Convinto che “la fede e le donne salveranno l’islam” – vedi post del 22 maggio 2006 – mando un “evviva” a Lobna Ahmed Al Hoseini che rivendica l’uso dei pantaloni per le donne musulmane: http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_07/sudan_solo_multa_a_giornalista_pantaloni_c58b7d68-9ba2-11de-88f0-00144f02aabc.shtml – In un articolo per il “Corriere della Sera” la paragono a Giovanna d’Arco: vedi il primo commento a questo post.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“Il più immediato dei segni di Dio è certamente l’attenzione al prossimo, secondo quanto Gesù ha detto: ‘Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me“: l’ha detto stamane il papa a Viterbo. Stava parlando dell’attenzione che dobbiamo avere per i “segni di Dio” e aveva appena pronunciato questa frase: “Ascoltare la sua parola e discernere i suoi segni deve essere l’impegno di ogni cristiano e di ciascuna comunità“. Ecco dunque come interpreto l’espressione “il più immediato dei segni di Dio”: che il primo – il più prossimo a ognuno – tra i segni, le vie, le manifestazioni della presenza di Dio tra noi è l’amore per il prossimo. Mi ricorda quanto Benedetto aveva detto in un bellissimo saluto domenicale del giugno scorso: “Dio è tutto e solo amore” (vedi post dell’8 giugno). Sono contento delle parole di questa mattina e prometto di approfondirle con la lettura di un documento del vescovo di Viterbo sull’attenzione ai segni di Dio che il papa aveva preso a spunto della sua riflessione. Esulto quando sento affermare che ogni attenzione al prossimo è un segno di Dio. Ne tiro l’incoraggiamento a pensare che l’incontro con Dio non sia oggi più raro che in altri tempi. Potrebbe anzi essere più frequente.
A Vittorio Feltri che per il momento ha vinto: “Nei giorni a venire avremo gran bisogno di persone cortesi” (J.R.R. Tolkien, IL RITORNO DEL RE, Bompiani 2002, p. 16).
A Dino Boffo che forse ha perso: “Sono un Hobbit e per nulla valoroso, tranne qualche volta per pura necessità” (ivi, p. 7).
Se Dino e Vittorio dovessero leggerle e non le gradissero, potrebbero scambiarle.
Il blog è restato inattivo e non ricettivo per 14 ore a causa di complicazioni informatiche. Chiedo scusa ai naviganti e ringrazio quanti mi hanno segnalato il guasto via e-mail.
Boffo ha querelato Feltri per calunnia e ritengo che il direttore del Giornale verrà condannato perchè non potrà provare l’attendibilità dell’informativa su cui ha basato la sua accusa. Mi chiedo se si dimetterà quando arriverà il suo giorno.
Batto le mani a Boffo perchè è accusato sulla base di un falso, perchè la fiducia della Cei era vera, perchè ha deciso da solo.
“Per questi motivi, Eminenza carissima, sono arrivato alla serena e lucida determinazione di dimettermi irrevocabilmente dalla direzione di «Avvenire», «Tv2000» e «Radio Inblu», con effetto immediato. Non posso accettare che sul mio nome si sviluppi ancora, per giorni e giorni, una guerra di parole che sconvolge la mia famiglia e soprattutto trova sempre più attoniti gli italiani, quasi non ci fossero problemi più seri e più incombenti e più invasivi che le scaramucce di un giornale contro un altro”: così Dino Boffo conclude la lettera al cardinale Bagnasco con cui annuncia le dimissioni. Eccola nel sito dell’Ansa.
“Mia moglie Teresa e mia figlia Cecilia, davanti al televisore per puro caso, si abbracciarono di gioia vedendomi vivo e in buona salute. Non avevano avuto mie notizie da più di un mese, mi sapevano solo rinchiuso in quel buco, Kabul, sotto le bombe”: così Gino Strada a p. 71 del volumetto Feltrinelli 2005 “Pappagalli gialli. Cronache di un chirurgo di guerra”. Non ho conosciuto Teresa – che è morta ieri – ma un poco le ero amico perchè lettore delle storie di vita narrate da Gino in quel volumetto e nell’altro dell’anno seguente, stesso editore, intitolato “Buskashì. Viaggio dentro la guerra”. Eccola che rimprovera al marito – che “torna a casa solo per cambiare le valigie” – “quello strano impulso di affermarsi che è così essenziale per voi uomini” (Pappagalli 114) e mi pare di sentire mia moglie che dice “voi maschi sempre competitivi”. Lei – Teresa – che soffre per l’assenza del marito ma “non me la fa pesare” e di essa è complice “lasciando che io tolga a lei e a nostra figlia tempo, dedizione, sostegno e, purtroppo, anche amore” (ivi p. 155). Quando Gino sceglie di spostarsi dal Panchir alla Kabul dei bombardamenti e glielo dice al telefono: “In Teresa come al solito è prevalso l’amore e ha deciso di inghiottire la maggior parte delle preoccupazioni che le mie spiegazioni addomesticate non avevano certo scacciato” (Buskashì 99). Infine Gino telefona da Kabul “siamo arrivati” e lei a Milano – nella sede di Emergency – grida a chi le è intorno: “Ragazzi adesso stappiamo” e poi gli dice: “Ricordati di prendere l’aspirina” (ivi 110). Così faccio memoria di Teresa che ha lavorato instancabile per Emergency “senza prendere mai un soldo”. La ricordo con gli occhi del marito: “Teresa è una sorpresa, ogni giorno. Sorprende tutti coloro che la conoscono, per l’intelligenza e la simpatia, perchè è bellissimo ascoltarla e guardarla” (ivi). Così la vedo e così le voglio bene.
«Sì, è vero, ho transato una condanna in un processo nato per molestie a base di telefonate che partivano dal telefono del mio ufficio di Roma, ma della cosa s’è occupato il legale del giornale, non un mio legale privato. Qualcuno infatti ha usato il mio telefono, approfittando delle mie assenze. Quando ho saputo della cosa mi sono fatto più furbo e ho imparato a chiudere a chiave la stanza e a evitare che vi si potesse telefonare senza controlli». Così ha scritto il 31 ottobre Pino Nicotri nel sito giornalettismo.com che dirige (http://www.giornalettismo.com/archives/35023/feltri-la-perdonanza-e-la-mignottanza/) e considero queste parole – riportate oggi da AVVENIRE a p. 32 – la prima spiegazione fornita da Boffo per interposta persona. Conosco Nicotri che ebbi collega alla Repubblica: i visitatori non si stupiscano, se sei stato per oltre un trentennio tra Repubblica e Corriere della Sera, conosci più colleghi famosi di quanti non riesci a ricordare. Dunque posso dire che Pino non è il tipo che scrive in difesa di qualcuno – e tanto più di un cattolico – per una qualche convenienza: per sincerarsene basta leggere per intero il suo articolo, compresa la finale che AVVENIRE non riporta. Nella parte che conta – e che è riportata – Nicotri racconta che nell’estate del 2006, essendogli arrivate voci su Boffo e sue vicende “a sfondo sessuale”, chiese ed ottenne quella risposta dal direttore di AVVENIRE. Ma non riuscì ad avere gli atti giudiziari e rinunciò al servizio. [Segue nel primo commento]
“Sia chiaro: non accettavo prima, e, a maggior ragione, non accetterò mai più alcuna dissobedienza dei vescovi al Papa” scriveva Raffaella domenica nel suo blog, paragonando la solidarietà di questi giorni verso Boffo e quella di altre occasioni verso il papa. Oggi torna sull’argomento con questo titolo: “D’ora in poi non mi aspetto ma esigo che i vescovi manifestino con la stessa forza al Papa la solidarietà riservata a Boffo“. Approfitto dell’occasione per dire che ho stima di Raffaella, che riporta spesso e con simpatia i miei articoli. Mi servo quotidianamente del suo blog come strumento di lavoro. Qui voglio solo segnalare per una volta – con la stessa simpatia – la forte vibrazione dei suoi commenti.
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