli

    Giuseppe Flavio: Caligola vuole una sua statua nel Tempio di Gerusalemme. Le parole “abominio della devastazione” che in Daniele alludono alla sacrilega violazione del Tempio di Gerusalemme da parte di Antioco IV Epifane [vedi sopra la nota al versetto 14], nel discorso escatologico di Marco 13 potrebbero rimandare a un analogo sacrilego disegno perseguito nel 40 dopo Cristo dall’imperatore Caligona, così narrato da Giuseppe Flavio: In quel tempo scoppiò, in Alessandria, una guerra civile tra gli abitanti giudei e i greci. Furono eletti tre delegati, uno per ogni fazione, perché si presentassero davanti a Gaio (Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico, soprannominato Caligola). Uno dei delegati alessandrini era Apione, che insultò i Giudei con linguaggio scurrile asserendo tra l’altro che trascuravano di rendere gli onori dovuti all’imperatore. Poiché mentre tutti i popoli sudditi dell’impero romano avevano dedicato altari e templi a Gaio e gli avevano dato, sotto ogni aspetto, la stessa attenzione che avevano verso gli dèi, solo questo popolo disdegnava di onorarlo con statue e di giurare in suo nome. […]. Sdegnato di essere trattato così soltanto dai Giudei, Gaio inviò Petronio come suo legato in Siria perché succedesse a Vitellio in questo ufficio. I suoi ordini furono di portare in Giudea una grande forza e, se i Giudei acconsentissero ad accoglierlo, innalzasse un’immagine di Gaio nel tempio di Dio; se, invece, si ostinassero contro di lui, li sottomettesse con le armi. “Antichità Giudaiche” – Libro XVIII, 257-261.

    16 Marzo, 2024 - 22:22
  5. Luigi Accattoli

    La parola ai maestri. Rudolf Schnackenburg: “Vangelo secondo Marco”, Città Nuova 1973, secondo volume, p. 203s: L’espressione abominio della devastazione in Daniele viene a essere la dissacrazione del tempio, ma può anche comprendere la distruzione della città: “distruggerà la città e il tempio” (Daniele 9, 26). Una caratteristica del pensiero apocalittico è che i testi vengano reinterpretati di continuo e applicati a nuove situazioni. Quanto è accaduto una volta diventa l’avvisaglia di nuovi avvenimenti nel futuro. L’anno 40 d.C., l’imperatore Caligola decise di far erigere la propria statua nel tempio di Gerusalemme; il progetto non fu poi realizzato. E’ possibile che in quell’occasione si fosse ricordato il testo di Daniele; ma anche in date posteriori, per esempio dopo lo scoppio della guerra giudaica, si fece forse altrettanto. Non è quindi da escludere che dei profeti cristiani, ispirandosi a quegli antichi testi, tracciassero alla comunità una descrizione di tinte apocalittiche in modo da allarmarla e indurla a fuggire. Con tutta probabilità, l’evangelista si sarà servito d’una qualche descrizione di profeti apocalittici dove in modo allusivo si metteva in guardia da un profanatore del tempio. La raccomandazione “chi legge cerchi di comprendere” si potrebbe attribuire a Marco stesso e, nel caso ch’egli insieme ai suoi lettori dia uno sguardo retrospettivo alla distruzione già avvenuta, quelle parole potrebbero significare: fate in modo di capire rettamente, perché la profezia si è già compiuta! Per Marco, in questo caso, i devastatori sarebbero i romani, e forse in concreto il conquistatore Tito.

    16 Marzo, 2024 - 22:22
  6. Luigi Accattoli

    Ormai sono 21 anni – Chi voglia sapere che sia “Pizza e Vangelo” vada – qui nel blog – nella pagina che ha questo nome: è elencata per quarta sotto la mia foto, ad apertura del blog. Propongo nel blog i testi che affrontiamo nel gruppo biblico [c’è da 21 anni] perché chi può tra i visitatori mi dia una mano – un suggerimento, uno spunto, una critica – nella preparazione della lectio. Gli incontri si chiamano “pizza e Vangelo” perchè prima si mangia una pizza e poi si fa la lectio. Ora da remoto la pizza non c’è ma teniamo duro con il Vangelo in attesa che torni anche lei.

    16 Marzo, 2024 - 22:24
  7. Luigi Accattoli

    Lettori della Bibbia. Siamo un gruppo di una trentina di lettori della Bibbia che da più di vent’anni si riunisce a casa mia per una lettura continuata del Nuovo Testamento: abbiamo fatto ad oggi il Vangelo di Luca e gli Atti degli Apostoli e ora stiamo leggendo il Vangelo di Marco. Dall’arrivo della pandemia gli incontri avvengono via Zoom e il giro si è allargato da trenta a cinquanta e oltre. Chi non è stato mai agli incontri in presenza e non si è mai collegato, e magari non abita a Roma, e lunedì voglia provarci, metta qui sotto nei commenti la sua richiesta o mi scriva in privato [andando alla finestra “manda un’email” che è sotto la mia foto] e io privatamente gli indicherò il modo di unirsi al meeting, che andrà dalle ore 21.00 alle 22.30 di lunedì 18 marzo. L’appuntamento precedente fu lunedì 4 marzo e la registrazione audio di quell’incontro la trovi nel post del 10 marzo:

    https://www.luigiaccattoli.it/blog/quando-un-romano-entra-nel-santo-dei-santi-ci-provammo-con-pompeo-e-con-tito/

    16 Marzo, 2024 - 22:26

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