Colui che presiede lava i piedi alla prima persona

Colui che presiede lava i piedi alla prima persona e gli dona l’abbraccio di pace: questa a sua volta ripete il gesto verso colui che gli sta accanto: così è previsto nel libretto della “Veglia per la Giornata mondiale dei Poveri” del Consiglio per la nuova Evangelizzazione. Nei commenti altri elementi.

15 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    18 novembre 2017 @ 21:53

    Lavanda innovativa. Non ho potuto partecipare alla Veglia che si è fatta stasera – e forse non è ancora terminata – a San Lorenzo fuori le Mura, a motivo di una richiesta del Corriere.it di intervistare sulla Giornata l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi: domani linkerò l’intervista. Se qualcuno dei visitatori ha seguito una diretta, o può linkare una registrazione della Veglia, gliene sarò grato. Ma ho voluto segnalare quella “lavanda dei piedi” che mi è parsa innovativa e nel commento seguente riporto la preghiera che nel libretto viene proposta a introduzione del rito della lavanda.

  2. Luigi Accattoli scrive,

    18 novembre 2017 @ 21:54

    Lavandoci i piedi reciprocamente. Preghiera che introduce al rito della lavanda dei piedi di cui nel post:

    Con gli stessi sentimenti di Cristo Gesù ci manifestiamo servi gli uni degli altri, lavandoci i piedi reciprocamente: partecipiamo con fede a questo gesto umile e povero che ci ricorda il servizio e la solidarietà da esercitare ogni giorno verso i nostri fratelli bisognosi.

  3. Luigi Accattoli scrive,

    18 novembre 2017 @ 22:00

    Lavate i piedi gli uni agli altri. Per intendere il segno della lavanda reciproca, diversa da quella liturgica del Giovedì Santo nella quale il sacerdote “in figura di Cristo” lava i piedi a dodici persone, è utile la parola di Gesù che nel racconto di Giovanni 13 comanda appunto che i discepoli si lavino i piedi “gli uni agli altri”: Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.

  4. Amigoni p. Luigi scrive,

    18 novembre 2017 @ 22:25

    Liturgia poco fantasiosa . Troppo appiattita sul Vangelo. Ci vuole altro per salvare il mondo.

  5. maria cristina venturi scrive,

    19 novembre 2017 @ 8:48

    ” troppo appiattiti sul Vangelo”
    “Ci vuol altro per salvare il mondo”.
    Ma il mondo non e’ salvato da Gesu’ Cristo figlio di Dio , incarnato , morto e risorto , per noi? O lei p. Amigoni ha un altro piano per salvare il mondo?

  6. maria cristina venturi scrive,

    19 novembre 2017 @ 8:54

    Oggi nella liturgia ambrosiana e’ la seconda domenica d’ avvento. La salvezza del mondo e’ L’ avvento di Gesu’ . Piacerebbe ai fedeli che ogni tanto, solo ogni tanto, quando avanza tempo dopo aver parlato di poveri, migranti, ius soli, ecologia, scienza, economia, cambiamenti climatici, sociologia, psicologia, gli attuali sacerdoti vescovi cardinali e papi parlassero ANCHE dell’ Incarnazione di Gesu’ Cristo.Solo se gli resta tempo….

    Rorate cieli de super
    Et nubes pluant iustum

  7. maria cristina venturi scrive,

    19 novembre 2017 @ 9:02

    https://www.youtube.com/watch?v=-EjHCYLukRY

  8. Luigi Accattoli scrive,

    19 novembre 2017 @ 10:57

    Di rientro da messa ho moderato – in coda a questo e altri post – undici commenti di visitatori notturni e mattinieri: ripeto l’invito all’accortezza di indicare in ogni commento a chi si sta rispondendo, perché potrebbe capitare che il commento che stiamo scrivendo appaia dopo diversi altri, che al momento non vediamo, rendendo incerto il riferimento affidato al solo contenuto.

  9. Lorenzo Cuffini scrive,

    19 novembre 2017 @ 13:13

    Maria Cristina Venturi : è proprio perché Gesù Cristo è il Dio INCARNATO che possiamo, anzi, DOBBIAMO, parlare di poveri, migranti, ius soli, ecologia, scienza, economia, cambiamenti climatici, sociologia, psicologia.
    Sarebbe un vanificare Cristo, se ci ritagliassimo un Dio disincarnato e sfavillante nel suo empireo incommensurabimente lontano.
    Buon avvento, per te che l’hai già iniziato.

  10. Amigoni p. Luigi scrive,

    19 novembre 2017 @ 14:27

    Io – in ambrosiano – ho parlato solo del lieto annuncio del Battista, paro paro a quello del Signore: Convertitevi perchè il regno dei cieli è vicino.
    E mentre nel resto della predicazione il Battista è il patrono e il modello dei “profeti di sventura” e dei “geometri dell’inferno”, nell’annuncio fondamentale è evangelico come Gesù. Quasi di più.

  11. giuseppe di melchiorre scrive,

    19 novembre 2017 @ 15:21

    Capisco P. Amigoni delle 22,25 di ieri.
    Parlare del Vangelo oggi è troppo facile. Gesù parlava il linguaggio del suo tempo in un contesto sociale che lo vedeva integrato negli usi e nei costumi, anche se Lui ce l’aveva con chi predicava bene e razzolava male. La lavanda dei piedi agli ospiti faceva parte dell’ospitalità ebraica: Camminando con sandali su strade terrose i piedi s’insudiciavano di polvere. Di solito, i visitatori si lavavano i piedi da sé, tanto che Gesù si lamentò con il fariseo che l’aveva invitato, ma non gli aveva dato l’acqua per lavarsi i piedi, mentre una prostituta glieli stava lavando con le lacrime e glieli asciugava con i capelli. Gli ospiti più facoltosi affidavano questo compito ad un servo o ad una serva. Un padrone o una padrona di casa che lavasse personalmente i piedi ai visitatori mostrava uno speciale riguardo verso di loro. E questo Gesù lo fece con i discepoli, dandone un grande esempio col linguaggio gestuale del suo tempo.
    Oggi, dopo 2017 anni da Lui, la situazione sociale è molto diversa, e lavare i piedi non ha nessuna influenza su di essa. Va bene, quanto fatto da Papa Francesco è solo un atto simbolico, ma sarebbe molto più esemplare se egli vendesse il patrimonio immobiliare della Chiesa ammontante a 2.000 miliardi di euro (fonte il Sole24Ore), o anche solo una parte significativa di esso, a favore dei poveri. Non vuole essere questa un’espressione superficiale, ma il suggerimento di un certo linguaggio delle opere che nella società di oggi ha una ricaduta fattiva ed è più convincento e per niente criticabile.
    Chi scrive non è assolutamente un anti-bergogliano, ma un suo convinto estimatore, consapevole però che nessuno è perfetto, ivi compreso, ovviamente, chi scrive, appunto.
    Per questo, se ho detto qualche baggianata, chiedo scusa in anticipo a Luigi, che ha la riconsciuta facoltà di bannarmi, e, nel caso non arrivasse a tanto, a chi dimostra cortesia nel leggermi. Concludo qui e saluto tutti. Pax vobis et omnia bona pauperibus!

  12. Victoria Boe scrive,

    19 novembre 2017 @ 17:08

    Intanto però, caro Giuseppe, il Papa ha messo all’asta un’ automobile di grande valore che gli è stata regalata, e il ricavato andrà ai poveri.
    Quanto al patrimonio immobiliare, non credo che dipenda solo da lui venderlo. Il Vaticano è un luogo dove gli interessi sono molti e in mano a molti. Considerare il Papa come un sovrano assoluto, che può fare e disfare a suo piacimento, è abbastanza ingenuo.
    Ti saluto caramente, Giuseppe di Melchiorre.

  13. giuseppe di melchiorre scrive,

    19 novembre 2017 @ 17:46

    Victoria cara,
    proprio perché in Vaticano gli interesse sono molti e in mano a molti, io tutte le mattine, nel mio minimo, prego per il Papa, perché Dio lo protegga nel fisico e nella missione, e prego anche per chi gli è d’aiuto e per chi lo contrasta.
    Un caro saluto anche a te e grazie perché hai avuto la cortesia di leggere un dubbioso come me. Per questo mi piace molto cercare e spero che la Luce mi aiuti…

  14. Beppe Zezza scrive,

    19 novembre 2017 @ 18:38

    Il denaro in se’ non è cattivo, senza denaro non si aiuta nessuno. La povertà in se’ non è un bene, anzi la si considera un male e per questo si cerca di abolirla.
    Una chiesa “povera” sarebbe impossibilitata a fare una qualsiasi opera di carità.
    Chi vuole una Chiesa “povera” senza proprietà o “beni di fortuna” , vuole una Chiesa insignificante nel pianeta.
    Il problema è “usare del denaro per l’amore” e non per il potere. Questa è una sfida continua.

  15. Amigoni p. Luigi scrive,

    19 novembre 2017 @ 19:06

    Una liturgia “appiattita” sul Vangelo: è un elogio (c’era un po’ di ironia nel messaggio di ieri sera). Fossero tutte così.

RSS feed per i commenti a questo articolo

Lascia un Commento

Il commento sarà pubblicato dopo l'approvazione del moderatore del blog - perdona l'attesa

Devi essere collegato per inviare un commento