Oggi e domani sono in carcere a Forlì

Oggi e domani sono a Forlì per il Premio Castelli, essendo per la prima volta il presidente della giuria per tale premio. Devo parlare due volte, nella giornata di domani: al mattino durante la premiazione e al pomeriggio, ad apertura del convegno “La tutela delle diversità nella giustizia italiana e nella società civile”. Non potrò partecipare alla fiaccolata per i cinquanta del Concilio nella mia Roma: se a quell’appuntamento ci sarà un frequentatore del blog, vi partecipi anche a mio nome e io farò a suo nome l’incontro con i detenuti. Chi ha un’idea anche minima per i miei discorsi di domani, me la mandi. Io sono abbagliato dal fatto che oggi sia così difficile “visitare i carcerati”, più che al tempo di Gesù. Rispetto ad allora tutto è migliorato nelle prigioni, tranne il contatto con l’esterno. Che a mio parere è il più importante. Dunque qualcosa di essenziale è andato indietro, in tanto progresso: tocca a questa generazione rimediare. Siete d’accordo?

37 Comments

  1. Ueee…
    “in visita al carcere”, “in carcere” non sia mai!
    Ti saluto e saluto tutti gli amici, io mi astengo dall’intervenire in questo tuo post 😉 .

    10 Ottobre, 2012 - 14:41
  2. Gioab

    “Chi ha un’idea anche minima per i miei discorsi di domani, me la mandi”
    Beh, per me potresti ragionare sulle differenze che la giustizia incarna làddove ci si possa permettere l’avvocato famoso, di grido, rispetto a colui che non ha un euro. Sui compensi eccessivi dei lavoratori del pianeta giustizia a partire dalla corte costituzionale.

    Potresti ragionare per es. sulla lunghezza dei processi e sulla durata che li rende “ingiustizia” invece che giustizia, oppure sulla carcerazione preventiva di chi è in attesa di giudizio, anche sui diritti dei detenuti in tema di vivibilità delle carceri. La limitazione della libertà non significa anche la limitazione degli spazi e la mancanza di rispetto per la persona.

    Si potrebbe ragionare se non sia il caso di applicare pene corrispondenti diverse dalla semplice limitazione della libertà personali, trasformandole in impegno sociale per ripagare la comunità per i danni procurati.
    Si potrebbe ragionare sulla vicenda dei detenuti che preferiscono “suicidarsi” in carcere piuttosto che espiare la pena prevista dimostrando che “il tipo di espiazione” è del tutto inadeguata; magari potresti sbilanciarti invocando la pensa di morte come prevede il Vangelo, dato che tanto se la infliggono i condannati stessi.

    Oppure potresti sollevare il caso delle viste, se i carcerati debbano essere visitati esclusivamente dai confessori cattolici o se possano esser assistiti anche da rappresentanti ciascuno della sua religione….
    Gli argomenti non mancano, basta aver voglia di impegnarsi… parlare per parlare lascia il tempo che trova. Di questi tempi parlano in così tanti ma senza avere idee chiare.

    “Io sono abbagliato dal fatto che oggi sia così difficile visitare i carcerati. Se non fosse difficile non sarebbe carcera no ?

    “La tutela delle diversità nella (in)giustizia italiana e nella società (in)civile” Così andava meglio.

    10 Ottobre, 2012 - 15:45
  3. lorenzo

    Sì, tocca a noi.
    Progresso o non progresso, il carcere rimane un “male necessario ” : alla convivenza civile. Ma un disastro per la persona che ci va. Per quelle che ci sono già. Per quelle che stanno fuori, che si convincono che gettando lì dentro il colpevole, il problema sia risolto.
    Risolto un tubo, come ci insegna l’esperienza quotidiana.
    Di solito me la cavo facendo distinguo tra innocenti e colpevoli, tra volontarietà e no, tra colpe di gradazioni diverse…Va bene, funziona abbastanza.Se non fosse che c’è un Dio, il mio, quello di Gesù Cristo, che si è automappato nei carcerati di tutti i tempi, senza fare nemmeno un accenno a queste distinzioni. E che, soprattutto, è stato bollato come delinquente da ben due, non uno , tribunali del suo tempo : condannato, incarcerato, giustiziato. Il segno che io traccio ogni giorno sul mio corpo, facendone la firma della mia appertenenza a lui, è il segno di una condanna penale.
    Come se mi segnassi richiamando la forca, o la ghigliottina, o la sedia elettrica.
    Io me la cavo girandomi dall’altra parte. Crollo la testa, mi indigno ( de che, imbecille )dico :in galera, e non ci penso piu’. Ma ci sono quelle parole del Vangelo- ero in carcere e mi avete visitato ecc. e le loro inquietanti implicazioni- che non mi lasciano scampo. Posso continuare beatamente (vigliaccamente?!) a far finta di nulla, certo. Basta che sappia che, così facendo , faccio finta di non vedere Gesù.
    Domanda: ma che vado a Messa a fare?

    10 Ottobre, 2012 - 15:55
  4. Gioab

    @ lorenzo
    ” ma che vado a Messa a fare?”

    Appunto che ci va a fare ?

    “Guarda i tuoi piedi ogni volta che vai alla casa del [vero] Dio; e ci sia un accostarsi per udire, anziché per dare un sacrificio come fanno gli stupidi, poiché essi non sono consapevoli di fare ciò che è male.” Eccl. 5.1

    Non si chiama “sacrificio della croce” ?, ma se è un sacrificio umano come fa ad essere un memoriale ?

    Memoriale – Ciò che richiama alla memoria.” “Il concetto nasce nell’ebraismo: in esso la celebrazione della pasqua, nella quale si ricorda la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto. – Wikipedia

    10 Ottobre, 2012 - 16:26
  5. lorenzo

    E lei approfondisca, Gioab, approfondisca. Vedrà che le farà bene.
    E tenga dritta la barra della logica conseguente, nelle sue domande a matrioska. Perché se no il gomitolo le si ingarbuglia in mano, parte da una parte e non sa piu’ per arrivare dove…
    Stia bene.
    🙂

    10 Ottobre, 2012 - 16:40
  6. Il carcere è un luogo privilegiato dello spirito, dove possono accadere le conversioni più incredibili. Anche Giovanni Battista, Gesù, San Pietro e San Paolo sono stati in carcere. “Ero in carcere e mi avete visitato”. Veramente una bella benemerenza per te, Luigi.

    10 Ottobre, 2012 - 19:54
  7. Caro Luigi
    durante l’esperienza di insegnamento ho incrociato questo progetto delle scuole di treviso per allacciare un dialogo con i ragazzi del carcere minorile che si trova in città.
    E’ un bel progetto, nel sito trovi anche i link per consultare il giornalino del carcere. Non so se può aiutarti, comunque grazie e buon lavoro
    http://www.trevisovolontariato.org/pagina.asp?menu=5&menu1=297&menu2=1588

    10 Ottobre, 2012 - 20:32
  8. Gioab

    @ lorenzo
    La ringrazio per l’incoraggiamento della barra dritta. Forse mi sono ingarbugliato, e chiedo aiuto a lei che come assistente sociale se ne intende.
    Ho letto questo versetto e mi piacerebbe che mi chiarisse le idee:

    “Jehovah degli eserciti ha detto questo: ‘Sarà in quei giorni che dieci uomini da tutte le lingue delle nazioni afferreranno, sì, realmente afferreranno per il lembo [del matello] un uomo che è un giudeo, dicendo:

    “Certamente verremo con voi, poiché abbiamo udito [che] Dio è con voi”’”. ( Zac 8.23)

    Chi è voi ? In quali giorni ?
    Quelli della Caritas o altri ? con la Nuova evangelizzazione ?

    10 Ottobre, 2012 - 20:59
  9. mattlar

    Scusate l’offerta topic ma ho letto adesso della scomparsa di Mario clementoni fondatore dell’omonima azienda che tutti noi abbiamo conosciuto per esser stati tutti bambini. Lo riporto qui perché ho scoperto che aveva quattro figli e perche era di recanati o almeno aveva la sua fabbrica a Recanati….

    10 Ottobre, 2012 - 21:09
  10. Marilisa

    Luigi, sei sicuro che tutto sia migliorato nelle prigioni tranne il contatto con l’esterno?
    A me risulta che oggi talvolta si organizza qualche spettacolo teatrale o qualche incontro culturale e similari. Partite di calcio fra carcerati ed esterni.
    Forse è insufficiente, ma è già qualcosa.
    Non so dirti di più.
    Mi piace però riportare alcune parole sapienti e caritatevoli del card. Martini. Forse già le conosci, ad ogni buon conto voglio ricordarle.
    ” …esistono ancora uomini e donne che non sono considerati tali. I cui delitti sono considerati più grandi della loro stessa dignità umana. Vorrei gridare ancora una volta che l’uomo è più grande del suo peccato, l’uomo è più dei suoi errori, l’uomo per quanto colpevole rimane uomo; le sue fragilità, i drammi che lo abitano, le mostruosità che può aver commesso, offuscano, sbiadiscono, ma non cancellano la sua dignità che, anzi, la società è chiamata a ricostruire, a pulire, a educare, a medicare.
    Dice Gesù : ” Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti ma i peccatori” (Vangelo secondo Marco 2,17).
    E se la società ha il dovere della giustizia, essa è mirata a recuperare tutto il possibile dell’umano che c’è in ogni uomo, tutto il bene rimasto in esso. Chi lascia l’uomo nella sua colpevolezza,
    chi lo scolpisce dentro di essa, non è molto diverso dal colpevole stesso.
    Auspico che mai avvenga, per questioni di denaro o di semplice disinteresse, che uomini e donne siano abbandonati ai loro errori…”

    10 Ottobre, 2012 - 21:36
  11. Federico B.

    Preghiera del detenuto

    Signore Gesù, io sono un carcerato,
    avrei più tempo dei monaci certosini per pregarti…
    ma tu sai quanto sia difficile pregare per un carcerato.
    E’ difficile pregare e credere,
    quando ci si sente abbandonati dall’umanità
    Anche per te fu difficile pregare sulla croce e
    Gridasti la tua angoscia,
    la tua delusione,la tua amarezza.
    “Perché,perché mi hai abbandonato?”
    Un perché, che sulle tue labbra era diverso…
    …perché tu eri “innocente”.
    Anche tu fosti un carcerato, un torturato,
    un imputato e un condannato.
    Ad un tuo compagno di condanna, pentito e
    Fiducioso in Te,
    hai assicurato il Paradiso.
    Lo hai proclamato Santo.
    A Te Signore,
    vittima viva di tutte le ingiustizie commesse
    dalla giustizia umana, rivolgo il mio grido.
    Accettalo come preghiera.
    Tu scusi, perdoni, dimentichi.
    Io, però, non voglio essere commiserato da nessuno:
    voglio che si creda in me, nella mia rigenerazione.
    Non voglio rinunciare ad essere, voglio credere che
    Almeno Tu,
    il più giusto ed innocente dei condannati della storia
    sarai capace di capire le mie lacrime,
    la mia rabbia.
    Tu sei l’unico filo di speranza vera.
    Signore Gesù, dammi la fede nella vera libertà che
    È dentro di me
    E che nessuno può strapparmi.

    10 Ottobre, 2012 - 22:40
  12. fiorenza

    Nessuna idea, neanche minima, per i tuoi discorsi di domani. Però, perché il tempo in carcere ti passi più veloce, ti mando qualcosa di piacevole da leggere.
    Penso che Pratolini vada bene. Metello. Il capitolo 8.

    “I più li avevano chiusi alla Fortezza da Basso; lui e altri alle Murate.
    La sera successiva l’arresto, erano già stati condotti al carcere e ristretti nel camerone; ci fu di certo come una tregua, un accordo tra le guardie e quelle donne che da ore vociavano dalla strada. Loro si arrampicavano a turno sulle
    sbarre del camerone. D’un tratto si fece silenzio e una delle donne gridò:
    «Arrestati d’ieri, ascoltatemi. Abbiamo ottenuto di potervi salutare una per volta, ma voi non rispondete se no ci mandano via con la forza. Non possiamo darvi nemmeno notizie di casa, se no dicono che c’è dell’intesa».
    I prigionieri avevano fatto gruppo sotto le sbarre, erano una trentina e la più parte, l’uno all’altro sconosciuto; si mordevano la lingua per trattenere il fiato e le parole.
    Incominciò, nel gran silenzio, la chiama.
    «Io sono la moglie di Monsani Federigo» gridò la stessa voce. «Diteglielo se lui non ha sentito. Ghigo Monsani, sua moglie lo saluta».
    «Io sono la moglie di Baldinotti Armando. Baldinotti Armando, son la Gina» gridò la seconda.
    E la terza: «Martini Pisacane, sono tua moglie Lidia».
    «Gemignani Giannotto, sono Annita» gridò la quarta.
    Nel camerone, a ogni nome, un agitarsi di teste; un improvviso vuoto nella calca perché l’uomo potesse arrampicarsi sulle sbarre, da dove tuttavia non si arrivava a vedere la strada, ma il tetto dirimpetto e le poche stelle in cielo.
    «Qui c’è una vecchia che non ha abbastanza voce» tornò a gridare la moglie di Ghigo Monsani. «E’ la mamma di Palanti Sergio…» s’interruppe. «Pananti, Pananti Sergio, fa il fornajo».
    Metello si teneva da un lato, siccome nessuno l’avrebbe chiamato; non certo «la prussiana» ch’egli aveva sfuggito, non qualcuna delle sue belle, non Pia, non Garibalda, non Viola, nemmeno, non ci sperava.
    «Sono la moglie di Fioravanti il tornitore. Fioravanti Giuseppe, il tornitore».
    «Giulio… Giulio Corradi» gridò una voce, si sentì il pianto che la strozzava.
    «Sestilio! Sono Rosina!».
    «Pantiferi Omero, sono la figliola di Pantiferi Omero. C’è anche la moglie che lo saluta».
    Ora, tra i carcerati, alla sorpresa, al primo impeto di gioia, era succeduta una tensione nervosa, resistevano sempre meno a lasciare senza risposta quei richiami, si capiva che prima o poi qualcuno avrebbe ceduto; già il grosso
    Monsani, rosso di pelo e con una taglia da Sansone, aveva dovuto intervenire di prepotenza, chiudendo la bocca di Corradi, il quale davvero non c’entrava con la «rivoluzione», e da due giorni piangeva…
    Tante teste, ora, l’una accanto all’altra; voltati di fianco, per tendere l’orecchio, tanti visi, nella poca luce, visti di profilo, e attenti, pronti a scattare su per le alte sbarre del camerone.
    «Sono ancora io, Antonietta Monsani. Parlo a nome della moglie di Lucarelli Egisto. Sta bene, ma per via degli anni non ce la fa coi polmoni».
    Quindi, come anticipando il proprio turno, fu questa l’impressione, precipitosa, si annunciò una giovane e chiara voce.
    «Salani Metello, sono Ersilia. Salani Metello, son la figliola del Pallesi».
    E subito dopo, uno scalpitare di cavalli, ordini bruschi sulla strada, intimidazioni, urla, invettive, gridi, sui quali, potente, carica di collera e di offesa, dominò un attimo ancora la voce di Antonietta Monsani. «Carogne, sbirri…Uomini, hanno messo lo stato d’assedio. Ghigo, mi portan via anche me». E come un’eco sola, si innalzarono gli insulti, le bestemmie, le grida dal camerone, infine esploso con tutti i suoi uomini aggrappati alle sbarre.
    «Antonietta».
    «Gina».
    «Lidia».
    «Rosina».
    «Annita».
    «Ersilia… Ersilia».
    Finché, tornato il silenzio, sopito anche l’uggiolìo del Corradi, notte alta, nel tanfo già spesso del camerone, forse Metello fu il solo a vegliare. Era l’alba, ed egli si diceva:
    «Esco e la sposo».

    10 Ottobre, 2012 - 23:45
  13. Giorgio Licini

    – Io sono abbagliato dal fatto che oggi sia così difficile “visitare i carcerati”, più che al tempo di Gesù. Rispetto ad allora tutto è migliorato nelle prigioni, tranne il contatto con l’esterno. Che a mio parere è il più importante. –

    Quanto condivido! E immagino che sia tanto piu’ vero nelle cosiddette democrazie o societa’ avanzate. Altrove la mia piccola esperienza mi ha mostrato situazioni alterne. In un carcere provinciale delle Filippine potevo entare nel cortile e passeggiare coi detenuti anche nelle celle; e i detenuti stessi potevanop uscire dal cancello per una distanza di venti-trenta metri ad incontrare i parenti e fare spesa ad un piccolo spaccio. In Papua Nuova Guinea, invece, arrivato nel 2003 con quella mentalita’, sempre in prossimita’ di un carcere provinciale quasi mi becco sei mesi di detenzione solo per aver parlato coi detenuti attraverso la rete di recinzione…

    11 Ottobre, 2012 - 4:32
  14. Luigi caro, forse, più che parlare ti consiglierei di ascoltare. Di dare a queste persone la possibilità di esprimersi, di parlare dei loro sogni, di quello che desiderano. E poi, insieme, provare a tirare le fila dell’incontro che state per sperimentare. Tu porti loro l’esperienza del “fuori”, della libertà, della fede. E loro? come si rapportano (se lo fanno) con il “credo”. Il non essere liberi di decidere neppure se andare o no in chiesa, la consapevolezza di stare pagando per un crimine commesso, in che misura condiziona la spiritualità? La preghiera serve anche nei casi senza speranza ( ergastolo)?
    Credo che ci sia molto da imparare…

    11 Ottobre, 2012 - 4:38
  15. Leonardo

    Probabilmente è tardi, ma vedo solo adesso la richiesta di Luigi: le lettere di Antonio Simone dal carcere di San Vittore, dove si trova in custodia cautelare dal 13 aprile di quest’anno, sono una testimonianza cristiana (e lo resterebbero anche qualora, al termine di un processo, risultasse colpevole di qualche reato. Statisticamente, è più probabile il contrario). Mi pare si possano trovare sulla rivista Tempi e sul sito della stessa.

    11 Ottobre, 2012 - 11:53
  16. fiorenza

    Non le conosco, queste lettere di Antonio Simone, le cercherò, grazie a Leonardo per la segnalazione.
    Ma, intanto, mi vado dicendo: più che “difficile”, pare sia ormai così poco desiderato, il “visitare i carcerati”. Oppure, verrebbe da chiedersi: che sia, questa “difficoltà” aumentata, complementare alla nostra incapacità di accoglienza? Così battuta è, ormai da tempo, la via larga del ricorso alla categoria del “diverso” e, poi, alla separazione tra il diverso e “noi”.
    A volte mi domando, visto come “noi” siamo ridotti, se il mancato contatto con l’esterno – con questo tipo di esterno- non aiuti, in realtà, il tempo della reclusione a diventare tempo di metamorfosi.
    Se, per ognuno dei miei crimini, fossi finita ogni volta in carcere, io non avrei voluto contatto alcuno con “l’esterno” ma solo la visita di chi porta Dio. Cioè di chi ti fa rientrare all’ “interno” di te.

    11 Ottobre, 2012 - 12:32
  17. « Il Concilio Vaticano II (ottobre 1962-dicembre 1965)
    con i suoi 2.540 «padri»
    fu la più grande assemblea deliberante
    nella storia della Chiesa cattolica
    e una delle più vaste nella storia dell’umanità. »
    (Accattoli, oggi)

    Che dici Luigi ? mettiamo i puntini sulle “i”?
    Se ci aggiungiamo tutto l’indotto cioè i “padri” assistenti consiglieri e periti dei singoli vescovi,
    si arriva a circa 3.000.

    Stando a vari commentatori di questo blog,
    questa enorme assemblea di vescovi, la più grande dell’umanità,
    fu una massa di comunisti,
    fu una massa di eretici,
    fu una massa di utili idioti,
    che ha distrutto la “chiesa….. della Curia, degli Ottaviani”

    La vera “Chiesa” era quella di Curia Vaticana,
    che voleva che quella massa enorme di vescovi appena arrivati,
    votassero i documenti preparati
    e se ne andassero senza discutere,
    senza fiatare.

    La vera chiesa era quel “Coetus” riinventato dal Lefebvriano De Mattei (unica fonte storica…)

    11 Ottobre, 2012 - 14:43
  18. lorenzo

    La preghiera che ha riportato Federico B. è molto bella: se tolgo “un carcerato”
    e ci metto Lorenzo, me la trovo cucita addosso su misura.

    11 Ottobre, 2012 - 14:53
  19. Alexandros

    Belle le parole di Martini citate da Marilisa, che ringrazio.
    Caro Luigi, sul tema del carcere ho trovato interessanti spunti di riflessione nel libro che raccoglie alcuni scritti di Martini intitolato “Non è giustizia”.
    Saluto Nico che, da quanto leggo, è mia conterranea. E la informo che esiste una associazione di volontariato, di cui faccio parte, che opera nel carcere minorile di Treviso.
    Con l’occasione saluto anche Roberto, di Mirano, anch’egli della diocesi tarvisina.

    11 Ottobre, 2012 - 15:34
  20. lorenzo

    Dedicato a me, che quando uno va in galera, e senza che manco me ne accorga, mentalmente chiudo il tizio di turno lì dentro, e butto idealmente via la chiave. Problema archiviato. ” La giustizia deve fare il suo corso”…

    Da San Vittore
    “Oggi vorrei fare un appello ad un notaio intelligente, generoso, finemente fantasioso. Qui 1600 persone persone vorrebbero firmare un atto semplice semplice: dimettersi.
    Dimettersi dalla infame condizione di esseri umani capitati qui per vari motivi. Noi tutti 1600 vorremmo dimetterci da questa strana situazione in cui non siamo trattati da uomini (e non per colpa dei secondini), anche se uomini continuiamo a essere.
    Cosa dovremmo fare per poter vivere dignitosamente? Basterebbe dimetterci da uomini e autonominarci “porci”. In fondo è l’idea che i più hanno di chi sta dietro le sbarre.
    E cosa ci guadagneremmo? Ci guadagneremmo che, secondo le direttive dell’Europa dei burocrati, un singolo porco ha diritto a 7 metri quadrati per vivere (e noi qui, in 7 metri quadrati, siamo in sei).
    Per questo vogliamo diventare porci. Così potremmo far intervenire la Asl di Milano e far chiudere San Vittore, un carcere adeguato a contenere uomini, ma inadeguato a ospitare “maiali”.
    Per questa ragione noi 1600 uomini/porci chiediamo l’aiuto di un notaio.
    È stato grande il presidente Napolitano che ha avuto il coraggio di dire la verità alla Festa delle guardie carcerarie.”

    11 Ottobre, 2012 - 16:52
  21. lorenzo

    Dedicato a me, parte II, che per riflesso condizionato e senza pensarci sopra, do per scontato che quello del carcere sia un mondo di bruti e di ferocia…

    Da San Vittore- lettera di A.Simone
    “Radiocarcere ha confermato che nei giorni scorsi sono stati pestati violentemente due detenuti che sono stati riconosciuti come autori di reati spregevoli (picchiato un vecchio, importunata una ragazza di 15 anni).
    Da chi sono stati picchiati? Dai detenuti comuni. Qui, chi è accusato di reati sessuali o di violenza contro vecchi e bambini, rischia la vita. Il mio compagno di cella, quando guarda la tv e sente notizie simili, dice sempre: «Che ce lo portino qui, ci pensiamo noi».
    Infatti questi detenuti, normalmente, sono in un reparto separato, senza possibilità di contatto con altri. Sarebbero massacrati.

    Succede come quando, a casa vostra, guardando la tv, davanti a reati spregevoli dite: “Ci vorrebbe la pena di morte”. Uguali, dentro e fuori.

    I due sono stati portati nel reparto speciale.”

    11 Ottobre, 2012 - 17:08
  22. lorenzo

    Dedicato a me, parte III, che quando uno va in galera, mi scattano in automatico due retropensieri: a) se l’è voluta; b) è giusto che paghi.
    (a parte il fatto che se Gesù ragiona così con me, sono fottuto per l’eternità, a partire da adesso; e che, anche non ragionando così, non sarà certo entusiasta che così ragioni io….)

    Da San Vittore- A.Simone

    “Sono qui in attesa di sapere quanti anni di condanna ha preso l’ultimo inquilino della 107. È arrivato pochi giorni fa ed è un ragazzo di 23 anni, arrestato assieme a un suo socio mentre caricava la sua automobile di attrezzi (flessibili e cose simili) rubati da un cantiere. Gli ho chiesto a cosa gli sarebbe mai servito rubare quelle quattro cose.
    «Era giovedì sera – mi ha risposto – e dovevo recuperare 50 euro perché sabato è il compleanno della mia ragazza. Volevo portarla a festeggiare in discoteca ad Alessandria dopo un drink a Milano».
    Non è un tossico, non ruba per pagarsi la dose. Qualunque errore fa, lo paga caro. È diventato un “recidivo”. Sabato ha il colloquio coi genitori e mi ha chiesto di scrivere qualcosa per la sua ragazza che compirà gli anni senza di lui. «Comincia a scrivere – gli ho detto – poi ti do una mano».
    Torna e mi legge la sua lettera: «Scusa. Ti amo». Ci ha messo un’ora a scrivere queste tre parole.
    Ho aggiunto: «Scusa. Sono un pirla. Ti amo».
    Autocoscienza salda e felicità per un sentimento. Riuscirò a fargli leggere L’annuncio a Maria? ”

    (….quindi è meglio che impari per tempo a dirlo anch’io. Scusa, sono un pirla, Ti amo.)

    11 Ottobre, 2012 - 17:19
  23. Ricambio il saluto, Alexandros.
    Anche Roberto55 se non sbaglio è della zona: io abito all’incrocio tra le province di Tv, Vi e Pd.

    Adesso non insegno più al liceo e mi spiace non averti incrociato prima, le mie ragazze del corso sociale avevano un grande desiderio di approfondire la realtà carceraria: non morbosa curiosità, ma voglia di capire, per aiutare in futuro (molte di loro adesso sono iscritte a psicologia, o al corso per assistente sociale).
    Le scuole sono una grande occasione per riaprire dialoghi interrotti.

    @Matteo
    3000 persone tra cui 23 donne. Meno dell’1%, ma più di zero.

    Mi permetto un OT sul ruolo delle donne al concilio.
    Durante la discussione sullo schema XIII (Gaudium et spes) un grande scoglio era rappresentato dal confronto sulla sessualità coniugale. Il padre Lio, con molti altri, insisteva perchè si sottolineasse che il matrimonio era da considerarsi “remedium concupiscientiae”.
    Durante un incontro della commissione su matrimonio e famiglia l’uditrice Luz Icaza, madre di dodici figli, espresse il suo parere così:
    “con tutto il rispetto vi dico, signori padri conciliari, che le vostre madri vi concepirono senza questo timore della concupiscenza”.

    Nessuno ribattè apertamente, il concetto sparì dalla Costituzione.

    11 Ottobre, 2012 - 17:22
  24. Marilisa

    “Il padre Lio, con molti altri, insisteva perchè si sottolineasse che il matrimonio era da considerarsi “remedium concupiscientiae”.”

    Il padre Lio, con quasi tutti gli ecclesiastici, si era forse dimenticato, o faceva finta, che gli uomini non sono angeli e che nella natura umana esiste qualcosa che si chiama ( me lo ha ricordato proprio ieri un amico) “esigenza fisiologica”. Non sempre controllabile.
    Con tutto il rispetto per chi la pensa diversamente, nella Chiesa e fuori.

    11 Ottobre, 2012 - 17:45
  25. No, Marilisa, permettimi.
    Se fosse solo questo, che differenza tra noi e gli animali?
    La sessualità umana è istinto e ragione, corpo e cuore e mente
    L’esigenza fisiologica potrebbe giustificare ogni forma di violenza o sopruso sull’altro: io ne ho bisogno, tu devi concedermi soddisfazione.
    Con questa logica la coppia, ogni tipo di coppia, è destinata a morire…

    La sessualità umana è molto di più, la sessualità cristiana è ancora, molto, di più, più bella e più santa, e questo non significa disincarnata.

    Comunque, il padre Lio non rappresentava tutti i padri, ma una parte combattiva, ma non maggioritaria.
    La chiesa dei papi, dei cardinali, dei vescovi e dei preti è più bella di così, ne fanno parte anche Martini, Paolo VI, Giovanni XXIII, don Tonino Bello (e tutti loro hanno vissuto una sessualità casta, non facendo appello alle esigenze fisiologiche)

    11 Ottobre, 2012 - 18:19
  26. My God!

    Marilisa,
    riesci a ricordarmi quel vecchio paranoico di Ermenegildo Lio ,
    che vietava persino i registratori…..
    era terrorizzato che qualcuno potesse registrare i suoi convegni o lezioni….

    Come non ricordare !!!!!!

    Come non ricordare la sua fissazione …..
    fondamentalmete la morale per lui era la morale sessuale.

    Doveva avere grossissimi problemi irrisolti.

    Acc..
    ho trovato anche quel libro
    era dietro tutti gli altri libri….
    “L’ordine Morale cristiano – 1972” che mutuava il titolo da una allocuzione di Paolo VI del 1971

    Ascoltavo certi troll,
    come voce di Dio !

    Mah!

    Mi fa piacere invecchiare !

    11 Ottobre, 2012 - 18:53
  27. Luigi ,

    bello veramente Un canto di libertà,

    ma mi ha rapito l’emozione su In memoria

    L’ultimo foglio è sempre il meglio.

    11 Ottobre, 2012 - 18:58
  28. Ma rileggo,
    e vedo chè è Nico che cita primariamente il vecchio paranoico….
    di cui non ricordavo più l’esistenza….

    11 Ottobre, 2012 - 19:00
  29. rifatti i conti
    caro il mio vecchio parente connaturale di Lio

    11 Ottobre, 2012 - 19:25
  30. Marilisa

    Nico cara, ti do piena ragione sul fatto che l’uomo è un ” animale” ben superiore agli altri, ma è pur vero che è anche tale, e non si può disconoscere questa verità.
    La ragione è parte importantissima dell’essere umano, ma non sempre riesce a dominare gli istinti; anche questa è verità.
    Se non lo fosse, non si potrebbero spiegare i tantissimi episodi di violenza sessuale che vengono perpetrati in tutto il mondo a danno di tanti esseri umani–donne, bambini, uomini–da parte di altri esseri umani.
    E in questo discorso–mi dispiace, Nico–includo, anche se con dispiacere, i tanti, troppi, casi di pedofilia–prima nascosti, ora non più–dei preti che si macchiano di tale nefandezza, o dei preti che hanno relazioni nascoste pur essendo delle ottime persone.
    E non voglio giudicare.
    E lo stesso discorso vale per la “violenza” che induce ad uccidere senza motivi apparenti.
    Violenza ingiustificabile, naturalmente, perché qualsiasi tipo di violenza, anche morale, per un essere dotato di ragione non può che essere ingiustificata se si parte però dal principio che la ragione possa SEMPRE essere governata dall’individuo.
    Ma così purtroppo non è. La debolezza degli uomini è comprensiva di TUTTO l’uomo, essere imperfetto.
    Vogliamo tenere conto di questo “trascurabile” dettaglio?
    Anche molti matrimoni vedono nel loro ambito la violenza sessuale, la concupiscenza, qualunque cosa dica il molto reverendo padre Lio.
    Altro che “remedium”!
    Non si devono chiudere gli occhi. Matrimoni da schifo? Certamente sì, a mio parere.
    Ricordo ancora benissimo un programma televisivo, diretto da G. Ferrara, in cui il cardinal Tonini disse che purtroppo molte donne restano “vedove” alla prima notte di nozze. Vedove in senso metaforico. Donne che dopo la prima notte non vogliono saperne più di un marito sessualmente e volgarmente violento.
    Quindi, smettiamola con “corpo, cuore e mente” della sessualità umana. Non è sempre così, purtroppo.
    Magari ci fosse sempre il cuore. In molti c’è, in molti altri non c’è.
    La sessualità cristiana è più bella e più santa quando lo è davvero, ma temo che tu, Nico, sia un po’ ingenua ( senza offesa) e anche un po’ disinformata.

    11 Ottobre, 2012 - 20:50
  31. 11 ottobre 1962 – 2012
    I paragoni di immagini e di popolo, sono improponibili
    tanto sono enormemente differenti.

    Il giornalista che tratta le persone in pza s. Pietro
    come tanti bambini…
    ripetendo continuamente e invitando a ripetere “ti vooogliamo bbene”

    Auguri papa,
    buon anno della fede

    11 Ottobre, 2012 - 21:01
  32. Matteo, Papa Benedetto ha appena detto brevi parole e impartito la Benedizione.
    Gli occhi e i cuori di tutti in quella piazza guardavano a lui.

    11 Ottobre, 2012 - 21:30
  33. Grazie,

    Ho anche visto ….gli occhi di Benedetto……

    11 Ottobre, 2012 - 21:42
  34. Federico B.

    Sono d’accordo con Nico e aggiungo che una visione “animalesca” della sessualità non appartiene al cattolicesimo che da sempre (basta pensare a San Paolo) propone un altro stile diverso.
    Ancora una volta non dobbiamo lasciarci deviare dalle idee del mondo, ma tentare di dare una testimonianza coerente della fede che diciamo di professare.

    13 Ottobre, 2012 - 17:30

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