Parabola del barbone e della eco-femminista

Dio mio, difendimi dal mondo! Ti prego, difendimi dal mondo”. Una voce dolorosa mi assale dal fondo della navata. Scruto perplessa la penombra della chiesa, dove sono entrata a cercar tregua dalla vampa estiva al di fuori. Davanti all’altare intravvedo un uomo in ginocchio: i capelli unti, le spalle lise. E’ un barbone, il viso ancora giovane ma già stremato: è l’incipit del libro “In viaggio con l’arcangelo” della eco-femminista Grazia Francescato (Idea libri 2000) che leggo solo ora, richiamato a esso dal ricordo della giovane Grazia che ebbi collega alla Repubblica nascente. Viaggio terrestre e celeste introdotto da quattro pagine di Guido Ceronetti, il pungente Guido che un poco mi sorprendo a scoprire amico della lucente Grazia. Ma la sorpresa è subito vinta dal ricordo di un’altra preghiera randagia attestata dal Ceronetti, gemella di quella udita da Grazia nella chiesa di Santa Maria Maddalena in Roma. Eccola: “In questa città ho paura, nessuno mi conosce, solo Dio”. Ceronetti questa invocazione la riportò nella sua rubrica “Oggi”, sul quotidiano La Stampa, l’8 aprile 1995 con l’annotazione: “Graffito nei pressi della Stazione di Roma Tiburtina, 1994”.

115 Comments

  1. Leopoldo

    Espressioni di sofferenza e al tempo stesso di fiducia, che ricordano i Salmi dell’Antico Testamento.
    A volte mi dico che la speranza di riscatto per chi diversamente non avrebbe speranza sarebbe, di per sé, un buon motivo per credere.
    A volte.

    22 Gennaio, 2008 - 9:21
  2. Clodine

    Se non si crea la corazza -che io dico sempre essere le “virtù- non ci si può difendere dal mondo, ma si subisce il mondo!

    la gente, il mondo, le noie e le paranoie che ci si crea talvolta per seguire il mondo non sono che nebbia, una cortina fumogena che confonde e sfuma i contorni creando l’illusione di essere creature pensanti, mentre in realtà non si pensa se non “un pensiero pensato”, formulato da altri.

    Si prende un pezzetto da quell’idea, un lembo dall’altra, si apre il giornale si legge quell’articolo, si guardano i problemi dei vip, i girotondi del governo i fallimenti di quello, successi dell’altro…si assorbe..poi…si tirano le somme e si emette un ..”pensiero”…convincendosi che quello E’ il Nostro pensiero!!

    ” O Che bel pensiero ohh..che idea..”..in realtà non abbiamo pensato, abbiamo subito le influenze, ma non p e n s a t o con la nostra testa.
    Dico che la salvezza è ancorata -e deve essere ancorata- alle famose virtù perché solo in quelle si trova la forza per difenderci. Potremmo superare le cattiverie e le invidie altrui senza la prudenza e il discernimento che ci fa da suggeritore? O superare le grandi prove della vita con tutte le difficoltà e i dispiaceri che sono sempre in agguato senza la fortezza? O affrontare le sfide continue senza la prudenza?..e così via…

    Ecco questo dico: se non siamo forti di questa corazza saremmo “lombrichi nudi” in balia del mondo, a subire il mondo..

    buona giornata a tutti e che l’Angelo custode ci protegga

    22 Gennaio, 2008 - 9:46
  3. Leopoldo

    …un buon motivo per credere.
    Poi leggo la prolusione- programma di governo di Bagnasco e mi ri-credo.

    22 Gennaio, 2008 - 9:50
  4. Luigi Accattoli

    Ma credere non vuol dire compromettersi con Bagnasco! I preti non sono così importanti.

    22 Gennaio, 2008 - 9:55
  5. Non credere perché non piace la prolusione di Bagnasco è come non mangiare un arrosto perché il cameriere ha la livrea sgualcita.

    22 Gennaio, 2008 - 10:22
  6. Luigi Accattoli

    Andrei a un paragone più allontanante: è come perdere di vista il sole perchè passa un moscone.

    22 Gennaio, 2008 - 10:43
  7. … i preti non sono così importanti … e soprattutto hanno un gran bisogno di amicizia e confronto verace con laici innamorati di Cristo, di coppie sposate che mostrano l’amore Trinitario (e basterebbe aiutarli a riscoprire il cuore del loro ministero primario).

    faccio mio l’incipit del libro citato, per la pregheira del cuore di oggi: “Dio mio, difendimi dal mondo!”.

    22 Gennaio, 2008 - 10:46
  8. Clodine

    “se non fossimo forti della corazza delle virtù” correggo quanto scritto sopra..

    Certamente: credere non vol dire compromettersi né con Bagnasco, e nemmeno con i preti, poiché, ai fini della fede e non sono poi così mportanti.

    Ho sempre pensato, e l’ho detto anche in altre occasioni, che il mondo presente è il luogo e il tempo presente in cui la chiesa dovrebbe compiere la sua missione e aggiornarsi, considerando che il mondo, pur con le sue contraddizioni, si aggiorna costantemente. Ma questo, chiamiamolo,aggiornamento diventerà un controsenso, un cammino senza scopo in alto mare, alla mercè dei venti e della politica se non sarà ancorato saldamente alle origini, cioè allo stesso vangelo di Gesù Cristo nel quale essa ha il fondamento della sua esistenza.

    Quindi, in una prospettiva evangelica, in fondo non vi è che una sola attidudine essenziale nelle relazioni della chiesa nel mondo, ed è stare nel mondo, uno “stare” che spesso si oppone al dominio nel mondo. Per cui a volte vuol anche dire “tacere” in settori non competenti, rinunciare a difendere quelle condizioni sociologiche di potenza che talvolta non aiutano anzi, aggravano reazioni ostili. Certo è anche vero che deve difendere: la dignità della persona; la comunità umana; la dignità del matrimonio e della famiglia; le giuste esigenze del processo culturale; la vita economica e sociale; tutto -almeno secondo la “Gaudio et Spes” in prospettiva del Vangelo di Cristo Gesù per gli uomini di oggi.

    22 Gennaio, 2008 - 10:48
  9. Luigi, per come funziona la stampa, il tuo parallelismo verrebbe titolato così:
    ACCATTOLI: BAGNASCO E’ UN MOSCONE
    Il Vaticanista del Corriere attacca il presidente della Cei sul suo blog personale. Insorge il Centrodestra. Ronchi (AN): “L’anticlericalismo di certa intellighenzia di sinistra ha ormai sorpassato ogni limite. La gente saprà reagire”. Volonté (Udc): “Ci domandiamo se ci siano ancora le condizioni per il mantenimento del suo incarico al più grande quotidiano italiano”. Sandro Bondi (Fi): “Non ci stupisce più l’odio di questi signori nei confronti della Chiesa e del Papa che noi tanto amiamo e rispettiamo per quello che rappresentano…soprattutto per noi”. Il Centrosinistra spaccato. Rosy Bindi: “Moscone non è un’offesa, io sono cattolica, ma gli insetti sono laici”. Binetti: “Per motivi di coscienza non leggo più il Corriere e non voterò mozioni a favore dei mosconi”. Boselli (Sdi): “Difendere la liberta di satira”. LDFE (Lega difesa Mosconi dall’Estinzione): “E al moscone nessuno pensa?”

    E’ così che va ogni giorno. Più o meno così è andata anche sul caso della Sapienza….

    22 Gennaio, 2008 - 12:37
  10. “Se nessuno mi acolta, Dio mi ascolta”, scrive il Papa nella sua Spe Salvi.
    Sapete tutti che non sempre sono d’accordo col pensiero di Benedetto XVI. Ma sempre avverto il bisogno di Dio. E faccio mia questa frase. Con quel “nessuno mi conosce, solo Dio” che mi spinge verso l’Alto. Contro la paura di ogni morte.

    22 Gennaio, 2008 - 13:15
  11. Sumpontcura

    Gulp! Un moscone che passa, distraendo chi dovrebbe, o vorrebbe, contemplare il sole? E’ un moscone la Gerarchia? gli eredi degli Apostoli? E la mappa del sistema solare chi ce l’ha? Chi ti aiuta a fissare il sole senza bruciarti le pupille?
    Oppure non c’è bisogno di mappe, e contemplando il sole direttamente e senza guida non corri rischi?
    Ma allora: “tu conferma i tuoi fratelli” che vuol dire? E “pasci le mie pecorelle”?

    Aiuto!

    22 Gennaio, 2008 - 13:20
  12. Sumpontcura>/b>…senti… la Gerarchia “non esiste”, mettiamola così. dai, per semplificare… e anche per togliere qualche termine insopportabile dal trito vocabolario di certi anticliericali.

    La gerarchia l’ha inventata Max Weber… e l’organizzazione aziendale.

    Nella Chiesa esistono i ministeri, e tutti sono un servizio. Non un privilegio, se non spirituale, per chi lo accetta.

    Esiste il Papa (e il “pasci le tue pecorelle” è rivolto a Pietro/Papa… se proprio vogliamo ridurla a questo); esistono i vescovi (tanti uomini consacrati al servizio della Chiesa, di vario genere e stampo), i sacerdoti (consacrati al ministero eucaristico) e … sempre in fondo all’elenco (anche per colpa nostra) … i laici consacrati nel Battesimo…

    Se cerchi mappe, il Vangelo ne è pieno… e si può anche arrivare ciechi alla meta, se necessario. Il centro è la meta. Non la mappa.

    22 Gennaio, 2008 - 13:40
  13. … sono un fesso… sbaglio sempre il tag

    22 Gennaio, 2008 - 13:41
  14. Gosh, Sumpoctura! (mi piace troppo il tuo stile, anche se forse dirò cose che non ti piacciono..). Sei partito in quarta come un editoriale di Avvenire! Il paragone col moscone concerne 2 questioni distinte: le proporzioni e il “fastidio”. Sulle proporzioni, credo sarebbe molto utile a tutti (ma proprio a tutti) ricordare che Cristo è più grande della Chiesa. Quanto più grande? Nell’abside della Basilica di San Paolo Fuori le Mura, a Roma, c’è un grande mosaico che rappresenta Cristo Risorto assiso sul trono. Ai piedi del Cristo, vicino ai suoi sandali, c’è una figurina che sembrerebbe quasi una tartaruga bianca se non una formica. Ebbene quella figura è il Papa del tempo, credo Onorio III. Dunque quanto alle proporizioni, la metafora del moscone regge.

    Quanto al fastidio – Bagnasco a parte (ma qui sarebbe bello sentire Luigi) – anche “gli eredi degli apostoli” (ma lo siamo un po’ tutti, suvvia, nel Battesimo!) possono, hanno potuto e potranno dare noia, se non scandalo, impedire la vista. Anche questo è Vangelo. Mi viene in mente la folla che impedisce a Zaccheo, il piccoletto, di vedere Gesù. Poi sta al piccoletto, al peccatore, ad ognuno di noi, cercare un sicomoro sul quale arrampicarci. E la Chiesa è anche, può essere anche, quel Sicomore.

    Infine una parola sul rischio di bruciarsi le pupille. Ma se Dio non scotta, che Dio è?

    22 Gennaio, 2008 - 13:48
  15. “Dio mio, difendimi dal mondo! Ti prego, difendimi dal mondo”

    non capisco,
    cosa c’entrino i Benedetto, la Gerarchia…
    accidenti quanto sono limitato.

    “Dio mio, difendimi dal mondo! Ti prego, difendimi dal mondo”

    Tutti i giorni quando salgo sul trenino per Grotte Celoni, questa sembra essere il mio sussulto… che non si esprime,
    quando giro per il mio quartiere cino-pakistano
    quando accendo la televisione,
    quando do’ una scorsa ai giornali
    quando leggo taluni commenti su certi blog,
    e talvolta anche quando sono nella mia parrocchia o a alla s. Messa.

    Ma non preoccupatevi è solo un fatto mio,
    riguarda solo la mia coscienza.

    Sono grato a coloro che hanno parole di speranza ma anche di ironia che è un modo diverso di sperare.
    un saluto a tutti
    matteo

    22 Gennaio, 2008 - 13:52
  16. Luigi Accattoli

    Sumpontcura dal momento che mi ha svelato il suo acronimo mi rendo conto della difficoltà in cui vengo a trovarmi con questa risposta, ma l’azzardo comunque. Il mio post segnalava due gridi a Dio dal profondo, ovvero il dramma dell’umanità che lo cerca anima e corpo e non cessa di invocarlo nostante il suo silenzio e la sua lontananza. E lei pone il problema gerarchico! Ha presente gli amici di Giobbe? E potrebbe immaginare uno scriba sotto la croce che sentendo il grido “Dio mio Dio mio” segnali a Gesù l’importanza delle indicazioni del Sinedrio sul modo di invocarlo? – In altre parole: per forza dobbiamo discutere del papa anche se l’argomento è la fede nel buio? Lei crede che quel barbone implorante e l’autore del graffito tiburtino e Giobbe in persona avrebbero avuto miglior luce sul loro letamaio se avessero avuto presente la dottrina del Vaticano I sul Romano Pontefice? Ecco in che senso la fede è la lontana luce del sole e la voce del magistero è il vicinissimo moscone. Il suo volo può esserci utile, ma si svolge a una lontananza dal sole che è esattamente la nostra.

    22 Gennaio, 2008 - 14:04
  17. Clodine

    Bravo Simone moralista, mi piace sentirti parlare perchè ben interpreti il mio pensiero.
    teologicamente interpretando la parola “clero” significa eredità della salvezza che Dio offre ad ogni credente individuale in comunione con tutti i credenti.

    Tale eredità è un dono che Dio ci da come sorte. Questo “clerus” particolare del Signore non è affatto il “clero” inteso come casta, ma l’intero popolo di Dio, e il Cristo è l’eredità “clerus, non soltanto in dotazione ai ministri, ma alla chiesa tutta intera.
    Quindi, tutti i credenti sono anche sacerdoti, spirituali, clero!

    Scusate il giro di parole ma, era duopo una spiegazione in merito, altrimenti ci si confonde

    22 Gennaio, 2008 - 14:12
  18. LEONE

    Vi invio due begli articoli dato che oggi non riuscirò ad intervenire fino a stasera.
    Un caro saluto a tutti.
    L’università a piazza San Pietro

    di Filippo Gentiloni
    in “il manifesto” del 22 gennaio 2008
    Molte voci, da una parte e dall’altra del Tevere, chiedono di archiviare quello che è accaduto
    all’università La Sapienza di Roma. Non sarà facile anche per la risonanza mediatica che la rinuncia
    del papa ha avuto e per la sottolineatura che dell’episodio ha fatto e sta facendo l’autorità vaticana.
    Comunque un aspetto di questa vicenda non va dimenticato né sottovalutato: la posizione del papa
    sul rapporto fra fede e ragione, una posizione che era già emersa con chiarezza nei primi due anni
    del pontificato e che è stata ulteriormente chiarita nel discorso che il papa avrebbe dovuto tenere
    all’università e che è stato poi ufficialmente reso noto. Un tema, questo del rapporto fede-ragione
    che attraversa tutta la storia del pensiero cristiano, ma che è diventato sempre più centrale, anche
    per i suoi contatti con l’altro tema tipico dei tempi moderni, il rapporto fra il cristianesimo e le altre
    religioni.
    Nella prima parte del suo discorso il papa compie un’ampia analisi del compito della università,
    nonché dei limiti, a questo proposito, della autorità ecclesiastica. Un’analisi sorretta e sostenuta da
    autori che gli sono particolarmente cari, soprattutto da Jurgen Habermas. Ma poi il discorso
    prosegue verso approdi particolarmente significativi del pensiero di Benedetto XVI. Nonostante gli
    sforzi dell’università, la ragione stenta a raggiungere la meta: senza la fede gli sforzi della ragione
    sono insufficienti. È qui, in questa affermazione, il nodo centrale del discorso pontificio. Sulle
    possibilità della ragione senza la fede, un deciso pessimismo. «Il pericolo del mondo occidentale –
    per parlare solo di questo – è che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e
    potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione,
    alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a
    riconoscerla come criterio ultimo».
    E ancora, a scanso di equivoci: «Se la ragione – sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda
    al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza inaridisce come un albero
    le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita». E ancora: «Applicato alla nostra
    cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie
    argomentazioni e a ciò che al momento la convince e – preoccupata della sua laicità – si distacca
    dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si
    frantuma». La vera ragione, dunque, non può non condurre a «percepire Gesù Cristo come la luce
    che illumina la storia e aiuta a trovare la via verso il futuro». Anche l’università, dunque, a piazza
    San Pietro.

    22 Gennaio, 2008 - 14:36
  19. LEONE

    «Sui separati due linee nella Chiesa»
    intervista a Vito Mancuso a cura di Gian Guido Vecchi
    in “Corriere della Sera” del 22 gennaio 2008
    Così la Chiesa, scandisce il cardinale Angelo Bagnasco, «si oppone» ai «registri » delle unioni civili
    e al «divorzio breve». E tuttavia la stessa Chiesa accoglie separati e divorziati, assicura il cardinale
    Dionigi Tettamanzi, «se avete trovato uomini e donne della comunità cristiana che vi hanno in
    qualche modo ferito», scrive, se da loro «avete sentito condanne senza appello», allora «desidero
    dirvi tutto il mio dispiacere». Certo il presidente della Cei e l’arcivescovo di Milano parlano su piani
    diversi, uno riafferma la norma e l’altro, peraltro confermandola, si rivolge alle singole persone. «Di
    sicuro c’è anche una questione di ruoli», riflette il teologo Vito Mancuso. «Se Tettamanzi
    presiedesse la Cei, sosterrebbe probabilmente le stesse cose, magari con toni diversi. E viceversa,
    questo è innegabile ». Eppure, «mi pare non si possa neppure negare che oggi i cattolici, e quindi
    anche le gerarchie, siano divisi riguardo all’idea di rapporto col mondo».
    La questione dei divorziati è un caso tipico, «un certo cattolicesimo pensa che vada anzitutto
    sottolineata l’identità, per certi versi ritiene che più ci si oppone al contemporaneo e alla
    secolarizzazione, più l’identità ne risulti esaltata». Per contro, «c’è un cattolicesimo convinto che la
    propria identità si definisca nel rapporto con il mondo, nella solidarietà con il vissuto degli uomini».
    Lo stesso Bagnasco ha parlato di un Paese «sfilacciato». Ma il punto è questo, dice Mancuso:
    «”Pontefice” è, alla lettera, colui che crea ponti. La missione “pontificale” della Chiesa è creare
    ponti. E se non fa questo lavoro di riconciliazione, se a sua volta si pone come fattore di divisione,
    credo venga meno a ciò che oggi lo Spirito le chiede. Tettamanzi va nel profondo perché le sue sono
    le parole di un padre, di uno che vuole bene, il tuo bene. Credenti e non credenti lo riconoscono.
    Uno si aspetta anche indicazioni sulla dottrina, ma l’essenza della Chiesa è l’attenzione pastorale».
    E poi, osserva il teologo, il rischio è dimenticare «la sana distinzione tra etica e diritto». Il
    presidente della Cei dice che il divorzio breve «avrebbe la forza di incidere sulla mentalità e il
    costume». Ma per Mancuso «è antistorico pensare che la legge abbia una funzione educativa. Il
    diritto prende atto della realtà e la norma. Il mondo cambia, non è come vorremmo fosse, esistono
    diversissime opzioni etiche mentre la legge dello Stato non può che essere una e valida per tutti.
    Bisogna negoziare». Già, e i valori non negoziabili? «Valgono per la coscienza. Uno non negozia il
    non uccidere, non uccide e basta. Ma se parte del Paese ritiene che l’aborto non sia un omicidio, che
    si deve fare? Non dico che la Chiesa debba stare zitta, anzi, ma condivido la battaglia di Ferrara se
    viene condotta sul piano culturale e ideale».
    Così è stato giusto esprimere solidarietà a Benedetto XVI, «vittima di un laicismo intollerante e
    becero». Ma la «grande lezione di tolleranza offerta dal mondo cattolico andrebbe rivolta anche
    all’interno, sa com’è, la pagliuzza e la trave. Credo che l’atteggiamento di Tettamanzi sia più
    rappresentato nella base che nelle gerarchie. E sarebbe una ricchezza se le gerarchie
    rappresentassero di più la varietà della base. Il cristianesimo è sempre stato plurale, i Vangeli sono
    quattro, pure gli apostoli litigavano tra loro e non parliamo dei padri della Chiesa. Ricordo quando
    l’Espresso pubblicò il “dialogo sulla vita” con il cardinale Martini. Volti scuri, mormorii di
    tradimento appena c’è qualcosa di difforme». Sarà che «oggi ci giochiamo tutto su etica e politica,
    mentre è sulla spiritualità che si gioca il compito della Chiesa». Mancuso sorride: «Penso
    all’episcopato di Martini a Milano: senza mai svendere la dottrina, riusciva a parlare a credenti e
    non credenti, riportando gli uomini alla dimensione contemplativa della vita».

    22 Gennaio, 2008 - 14:37
  20. … comunque, adesso che la ri-rileggo, la frase-preghiera “In questa città ho paura, nessuno mi conosce, solo Dio” è profondissima e bella, se si può dire visto il tema…

    22 Gennaio, 2008 - 15:08
  21. Sumpontcura

    Caro Luigi, cari amici del pianerottolo:
    ho la testa un po’ confusa (forse il ronzio di un moscone mi disturba la concentrazione). Provo a balbettare qualcosa.

    1. La preghiera disperata del barbone: forse era rivolta al dio sbagliato. Gesù non esita a mettere in guardia i suoi, non esita a prendere le distanze dal mondo, in tante occasioni (Giovanni, 16, 16: “Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo”), ma afferma anche, mi sembra con chiarezza solare: “Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo” (Giovanni, 12, 47). Salvare il mondo, non salvare dal mondo.

    2. Non sono stato io a introdurre nella discussione la Gerarchia: Bagnasco è stato subito messo sul banco degli imputati, con affermazioni che mi hanno lasciato perplesso. I dodici, e poi i settantadue, è Gesù che li ha inviati nel mondo, a battezzare e compiere prodigi. E a Pietro ha lasciato le chiavi del Regno; con un potere di legare e sciogliere che fa tremare.

    3. L’immagine del moscone non mi convince: certo che la distanza fra Dio e Bagnasco è abissale, incalcolabile, tale da dare le vertigini, ma il ruolo della Chiesa non può essere assimilato a un ronzio che distrae. La Chiesa volge comunque lo sguardo nella direzione giusta, credo, no?, e indirizza i fedeli – satolli o affamati, sereni o disperati – verso Dio, no? Il sacerdote, il vescovo hanno ricevuto uno speciale sacramento e un dono particolare dello Spirito che li rende – in qualche modo, tenendo conto delle distanze – intermediari. E’ così? o sono rimasto indietro anche su questo punto?

    4. Mi batte forte il cuore, nello scrivere queste cose: non sono abituato, e forse sto facendo la figura del babbeo. Ma a tratti mi scappa anche un po’ da ridere: sei un poveraccio, per di più non credente – dico a me stesso – e ti impanchi a critico sapientino? Ma se uno cerca la fede ha bisogno d’aiuto, no? Ecco, cercate di vederla così: sto agitando una bandiera bianca, cerco di fissare il sole ma ne ho paura e ho bisogno d’aiuto.

    22 Gennaio, 2008 - 15:18
  22. “…Ma a tratti mi scappa anche un po’ da ridere…”
    Confermo quanto detto prima sul tuo stile: sei forte Sump!
    W l’umanità che scappa fuori da sotto i nostri bei discorsi….

    22 Gennaio, 2008 - 15:46
  23. Iginio

    Suggerisco la lettura del libro di Matthew Fforde “Desocializzazione. La crisi della postmodernita’”, Cantagalli, Siena 2005. Spiega molte cose attinenti anche alle invocazioni di cui sopra.
    Per il resto: la cagnara non l’ha fatta il Papa, non l’ha fatta Ruini, non l’ha fatta Bagnasco. L’hanno fatta alcuni sedicenti geni. Prendetevela con loro. La conoscete la favola del lupo e dell’agnello, no?

    22 Gennaio, 2008 - 15:50
  24. Luigi Accattoli

    Scusa Sump – immagino che d’ora in poi ti chiamerò così, passando al tu per simpatia – ma se sei non credente (così hai scritto e bada che io sono un giornalista e dunque capisco solo le frasi più semplici e nel senso più immediato) da dove viene la tua novena per la “Summorum Pontificum”?

    22 Gennaio, 2008 - 16:04
  25. Luigi Accattoli

    Sump mi pare chiaro che il barbone narrato dalla Grazia Francescato non dispone di una buona teologia ma il suo sentimento è buono: si sente perseguitato e si rifugia in Dio.

    22 Gennaio, 2008 - 16:26
  26. Sumpontcura

    A Luigi:
    questa è una domanda un po’ più facile.
    Dopo quasi quarant’anni di sereno agnosticismo, in cui il Cristianesimo è stato solo argomento di studio, rispettoso ma distaccato, le polemiche sul motu proprio (arriverà, ma no, sì l’ha già firmato, macché…) mi hanno spinto a rifrequentare domenicalmente una “Messa dell’Indulto”. Forse era il momento giusto, forse lo Spirito spira davvero dove vuole e si serve dei pretesti più improbabili: chissà! Poi è arrivata la morte improvvisa e imprevista di un amico più giovane; poi una gran voglia di tornare a pregare… Sono un non credente che cerca e non trova, ma nel cercare si scopre già diverso. E continuo a provare conforto nella liturgia di tanti anni fa.

    22 Gennaio, 2008 - 16:34
  27. Sumpontcura

    Luigi: il mio messaggio precedente si riferisce, naturalmente, alla tua domanda delle 16.04.

    22 Gennaio, 2008 - 16:37
  28. caro Sump (ormai è andata così), mi sento di confermare quanto ho inopinatamente grassettato più sopra. Anche se mi hai clamorosamente spizzato con il tuo “outing”… e quindi confermo anche il mio ps: sono “un fesso”… e mi è scappato da ridere pure a me!

    Per inciso, faccio solo un’insopportabile sottolineatura: la Chiesa siamo tutti noi battezzati, in Cristo… non solo la Gerarchia (argh), non solo il Papa, non solo… ma anche (oddio, mi sono trasformato in Veltroni/Crozza!).

    ps. aggiungo una stretta di mano fraterna (adesso alessandro iapino mi rimprovera…).

    22 Gennaio, 2008 - 17:02
  29. raffaele.savigni

    Condivido alcune delle osservazioni di Leone (che cita Mancuso): “è sulla spiritualità che si gioca il compito della Chiesa”; e diritto ed etica vanno indubbiamente tenuti distinti, così come, ad un diverso livello, la dottrina teologica e la pastorale (gli ortodossi parlano di “oikonomia”, di concessioni alla debolezza umana, al di là del rigore teorico).Credo però anche che le leggi finiscano per avere, al di là delle intenzioni, certe conseguenze sul piano educativo (o diseducativo). Anni fa ebbi a lezione una studentessa, figlia di una cattolica del dissenso: la madre sosteneva la depenalizzazione dell’aborto, ma lo giudicava comunque un crimine contro la vita; la figlia mi disse che non considerava l’aborto in sé come un delitto.Riconoscendo formalmente certi fenomeni sociali (ad es. le unioni gay, che nessuno pensa certo di reprimere) la legge rischia di promuovere di fatto un’etica pubblica (fondata sul “politicamente corretto”) che li legittima e li considera del tutto ovvi, portando con ciò ad emarginare chi non li riconosce moralmente leciti. In un suo libro Ratzinger cita il caso di un pastore luterano del Nord Europa condannato da un tribunale per aver espresso pubblicamente disapprovazione nei confronti di unioni gay. Penso che sia questa la preoccupazione che ispira il “movimentismo” attuale della gerarchia (che in se stesso appare anche a me un po’ eccessivo). Inoltre: credo che l’esempio di “Sumpunt” ci dovrebbe far riflettere sul fatto che ci sono persone in ricerca che trovano più interessante un cattolicesimo “tutto d’un pezzo” rispetto ad uno più “aperto”. Non so trarne conclusioni precise ma ci penso. Condivido infine l’auspicio che sulle questioi etiche i parlamentari cattolici possano decidere secondo la loro coscienza, senza dover seguire una disciplina di partito (o di schieramento). Altrimenti molti penseranno (come Marcello Veneziani) che ormai la vera dialettica non è più tra sinistra “sociale” e destra “liberista” ma tra chi sta contro il papa (ed i valori tradizionali) e chi sta contro di lui. E qiuesto non mi piace, perché non voglio trovarmi nelle condizioni di dover scegliere tra una sinistra anticlericale ed una destra “clericale”. Preferivo Pannella alleato di Berlusconi…

    22 Gennaio, 2008 - 17:32
  30. LEONE

    Raffele, concordo con te le leggi almeno in parte modificano il comportamento collettivo, ma penso solo in parte, ad esempio penso che il divorzio facile faciliti l’idea che separarsi non è poi così grave, anche se penso che la gente continuerebbe a separarsi.
    Però l’articolo di Mancuso è interessante e ci fa riflettere.
    Così come l’articolo del Manifesto a mio avviso rappresenta bene il pensiero del Papa.
    Il Papa è pessimista sul pensiero e sulla società fondati solo sulla ragione senza la fede, il problema è che molta gente non crede o non riesce a credere e se non crede non può far altro che appoggiarsi alla sola sua ragione…

    22 Gennaio, 2008 - 17:40
  31. raffaele.savigni

    Tornando al post di Luigi: ci richiama a ciò che è veramente importante: far incontrare gli uomini del nostro tempo con le grandi domande, e magari con Gesù Cristo. Tenere aperte le grandi domande: questo in fondo era anche il messaggio principale del discorso che il papa avrebbe dovuto pronunciare. Chiediamo ai vescovi e preti di parlarci più di Dio (la luna, riprendendo l’immagine famosa) e meno di politica (il dito). E ai laici di essere meno timidi di fronte ai laicisti, e più pronti a rischiare in proprio, senza aspettarsi sempre l'”imboccata” dei vescovi e la loro legittimazione.

    22 Gennaio, 2008 - 17:42
  32. e no, Sump l’ho inventato io, voglio i diritti d’autore!

    22 Gennaio, 2008 - 18:08
  33. Luigi Accattoli

    E’ giusto: a ciascuno il suo…

    22 Gennaio, 2008 - 18:23
  34. Leopoldo

    Vado a memoria perché il diritto canonico l’ho studiato molti lustri addietro:
    una, perché solo attraverso la Chiesa è possibile la salvezza; santa, perché istituita da Gesù Cristo; cattolica, perché si rivolge a tutti e quindi è universale; apostolica, perché fondata sulla gerarchia dei pastori.
    La Chiesa cattolica non potrebbe esistere senza i suoi pastori, altro che moscone. E giustamente chi è credente è sensibile agli attacchi al papa, ai vescovi e ai sacerdoti, a riprova della loro essenzialità
    E per questo cerco sempre, nei miei interventi, quando ci riesco, di tenere conto di questa sensibilità. Poiché il non credente non vive in funzione del suo non credere, mentre il credente rischia ogni giorno di vedere messo in discussione il senso stesso della sua vita.
    Infine, chi ha percorso un cammino di fede riesce più facilmente a relativizzare, come fa Luigi, l’umanità attraverso cui la Chiesa agisce nel mondo. Per chi quel cammino non ha percorso, ogni cattivo esempio (non parlo più di Bagnasco, ovviamente) è una trave posta di traverso.

    22 Gennaio, 2008 - 18:32
  35. Savigni e Leone:
    Mi permetto di ribaltare l’ottica usando un esempio legato al lessico.
    In una dichiarazione che giudico esemplarmente infelice, Veltroni diceva – riassumendo – che l’omossessualità è un fatto come gli altri e che bisognava “riconoscere” le coppie “di fatto”.
    Al di là degli argomenti e del contesto, l’unica cosa che il riformista Veltroni si riprometteva di fare era… nulla.
    L’ho giudicata una dichiarazione esemplare del fatto che la deriva attuale di politica e pensiero porta di fatto a rinunciare ad incidere sulla realtà, massimo indice non solo di sfiducia nell’esistenza di criteri di giudizio ed interpretazione, ma anche di sfiducia nella capacità di incidere.
    Se mi metto in quest’ottica non sorprende il tasso di sfiducia rilevato dall’Eurispes su …. tutto.

    22 Gennaio, 2008 - 18:41
  36. Iginio

    Giusto: i preti non parlino di politica. E allora non parlino nemmeno di bombe atomiche, di guerre, di globalizzazione, di Nord e Sud del Mondo… Ahi ahi ahi, ma come: dopo decenni in cui si irrideva la cosidetta ‘religiosita’ popolare” tutta rosari e novene, che andava buttata via a favore dell'”impegno”, del “progresso”, del “cristiano anonimo”, del “camminare insieme” (ovviamente in una sola direzione), adesso…. adesso mi si viene a dire (cioe’ lo ha detto Rosi Bindi e qualcuno lo ripete a pappagallo) che bisogna parlare di Dio e non delle cose terrene? Ma andiamo, su… Capisco che e’ fuori moda, ma cerchiamo di essere seri.
    Per inciso: a chi si preoccupa tanto degli anticlericali, ricordo che esiste un forte anticlericalismo-anticattolicesimo di destra, che trae spunto dall’esistenza dei cosiddetti “cattolici adulti” e del loro stare (precariamente) al governo, per detestare ancor piu’ la religione, la Chiesa e cosi’ via. Forse chi e’ abituato a frequentare gente “di sinistra” lo ignora, ma anche al di fuori della cd “sinistra” esiste un universo umano variegato. Non capisco perche’ bisogna essere tanto premurosi verso gli anticlericali di sinistra e ignorare quelli di destra. Se sono beceri questi ultimi, sono beceri anche i primi. O no? Gente come Scalfaro, Prodi e Bindi ha screditato agli occhi di parecchi la religione cattolica, molto, ma molto.

    22 Gennaio, 2008 - 19:03
  37. Iginio

    “HA RAGIONE BAGNASCO: LO STATO SCELGA LA VITA
    E’ ora di cambiare la legge 194 eliminando almeno le equivocita’

    Viva gratitudine al card. Bagnasco, per le parole pronunciate oggi sulla questione del diritto alla vita e’ stata espressa da Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita.
    ‘Condividiamo pienamente cio’ che egli ha detto anche per quanto riguarda la strategia da seguire nel tentativo di modificare la situazione culturale presente e la stessa legge 194. Si tratta di un legge che resta gravemente ingiusta ma la cui ingiustizia pur essere ridotta nella misura in cui il diritto alla vita del concepito emerge tra le disposizioni della legge stessa che mirano ad offrir alternative all’aborto.
    ‘Sotto questo profilo riteniamo che sia necessario eliminare le equivocita’ della legge proprio nelle parti che si ritengono ‘buone’. Pensiamo che non sia possibile correggere la gestione della legge in modo significativo se non si modificano i primi articoli della legge in modo che risulti in modo assolutamente chiaro che lo Stato se rinuncia a vietare l’aborto non rinuncia a difendere il diritto alla vita con mezzi diversi dal divieto purchi essi non possano configurarsi come espedienti diretti ad ingannare le coscienze, ma un modo piu’ efficace di difendere il diritto alla vita non contro, ma insieme alle donne.
    ‘Siamo convinti – ha concluso Casini – che una azione pacata, intelligente che si fa carico dei problemi delle madri in difficolta’ possa essere elemento di pacificazione e non di guerra. In questo senso notiamo positivi segni di ripensamento non solo nella cultura laica in generale, ma anche in quella femminista, con cui auspichiamo un confronto serio’. “

    22 Gennaio, 2008 - 19:03
  38. Continuo a divertirmi leggendo le notizie che danno squarci sulla percezione della realtà di alcuni soggetti (dalle ultimora sulla crisi del sito di Repubblica):
    Giordano (Rc): “Mastella grimaldello dei vescovi”
    Libertà e Giustizia: “Inquietante concomitanza con attacco Cei”

    22 Gennaio, 2008 - 19:07
  39. Iginio, lo so che links in tedesco vuol dire sinistra, ma non è una ragione per evitare di usarli…
    😉

    22 Gennaio, 2008 - 19:10
  40. Iginio che c’entra Scalfaro?
    Non lo vedo molto affine nè al disprezzo della religiosità popolare nè – devo dire – agli altri due nomi, se non nelle scelte politiche. E in fondo la Binetti sta nel PD.
    “Buttarla in politica” non aiuta.

    22 Gennaio, 2008 - 19:14
  41. Domenico

    Questa sera, ancora una volta, sono sconcertato dalle posizioni dei cattolici conciliari e buonisti. Corrono dietro a Caino di cui non possono fare a meno di preoccuparsi, e poi un prete che parla è paragonato a un (non così importante) moscone che passa davanti al sole. E’ un’immagine particolare: magari il moscone era nero e lucente come quelli che si alzano dalle merde d’estate.
    Sono discorsi che non si pagano anzi creano punteggio. Però …

    Mi ha sempre colpito il fatto che nei Vangeli sinottici si dica:
    (Matteo 5:44) “ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori.”
    (Luca 6:27) “Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano.”

    Nel Vangelo di Giovanni questo insegnamento non è più ribadito, mentre nel discorso all’ultima cena Gesù ripete:
    (Giovanni 13:34-35) Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».
    e ancora
    (Giovanni 15:12) Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.
    e ancora
    (Giovanni 15:17) Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.

    Amatevi gli uni gli altri! Addirittura ‘un comandamento nuovo’!
    Io non sono un esegeta, ma mi è venuto di pensare che essendo il Vangelo di Giovanni più tardivo degli altri, con le prime divisioni si è fatto la scoperta dolorosa che il nemico era all’interno della Chiesa, poteva essere il mio fratello nella fede.

    Ho fatto anche una frequente osservazione: Ruini, Bagnasco, ma anche altri, per es. il cardinale di Torino (di cui usualmente non viene ricordato nemmeno il nome): non sono parte nè de “gli uni gli altri” nè dei ‘nemici’, forse nemmeno del genere umano. E anche gente molto mite, come L. Accattoli assumono un atteggiamento perentorio verso di loro.

    Rileggiamoci i testi sopra e pensiamoci su:
    (Romani 12:10) Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.
    “sed ego et isti, cur non illi?”.

    22 Gennaio, 2008 - 19:35
  42. Clodine

    A mio sommesso avviso una Chiesa schierata in Politica non è la chiesa di Cristo, mi spiace. La Chiesa deve stare nel mondo a servizio del mondo ma sempre nell’alveo della sua specificità, che è la difesa dei diritti dei deboli, degli emarginati:deve perorare la causa di Dio che è l’Uomo integrale, nella sua totale interezza.

    In questo contesto se è vero che è in difesa della vita perché focalizzare l’attenzione sul problema , che ne so..dell’aborto piuttosto che sulle milioni di bambine alle quali vine impedito di studiare solo perché femmine,o di bambini sfruttati a livello lavorativo e non solo..ma ce ne sarebbero migliaia di esempi dove i diritti umani più elementari sono vìolati!

    Che la chiesa entri in politica in modo più o meno velato con pretese trionfalistiche ,magari, non aggira forse la croce?

    E questi pensieri di Theologia gloriae non sono forse pensieri umani, che stanno addirittura in cotrapposizione con ciò che Dio pensa e vuole?

    Una pia Theologia Satanae, del tentatore semplicemente: attenzione eh…

    Tutte le volte che la Chiesa e i suoi prìncipi si mettono al posto di Dio, anche senza accorgersene, essa nega la sua natura, e invece di prendere per partito Dio nei miseri, lo prende per l’uomo entrando nella politica.

    Allora il Signore gli volta le spalle, senza dubbio, e non potrebbe che volgerle quella domanda che non potrebbe essere più dura:” Indietro satana! Tu mi sei di impedimento: perché non ti preoccupi delle cose di Dio, ma di quelle degli uomini!”

    E a questa tentazione seguirebbero altre…e il gallo canta ancora…forse non ha mai smesso di cantare..

    22 Gennaio, 2008 - 19:45
  43. Sumpontcura

    Dal sito web de “l’Unità”: Sulla relazione Bagnasco: “Non ci sta la Montalcini e aggiunge pure che avrebbe firmato l’appello dei 67 professori al Rettore Guarini, un documento che «approvavo completamente»”.

    Questa sì che è una notizia! E poiché i 67, dopo la splendida figura fatta con Galilei, intendono dedicare la loro prossima iniziativa a Giordano Bruno, suggerisco che d’ora in poi essi vengano affidati alla storia patria col nome “I Brunelli di Montalcini”.

    22 Gennaio, 2008 - 20:05
  44. raffaele.savigni

    Ha ragione Alessandro: che c’entra Scalfaro? Mi risulta che fosse un devoto di padre Pio, e che tutti lo considerasso un esempio di cattolico integerrimo e un po’ all’antica, col distintivo dell’Azione Cattolica sulla giacca. L’una sua “colpa” è quella di avere ostacolato le mire di Berlusconi…
    Lo so anch’io, Iginio, che ci sono molti anticlericali anche a destra: ricordo a chi se ne fosse dimenticato che intorno al 1994 qualcuno a destra invitò a boicottare l’otto per mille perché la Chiesa era troppo “di sinistra”. Ma la reazione di “Avvenire” e di altri ambienti cattolici fu molto debole. Ecco perché io credo che oggi il pericolo venga soprattutto da destra (ove vedo una maggiore furbizia, mentre la sinistra è molto più sprovveduta ed ingenua, come i laicisti del tempo di Podrecca che gridavano “Con le budella dell’ultimo prete impiccheremo l’ultimo re”, favorendo con ciò il successivo sostegno di molti cattolici al fascismo): perché certi preti accarezzano i preti ed i vescovi per averne il sostegno, pronti a combatterli ferocemente se non lo fanno, così come fece Mussolini nel 1931, quando scatenò le sue squadracce contro l’Azione Cattolica.

    22 Gennaio, 2008 - 20:13
  45. raffaele.savigni

    Sono invece d’accordo con l’invito di Carlo Casini ad “aggiustare” la legge 194: ” lo Stato se rinuncia a vietare l’aborto non rinuncia a difendere il diritto alla vita con mezzi diversi dal divieto”. Aggiungo che il discorso di Bagnasco, se letto integralmente, risulta meno squilibrato di quanto non appaia se ci si limita a leggere i resoconti dei giornali o telegiornali (che selezionano sempre le stesse cose, mentre il cardinale ha parlato anche di altro, ad es. dei problemi del mondo del lavoro).

    22 Gennaio, 2008 - 20:18
  46. Leopoldo

    Scalfaro, Prodi e Bindi hanno screditato molto ma molto la religione Cattolica?
    Può darsi. Meno male che ci hanno pensato Mastella e Cuffaro e Dell’Utri a riaccreditarla.
    Ok, la campagna elettorale è praticamente partita.
    E pensate che dopo le parole dell’arcivescovo Tettamanzi, certamente non dette a tale scopo, potranno ancor più forte parlare a nome delle Chiesa, in difesa del matrimonio e bla bla bla anche Berlusconi, Fini, Casini e Bossi: tutti ma proprio tutti rigorosamente divorziati o separati e risposati (anzi Fini ancora non si è risposato, mi risulta).
    Io penso che la Chiesa può continuare a svolgere la sua missione indipendentemente da coloro – destra, sinistra o centro – che se ne fanno portavoce a scopi elettorali (lasciamo stare i mafiosi che sono un caso a parte) semplicemente recuperando e diffondendo il messaggio di speranza e di riscatto per gli uomini come il barbone e la donna sola in apertura di questo argomento.

    22 Gennaio, 2008 - 20:34
  47. Iginio

    Come come come? Lo slogan “con le budella dell’ultimo prete…” ecc. ecc. era frutto di ingenuita’???? Ma devo ridere? Allora, tanto per fare un esempio, i martiri spagnoli sono vittime dell’ingenuita’???? 🙂 Per piacere…
    L’affermazione che anziche’ dell’aborto bisognerebbe parlare delle ragazze sfruttate e’ un autentico obbrobrio logico, prima ancora che religioso o altro: forse che don Benzi, per fare un solo nome, non parlava di ambedue (e come avrebbe potuto fare altrimenti)? E forse che a un essere umano abortito non viene sottratto il primo e fondamentale requisito, ossia la vita? E se non hai la vita, come fai a parlare dell’uso buono o cattivo che ne fai? Mah…
    Per il resto: non sono stato io a buttarla in politica. E vedo che nessuno ha risposto al problema vero che ho sollevato: e’ grottesco criticare “la Chiesa che fa politica” solo quando fa comodo. E gli interventi sul lavoro precario, sulla mafia… Quelli non sono politica?
    Piu’ in generale, vedo che manca l’attenzione al dato reale: si preferisce correre dietro a ricostruzioni fumose e ideologiche. Non si devono temere gli anticlericali perche’ se no arrivano i clericofascisti e Mussolini (che peraltro era anticlericale notorio, cosi’ come il fascismo e’ nato a sinistra e morto a sinistra, altro che “La Destra” di Savigni e Storace, alleati inconsapevoli)… Nel 2008… Doppio mah… Il Papa non deve lamentarsi di chi gli ha impedito di parlare perche’ se no fa politica… Triplo mah…. Contenti voi… Io vedo in tutto cio’ un deficit di logica, prima ancora di una perdita (va be’, diciamo una latitanza) della fede cristiana cattolica. La quale, detto per inciso, non e’ un sentimento soggettivo e intimo, tanto carino e commovente, ma e’ un fatto oggettivo e razionale, come il Papa non si stanza mai di ripetere. Altro che “fare politica”…

    22 Gennaio, 2008 - 21:04
  48. Iginio

    Correggo l’errore di battitura: “Come il Papa non si stanca mai di ripetere”.
    E aggiungo: vedo anche una notevole dose di lacune storiche (in sintonia col modo di vita odierno, imperniato sull’effimero) e vedo infine una triste incapacita’ di mettere in discussione le proprie scelte passate, p. es. dei “gloriosi” anni Sessanta e Settanta. Qualcuno lo ha fatto, evitiamo di insultarlo come traditore o come imbroglione. L’intelligenza si vede dal riconoscere i propri errori, non dal perseverare in essi. Mi scuserete, ma nei nostalgici degli anni 60 e 70 vedo persone perfettamente funzionali al consumismo, che ci vuole tutti individualisti e proni alle mode, senza legami di appartenenza a una tradizione con cui misurarsi. L’odio alla fede cristiana che oggi si sta scatenando deriva proprio da questo: dall’odio verso tutto cio’ che ci ricorda il destino dell’uomo, al di sopra dell’effimero e dei potenti di questo mondo (che non sono certo “La Chiesa”, semmai ben altre entita’, da “La Repubblica” a Soros passando per i cattedratici e gli assessori). Provate a vestirvi senza seguire le mode, e vediamo se non vi si fa il vuoto intorno. Provate a criticare “La Repubblica” o D’Alema, e vediamo poi che “apertura al dialogo” troviamo. O pensate seriamente che siano al di sopra di ogni critica? 🙂 E questi erano solo due esempi.

    22 Gennaio, 2008 - 21:18
  49. Iginio

    Per Savigni: il tanto paventato da lei clericofascismo non e’ affatto una forma di Ancien Regime, ma era il frutto della mentalita’ per cui bisogna assolutamente andare d’accordo con le tendenze in voga nel mondo, altrimenti si viene isolati e questo sarebbe gravissimo. E’ dunque la stessa mentalita’ di chi vuole a tutti i costi che i cattolici vadano d’accordo con i comunisti e affini, compresi i laicisti dei giorni nostri. Cambia solo la direzione, con l’aggravante che il comunismo e’ una specie di chiesa con un suo clero e una sua dottrina, dunque non si vede come potesse convivere con un’altra (che infatti aveva previsto di cancellare, ovviamente). Non so poi perche’ Maurras (che comunque non c’entra col fascismo) farebbe schifo e invece Rodano (per fare un nome) sarebbe un genio. Almeno il primo un legame con qualcosa di cattolico (che lo precedeva e lo superava) lo aveva effettivamente, per quanto distorto fosse. Il secono veleggiava sul nulla. Ne’ capisco perche’ Gedda (che comunque non entro’ mai in politica attiva, cerco’ solo di ancorare il mondo cattolico al Papa) farebbe ribrezzo e invece Moro (a parte il rispetto per la sua brutta fine) sarebbe stato un genio. Solo perche’ andava a sinistra? E allora?
    E infine, non capisco perche’ per lei la Chiesa dopo l’anno 1000 si “clericalizza”: preferiva la Chiesa di Marozia e dei vescovi-conti nominati dagli Ottoni? E non ricorda che il motto “Libertas”, tanto caro ai democratici cristiani, deriva proprio dalle lotte che la Chiesa, col sostegno del popolo di tante parti, condusse contro gli imperatori per liberarsi dalla loro soffocante tutela dopo l’anno 1000? Bah…I corti circuiti delle universita’ italiane sono al di sopra del mio comprendonio.

    22 Gennaio, 2008 - 21:31
  50. Iginio, dove hai comprato la palla di vetro che pensi di aver inquadrato tutti così bene? Sei un fenomeno…

    per Leopoldo: perchè dici che i non credenti (sia chiaro, di destra e di sinistra, per chi ci tiene) non rischiano nulla? Non hanno i loro punti di riferimento? Non possono essere questi messi in discussione? Comunque, per quanto mi riguarda, che si critichi il Papa o i vescovi o i sacerdoti (o me medesimo, in quanto testimone) la ragione della mia fede non viene meno… perchè non è una teoria intellettuale. è frutto di un incontro reale con Cristo, Se no, come al solito stiamo parlando di altro.

    22 Gennaio, 2008 - 21:35
  51. Sumpontcura

    il moralista: “Comunque, per quanto mi riguarda, che si critichi il Papa o i vescovi o i sacerdoti (o me medesimo, in quanto testimone) la ragione della mia fede non viene meno… perché non è una teoria intellettuale, è frutto di un incontro reale con Cristo. Se no, come al solito, stiamo parlando di altro.”

    Be’, oggi ho letto abbastanza, cercando di districarmi e di capire, con qualche sospetto di campagna elettorale incipiente, col disagio di dover schivare insieme Scilla (certe vulgate storiche un po’ risapute) e Cariddi (certi revisionismi storici poco argomentati e forse superficiali). Ma a queste parole del moralista mi fermo e cerco di centellinarmele, di nutrirmene a occhi bassi, che Dio benedica chi le ha scritte.
    Cambiando la parola “critichi” con la parola “perseguiti”, e la parola “testimone” con la sua traduzione greca “martire”, è una dichiarazione che potrebbe esser fatta propria dai milioni di credenti che hanno offerto, per la fede, niente meno che la vita. In nome di un “incontro reale”, certo, ché una “teoria intellettuale”, per quanto credibile coerente e rifinita, dato il prezzo richiesto sarebbe stata un po’ poco.
    Grazie di cuore e buona notte.

    22 Gennaio, 2008 - 22:12
  52. Massimo D

    Mi scuso se questo non è in tema con il post iniziale, ma l’argomento è stato tirato in ballo da diversi interventi.
    La chiesa può parlare di politica? Io direi di sì, almeno in linea di principio. Naturalmente, lo farà con la coscienza che tra il messaggio eterno di cui è portatrice e le scelte politiche concrete c’è una distanza tale da non consentirle di effettuare improvvide deduzioni. Voglio dire che, parlando di politica, della politica deve accettare le “regole”, che sono quelle della discussione e dell’accettazione della relatività della propria posizione. Deve cioè accettare la laicità (mi spiace, si torna sempre là) e la fallibilità della sua posizione concreta, il fatto che la politica ha un suo linguaggio e una sua tecnica che non è il suo specifico. Per usare un’espressione forse un po’ datata ma efficace, deve accettare l’autonomia della sfera politica. E naturalmente questo comporta dei rischi: quello di essere parte, di vedere il proprio messaggio confuso con un’opzione concreta. Non so dire se questo in assoluto sia qualcosa da evitare: probabilmente ci piacerebbe una chiesa che arriva ad essere parte in un paese dominato da una dittatura. Ma in circostanze più tranquille forse tenersi fuori dal gioco politico, quanto meno dalla politica partigiana, può essere una scelta saggia e opportuna, che va a tutto vantaggio dell’efficacia del messaggio.

    22 Gennaio, 2008 - 22:18
  53. MaxD, l’articolo del Manifesto-Gentiloni in fondo forse tocca il punto.
    Il Papa parla di ragione ma lo fa conscio della Verità che è chiamato a portare e che indica in fondo al percorso della ragione.
    Parlando di aborto o divorzio la Chiesa ha sempre fatto allo stesso modo.
    Ma questo è all’opposto del linguaggio politico.
    Certo, Ruini che discute della finanziaria è diverso da Ruini che enuncia i principi e non ha la stessa autorevolezza proprio per l’opinabilità della materia.
    Leggendo Chesterton – ok non è Habermas, but I like it come direbbe Jagger – nelle sue polemiche finisce per sostenere che senza il riconoscimento di un principio superiore, valoriale, trascendente, non c’è nemmeno spazio per la vera democrazia, e si intravede nel mix tra super-ateismo e scientismo una visione profetica sui totalitarismi a venire.
    Forse è in fondo questo il punto della discussione odierna?

    22 Gennaio, 2008 - 22:40
  54. Clodine

    Per Igino: non ho parlato di ragazze sfruttate sessualmente assolutamente. Ho parlato di governi, di strutture governative, che sono strutture di peccato e di morte, alcune delle quali, appunto, impediscono alle ragazze di studiare, di vivere, e di fare qualunque tipo di attività solo per fatto di essere donne.
    Così come ci sono stati che praticano l’aborto come controllo delle nascite…non sono anche queste violazioni della vita? O no?.

    Se avesse letto meglio, signor Igino, forse eviterebbe di mettere sulla bocca degli altri certe castronerie .

    Non dimentichiamoci che la Chiesa è una organizzazione (o essenza come vuoi) che abbraccia il cattolicesimo operante nell’intero globo, è universale la chiesa né…e ce ne sono di problemi che riguardano l’intero pianeta, non solo l’ìItalia, spesso ce ne dimentichiamo a quanto pare!

    Basti leggere la costituzione apostolica “Gaudio et Spes” per rendirci conto di quanto vasto sia il programma e quanti siano i punti nevralgici!

    Ed è proprio in questa costituzione che si evidenzia quanto siano lontani i tempi in cui la chiesa poteva dare indicazioni efficaci e concrete per tutti i grandi problemi reali dell’umanità.

    La “gaudio” mostra appunto come in un mondo sempre più differenziato sia impossibile affrontarli tutti questi problemi che angosciano. E’ necessario allora – e torniamo al discorso di partenza- che sarà sempre più importante che essa faccia comprendere, con la predicazione e l’esempio, ad ogni cristiano, efficacemente, con quale attitudine di fondo deve affrontare questi reali problemi, per i quali la chiesa, in quanto tale non è competente.

    Più che per tutte le questioni possibili e tutte le “terapie” proposte non può che fare una cosa: mostrare chiaramente il significato profondo, capitale del Vangelo di Gesù Cristo per gli uomini punto La politica non dovrebbe appartenere alla chiesa in quanto “Istituzione Divina”…ho detto “dovrebbe” naturalmente; Il condizionale è d’obbligo, mi sembra evidente!

    22 Gennaio, 2008 - 23:06
  55. La Chiesa non deve fare politica, i cristiani sì.
    Ma sono terrorizzato dai cristiani che giudicano la bontà della fede dei propri fratelli a seconda che siano di destra o di sinistra o di centro. Non cadiamo nell’errore drammatico di confondere una scelta politica con una scelta di fede. Stiamo attenti, perché è uno sbaglio che rischiamo di fare in molti, ed è potenzialmente distruttivo per la Chiesa.

    22 Gennaio, 2008 - 23:20
  56. Clodine

    Ma certamente Luca, è evidente; qualcuno mi sembra abbia detto:”dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

    I cristiani devono essere partecipi e oculati in ciò che fanno: sono chiamati a fare il loro dovere e a comprendere profondamente le bandiere, la politica, quanto più in profondità, è un dovere, fa parte del senso civico.

    Nel post di sopra ho accennato a stati che sono vere “strutture di peccato”, e guai se collaborassimo, anche solo con l’ignavia : ne risponderemmo in prima persona.

    La fede è altro dalla politica,certamente, e la chiesa dovrebbe essere un faro, una guida, in quanto è la per il mondo, è il suo compito: vederlo e comprenderlo per ciò che esso è veramente.

    In una apertura di spirito piena d’intelligenza, in una libertà critica essa E’ legata al mondo…non c’è niente da fare… è stata scelta da Dio per fare questo! Non può vivere mica per se stessa, ci mancherebbe, non sarebbe la Chiesa di cristo!

    22 Gennaio, 2008 - 23:44
  57. sempre le stesse cose, trite e ritrite, dice l’incosciente, che guarda il topic e non capisce dove si è andati a parare

    22 Gennaio, 2008 - 23:45
  58. “Pessimismo globale”
    «soffriamo tutti di labirintite sociale, ma non ci sono più muri a cui appoggiarci »
    http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_23/pessimismo_globale_c56d6018-c97a-11dc-97c6-0003ba99c667.shtml

    Penso che in fondo anche il discutere di Chiesa va fatto riconoscendo di vivere nel contesto storico presente. Questa indagine (è un’altra, non l’Eurispes) è un bel quadro della sfiducia nel futuro che attanaglia il mondo in cui viviamo.

    23 Gennaio, 2008 - 8:26
  59. Massimo D

    Be’, il post iniziava con le parole “Dio mio, proteggimi dal mondo”. Dunque parlare del rapporto fede-chiesa-mondo-politica non è poi tanto fuori tema.
    Se da una parte sono d’accordo con Clodine che richiama il “date a Cesare” e sottolinea che “la fede è altro dalla politica”, per cui la chiesa deve sempre guardare oltre la situazione contingente a svolgere un ruolo profetico, dall’altra ho difficoltà a individuare una separazione netta tra il parlare dell’uomo e il parlare di politica.
    Se la sottigliezza non è eccessiva, distinguerei forse tra il “parlare di” politica e il “fare” politica. Nel mio commento precedente sottolineavo che la differenza la vedo anche in questo caso nelle modalità del parlare, più che nell’oggetto. Dunque la chiesa parli pure di politica (cioè della città dell’uomo), ma lo faccia con uno slancio in avanti, puntando l’occhio alle realtà fondamentali, con una tensione profetica. Non sta invece alla chiesa pensare alle soluzioni concrete, identificare il punto di mediazione ed equilibrio, l’ottimo compromesso tra le opzioni in campo. I politici rispettino la chiesa per la sua capacità di fornire una parola profonda sull’uomo. La chiesa rispetti i politici (anche quelli cristiani) nella loro competenza a suggerire la soluzione qui e ora. I guai peggiori nella storia sono venuti dalla confusione di questi due ruoli.

    23 Gennaio, 2008 - 9:07
  60. Grazie a MassimoD e Savigni per i ripassi dei “fondamentali”.

    23 Gennaio, 2008 - 9:55
  61. Luigi Accattoli

    Clodine che ti succede? hai scritto tre volte in due commenti “Gaudio et spes” invece che “Gaudium”: sai bene che il pianerottolo è frequentato anche da latinisti con la desinenza irritabile…

    23 Gennaio, 2008 - 10:01
  62. “Dio mio, difendimi dal mondo! Ti prego, difendimi dal mondo”.

    Mt 4, 12-23
    Gesù, dopo 30 di vissuta quotidianità a Nazareth
    lascia tutto alle spalle, lascia la madre, lascia il clan in cui era inserito,
    se ne va in una regione di genti dai costumi e fedi molto diversificate, la “Galilea delle genti”
    e comincia ad insegnare, a chiamare delle persone che lo seguano, e a curare ogni tipologia di malattie ed infermita’ varie.
    Lascia i suoi affetti, le sue sicurezze che aveva consolidato in 30 anni,
    e si lancia in una nuova avventura immensa e drammatica
    in cui si ritroverà solo, abbandonato dai propri compagni,
    e appeso ad un patibolo di morte incolpato di farsi re,
    urla:
    “DIO MIO, DIO MIO PERCHè MI HAI ABBANDONATO !”

    23 Gennaio, 2008 - 10:16
  63. don78

    “Dio mio, difendimi dal mondo! Ti prego, difendimi dal mondo”.

    “In questa città ho paura, nessuno mi conosce, solo Dio”

    Forse noi cristiani, animati dallo Spirito di quel Gesù Cristo che, come ricordava matteo , passava per le stazioni Tiburtine del suo tempo, “sanando e beneficando tutti”, dovremmo cercare di dare il nostro contributo (anche in politica) per costruire una città dove nessuno si senta più minacciato e sconosciuto…
    Il moralista ce lo ricordava: lo facciamo perchè abbiamo incontrato Cristo realmente (grazie a o nonostante i mosconi di turno), perchè grazie a questo incontro noi stessi non ci sentiamo più minacciati o sconosciuti…

    Saluti a tutti
    don”Zanzara”78 🙂

    PS: solo un appunto, se vogliamo parlare degli interventi dei vescovi (o del papa, o dei preti…) usiamo il termine “gerarchia” (ecclesiastica, eventualmente), non “chiesa”… che è un termine che ci comprende tutti: chierici e non.

    23 Gennaio, 2008 - 10:38
  64. Sandro

    Come non dare ragione a Luigi anche stavolta! Si parte da un post sulla ricerca di Dio e su finisce a parlare dei preti, di Bagnasco, della gerarchia, dei cattolici in politica, ecc.: ma allora siete proprio fissati! Davvero qui ci si accapiglia sul dito e si perde di vista la luna..! Si pesano le parole, le virgole (cos’è il dito, cos’è la luna, cos’è il sole, cos’è il moscone….) e si perde di vista la sostanza! Ha ragione A. Iapino a dire che se qualcuno dell’ANSA (o di qualche altra agenzia giornalistica) leggesse il blog e mandasse in giro la notizia del moscone, si scatenerebbe subito il teatrino della politica (ma quant’è deprimente..!!) con tanti saluti per la verità delle cose…
    E poi la legge e l’etica e il diritto… Rimettiamo le cose al suo posto. Visto che qui ci sono autorevoli commentatori, mi sapreste dire cosa intende S.Paolo con la sua sconcertante affermazione: “Dov’è, o morte, la tua vittoria?
    Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge” (1Corinzi 15,55-56) ?

    23 Gennaio, 2008 - 11:02
  65. Clodine

    Lo so, dott Luigi mi sono resa immediatamente conto..ma non corretto: volevo scandalizzare i latinisti del pianerottolo!!

    Chiedo scusa…non è stata ignoranza ,ma solo distrazione dovuta ad una incapacità da parte mia di usare la tastiera: digito male… e sono impaziente nel fare questa operazione: imparerò !

    23 Gennaio, 2008 - 12:15
  66. lazzaro

    Non si sente il mio applauso calorosissimo per Clodine?
    Peccato!

    23 Gennaio, 2008 - 12:24
  67. Clodine

    Per il dott. Luigi: spero di non fare errori, ma se li faccio chiedo scusa fin d’ora.

    Leggendo tutti i post e gli interventi, e raccordandoli tutti, mi sembra di capire che su di un punto siamo d’accordo: che la Chiesa -o meglio- la gerarchia, se pur con mille difficoltà in un modo o nell’altro si rende partecipe agli eventi della politica, e qui non ci piove..che ci piaccia o no!.

    Ritornando di nuovo alla “GAUDIUM ET SPES” essendo questa ( la mia gaudio) la costituzione apostolica per eccellenza che riflette la posizione della Chiesa nei riguardi della sua missione nel mondo, è palese che non può sottrarsi neppure dal denunciare le deficienze e le incurie che avvengono nel mondo cosiddetto “profano”: urbanizzazione selvaggia, non a misura d’uomo, borgate dormitorio dove non esistono centri di aggregazione, per gli anzini soprattutto (basti visitare un ospizio per endersi conto) industrializzazione selvaggia, problema delle morti bianche sul luogo di lavoro ecc..

    Dico la mia: “Che che se ne dica, ben ha fatto Benedetto XVI a prendere per l’orecchio Veltroni, circa la situazione delle periferie, dove esistono delle sacche di indigenza e di abbandono spaventose”.

    Anche di questo deve farsi carico la gerarchia, in modo particolare la teologia pastorale. Penso che se la chiesa fosse un sistema chiuso, non aperto ai problemi contingenti effettivi dell’uomo concreto non sarebbe credibile né potrebbe farsi portatrice della grandezza di Dio, del Suo annuncio di salvezza così urgente in questo momento storico.

    Con tutta la sua scienza, i suoi grandi uomini questo mondo tuttavia, così complesso, davvero non sa dove si trove, dove tre origine e dove si sta avviando, verso cosa…Mentre nella fede, noi tutti “La Chiesa”, sappiamo che tutto è di Dio perché Lo abbiamo conosciuto, nella fede in Cristo, lo abbiamo conosciuto e intravediamo l’origine, la via e lo scopo del mondo, con i suoi infiniti limiti… alla catastrofe verso la quale si avvia

    un saluto a don 78

    23 Gennaio, 2008 - 13:33
  68. Clodine

    Ei Lazzaro, sentivo un certo cclap clap, clappp…ma..non sapevo donde…ah..ma era lei che mi applaudiva!!

    Grazie, mi è di conforto sapere che qualcuno mi comprende!

    Con simpatia Clodine

    23 Gennaio, 2008 - 13:41
  69. “Davanti all’altare intravvedo un uomo in ginocchio: i capelli unti, le spalle lise. E’ un barbone, il viso ancora giovane ma già stremato”

    Mt. 4,23-25
    Gesù andava attorno per tutta la Galilea,
    insegnando nelle loro sinagoghe
    e predicando la buona novella del regno
    e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
    La sua fama si sparse per tutta la Siria
    e così condussero a lui tutti i malati,
    tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici;
    ed egli li guariva.
    E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea,
    dalla Decàpoli,
    da Gerusalemme,
    dalla Giudea
    e da oltre il Giordano.

    23 Gennaio, 2008 - 13:59
  70. Un viso ancora giovane
    ma gia’ stremato…..

    sente in se tutti i dolori del mondo di cui ha paura,

    accade anche a me, talvolta di essere per le strade di Roma
    e di sentirmi in ansia per l’umanità estremamente varia che mi circonda,
    spesso mi guardo intorno, alla ricerca del Suo sguardo,
    alla ricerca del Suo passaggio
    a guarire i molti addolorati e doloranti che ci passano al fianco,
    scene spesso di miseria anche per le strade del centro di Roma,
    e sentendo la mia impotenza,
    spero nel Suo passaggio,
    vedo che passano i Sadducei, i Farisei, i Sacerdoti,
    hanno il mio stesso sguardo di smarrimento,
    eppure se mi soffermo vedo qualcuno di Samaria… che si ferma
    davanti ad un misero, gli porge una parola, un interesse,
    e soprattutto ci sono molti non necessariamente credenti, che si uniscono agli angeli che girano per la città a portare coperte, cibo, ai miseri/poveri, sparsi sotto i porticati, presso le stazioni ferroviarie, sotto i ponti,
    persone che non hanno una idea precisa su dove debba essere adorato Dio,
    ma sanno che i poveri attendono da loro un servizio [i poveri li avrete sempre con voi]…..
    Roma è oggi come tutte le metropoli del mondo, piena di miseri e poveri
    e Cristo può continuare a andare per tutte le strade attraverso le gambe di ogni uomo credente o non credente, perchè Lui agisce attraverso i cuori di tutti, indistintamente,
    e ha bisogno di mani senza distinzione per continuare la Sua opera
    di guarigione

    23 Gennaio, 2008 - 14:17
  71. lazzaro

    Clodine, mi riferisco al suo ultimo intervento che condivido (e continuo nell’applauso). E’ giusto che la gerarchia si interessi delle deficienze e delle incurie del mondo profano, specie se queste coinvolgono gli ultimi. Ma, le chiedo: rientra nella “teologia pastorale” quanto mi permetto di trascrivere da La Repubblica di ieri (chi non gradisce questo giornale mi perdoni la “leggerezza” di leggerlo):

    “Bagnasco attacca a 360 gradi la linea del centro-sinistra per le politiche sociali e in materia di coppie di fatto, aborto, tutela degli omosessuali. E’ un attacco di una durezza inaudita dinanzi alla quale impallidiscono le bacchettate inferte da Ruini in altre stagioni. Bagnasco cita i morti di Torino e accusa i politici di “limitarsi a parole e a provvedimenti che nascono evasivi”. Cita lo scandalo-monnezza e oltre a fustigare la malavita denuncia “la latitanza amministrativa, il palleggiamento di responsabilità, l’ignavia delle istituzioni”. E poi “parziale” è stato il bonus del governo per gli incapienti, “limitato l’aiuto fiscale alle famiglie numerose, insufficiente la politica in tema di sicurezza. (…) “Il Paese -scandisce il Presidente della CEI- si presenta sempre più sfilacciato, frammentato, al punto da apparire ridotto a coriandoli”, una nazione sfiduciata”.

    Non le cito La Repubblica di oggi la quale riassume gli interventi degli ultimi giorni da parte della gerarchia cattolica per concludere, con Curzio Maltese, che “alla fine, nell’Italia del 2008, è stato il Vaticano più di Berlusconi e Mastella a dare la spallata più potente al governo in carica”.

    Non condivido la conclusione di cui sopra, ma penso che ci sia stato del metodo, da parte della gerarchia, nel ricorrere a una prassi che di pastorale ha ben poco. Va bene la denuncia di tutti i mali della moderna società a cui anche lei accenna, ma mi fa rabbia perché sembra che si voglia far credere che tutto il male della società italiana si sia coagulato in questo grumo di tempo.
    Vediamo se altri che verranno saranno in grado di realizzere il paradiso in terra. Nell’attesa, immagino che chi, in abito talare o no, ha in gran dispitto i cosiddetti “cattolici adulti”, si stia riempiendo le tasche di “coriandoli” da lanciare in aria nei luminosi dì futuri.
    Con altrettanta simpatia. Lazzaro

    23 Gennaio, 2008 - 14:46
  72. Cavolo, devo pensare che è stato il convegno ecclesiale di Palermo ad affossare la DC? O Maltese ha qualche sospetto sui mandanti dell’omicidio Lima? Eppure allora i gesuiti palermitani “tiravano” parecchio…. E si occupavano pesantemente di politica.
    Il confine quale è allora? E’ se “mihi prodest”?

    23 Gennaio, 2008 - 16:30
  73. lazzaro

    Il confine è “Christo prodest?”

    23 Gennaio, 2008 - 16:47
  74. lazzaro

    Per ulteriore informazione, NON da La Repubblica:

    L’attacco di Bagnasco divide anche la Curia
    di Giacomo Galeazzi
    in “La Stampa” del 23 gennaio 2008
    Gelo tra le due sponde del Tevere. Nei rapporti tra la Chiesa cattolica e le istituzioni italiane, la
    linea collaborativa dettata dal segretario di Stato Bertone ha ceduto il passo, nell’ultimo mese, al
    «muro contro muro» ispirato dal cardinale vicario Ruini prima al Pontefice nel discorso sui mali di
    Roma, poi al presidente Cei Bagnasco nel durissimo attacco di lunedì, un attimo prima dell’apertura
    della crisi per l’uscita dell’Udeur di Mastella dalla maggioranza.
    «La svolta di Bagnasco è inspiegabile e non è stata preventivamente discussa nel Consiglio Cei»,
    critica un cardinale di Curia. «Sono molto sorpreso dalla prolusione di Bagnasco che contraddice il
    tono dialogante dei suoi precedenti interventi e si allinea a Ruini – lamenta l’arcivescovo emerito di
    Foggia, Giuseppe Casale – per ragioni di opportunità, andava evitata una rottura che è un
    boomerang per la Chiesa. In Spagna, con Aznar, l’ingerenza ecclesiale portò Zapatero al potere.
    Alla Cei serviva un discorso più equilibrato e più sereno, meno militante-combattivo». Insomma,
    più collaborazione e meno invettive. «C’è un deficit di democrazia nella Chiesa italiana. Ruini ha
    convocato piazza San Pietro da solo. Si vogliono governanti pronti ad esaudire i desideri ecclesiali a
    costo di lacerare il paese con Dio-patria-famiglia – aggiunge Casale – è giusto difendere la vita nel
    grembo materno, però bisogna pure farli crescere i figli, garantire un lavoro ai precari e non
    affidarsi ai conservatori che per convenienza si rifugiano pericolosamente sotto l’emblema sacro
    della Chiesa. Con una doppia strumentalizzazione». Temono che ora le «istituzioni si chiudano al
    dialogo» anche i vescovi di Pisa e Caserta, Plotti e Nogaro, mentre l’arcivescovo di Ancona,
    Menichelli definisce «socio-pastorale» il discorso di Bagnasco: «Nessuna spallata al governo, solo
    la riaffermazione di valori non negoziabili».
    Lo stesso presidente Cei aggiusta il tiro con un’intervista più spirituale che politica all’Osservatore
    Romano. Il rapporto tra Chiesa e società in Italia «è un rapporto di grande stima e di estrema
    vicinanza popolare», e «non sono episodi, pure gravi e incredibili, come quello della mancata visita
    del Papa alla Sapienza che possono pregiudicare un’intesa e una positiva collaborazione, che sono e
    restano nei fatti». L’agenzia dei vescovi, Sir assicura: «La Chiesa vuole aiutare l’Italia riprendere il
    cammino. Da Bagnasco parole chiare ma sguardo positivo» e il Pontificio consiglio delle
    comunicazioni sociali critica la «lettura politica forzata dai media».

    23 Gennaio, 2008 - 16:51
  75. Sumpontcura

    Parabola del Lazzaro Maltese e del biliardo (dedicata con simpatia ad Alessandro Canelli).
    “Finalmente tocca a me”, disse il giocatore di biliardo.
    Il caos era in stato avanzato; anche perché le palle non erano affatto di due colori soli, c’era una scala di grigi che qualche ambiguità, certo, la creava. In mancanza di arbitri condivisi, in certi momenti sembrava sparire persino il boccino, e certe palle non si sapeva bene per quale squadra giocavano.
    “Sbam!”, fece il giocatore di biliardo (che non andava poi malaccio, meglio degli avversari, comunque, o almeno di questo erano convinti i suoi sostenitori, ma un gran campione non era di sicuro). Non ottenne granché, con la sua bocciata. Un Osservatore neutro e partecipe si mise a calcolare, un po’ preoccupato, gli effetti: “In effetti in questo settore le cose vanno un po’ meglio, ma mica di tanto… Qui è un disastro… Queste palle ormai le hai perse”.
    Il Lazzaro Maltese commentò, scoraggiato e un po’ arrabbiato: “Ecco, la colpa è tutta dell’Osservatore: secondo me, quella palla persa è stata convinta proprio da lui a infilarsi nella buca”.

    23 Gennaio, 2008 - 16:59
  76. … Maltese, non l’ho mai digerito, non mi convince mai… ma le note “del girono dopo”, ripetute negli ultimi anni, di curia e santa sede, per la serie “Siamo stati malinterpretati” (quelle del finale del pezzo di Galeazzi) meriterebbero un post a parte.

    23 Gennaio, 2008 - 17:02
  77. Mi scuso se talvolta il tono sembra duro – avrebbe voluto essere scherzoso, anche se un po’ maligno.
    Vero, Lazzaro, quello è il confine.
    Ma purtroppo non esistono cartine di tornasole.
    E penso che si debba dare a chi agisce si a livello ecclesiale che socio-politico il beneficio di una presunzione di buonafede, salvo casi rari di smaccata strumentalità.
    Quindi, come scriverebbe Clodine distratta, ai poster l’ardua sentenza.

    23 Gennaio, 2008 - 17:08
  78. Sumpontcura

    Stavo rileggendo il post di partenza: “In questa città ho paura, nessuno mi conosce, solo Dio”.
    Malinconica, secondo me, non disperata.
    Disperata sarebbe una come questa (ma nessuno la scriverebbe – perché perdere tempo a scrivere, con tante belle cose da fare?): “In questa città sto benissimo, conosco un sacco di gente. Dio? E chi è?”.

    23 Gennaio, 2008 - 17:27
  79. lazzaro

    Per Sumpontcura.
    Lazzaro Maltese, a proposito della gara di biliardo, si chiede se l’Osservatore “neutro e partecipe” sia un ossimoro involontario o un lapsus. Insomma: si può fidare dell’Osservatore o no?
    Da quando ho letto che lei è “un non credente che cerca e non trova” mi è particolarmente simpatico perché la sento un po’ compagno di viaggio, in quanto anche se sono credente, io continuo a cercare. E’ un ossimoro anche questo, vero? (Mons. Bruno Forte ha detto che il cristiano è un ateo che ogni mattina ricomincia a credere).

    Per Alessandro Canelli.
    Buona fede concessa, anche se ai contemporanei può ben essere concessa, se non una sentenza, almeno un’opinione. Nel nostro caso è importante che critica o assenso sia sempre frutto di amore per la Chiesa.

    23 Gennaio, 2008 - 17:40
  80. Lazzaro, assolutamente d’accordo. Ed è quella la prima presunzione.

    23 Gennaio, 2008 - 17:55
  81. Sumpontcura

    Caro Lazzaro (non Maltese):
    forse è un ossimoro voluto; o forse non è neppure un ossimoro, e l’Osservatore è neutro per quanto concerne i giocatori, partecipe per quanto attiene la sorte dei birilli, grandi e piccoli.
    Ci si può fidare dell’Osservatore? Be’, qui è un po’ come credere o non credere. Io, se solo considero la qualità degli altri osservatori (di ogni nazionalità, anche maltesi), tendo a fidarmi.
    (Mi viene in mente, nel film “Nell’anno del Signore”, il dialogo fra il cardinale Rivarola (Ugo Tognazzi) e il calzolaio finto-analfabeta (Nino Manfredi), nel momento in cui tutti e due tirano consapevolmente a fregarsi: “Eminenza, dovemo fa’ a fidasse!”. “E io mi fido!”).
    Ricambio la simpatia e ringrazio, molto, per la frase di Bruno Forte.

    23 Gennaio, 2008 - 18:00
  82. Iginio

    DAVIDE RONDONI

    A leggere taluni giornali e a seguire certi altri notiziari, sembrerebbe quasi che a dare un colpo forse letale al governo in carica sarebbe stata la Cei con la prolusione del suo presidente al Consiglio permanente. O se non le sue parole, si sarebbe trattato di una trama vaticanesca.

    Insomma, dagli accostamenti, dalle titolazioni, dalle ricostruzioni di alcuni quotidiani, sembra quasi che una ferita forse mortale a questo governo lo abbia dato una specie di banda in tonaca nera che avrebbe il potere di vita e morte sui governi nazionali. In epoca di romanzi e film fantasy, che amano solleticare la fantasia collettiva con ogni specie di consorterie in azione, il copione scritto su certi media risulterà per qualcuno attraente. Ma la vita del Paese è faccenda troppo seria per essere trattata come se fosse un romanzo. E solo una miopia interessata a lasciare in ombra certe faccende, si può contentare di una visione così distorta.
    Le parole del cardinale Bagnasco, come tutte le prese di posizione pubbliche della Chiesa in questo periodo, hanno lo scopo di richiamare tutti a fare meglio il proprio compito, dinanzi ai problemi che ci sono. E a differenza di altre voci, quella della Chiesa che anche su questo giornale si esprime ha sempre invitato all’unità più che allo scontro, e ad affrontare insieme le emergenze piuttosto che a prenderne spunto per rivincite politiche o per partite di potere. Addossare a ‘oscure’ manovre o diktat della Chiesa la caduta di questo o di quel governo è una via di fuga, un modo un po’ patetico per non vedere quanti contrasti e quante emergenze stanno toccando la vita del Paese e degli italiani, specie quelli più bisognosi o con più figli. Vari mucchi di immondizia (realissima e metaforica) assediano l’Italia. Al punto che a volte si dubita che il Bel Paese esista ancora davvero. Altro che spallata della Chiesa… Evocare una ‘leggenda nera’ a chi può far comodo? A coloro che vogliono nascondere responsabilità politiche e amministrative. E fin qui è, per così dire, una strategia comprensibile, per quanto debole e un poco venata di codardia.

    Ma l’intenzione peggiore è quella di chi vuole alimentare in modo fazioso, bugiardo una contrapposizione tra mondo cattolico (gerarchia e fedeli) e altri. Come se ci fosse una situazione da ‘fronte’ tra i cattolici (con i loro vescovi) e gli altri, i laici, o chiamateli come vi pare. Mentre tale contrapposizione non c’è. Non esiste nella vita dei singoli e della società italiana.

    Non c’è nei luoghi di lavoro e di studio. Né nelle famiglie e nelle botteghe. Non esiste una contrapposizione tra i cattolici e gli altri. Si ha per fortuna l’animo e la libertà di discutere quando si tratta di affrontare questioni alte e spinose per tutti, dove, come richiamano tanti cattolici ma anche tanti laici, si tratta di usare davvero la ragione. Sono questioni importanti, su cui è giusto e perfino bello che esistano visioni diverse che si confrontano e si correggono. Ma dipingere una specie di frattura, di contrapposizione tra mondo cattolico e resto del Paese, e farne una proiezione politica per cui la gerarchia esprima uno schieramento contro qualcuno o a favore di qualcun altro, significa non leggere i documenti, non vedere gli atti, e affidarsi a pregiudizi fuori luogo.

    Chi alimenta questa piccola grande menzogna lo fa, a mio avviso, per uno scopo ben preciso, che prevedo funesto. Quello di presentare i cattolici in Italia come una specie di lobby. Di gruppo politicamente ben determinato che potrebbe essere accusato, al momento opportuno, di cospirare contro il bene pubblico. Le differenze, in campo politico, non corrono tanto tra cattolici e no, ma tra coloro che affrontano con buone soluzioni i problemi e chi no. Ed è giusto che i primi governino, e che gli altri cambino mestiere.

    © Copyright Avvenire, 23 gennaio 2008

    23 Gennaio, 2008 - 19:17
  83. Da La Stampa (courtesy of Lazzaro)
    “In Spagna, con Aznar, l’ingerenza ecclesiale portò Zapatero al potere.”
    L’arcivescovo vede il mondo da uno spioncino un pò strano.
    Io ero rimasto che era stato il “colpo di genio” di Aznar che incolpò stupidamente l’ETA delle bombe ai treni che lo portò a perdere elezioni già vinte.
    Semmai potrebbe essere “interessante” vedere al contrario se il buon andamento dell’economia spagnola compenserà le fughe in avanti sugli altri campi di Zapatero.
    Ma non facciamo le gerarchie così importanti in politica anche se lo volessero essere, e senza per questo giudicare se lo fanno bene o male o per il bene o il male del loro gregge.
    O almeno questo è quello che penso, politicamente, abituato a vedere la fila di gente alla Madonna di S.Luca che in larga parte si componeva di votanti del PCI, nonostante tutti gli sforzi di Lercaro.
    Là dove non riuscirono Lercaro, Dossetti, frati volanti etc, è riuscito un salumiere trafficone che parlava allo stomaco della gente.

    23 Gennaio, 2008 - 20:05
  84. Iginio

    Invece Dozza non parlava allo stomaco della gente, era un asceta… Digiunava a pane e acqua…Il comunismo poi non e’ materialismo, no, e’ una forma di vita ultraterrena…

    23 Gennaio, 2008 - 20:41
  85. Iginio

    Per i cattolici democratici in politica non c’è più posto
    di Stefano Fontana

    Tutti abbiamo notato il silenzio dei cattolici democratici sulle due grandi questioni che hanno tenuto banco in questi ultimi giorni. Né sulla moratoria per l’aborto proposta da “Il Foglio” né sull’intolleranza all’università La Sapienza si è sentito verbo da parte di questa area cattolica impegnata nel Partito democratico. Nessuno di loro ha espresso solidarietà al papa e nessuno di loro ha dichiarato di essere presente all’Angelus di domenica scorsa in piazza San Pietro. Al massimo qualche laconico intervento di Rosy Bindi sull’opportunità di non ricostruire le barricate tra laici e cattolici e qualche accenno di Franco Monaco per dire che la “194” è meglio non toccarla. Per il resto silenzio.

    Il bello è che nel frattempo, dentro il Pd è nato un gruppo di “laici” – così si sono definiti e così ne parlano i giornali – sospinti da Gianni Cuperlo che hanno assunto una linea di apertura a ridiscutere di aborto ed altre questioni eticamente sensibili, accettando la sfida della moratoria. Costoro si dicono “laici” rispetto alla laicità ideologica del Partito democratico. I cattolici democratici, laici nei confronti della loro identità religiosa, sono però integralisti rispetto a questa laicità ideologica. Dentro nel Pd assistiamo quindi al “conflitto delle laicità”, con Rosy Bindi schiacciata tra la Binetti da un lato e Cuperlo dall’altro. La Binetti rivendica laicamente il proprio diritto ad essere dichiaratamene cattolica. Cuperlo rivendica il proprio diritto ad essere laico rispetto all’ideologia della sinistra apriori libertaria ed antireligiosa. E i cattolici democratici, cosa rivendicano?

    Se nasce, come sta infatti nascendo, una nuova laicità, per i cattolici democratici non c’è più posto. Essi si sono sempre concepiti come l’avanguardia del mondo cattolico nell’accettazione della laicità. Hanno sempre combattuto qualsiasi forma di presenza in politica “in quanto cattolici”. Hanno sempre ritenuto sbagliato pretendere che i valori cattolici trovassero corpo tramite leggi ed istituzioni. Hanno sempre negato il valore pubblico del cristianesimo, che invece secondo loro deve fermarsi alla soglia della coscienza e non andare oltre. Hanno sempre pensato che il papa e il cardinale Ruini dovrebbero richiamare le coscienze e nulla più, meno che meno invitare a disertare un referendum, radunare a Roma un milione di persone per opporsi ad un disegno di legge governativo. Dentro di loro, i cattolici democratici avrebbero preferito che il papa non fosse invitato alla Sapienza, perché non c’è posto per le talari nei luoghi pubblici. Dentro di loro avrebbero preferito che Ferrara non avesse mai lanciato la proposta della moratoria, dando così l’idea che il decalogo abbia a che fare con la politica. Insomma dentro di loro non hanno mai messo in bilancio l’emergere di una nuova laicità.

    Ora, invece, cosa sta succedendo? I laici più avveduti sostengono che la vera laicità non si chiude ad una presenza pubblica delle religioni, che sul terreno della ragione è possibile intendersi e collaborare perché tanti valori cattolici sono anche valori laici in quanto sono semplicemente valori umani, che la laicità ha interesse che i cattolici agiscano come tali, senza camuffarsi, e che la gerarchia stessa possa e debba dare il proprio contributo, che il papa dovesse andare alla Sapienza perché la vera laicità ascolta anche i ragionamenti teologici in quanto non si ritiene autosufficiente, che il popolo cristiano, anche contro ministri cattolici, possa radunarsi a piazza san Giovanni per ribadire pubblicamente la verità della famiglia e che tutto questo non è integralismo, ma dialettica democratica e confronto laico, e che sia giusto e laico porre “valori non negoziabili” proprio per non trasformare la politica in religione.

    Questa è la laicità che spiazza i cattolici democratici e li rende superati ed inutili. Essi hanno bisogno che laicità e religione non si capiscano. Così hanno la possibilità di godere della rendita di posizione di chi è capace di dialogare, non vuole steccati, rifiuta le crociate e dà sempre ragione al mondo e sempre torto alla Chiesa. Ma se nasce una laicità che accetta che si parli di “peccato” nella cosa pubblica, che non ha paura di lanciare delle “crociate” per la difesa di diritti umani fondamentali come quello alla vita, che pubblica sui giornali laici le encicliche del papa in quanto patrimonio di riflessione utile a tutti e che si reca all’Angelus in piazza San Pietro per solidarietà con una voce di libertà cui è stato impedito di parlare, se nasce una laicità secondo cui il mondo non ha sempre ragione e la Chiesa sempre torto, allora i cattolici democratici cosa ci stanno a fare?

    Il cardinale Bertone aveva chiesto tempo fa che i cattolici dentro il Pd fossero rispettati, affermando che ai tempi del vecchio PCI c’era più rispetto di adesso. Forse i primi a non gradire questo richiamo sono stati proprio i cattolici democratici che di una laicità non anticlericale non sanno che farsene.

    23 Gennaio, 2008 - 20:42
  86. Clodine

    Ahinoi, com’è difficile, per i credenti e la Chiesa separare il “servizio” dal “potere” , dalla politica…

    Condivido quanto riportato da Davide Rondoni sull “Avvenire” .

    Tuttavia, sarebbe ingenuo e poco realistico pensare che la gerarchia ecclesiastica non abbia un’ influenza, anche notevole nelle relazione con lo stato. E’ un dato di fatto, lo è sempre stato (la storia anche recente ne è piena di esempi) ma questo aspetto non deve stupirci più di tanto in relazione a quanto ampiamento detto da tutti noi circa i discorsi sopra esposti.

    Credo sia duopo che avvenga questa commistione : come potrebbe, la Chiesa, restare fuori da questo questo mondo oscuro, deleterio e demoniaco del peccato e della morte così minaccioso in questo tempo presente!?

    Un mondo in perenne contraddizione con il Dio che Essa annuncia, un presente storico, questo che stiamo vivendo, che sembra si avvii verso la sua disfatta. E’ ovvio che Chiesa si trovi in rapporti negativi e carichi di tensione!

    Non so se riesco a formulare un pensiero senza essere fischiata, però: se la gerarchia (chiamiamola così) non intervenisse in difesa delle classi più deboli, o meglio, se si estraneasse di fronte ad una gestione pessima della “cosa pubblica” che riguarda tutti gli uomini , che Lei sente figli suoi in Virtù di quel Cristo messo al patibolo, e fuggisse dal mondo, ebbene: non sarebbe una buona soluzione, anzi, farebbe un cattivo servizio, Cristo gli direbbe di nuovo: “Quo Vadis”.

    Forse il mio è un pio pensiero, poiché il potere della “carne” (come direbbe Agostino) è una brama che non risparmia nessuno, nemmeno i Santi talvolta, ma sono d’accordo a che la Chiesa in quanto comunità di salvezza messa da parte, deve realizzare il suo compito nel mondo: è inviata a chiamare gli uomini dalle tenebre alla luce, dal peccato alla salvezza. dalla morte alla vita.

    Lo so, è difficile questo messaggio e per certi aspetti contraddittorio e cozza contro i suoi stessi limiti che la porterebbero, per un gioco assurdo, a tradire se stessa e il “servizio” cui è preposta, un servizio che potrebbe, se non vigilato con discernimento, trasformarsi in ingerenza e dominio…

    buonanotte

    (se fatto degli errori, scusate….vi prego!!!)

    23 Gennaio, 2008 - 20:45
  87. Clodine

    eh..l’ho fatto: volevo dire: “se ho fatto degli errori”….e pazienza!

    23 Gennaio, 2008 - 20:47
  88. LEONE

    Igino, lasciamo perdere le dispute politiche, per cortesia, la Fondazione Magna Carta che h apubblicato l’articolo da te citato è stata fondata dal senatore Pera noto esponente di Forza Italia, uno dei più famosi atei devoti, che non crede ma vuole i l cristianesimo come religione civile e che vorrebbe far sparire proprio i cattolici democratici.
    Mi spiace per te e per Pera ma cattolici democratici non spariranno, saremo ancora insieme in cammino per molto tempo.
    Sono andato a cercare un vecchio articolo di Enzo Bianchi che riassume molto bene quello che sta accadendo oggi, potremmo definirlo profetico…

    Chi minaccia il cristianesimo
    La Stampa, 23 luglio 2005
    “Questo è un tempo triste per chi non possiede la verità e crede nel dialogo e nella libertà”, così si esprimeva recentemente Gustavo Zagrebelsky. E io aggiungerei che è un tempo triste anche per molti cattolici che certo non pensano di possedere la verità ma, pur mettendo la loro fede in Dio e in Gesù Cristo che lo ha narrato, sanno che la verità precede sempre i credenti: questi la ricercano con una conoscenza sempre limitata, relativa, provvisoria, in attesa che si manifesti pienamente con la Venuta del Signore. Sì, è un tempo triste perché il cristianesimo appare minacciato nel suo specifico, e minacciato non da chi lo avversa o addirittura lo perseguita bensì, come sovente accade nella storia, dai credenti stessi. Perché?

    Innanzitutto perché sta emergendo – e trova chi gli conferisce pieni diritti e legittimazione – un cristianesimo finora inedito (lo si può forse definire post-cristiano) che non ha più come fondamento e ispirazione la parola di Dio contenuta nelle Scritture, un cristianesimo che non vuole più essere giudicato sul suo essere o meno “evangelo”, un cristianesimo che preferisce essere declinato come “religione civile”, capace di fornire un’anima alla società, una coesione a identità politiche, diventando così quella morale comune che oggi sembra deducibile solo a partire dalle religioni. In quest’ottica pare che l’unico interesse sia che la chiesa rappresenti un elemento centrale della vita della società, e poco importa se questo significa che il vangelo perda il suo primato, che non ci sia più possibilità di profezia, che finiscano per prevalere logiche di potere… Se è possibile un uso religioso della politica e un uso politico della religione attraverso una libera contrattazione, perché rifiutarlo? Se la chiesa è una riserva di etica, perché non lasciare che altri vi attingano? E se la religione appare l’unico legame della tradizione nazionale, perché non usarla? Se l’imperatore invita a palazzo e si mostra riconoscente verso il servizio apprestato alla società dai cristiani, perché disertare il palazzo? E se queste scelte appaiono vincenti, perché mai averne paura? Sì, non più la testimonianza dell’amore di Dio per gli uomini, non più la sua parola sono criterio di autenticità e comunione, ma un progetto politico riguardante la presenza e il peso della chiesa nella società. La fede è così mondanizzata e la chiesa politicizzata, a tal punto da essere ferita nella sua qualità comunionale.

    Son passati quasi quarant’anni da quando accogliemmo con gioia la pubblicazione di un piccolo libro che chiedeva di guardare alla crisi del cattolicesimo di allora – dovuta soprattutto al misconoscimento del primato della fede attraverso una ideologizzazione politica – come al “caso serio” (questo il titolo dello scritto di Hans Urs von Balthasar): oggi la situazione pare ribaltata, ma avremmo bisogno che risuonasse nuovamente questo grido di allarme, questo forte appello alla vigilanza in una situazione che pare caratterizzata da torpore e afasia da parte di molti cristiani. Sì, emerge ormai un cristianesimo senza fede intesa come quella adesione a Gesù Cristo che si traduce in una sequela, in una vita totalmente coinvolta nella sua vita fino, diciamolo chiaramente, alla croce. Ciò che invece conta ed è determinante non è più la sequela – questa faticosa, esigente, perseverante condotta di vita che si vuole secondo il vangelo – bensì il riconoscimento della civiltà cristiana, il saperne leggere e difendere l’eredità storica e culturale, l’esaltazione e la posta in rilievo dei suoi simboli. Non importa più la coerenza tra quel che si vive, personalmente e comunitariamente, e le esigenze poste da Cristo ai suoi discepoli in materia di sessualità, di matrimonio, di capacità di condivisione, di giustizia, di riconciliazione e di pace… in una parola: non si guarda più se in una persona sono presenti quelle “obbedienze” al vangelo che “fanno” il cristiano, nonostante e al di là delle fragilità umane che sempre lo accompagneranno; si guarda invece alla capacità di assumere il cristianesimo come identità culturale, come istanza religiosa nel pluralismo delle fedi, come possibilità di coesione in un mondo frammentario e diviso.

    Accanto a questo cristianesimo di cristiani che difettano di sensus fideie di sensus ecclesiae, (di senso della fede cristiana e di senso della chiesa), c’è poi la presenza di altri che si dicono atei, non credenti in Dio, che non hanno mai avuto interesse per la vita ecclesiale, che sovente hanno addirittura deriso e disprezzato la fede cristiana, ma che oggi si presentano come “nuovi alleati”, capaci di convergere con visioni cattoliche in materia di etica, provvidenziali difensori dei valori e delle tradizioni cristiane. Costoro, individuati alcuni anni fa come intellettuali o politici cui i cattolici potevano fare riferimento per un dialogo fruttuoso, sono stati poi giudicati “vicini alla chiesa” per le posizioni politiche assunte e ora paiono divenuti quasi gli unici partners del dialogo che i cattolici dovrebbero tessere con i non credenti, più affidabili di quegli autentici cristiani che, con faticosa e fedele perseveranza, cercano di tradurre il vangelo nella loro vita quotidiana e nella compagnia degli uomini.

    Così si costringe la chiesa ad assumere, nei criteri di intervento e nei metodi, la logica della lobby, del gruppo di pressione, e si rischia di offuscare la sua forza profetica e la sua trasparenza di serva del vangelo. È un pericolo che molti paiono ignorare, ma che altri non solo sembrano assecondare, ma giudicare un’occasione provvidenziale da sfruttare assumendo la logica aggressiva dell’adunata e della battaglia. È forse questa la via del dialogo che la chiesa ha scelto come irreversibile con il concilio Vaticano II?

    No, su questa strada il dialogo con i laici, i non cristiani, diventa una debole possibilità e, di fatto, si costruiscono nuovi muri e si rischia il ritorno a una situazione già conosciuta e che credevamo alle spalle per sempre: quella della contrapposizione tra clericali e anticlericali, tra una parte dei credenti tentati dall’arroganza e quei non credenti che si nutrono di logiche laiciste. Abbiamo bisogno, oggi più che mai, per evitare uno scontro che si consumerebbe non tra grandi religioni ma al loro interno e, nella stessa area culturale, tra quanti credono e quanti non credono, di una laicità dello stato riconosciuta e confermata da tutti. Il cardinale Ratzinger ha scritto che qualora si tentasse “una teologizzazione della politica, allora ci sarebbe una ideologizzazione della fede … e la politica non si desume dalla fede ma dalla ragione. In questo senso lo stato dev’essere uno stato laico, profano nel senso positivo”.

    Sì, lo stato deve essere laico e deve sapere che la società civile, invece, laica non è: per questo lo stato deve difendere la libertà di coscienza e vigilare su una coesistenza pacifica tra tutte le componenti della società, opponendosi a ogni forma di violenza utilizzata per promuovere convinzioni religiose e morali. Tuttavia, senza fare della sua laicità un’ideologia laicista, lo stato deve promuovere quella laicità che Ricoeur chiamava “laicità di confronto”, una laicità capace di rispetto per le religioni, le loro manifestazioni pubbliche e le loro convinzioni, proposte anche alla società nella dialettica democratica: lo stato deve cioè svolgere un ruolo attivo ispirato a una sua neutralità positiva, capace di garantire il pluralismo e di tutelare i diritti delle minoranze.

    I laici, rinunciando a una laicità che sia ideologia statale, sapranno praticare un dialogo con i credenti, accogliendo il confronto democratico con le loro istanze espresse in termini etico-antropologici senza definirle fondamentaliste, ma cogliendone invece la possibile qualità di servizio all’uomo? Sono disponibili ad accettare che le esperienze religiose forniscano liberamente un contributo specifico alla società e alla democrazia? E i cattolici sono oggi in grado di assumere questa laicità, di non temerla ma, anzi, di saperla difendere? Io sono convinto che molti tra i credenti e i laici possano addirittura farsi sentinelle di questo compito: sono tutti coloro che cercano insieme agli altri uomini vie di pace, di giustizia e di qualità della convivenza, sono tanti uomini e donne mossi dalla “com-passione”, cioè dalla solidarietà attiva con chi soffre, dal farsi carico anche delle fatiche degli altri, dal condividere l’affascinante e laboriosa ricerca di un mondo maggiormente a misura d’uomo, che significa sostenibile dai più deboli, dagli ultimi.

    Enzo Bianchi

    24 Gennaio, 2008 - 0:04
  89. Oddio, Luca…
    Piuttosto, qui sotto (lo so, non ho messo il link…) un commento di Macaluso dal Riformista, dedicato a chi ama i paradossi, come li adoro io.
    E spero sorrida anche Iginio!
    NB: la Delli Quadri è uno dei tre consiglieri PD del consiglio comunale di Bologna, tutti di estrazione ipercattolicodiocesana…
    ____________________________________________________________________
    Em.ma

    L’EMILIA ROSSA IN DIFESA DI RATZINGER

    Giovedì 24 gennaio 2008

    Negli anni della guerra fredda, in cui il Pci svolse una dura opposizione, i suoi esponenti negli enti locali riprendevano i temi della battaglia politica nazionale – il patto atlantico, la legge truffa, l’uso della bomba atomica – presentando ordini del giorno nei consigli comunali, volti a mobilitare la base e a cercare alleanze. La scena mi è venuta in mente leggendo “l’Unità” che ci informa come a Bologna la vice-capogruppo Pd al consiglio comunale, la cattolica Lina Delli Quadri, si sia fatta «portavoce dei 22 consiglieri democratici per manifestare nell’aula del consiglio comunale l’appoggio a Benedetto XVI». La vicenda della Sapienza infatti per il Pd bolognese «è una sconfitta della cultura liberale e del principio di confronto delle idee». In verità qualche consigliere del Pd si è dissociato dalla protesta. Sempre “l’Unità” ci fa sapere che il sindaco Pd di Piacenza ha firmato un ordine del giorno di solidarietà al Papa imbavagliato insieme al capogruppo di Forza Italia. Come negli anni della guerra fredda, l’Emilia rossa è all’avanguardia nella mobilitazione in difesa della democrazia e della libertà minacciata, dicevamo col Pci, dall’imperialismo Usa. Oggi, col Pd, la minaccia invece viene dai 67 professori di fisica della Sapienza.

    24 Gennaio, 2008 - 8:24
  90. PS: tre consiglieri PD ex Margherita, intendevo. Sorry.

    24 Gennaio, 2008 - 8:25
  91. Ovviamente scrivendo il piccolo calembour lì sopra pensavo proprio a Iginio… ma mi raccomando, traducete bene il latino. L’articolo di Catti me l’ero letto ed era davvero bello, proprio per questa sua volontà “bipartisan” de-mitizzante (da de+mito, per carità).

    24 Gennaio, 2008 - 8:54
  92. LEONE

    Schierarsi dalla parte dei poveri non vuol dire rifiutare i primi, significa soltanto partire dagli ultimi per andare verso tutti.

    Tonino Bello

    24 Gennaio, 2008 - 8:59
  93. LEONE

    Non c’entrava molto ma mi è piaciuto per iniziare la giornata.

    24 Gennaio, 2008 - 9:01
  94. Leone, no citare mons. Bello che poi ti dicono che non sei cattolico…

    24 Gennaio, 2008 - 9:22
  95. Clodine

    e che sei blasfemo e irriverente !

    24 Gennaio, 2008 - 9:51
  96. LEONE

    Fa nulla ragazzi, vorrei chiederVi un favore intanto grazie per i dibattiti, e poi vorrei chiederVi se potete dire qualche pregheiera per mia moglie Lucia che è gravemenet ammalata e si sta curando.
    Grazie e un caro saluto.

    24 Gennaio, 2008 - 10:22
  97. don78

    certo Leone,
    ricorderò tua moglie nelle mie preghiere.
    Coraggio!
    Un abbraccio

    24 Gennaio, 2008 - 10:45
  98. Luigi Accattoli

    Grazie ad Alessandro Canelli per aver linkato l’intervista a Giovanni Catti. Lo conosco e lo amo. Sono stato per quasi tre anni a Bologna, tra il 1973 e il 1975, ho fatto parte dell’armata Brancaleone che lanciò e affondò “Il Figlio di Bologna e di Modena” detto anche di Gorrieri e Pedrazzi. Concordo con le parole di Catti: “Bologna è una città che apre difficilmente le sue porte. Bologna fa paura a chi viene da fuori”. I singoli sono tutti cordialissimi ma la città resiste al forestiero come la Contea di Tolkien.

    24 Gennaio, 2008 - 10:53
  99. … sarà per questo che ancora a 42 anni fatico a percepirmi bolognese…
    Ma a Catti sono grato per un abbraccio che mi diede spiazzando tutti dopo che a un’assemblea del mio liceo io avevo sostenuto la necessità degli euromissili mentre lui sosteneva il contrario. Bellissimo!
    Leone, auguri di cuore.

    24 Gennaio, 2008 - 11:00
  100. Clodine

    Certo Leone, la mia preghiera per sua moglie Lucia è già qui, nel mio cuore e sulle mie labbra.

    Il prossimo venerdì -come mi sembra aver già accennato qualche tempo fa- mi recherò in Israele per un ritiro spirituale, e li, nei luoghi dove Gesù, il nostro adorato Signore è vissuto, porterò molte intenzioni . Ti assicuro che la Sua intenzione in particolare e quella di Fabricianus -che ultimamente lamentava dei problemi- sarà la prima intercessione che chiederò. Ma sarete tutti nel mio cuore, tutti voi..uno ad uno..

    Buona giornata

    24 Gennaio, 2008 - 11:04
  101. Luigi Accattoli

    Clodine è come la provvida sorella che ha merende per tutti nella sua borsa.

    24 Gennaio, 2008 - 11:06
  102. LEONE

    Un caro saluto a Luigi, dovresti contattarmi per l’incontro del 30 gennaio sull Scandalo della Mitezza a Clusone, cel.328645771.

    24 Gennaio, 2008 - 11:14
  103. caro Leone, stasera come ogni giovedì, ci incontreremo con una famiglia di vicini per ascoltare e meditare il Vangelo della prossima domenica… c’è sempre un momento per la preghiera di intercessione… ci sarete!

    24 Gennaio, 2008 - 12:09
  104. lazzaro

    Per Leone.
    Una preghiera anche da parte mia.

    Per Clodine
    Aggiungi anche me, uno degli ultimi arrivati.
    Grazie

    24 Gennaio, 2008 - 12:27
  105. lazzaro

    Anche perché oggi è il mio compleanno. Sono 63.

    24 Gennaio, 2008 - 12:28
  106. Clodine

    Tanti auguri lazzaro! Che ll Signore la protegga. Le auguro ogni bene..63 non sono tanti, è un baldo giovanotto ancora.

    E stia tranquillo, porterò anche lei nelle mie preghiere anzi, in questo caso “gli ultimi saranno i primi”!

    ..dopo la piccola Miriam di simone il moralista naturalmente, eh…è piccolina lei, è nuova di zecca…e necessita di un surplus di benedizioni!!

    24 Gennaio, 2008 - 12:58
  107. lazzaro

    Clodine, grazie davvero!

    24 Gennaio, 2008 - 13:49
  108. Mi unisco alla preghiera con tutti voi!

    24 Gennaio, 2008 - 14:09
  109. raffaele.savigni

    Mi unisco anch’io agli auguri a Leone e consorte ed alle preghiere per loro.Ho apprezzato anch’io l’articolo di mons. Catti e la frase di Tonino Bello, belli e non “ideologici”.

    25 Gennaio, 2008 - 15:45
  110. LEONE

    GRAZIE A TUTTI.
    UN ABBRACCIO LEONE.

    25 Gennaio, 2008 - 19:56

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