Peter Wever – l’abbraccio 1950 – con questo dipinto del pittore tedesco introduco la scheda di presentazione della lectio di Pizza e Vangelo che faremo via zoom dopodomani, lunedì 23 febbraio 2026, alle 21.00, quando tratteremo delle prime quattro “antitesi” con le quali, nel discorso della montagna, Vangelo di Matteo, Gesù tratta del “pieno compimento” della legge mosaica che è venuto a promuovere: “Avete inteso che fu detto agli antichi – ma io vi dico”. Sull’omicidio, sull’adulterio, sul divorzio, sui giuramenti, il rabbi di Nazaret dice parole fiammeggianti sulle quali l’umanità non ha mai cessato di interrogarsi e anche noi, nel nostro minimo, ci metteremo in questione, ponendo al centro l’invito – che dovette essere straordinariamente provocatorio in quella società sacrale – a dare la precedenza alla riconciliazione, cioè al comandamento dell’amore, rispetto ai doveri cultuali. Nei commenti l’intera scheda e qui l’invito ai visitatori a collegarsi
8 Comments
Luigi Accattoli
Il pieno compimento della legge è il comandamento dell’amore. Dopo aver fatto affermare a Gesù che non è venuto ad abolire ma a dare compimento alla Legge di Mosè, ecco che Matteo propone sei casi di “pieno compimento”, che tradizionalmente vengono presentati come “antitesi”: Avete inteso che fu detto – ma io vi dico. Delle sei antitesi – omicidio, adulterio, divorzio, giuramenti, legge del taglione, amore del prossimo – noi ora ne leggiamo quattro, seguendo in questo la liturgia domenicale che distribuisce in due domeniche l’intero brano: sesta e settima domenica del tempo ordinario.
I compimenti della legge proclamati da Gesù ci appaiono come richiami all’intenzione originaria della legge mosaica e comportano un’interpretazione radicale delle singole norme e una loro proiezione dall’atto all’intenzione (adulterio nel cuore) e dall’offesa fisica a quella verbale (chi dice al fratello ‘stupido’). Costante nelle sei antitesi è la priorità accordata al “cuore” di chi compie un atto, poiché è dal cuore che vengono i “propositi malvagi” (Matteo 15, 10-20).
In un solo caso, quello del ripudio della moglie, il “pieno adempimento” della legge mosaica predicato da Gesù viene a realizzare una formale abolizione del precetto antico: a differenza del pio israelita, il discepolo di Gesù non potrà mai ripudiare la propria moglie. Faremo anche attenzione al fatto che con l’abolizione del ripudio Gesù viene a sancire una piena parità tra il marito e la moglie nella regolamentazione del matrimonio.
21 Febbraio, 2026 - 22:38
Luigi Accattoli
Matteo 5, 21-37. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
25Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. 29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
31Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno.
21 Febbraio, 2026 - 22:39
Luigi Accattoli
Quando è la lingua a uccidere. v. 22: Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Sui peccati di lingua vedi Lettera di Giacomo 3, 8: “La lingua è un male ribelle, è piena di veleno mortale”.
v. 24: lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Didachè14, 2: “Tutti quelli che hanno qualche discordia con il loro compagno, non si uniscano a voi prima di essersi riconciliati, affinchè il vostro sacrificio non sia profanato”. La riconciliazione con il fratello vale più dei doveri rituali.
v. 25: Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui. Ogni ora della vita – mentre sei in cammino – è il momento giusto per riconciliarsi.
v. 27s: Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. E’ un richiamo alla nona delle Dieci parole: “Non desiderare la moglie del tuo prossimo” (Esodo 20, 17 e Deuteronomio 5, 21). Il verbo ebraico hmd – desiderare – secondo gli studiosi andrebbe così parafrasato: “Non intraprendere nulla per entrare in possesso della moglie del tuo prossimo” (H. Schuengel-Straumann).
v. 29s: Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo – se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala. Sappiamo da questo e da altri testi che il rabbi di Nazaret ama l’iperbole: “Se direte a questo monte spostati, esso si sposterà”.
v. 31: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio. Questa eccezione è solo in Matteo, gli studiosi non sono concordi nella sua interpretazione e il magistero della Chiesa non la considera. Gesù abroga l’istituto mosaico del ripudio.
v. 31b: e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Gesù abrogando “l’atto di ripudio” previsto dalla legge mosaica pone anche la parola fine alla discriminazione giuridica della donna nell’ordinamento matrimoniale.
v. 33: Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35: né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. “Il cielo è il mio trono, la terra lo sgabello dei miei piedi”: Isaia 66, 1. “Il monte Sion, dimora divina, è la città del grande Sovrano”: Salmo 47, 3.
v. 37: Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”. “Il vostro sì sia sì, e il vostro no no”: Lettera di Giacomo 5, 12.
21 Febbraio, 2026 - 22:40
Luigi Accattoli
Mia noterella sul giuramento. Nella quarta delle antitesi Gesù dice “non giurate affatto”, ma è un fatto che le Chiese cristiane hanno sempre praticato il giuramento, che il Catechismo della Chiesa Cattolica al paragrafo 2154 così giustifica: “Seguendo San Paolo, la tradizione della Chiesa ha inteso che la parola di Gesù non si oppone al giuramento allorché viene fatto per motivo grave e giusto, per esempio davanti a un tribunale”. Per attestare la liceità paolina del giuramento il Catechismo rimanda – tra i vari possibili – a due testi maggiori: 2 Corinti 1, 23: Io chiamo Dio a testimone sulla mia vita, che solo per risparmiarvi rimproveri non sono più venuto a Corinto; e Galati 1, 20: In ciò che vi scrivo, lo dico davanti a Dio, non mentisco. Non dirò che siano rimandi inadeguati però a me appare chiaro che questi di Paolo non sono veri giuramenti ma semplici espedienti retorici con i quali l’apostolo intende segnalare che sta parlando seriamente. Possiamo dire che Paolo – forse proprio accogliendo l’invito di Gesù a non giurare affatto – non emette mai giuramenti formali, secondo le formule in uso nel giudaismo, ma propone soltanto dei rafforzamenti verbali di quanto sta dicendo, per mettere in risalto la propria sincerità, il proprio disinteresse, il proprio amore ai destinatari della sua predicazione. Per un esempio di giuramento formale biblico, vedi 1 Re 2, 23: Il re Salomone giurò per il Signore: “Dio mi faccia questo e altro mi aggiunga, se non è vero che Adonia ha avanzato questa proposta a danno della sua vita”. Ciò detto, non presumo certo di contraddire il Catechismo della Chiesa Cattolica ma osservo che trovo singolare la passione degli ecclesiastici per i giuramenti: giurano i candidati agli ordini sacri, i cardinali in conclave, c’era il giuramento antimodernista, c’è dal 1989 il “giuramento di fedeltà” al quale sono tenuti i membri di otto categorie di operatori ecclesiali, dai parroci ai docenti di teologia. E sempre si giura “tenendo in mano i santi vangeli”, nei quali è prescritto di “non giurare affatto”. Una passione paragonabile a quella per i titoli onorifici, anch’essi proibiti da Gesù ai discepoli: “Non fatevi chiamare rabbi – non chiamate ‘padre’ nessuno di voi sulla terra – non fatevi chiamare guide” (Matteo 23, 8-10). E proibiti sarebbero anche monsignore, eccellenza, eminenza: “Se uno vuole essere il primo sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti” (Marco 9, 35).
21 Febbraio, 2026 - 22:40
Luigi Accattoli
Una pizza che dura da 22 anni – Chi voglia sapere che sia “Pizza e Vangelo” vada – qui nel blog – nella pagina che ha questo nome: è elencata per quarta sotto la mia foto, ad apertura del blog. Propongo nel blog i testi che affrontiamo nel gruppo biblico [c’è da 22 anni, quasi 23] perché chi può tra i visitatori mi dia una mano – un suggerimento, uno spunto, una critica – nella preparazione della lectio. Gli incontri si chiamano “pizza e Vangelo” perchè prima si mangia una pizza e poi si fa la lectio. Ora da remoto la pizza non c’è ma teniamo duro con il Vangelo in attesa che torni anche lei.
21 Febbraio, 2026 - 22:48
Luigi Accattoli
Lettori della Bibbia. Siamo un gruppo di una trentina di lettori della Bibbia che da più di vent’anni si riunisce a casa mia per una lettura continuata del Nuovo Testamento: abbiamo fatto ad oggi il Vangelo di Luca, gli Atti degli Apostoli, il Vangelo di Marco e ora stiamo leggendo il Vangelo di Matteo. Dall’arrivo della pandemia gli incontri avvengono via Zoom e il giro si è allargato da trenta a cinquanta e oltre. Chi non è stato mai agli incontri in presenza e non si è mai collegato, e magari non abita a Roma, e lunedì voglia provarci, metta qui sotto nei commenti la sua richiesta o mi scriva in privato [luigi.accattoli@gmail.com] e io privatamente gli indicherò il modo di unirsi al meeting, che andrà dalle ore 21.00 alle 22.30 di lunedì 23 febbraio. L’appuntamento precedente fu lunedì 9 febbraio e la registrazione audio di quell’incontro la trovi nel post del 13 febbraio:
Bellissimo questo “Peter Wever – l’abbraccio 1950 “.
23 Febbraio, 2026 - 18:20
fiorenza
Altro che “noterella”, quella “sul giuramento”! È come “vento che si abbatte gagliardo” su chi la legge e non lascia più niente come prima. Sembra di riascoltare non solo la voce di un antico profeta ma, soprattutto, quella indimenticabile evocata qui; “Avete inteso che fu detto”, “Ma io vi dico”… Eppure il tuo tono era quello quieto, amabile, di sempre. L’ho letta più volte, la “noterella”, e ogni volta l’ impressione si faceva più chiara. Più forte ma soprattutto, infine, rasserenante. Indimenticabile. E l’aria, tutta pulita. “Passata è la tempesta…”.
Il pieno compimento della legge è il comandamento dell’amore. Dopo aver fatto affermare a Gesù che non è venuto ad abolire ma a dare compimento alla Legge di Mosè, ecco che Matteo propone sei casi di “pieno compimento”, che tradizionalmente vengono presentati come “antitesi”: Avete inteso che fu detto – ma io vi dico. Delle sei antitesi – omicidio, adulterio, divorzio, giuramenti, legge del taglione, amore del prossimo – noi ora ne leggiamo quattro, seguendo in questo la liturgia domenicale che distribuisce in due domeniche l’intero brano: sesta e settima domenica del tempo ordinario.
I compimenti della legge proclamati da Gesù ci appaiono come richiami all’intenzione originaria della legge mosaica e comportano un’interpretazione radicale delle singole norme e una loro proiezione dall’atto all’intenzione (adulterio nel cuore) e dall’offesa fisica a quella verbale (chi dice al fratello ‘stupido’). Costante nelle sei antitesi è la priorità accordata al “cuore” di chi compie un atto, poiché è dal cuore che vengono i “propositi malvagi” (Matteo 15, 10-20).
In un solo caso, quello del ripudio della moglie, il “pieno adempimento” della legge mosaica predicato da Gesù viene a realizzare una formale abolizione del precetto antico: a differenza del pio israelita, il discepolo di Gesù non potrà mai ripudiare la propria moglie. Faremo anche attenzione al fatto che con l’abolizione del ripudio Gesù viene a sancire una piena parità tra il marito e la moglie nella regolamentazione del matrimonio.
Matteo 5, 21-37. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
25Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. 29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
31Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno.
Quando è la lingua a uccidere. v. 22: Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Sui peccati di lingua vedi Lettera di Giacomo 3, 8: “La lingua è un male ribelle, è piena di veleno mortale”.
v. 24: lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Didachè14, 2: “Tutti quelli che hanno qualche discordia con il loro compagno, non si uniscano a voi prima di essersi riconciliati, affinchè il vostro sacrificio non sia profanato”. La riconciliazione con il fratello vale più dei doveri rituali.
v. 25: Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui. Ogni ora della vita – mentre sei in cammino – è il momento giusto per riconciliarsi.
v. 27s: Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. E’ un richiamo alla nona delle Dieci parole: “Non desiderare la moglie del tuo prossimo” (Esodo 20, 17 e Deuteronomio 5, 21). Il verbo ebraico hmd – desiderare – secondo gli studiosi andrebbe così parafrasato: “Non intraprendere nulla per entrare in possesso della moglie del tuo prossimo” (H. Schuengel-Straumann).
v. 29s: Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo – se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala. Sappiamo da questo e da altri testi che il rabbi di Nazaret ama l’iperbole: “Se direte a questo monte spostati, esso si sposterà”.
v. 31: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio. Questa eccezione è solo in Matteo, gli studiosi non sono concordi nella sua interpretazione e il magistero della Chiesa non la considera. Gesù abroga l’istituto mosaico del ripudio.
v. 31b: e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Gesù abrogando “l’atto di ripudio” previsto dalla legge mosaica pone anche la parola fine alla discriminazione giuridica della donna nell’ordinamento matrimoniale.
v. 33: Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35: né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. “Il cielo è il mio trono, la terra lo sgabello dei miei piedi”: Isaia 66, 1. “Il monte Sion, dimora divina, è la città del grande Sovrano”: Salmo 47, 3.
v. 37: Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”. “Il vostro sì sia sì, e il vostro no no”: Lettera di Giacomo 5, 12.
Mia noterella sul giuramento. Nella quarta delle antitesi Gesù dice “non giurate affatto”, ma è un fatto che le Chiese cristiane hanno sempre praticato il giuramento, che il Catechismo della Chiesa Cattolica al paragrafo 2154 così giustifica: “Seguendo San Paolo, la tradizione della Chiesa ha inteso che la parola di Gesù non si oppone al giuramento allorché viene fatto per motivo grave e giusto, per esempio davanti a un tribunale”. Per attestare la liceità paolina del giuramento il Catechismo rimanda – tra i vari possibili – a due testi maggiori: 2 Corinti 1, 23: Io chiamo Dio a testimone sulla mia vita, che solo per risparmiarvi rimproveri non sono più venuto a Corinto; e Galati 1, 20: In ciò che vi scrivo, lo dico davanti a Dio, non mentisco. Non dirò che siano rimandi inadeguati però a me appare chiaro che questi di Paolo non sono veri giuramenti ma semplici espedienti retorici con i quali l’apostolo intende segnalare che sta parlando seriamente. Possiamo dire che Paolo – forse proprio accogliendo l’invito di Gesù a non giurare affatto – non emette mai giuramenti formali, secondo le formule in uso nel giudaismo, ma propone soltanto dei rafforzamenti verbali di quanto sta dicendo, per mettere in risalto la propria sincerità, il proprio disinteresse, il proprio amore ai destinatari della sua predicazione. Per un esempio di giuramento formale biblico, vedi 1 Re 2, 23: Il re Salomone giurò per il Signore: “Dio mi faccia questo e altro mi aggiunga, se non è vero che Adonia ha avanzato questa proposta a danno della sua vita”. Ciò detto, non presumo certo di contraddire il Catechismo della Chiesa Cattolica ma osservo che trovo singolare la passione degli ecclesiastici per i giuramenti: giurano i candidati agli ordini sacri, i cardinali in conclave, c’era il giuramento antimodernista, c’è dal 1989 il “giuramento di fedeltà” al quale sono tenuti i membri di otto categorie di operatori ecclesiali, dai parroci ai docenti di teologia. E sempre si giura “tenendo in mano i santi vangeli”, nei quali è prescritto di “non giurare affatto”. Una passione paragonabile a quella per i titoli onorifici, anch’essi proibiti da Gesù ai discepoli: “Non fatevi chiamare rabbi – non chiamate ‘padre’ nessuno di voi sulla terra – non fatevi chiamare guide” (Matteo 23, 8-10). E proibiti sarebbero anche monsignore, eccellenza, eminenza: “Se uno vuole essere il primo sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti” (Marco 9, 35).
Una pizza che dura da 22 anni – Chi voglia sapere che sia “Pizza e Vangelo” vada – qui nel blog – nella pagina che ha questo nome: è elencata per quarta sotto la mia foto, ad apertura del blog. Propongo nel blog i testi che affrontiamo nel gruppo biblico [c’è da 22 anni, quasi 23] perché chi può tra i visitatori mi dia una mano – un suggerimento, uno spunto, una critica – nella preparazione della lectio. Gli incontri si chiamano “pizza e Vangelo” perchè prima si mangia una pizza e poi si fa la lectio. Ora da remoto la pizza non c’è ma teniamo duro con il Vangelo in attesa che torni anche lei.
Lettori della Bibbia. Siamo un gruppo di una trentina di lettori della Bibbia che da più di vent’anni si riunisce a casa mia per una lettura continuata del Nuovo Testamento: abbiamo fatto ad oggi il Vangelo di Luca, gli Atti degli Apostoli, il Vangelo di Marco e ora stiamo leggendo il Vangelo di Matteo. Dall’arrivo della pandemia gli incontri avvengono via Zoom e il giro si è allargato da trenta a cinquanta e oltre. Chi non è stato mai agli incontri in presenza e non si è mai collegato, e magari non abita a Roma, e lunedì voglia provarci, metta qui sotto nei commenti la sua richiesta o mi scriva in privato [luigi.accattoli@gmail.com] e io privatamente gli indicherò il modo di unirsi al meeting, che andrà dalle ore 21.00 alle 22.30 di lunedì 23 febbraio. L’appuntamento precedente fu lunedì 9 febbraio e la registrazione audio di quell’incontro la trovi nel post del 13 febbraio:
https://www.luigiaccattoli.it/blog/non-accendi-una-lampada-per-metterla-sotto-il-moggio/
Bellissimo questo “Peter Wever – l’abbraccio 1950 “.
Altro che “noterella”, quella “sul giuramento”! È come “vento che si abbatte gagliardo” su chi la legge e non lascia più niente come prima. Sembra di riascoltare non solo la voce di un antico profeta ma, soprattutto, quella indimenticabile evocata qui; “Avete inteso che fu detto”, “Ma io vi dico”… Eppure il tuo tono era quello quieto, amabile, di sempre. L’ho letta più volte, la “noterella”, e ogni volta l’ impressione si faceva più chiara. Più forte ma soprattutto, infine, rasserenante. Indimenticabile. E l’aria, tutta pulita. “Passata è la tempesta…”.