“Prossimo tuo” di Massimo Cacciari il 18 a Modena

“Il prossimo secondo Gesù non è quello che intende l’opinione comune, ovvero colui che mi è vicino in quanto legato a me da vincoli e relazioni constatabili, come la consanguineità, la comunanza etnica, l’appartenenza religiosa. Nella parabola il prossimo è colui che ci è massimamente distante: per la mentalità giudaica il samaritano era infatti l’eretico per antonomasia e rappresentava il più lontano dalle tradizioni e dai costumi ebraici. Ecco, il samaritano di cui parla Gesù è colui che riconosce nel più lontano il suo prossimo (…) Con il cristianesimo il concetto di prossimo perde ogni carattere di consanguineità. La prossimità non è più uno stato determinato da un’affinità già costituita, ma un movimento: il prossimo è colui al quale tu ti approssimi, viene sottolineata l’azione che devi compiere per riconoscere il prossimo. Il Cristo rovescia la domanda: non devi più chiederti chi sia il tuo prossimo, ma che cosa fai tu per il prossimo”: così Massimo Cacciari in un’intervista al Corsera di ieri, a presentazione del FESTIVALFILOSOFIA di Modena, Carpi e Sassuolo nel quale Cacciari tratterà ad apertura, il 18 a Modena, il tema “Prossimo tuo”.

63 Comments

  1. Clodine

    Io credo che, il problema fondamentale per il cristiano – me inclusa ovviamente-non consista tanto nel sapere chi sia il proprio prossimo quasi a specificare una categoria di persone che ci permettano di praticare quella carità che rende furbetti agli occhi di Dio -“vedi, Signore, come sono buono,e che bravo sono?”- con quella furbizia da mercenario, tipica di colui che da per ricevere in cambio. Per riconoscere il prossimo invece, credo sia necessario ” farsi prossimo”, spostando il baricentro dall’ io, all’altro.. Per cui, a mio avviso, non si tratta di sapere chi devo amare, quanto rendersi conto che tutti, indistintamente, hanno bisogno del mio amore personale, che posso praticare solo annullando le distanze. Solo avvicinandomi, infatti, posso sentire il lamento del fratello, scoprirne la sofferenza. Ma ciò che a dire sembra quasi scontato, in pratica non sempre lo è poiché, sovente, questa propensione al bene viene offuscata da quella immensa distanza esercitata da una sorta di reticenza, o meglio, da una resistenza interiore, deleteria, che spesso si frappone tra noi e gli altri: antipatia -ad esempio- persone fastidiose o tediose, persone sciocche, importune e via discorrendo, chi di noi noi non si è mai imbattutto nella tentazione di fuggire? A volte, anche in modo inconsapevole, si opera quella sorta di censimento dei nostri fratelli escludendoli di fatto dal nostro amore. Ho sperimentato personalmete che a volte basta lasciar parlare il cuore e subito si attiva quel gesto giusto, ecco: si tratta di un gesto giusto, concreto, dettato…non so da cosa, sarà amore? Non lo so…non saprei definirlo quel sentimento li…Rifletto, e penso che sulla strada mia, o dei miei cari – ma di noi tutti- potrebbe imbattersi il brigante , e rubarmi la dignità, che potrebbe spogliarmi di tutto,farmi del male, uccidermi: sapere che ci sarà qualcuno sulla mia strada pronto a tendermi una mano, che ci sarà, e troverò, quell’amore che sa fermarsi, ebbene, è quello il sentimento che mi spinge a fare altrettanto.

    13 Settembre, 2009 - 15:49
  2. Luigi Accattoli

    Il gesto giusto, l’amore che sa fermarsi: ciao Clodine, grazie di queste parole vive.

    13 Settembre, 2009 - 17:44
  3. FABRICIANUS

    E’ vero Luigi, Clodine ha usato una espressione stupenda: L’amore che sa fermarsi… Grazie, carissima Clo.

    13 Settembre, 2009 - 18:51
  4. roberto 55

    Io credo che il pensiero di Clodine sia, in qualche modo, complementare alle riflessioni di Massimo Cacciari: non vi scorgo sostanziale giustapposizione.
    Comunque, un bel “duetto”, Clo: complimenti !

    Buona domenica sera a tutti !
    Domattina (per chi lavora) si ricomincia !

    Roberto 55

    P.S.: Luigi, sarai anche tu al FESTIVALFILOSOFIA di Modena ?

    13 Settembre, 2009 - 20:29
  5. ignigo74

    è vero Clodine, è molto bello “l’amore che sa fermarsi”.
    Grazie di cuore, un abbraccio.

    13 Settembre, 2009 - 23:05
  6. Marcello

    Nel delirio di una notte ho concepito l’anagramma del nome LUIGI ACCATTOLI.

    In stile Umberto Eco (ma a livelli molto più bassi) ho creato un anagramma che potesse legarsi in qualche modo al proprietario del nome stesso (questo tipo di corbellerie si trovano in un divertente libricino purtroppo fuori catalogo: “All’alba Shahrazad andrà ammazzata” di Varaldo Giuseppe).

    Titolo dell’anagramma è “Extra Ecclesiam nulla salus” e l’anagramma è:

    ACATTOLICI? LÀ GIÙ!

    Chiedo scusa se l’anagramma dovesse risultare non inedito (il nome aiuta), chiedo scusa per essere completamente fuori tema e per la scarsa serietà culturale del gioco… riconosco che non mi fa un grande onore.

    13 Settembre, 2009 - 23:10
  7. Credo che il problema di chi sia il “tuo” prossimo sia solo un preliminare al discorso intorno alla qualità del rapporto che possiamo e, in una misura ancor più problematica, dobbiamo riservare al prossimo una volta individuato. Cacciari è il massimo (sic) esperto di questo tipo di formulazioni che sembrano aprire prospettive inaudite e, in realtà, si fermano appena dietro l’uscio di casa nostra. Non è un giudizio sulla sua intelligenza, ovviamente. Rimane il fatto che identificare il prossimo riesce a a evitare il confronto con il vero problema dell’amore che è: quanto di ciò che riserviamo all’altro è in realtà un modo per riservare a noi stessi qualcosa che non vogliamo perdere? Mi discosto leggermente dalle considerazioni di Clodine. L’amore furbetto è un’economia, ma in definitiva tutte le relazioni umane sono economiche, nel senso pieno del termine: cercano un vantaggio, un accumulo in grado di essere speso più tardi, un ritardo. Oggi dò a te qualcosa che mi ritroverò più tardi. La depense assoluta, il dispendio più rigoroso è esso stesso un’economia. Non riesco davvero a vedere uno scarto definitivo tra le diverse forme dei comportamenti economici e la dimensione dell’amore quando questo crede di essere totalmente altro rispetto alla dimensione “scambista” dell’economico. La soluzione aperta di Clodine non mi convince del tutto, per quanto apprezzi quell’amore che sa fermarsi. Andrebbe precisato se ci fermi per ricevere o per non dare, nella sospensione di ciò che ci trattiene dall’amare credo si possa individuare un ulteriore spazio di riflessione oltre Cacciari (che per altro dice queste cose da decenni).

    14 Settembre, 2009 - 8:07
  8. Piccola considerazione aggiuntiva: Cacciari ha in mente la politica. Dire che il prossimo è il più lontano significa dire “accogliete i più lontani non accontentatevi dei vostri vicini”. Occuparsi dei diritti dei vicini entra in conflitto (non ho capito perché) con il sostegno a coloro che vengono da lontano. Credo che questo sia tutto da chiarire se per esempio è vero (ma potrebbe non esserlo) che gli immigrati siano serviti a una politica di lungo corso relativa alla compressione dei salari degli autoctoni. Qui l’economico ha una strana torsione.

    14 Settembre, 2009 - 8:19
  9. Luigi Accattoli

    Roberto55 sempre troppo buono: io non ho rapporti con la filosofia. E neanche con il FESTIVALFILOSOFIA che è molto ma molto laico. Tra quelli che andrei a sentire – e che un poco mi somigliano – ci sono, oltre a Cacciari: Enzo Bianchi, Piero Coda, Roberta De Monticelli, Adriano Fabris, Giovanni Filoramo, Sergio Givone, Armando Torno.

    14 Settembre, 2009 - 9:25
  10. Luigi Accattoli

    Marcello l’anagramma mi suona inedito, ma dimmi dove prendi la “a” accentata di “là giù”. In LUIGI ACCATTOLI se conto bene vi sono due A, mentre in ACATTOLICI LA’ GIU’ ve ne sono tre e questo credo sia contro le regole.

    14 Settembre, 2009 - 9:30
  11. Luigi,
    vedo che citi anche il buon Pierino Coda, teologo sempre di grande equilibrio e come si direbbe oggi profondamente “ortodosso”.

    Ho notato come nessuno si sia reso conto della intervista rilasciata nientedimeno che al Foglio alcuni giorni fa…
    in cui conferma cose che negli ambienti sappiamo, ma non si devono dire.

    Detto incredibilmente da lui,
    ora,
    ufficialmente siamo alla frutta….

    14 Settembre, 2009 - 9:38
  12. Luigi Accattoli

    Un’anticipazione della lectio di Enzo Bianchi – che sarà a Carpi sabato 19 su SOLIDARIETA’ E CONDIVISIONE – era nell’inserto AGORA’ dell’Avvenire di ieri, paginone centrale: “Comunione. Quando l’amore diviene comunità”.

    14 Settembre, 2009 - 9:48
  13. Luigi Accattoli

    Debenedetti. Nell’intervista del Corsera a Cacciari – che ho citato nel post – c’era anche un passaggio politico che respingeva la tentazione di contrapporre la cura dei lontani a quella dei vicini: “E’ un errore madornale quello di parlare astrattamente di accoglienza, di abbracci, di essere tutti buoni come Gesù. L’avvicinarsi al ferito da partre del samaritano va condotto con regole e norme realistiche. Il prossimo mi viene incontro, mi si fa addosso, con i volti più diversi e imprevedibili. Che questo incontro con lo straniero desti angoscia, paura e anche repulsione, soprattutto in una fase drammatica come l’attuale, non va sottovalutato. E’ un momento fondamentale della costruzione dle mio io, altrimenti ci troviamo in presenza di un organismio debole che si fa solo fagogitare”.

    14 Settembre, 2009 - 9:56
  14. Luigi Accattoli

    Matteo in quell’intervista del 5 settembre queste mi erano parse le parole più vivide dette da Piero Coda, presidente dell’Associazione dei teologi italiani: “Negli ultimi tempi c’è stata un’inflazione del magistero a detrimento degli altri ministeri, mentre il magistero è il garante di un pluralismo ordinato e convergente, non l’affossatore delle molte voci dello Spirito”.

    14 Settembre, 2009 - 10:23
  15. Grazie Luigi,
    hai riportato le parole che fanno sintesi….

    a dimostrazione che con equilibrio si dice…..

    come con molto ancora più equilibrio nella mia terra originaria, Ghidelli e Forte.

    Tutto con molto equilibrio… 🙂

    14 Settembre, 2009 - 11:38
  16. Luigi. Giusta la precisazione che avevo in mente perché avevo letto l’articolo. Ma se non per Cacciari come studioso, per il suo partito politico credo sia un dato acquisito che la prima parte del discorso abbia funzionato più della seconda, con uno sbilanciamento evidente nel tempo e via via sempre più dannoso. Ho in mente cosa ha significato, molto concretamente e senza grandi voli teorici, per gli abitanti delle case popolari di Milano, in cui hanno vissuto i miei, e io, fino al 1990. Sintetizzo una storia che non trova ancora chi la racconti… eppure sarebbe importante per chi vuole capirci qualcosa di MIlano. Quartiere S. Siro. Fino agli anni 80 almeno 4 sezioni per ogni partito (Pci, Psi, Dc più i gruppi). Spazzati via da magrebini, nordafricani e arabi. Lotte accanite da parte dei residenti per avere una manutenzione decente da parte dell’istituto case popolari (sono case costruite nel periodo fascista e alcune ricostruite con le macerie dei bombardamenti). I residenti sono popolo, milanesi, meridionali dell’immigrazione operaia, grande dignità e consapevolezza dei propri diritti, unita a quella dei dovere appresa in fabbrica (Alfa Romeo poco distante). Ai nuovi non frega nulla della casa, non contrattano con l’istituto, oggettivamente zavorrano l’azione dei poveri rimasti. A questi ultimi è come se il comune di Milano avesse detto: guarda come è bello il mondo, visto che non hai la possibilità di andare a Marekesh te ne porto un po’ a casa tua. Et voilà, un bel quartiere magrebino con larghi inserti egizi e cinesi tra vecchi partigiani e operai in pensione. Risultato? I pochi rimasti dei milanesi votano Lega. Con i traffici più o meno illeciti dei nuovi arrivati si sono moltiplicati all’inverosimile kebab, macellerie e il cash permette l’acquisto delle case limitrofe, quelle del quartiere bene, diciamo così, mantenendo alti i prezzi. In un contesto così cosa possano significare accoglienza, amore, comunione, farsi prossimi ecc. è per me un mistero. E se lo fosse solo per me che mi occupo di libri poco male, il problema è che è un mistero per tutta quella gente, popolo, pochissimo e nulla abbiente che dopo una vita di lavoro e sacrifici per spedire lontano dal San Siretto i figli, spesso riuscendoci, ora si trova a vivere in un altro posto. Chi è lo straniero da accogliere?

    14 Settembre, 2009 - 12:09
  17. ignigo74

    Ciao Matteo, anche io ho letto con interesse l’intervista sul Foglio a don Coda.

    Tu che ne pensi del “Foglio”?

    14 Settembre, 2009 - 12:29
  18. discepolo

    Sono assolutamente d’accordo con debenedetti
    Nella parola “prossimo” è proprio la “prossimità” il punto dolente.
    E’ facile e bello , nonchè di moda nei migliori ambienti, essere accoglienti , altruisti, non-razzisti, filosoficamente aperti al prossimo, quando questo non presuppone o non implica l’invasione del nostro “spazio” vitale,delle nostre abitudini, la totale rivoluzione e metamorfosi della nostra vita quotidiana. Tutti questi altruisti e “teorici” filantropi , tutti questi cantori dell'”accoglienza” mi lasciano un po’ scettico, vorrei sottoporli alla prova “convivenza” come nella Russia Sovietica, dove gli appartamenti erano divisi in dieci, dodici famiglie a ciascuna toccavano due stanze, la cucina era in comune.
    Alla prova pratica molti intellettuali e “anime belle” soccombono.
    Una mia cara amica , a Milano, naturalmente “de sinistra” , politically correct, accogliente e aperta a tutte le culture, ipercritica dei leghisti, ha trovato il suo “punto dolente” nella scuola (pubblica) frequentata dalla cara figlioletta, davanti alla prospettiva che fossero 3 bimbi italiani e 20 bambini stranieri ,
    quest’anno ha ceduto…l’ha iscritta alla scuola privata…
    che vergogna! razzista!

    14 Settembre, 2009 - 13:13
  19. Il Foglio? con il suo piccolissimo bacino di elettori?

    Acquistato solo una volta.

    Il 5 mattina ho sentito una intervista alla radio in cui si parlava dell’intervista a Pierino, e l’ho cercata.

    In ambienti ecclesiali c’è amarezza e talvolta dolore per l’attuale fase.

    Ma nei cicli storici, il cristiano, cerca i semi dello Spirito Santo che nutrono la speranza..
    Questo non vale solo per la tradizione cattolica,
    ma per tutte le tradizioni cristiane,
    è un tempo di prova come ce ne sono state in tutti i periodi storici.

    Noi esseri temporanei, che viviamo il presente della storia, pensiamo che il peggio sia sempre il presente….

    Avevo fame…
    ero carcerato…

    14 Settembre, 2009 - 13:45
  20. Massimo

    debenedetti e discepolo, non vorrei fraintendervi, ma state forse dicendo che il Vangelo sono belle parole, ma poi la realtà è un’altra?

    14 Settembre, 2009 - 14:22
  21. Massimo

    debenedetti, a me non stupisce che laddove la politica non dà risposte adeguate le reazioni siano queste: razzismo, leghismo, intolleranza
    fortunatamente ci sono anche altre esperienze
    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2009/14-settembre-2009/sindaco-scuola-dove-alunni-stranieri-sono-piu-50percento-bambini-piagge–1601765912117.shtml

    discepolo, perché irridere quella tua amica solo perché si sforza di avere un atteggiamento accogliente? Una classe con 20 stranieri e 3 italiani sarebbe un problema per chiunque, in primis per quei bambini stranieri che non hanno nessuna possibilità di integrarsi. Evidentemente la scuola milanese (non so se per incapacità o insufficienza di risorse) non è all’altezza della situazione.

    14 Settembre, 2009 - 14:30
  22. con quei numeri…
    i bambini stranieri non sono 20
    ma 23,
    qualunque genitore con un pò di senno,
    avrebbe cercato di capire cosa fare in quella stranissima situazione,
    ma se lo fa un genitore di sinistra…. cattocomunista…..

    dai che adesso ci vediamo anche se esce dal Giornale un bel dossier annunciato su Fini a luci rosse…..

    E qualcuno mi dice che non si sta perseguendo un chiaro disegno persecutorio nei confronti di chi dissente ?????

    Ah !
    Quando c’era Lui!! meno giri di parole,
    e la sicurezza di olio di ricino se non avevi esagerato…..

    ma i treni arrivavano in orario …..

    14 Settembre, 2009 - 15:08
  23. targum55

    “perché irridere quella tua amica solo perché si sforza di avere un atteggiamento accogliente?”

    Forse perché si preferisce chi non ci prova nemmeno, o forse perché la logica, in questi tempi, è disciplina piuttosto ardua da coltivare.

    14 Settembre, 2009 - 15:25
  24. La logica è stata sempre ardua da coltivare,
    sia in questo secolo,
    in qualsiasi altro del passato,
    è lo sarà in qualsiasi del tempo futuro.

    La favola che il tempo presente sia sempre il peggiore….. 🙂

    14 Settembre, 2009 - 16:03
  25. Massimo. Hai sintetizzato bene in una frase il perché non riesco a riconoscermi nelle traduzioni mondane delle massime evangeliche. La realtà è sempre un’altra dalle parole, belle o brutte. Perché ci si deve illudere che il Vangelo, una dottrina, un’ideologia abbia la prerogativa di far coincidere perfettamente il parlante, l’enunciato del parlante e le azioni che ne dovrebbero conseguire? Anche perché, partendo solo dalla mia esperienza, beninteso, credo la proposizione applicata alla fattispecie descritta, sia sbagliata. Sbagliata perché la situazione a cui la massima dovrebbe applicarsi deriva da umani troppo umani errori politici e sociali, nonché ideologici. Coloro che dovrebbero accogliere sono persone a loro volta oggetto di un altruismo che invece li ignora (altruismo politico amministrativo, intendiamoci, anche perché quando parliamo di accoglienza sappiamo che stiamo parlando di politiche sociali di accoglienza amministrative, l’azione diretta del singolo che ama lo straniero non esiste nella dimensione pubblica al massimo può sposarsi o andarci a letto, per il resto può condividere una dimensione comune in uno spazio comune, ma è appunto questo problematico), Se qualcuno crede che sia evangelico far ingoiare la cosiddetta società multietnica agli anziani dei quartieri popolari di Milano io non sono d’accordo, Al contrario, credo proprio che si antievangelico e tartufesco predicare loro un amore imposto. Facile far cadere l’onere di applicare il vangelo agli ultimi… e i primi dove stanno? Al festival di filosofia?

    14 Settembre, 2009 - 16:12
  26. scusate il neretto ho dimenticato il comando…

    14 Settembre, 2009 - 16:12
  27. Massimo

    Caro debenedetti, è sempre utile tenere distinti i piani del discorso.
    Sul piano politico/economico, non posso che darti ragione sul fatto che i costi dell’immigrazione non sono distribuiti in modo equo sulla collettività; ce lo spiegano gli stessi economisti che a fronte di vantaggi per l’industria (o per chi può assumere gli immigrati come badanti cameriere operai a basso costo ecc.) vi sono costi per chi sopporta la concorrenza sul mercato del lavoro, nell’accesso ai servizi (scuola, asili) e in termini di vicinanza. In termini netti ci viene detto che l’immigrazione ci rende tutti più ricchi, e dobbiamo crederci, ma intanto i costi ricadono in modo sproporzionato sulle fasce più deboli, la classica guerra tra poveri.
    Su come affrontare questo problema il discorso sarebbe lungo. Io credo che la limitazione degli accessi degli stranieri non possa funzionare, e non tanto o non solo per ragioni umanitarie, ma perché storicamente quando si innescano processi migratori di questo tipo ogni barriera viene travolta. L’unica dunque è cercare di governare questi processi, cercando di favorire il più possibile l’integrazione.Una risposta politica adeguata nessuno ce l’ha, ma certo la scuola è un aspetto cruciale, e guarda caso i paesi in cui l’immigrazione dà meno problemi sono quelli in cui il sistema di welfare è più forte e più diffuso è il rispetto della legalità anche tra gli “indigeni” (invocare la legalità solo per gli immigrati non è una strategia molto credibile, non credi?).
    Detto questo, c’è il piano dei comportamenti personali. Sono un po’ sorpreso dal tuo discorso. Se l’ho capito correttamente, sembri sostenere che non c’è spazio per comportamenti evangelici da parte dei singoli dove la politica fallisce. Ma non credi invece che è proprio dove le soluzioni umane mostrano le loro contraddizioni che si apre lo spazio per la carità evangelica?
    In fondo, anche il buon samaritano avrebbe potuto giustificarsi con le carenze sel sistema di soccorso, e tirare dritto. Da un punto di vista giuridico e politico lo avremmo senz’altro giustificato.

    14 Settembre, 2009 - 16:41
  28. Forse la profanazione più presente nella carità cristiana è ergersi a coloro che danno amore, mentre ai poveri spetta la parte non onorifica di soltanto ricevere. Spesso, nella liturgia della chiesa oggi, nella colletta e nelle preghiere dei fedeli, si domanda la grazia dell’amore. Tutte queste orazioni chiedono sempre la grazia che noi cristiani possiamo amare gli altri; è mancante invece l’altra domanda, quella che i cristiani possano beneficiare della grazia e dell’amore degli altri, forse dei poveri del mondo o dei non cristiani. Nella mente umana predomina l’idea dell’amore come attivismo, di cui se stesso è il soggetto e gli altri l’oggetto. Anche quando chiediamo all’altro di amarci, chiediamo che ci rivolga il suo protagonismo, le sue coccole, i suoi doni, le sue preferenze, il suo affetto. Si tratta sempre di chiedere amore fra pari, come dire: ora tocca a te perché prima è toccato a me. Chiediamo l’amore altrui di cui ci sentiamo degni e padroni. Par condicio anche nella legge dell’amore. L’uomo fatica ad accedere a quell’AMORE in cui non c’è protagonismo alcuno, dove sia il dare amore come il riceverlo rimane atto gratuito, umile e semplice, che non alza la polvere del vanto.

    14 Settembre, 2009 - 16:42
  29. Mr. Luigi, scusa l’OT ma nella rivista Ecclesia in Cammino di settembre, della mia diocesi, c’è un tuo interessante articolo sull’educazione ma a fine pagina viene troncato e … non trovo la continuazione. E’ un errore di stampa o si sono dimenticati di scrivere che continua il prossimo mese?
    Grazie.

    14 Settembre, 2009 - 16:44
  30. Massimo Proprio oggi hanno mandato in onda il servizio sulla mia scuola elementare, la Lombardo Radice, dove sono rimasti tre alunni italiani. Questo non va bene per nessuno e da nessuna parte si guardi la cosa. La dimensione evangelica ha per me uno spazio infinito; è l’infinito di un comportamento che però deve avere il pudore assoluto di non mostrarsi proprio perché, come dici tu e condivido pienamente, scardina la logica del sistema giuridico e politico. Ma credo che non possa e non debba formarne uno nuovo o correggere ciò che non è corretto dalla discussione pubblica e politica. Altrimenti corre rischi clamorosi e controfattuali. La diocesi di Milano ha raccolto 5 milioni di euro per le famiglie vittime della crisi. A chi andranno quei soldi? Nella mia parrocchia molte persone si interrogano su questo e sanno anche darsi una risposta: ai soliti professionisti della carità. E anche questo non va bene. La mia famiglia stentava ad arrivare alla fine del mese, padre milanesissimo operaio, madre pugliese e noi tre figli. Mia madre non si rivolse mai alla San Vincenzo neppure voleva sentire la parola. Dignità e orgoglio? La famiglia di napoletani accanto viveva sulla carità, si sputtanava i soldi e rivendeva i generi alimentari che la parrocchia le forniva. Mi sarà rimasto addosso lo schifo di quel comportamento, non credo però che le cose siano molto cambiate oggi. Una carità così congegnata è devastante, per quello sono molto cauto, ai limiti del cinismo. Se la carità devastava la dignità di mia madre che fino a 34 anni viveva in Puglia e raccoglieva le olive con sua madre è perché la realizzazione e la pratica dell’amore del prossimo mostra qualcosa di asimmetrico e di irrisolto che fa problema. Non so esattamente dove e qual è il vero difetto del ragionamento (o meglio meriterebbe in discorso molto lungo) certo è che da allora se proprio devo nutrire il sociale di evangelo mi rivolgo alla parabola dei talenti. Lì sì che son dolori, perché i cristiani quanto a valorizzazione dei talenti sono secondi a tutti… per non parlare di ciò che resta del discorso di sinistra…

    14 Settembre, 2009 - 17:16
  31. targum55

    “La favola che il tempo presente sia sempre il peggiore…”

    Mai pensato. Condivido queste frasi di Dossetti riferite a Lazzati:

    “Dunque, a parer mio, Lazzati oggi non sarebbe un saggio laudator temporis acti, cioè non si attarderebbe a rimpiangere il passato di ieri o di ieri l’altro, o a riaccreditarlo di fronte agli immemori, ma si immergerebbe consapevolmente nella notte: direbbe con semplicità e forza che la notte è notte, ma sempre con l’anima della sentinella che [secondo un altro testo celebre della Scrittura, il De profundis] è tutta verso l’aurora:

    L’anima mia è verso il Signore
    più che la sentinella verso l’aurora.
    [Salmo 129/130, nella traduzione di mons. Gianfranco Ravasi]

    Pur non guardando al passato, e senza stabilire alcun confronto col tempo di prima, e pur guardando in avanti verso il mattino, la sentinella è ben consapevole che la notte è notte”

    14 Settembre, 2009 - 18:41
  32. Luigi Accattoli

    Gabriella non conosco – o non ricordo – “Ecclesia in cammino” e dunque non so dire di quel mio testo. Puoi essere più precisa, per esempio indicandomi la diocesi e come inizia il mio testo, com’è intitolato, com’è presentato. Così potrò dirti. Magari è leggibile in qualche pagina di questo blog.

    14 Settembre, 2009 - 19:43
  33. Che l’altro (l’altra scena, l’altro mondo) da me sia il mio “prossimo” (quanto mi è più proprio) è effettivamente un gran mistero. Ricoeur sintetizzerebbe così: “Se come un Altro”. Mi ha sempre colpito l’etimologia molto fantasiosa, e filologicamente poco attendibile, di Isidoro di Siviglia, che così ricostruisce l’origine della parola desiderio: dal latino de-, prefisso indicante allontanamento o mancanza, e sidus sideris, stella. Letteralmente “da un altro mondo”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici…

    14 Settembre, 2009 - 21:03
  34. fiorenza

    A me non pare che questo sia “effettivamente un gran mistero”. Era così chiaro a Rimbaud che “Io è un altro”!

    14 Settembre, 2009 - 21:57
  35. Massimo

    Sempre a debenedetti: tocchi molti argomenti rilevanti, su cui spero ci sarà modo di tornare. Per ora permettimi solo un’annotazione: d’accordo, il messaggio evangelico non può mai tradursi direttamente in ordinamenti giuridici e forme economiche e identificarsi con esse.
    Nell’ambito del diritto e dell’economia la dimensione rilevante è semmai quella della giustizia, che non urta la dignità di chi riceve. Questo non certo per svalutare l’impegno caritativo e altruistico, che però vedo come dimensione più appropriata per i comportamenti personali che per le scelte politiche.
    Quanto ai talenti, sono un’immagine che ho sempre amato, perché richiamano alla responsabilità di dare il meglio di sé in funzione delle proprie capacità; il che è un po’ diverso dall’idea di merito, così di moda e così pericolosamente selettiva ed elitaria.

    14 Settembre, 2009 - 22:01
  36. Buona sera.
    Si filosofeggia, si filosofeggia!
    Dal mio punto di vista queste sono parole “dure”.
    “Ama il prossimo tuo come te stesso”
    Chi è il tuo prossimo? Alcuni si lambiccano il cervello!
    Io rispondo: tu stesso! Il tuo prossimo è: TU.
    Nessuno ti è più sconosciuto e distante di “te stesso” (e probabilmente nessuno è il tuo più peggior nemico, di “te stesso”).
    C’è un ma e un però! Ma quel “te stesso”, che sei tu e tutti gli altri uomini qui, ora, sulla faccia della terra, però devi amarti/li per amor Suo, di Dio.
    Non per amor tuo e di te stesso!
    Altrimenti…..
    Ora se a qualcuno di voi può essere interessante e utile, lascio il filosofeggiare, nell’arco posto tra:
    l’amore di Te stesso che è il tuo prossimo ovvero tu e ogni altro essere sulla terra, secondo Dio e la Chiesa ovvero “per amor Suo”…
    e
    per amore di te stesso.
    Buona sera.

    14 Settembre, 2009 - 22:20
  37. fiorenza

    Io non riesco proprio a capire, Massimo D, come si possa vedere “l’impegno caritativo e altruistico come dimensione più appropriata per i comportamenti personali che per le scelte politiche”. Questa distinzione tra “il piano politico/economico” e “il piano dei comportamenti personali” La Pira, per esempio, non la faceva. I tuoi “talenti”, la tua responsabiltà, il tuo impegno di cristiano, non sono gli stessi qualunque sia il piano su cui ti muovi?

    14 Settembre, 2009 - 23:28
  38. fiorenza

    “Non diciamo con ragione noi che sei un Samaritano e hai un demonio?” (Gv. 8, 48)
    E Gesù rispose che non aveva un demonio. Non rispose anche di non essere un Samaritano: “il ” Samaritano. L’uomo disprezzato da tutti: tale Egli era. E proprio questo era il segno della Sua infinita distanza da tutti. Del Suo essere Dio.
    Ma chi ci è più prossimo di Dio? Anche il Corano, che parla di un Dio totalmente remoto nella Sua “gloria immensa”, Lo dice “più vicino agli uomini della loro vena giugulare” (Sura 50, 16). E chi di noi – noi che ci diciamo cristiani- non Lo ha incontrato una volta, o ripetutamente, da vicino ? E senza riconoscerLo subito perché così differente dall’idea che ce ne eravamo fatta che il primo impulso sarebbe stato quello di difendersi da lui: da Lui così travestito. Non l’abbiamo fatto perché eravamo proprio a terra, sanguinanti e sfiniti. Riprendo, qui, uno spunto presente nel commento di Gabrriella: nella parabola del buon Samaritano, che contiene una serie vertiginosa di rovesciamenti, il “prossimo tuo” non è l’oggetto delle tue cure ma il soggetto che fa qualcosa per te. Potessimo, sempre, lasciar fare a Lui, lasciarci soccorrere!
    E’ vero che poi Gesù dice:” Va’ e anche tu fai lo stesso”. Il che è impossibile. Nessuno è buono se non Dio solo. E ci viene comandato proprio questo impossibile: di agire come se la bontà di Dio fosse in noi. Ed eccoci trasformati, se obbediamo, nel “buon Samaritano”, cioè in una specie di mostro dalla natura contraddittoria e incomprensibile. Buono, forse; forse sul “piano personale”. Ma, certo, sul “piano politico/economico”, un Samaritano, un ” diverso”, sospetto, pericoloso, contagioso. Nel migliore dei casi, un imbecille.

    15 Settembre, 2009 - 0:11
  39. Clodine

    @debenedetti “La dimensione evangelica ha per me uno spazio infinito; è l’infinito di un comportamento che però deve avere il pudore assoluto di non mostrarsi proprio perché scardina la logica del sistema giuridico e politico”

    Quanto dici dbenedetti non è del tutto sbagliato, ma è la sfida che noi cristiani siamo chiamati ad affrontare: chi non ama, chi giudica e passa oltre si impoverisce, è una perdita: non avere misericordia ci annulla moralmente, come uomini prima ancora che come cristiani. E’ vero, ci sono tanti furbi,tanti vili, tanti lestofanti, stranieri, e pure non, persone che ci vivono a fianco, magari il nostro collega pronto a rubarci quanto con fatica ci siamo conquistati, finanche la moglie e la casa. Ma è proprio dinnanzi a questa difficoltà che dobbiamo adottare -contrariamente a quanto dici- una linea squisitamente evangelica altrimenti si soccombe. Per i cristiani vale la massima “si semina in chiesa ma si raccoglie fuori”. Ti dirò una cosa forse contradditoria ma profondamente vera: Cristo non ci chiede molto, e neppure moltissimo, ci chiede semplicemente l’impossibile, pretende il miracolo! Quasi ci dicesse” seguimi, e riuscirai a fare miracoli, con te stesso in primis”. Quando c’è di mezzo Lui l’impossibile, l’andare oltre il visibile: la razza, il puzzo, la cattiveria, il male oscuro, ebbene, fa parte del reale. Non è morto in croce perché ci limitassimo a non fare del male, ma perché diventassimo capaci di fare miracoli.

    15 Settembre, 2009 - 7:39
  40. discepolo

    Qualcuno mi chiede perchè “irrido” la mia amica perchè non manda a scuola la figlia con 20 stranieri. Io non la “irrido” affatto, anche perchè le voglio molto bene e certo umanamente preferisco una persona di idee aperte e generose, anche se il comportamento poi è diverso, a una persona piena di pregiudizi e razzista.
    Stavo solo facendo notare, ironicamente, come NOI abbiamo trasformato le belle parole appunto in Belle parole e non altro.
    Caro Massimo io non credo che il Vangelo siano Belle parole credo che il vangelo sia realtà, credo però che noi cristiani troppo spesso lo trasformiamo in Belle parole, ed è questo che non piace affatto dei cristiani e della Chiesa in molte persone diciamo più oneste? più ciniche? più limpide’ meno retoriche?
    la melensaggine del “volemose bene” credetemi ha stufato molti,
    Secondo me Cristo non era melenso, non era buonista, non era retorico,
    non era sentimentale, non era un filantropo, non era un assistente sociale, non era un leader politico.
    Molti cristiani e anche molti vescovi lo sono diventati e in questo hanno tradito il Vangelo (secondo me).
    come diceva qualcuno “Io credo nel Dio che ha creato gli uomini, non credo nel Dio che gli uomini hanno creato”, soprattutto non credo nel Dio fatto a immagine e somiglianza della nostra modesta retorica e della nostra limitata “bontà”

    15 Settembre, 2009 - 8:22
  41. discepolo

    Aggiungo che io ho sempre intrerpretato la parabola del Samaritano dalla parte del “ferito” , in questo senso : la salvezza arriva da dove meno te l’aspetti, quando giaci aggredito e ferito (nel corpo o nell’intimo), quando hai bisogno di aiuto, è proprio là da dove non te lo saresti aspettato (dal Samaritano ,come dire dal paria, dall’eretico, dall’aborrito, da quello che tu
    normalmente disprezzi ) e non dal prete o dai tuoi amici o vicini, insomma non dai “buoni” di professione che riceverai inaspettatamente e
    sorprendentemente aiuto, calore umano e solidarietà, e questo cambierà per sempre la tua mentalità, sarà un’illuminazione, una rivelazione, il Samaritano che tu disprezzavi si rivela il migliore…..( come nelle parabole Zen la Verità
    sconvolge e capovolge i luoghi comuni)
    e devo dire che ho sperimentato come quasi sempre nella realtà sia così.
    in questo senso il Vangelo è realtà e non belle parole.
    Quanto poi a farci noi “buon samaritano” verso chi ha bisogno,penso ci voglia una buona dose di umiltà, un non credersi affatto superiori, un certa “grazia” nel dare e nell’aiutare ( ci vuole stile anche in questo!) che raramente ho trovato nei “filantropi” di professione …
    sono troppo cinico?

    15 Settembre, 2009 - 9:22
  42. Luigi Accattoli

    Un bacio a Fiorenza delle 0,11 per Gesù che in Giovanni 8 “non rispose di non essere un samaritano”: non vi avevo mai pensato.

    15 Settembre, 2009 - 9:58
  43. Luigi Accattoli

    Grazie a tutti per l’ottimo scambio che qui si sta svolgendo. Non avrei creduto che fosse possibile nel mio blog. Oggi sono di corvè in casa e vado intorno per faccende – i letti, la cucina, recuperare un telo caduto nel cortile, le patate e i fagiolini per il pranzo – ed ho organizzato così la mia felicità: tra una faccenda e l’altra mi fermo a leggere un commento. Così ho il tempo di capirlo. E di avervi ognuno con me per un tempo e due tempi.

    15 Settembre, 2009 - 10:11
  44. Massimo

    Caro discepolo, io credo che l’accoglienza degli immigrati non abbia niente a che vedere con il “volemose bene”, l’altruismo e la filantropia. È una questione di rispetto della dignità umana e di giustizia.
    Scrivi: «Cristo non era melenso, non era buonista, non era retorico, non era sentimentale, non era un filantropo, non era un assistente sociale, non era un leader politico.» Tutto vero, eliminiamo melensaggini e buonismo ecc., ma il riconoscere Lui nell’altro non puoi eliminarlo. Quello che avete fatto ecc. lo avete fatto a me. Girala come vuoi ma da qui non si scappa. E purtroppo non abbiamo avuto nessuna garanzia sul fatto che l’altro in questione, rispetto a cui dobbiamo farci prossimi, non sia sporco, maleducato, ignorante, sgradevole.

    15 Settembre, 2009 - 10:36
  45. discepolo

    caro Massimo,
    secondo me bisogna accogliere e trattare gli immigrati con rispetto e con quella umanità che si deve a CHIUNQUE, non per cristianesimo, non perchè siamo cattolici , e neppure perchè siamo buoni, ma semplicemente perchè siamo uomini, civili, rispettosi dei diritti umani. Non c’è bisogno di scomodare Cristo e la religione.Già Confucio quattrocento anni prima di Cristo aveva detto “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”
    Non c’è bisogno di essere cristiani , si può anche essere atei, per affrontare il problema dell’immigrazione e cercare di risolverlo con buonsenso e al di la’ della demagogia . E’ un problema che dovrebbe affrontare la politica, la società civile. Purtroppo la totale mancanza di idee e di capacità della nostra classe politica si vede nel modo di affrontare la questione : un modo appunto teorico, ideologico, o di qua o li la’, per slogan, senza cervello.
    Come ha detto Clodine, quello che Cristo chiede ai suoi seguaci è qualcosa di diverso, di qualitativamente diverso dal buon senso (che già Confucio e molti altri saggi avevano ) e dal rispetto umano e persino dalla semplice bontà d’animo ( tutte doti che può avere anche un ateo).
    Clodine ha detto che Cristo ci chiede semplicemente di fare i miracoli.
    Fuor di metafora, credo che questo significhi che la religione è qualcosa
    di ontologicamente diverso dalla filosofia , dalla morale e dalla politica e anche dalle semplici “buone azioni”, la religione è soprattutto “grazia” cioè, mistero , dono che viene dall’alto,da Dio, illuminazione, trasfigurazione, e appunto miracolo, cioè cosa mirabile, che va oltre la natura.
    E questa grazia non decidiamo noi chi ce l’ha, non è detto che ce l’abbia chi piace a noi , un Cardinale , un benefattore, magari cel’ha una prostituta o un assassino, o chi sa, addirittura uno che vota Berlusconi ! :-).
    Sono troppo giansenista ?
    Può darsi, ma ricordiamoci che Gesù non ha mai detto a nessuno, nei Vangeli, che sarebbe stato salvo perchè era buono,perchè aveva fatto delle buone azioni, neppure ha mai lodato i suoi Apostoli per la loro bontà, ma ha detto a varie persone “la tua FEDE ti ha salvato”, e ha lodato Pietro perchè aveva riconosciuto in lui il Cristo, e ha anche aggiunto che aveva potuto conoscere il Lui il Cristo perchè il Padre lo aveva illuminato.
    Senza grazia tutto ciò che facciamo per quanto buono resta nell’ambito dell’umano.

    15 Settembre, 2009 - 13:45
  46. Strano !!!

    Chi ha ascoltato la lettera di Giacomo domenica?

    La fede senza le opere….

    Fammi vedere le tue opere e io ti dirò la tua fede…..

    15 Settembre, 2009 - 13:54
  47. Chiedo scusa se mi intrometto.
    Discepolo scrive “ricordiamoci che Gesù non ha mai detto a nessuno, nei Vangeli, che sarebbe stato salvo perchè era buono,perchè aveva fatto delle buone azioni”.

    “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi
    avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.”

    Queste “opere” altrimenti dette “azioni” sono buone o cattive?
    Cordiali saluti.

    15 Settembre, 2009 - 14:07
  48. Dimenticavo, mi scuso, altra domanda.

    “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.”

    Profetizzare, scacciare demoni e compiere miracoli, nel Suo nome, sono “opere” altrimenti dette “azioni” buone o cattive?
    Rinnovo i saluti.

    15 Settembre, 2009 - 14:14
  49. Gerry

    Chi è stato il prossimo per il ferito abbandonato dai briganti al ciglio di una strada è la vera domanda di Gesù. La risposta è che il prossimo per quell’uomo abbandonato è stato il samariatano. Nella realtà poi tutti invertiamo domanda e risposta anche perché siamo tutti più o meno convinti che la risposta debba essere la più ampia e comprendere nel prossimo tutti gli uomini; questo è ovvio per un cristiano, ma poiché le nostre possibilità concrete sono scarse (come son scarse – e non infinite – le risorse in economia) non è scontata la precisa individuazione del prossimo più prossimo, o di quello da cui partire nel nostro operare. Questo anche perché, nella realtà, è molto più “facile” soccorrere il lontano e non il vicino (nosta moglie, il nostro padre anziano …). Non solo è più facile, gratifica di più, ci fa vedere – e/o fa vedere agli altri – quanto siamo bravi (intanto le frange del nostro abito si allungano e la nosta autostima aumenta), mentre soccorrere il prossimo dentro la nostra casa, o il vicino di pianerottolo, ci appare solo doveroso, soprattutto ci stanca e non ci da alcun merito quando la sera tiriamo il nostro personale conto profitti e perdite della giornata.
    Il mio approccio realistico, non buonista o melenso per usare qualche parola di discepolo, arriva al punto di ricordare parole poco ricordate, come quelle di Paolo ai Galati (“E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede” 6, 9/10). Dunque cominciare dai vicini, dai “fratelli nella fede”, dove la fatica è tanta e il merito spendibile poco, per non dire di quanto sia poco “politicamente corretto”.

    15 Settembre, 2009 - 14:46
  50. Clodine

    Quando mi recai a Gerusalemme -e rimasi in Terra Santa diversi giorni- ebbi modo di percorrere la strada che da Gerusalemme scende a Gerico. Si tratta di una venticinquina circa di chilometri, più o meno, zigzagando tra un mare di pietre, uno scenario a dir poco spettrale. E’ un po’ la nostra strada, la strada che ognuno percorre in questo mondo. In questo segmento -la nostra vita- situato tra noi e l’eternità s’insinua Dio, il Suo osservarci, sempre, ovunque. Possiamo illuderci di girare alla larga,tanto, nessuno ci vede, la vigliaccheria dunque non avrebbe alcun timore di essere smascherata, ma non è così: Dio osserva, ovunque si giri lo sguardo Egli osserva, osserva la nostra strada. Sono convinta che per Lui la strada sia molto più importante del nostro preoccuparci, a volte, di essere sempre attivi e presenti alle varie iniziative parrocchiali, molto più importante: venticinque chilometri possono rappresentare la nostra salvezza o la nostra condanna. Può bastare anche un semplice corridoio, pochi metri, una stanza: se c’è qualcuno che soffre, che ha bisogno di me in quel momento, quella è la mia strada che scende da Gerusalemme a Gerico, dove, se perdo tempo, guadagno o perdo l’eternità: la nostra salvezza coincide con la salvezza degli altri.

    15 Settembre, 2009 - 15:10
  51. discepolo

    Quello che non perdono al moderno cristianesimo , (e quindi cari Matteo e Ubi Humilitas probabilmente voi non perdonate a me ma abbiate pazienza questo è un blog libero e chiunque può dire la sua) , è di aver trasformato
    tutto in una semplice questione di buone azioni, aver ridotto un’ altissima
    tradizione di spiritualità a una semplicistica morale, aver fatto la lista dei “buoni” e dei “cattivi” già qui in Terra , dimenticando che solo Cristo giudice nell’Ultimo giorno può farla perchè solo Lui può scrutare il Cuore degli uomini e non solo le loro azioni
    Avete ridotto una religione Cristocentrica in una “uomocentrica”, avete dimenticato quel ” perchè l’avete fatto a ME” che Cristo dice lodando coloro che hanno fatto le cose buone agli uomini . Vi siete ridotti come i Farisei del Vangelo,” io sono un giusto perchè faccio tutto quello che devo fare”, non avete più ne’ fantasia,ne’ spiritualità, ne’ vero amore, che non è mai moralistico….
    Scusate lo sfogo, ma provo veramente repulsione per questo tipo di religione…forse perchè da bambino le suore mi portavano a Natale a dare i
    doni alle famiglie povere .. era una buona azione.. ma io morivo di vergogna, di fronte allo sguardo fiero e silenzioso, alla silenziosa umiliazione di quei bambini ” meno fortunati di me” che mi dovevano pure ringraziare per i miei doni…come odiavo le suore,quel Gesù dolciastro e insulso col cuore in mano e i boccoli biondi .. mi ci sono voluti anni e anni e l’incontro con dei veri cristiani, illuminati dalla grazia, per tornare alla religione…
    come capisco quello che ha scritto debenedetti sulla “dignità” di sua madre che non voleva la “carità” delle dame di S. vincenzo…
    la carità come dice Debenedetti può avere effetti devastanti…
    Cristo Giudice , nell’Ultimo giorno, non ha i boccoli biondi, ne’ il sorriso melenso, ma lo sguardo severo, spirituale, corrucciato dei mosaici bizantini..
    A questo Cristo dovrò rendere conto, non ai suoi mediocri seguaci, se ho sbagliato Lui no saprà, non voi….

    15 Settembre, 2009 - 15:10
  52. Per i “fratelli nella fede” e per i vicini, già fatto!
    Posso aspirare ad esere omnicomprensivo??? Posso sperare che tutta la società in cui vivo faccia lo stesso??? Il fatto che la società in cui vivo abbia accumulato un “ritardo” verso i “fratelli nella fede” e i vicini, impone anche a me tale ritardo??? E se non c’è alcuna volontà di colmare tale ritardo (per l’egoismo od il calcolo politico di alcuni) in modo che si resti sempre nell’ambito de “i fratelli nella fede” e i vicini”???
    Per me non esistono “vicini” e “lontani”. Esistono solo “altri me stesso”. Come già accennavo nel mio post di ieri, da amare per amore di Dio, non di me stesso.
    Se amo per amore di Dio, sono “omnicomprensivo”.
    E ai “fratelli nella fede” dico che siamo lontani se iniziamo a discutere su chi siano gli uni… e chi siano gli altri… e su chi sia il prossimo… o più prossimo.
    E poi ultima, ma non per importanza, la domanda finale…

    Vogliamo seminare nella carne o nello Spirito???

    Ciao a tutti, potro leggervi dopo mezzanotte.

    15 Settembre, 2009 - 15:14
  53. Appena postato leggo Discepolo.
    Posso contraddirti in pieno, col post di ieri e con quello appena postato.
    Ieri e oggi scrivevo: “da amare per amore di Dio, non di me stesso”.
    Anzi ieri sera invitavo a riflettere se leggi il post delle 22,20.

    Quindi che devo dire, o non leggi i miei post oppure nei miei confronti sei in malafede quando affermi:
    “Avete ridotto una religione Cristocentrica in una “uomocentrica”, avete dimenticato quel ” perchè l’avete fatto a ME”.
    e tutto il resto….

    Sembra a me che Cristo sia Dio, seconda persona della S.S. Trinità. Quindi amore di Dio=amore di Cristo.
    Cristocentrismo il mio. E se hai letto gli altri miei interventi nei precedenti articoli ad oggi (e sono pochi, per la verità), insisto sempre sul riscoprire il Vangelo, che è la parola del Signore, ne faccio una fissa. Mai fatto riferimenti a giornali dell’una o altra parte, ne a posizioni (tradi o progr).
    Vengo al dunque: accetto qualsiasi domanda, e come vedi ne faccio molte. Mi aggrappo all’idea di qualcuno in qualche post, o viceversa la discuto.
    Diversamente da questo tuo post, non esprimo giudizi sulla persona.
    Risulta evidente invece il giudizio tuo sulla mia persona.
    Non cerco certo le tue scuse, ti faccio solo osservare il diverso metodo di procedere tra me e te. E dovrebbe essere onestà intellettuale da parte tua prenderne e darne atto.
    Quanto alla libertà del blog figurati, come dicevo prima è evidente la “rarità” dei miei post. Non vorrei però che come un altro blog che frequento e da cui provengo, con la scusa della libertà di aprola, invece di demolire le parole, i pensieri degli altri, si demoliscano tout court “gli altri”.
    Qui invoco la reciprocità. Quindi sul piano delle idde ci sto, se vogliamo giocare al massacro.
    Non accetto che si scenda sul piano personale, e si faccia dire o fare agli altri ciò che non hanno detto o fatto.
    Amichevoli e sinceri saluti.

    15 Settembre, 2009 - 15:35
  54. Massimo

    discepolo, perché continui ad attribuirci una visione della carità come elemosina e buoni sentimenti? Per quanto mi riguarda, sono lontanissimo da un’idea del genere.
    Non voglio giudicare quello che pensi o credi, e sono certo che tu sia un cristiano molto migliore di me, ma ti dico sinceramente che non capisco che cosa sia una fede cristiana che prescinde dalla carità verso il prossimo. È proprio verso una tale visione disincarnata che troviamo la maggiore severità da parte di gesù, ad esempio quando si rivolge ai farisei.
    Mi colpisce anche il significato che tu attribuisci alle parole “perché lo avete fatto a me”. A me sembra ovvio che questa frase ribadisce l’idea che ogni volta che faremo qualcosa a qualcuno di questi piccoli lo faremo a Lui. Tu invece sembri intendere che l’azione verso il prossimo vale solo in quanto c’è dietro l’intenzione di farla a Lui. Una lettura molto curiosa di quella pagina di Vangelo.

    15 Settembre, 2009 - 16:38
  55. discepolo,
    stavo appena leggendoti,
    e mi stai dicendo che io non perdono a te…
    non so che cosa,
    perchè non ho continuato.

    Come fai a dire che io devo perdonare o non perdonare a te?

    Ci scambiamo, dei pensieri che dovrebbero basarsi sul nostro vissuto,
    e ognuno ha un vissuto diverso dall’altro.

    Nè io, ne tè avremmo bisogno di farci del male personalmente,
    per aver bisogno di perdonarci.

    Scambiare visioni diverse anche con passione,
    ma senza attacchi personali,
    non dovrebbe richiedere scuse,
    ammeno che non contengano offese,
    come fa qualche commentatore fisso.

    Non cadiamo ne io ne te in trappole
    un saluto

    15 Settembre, 2009 - 20:01
  56. Giungo tardi credo, ma almeno su un punto sono pienamente d’accordo con Discepolo. Aver ridotto il cristianesimo a semplice morale è il tradimento più profondo che si potesse perpetrare del Vangelo. Solo, non mi pare che questa riduzione sia da imputare in blocco alla modernità. Rischiamo di approfondire il conflitto cristianesimo/modernità, che va invece svolto in senso positivo, come un’occasione del tutto produttiva per l’annuncio cristiano: cosa ha da dire questa modernità rispetto al mistero della divinizzazione dell’uomo che ci è stato rivelato? Mi permetto di rinviare ad altro post, scritto da me in un altro blog sempre sul tema cristianesimo/morale: http://www.darsipace.it/index.php?option=com_myblog&show=Sdoppiamenti.html&blogger=Antonio%20Finazzi%20Agrò&Itemid=1

    16 Settembre, 2009 - 8:02
  57. Massimo

    Caro Antonio Finazzi, mi sento in totale sintonia con quanto hai scritto sul rapporto tra cristianesimo e morale. Tu hai fatto l’esempio di Tettamanzi, ma si potrebbe riferirsi credo anche a buona parte del messaggio attuale della nostra chiesa, che viene identificato con una serie di affermazioni di carattere etico e bio-etico.
    Però farei una precisazione, probabilmente ovvia: il cristianesimo non è una morale, anzi rispetto ad ogni sistema morale si pone come elemento di crisi e contraddizione (come interpretare altrimenti certe affermazioni paradossali come quella di amare i nemici?). Tuttavia esso implica una forte spinta a ricercare e operare il bene, una conversione nei comportamenti, altrimenti resta un annuncio del tutto vuoto.

    16 Settembre, 2009 - 8:28
  58. Caro Massimo, sono del tutto d’accordo. La lettera di Giacomo e la Lettera ai Romani vanno lette in sinossi. L’una è l’effetto dell’altra.
    Un caro saluto.

    16 Settembre, 2009 - 12:29
  59. Luigi Accattoli

    Da Carlo Guidetti ricevo questo messaggio:

    Ho sempre creduto che il mio prossimo sia quella persona che mi capita di incontrare, occasionalmente o per motivi di lavoro, e che io credo essere bisognosa di qualcosa che gli posso dare. Quindi il “mio prossimo” può essere un parente o un estraneo; rileva solo il suo stato di bisogno, la sua accettazione a ricevere un aiuto e la mia capacità a donare qualcosa di utile.
    Nella dottrina sociale della chiesa compare un nuovo “prossimo”, diverso da quello che mi sono sempre raffigurato. Non è una persona, ma gruppi di persone bisognose. Secondo la Caritas in veritate anche nei confronti di queste persone occorre un gesto di amore, tenendo ben presente che ciò che si dà è prima di tutto un atto di giustizia, poi forse c’è un atto di amore.
    Questa nuova figura di “prossimo” amplia il concetto tradizionale della persona bisognosa che incontro (concetto contenuto nella parabola del “Buon samaritano”) e lascia in certo senso sconcertati, perché il singolo individuo nulla può fare da solo di fronte alle categorie di persone che soffrono la fame spesso a causa della globalizzazione selvaggia, visto che il singolo non può intervenire per modificare l’unica legge vigente del massimo profitto al minor costo.

    16 Settembre, 2009 - 22:09
  60. lycopodium

    Piccola condivisione: il mio commento al link di Finazzi.
    “A parte il linguaggio, direi che stiamo proprio all’opposto della vulgata progressista: ideologica e perfettista, attenta al prossimo della prossima volta, non al più vicino. La parola mistagogia mi ricorda che esiste ed è agibile una sporgenza escatologica in senso vero e proprio: i sacramenti, la liturgia. Ecco la “religione degli eventi e degli accadimenti”, anzi la religione dell’Evento e degli accadimenti che ricongiungono a quell’Evento, a Colui che è quell’Evento (e che, in troppi documenti di impronta sociopastorale, è solo presupposto e forse rimosso)”.

    Questo per riconfermare la mia totale vicinanza alle tesi di Discepolo.

    17 Settembre, 2009 - 0:44
  61. discepolo

    Sono tornato solo ora da un congresso e posso riprendere il discorso..
    Caro Massimo, hai perfettamente ragione non esiste cristianesimo senza amore,
    e quando Giovanni dice che Dio è Amore, dice la verità più profonda che secondo me sia mai stata detta. Ma proprio perchè è un mistero profondo,
    l’Amore di Dio, che è poi la “carità “di cui parla S. paolo che è quella che non si vanta e non si gonfia, è secondo me diversissima dall’amore umano.
    Certo nell’amore umano c’è un pallido riflesso dell’amore di Dio. Ma aver scambiato i nostri buoni sentimenti, le nostre buone azioni, la nostra indubbia
    sensibilità sociale, il nostro senso tutto moderno di rispetto dei diritti umani, aver scambiato queste cose pur bellissime con il mistero dell’Amore quale ci viene rivelato dal Vangelo, è secondo me una riduzione ai minimi termini
    una semplificazione verso il basso , che a molti piacerà, a me non piace affatto.
    io non sono un buon cristiano, non sono probabilmente neanche una persona particolarmente “buona”. ma cerco di tenere bene a mente che se Cristo è dovuto venire a salvarci colla sua Crocifissione , la sua morte e Resurrezione forse vuol dire che che le nostre sole forze non ce la potremmo fare ad amare veramente , nel senso religioso del termine. E mi pare che i crisriani oggi non pensino più a questa semplice verità: Cristo è morto e risorto per tutti, così come il sole ogni giorno splende sui buoni e sui cattivi, così come la Morte e la malattia colpiscono i buoni e i cattivi, così come tutto il Creato, tutto il Cosmo non è retto da leggi morali ma da leggi misteriose ed eterne.
    Essere religiosi vuol dire cercare di collegarsi alle radici eterne della vita e della morte. da tali radici eterne mi pare che l’uomo moderno stia scollegandosi sempre di più ricodendo così in una areligiosità sostanziale, in una prospettiva solo umana, dietro una religiosità “di facciata”.

    17 Settembre, 2009 - 10:21
  62. Leonardo

    Naturalmente sono d’accordo con Lycopodium, ma sono un po’ preoccupato per la «sporgenza escatologica», tanto più se è «agibile»: saremo a posto con la 626?

    17 Settembre, 2009 - 11:40
  63. Clodine

    @ discepolo dice “amare veramente , nel senso religioso del termine….tutto il Creato, tutto il Cosmo non è retto da leggi morali ma da leggi misteriose ed eterne”
    Questo pensiero mi ricorda una frase del filosofo Horkheimer il quale afferma -forse non sbagliando del tutto- che in fondo non esiste motivazione logica stringente che imponga di non odiare, se non ci viene svantaggio nella vita sociale. Perché -afferma sempre Horkheimer- la guerra non dovrebbe essere altrettanto buona o cattiva che la pace, e la libertà altrettanto buona o cattiva che la schiavitù? Infatti sarebbe impossibile, se non si fosse animati da qualcosa di interiormente vincolante, fondare esattamente il dovere di “non odiare” quando questo torna comodo. Se non c’è un “di più” cui fare appello, un “di più” che si erga quale spartiacque, non esiste proprio alcuna istanza che ponga una distinzione tra amore nel soccorrere e desiderio di compiacimento per l’atto compiuto, tra bontà e invidia,cupidigia e donazione di sé. Mi sembra logico. Se le norme morali restano slegate dal rapporto con la nostra coscienza,o consapevolezza della caducità, della nostra essenza profonda, di essere a immagine di Dio -consapevolezza che determina appunto quella religiosità scevra da ipocrisie cui fa riferimento discepolo-anche il comportamento umano resta equivoco e ambivalente di fronte alle situazioni concrete. Tuttavia, a mio avviso, esistono dei punti a mo’ di segnaletica che sono imprescindibili, dei quali non si può fare a meno dal momento che siamo parte integrante di un tessuto sociale, di una struttura che regola le nostre vite, di una tradizione : modelli etici che ci sono stati tramandati, giunti a noi da secoli di esperienza, le massime di una comunità, umana e riligiosa. Non credo sarebbe saggio non sfruttarne il tesoro accumulato in secoli di storia, un tesoro che arriva dal Dio dei Padri ad esempio, dal Dio della Bibbia e di Gesù Cristo ovviamente, il quale ci indica cosa è decisivo per noi, per il nostro agire pratico. La religiosità, per ciò, non sarà mai avulsa dalla fede, intesa come fiducia in Dio.Su questi presupposti sarebbe impossibile per chi sente la vicinanza di Dio e in Lui crede non stare dalla parte dei deboli,non abbattere il confine tra amici e nemici, buoni e cattivi, vicini e lontani -e spingendoci nell’utopia- fino ad un servizio nella chiesa senza gerarchie, una “rinuncia” senza contropartite (politicamente parlando) stare vicino ai meno fortunati, agli oppressi e pure agli immorali. Qualcuno di nostra conoscenza lo fece: morì in croce. C’è da chiedersi se la nostra fede è davvero così forte da sfidare la mentalità contemporanea cui fa riferimento discepolo. Qualcuno 2.000 anni fa lo fece appellandosi ad un Dio Padre completamente diverso dalla logica del tempo: morì in croce.

    17 Settembre, 2009 - 12:12

Lascia un commento