Luigi Laraia e come essere felici nella malattia

Vorrei mandare un messaggio di speranza a chi scopre di essere malato all’improvviso. Io sono sempre stato bene, quindi scoprire di avere la leucemia è stato un tuffo al cuore: so cosa si passa e vorrei dimostrare che è possibile continuare a vivere felici, anche mentre si combatte“: così ha parlato Luigi Laraia [37 anni, nato a Potenza e cresciuto a Bologna, lavora a Washington] partendo il 26 luglio da Washington in bicicletta. E’ arrivato a Vancouver il 30 agosto traversando l’America da costa a costa, circa 7.000 chilometri in 35 giorni, a sostegno di LLS (società per la cura di linfomi e leucemia). Gli mando un abbraccio e un bicchiere di Vino Nuovo.

17 Comments

  1. Luigi Accattoli

    “Your life is yours until the very end”: la tua vita è tua fino all’ultima ora. Così Luigi Laraia riassume il suo “piccolo messaggio” nel testo più recente del blog che ha la data del 16 settembre ed è intitolato Epilogue: http://luigilaraia.blogspot.it/2012/09/epilogue.html

    21 Settembre, 2012 - 8:20
  2. Leopoldo

    La “felicità” (consentitemi le vorgolette) non è necessariamente legata allo stato di salute, piuttoso a quanto la vita consente ad un uomo di realizzarsi. Ci si può realizzare nella salute e nella malattia. Chi vive serenamente il più delle volte lo fa anche nella malattia, e muore serenamente; che vive una vita d’inferno muore disperato.

    21 Settembre, 2012 - 9:20
  3. lorenzo

    “It would be a losing battle, a maze without a wayout. I accepted it. Maybe this is my plan; it is my call, as religious people view it”
    “Potrebbe essere una battaglia persa, un labirinto senza uscita.Io l’ho accettato. Forse è questo il mio progetto,è la mia vocazione, come la gente religiosa la intende.”
    A volte uno ha una fifa così forte di non poter piu’ vivere come prima, che per paura non si accorge di smettere di vivere da subito. Vive una non vita, subisce una vicenda che lo violenta. E lo sospingono e lo confermano in questo terrore desolato le diagnosi, le facce della gente che ti sta accanto, l’etichetta feroce di malato che ti appiccicano addosso, il fatto che tu prima di tutto diventi la tua malattia…Amaramente devo constatare che lo sospingono in questa direzione anche tanti colli torti pii e devoteggianti, sempre pronti a biasciacarti la frasetta “giusta” sulla volontà di Dio (?), sull’accettazione della medesima( ma quale?), su un Dio che ti da la croce(?) e poi la forza per sopportarla( toh, che buoncuore), su Dio che non ti da una croce superiore alle tue forze ( toh, un Dio che ti tratta da cavia di laboratorio!), su Dio che se è così è per il tuo bene ( ah,sì?) e altre frasette del Buon Cristiano Chino Sul Malato…
    Se Gesù fosse in una tomba, ci si rivolterebbe dentro.
    Ma Gesù non c’è in quella tomba: non c’è restato.
    Con le sue mani e i suoi piedi trafitti è lì a dirci che ogni vita , pure la piu’ disastrata, pure la piu’ addolorata, pure quella che ci appare la piu’ sfigata, è vita vera ed è vita degna, e pure la morte – qualunque morte- lo è.Vita, voglio dire.
    Possiamo toccare tutto quello che abbiamo sottomano, ma la verità è che siamo tutti destinati alla battaglia persa e al labirinto senza uscita. Ma Gesù Cristo ha una parola decisiva e fortissima sull’argomento.
    Vediamo di fare ” passare ” quella, e non le solite stronzate ( pardon) che sortiscono l’effetto opposto.Ne saremo direttamente responsabili.

    21 Settembre, 2012 - 9:57
  4. Mabuhay

    Ecco qui – finalmente – uno che non persegue la felicita’ a costo della verita’!
    Altrimenti sarebbe davvero impossibile raggiungerla la felicita’. Questo credo che sia uno dei mali della nostra epoca; e’ l’inganno di voler la felicita’ senza accettarne le condizioni di realizzazione, che spesso ci sfuggono ma che fanno inesorabilmente parte della realta’.

    21 Settembre, 2012 - 12:47
  5. Clodine

    Felicità raggiunta, si cammina
    per te sul fil di lama.
    Agli occhi sei barlume che vacilla,
    al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
    e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

    Se giungi sulle anime invase
    di tristezza e le schiari, il tuo mattino
    e’ dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
    Ma nulla paga il pianto del bambino
    a cui fugge il pallone tra le case

    E. Montale

    21 Settembre, 2012 - 14:41
  6. Gioab

    “Come esser felici nella malattia”

    Caro Luigi non te la prendere se non condivido. Nella malattia non si è mai felici, e chi dice di esserlo dice un sacco di stupidaggini. L’uomo non è stato fatto per stare malato né per soffrire.
    Una malattia debilitante può essere fonte di straziante frustrazione, che può confinare a letto per giorni o settimane. Il dolore lancinante può fiaccare. In cerca di una cura, possiamo andare da un dottore all’altro o prendere molte medicine o vitamine nella speranza che servano a qualcosa. Possiamo continuare a soffrire e cominciare a chiederci se valga la pena vivere in quelle condizioni. E se qualcuno dice che è felice racconta frottole. Ma sono affari suoi o di chi pretende di dargli credito.

    Se così non fosse, per es. i malati non sarebbero andati da Gesù per farsi guarire, ma sarebbero rimasti felicemente nella loro sofferenza. Anche oggi la medicina è utile in questo senso ed è piana di clienti alla ricerca di minore sofferenza per avere maggiore felicità una volta guarita non prima.
    Se così non fosse , non avrebbe senso la promessa di Isaia: “ E nessun residente dirà: “Sono malato”. Il popolo che dimora [nel paese] sarà quello perdonato del suo errore.” (Isa 33.24)

    Anche Paolo aveva <i<“una spina nella carne” così angustiosa che chiese ripetutamente sollievo in preghiera. (2 Corinti 12:7-10) Ma Dio non lo guarì. Non ci sarebbe stato motivo di chiedere di essere “sollevato” da quel peso se poteva essere superato con gioia.

    Nemmeno Giobbe era felice di soffrire e si grattava con i cocci. Non raccontiamoci storielle. Quando si combatte si combatte e le ferite fanno un male cane, non rendono felici. Le pie illusioni rimangono tali e fanno rimanere con l’amaro della sofferenza e il sorriso dell’ipocrisia. Chi sostiene di essere felice nella malattia racconta frottole. Pretende che qualcuno non lo compianga oltre ciò che sta già facendo lui di se stesso. Chi è malato non ci può far niente se la tiene fino a che non guarisce non va a ballare per la gioia e se lo fa lo fa con tanta rabbia e tristezza. Tanto per dircela tutta !

    Tutto il resto è un pannicello caldo pieno di finta compassione….
    Anche Gesù si lamentò con il Padre perché lo aveva abbandonato…..
    Se poi il sig. Luigi è riuscito a fare 7000km in bicicletta vuol dire che non stava così male. Magari era triste perché sapeva che deve morire…. Beh, accadrà a tutti sia con, che senza malattia. Non c’è motivo di essere felici né tristi. E’ una parte della vita che non si può rifiutare a prescindere dalle preghiere.

    p.s. “che significa forte nella prova ?” se fosse stato debole sarebbe stata meno prova ? O la prova lo rafforza ? Ma tanto poi deve morire lo stesso, a che serve dunque ? Le malattie accadono a tutti anche ai deboli. Si tratta di vivere, ma non sei obbligato se non ti va. Lo hanno certificato anche Martini e GPII. No ? Non sembravano così felici

    21 Settembre, 2012 - 17:09
  7. Marilisa

    Permettimi la sincerità, caro Luigi.
    Tu instancabilmente ci proponi esempi, direi incredibili, di persone “esagerate” nella felicità e nella serenità pur se colpite da lutti e da sofferenze di vario tipo.
    Forse pensi che potrebbero giovarci, ma io ritengo che giochi un ruolo molto importante in casi del genere il carattere di cui è stato “dotato” un povero cristiano al momento della nascita.
    Nella malattia, ahimè, io non ho mai avuto nemmeno un briciolo di serenità. Figurati la felicità!
    Beati quelli che come Luigi Laraia riescono ad essere felici.
    Ad ogni modo, proponici qualche volta–te ne prego– di bere un bel bicchiere di vino nuovo per un brindisi ad eventi allegri e gioiosi. Anche questi sono importanti, non credi?
    Altrimenti, la depressione è dietro l’angolo. Almeno per me.
    Un abbraccio, Luigi caro.

    21 Settembre, 2012 - 18:11
  8. Leopoldo

    Gioab, la malattia non aiuta a stare bene, anzi. Tuttavia penso che mai come in questi casi ciascuno possa parlare esclusivamente per sé. Non hai titolo, scusami, per dire se gli altri siano o no sinceri quando, specie nel momento della difficoltà, esprimono i loro sentimenti. Ma proprio nessun titolo, semplicemente perché non tutti reagiscono nello stesso stesso modo al dolore, qualunque tipo di dolore. Nota bene, non si tratta di essere contenti o felici di essere ammalati, piuttosto di vivere pienamente la sofferenza senza cadere nella disperazione, anzi facendo di tale esperienza uno strumento per accrescere di senso la pripria vita. Tu pensi che non sia possibile e va bene, ma, ripeto, puoi parlare soltanto per te. “Ciò che generalmente accade” qui non conta.

    21 Settembre, 2012 - 18:13
  9. Gioab

    @ Lorenzo
    Ha perfettamente ragione sig. Lorenzo. E’ vero, io parlo per me non potrei parlare per gli altri, i mie commenti sono sempre l’espressione del mio punto di vista e spesso anche quello delle Scritture almeno nel modo in cui e fino al punto in cui io riesco a leggerle.

    E’ vero che non tutti reagiscono allo stesso modo. Lei dice , “non si tratta di essere contenti o felici di essere ammalati, piuttosto di vivere pienamente la sofferenza senza cadere nella disperazione” e aggiungo, anche se accadesse non servirebbe a nulla. Ma la speranza non può essere inganno per i semplici a cui si raccontano balle nella speranza che soffrano meno.
    La Verità non ha mai ucciso nessuno ed è sempre la cosa migliore da dire.
    Vero che ci sono quelli che reagiscono meglio e quelli peggio, ma alla fine tutti muoiono a che serve dunque ? Meglio non alimentare false speranze, o raccontare pietose bugie come spesso accade e il principio nasce dal fatto che è meglio non aspettarsi nulla o attendersi il peggio piuttosto che nutrire una falsa speranza che non si realizzerà. Meglio essere certi di non avere nessun regalo piuttosto che aspettarne uno e non riceverlo.

    Non proverà gratitudine verso lo schiavo perché ha fatto le cose assegnate, vero? Così anche voi, quando avete fatto tutte le cose assegnatevi, dite: ‘Siamo schiavi buoni a nulla. Abbiamo fatto ciò che dovevamo fare”( Lc 17.9-10)

    21 Settembre, 2012 - 18:50
  10. Leopoldo

    Gioab, ti auguro di vivere a lungo e, nella tua certezza, di ricevere quel regalo che non ti aspetti. Altri, che si compiacciono di avere le mani ricolme di doni, potrebbero un giorno ritrovarsi a mani vuote.

    21 Settembre, 2012 - 19:05
  11. Gioab

    @ Leopoldo
    Beh, ….. ringrazio, non so che altro dire. Mi ha tolto le parole confesso che mi trovo più a mio agio nella maglia di cotta con la spada che con la veste del cortigiano….. Lei che si aspetta ? Se si aspetta…….
    Le auguro un paio di scarpe, nuove, per girare tutto il mondo.

    21 Settembre, 2012 - 21:59
  12. Luigi Accattoli

    A Marilisa che sollecita la narrazione di “eventi allegri e gioiosi”: sono pronto, dammi utili indicazioni e io li indagherò e narrerò. Parola di lupetto.

    21 Settembre, 2012 - 22:36
  13. Clodine

    Io ho una sorella -solo 13 mesi più grande di me- ipocondriaca! Avete mai avuto a che fare con un ipocondriaco!? Io si !
    E’ una cosa assurda! Lei, deve stare male a tutti i costi…lei…non c’è niente che possa convincerla del contrario deve -imperativo- stare male! La cosa strana, della quale non riesco a capacitarmi, è che i dolori li sente per davvero e quando l’accompagno ora dallo specialista pneumologo, talaltra dal cardiologo, talaltra ancora dal nefrologo, e, sottoposta ad ecografia o, meglio ancora, scintigrafie tra cui una Tac le viene detto :
    – signora, sia serene: lei è sana come un pesce!
    ci resta malissimo
    -ah, si!? Davvero, sicuri che non ho niente!? Avete guardato bene?
    -ma certo, non è contenta?
    -ahhhhh!
    risponde col sorrisetto di sbiego, quasi l’avessero strattonata,delusa, delusissima del responso.
    Ultimamente, presa da dolori addominali, andò di corsa per una lastra e si palesò un piccolo calcolo epatico.figuriamoci eureka!! Il medico prescrisse il “deursil” per liquefarlo e questi si sciolse. Alla seconda “ispezione”il calcolo, ovviamente, non c’era più. Ma per lei la cosa non era finita li…eh no…non era finita li.
    -eh, Clodine mia, i dolori continuano…forse il calcolo si è nasconso, come un bandito, sotto qualche viscera, devo “indagare”.
    il primo ottobre si ricovera in clinica per ulteriori…et ulteriori accertamenti. Ma tanto, la cosa non finisce qui..No! Non finisce qui.

    22 Settembre, 2012 - 7:45
  14. Clodine

    corrige refuso: “nascosto”

    22 Settembre, 2012 - 7:48
  15. Marilisa

    Eh no, Luigi, così non vale. Sei tu il segugio.
    Cerca e proponi.
    Ti abbraccio, instancabile lupetto.

    22 Settembre, 2012 - 8:23
  16. Luigi Accattoli

    Marilisa prova a fare un giro nella pagina CERCO FATTI DI VANGELO in particolare ai capitoli: 6 Una razza di longevi, 9 La voce dello sposo e la voce della sposa, 10 Coppie in missione come Aquila e Priscilla, 11 Il genio della carità, 12 Madri e padri di vocazione, 16 Qui è perfetta letizia… A me non pare che nella mia rassegna vi siano solo storie eroiche e tragiche… la mia intenzione è di segnalare ogni modo serio di essere uomini e cristiani che incontro intorno a me, nei giornali, nella Rete… l’attenzione non è allo straordinario ma piuttosto alla varietà dei modi…

    22 Settembre, 2012 - 9:57
  17. Clodine

    Sei fantastico Luigi, io leggo con passione tutto di te, anche quando non seguivo il blog ed eri un vaticanista, per me, tra i tanti: ebbene già all’epoca ti seguivo! Non vedo l’ora arrivi il 4 Ottobre per seguire Rai Storia, sul concilio. Ma lo sai che io ero piccolissima quando la rai, in bianco e nero dalla basilica, trasmetteva le immagini ? Ricordo le lunghe sfilate di Mitrie sotto alle quali spuntavano i volti antichi, rinseccoliti, dei vescovi . Mi mettevano in grande soggezione. Ricordo mio papà che li osservava e seguiva tutto dal vaticano, poi commentava…ma non ricordo davvero cosa dicesse…posso intuirlo però! Insomma, io ho un ricordo terribile di quelle immagini, mi evocavano i maghi delle fiabe…ne avevo paura!

    22 Settembre, 2012 - 10:45

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