Otto santi alla Costituente: anzi, nove

Illustrazione di SR GARCIA con cui La Lettura del Corriere della Sera ha accompagnato, nell’edizione del 31 maggio, la recensione di Marco Ventura al libretto mio e di Emilia Flocchini intitolato Otto alla Costituente. Gli uomini di Dio che hanno fondato la Repubblica, San Paolo Editore, pagine 144, Euro 15. Il libretto è arrivato in libreria appena ora ed eccomi qui ad ammettere un grave errore: gli otto dovrebbero essere nove e la nona sarebbe una donna: Elisabetta Conci, detta Elsa: consacrata dell’Istituto secolare Figlie della Regina degli Apostoli, che ha avuto il riconoscimento delle virtù eroiche nel 2014. Poco nota rispetto agli otto da noi censiti, l’abbiamo incrociata quando il libretto era già stampato: se ci sarà una seconda edizione, la inseriremo. E non è detto che non vi siano altri “santi” da noi ignorati. A Elisabetta Conci dedico il primo commento, riportando la scheda che su di lei ha pubblicato Famiglia cristiana il 25 aprile

Commento

  1. Luigi Accattoli

    Elisabetta Conci. Prima di cinque sorelle, Elisabetta (Elsa) Conci nasce a Trento il 23 marzo 1895. Dalla madre Maria Sandri, insegnante di musica, eredita la passione per il pianoforte. Dal padre Enrico, invece, quella politica. Di orientamento clericale conservatore, avvocato e notaio, eletto nel 1886 alla Dieta di Innsbruck e poi deputato alla Camera nel 1897, il papà di Elsa, allo scoppio del Primo conflitto mondiale viene internato a Linz fino al 1917. È lì che Elsa lo raggiunge nel 1915, dopo aver conseguito la licenza liceale presso le Orsoline di Innsbruck. Contro di lei era stato avviato, in quegli anni, un processo per irredentismo, ma quando, nel 1916 muore l’imperatore Francesco Giuseppe il processo viene archiviato. Si iscrive all’università a Vienna, nella facoltà di Filosofia, e poi, dopo il 1918, completa gli studi a Roma con una tesi su “Il Mefistofele di Arrigo Boito come espressione del romanticismo milanese”. Cattolicissima, frequenta la parrocchia e l’Azione cattolica e, durante l’università, si iscrive alla Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana) divenendo presidente della sezione romana.
    Dopo la laurea torna in Trentino rifiutando la cattedra di tedesco che aveva vinto in un liceo di Pavia. Preferisce, infatti, rimanere nella sua città natale dove era impegnata nell’organizzazione della gioventù femminile. Per quindici anni insegnerà tedesco presso l’Istituto tecnico «Leonardo da Vinci» e si dedicherà al doposcuola e alla formazione e assistenza degli studenti più poveri. Laica, ma consacrata, segue i principi di fede e carità dell’Istituto “Figlie della Regina degli Apostoli”, fondato negli anni Venti dalla scrittrice e giornalista Elena da Persico per promuovere opere sociali in favore delle donne. Con l’avvento del fascismo si iscrive al Fascio femminile di Trento, ma resta sempre critica verso il Governo. Si schiera subito contro le leggi razziali e contesta l’entrata in guerra dell’Italia. In particolare sul quaderno Cronache 1938-1940 scrive, senza paura di esprimere le sue opinioni: «2 settembre 1938. Tutti gli ebrei immigrati in Italia – anche quelli cui è stata concessa la cittadinanza italiana!! – devono lasciare il nostro paese entro sei mesi. È inumano, ingiusto, davvero indegno della nostra tanto vantata civiltà!».
    Durante la guerra si dedica ad attività assistenziali e contribuisce a gettare le basi di quella che poi diventerà la Democrazia cristiana. Parteciperà, infatti, al primo Comitato provinciale provvisorio della Dc trentina e, in seguito, sarà la prima donna a parlare al Congresso provinciale del partito. Sobria e morigerata nel vestire, a fine guerra, criticherà aspramente i balli pubblici che avevano preso a diffondersi nel clima di entusiasmo seguito alla liberazione. Li riteneva non solo immorali, ma anche oltraggiosi nei confronti di chi conduceva una vita di miseria. Preferiva invece dedicarsi, con tutta se stessa, per promuovere l’ingresso delle donne in politica e la loro affermazione nelle istituzioni. Si dà da fare anche per assicurare protezione ai minori e istruzione. Per questo contribuisce a riattivare l’Onairc (Opera nazionale di assistenza all’infanzia delle regioni di confine), l’Istituto professionale femminile e la Scuola superiore di servizio sociale. In quegli anni scrive anche per Il Popolo Trentino, che in seguito diventerà L’Adige. Partecipa con entusiasmo alla campagna elettorale e ne raccoglie i frutti: con le sue 4.881 preferenze è la più votata, dopo Alcide De Gasperi, nel collegio di Trento. Quando fu il momento di partire per Roma le sue amiche decisero, suo malgrado. di rifarle il guardaroba. Una gara di solidarietà perché in Parlamento facesse il suo ingresso senza sfigurare nei confronti delle altre.
    Muore a Trento il primo novembre 1965

    [Scheda pubblicata da Famiglia Cristiana il 25 maggio]

    6 Giugno, 2026 - 22:11

Lascia un commento