Benedetto 1: “La gente ha accettato la mia rinuncia”

Come avevo fatto a suo tempo per la pubblicazione dei tre volumi di Benedetto su Gesù e per il libro intervista “Luce del mondo”, intendo produrre qui nel blog, con più post, una mia antologia delle “Ultime conversazioni” (Edizioni Garzanti). Questo è il capitolo della rinuncia, che Benedetto descrive come un dovere da lui percepito nell’orazione e che ritiene accettata nella Chiesa, sia da chi s’allieta del nuovo Papa sia da chi “un poco” rimpiange lui. Nei commenti i testi e tra parentesi l’indicazione delle pagine da cui li prendo.

15 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    11 settembre 2016 @ 21:57

    Decidere la rinuncia deve richiedere una forza incredibile. In questo genere di cose si riceve un aiuto. Ma per me era anche chiaro che dovevo farlo e che quello era il momento giusto. E la gente l’ha accettato. Molti sono grati che adesso il nuovo papa abbia un nuovo stile. Altri magari mi rimpiangono un po’ ma intanto sono riconoscenti anche loro. Sanno che il mio momento era passato e avevo dato ciò che potevo dare. Quando divenne definitiva la sua decisione? Direi durante le ferie del 2012. In agosto? Sì, più o meno. [Pagina 32].

  2. Luigi Accattoli scrive,

    11 settembre 2016 @ 21:58

    Si fa in latino. Quando e da chi fu scritto il testo con cui annunciava le sue dimissioni? L’ho scritto io. Non posso dire con precisione quando, ma al massimo due settimane prima. Perché in latino? Perché una cosa così importante si fa in latino. Inoltre il latino è una lingua che conosco così bene da poter scrivere in modo decoroso. Avrei potuto scriverlo anche in italiano, naturalmente, ma c’era il pericolo che facessi qualche errore. [Pagina 33]

  3. Luigi Accattoli scrive,

    11 settembre 2016 @ 21:58

    Non si è trattato di una ritirata. I media italiani dissero che il vero retroscena delle sue dimissioni era da ricercare nello scandalo Vatileaks, che riguarda non solo il caso di Paolo Gabriele, ma anche problemi finanziari e intrighi in seno alla curia. Alla fine le trecento pagine del rapporto d’inchiesta su queste vicende l’avrebbero talmente scioccata da non farle vedere altra via d’uscita che far posto a un successore. No, non è assolutamente vero. Al contrario, le cose erano state del tutto chiarite. Una volta ho detto, proprio a lei credo, che uno non può dimettersi quando le cose non sono a posto, ma può farlo solo quando tutto è tranquillo. Io ho potuto dimettermi proprio perché riguardo a quella vicenda era ritornata la serenità. Non si è trattato di una ritirata sotto la pressione degli eventi o di una fuga per l’incapacità di farvi fronte. [Pagina 38]

  4. Luigi Accattoli scrive,

    11 settembre 2016 @ 21:58

    Sono tutte assurdità. Alcuni giornali parlarono perfino di ricatto e cospirazione. Sono tutte assurdità. Devo dire che il fatto che un uomo, per qualsivoglia ragione, si sia immaginato di dover provocare uno scandalo per purificare la Chiesa è una vicenda insignificante. Ma nessuno ha cercato di ricattarmi. Non l’avrei nemmeno permesso. Se avessero provato a farlo non me ne sarei andato perché non bisogna lasciare quando si è sotto pressione. E non è nemmeno vero che ero deluso o cose simili. Anzi, grazie a Dio, ero nello stato d’animo pacifico di chi ha superato la difficoltà. Lo stato d’animo in cui si può passare tranquillamente il timone a chi viene dopo. [Pagina 39]

  5. giuseppe di melchiorre scrive,

    12 settembre 2016 @ 9:50

    Buon giorno, Luigi, a te e a tutti.
    Quando sei stato a Castelbasso, tra le altre cose che ti ho detto riguardanti il portale trecentesco della chiesa, non ricordo se ti ho parlato di questa frase incisa, tra le altre, nell’archivolto:
    “CHI S’UMILIA SI SEBSALTA”
    E’ un evidente richiamo alla frase evangelica “Chi si umilia, sarà esaltato”. Ma con una particolarità: nella frase castelbassese “Chi si unilia esalta se stesso”, cioé chi si umilia dimostra la sua grandezza.
    Non può essere applicata questa incisione trecentesca castelbassese al Papa emerito? Secondo me, sì.
    Saluti a te e a tutti.

  6. maria cristina venturi scrive,

    12 settembre 2016 @ 12:58

    Benedetto XVi ha rinunciato solo per le condizioni di salute, quando l’ha fatto era in uno stato d’animo pacifico e tranquillo,le cose si erano tutte chiarite , nella Chiesa regnava serenità, non c’era nessun problema se non appunto la stanchezza fisica, aveva dato quel che poteva e non ne poteva fisicamente più , voleva riposarsi, tutto semplice, tutto chiaro, senza drammi.
    REPETITA IUVANT.
    chissà che a forza di ripeterle queste cose non entrino nella testa delle persone anche dei più dubbiosi

  7. Luigi Accattoli scrive,

    12 settembre 2016 @ 14:34

    Maria Cristina Venturi proprio in accoglienza del “repetita iuvant” da te evocato, ripeto quanto scrivevo a commento di un altro post: aspetto che tu mi segnali le “cose che sono del tutto estranee al suo insegnamento e alla sua personalità” che gli autori delle “Ultime conversazioni” mettono in bocca a Benedetto. Ripeto che ho letto da quel pignolo che sono ogni pagina del libretto – che reputo attribuibile in toto a Joseph Ratzinger – e non ne ho trovate. Aspetto con curiosità le tue segnalazioni, pronto a mostrare la coerenza di quelle affermazioni con il corpus ratzingeriano, o a riconoscere la loro estraneità a esso.

  8. giuseppe di melchiorre scrive,

    12 settembre 2016 @ 15:20

    Nel link che segue sono riassunti tutti i problemi di salute di S. Giovanni Paolo II:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Giovanni_Paolo_II#I_problemi_di_salute
    Nonostante detti problemi e le sofferenze conseguenti, quel Santo Padre ritenne di non doversi dimettere. Un grande! E’ stato proclamanto anche Santo.
    Papa Benedetto XVI soffriva di “stanchezza fisica” e ha deciso serenamente di dimettersi. E’ meno grande del suo predeccessore? Per me no. E’ un grande perché ha riconosciuto i suoi limiti fisici e si è dimesso. Ogni papa ha la strada che gli indica il Signore. Se la segue è un grande!
    Maria Christina, si vis repétere, répete! Haec tua repetita, sed magis alia, super me volant… 🙂

  9. giuseppe di melchiorre scrive,

    12 settembre 2016 @ 15:58

    Luigi, per la dott.ssa Venturi valgono solo i suoi “repetita”. I tuoi per lei evidentemente non “iuvant”, visto che per lei “etiam tua scripta volant”…

  10. Luigi Accattoli scrive,

    12 settembre 2016 @ 17:07

    Giuseppe bella la scritta castelbassese, grazie d’avermela ricordata. Prevedo di dare una puntata dell’antologia benedettiana all’umiltà.

  11. giuseppe di melchiorre scrive,

    13 settembre 2016 @ 10:28

    Luigi, c’è un’altra scritta, secondo me anch’essa molto bella, nell’archivolto del portale trecentesco della chiesa di Castelbasso. E’ questa:
    “CORTEXIA DE VOCCA MULTU VALE POCU CUSTA”
    Traduco: “Cortesia di bocca molto vale poco costa”
    Non potrebbe essere applicata anche allo “scriptu”? 🙂

  12. Luigi Accattoli scrive,

    13 settembre 2016 @ 15:59

    Il “Dizionario dei proverbi italiani e dialettali” della BUR, che è sempre con me come Sancho con don Chisciotte, a sentire la tua scritta non trattiene la lingua:

    Cortesia di bocca, mano al cappello, poco costa ed è buono e bello
    Bonn paroli varen tant e costen poch (Lombardia)
    Corstesia de boca poco costa e val assai (Venezia Giulia)
    Cortesie de bocje no coste bez (Friuli)

  13. giuseppe di melchiorre scrive,

    13 settembre 2016 @ 20:30

    La scritta di Castelbasso è del 1338. Ha diritto di primogenitura? Non ha importanza. Importante è che la saggezza popolare ha larga diffusione…
    Grazie per la tua attenzione.

  14. Luigi Accattoli scrive,

    13 settembre 2016 @ 21:31

    Il mio Sancho non mette le date e illaziona che tutti quei detti vengano da un progenitore latino che suona così: “Verbum dulce quidem tibi multiplicabit amicos” (Una parola dolce può moltiplicarti gli amici).

  15. giuseppe di melchiorre scrive,

    13 settembre 2016 @ 23:00

    Questo progenitore latino non lo conoscevo!
    Buona notte a te e a tutti.

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