Morte al pacifista

“Morte al pacifista!” leggo dal treno su un’arcata del ponte di via Stalingrado, a Bologna, sulla sinistra di chi viene da Firenze. Stavo giusto leggendo alla pagina due del Corsera che “un terzo degli oltre ottocento morti e tremila feriti della striscia di Gaza sono bambini”. Dunque mille bambini feriti e 267 bambini morti.

34 Comments

  1. marta09

    Verrebbe da dire che hanno tentato di uccidere la pace in quei bambini.
    Invece hanno solo ferito il cuore dell’umanità, ma non l’anima. Chi è papà e mamma in questo momento sente tutto lo sgomento e l’orrore e la tentazione sarebbe quella di scappare perchè “tanto tutto sarà inutile”.
    Non è vero, non può essere vero … e avremo 267 motivi in più per pregare sul serio, per agire nella preghiera sul serio.
    Avremo 267 angeli che, voglio pensare, si stanno organizzando per “perorare” davanti a Dio la causa della pace nel mondo.
    Non riesco ad avere un pensiero impegnato in questo momento, ma solo un pensiero che si affida.

    11 Gennaio, 2009 - 23:00
  2. affus

    “IL SANGUE DELL’UOMO DALL’UOMO SARA’ SPARSO ! “ (Gen. 9,6)

    Nelle pagine precendenti abbiamo visto come Dio ai primordi dell’umanità ,confidando in quella legge messa nell’ “intimo dell’uomo “ da Lui stesso , richiede all’uomo soltanto che non diventi “autonomo “ rispetto al bene e al male, in seguito però , dopo il peccato di Adamo ,non fidandosi più , mette dei Cherubini alati a guardia dell’uomo ,anzi limita il suo potere di decidere nella creazione sul problema del bene e del male . Poi man mano che l’uomo affonda nel fango Egli prende le dovute contromisure in maniera graduale . Successivamente al peccato di Adamo , si fida ancora dell’uomo e impone una norma : “ nessuno tocchi Caino “, per far capire la linea etica scelta con quella precedente umanità, dove non ha imposto alcuna autorità e nessuna norma morale esplicita individuale , tanto che l’umanità arriva ad un arbitrio morale testimoniato da uno di loro dalle parole : “ Ho ucciso un uomo per una scalfittura e un ragazzo per un livido (Gen4,23).
    Non solo, ma , man mano che l’uomo degenera moralmente, Dio prende delle precauzioni preventive, sia accorciandogli la vita , sia imponendogli il lavoro ; il dolore, i figli . In pratica si è comportato come un tizio a cui gli hanno rubato la macchina o scassinato la casa ; dopo mette l ‘antifurto all’auto e le porte blindate alla casa . Non si fida più della libertà dell’uomo !
    Quando poi la discendenza di Caino diventa così autonoma da arrivare all’apice della degenerazione uscendo fuori dai binari tracciati dalla legge naturale , questa umanità viene eliminata da Dio col diluvio universale come ammonimento a tutte le future generazioni (Gen.7) .
    Con la seconda umanità , cioè quella dopo il diluvio, Dio però cambia registro e subito
    pronunzia delle parole che lasciano prefigurare la futura legge naturale scritta : “… domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo , a ognuno di suo fratello. Chi sparge il sangue dell’uomo dall’uomo il suo sangue sarà sparso “ (Gen.9,6).
    Con queste parole Dio concede all’uomo stesso di fare giustizia del sangue e della vita del fratello ; guai ora quindi a chi lascerà Caino in libera circolazione ! Non solo, ma l’uomo dovrà preoccuparsi dei fratelli perché Dio chiederà conto della vita a chi gli è prossimo , cioè l’uomo sarà sottoposto a un giudizio per questo, e ciò dipenderà dal ruolo e dalla sua attività .-
    In questa norma generale data da Dio alla seconda umanità, notiamo una necessità da parte di Dio di stabilire delle norme etiche che dovranno essere osservate . In altri articoli abbiamo dimostrato come queste norme stanno già nell’intimo dell’uomo di tutte le razze e nazioni e c’erano già con la creazione dell’uomo . L’uomo dovrà farsi giudice dell’uomo e punire il trasgressore . Ma chi dovrà giudicare che cosa ? Non si poteva essere precisi su questo perché poteva essere il patriarca , l’anziano, l’eroe, un padrone,lo sciamano , ecc. e tutto dipendeva dal tipo di società formatasi . Chiunque avesse dei mezzi e godesse del prestigio personale,di imparzialità e di coraggio, dell’onore in mezzo al gruppo come garanzia della tradizione morale ed etica, poteva essere idoneo al comando e giudicare . Chiunque in passato abbia avuto delle preoccupazioni morali potremmo definirlo un uomo di onore, uomo morale , cioè legato alla tradizione , quella che fa si che la società non degeneri fino ad arrivare alla guerra ,alla fame,alla peste e al diluvio ; anche quelli che hanno abusato delle norme e si sono arricchiti con quelle . Tutte queste sciagure sono il colmo dell’ingiustizia tra uomo e uomo quando raggiunge certi livelli di immoralità sociale e col tempo conducono alle guerre . Un autorità , quindi , è quella forza che si preoccupa del “fratello “ ; ne difende l’onore e colpisce l’ingiustizia con la spada permettendo il bene comune e la garanzia del futuro dell’uomo sulla terra . Il potere perciò si preoccupa di quell’arbitrato di giustizia naturale tra uomo e uomo , tra famiglia e famiglia , tra società e società , autorità che gli viene trasmessa dai padri di famiglia e dagli anziani . L’autorità non rappresenta nessuna classe che dovrà opprimere un’altra classe ma rappresenta quell’ autorità che persegue la giustizia; difende il povero se è oppresso ma lo elimina se è iniquo, senza trovare scusanti e giustificazioni al male . “Non commetterete ingiustizia in giudizio : “ non tratterai con parzialità il povero ,né userai preferenze verso il potente ;ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia” (Num.19,15 ) ……. “né ti lascerai condizionare nel giudizio da una maggioranza.”
    Ecco che Dio , in seguito , sceglierà una famiglia e da questa avrà origine un popolo .
    Non appena questa famiglia diventerà numerosa da formare un popolo autonomo, subito Dio donerà la Legge che dovrà osservare in quella terra . Con la legge avrà una regola di vita sociale precisa e con delle autorità precise che dovranno punire i trasgressori . La legge che prende corpo nelle istituzioni dovrà garantire l’ordine e la giustizia tra fratello e fratello ; dovrà occuparsi di salvaguardare il sangue e la vita del fratello ,quindi anche la sua proprietà acquistata col sangue . Non sarà più un non identificato “ vendicatore del sangue “ che farà giustizia di Caino , ma solo un autorità precisa che osserverà la legge . La giustizia avrà una linea precisa tracciata dalla legge e non da una maggioranza o dall’arbitrio di un tiranno . ! In questa società organizzata dalla legge , la politica si identifica ora con la legge stessa, la retta osservanza ; ora con la stessa autorità che la rappresenta . L’ Autorità che si ispira alla giustizia, è quella forza che stabilisce la norma , la legge , la giustizia violata e ne garantisce il ricordo ; la difende e la conserva nel popolo attraverso le generazioni . Un’ autorità che non si ispira alla giustizia , è formata da un gruppo di delinquenti che esercita il potere per il proprio tornaconto .

    12 Gennaio, 2009 - 4:22
  3. Massimo D

    “Pacifista” da un po’ di tempo in questo paese è diventato quasi un insulto.
    Basti leggere l’articolo di Galli Della Loggia sul Corriere di ieri, contro il pacifismo della Chiesa (in verità, mi sembra che Della Loggia abbia una nozione del tutto personale e molto discutibile di cosa sia il pacifismo, visto che lo confonde con una forma di disimpegnato neutralismo).

    12 Gennaio, 2009 - 13:30
  4. ignigo74

    bè… però i pacifisti sono una cosa, i pacifici un’altra.
    Io mi oriento verso i pacifici, i pacifisti mi lasciano molto perplesso.

    12 Gennaio, 2009 - 14:24
  5. marta09

    concordo con ignigo74 …. anche se a volte mi sento un terremoto.
    Ma per essere pacifici ci vuole tanto coraggio, un mare di coraggio!!!!

    12 Gennaio, 2009 - 14:37
  6. Massimo D

    Dal dizionario (Garzanti):
    Pacifico = che ama la pace; per estensione: che ama il quieto vivere, la tranquillità
    Pacifista = sostenitore della posizione che esclude il ricorso alla guerra come mezzo per risolvere le controversie tra gli stati
    Decisamente (pur essendo anche un tipo pacifico) mi ritrovo in modo convinto in una posizione pacifista, e penso che i tempi siano maturi perché il mondo accolga l’idea che non c’è fine che possa essere raggiunto attraverso la guerra.

    12 Gennaio, 2009 - 14:44
  7. Abbiamo paura delle parole che non sappiamo usare.
    Oppure ci fanno paura quelli che ne abusano malamente.

    Pacifista mi sembra una bella parola. Inflazionata sì, ma spesso come alibi per chi ha paura solo di prenderla in considerazione.

    12 Gennaio, 2009 - 16:16
  8. marta09

    Domanda idiota: ma se una è pacifico non potrebbe essere anche pacifista? Escludendo ovviamente il caso di “pacifici” egoisti e menefreghisti.
    Mah!
    Un’altra domanda idiota: ma come è successo che da 267 bambini morti siamo finiti a parlare di pacifici e pacifisti?

    12 Gennaio, 2009 - 16:25
  9. E se gli operatori di pace accettassero e valorizzassero i valori positivi che portano dentro i “pacifisti”?
    Non abbiamo bisogno di nemici.
    Troppo spesso i crisitiani, non hanno saputo dare un valore all’essere un operatore di pace, lo stesso grande La Pira, profondamente cristiano, è stato visto con sospetto, sia dai politici cristiani, sia da ambienti vaticani, per il suo operare la pace in concreto nel suo incarico di Sindaco e al livello internazionale.
    Non mi meraviglio, se i pacifisti, hanno cercato strade che, magari non erano marcatamente evangeliche.
    Vi consiglio di andarvi a vedere la strana commistione che si può notare nell’odierno calendario che ha distribuito il Vescovo Militare (Ordinario Castrense) mons. Pelvi, che dissemina di citazioni di don Tonino Bello ad ogni pagina, ma ha un incipit che non può lasciare perplessi.

    Beati gli operatori di pace!
    ….ma c’è molta confusione sotto questo cielo, anche tra i seguaci di Gesù, quel Gesù che ha chiesto di mettere via la spada a Pietro….

    12 Gennaio, 2009 - 16:25
  10. In realtà Luigi dà due imput: pacifisti e bambini.

    E’ una mia opinione personalissima che evidenziare i bambini come vittime, con tutta la buona fede comprensibile, è un falso problema.

    Non è pensabile, che un adulto può essere ucciso, ed un bambino no.
    Ho sempre pensato che questa fosse ipocrisia.

    I bambini sono gli esseri più indifesi, e come nel mondo animale, si difendono con tutto il vigore.
    Ma passa in modo subliminare, che fanno una pena immensa i bimbi uccisi.
    E gli adulti? Le mamme? I papà? Le mogli? I mariti? Fratelli? Amici?

    La realtà vera è che tutto va sotto una unica categoria: PERSONE.

    Le persone hanno una dignità a cui nessuno può togliere la vita (nonostante le affermazioni del CCC-2267????).

    Mi rimane sempre impresso fin da fanciullo le immagini dei bimbi del Biafra, attraverso cui si tendeva benevolmente a strumentalizzare la necessità dell’aiuto umanitario. L’aiuto umanitario, è una necessità, ma per tutte le persone in stato di necessità.
    Fare distinzioni, seppure tra bambini e altro, non può non lasciarmi molto perplesso. Quasi sottintende che gli altri che non sono bambini…. possono pure morire…
    Ho timore di queste distinzioni che non condannano la morte comunque, ma chiedono solo la salvezza dei bambini…
    Ripeto: è una mia riflessione, molto personale.

    12 Gennaio, 2009 - 16:45
  11. ignigo74

    il gioco dei dizionari è inutile, o comunque non mi convince: ci sono dizionari che affermano mentre negano, pertanto…
    Cerco, per quanto è possibile, di seguire il buon senso (pacifico ed evangelico) che se ne sta nascosto per paura del senso comune (che, a seconda dei contesti può essere pacifista, interventista, filoisraeliano, filopalestinese…).

    A me i pacifisti sono sempre sembrati aggressivi.
    Gandi era pacifico, non pacifista.
    Bush è stato pacifista trasformando una parte di terra in un cimitero, vuoi mettere che pace?! Un silenzio di tomba.

    12 Gennaio, 2009 - 17:10
  12. raffaele.savigni

    Il fatto è che i bambini evocano l’innocenza, ed al tempo stesso l’impossibilità di difendersi da soli; gli adulti vengono visti come già “carichi” di qualche forma di violenza, di qualche copla, e comunque capaci di difendersi in qualche modo.Non a caso i cavalieri medievali erano presentati come i difensori degli inermi, delle vedove e degli orfani.

    12 Gennaio, 2009 - 17:12
  13. raffaele.savigni

    Chi ha scritto quella frase non sa quello che dice. Io direi piuttosto “Dio punisca i terroristi suicidi, i dittatori di ogni specie”.
    A me comunque “pacifico” sembra un termine generico ed ambiguo; ed ancor di più “pacifista” (= chi lotta contro le guerre anche a costo di bloccare treni e navi e di compiere manifestazioni violente, come certi no global? chi è “imbelle” anche di fronte ad una dittatura sanguinaria o a un’invasione, come quella del 1938?). Io preferisco il termine evangelico “operatore di pace”, quindi “pacificatore”.Gandhi sosteneva la non violenza, ma affermava che occorreva cercare altre forme efficaci di lotta contro l’ingiustizia; e che preferiva correre il rischio di essere violento piuttosto che rassegnarsi di fronte a gravi prepotenze ed ingiustizie.

    12 Gennaio, 2009 - 17:20
  14. Massimo D

    Caro ignigo74, ognuno è libero dare il significato che vuole alle parole, ma se vuole comunicare o sperare che gli altri non fraintendano quello che dice, gli conviene usarle nell’accezione condivisa.
    Per me pacifista è quello che ho scritto sopra (= chi respinge la guerra perché crede che non risolva i problemi o per qualche ragione morale più profonda) e guarda caso questo è anche il significato codificato nei dizionari.
    Più in generale, secondo me non ha molto senso contrapporre pacifici (buoni) a pacifisti (cattivi). Il pacifismo è un’opzione “politica” concreta, peraltro molto condivisa in ambito cattolico, e molto coerente direi anche con il magistero della chiesa.
    Condivido in pieno le osservazioni di matteo. L’accento sui bambini dipende dal fatto che evocano innocenza, come dice Raffaele Savigni. Ma è come se implicitamente ammettessimo che gli adulti possono in qualche modo “meritare” la guerra, un’implicita giustificazione di questa, un po’ come la distinzione tra morti civili e morti militari, che la guerra contemporanea ha ormai nei fatti annullato.

    12 Gennaio, 2009 - 17:28
  15. Massimo D

    Caro raffaele savigni, pacifista non è sinonimo di non violento. L’uno non implica e non esclude l’altro.
    Secondo me c’è qualcosa di qualitativamente diverso nella guerra, che è una forma di violenza istituzionalizzata su larga scala, rispetto ad un “semplice” esercizio di violenza. Non so se il mondo potrà mai liberarsi della violenza, probabilmente no, ma secondo me ci sono i presupposti perché abbandoni la guerra come strumento di soluzione delle controversie. I paesi “civili” sono arrivati ad escludere la tortura (più o meno… tralasciamo le azioni dell’amministrazione Bush), e in ambito militare non sono ammesse razzie, stupri collettivi ecc. Sono considerati “crimini” anche se realizzati in contesto bellico. Non vedo perché non accettare che sia la guerra stessa ad essere un crimine, e superare in modo definitivo la distinzione tra una legge/morale per la dimensione civile e di pace e una legge/morale per l’ambito militare/di guerra.

    12 Gennaio, 2009 - 17:34
  16. marta09

    Uff! Ok, Matteo, hai proprio ragione! L’immagine di bambini uccisi colpisce subito, ma è un grosso errore porre solo su di loro l’attenzione. Le persone sono persone a 0 come a 100 e passa anni. Il mio sgomento è stato (ma credo che lo sia stato anche per gli altri) il constatare che “l’ordinaria sete di potere” o la prevaricazione violenta non si ferma neppure davanti all’indifeso per eccellenza: il bambino, appunto. E bambini, sono anche quegli adulti che non si difendono (Gandhi ad esempio, o Gesù per farne un altro o ….) e addirittura difendono l’indifeso ponendosi disarmati davanti ad un qualsiasi “carnefice”.
    E’ la portata della violenza che non si ferma davanti a nulla che sgomenta e anche spaventa.
    O, peggio ancora, è il fatto che quelli che hanno in mano il comando delle armi non pensino affatto dove queste armi vanno a colpire … sperando che sia così, perchè – a questo punto – verrebbe da pensare che colpendo gli innocenti, i potenti che si vogliono piegare ai propri voleri, alla fine si pieghino.
    Sul pacifico e pacifista, onestamente, non ci perderei troppo tempo, per il fatto già detto sopra, che comunque nell’uno e nell’altro caso c’è sempre una persona con una coscienza che pensa e che in buona fede agisce. Fermo restando, ovviamente, che esistono anche casi di pacifisti “armati” che si rivestono di pace per fare ciò che più gli piace: la guerra!
    A questo punto auguro a tutti ciò che i fotografi professionisti si augurano prima di un servizio importante: “Buona luce!!!”.
    Quindi per i cristiani e per tutti: Buona Luce!!!! (ma con la L maiuscola)

    12 Gennaio, 2009 - 18:20
  17. @ Marta,
    per carità, io non pensavo a te, relativamente alla tematica “bambini”, pensavo che è lo strumento che tutti usano quando si parla di guerre e di fame. Io ho solo colto l’imput esprimendo quello che ho sempre pensato, ma assolutamente non relativamente a te. Tutti in perfetta buona fede ci commoviamo davanti ai bimbi.
    Ma la vita mi ha posto davanti, tanti, tanti adulti che portano ancora le ferite inferte loro quando erano bambini o ancora portano in se il bambino ferito(ma ora sono adulti e chi li difende?).
    La tematica bambino/adulto, nella categoria di persona, è molto ampia e complessa.
    Ecco perchè ho a cuore che venga difesa tutta la persona, tutta.
    Ieri sera mi ha colpito particolarmente, come De Andrè ha affrontato, quasi in modo profetico (anche se laico) la tematica della guerra attraverso le sue poesie-canzoni.
    Il Signore mette un seme nel cuore di ogni uomo,
    dunque è bene non giudicare, per non essere giudicati…..
    Voglio ricordare sempre quelle foto, degli eserciti in armi, dei popoli nazifascisti, tedeschi o italiani che fossero, benedetti da cappellani o da vescovi, e continuare a riflettere….

    12 Gennaio, 2009 - 19:37
  18. marta09

    No, Matteo, non mi sono sentita – come dire – attaccata, anzi! Ma per me è stata l’occasione di un’auti-analisi del perchè ho posto gli occhi sui bambini (che era alla fine del post) e non sul pacifista che era all’inizio.
    Non credo sia per il fatto che sono donna, ma credo sia stato per il motivo detto prima.
    Tra l’altro sono una di quelle poche folli che è stra-convinta che in ogni “energumeno” adulto, da qualche parte ci sia un bambino indifeso ed offeso.
    Le lesioni spirituali e affettive fatte su un bambino sono ferite che possono completamente modificare la vita futura e possono far diventare un potenziale “buono” in un effettivo “cattivo” (e perdonatemi i termini.
    Ti ringrazio per la tua puntualizzazione, mi è stata preziosa ed è il motivo per cui dico sempre mentalmente a tutti quelli che incontro o a quelli che vorrebbero vestirsi da “rambo” per stroncare le persone che fanno difficoltà: “Attento, stai camminando sul mio cuore!”!
    ma è un discorso che si aggancia a benissimo a tutti gli ultimi tre post, compreso TDC.
    Ciao e grazie di cuore, grazie davvero.

    12 Gennaio, 2009 - 20:15
  19. Grazie Marta

    12 Gennaio, 2009 - 22:03
  20. roberto 55

    “Pacifista” è concetto diverso da “neutralista” e neppure è sinonimo di “non violento”: i partigiani italiani che combatterono, dal 1943 al 1945, nella nostra Resistenza volevano certamente la pace ma non erano, altrettanto certamente, “neutralisti” e, per perseguire l’obiettivo della pace, giunsero ad impugnare le armi contro i nemici.
    E’ vero, per me, che negli ultimi anni la locuzione di “pacifista” è diventata, almeno in Italia, motivo d’attacco politico, sia da certi settori (i più “filo-americani”) della destra che, va riconosciuto, anche a causa d’un certo qual “pacifismo a senso unico” (la questione medio-orientale ne è l’esempio) che ha contribuito, a volte, a minare la credibilità di talune mobilitazioni per la pace.

    Buona notte a tutti.

    Roberto 55

    12 Gennaio, 2009 - 22:14
  21. fiorenza

    Ma che cosa dite, Matteo, Massimo D. e Marta09! Ma davvero pensate che “evidenziare i bambini come vittime” sia “un falso problema”, come un “ammettere implicitamente” che gli adulti, invece, “possono pure morire” o “meritare la guerra”? Ma davvero, per voi, “porre su di loro (sui bambini) l’attenzione” è “un grosso errore”?
    Chesterton diceva che ciò che il diavolo odia soprattutto sono i bambini.
    Anch’ io credo, Raffaele Savigni, che “chi ha scritto quella frase (“Morte al pacifista”) non sa quello che dice”, ma si può ben credere che lo sapesse perfettamente, invece, il tenebroso suggeritore di quelle parole. E anche la parola “pacifista”, così banalizzata nell’uso, è ben scelta. Se avesse spinto a scrivere “morte allo spirito d’infanzia” avrebbe fatto trapelare qualcosa delle sue vere intenzioni, ma non è questo il suo stile.

    12 Gennaio, 2009 - 23:48
  22. marta09

    No Fiorenza, non intendevo dire che porre l’attenzione dei bambini sia un falso problema o altro. Io intendevo dire che l’attenzione sui bambini è l’attenzione per tutti coloro che sono indifesi come bambini.
    Vedi, di fatto, chi non risponde alla violenza con la violenza, chi gira le spalle agli attacchi che vogliono generare violenza sono dei bambini indifesi, sono persone che non hanno innalzato le barriere difensive ed ovviamente offensive al di là dell’età biologica.
    Luigi ha posto davanti ai nostri occhi due immagini che si sono sovrapposte: quella della scritta e quella (in contemporanea) del titolo del giornale che stava leggendo.
    Credo sia rimasto colpito dalla tempestività dei due concetti o fatti. Le due immagini messe insieme danno una risposta inquietante: la morte dei pacifisti (o dei pacifici o degli operatori di pace o …) è morte per gli indifesi, tutti gli indifesi (e ce ne sono proprio tanti ed anche vicino a noi).
    La sola incapacità di sperare è morte per gli indifesi e magari proprio dei bambini che non conosceranno la vita perchè mai nasceranno.
    Ho trovato questa frase di TDC (per caso come al solito) che dice bene questa cosa:
    “il futuro appartiene a coloro che trasmettono alla prossima generazione motivi per sperare”.
    La pace o l’essere opertore di pace in tutti sensi è proprio questo “trasmettere alla prossima generazione motivi per sperare” … ed aggiungo io – a questa generazione di sperare nella vita.
    Non so se sapesse quello che scriveva l’autore della scritta, probabilmente e forse ce l’aveva con qualcuno, ma il messaggio è comunque inquietante perchè è un messaggio di chi non spera più, di chi pensa che ragione umana non vale niente e non serve a niente, di chi pensa che l’unica cosa – anche per fare giustizia – sia la guerra.
    E guerra, tu lo sai meglio di me, è il più alto atto incivile dell’uomo (come ogni altro tipo di violenza), è quando l’uomo rinuncia alla “ragione” (che gli fa da ostacolo) per ottenere quello che vuole … nel piccolo e nel grande.
    Davvero Fiorenza, cambierebbe il mondo all’istante se ognuno di noi curasse l’altro come si cura un bambino e pure indifeso.
    Ciao

    13 Gennaio, 2009 - 0:14
  23. Massimo D

    Fiorenza, non intendevo certo dire che non sia giusto evidenziare le sofferenze dei bambini come prime vittime. Ma non hai anche tu la sensazione che spesso si tenda a considerare che soltanto i bambini sono vittime innocenti, mentre per gli altri in fondo la guerra è un rischio calcolato? Questo era il mio (nostro) punto.
    A me un po’ impressionano i bollettini nella forma: “Oggi X morti, di cui Y civili e Z bambini.” Un’agghiacciante gerarchia nei costi umani della guerra. Su un giornale israeliano qualcuno lamentava che non è giusto considerare tutti i bambini palestinesi uccisi come vittime civili, visto che alcuni bambini sono in realtà reclutati come militanti.
    Poi è verissimo che la sofferenza di un bambino senz’altro ci pone di fronte l’assurdità della guerra nel modo più nudo.

    13 Gennaio, 2009 - 9:46
  24. Nino

    Sollecitati da Luigi, negli ultimi tempi abbiamo toccato argomenti di ordine civile e sociale come quest’ultimo sul pacifismo, pur interessante ma reso ormai stracotto e stucchevole, dalla paranoica ripetitività delle esegesi e dei fraintendimenti sul termine.

    A fare chiarezza sulla questione “italiana” mi pare venga a proposito un’interessante articolo di Vito Mancuso su Repubblica di oggi. Titolo: La religione civile che manca all’Italia.
    Che personalmente condivido e di cui riporto la conclusione.

    “Fino a quando i cattolici italiani vorranno preservare la loro identità di cattolici senza pensarsi al servizio della società italiana, verranno meno al loro compito; e fino a quando la Chiesa tutelerà i suoi interessi particolari come una delle tante lobby senza essere davvero “cattolica” cioè universale, non sarà fedele al suo compito che è spendersi “per la vita del mondo”. La situazione del paese richiede a ogni italiano, laico o cattolico, con responsabilità politiche in campo civile o in campo ecclesiastico, di ripensare il proprio rapporto con la società secondo ciò che in termini religiosi si chiama “conversione”. Purtroppo non è più sdolcinata retorica che ne va del futuro dei nostri figli”.

    13 Gennaio, 2009 - 9:49
  25. @ Fiorenza,
    le nostre riflessioni erano molto più articolati e niente affatto superficiali. Non erano delle mere batture da bar, ma cercare una comprensione profonda sui bambini e sulle persone.
    Non mi sembrava affatto che fossimo su un livello di banalizzazione.
    Rimango del parere che nessuno è degno di morte, sia esso bambino, sia esso adulto.
    Si può offrire la propria vita per gli altri come hanno fatto i martiri veri,
    non strappare la vita agli altri, che è pura follia umana.
    La dignità della persona non fa diferenza tra bambini e adulti, padri o madri o altro. La vita non si toglie MAI, e a nessuno.

    13 Gennaio, 2009 - 11:38
  26. @ Nino,
    grazie della condivisione, è interessante.

    13 Gennaio, 2009 - 11:40
  27. fiorenza

    Ma certo, Matteo, che le vostre “riflessioni erano molto più articolate”, etc.
    Mi dispiace che non ci siamo capiti: è colpa del mio modo di pensare e di scrivere, che salta o sottintende molti passaggi, che è un po’ ellittico. Mi dispiace davvero. Un abbraccio a te, a Marta09 e a MassimoD.

    13 Gennaio, 2009 - 15:18
  28. ricambio gli abbracci….virtuali…purtroppo… 🙂

    13 Gennaio, 2009 - 15:49
  29. affus

    bisogna tenere presente , comunque , che la cultura europea e l’italia in particolare , è una cultura che ha alla base il cristianesimo, anzi il vangelo ,ora la società prospettata dal vangelo non è nemeno socialista ma comunista .
    ma il comunismo del vangelo è rivolto alle comunità di fede , alle comunità benedettine , alle comunità religiose , non è un messaggio per la società naturale , anche se alla fine c’è pure quello . Ecco che abbiamo avuto eserciti di cattocomunisti in tutta europa nel dopoconcilio.
    La società naturale,laica , si basa su valori tipo la giustizia ,sinonimo di occhio per occhio dente per dente ,non sull ‘egualitarsimo o il fratenalismo solidale . Questo fraintendimento alla base della cultura europea ha portato a grosse deviazioni .
    La paga ad un operaio la si da per carità o per giustizia ? Ecco il cattolico crede che si da la paga per carità , per solidarietà .La politica è solidarietà ! Un pensiero del genere è semplicemente satanico .

    13 Gennaio, 2009 - 17:47
  30. marta09

    Ti abbraccio anch’io Fiorenza … e ti ringrazio anche!

    13 Gennaio, 2009 - 19:53
  31. lycopodium

    Da http://letterepaoline.wordpress.com/2009/01/12/rationabile-obsequium/ :
    “…Robert Spaemann, in un’intervista appena pubblicata in traduzione italiana dall’editore Cantagalli (all’interno del volume La diceria immortale, Siena 2008, pp. 189-215):
    «Per la Chiesa stare al passo coi tempi non può voler dire altro che rappresentare, in modo specificamente attuale, la necessaria contraddizione costituita nel mondo dalla Chiesa e dalla fede della Chiesa […]. Quando sento dire: “Dobbiamo capire il mondo di oggi. Dobbiamo stare nel mondo di oggi”, mi chiedo: “Ma dove vivono quelli che parlano così?”. Chi scriveva: “Lascia il mondo. Segui il mio appello e la mia voce”, stava nel mondo forse più di coloro che predicano che bisogna entrare nel mondo»…”

    come risposta a Nino del 13 Gennaio 2009 @ 9:49

    14 Gennaio, 2009 - 7:13
  32. @ lyco
    il tuo è un aspetto che io rispetto profondamente anche se non esaurisce le varie sensibilità del mondo cattolico.
    Il cattolicesimo, è universalità, diversità di membra per un corpo solo, quello mistico di Cristo.
    un saluto

    14 Gennaio, 2009 - 9:11
  33. Lycopodium: è verissimo ciò che riporti. Ma a questo proposito è molto utile rileggersi ciò che scrive papa Benedetto XVI rispetto alla “contraddizione necessaria” tra il cristianesimo e il mondo e alle “contraddizioni non necessarie”, e come tali da superare, frutto di incomprensioni e divergenze obiettivamente sanabili (per esempio quelle riguardo al rapporto con la ragione). Se non sbaglio si tratta proprio del discorso di Ratisbona.

    14 Gennaio, 2009 - 14:08
  34. @Lyco,
    dal testamento di Paolo VI, evidenziando l’ultima riga.

    “E sento che la Chiesa mi circonda: o santa Chiesa, una e cattolica ed apostolica, ricevi col mio benedicente saluto il mio supremo atto d’amore.
    (…)
    professo solennemente la nostra Fede, dichiaro la nostra Speranza, celebro la Carità che non muore, accettando umilmente dalla divina volontà la morte che mi è destinata, invocando la grande misericordia del Signore, implorando la clemente intercessione di Maria santissima, degli Angeli e dei anti, e raccomandando l’anima mia al suffragio dei buoni.
    (…)
    E circa ciò che più conta, congedandomi dalla scena di questo mondo e andando incontro al giudizio e alla misericordia di Dio: dovrei dire tante cose, tante.
    Sullo stato della Chiesa; abbia essa ascolto a qualche nostra parola, che per lei pronunciammo con gravità e con amore.
    Sul Concilio: si veda di condurlo a buon termine, e si provveda ad eseguirne fedelmente le prescrizioni. Sull’ecumenismo : si prosegua l’opera di avvicinamento con i Fratelli separati, con molta comprensione, con molta pazienza, con grande amore; ma senza deflettere dalla vera dottrina cattolica.
    Sul mondo: non si creda di giovargli assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo. “

    Ti saluto con rispetto

    14 Gennaio, 2009 - 15:38

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