“Riflettendo sulla storia delle nostre relazioni, non possiamo che rattristarci di fronte alle contese e alle violenze commesse in nome della propria fede, e chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscerci tutti peccatori e di saperci perdonare gli uni gli altri. È per iniziativa di Dio, il quale non si rassegna mai di fronte al peccato dell’uomo, che si aprono nuove strade per vivere la nostra fraternità, e a questo non possiamo sottrarci. Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!”: così Papa Francesco poco fa nel Tempio Valdese di Torino. Pietro Valdo: 1140 – 1206 circa. Francesco di Assisi: 1181 – 1226.
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“Il lavoro manca, sono aumentate le disuguaglianze economiche e sociali, tante persone si sono impoverite e hanno problemi con la casa, la salute, l’istruzione e altri beni primari. L’immigrazione aumenta la competizione, ma i migranti non vanno colpevolizzati, perché essi sono vittime dell’iniquità, di questa economia che scarta e delle guerre. Fa piangere vedere lo spettacolo di questi giorni, in cui esseri umani vengono trattati come merce”: così Francesco stamane a Torino, durante l’incontro con il mondo del lavoro in Piazzetta Reale. Nei commenti altre parole e notizie sul Papa a Torino, dov’è andato per la Sindone che ha venerato in mattinata. Oggi pomeriggio incontra la famiglia salesiana che festeggia il bicentenario della nascita di don Bosco (1815-1888). Domani visita la comunità valdese: primo Papa a farlo. Sempre domani pranzerà, in arcivescovado, con i parenti piemontesi che già oggi ha salutato all’angelus dicendo di sé che è “nipote di questa terra benedetta”.
Ho visto il film “La Famiglia Bélier” e mi sono divertito e commosso come capita di rado. Nella sequenza del saggio di fine anno offerto ai parenti dal coro della scuola, quando il canto si smorza per aiutare lo spettatore a mettersi nei panni dei genitori e del fratello della sedicenne Paula, che sono sordomuti, una signora in sala ha gridato “voceee!”, come gridavamo nelle sale di paese degli anni Cinquanta. I momenti da me più apprezzati: quando sono in scena le mucche e quando Paula, al concorso di “Radio France” (che vincerà), comunica con il linguaggio dei segni le parole del suo canto ai parenti che assistono in tribuna. Andate a vederlo, c’è da ridere e c’è da piangere.
Sono a Reggio Calabria per l’anno sinodale ed è venuta a sentirmi Maria Mariotti, che ha festeggiato i cento il 22 maggio: la conosco dal 1967, è una meraviglia, ancora interviene nei dibattiti. Storica della Chiesa calabrese e animatrice di gruppi ecclesiali, Fuci e Meic per decenni. Dopo la conferenza, è restata a cena in una casa di amici e alla conversazione che ne è seguita, fino alle 23. Una tale testa a una tale età. Ho un altro amico centenario: don Arturo Paoli, che ora ne ha 102 e che ho intervistato sulla strage di Farneta quando aveva già superato i cento. Un bacio ai miei amici che vanno a cento.
“Invito tutti a chiedere perdono per le persone e le istituzioni che chiudono le porte a questa gente che cerca una famiglia, che vuole essere custodita”: così il Papa ora ora al termine dell’udienza generale, ricordando la “Giornata mondiale del Rifugiato” che sarà sabato. Parole cristiane delle quali ringrazio.
“Con l’enciclica sulla «casa comune» del pianeta il Papa parla al mondo convinto di poter influire sul suo destino: è da questa fiducia straordinaria, quasi ingenua, che prende forza il messaggio. Non si era più vista, in un leader cristiano, tanta sicurezza nel fare appello a tutti dopo l’enciclica «Pacem in Terris» di Giovanni XXIII, che è del 1963. Dopo mezzo secolo eccoci a un altro Papa che si pone come interlocutore e anzi portavoce della famiglia umana”: è l’attacco un po’ gasato del mio commento all’enciclica pubblicato oggi dal Corsera. Nei commenti un’antologia dell’enciclica che offro a chi non abbia tempo di leggerla tutta.
Mi hanno chiamato alle 19,08 per un commento di 2350 battute spazi inclusi all’enciclica “Laudato si’ mi’ Signore” che non sapevo fosse già in rete per fuga del testo. Ho commentato alla rinfusa. Mi dispiace di averne dovuto parlare senza averla potuta leggere per intero. Ma così va il mondo. Ho letto ora in Vaticaninsider che l’avrebbero fatta fuggire “ambienti conservatori” della Curia per “indebolire il messaggio dell’enciclica che critica le politiche ambientali di paesi economicamente egemoni” e per “attaccare la figura del Pontefice”. Non so se sia vero. So che è un bel testo, io l’ho letto con profitto. So che che le anticipazioni moltiplicano e non indeboliscono l’interesse. Unico malestro, secondo me: la fretta con cui l’abbiamo letta e raccontata noi meschini e meschinelli. Domani dirò altro. Buona notte visitatori belli.
“La divisione tra cristiani è uno scandalo. Oggi pomeriggio stavo preparando il discorso che devo fare ai cechi, cattolici e ortodossi per la festa di Jan Hus (riformatore boemo morto sul rogo): noi ci scandalizziamo quando quelli dell’Isis bruciano vivo quel povero pilota, in quella gabbia, ma noi nella nostra storia lo abbiamo fatto. Noi abbiamo ferito la Santa Madre Chiesa! Nella nostra coscienza ci dev’essere quel chiedere perdono per la storia della nostra famiglia, per tutte le volte che abbiamo ucciso in nome di Dio». Così Francesco venerdì in San Giovanni a un migliaio di preti di un “ritiro internazionale”. In quella conversazione il Papa ha pure accennato alla possibilità di un accordo tra tutti i cristiani per celebrare la Pasqua lo stesso giorno: qui un mio noioso commento a tale possibilità pubblicato ieri dal Corsera.
“Caro Nicola, ti chiamo al presente perché per me sei vivo. Hai amato questa via Urbana forse più di te stesso, hai collaborato sempre con tanto entusiasmo per farla conoscere sempre di più. Ci sei riuscito eccome. Ti sei dato da fare per la processione di San Giuseppe. Volevi comperare la stoffa celeste per i veli delle donne che partecipavano alla processione… per le luci della via ecc.ecc. Ti ricordiamo sempre. Per noi sei vivo. Sei presente, presente, presente per sempre. Una abitante di via Urbana”: è uno dei messaggi appesi dagli abitanti della via alla porta della bottega di Nicola di cui al post precedente. Nei commenti ne riporto altri che ho fotografato e trascritto. Nicola lo capisci nella coralità del rione.
Nicola Lamanna, falegname, via Urbana 31: gli abbiamo dato l’ultimo saluto stamattina nella chiesa di San Lorenzo in Fonte, a 50 metri dalla sua bottega: incredibile bottega, quasi un antro delle favole, dove mangiava con gli amici sul bancone, scansando i trucioli e le pialle, e dove dava da bere a tutti. E’ morto il 5 giugno: era andato al mare e si è preso un infarto sulla sabbia. Gli amici lo chiamavano al cellulare e hanno risposto i carabinieri. Qui un video del Corriere TV che l’ha tra i personaggi: è il terzo dei falegnami della via a entrare in scena, baffoni da tricheco, occhiali, vaga somiglianza a Lino Banfi. Nei commenti altri ricordi di un uomo buono che diceva “io vado d’accordo con tutti”. Parola di uno che aveva simpatia per l’universo.
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