Un mio fiore a Tonino Guerra

10 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Un fiore anche ai tre bambini ebrei di Tolosa spinti in Cielo da un furioso Mohammed nemico dell’umanità: Miriam 7 anni, Arieh 5, Gabriel 4. Nomi di angeli. E al papà di Arieh e Gabriel, Jonathan che era felice di loro. E ad Abel, Imad Ibn, Mohamed Farah paracadutisti. Abel, Abele, stava per avere un figlio. Abbiamo visto un Mohammed che spara e un Mohamed che muore. Il Signore della vita abbia pietà di noi.

    21 Marzo, 2012 - 15:05
  2. Il cantore delle piccole cose e della loro poesia. L’esatto contraltare del male di vivere incontrato da Eugenio Montale. Tonino Guerra e la sua voglia di pace e ottimismo. Tonino Guerra che avrebbe invocato più forte l’esplosione dell’amore per i tre bimbi di Tolosa. Va’ ‘nzantapàci pure tu, Tonino.

    21 Marzo, 2012 - 15:17
  3. Federico B.

    La capanna

    Tra finestre, finestrini, fessure,
    tapparelle, buchi e sportelli,
    dentro la capanna ce n ‘erano
    più di cinquanta e Omero
    per una settimana e più si è messo
    a guardare quello che si vedeva fuori.
    Prima di tutto gli alberi che i contadini
    piantavano attorno a casa: il gelso per
    l’ombra sul pozzo perché
    le donne nel tirare su l’acqua non prendessero
    un colpo di sole, il noce che tiene lontane
    le mosche, il vinco per i canestri e
    i cesti che facevano i vecchi nella veglia,
    il tamerice per le ramazze che pulivano
    la stalla e l’aia, la siepe del sambuco
    contro il verme solitario
    e poi il canneto che dava le canne nuove
    per la vigna. Tutto questo era ancora lì,
    ma dei pagliai erano rimasti solo i pali
    ficcati in terra
    coi fili di ferro allentati
    che non tenevano più fermo lo strame
    contro le burrasche del vento.
    …..

    La capana

    Tra finèstri, finistróin, fiséuri,
    taparèli, béus e spurtéll, dróinta la capana
    u i n’era piò ad zinquènta e Omero
    par una stmèna e piò u s’ è mèss
    a guardè quèl ch’u s’ avdéva ‘d fura.
    Próima di tótt al piènti che i cuntadóin
    i vléva datònda chèsa: l’amòur
    par l’òmbra sòura e’ pòzz in módi
    che cal dòni te tó l’aqua li n ciapés
    un còulp ad sòul, l’anéus che tén dalòngh
    al mòschi, e’ voinch par i cróin
    e i zést che féva i vécc tla vèggia,
    e’tamaróis par al ramazi da spazè
    la stala e l’èra, la siva de sambéugh
    còuntra e’vérum solitèri,
    e pu e’ canaid che déva al cani nóvi
    ma la végna. Tótta sta ròba la era ancòura
    in pi tranne i pèl di paièr ch’i n’ éva
    piò la paia, l’èra di bastéun instichéd ma tèra
    sal spranghi spanduléun
    ch’al n tnéva piò lighéd e’ strèm
    còuntra al buraschi ‘d vént
    …..

    21 Marzo, 2012 - 17:34
  4. Marilisa

    Tonino Guerra ha detto parole che erano insegnamento.
    Amava la natura e la vita. Qualche giorno fa aveva detto, con la voce flebile di uno vicino alla fine: ricordatevi, la vita è bella.
    Un inguaribile ottimismo– forse un po’ velato al termine della vita– nonostante il brutto e il male del mondo.
    Per lui l’uomo è colpevole di rovinare la Terra in cui ha dimora, ed è superficiale nel guardare senza riuscire a vedere.
    Ascoltando e leggendo le parole di Tonino Guerra, si comprende la grande sensibilità di un uomo che vedeva nella creazione un’opera d’arte senza pari.
    La sensibilità è però sempre venata di malinconia. Da qui il rammarico nel considerare la solitudine dei vecchi che vengono portati nelle case di riposo.
    Ha fatto delle considerazioni che fanno riflettere, come questa: le case di riposo non dovrebbero avere intorno i prati all’inglese, ma orti dove poter seguire personalmente la crescita degli ortaggi. Gli ospiti i sentirebbero più vivi.
    Ha inoltre elogiato, ricordando alcuni momenti critici della sua vita in Russia( paese che amava moltissimo), l’importanza della parola che dà vita, che infonde coraggio. L’uomo che aiuta l’altro nei momenti peggiori anche con le parole; non quelle di maniera, convenzionali, ma quelle che infondono una forza vitale.
    Del comunismo apprezzava l’idea di fondo, quella di far partecipare tutti gli uomini, in ugual misura, dei beni della terra.
    Aveva espresso l’immenso desiderio di poter vedere dopo la morte lo splendore inaspettato di una realtà inimmaginabile (senza parlar di Dio).
    Da tutto questo, e da molto altro ancora, emerge la figura di un uomo di elevate qualità; forse non religioso nel senso che noi diamo al termine, anche se l’amore per la vita ha in sé valenza anche religiosa.
    Soprattutto in lui che della vita amava tutto ciò che è buono e che si augurava la pienezza della bontà.

    21 Marzo, 2012 - 18:01
  5. fabi

    Non posso mancare a un saluto del genere per tanti motivi:
    stessa terra, stessa schiettezza, e stesso … cognome!
    Le parole: voglio che mi manchino.
    Ciao, Tonino!

    21 Marzo, 2012 - 18:33
  6. discepolo

    un piccolo commento all’intervento di tonizzo che definisce Tonino Guerra “l’esatto contraltare del male di vivere incontrato da Montale”
    Non posso credere che Tonino Guerra , per quanto ottimista, non abbia mai
    incontrato il male di vivere, che non abbia mai sperimentato l’amarezza e
    l’angoscia.
    persino Gesù ebbe la sua ora di angoscia e forse di dubbio e di ribellione di fronte al mistero del male (il male di vivere= il calice di sofferenza)
    non facciamo di Tonino Guerra una macchietta. Credo che anche lui , essendo una persona umana e non un robot, abbia avuto le sue ore in cui non si ripeteva come una macchinetta il famoso slogan pubblicitario ” l’ottimismo è il sale della vita”

    22 Marzo, 2012 - 13:04
  7. fabi

    E … chi l’ha fatto?

    22 Marzo, 2012 - 14:41
  8. Attenzione Discepolo, evidentemente mi sono espresso in maniera ellittica.

    Non ho minimamente inteso in Guerra una macchietta, e me ne guardo bene.
    Del resto a lui stavano sul cavolo i vari imitatori, Max Giusti in primis, che sbeffeggiavano la sua campagna pubblicitaria. Lo disse chiaro e tondo durante un collegamento di Quelli che il calcio.

    Sto dicendo un’altra cosa – peraltro lui si definiva “comunista zen”, per dirla tutta. E in quello zen ci leggo anche uno stoicismo orientaleggiante.
    Sto dicendo che Tonino Guerra aveva, più che l’ottimismo la speranza. Speranza che intrideva tutte le piccole cose che canta e in ogni caso all’esatto opposto del male di vivere. L’ottimista è quello che dice “comunque vada sarà un successo”. Tonino Guerra diceva che l’ottimismo è il profumo della vita. Ed è un concetto completamente diverso. Il “profumo” della vita. Qualcosa che viene, appunto, quando ci sono i guai per renderli più leggieri, come scriveva Manzoni. E questa si chiama, credo, Provvidenza.

    O no?

    PS: anche a me stava sul cavolo Tonino Guerra in veste d’imbonitore.

    22 Marzo, 2012 - 16:21
  9. Francesco73

    Per capire Tonino Guerra occorre risalire la Valle del Marecchia, vedere e ascoltare il mistero semplice e complesso della natura, e il riverbero – anche disordinato e ingrato, talvolta – della creazione.
    Occorre ascoltare la bontà e la contemporanea cattiveria della campagna, la rudezza brutale e ingenua dei suoi abitanti, la metafora della vita raccontata dalle stagioni, dai rovesci, dal risveglio e dalla morte dei colori, dallo sbalzo degli umori e dei cicli lungo la curva dei mesi e degli inverni.
    E provare stupore, chè lo stupore è la chiave di accesso a tutto, e al Tutto.

    22 Marzo, 2012 - 22:05
  10. Marilisa

    In ritardo, ma forse non troppo, leggo di Tonino Guerra, definito il poeta bambino, questi passi da un articolo (di Massimiliano Castellani) su Avvenire, che mi hanno colpito particolarmente :
    ” Un peregrinare laico, sempre fedele a se stesso e alla sua poetica, lo mette in cammino per la Terra Santa. Sosta al Muro del Pianto, luogo di rimembranze tragiche, che nessuno più di quel ventenne scampato al lager di Troi­sdorf può comprendere. «Contento, proprio contento sono stato molte volte nella vita, ma più di tutte quando mi hanno liberato in Ger­mania che mi sono messo a guardare una far­falla senza la voglia di mangiarla», scrive nella sua poesia «La farfalla». E sulle ali di quella sto­rica crisalide, il poeta si è inerpicato sino a Pie­trarubbia, al convento di Sant’Arduino, «dove nella prima domenica di agosto – racconta – si sentono i monaci sepolti che recitano il rosario».

    Ed ancora : ” prima di gettare il suo ultimo seme su questa terra, il poeta ha lascia­to scritto: «Conta di più mostrare ai bambini le piante di un orto che le pagine di un libro. Riempire di stupore la fantasia dei ragazzi con lo spuntare di una foglia d’insalata e il lento ap­passire di un colore sul pomodoro». ”

    In questi racconti di vita leggo autentica poesia, un assaporare la vita cogliendone gli aspetti più misteriosi e affascinanti.

    24 Marzo, 2012 - 13:22

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