Fine vita: Francesco sollecita un supplemento di saggezza

Francesco ha inviato ieri al Meeting Regionale Europeo della “World Medical Association” sul fine vita un messaggio importante, che riporto per intero nei sette primi commenti facendoli corrispondere ai sette paragrafi del documento. I titoletti sono miei. In coda svolgerò una mia considerazione che anticipo in breve: non c’è una nuova impostazione ma vi sono due novità di accento che rendono meno astratto il rifiuto dell’accanimento terapeutico e meno ardua la ricerca di soluzioni legislative “il più possibile condivise”.

94 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Mirare al bene integrale. Messaggio di Francesco 1: Oggi è possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare. Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona.

    17 Novembre, 2017 - 13:07
  2. Luigi Accattoli

    Proporzionalità delle cure. Messaggio Francesco 2: Il Papa Pio XII, in un memorabile discorso rivolto 60 anni fa ad anestesisti e rianimatori, affermò che non c’è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene (cfr Acta Apostolicae Sedis XLIX [1957],1027-1033). È dunque moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito “proporzionalità delle cure” (cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’eutanasia, 5 maggio 1980, IV: Acta Apostolicae Sedis LXXII [1980], 542-552). L’aspetto peculiare di tale criterio è che prende in considerazione «il risultato che ci si può aspettare, tenuto conto delle condizioni dell’ammalato e delle sue forze fisiche e morali» (ibid.). Consente quindi di giungere a una decisione che si qualifica moralmente come rinuncia all’“accanimento terapeutico”.

    17 Novembre, 2017 - 13:08
  3. Luigi Accattoli

    L’eutanasia sempre illecita. Messaggio Francesco 3: È una scelta che assume responsabilmente il limite della condizione umana mortale, nel momento in cui prende atto di non poterlo più contrastare. «Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire», come specifica il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2278). Questa differenza di prospettiva restituisce umanità all’accompagnamento del morire, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere. Vediamo bene, infatti, che non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte.

    17 Novembre, 2017 - 13:08
  4. Luigi Accattoli

    Attento discernimento. Messaggio Francesco 4: Certo, quando ci immergiamo nella concretezza delle congiunture drammatiche e nella pratica clinica, i fattori che entrano in gioco sono spesso difficili da valutare. Per stabilire se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale. Occorre un attento discernimento, che consideri l’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. La dimensione personale e relazionale della vita – e del morire stesso, che è pur sempre un momento estremo del vivere – deve avere, nella cura e nell’accompagnamento del malato, uno spazio adeguato alla dignità dell’essere umano. In questo percorso la persona malata riveste il ruolo principale. Lo dice con chiarezza il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità» (ibid.). È anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, di valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta, rendendone doverosa la rinuncia qualora tale proporzionalità fosse riconosciuta mancante. È una valutazione non facile nell’odierna attività medica, in cui la relazione terapeutica si fa sempre più frammentata e l’atto medico deve assumere molteplici mediazioni, richieste dal contesto tecnologico e organizzativo.

    17 Novembre, 2017 - 13:09
  5. Luigi Accattoli

    Trattamenti costosi. Messaggio Francesco 5: Va poi notato il fatto che questi processi valutativi sono sottoposti al condizionamento del crescente divario di opportunità, favorito dall’azione combinata della potenza tecnoscientifica e degli interessi economici. Trattamenti progressivamente più sofisticati e costosi sono accessibili a fasce sempre più ristrette e privilegiate di persone e di popolazioni, ponendo serie domande sulla sostenibilità dei servizi sanitari. Una tendenza per così dire sistemica all’incremento dell’ineguaglianza terapeutica. Essa è ben visibile a livello globale, soprattutto comparando i diversi continenti. Ma è presente anche all’interno dei Paesi più ricchi, dove l’accesso alle cure rischia di dipendere più dalla disponibilità economica delle persone che dalle effettive esigenze di cura.

    17 Novembre, 2017 - 13:09
  6. Luigi Accattoli

    Prossimità responsabile. Messaggio Francesco 6: Nella complessità determinata dall’incidenza di questi diversi fattori sulla pratica clinica, ma anche sulla cultura della medicina in generale, occorre dunque tenere in assoluta evidenza il comandamento supremo della prossimità responsabile, come chiaramente appare nella pagina evangelica del Samaritano (cfr Luca 10,25-37). Si potrebbe dire che l’imperativo categorico è quello di non abbandonare mai il malato. L’angoscia della condizione che ci porta sulla soglia del limite umano supremo, e le scelte difficili che occorre assumere, ci espongono alla tentazione di sottrarci alla relazione. Ma questo è il luogo in cui ci vengono chiesti amore e vicinanza, più di ogni altra cosa, riconoscendo il limite che tutti ci accumuna e proprio lì rendendoci solidali. Ciascuno dia amore nel modo che gli è proprio: come padre o madre, figlio o figlia, fratello o sorella, medico o infermiere. Ma lo dia! E se sappiamo che della malattia non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura: senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza accanirci inutilmente contro la sua morte. In questa linea si muove la medicina palliativa. Essa riveste una grande importanza anche sul piano culturale, impegnandosi a combattere tutto ciò che rende il morire più angoscioso e sofferto, ossia il dolore e la solitudine.

    17 Novembre, 2017 - 13:10
  7. Luigi Accattoli

    Soluzioni condivise. Messaggio Francesco 7: In seno alle società democratiche, argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza: in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise. Da una parte, infatti, occorre tenere conto della diversità delle visioni del mondo, delle convinzioni etiche e delle appartenenze religiose, in un clima di reciproco ascolto e accoglienza. D’altra parte lo Stato non può rinunciare a tutelare tutti i soggetti coinvolti, difendendo la fondamentale uguaglianza per cui ciascuno è riconosciuto dal diritto come essere umano che vive insieme agli altri in società. Una particolare attenzione va riservata ai più deboli, che non possono far valere da soli i propri interessi. Se questo nucleo di valori essenziali alla convivenza viene meno, cade anche la possibilità di intendersi su quel riconoscimento dell’altro che è presupposto di ogni dialogo e della stessa vita associata. Anche la legislazione in campo medico e sanitario richiede questa ampia visione e uno sguardo complessivo su cosa maggiormente promuova il bene comune nelle situazioni concrete.

    17 Novembre, 2017 - 13:10
  8. Luigi Accattoli

    Due spostamenti d’accento. Dicevo nel post che il Papa non offre con questo documento una nuova impostazione, che resta quella del doppio no all’eutanasia e all’accanimento, ma svolge una trattazione che presenta almeno due novità di accento, o – se vogliamo – di insistenza, di messa in chiaro. La prima riguarda gli sviluppi della scienza medica: essi oggi sono tali che in certi casi la vita fisica potrebbe essere prolungata molto oltre la cessazione di condizioni rispondenti al bene integrale della persona. Le affermazioni di principio evocate dal Papa sono quelle già formulate da Pio XII nel 1957, da una dichiarazione sull’eutanasia del 1980 e dal Catechismo di poco successivo. Ma l’invito a considerare come praticabile la rinuncia a proseguire con cure non risolutive nel testo di ieri è più esplicito e diretto. Altrettanto si può dire per la seconda novità d’accento, riguardante la ricerca, in contesto democratico, di soluzioni legislative “il più possibile condivise”. Anche questo era detto ma più in negativo, per mettere in guardia dai rischi della concertazione, piuttosto che per incoraggiare a essa. Negli ultimi decenni abbiamo avuto una progressiva accentuazione del conflitto su questa materia drammatica e nuova. Il documento di ieri, da approfondire in ogni riga, potrebbe aiutare a una bonifica di questo territorio umano inesplorato da quella dannosa spirale, almeno per quanto riguarda gli aspetti ideologici.

    17 Novembre, 2017 - 13:11
  9. Federico Benedetti

    Potrei essere d’accordo, ma quello che arriva alla maggioranza dei fedeli (grazie a un’opera di strumentalizzazione e manipolazione prevedibile ed evitabile) è un cambiamento netto, a favore dell’eutanasia. Come quando il Papa disse “chi sono io per giudicare” e venne interpretato come il via libera l’omosessualità e alle unioni civili.
    Come avevo già espresso in questo blog, ho l’impressione che il Papa, per onorare il proprio dovere pastorale di guida, debba sforzarsi di essere più chiaro possibile (inequivocabile) e prevedere (e provare ad evitare) le strumentalizzazioni di media, politici e comitati d’affari…

    17 Novembre, 2017 - 13:45
  10. Lorenzo Cuffini

    Federico: difficile essere piu’ chiari di così, confermando il no netto alla eutanasia.
    Ma c’è un sacco di altra roba, su cui dare orientamento.
    E meno male che il papa ne parla, senza trincerarsi dietro formule che voglion dire niente.

    17 Novembre, 2017 - 13:53
  11. Vincenzo Salcone

    Si, anche per me, in questo caso, il ragionamento di Bergoglio e’ da condividere.
    Il vero accanimento terapeutico inteso come l’incapacita’ di accettare la morte va evitato.

    17 Novembre, 2017 - 13:56
  12. Victoria Boe

    Niente affatto. Il discorso del Papa è chiarissimo. No all’Eutanasia. Più chiaro non potrebbe essere. Chi non lo capisce deve avere qualche problema. Ed è affar suo, allora.
    Chi continua ad insistere sulla non chiarezza delle parole del Papa è sempre spinto dalle solite remore pregiudiziali verso Francesco.

    17 Novembre, 2017 - 14:41
  13. Victoria Boe

    Il mio era riferito @13:45

    17 Novembre, 2017 - 15:31
  14. Andrea Salvi

    A Federico Benedetti.
    Anche le ultime parole di Giovanni Paolo II “lasciatemi andare” sono state strumentalizzate dai radicali e da altri e propagandate in modo iniquo come espressione di una volontà di eutanasia, volontariamente a mio parere, creando confusione tra rinuncia all’accanimento terapeutico e eutanasia. Forse che Giovanni Paolo II doveva evitare quelle parole per impedire l’uso che ne e’ stato fatto?
    E’ tempo che molti cercano di tirare il papa di turno per la giacchetta a sostegno di tesi che non ha mai condiviso.

    17 Novembre, 2017 - 16:17
  15. Beppe Zezza

    Più volte sono intervenuto sul blog ponendo l’accento su l’uso di vocaboli, uso che non è “neutro”.
    Il papa ha riaffermato il giudizio tradizionale della Chiesa sull’argomento del fine vita: no deciso all’eutanasia (attiva), no all’accanimento terapeutico.
    Tuttavia, se fosse solo questo quello che ha detto , non si comprenderebbero i titoli di scatola che appaiono su molti giornali.
    Ha aggiunto anche altre cose : che ogni situazione particolare richiede discernimento e che si deve tenere conto del volere del malato in un rapporto dialogico (nel quale peraltro non è più richiamata la “competenza” del paziente, presente invece nel Catechismo)
    Ho due perplessità . La prima è questa frase posta come premessa del discorso : ” Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono RISOLUTIVI “. E’ questo aggettivo che mi turba per la sua ambiguità. Perché quelli che mette in questione sono gli “interventi non risolutivi” Ma cosa significa “intervento risolutivo”? Posto che certamente non vuol dire “che produca la guarigione”, possono essere intesi praticamente tutti gli interventi!
    La seconda è il richiamo alla “dignità” (” uno spazio adeguato alla dignità dell’essere umano”). Non so se la “dignità’ dell’essere umano” abbia una sua definizione cristiana, ma qui mi pare riecheggi il pretesto dei sostenitori della eutanasia che parlano sempre di “voler morire con dignità”.

    Rimane , a mio parere, aperto il discorso relativo alla liceità della cosiddetta “eutanasia passiva” (non mettere in atto azioni terapeutiche che potrebbero prolungare la vita di un paziente, comunque destinato a morire in un tempo più o meno prossimo). E’ questo , sempre a mio parere, il settore nel quale più fortemente si fa sentire la necessità di tutelare “i più deboli, che non possono far valere da soli i propri interessi”

    17 Novembre, 2017 - 16:44
  16. Vincenzo Salcone

    Quest’ultimo commento non fa una piega.

    17 Novembre, 2017 - 19:38
  17. Victoria Boe

    Sig. Zezza, provo ad esprimere il mio picciol parere.
    “Sempre più efficaci ma non sempre risolutivi” vuol dire che per quanto oggi il progresso della medicina abbia consentito di raggiungere obiettivi più avanzati, anzi insperati, rispetto al passato, tuttavia non sempre e non in tutti i casi la guarigione è garantita, e può darsi che in tali casi le cure siano più dannose del male stesso, e che si configurino come accanimento terapeutico.
    Dunque, è proprio opportuno il discernimento nelle varie situazioni.
    “Dignità” significa che la persona umana ha tutto il diritto di morire senza essere stravolta dalla malattia.
    Lasciar morire qualcuno in condizioni letteralmente disumane significa dimenticare che una persona è tale proprio per la dignità insita nella sua umanità.
    Lo dico con cognizione di causa avendo visto morire, pochi anni fa, una mia cara parente in condizioni disumane, appunto. Ogni qualvolta me ne ricordo, mi vengono i brividi.
    A quel punto lì sarebbe stata benedetta una iniezione per farla morire il più presto possibile. Mi sono spiegata?
    Quel genere di agonia non serve a niente e a nessuno, e fa malissimo, anche spiritualmente, a chi vi assiste.
    Caro sig. Zezza, quando la finiremo col non fare i conti con la realtà che sta sotto i nostri occhi e che richiede aggiustamenti di rotta rispetto al passato ?
    Lei crede davvero che Dio possa opporsi a chi vuol dare un qualche sollievo ad una persona che, allo stremo della vita, preferisce la morte possibilmente dignitosa ?
    Ecco l’importanza del testamento biologico.

    PS
    I caratteri cubitali nei giornali sono dovuti al fatto che con ogni probabilità le parole del Papa porranno in essere ( finalmente!) la legge sul testamento biologico, di cui si discute da anni senza nulla di fatto finora.

    17 Novembre, 2017 - 20:26
  18. Amigoni p. Luigi

    Rif. ore 16.44

    Come dice da anni un mio amico: sono i medici che creano la malattia. Senza medici e medicina non ci sarebbero le malattie e nemmeno accanimenti. Dice lui.
    E l’utilità delle cure risolutive è come l’indebitamento: non si sa mai quando finisce

    17 Novembre, 2017 - 21:23
  19. maria cristina venturi

    in Belgio , in cliniche cattoliche tenute da frati, si ” terminano” malati psichici incurabili . Per un grave disabile psichico il continuare a tenerlo in vita sedato con tranquillanti e psicofarmaci, la cosiddetta camicia di forza chimica, e’ accanimento tearapeutico, visto che non e’ un trattamento ” risolutivo” ne’ si può’ dire che la loro vita sia dignitosa?
    Faremo fuori i gravi disabili mentali perche’ per loro non c’ e’ trattamento risolutivo?
    Lo fece anche Hitler.
    Faremo fuori i bambini con malattie genetiche croniche come Charlie Gard perche’ per loro non c’ e’ trattamento risolutivo?

    17 Novembre, 2017 - 21:58
  20. maria cristina venturi

    I trattamenti non risolutivi in medicina sono la maggioranza. Specialmente dopo una certa età’ . A che pro quindi curare gli ultranovantenni la cui qualita’ di vita decade sempre più’ ? Perche’ non smettere del tutto di dare loro medicine e non spendere i soldi per quelli piu’ giovani? Questo è’ stato proposto in Gran Bretagna dal Servizio Sanitario Nazionale e dal punto di vista logico non fa una piega. I vecchietti hanno vissuto abbastanza e’ accanimento terapeutico voler farli arrivare a cent’ anni !

    17 Novembre, 2017 - 22:25
  21. Amigoni p. Luigi

    …ma Hitler era pazzo. Dunque non è responsabile di milioni di morti ebrei e non ebrei… Per cui l’obbedienza non è più una virtù (don Milani)

    17 Novembre, 2017 - 22:25
  22. maria cristina venturi

    In Africa e nelle culture tribali le cose sono molto semplici : i vecchi venuta la loro ora se ne vanno a morire nella foresta e nessuno li vede più: se una famiglia ha un figlio epilettico o handicappato, spesso lo lascia morire. Non gli danno neppure le medicin e distribuite gratuitamente dallo stato. A che pro? Tanto il poveretto fara’ una vita d’ inferno, cosi’ pietosamente lo fanno morire da bambino.
    Poiche’ sanno che la medicina non e’ mai risolutivo , ne hanno tratto le debite conseguenze. Eutanasia? Basta Accanimento terapeutico? Il confine fra i due e’ sottile come un capello teso su un abisso e chi vuol camminarci sopra sappia che ha sotto di se l’ abisso , e forse, se sbaglia, la vita di uomo sulla coscienza.

    17 Novembre, 2017 - 22:32
  23. Beppe Zezza

    Vedo che il mio accenno ai due vocaboli “risolutivo” e ” dignità” è abbastanza centrato.
    Quanto a Victoria , “A quel punto lì sarebbe stata benedetta una iniezione per farla morire il più presto possibile” equivale a dire che l’eutanasia attiva dovrebbe essere accolta – ciò che il papa nega (e che i radicali chiedono)
    È vero che il tema è difficilissimo e che il discernimento è fondamentale, perché la distanza tra “eutanasia passiva” e ” divieto di accanimento terapeutico” è sottilissima.
    Nell’operare questo discernimento io penso che sia necessario un approfondimento da parte di esperti di teologia morale. Anche se è vero che ogni caso è un caso a se’ , avere delle indicazioni razionali fondate sulla fede alle quali appoggiarsi sarebbe di grande aiuto per non essere travolti dalla emotività, che spesso non è buona consigliera.

    17 Novembre, 2017 - 22:34
  24. maria cristina venturi

    Hitler era pazzo padre Amigoni ma invece in Belgio sono estremamente razionali. Si legga la storia dei frati che amorevolmente accompagnano alla dolce morte i malati psichici.

    17 Novembre, 2017 - 22:51
  25. Amigoni p. Luigi

    “Anche se è vero che ogni caso è un caso a sè…”. Siccome è vero non ci sono altre cose da sapere, oltre quello che, di chiaro, già abbiamo.

    18 Novembre, 2017 - 0:06
  26. Victoria Boe

    Alla Venturi replico che, nelle sue argomentazioni, è andata fuori strada.
    A Beppe Zezza dico, innanzi tutto, che la teologia può interessare solo, eventualmente, chi crede in Dio. Ma bisogna tener conto anche di chi non crede affatto in Dio.
    Poi, ho motivo di ritenere che lui non sia a conoscenza del fatto che anche fra i credenti moltissimi, in preda a sofferenze atroci, chiedono di essere aiutati a morire. E ne hanno tutte le ragioni.
    Mi scusi, sig. Zezza, mi spieghi perché a un animale ferito, per il quale non c’è alcuna speranza di cure risolutive, si dà la morte perché non soffra più, e invece non dovrebbe essere lo stesso per una persona. Certo, con il consenso della persona stessa.
    Proprio per questo è doverosa una legge ben ponderata sul testamento biologico. Ma anche se non ci fosse tale testamento, perché non si dovrebbe tener conto della volontà espressa a voce da una persona?
    Si tratta di questioni che mettono in campo, in ogni caso, la libertà dell’essere umano. E non tenerne conto è già in sé una colpa grave, a mio avviso.
    Qualsiasi coartazione della libertà umana, anche di fronte alla morte, è peccato davanti ad un Dio che quella libertà ha voluto per l’uomo.

    18 Novembre, 2017 - 0:13
  27. Leopoldo Calò

    L’equiparazione degli uomini agli altri animali è fuorviante. E fra l’altro dà molti argomenti ai “contrari’.

    18 Novembre, 2017 - 8:57
  28. Beppe Zezza

    À me risulta che non è consentito dare la morte a un cane vecchio e malato . Almeno così è stato detto a una mia amica che si trovava in grande difficoltà per il suo cane.
    Quanto al fatto che molti “credenti” desiderino l’iniezione fatale, direi che questo è, allo stato attuale, irrilevante.
    Un teologo morale ci potrà dare una indicazione per quella che è la volontà di Dio come la si può comprendere da quello che Dio ha detto e fatto in precedenza. Per un credente questa indicazione è importante. Un non credente potrà rifarsi ad essa o no a sua scelta. È una questione di ruolo. Il capo dei cattolici, a mio parere, deve dare una indicazione in primo luogo a coloro che gli sono affidati.
    Non nego che il problema del rispetto della libertà dell’uomo anche di agire male è presente. Per comprendere come sia scivoloso il problema, basta pensare che credo siamo tutti d’accordo che sia giusto fermare qualcuno che si sta buttando dal tettoe crudele il non farlo.

    18 Novembre, 2017 - 9:22
  29. Amigoni p. Luigi

    I teologi morali si distinguono, come tutti i cristiani (anche quelli del blog), in “di destra e di sinistra”. Spesso incompatibili fra loro. E poi non si è detto che molti (o tutti) i mali del postconcilio derivano anche dal fatto che i teologi hanno assunto il ruolo di maestri, che non compete loro?.
    I moralisti non fanno “magistero vincolante”.

    18 Novembre, 2017 - 9:55
  30. Luigi Mortari

    I teologi morali si distinguono, come tutti i cristiani (anche quelli del blog), in “di destra e di sinistra”.

    Non generalizzi, Padre; personalmente non mi riconosco in quelle etichette.

    18 Novembre, 2017 - 11:11
  31. Lorenzo Cuffini

    Sarebbe cosa buona e giusta sganciare il discorso sulla eutanasia, che non è minimamente in causa, Bergoglio è stato chiarissimo, inutile sollevare polveroni al riguardo, con quello che Bergoglio ha detto.
    Che è assolutamente sacrosanto.
    Diciamo che fino a qualche decade fa la espressione che veniva utilizzata come risolutiva dalla Chiesa in questo genere di questioni era quella di ” fine naturale della esistenza”. E’ ormai evidente che in una serie di casi ( crescente in modo esponenziale, per giunta) questa ” fine naturale” non si sa più che sia.
    I progressi medico/tecnici sono una gran cosa e ringraziamo Dio che ci sia no stati , ci siano e ci saranno, verosimilmente sempre più rapidi e consistenti.
    Ma inutile dire che
    a) spostano il limite della naturalità del’esistenza in un terreno sempre più indistinto e nebuloso;
    b) moltiplicano a dismisura il numero di casi in cui vite di esseri umani si trovano ad essere in balìa, oggi non gestibile personalmente, di altri soggetti, di istituzioni, persino di tribunali.
    c) forzatamente queste situazioni sono in una casistica di un varietà estrema, per cui individuare qualche norma valida erga omnes è questione da ginepraio, e la valutazione ( anche, direi soprattutto, etica ) implica per forza una valutazione e un ” discernimento” caso per caso, non per relativizzare il campo del fine vita, ma perché, intanto che ci si interroga e si riflette, il fine vita SI E’ GIA’ BELLO CHE RELATIVIZZATO DA SE’.
    d) rifiutarsi di mettere mano, con tutta la prudenza, i freni e la cautela del caso,a queste questioni PER PAURA che possano essere strumentalizzate, malintese, equivocate o peggio, è irresponsabile e, da parte della Chiesa, non più accettabile.
    Fare gli struzzi serve mai a un tubo.
    Gli struzzi cattolici, poi, sono una contraddizione in termini.

    18 Novembre, 2017 - 12:02
  32. Lorenzo Cuffini

    Se c’è un campo in cui è indispensabile muoversi con delicatezza, attenzione e pudore, questo è quello del fine vita. Perché, a dispetto di quanti dipingono l’umanità come una razza di orchi che non aspetta altro che far fuori gente a destra e a mancina a piacimento e a ghiribizzo, c’è una immensa umanità dolente che una volta non esisteva affatto, una schiera senza fine di persone che si trovano a condurre esistenze che, semplicemente, una volta NON sarebbero esistite; una folla di anzianissimi che una volta non ci sarebbe mai stata; una moltitudine di famiglie sconvolte nel loro essere famiglia e nel loro essere persone di famiglia dalla gestione di situazioni di vita congelata in stadi d cui ignoravano peersino la possibilità e che ora si trovano a dover gestire con una pacca più o meno autentica di vaga solidarietà sulle spalle.
    Per questo è FONDAMENTALE il richiamo fatto da Bergoglio alla vicinanza alla persona ammalata, che deve essere sempre tenuta al centro della situazione, e non ridotta a caso umano o a, peggio, a questione di principio in dicussioni di accademia.
    VORREI CHE FOSSE CHIARO CHE I CATTOLICI- CHE SONO SEMPRE STATI PER SECOLI ALL’AVANGUARDIA IN QUESTO CAMPO- OGGI REMANO CON PENOSA FATICA E IMBARAZZANTE ASSENZA , arroccati su forme di assistenza, presenza e segno ferme almeno a cent’anni fa e oggi COMPLETAMENTE inadatte, se lasciate da sole.

    18 Novembre, 2017 - 12:12
  33. Amigoni p. Luigi

    Pienamente d’accordo con Cuffini (che forse – se non si offende – è un cattolico di centro – così si arricchisce e si completa lo schema)

    18 Novembre, 2017 - 12:25
  34. Vincenzo Salcone

    La frase: “Lei crede davvero che Dio possa opporsi a chi vuol dare un qualche sollievo ad una persona che, allo stremo della vita, preferisce la morte possibilmente dignitosa ?* ha come risultato la non esistenza di Dio.
    Per spiegarmi ricorro ad una storiella:
    Un signore va dal barbiere a farsi togliare i capelli ed assiste ad una discussione tra il barbiere, che non crede in Dio, e i clienti; il barbiere spiega ai clienti che Dio non esiste ed il motivo ed il motivo e’ molto semplice, dice lui, essendo Dio buono, come potrebbe permettere terremoti, guerre e malattie senza far niente?
    (che poi e’ quello che disse Veronesi in una famosa intervista per spiegare il perche’ non crede in dio). Ritornando al signore andato dal barbiere, non diede nessuna risposta e finito il taglio se ne va.
    Appena fuori dalla bottega del barbiere, incontra un signore con i capelli e barba lunghissimi ed incolti, allora ritorna dal barbiere ed esclama: il barbabiere non esiste! Il barbabiere stupito, gli dice che deve essere impazzito, ma il cliente risponde che ha appena incontrato un signore con la barba e i capelli lunghissimi da cio e; arrivato alla conclusione che il barbiere non esiste. A questo punto il barbiere gli risponde che lui esiste eccome, e’ il signore capelluto che non si e’ andato a tagliare i capelli, bene gli risponde il cliente, anche Dio esiste e’ l’uomo che non si rivoge a lui, anzi gli va contro e il risultato e’ sotto gli occhi di tutti.

    Conclusione: i mali del mondo non sono colpa di Dio e dire che e’ impossibile che Dio non voglia dare una morte dignitosa ad ogni individuo e come dire che e’ impossibile che Dio permette le guerre e le malattie, il che porta alla coclusione del barbiere: “Dio non esiste”.

    18 Novembre, 2017 - 12:39
  35. Amigoni p. Luigi

    Rif. 12.39

    Sarà colpa dell’inglese non trasparente ma la conclusione non si capisce e la storiella – a mio debolissimo parere – è insignificante, a prescindere dalla conclusione.
    Comunque: Dio non c’entra con le malattie di ognuno e con le guerre di ogni gruppo. Certo non le vorrebbe (spero bene), ma in entrambi i casi è spettatore cieco e muto e insensibile.

    18 Novembre, 2017 - 14:13
  36. Victoria Boe

    Vediamo di non andare fuori tema, per favore.
    Sig. Zezza, qua non si parla affatto di persone o di animali “normalmente” vecchi e ammalati.
    Si parla di esseri viventi in preda ad atroci sofferenze che li stravolgono, e di fronte ai quali è auspicabile, in nome della pietà umana, augurargli una morte dolce. Chiaro? Quindi il discorso cambia, e di molto.
    Non è scritto da nessuna parte che per un essere vivente, compresi gli animali, l’agonia debba essere straziante. Dove sta scritto questo? Chi ha stabilito questo?
    Solo gli aguzzini hanno voluto e vogliono una morte di questa fatta per chi capita nelle loro mani. Non certo Dio.
    Che il discorso sul fine vita sia delicatissimo, come dice Cuffini, è verissimo, ma si impone da sé nel momento in cui si vedono, come io ho visto con i miei occhi allucinati, agonie che stravolgono le persone ed anche chi vi assiste, portando queste ultime fin quasi a perdere la fede in un Dio pietoso.
    A che scopo vedere qualcuno, per esempio, scosso da un tremore involontario e irrefrenabile che lo porta a masticarsi la lingua fino a farne una poltiglia sanguinante e il volto ridotto ad una maschera inguardabile? Tale da dover distogliere lo sguardo da uno strazio simile, per non andare a vomitare? Quale sarebbe il lato positivo di una fine di questo genere? Non ne vedo alcuno, cari signori molto devoti e molto clericali.
    Assai semplice parlare e pontificare senza aver sperimentato di persona certe situazioni. Ecco perché spesso mi trovo a dire che si impara più dalla vita che dagli scritti dottrinali e teologici.
    Quanto al discorso di V.Salcone, trovo che sia del tutto fuori luogo e fuori tema.
    Già sentito peraltro.

    18 Novembre, 2017 - 14:49
  37. maria cristina venturi

    Dunque secondo padre Amigoni Dio e’ ” spettatore cieco muto e insensibile”
    Non ho parole, solo tanta amarezza di trovare queste parole dette da un sacerdote cattolico.

    18 Novembre, 2017 - 14:52
  38. maria cristina venturi

    Inoltre vorrei ricordare a padre Amigoni che L’ eutanasia come L’ aborto non sono ne’ di destra ne’ di sinistra, sono oggettivamente dei peccati come ha sempre insegnato la Chiesa. Il relativismo di cui si fa testimone padre Amigoni , distinguendo la teologia morale in due schieramenti, quasi non vi fosse una verita’ ma solo opinioni e’ scoraggiante. E’ veramente la dittatura del relativismo: quella che oggi ci governa e che pretende anche di governare la Chiesa cattolica.

    18 Novembre, 2017 - 14:56
  39. picchio

    LA storiella di Salzone non ha nessun senso…….
    “anche Dio esiste e’ l’uomo che non si rivolge a lui” …Molte persone malate di cancro si rivolgono ogni giorno a lui eppure muoiono lo stesso…. e se ci rivolgessimo a LUI non ci sarebbero più terremoti?????
    cristina vicquery

    18 Novembre, 2017 - 15:22
  40. Federico Benedetti

    Condivido la riflessione di Maria Cristina delle 14.56.

    18 Novembre, 2017 - 16:21
  41. Victoria Boe

    Che Dio non c’ entri con le malattie né con le guerre è un dato di fatto. E neanche ha a che vedere con i disastri della natura.
    L’ errore più grande è fare riferimento a Dio per ogni cosa. Fare di Dio uno scaricabarile dove gettare tutto quel che accade su questa Terra, può essere molto comodo. Anche farne un burattinaio agli ordini dell’ uomo è una scappatoia che esime l’ uomo dall’ agire in proprio.
    Molto meglio invocarLo perché ci illumini sul da farsi e ci guidi verso il Bene.
    Noi uomini siamo chiamati ad essere responsabili, non ad applicare “verità”preconfezionate.

    18 Novembre, 2017 - 17:03
  42. Lorenzo Cuffini

    Maria Cristina Venturi, e Federico di rimbalzo,alle 14,56 hanno preso un granchio grosso come una casa.
    Che ci siano teologi morali di dx e di sinistra è un fatto oggettivo.
    Cosa che mi autorizza, difatti, a diffidare grandemente dei teologi, quando si citano come se fossero Verbum Domini. Aggiungo che ci sono anche teologi che, per nulla vaccinati dalla qualifica, sparano ipotesi che definire ” di studio” per non dir baggianate, è un delicato eufemismo. Ne abbiamo anche esempi fragranti dal blog.
    Dunque, i teologi moralisti non fanno magistero vincolante.
    Si stia a sentire la Chiesa, e non si troverà ombra di dittatura del relativismo.

    18 Novembre, 2017 - 17:10
  43. Lorenzo Cuffini

    Ha perfettamente ragione padre Amigoni.
    Soltanto chi decide di dimenticarsi del ” Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” si scandalizza o si amareggia ( ma de che?) del fatto che si possa dire la stessa cosa, con parole diverse: che arriva per tutti ( PER TUTTI) il momento in cui si tocca con mano che Dio E’ spettatore cieco muto e insensibile.
    Prima ci si fa i conti, se ne fa esperienza, se ne prende consapevolezza, sulle orme di Gesù Cristo in croce, meglio è.
    Non ci puo’ essere accettazione in senso cristiano del termine se non si passa PRIMA da questo bagno di realtà e di concretezza.

    18 Novembre, 2017 - 17:15
  44. Lorenzo Cuffini

    Infine, e poi la pianto, vorrei ricordare che l’affermazione ” Dio esiste, e’ l’uomo che non si rivolge a lui, anzi gli va contro e il risultato e’ sotto gli occhi di tutti.” è uno di quegli umanissimi ( e fondati sul nulla) tentativi di addomesticare, dandogli una parvenza di accettabilità, lo scandalo della esistenza della sofferenza personale e collettiva.
    Lo ricordo perché vorrei togliere dalle spalle di chi è già costretto, senza sua alcuna colpa, a barcollare sotto il peso del dolore e della sofferenza l’ulteriore soma del senso di colpa di non essersi rivolto a Dio, o di non averlo fatto abbastanza, o di aver fatto chissà che, o di non averlo fatto, all’opposto…
    Magari lo si fa con le migliori intenzioni del mondo, ma lo si fa facilmente. Parlo di dare legnate in testa a chi già soffre, con l’esplicazione delle “teorie sulla sofferenza” .
    Noi cristiani abbiamo Gesù Cristo in croce: lì, sta tutto.
    Basta, avanza, sopravanza.

    18 Novembre, 2017 - 17:34
  45. Amigoni p. Luigi

    Rif. 14.56 e 16.21

    Dittatura del relativismo è Gianni Vattimo col suo “pensiero debole” e chi lo propone (oscenamente) sul blog come maestro autorevole del nulla.

    18 Novembre, 2017 - 17:55
  46. Beppe Zezza

    A victoria Boe 14.49
    La questione degli animali l’ha messo in campo lei. Dai suoi discorsi biaogna fare una differenza tra ferita e malattia. Tuttavia la argomentazione mi pare debole.

    Non è “scritto” da nessuna parte che un essere umano debba morire tra atroci sofferenze, ma, ahimè, accade. E da sempre. Chi ha stabilito questo? Risponderei : madre natura ( che spesso viene definita “matrigna” )
    Giustamente lei dice che solo gli aguzzini “vogliono” una fine di tal fatta. Qui, tra di noi, nessuno la “vuole” al punto che si mettono in atto tutti i possibili accorgimenti per ridurne gli effetti….con un limite.

    Perché la “natura” è così “crudele”? ( basta vedere qualche documentario )
    Io la risposta non ce l’ho.

    Qui nessuno pontifica ( credo ). Tuttavia è indubitabile che per ragionare bene non bisogna farsi travolgere dalla emotività.

    18 Novembre, 2017 - 19:16
  47. Victoria Boe

    Ma qui devo tornare–e lo faccio senza polemica– al tipo di cristianità che viene vissuta da molti.
    Ed è una cristianità, mi dispiace dirlo, all’insegna della immaturità. Che non è solo di molti laici ma anche di molti ecclesiastici. Si prendono le parole già dette, le pagine già scritte in tempi lontani, e si incollano nella mente senza riflessione, senza approfondimento.
    Si copiano e si incollano e si tramandano come fossero oro fino. Con il timore di offendere Dio stesso se si usa il proprio raziocinio per indagare, per andare a fondo su certe presunte verità che tali poi non risultano essere.
    Allora, quando si sentono asserzioni nuove, mai prima sentite, si grida allo scandalo e si finisce per parlare di “relativismo” che la fa da padrone in questo nostro mondo.
    Ecco: il cestino dove buttare tutto ciò che non corrisponde ad una visione di Dio stereotipata ha la scritta “relativismo”, parola usata vanamente per dire tutto e il contrario di tutto.

    “Da tempo evito di pronunciare il nome Dio. Lo evito, perché sento che, pronunciandolo, nomino invano.
    Ogni sentiero scalato per raggiungere il senso di quel nome, mi conduce all’assurdo. Così gli aggettivi onnipotente, onnisciente, trascendente, immanente: li posso evocare, inneggiare, venerare, ma poi
    subito la realtà me li sconfessa. La realtà mi riporta là dove realmente sono. Qui, ora, così come sono, esisto…
    Dio non lo vedo quando mi metto in posa per vederlo. Invece ne sento l’intima presenza quando faccio di tutto per negarlo. Lo cerco davanti, e ne avverto la nascosta compagnia che mi sostiene da dietro. Per me Dio è Cristo. Cristo è il DIETRO DI DIO della teologia e della filosofia. Sulla croce gridò: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

    Queste parole sono scritte da un ministro di Dio (p. Luciano) che ha raggiunto la maturità del suo pensiero cattolico, che vede Dio nella realtà di questa vita, non nell’ aldilà di un altro mondo da dove tutto dirige.
    Allora si può capire il senso dell’espressione ” Dio è spettatore cieco e muto e insensibile”, e si comprende, comunque, che Dio è un’ energia vitale che spinge ognuno ad agire con le proprie risorse fisiche e mentali.
    E chiamalo “relativismo”, questo.

    18 Novembre, 2017 - 20:19
  48. Amigoni p. Luigi

    …sempre che soffrire il dolore sia emotività; ragionare sia solo un lusso per gli eternamente sani
    Aggiungerei altre pochissime parole se Accattoli non le bocciasse.

    18 Novembre, 2017 - 20:47
  49. Victoria Boe

    Questa dell’emotività se la poteva risparmiare, sig. Zezza.
    Devo dire che lei ha capito ben poco di quello che io ho scritto. Ha fatto un bel minestrone, non c’è che dire. Questo accade quando si parte con il paraocchi. E lei lo ha sempre avuto il paraocchi di stampo religioso-scritturistico.
    Lei comunque non vede l’evidenza stessa. Come quando si va a cercare una cosa che hai sotto gli occhi e non la vedi.
    Scusi tanto, per chi viene chiesta una morte sopportabile, ovvero una dolce morte? Forse per quelli che non ne hanno bisogno?
    E di quali accorgimenti parla, caro sig.Zezza?
    Ha letto per caso l’episodio di cui ho scritto, o ha sorvolato rapidamente per concludere sulla “emotività” irrazionale?
    Se fossi cattiva, potrei augurarle di avere esperienza diretta di certe situazioni, perché se lo meriterebbe. Così vedrebbe l’evidenza, appunto.

    18 Novembre, 2017 - 21:45
  50. Victoria Boe

    “Aggiungerei altre pochissime parole se Accattoli non le bocciasse.”

    Ma Accattoli boccia, padre Amigoni.
    Boccia e taglia. 😀 😀 😀

    18 Novembre, 2017 - 22:19
  51. Beppe Zezza

    A victoria boe 21.45
    Ho provato a rispondere punto per punto al suo post.
    otQuando qualcuno non capisce niente di un discorso le ipotesi sono due:
    – quel qualcuno è ottenebrato da qualche “peccato originale” che gli impedisce di comprendere
    – il discorso è fatto in modo non chiaro
    Delle due ipotesi lei sceglie la prima : ho un para-occhi religioso scritturistico.
    Dovrebbe prendere in considerazione anche la seconda e aiutarmi a “capire meglio”

    il porre come argomentazione a sostegno di una tesi che il vivere una certa situazione penosa può portare al vomito non è forse un richiamo alla emotività?

    Gli “accorgimenti” ai quali accenno sono quelli della “terapia del dolore” che si mettono in atto per rendere più sopporta ili le sofferenze.

    18 Novembre, 2017 - 23:35
  52. Beppe Zezza

    A p. Luigi Amigoni 20.47
    Non è il ” soffrire il dolore” la emotività, ma il “prendere delle decisioni generali sotto l’influsso di situazioni dolorose particolari”

    18 Novembre, 2017 - 23:40
  53. Vincenzo Salcone

    La storiella non e’ mia ma dello scienziato cattolico Zichichi che l’ha raccontata in un incotro/scontro con Odifreddi, il quale asseriva che se Dio esiste allora non dovrebbero esserci le guerre, come le malattie; Zichichi gli faceva notare che le guerre come le malattie ci sono perche’ l’uomo non sa “chiedere” ne “ascoltare” Dio anzi si e’ talmente allontanato da Lui che mette in dubbio la sua esistenza.
    Questo per dire che Dio e’ li sempre pronto per noi, siamo noi che con i nostri peccati non riusciamo ad “ascoltarlo”. Partendo da questa storiella ho fatto notare che se si afferma che e’ impossibile che Dio non voglia dare una morte dignitosa ad ogni individuo, e la logica conclusione e’ quindi che farebbe bene l’uomo a dargliela, allora sarebbe altrettando impossibile che Dio permetta le malattie o le guerre, perche’ appunto esse portano ad una morte non dignitosa. La morale che si doveva trarre e’ che bisogna accettare e sopportare la propria croce fino alla fine e nessuno di noi puo mettersi al posto di Dio.
    Gesu’ mentre pregava nell’orto degli ulivi disse: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”, e cosi dice il Padre nostro…sia fatta la tua volonta’.

    18 Novembre, 2017 - 23:58
  54. Vincenzo Salcone

    Per Cristina, non so che dirle; Gesu’ stesso disse chiedi e ti sara’ dato…..
    Ha mentito Gesu’? Se come me pensi che Gesu’ non ha mentito allora l’unica risposta che puo darti e’ che l’uomo non sa chiedere e non comprendere la riposta di Dio. Non dico nulla di nuovo, basta leggere i diari di Padre Pio o di altri Santi per comprendere cosa significa sia saper chiedere che saper comprendere la risposta di Dio.

    19 Novembre, 2017 - 0:13
  55. picchio

    “La morale che si doveva trarre e’ che bisogna accettare e sopportare la propria croce fino alla fine e nessuno di noi può mettersi al posto di Dio.”
    Ma di che stai parlando Vincenzo?
    Ogni giorno in milioni di ospedali del mondo pazienti, familiari e medici ” si mettono al posto di Dio” L’anno scorso una persona a me cara durante una breve malattia disse più volte ai medici che se le cose fossero peggiorate non voleva essere attaccato ad un respiratore artificiale.Quando si arrivò a quel punto i medici chiesero anche a noi familiari il consenso e quella persona morii serenamente. Fosse stato ventilato sarebbe vissuto, “sopportando la propria croce” una settimana, un mese, magari un po’ di più chi lo sa…
    Tutto questo in linea con la Dichiarazione sull’eutanasia della Congregazione per la Dottrina della Fede (1980) e il prefetto era Ratzinger : «Prendere delle decisioni
    (sull’uso proporzionato dei mezzi terapeutici) spetterà in ultima analisi alla coscienza del malato o delle persone
    qualificate per parlare a nome suo, oppure anche dei medici, alla luce degli obblighi morali e dei diversi aspetti del
    caso». Aggiunge che «è anche lecito interrompere l’applicazione di tali mezzi, quando i risultati deludono le
    speranze riposte in essi. Ma nel prendere una decisione del genere si dovrà tener conto del giusto desiderio
    dell’ammalato e dei suoi familiari, nonché del parere di medici veramente competenti; costoro potranno senza
    dubbio giudicare meglio di ogni altro se l’investimento di strumenti e di personale è sproporzionato ai risultati
    prevedibili e se le tecniche messe in opera impongono al paziente sofferenze e disagi maggiori dei benefici che se
    ne possono trarre».

    cristina vicquery

    19 Novembre, 2017 - 0:38
  56. Victoria Boe

    Mi dispiace, sig. Zezza, devo ribadire che lei non ha capito quasi nulla del discorso che ho fatto; e il peccato originale non c’entra nulla. Credo di essere stata chiara sull’argomento trattato e non voglio ripetermi.
    Se lei non ha capito, di certo non è una mia colpa.
    Lei non ha avuto esperienze dirette tipo la mia, gentile signore, per cui non è in grado di capire evidentemente.E se io scrivessi pagine intere,lei continuerebbe a non capire. Si auguri di non avere mai bisogno di sperimentare direttamente certe situazioni per poter comprendere la realtà complessa della vita. Io, al contrario di lei, fin da piccola ne ho avute tante di esperienze dirette di diverso genere e mi hanno fatto maturare molto più che se avessi letto tanti libri. Tanto è vero che mi sento vicinissima a tutti coloro che vengono guardati e giudicati dai benpensanti come esseri diversi da emarginare e, magari, colpevoli di peccare contro Dio. Inoltre, ho letto e leggo tantissimi libri che trattano di tutti i problemi della vita reale, per cui ho una cultura che va in molte direzioni, non è a senso unico religioso. Questo è il motivo che mi fa dire che la Vita è maestra e non la Chiesa, come lei, Beppe Zezza, ha affermato e come i clericali di solito affermano con tanta superficialità.
    A loro suggerisco di cercare il contatto diretto con la Vita per imparare da essa. Perché è lì che si impara davvero, non dai libri dove sono scritte verità preconfezionate e cristallizzate.

    19 Novembre, 2017 - 2:03
  57. Victoria Boe

    L’ emotività non c’entra niente di niente con l’assurdità di certe situazioni che si presentano senza via di sbocco. E di fronte alle quali non c’è terapia del dolore che tenga, caro signore. Provare per credere. Sappia che ogni situazione è una storia a sé e non si può generalizzare.
    A seconda dei casi ci si può augurare solamente che la morte arrivi il più presto possibile per porre fine ad un dolore e ad uno stravolgimento che non hanno alcun senso. Proprio nessun senso.
    E le posso assicurare che vedere una persona ridotta a scheletro, disfatta dal dolore, con una maschera sul viso prodotta dal disfacimento, trasformata in modo tale da essere irriconoscibile, può portare al vomito chiunque abbia un minimo di sensibilità.
    Altro che razionalità a buon mercato, caro signore.
    Ripeto: provare per credere.

    19 Novembre, 2017 - 2:13
  58. picchio

    scusate, Ratzinger nel 1980 non era ancora alla guida della CDF, è che mi sembra abbia passato tutta la vita là…
    cristina Vicquery

    19 Novembre, 2017 - 8:54
  59. Amigoni p. Luigi

    a) Dio permette le guerre e le malattie = Dio assiste (impotente a impedirle) al fatto che ci siano guerre e malattie. Ma non le vorrebbe, come non vorrebbe una esistenza e una morte indignitosa di ognuno di noi.

    b) Sap. 2,23-24: Dio ha creato l’uomo per l’immortalità…ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo.
    Chi sostiene la bontà infinita e “l’onnipotenza onnipotente” di Dio dovrebbe spiegare perchè Dio non ha impedito al diavolo (nella Bibbia: creatura umanissima) di portare la morte nel mondo. Così dicono in sostanza vari “ateismi”.

    c) Ratzinger prende molto-molto-molto sul serio queste obiezioni (Spe salvi n. 42). Esclude chiaramente che l’ateismo sia la risposta adeguata e razionale a queste obiezioni, ma non banalizza il problema dicendo “basta chiedere e ascoltare Dio”, e non mettersi al posto di Dio.

    19 Novembre, 2017 - 9:25
  60. Leopoldo Calò

    Qualcuno continua ad esprimere giudizi sul modo di essere prete di padre Amigoni, traendo spunto dai suoi post, approfittandone per confutarli. Sarebbe come se altri avanzassero riserve sul medico Venturi, che più volte ha espresso opinioni in contrasto con le basi del suo mestiere. Ma sarebbe scorretto nel caso della dottoressa, come lo è nel caso del sacerdote.

    19 Novembre, 2017 - 9:57
  61. Luigi Mortari

    Amare il prossimo significa anche stare dalla parte di chi disgraziatamente sia rimasto colpito da una malattia, o più in generale da una grande sofferenza.
    Una dei dolori più grandi credo sia quello di vivere queste situazioni in uno stato di solitudine, senza alcuno che ti tenda una mano, ti sorrida o anche sia solo a te accanto; uno che semplicemente sappia ascoltarti e, se possibile, comprenderti.
    L’umanità, la qualità di far sentire una persona tale e importante nonostante la situazione difficile, è una caratteristica che andrebbe sviluppata in tante cliniche dove a perfetti macchinari e medici esperti non corrisponde altrettanta umanità.
    Umanità laddove la vita si spegne e il malato sovente si sente un peso.
    Ora che grazie al cielo si è accettata la terapia del dolore, il prossimo passo prima di quello di eliminare il problema è quello della terapia dell’amore.
    Buona domenica al pianerottolo.

    19 Novembre, 2017 - 10:12
  62. Vincenzo Salcone

    Padre Amigoni, io nn banalizzo nulla.
    È scontato che Dio essendo Amore, nn vorrebbe guerre e malattie.
    Così come tutto ha inizio con la superbia e l’invidia del diavolo.
    Ho spiegato che il “chiedere ed ascoltare” è stato spiegato appunto
    non solo dai Santi i quali sapevano “chiedere ed ascoltare”
    ma come scrive lei anche dai Padri della Chiesa
    come lo è Benedetto.
    Ho detto che il “peccato” ha allontanato l’uomo talmente da Dio
    che nn sa ne “chiedere ne ascoltare” ma che come
    dimostrano i Santi ogni uomo puo potenzialmente diventare
    un Santo e poter saper “chiedere ed ascoltare” la voce di Dio.

    19 Novembre, 2017 - 11:17
  63. Beppe Zezza

    Gentile signora Boe
    Temo che a non comprendere sia lei. Mi pare chiaro Che nel mio commento io abbia usato la locuzione “peccato originale” nel senso di “errore alla base di” e non facendo riferimento a quanto accaduto in Gen 3.
    Le sofferenze che precedono la morte hanno un senso oppure no ? Io non lo so ma certamente non posso affermare con sicurezza che non abbiano alcun senso dato che non so quello che avviene nello spirito dell’uomo all’approssimarsi della fine . Il cosiddetto buon ladrone si è convertito stando appeso alla croce in preda a una sofferenza tremenda E si è salvato per l’eternità .
    Una cosa so ed è che la sofferenza mette a dura prova la nostra fede in un Dio buono .

    19 Novembre, 2017 - 11:53
  64. Beppe Zezza

    Quando nel Vangelo c’è scritto chiedete e vi sarà dato non sta facendo riferimento a qualche grazia qualsiasi tipo la fine di una sofferenza ma sta riferendo allo spirito Santo . Spirito Santo che ci permette di affrontare tutte le situazioni con fortezza .

    19 Novembre, 2017 - 11:55
  65. Victoria Boe

    Ma cosa vuole che avvenga nello spirito di un uomo che è ridotto allo stremo e sta soffrendo le pene dell’ inferno e non capisce più nulla?
    Cosa vuole che avvenga, scusi? Può solo sperare , ammesso che sia in grado di pensare, di morire il più presto possibile.

    19 Novembre, 2017 - 13:26
  66. Vincenzo Salcone

    Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde (Luca 9,22-25)

    3Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. 44. 45Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. 46. 47Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, 48dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. 4

    Credo che con queste espressioni Cristo ha voluto spiegare che la salvezza dell’anima è l’unico scopo della vita e bisogna saper sop(portare) la propria Croce, perchè tutto è fatto per il nostro bene, che come Ci spiega nn è la felicità Sulla terra, ma guadagnare Il posto accanto a Lui.
    Chi ha visto i film di Massimo Troisi, Ricomincio da Tre e Non ci resta che piangere, avrà sentito due espressioni che fanno molto ridere ma contengono delle verità; 1) Ricordati che devi morire!”
    2. il prete che dice a Troisi che una malattia è un “dono” di Dio, è Troisi Lo prende in giro dicendogli di nn pregare per lui perche nn vorrebbe che poi Dio gli mandi un “dono”

    Alcuni di noi trovano la fede nel dolore,
    altri la trovano nella gioia.
    Le vie Del Signore sono infinite.
    Ma bisogna appunto ricordarsi che siamo sulla Terra di passaggio….”ricordati che devi morire”…..SI SI ora me Lo scrivo 🙂

    19 Novembre, 2017 - 13:33
  67. Victoria Boe

    Smetta, per favore, di fare citazioni evangeliche che si rivelano ampiamente inadeguate ai casi della vita più drammatici.
    Un sano realismo non guasterebbe.

    19 Novembre, 2017 - 13:34
  68. Lorenzo Cuffini

    Vorrei abbracciare tutte le persone che in questo preciso momento soffrono
    ( magari un momento che dura mesi, anni, quarti di secolo, vite intere) e rassicurarle che NON hanno alcuna colpa della loro sofferenza.
    Men che meno, se si trovano a “litigare”, sacrosantamente, con Dio,se si trovano a chiedergli conto, anche a muso duro, della assurdità, della profonda ingiustizia e della in-sopportabilità di certe situazioni, se, pure credenti, capita loro – come mi è capitato- e giustamente!!!- di sentirmi dire, “Gesù Cristo ha patito tre gioni, mio figlio trent’anni, sai quanti giorni sono?” bene: che lo facciano, a cuore libero.
    Perché dialogare- e senza problemi di etichetta e di incensi, la croce è croce, con Dio, quando si è nella desolazione più nera, è l’espressione di fede più autentica e più forte che si possa manifestare.
    Non ci si stia a preoccupare di ” sapere parlare” a Dio, di ” sapere chiedere” di ” sapere ascoltare”. NON A NOI, che siamo qui a sfarfalleggiare sulla pellaccia altrui e sul loro dolore che manco possiamo immaginare, MA A CHI SOFFRE NELLA SUA CARNE E SULLA SUA PERSONALE CROCE, Gesù Cristo è personalmente vicinissimo.
    Ogni loro sospiro, ogni loro lacrima, ogni loro pensiero, ogni loro intenzione anche se espressa nella durezza e nella franchezza del linguaggio vero, TUTTO è ascoltato, accolto, ricevuto nel cuore stesso del Dio che ama e che soffre.
    Il resto è ciarlame.

    19 Novembre, 2017 - 13:35
  69. Amigoni p. Luigi

    Rif. ore 11.17

    Tutto ha inizio con “Dio crea l’uomo a sua immagine e somiglianza”; “per l’immortalità”, specifica la Sapienza. Questa è “la partenza e il fondamento”. Poi arriva “l’invidia del diavolo” (per dirla nei termini della Sapienza, che ignora la mela di Adamo e Eva). Qui è il punto cruciale del problema. E Ratzinger lo capisce. Non può spiegarlo; propone e motiva la fede-speranza, ma non invoca scorciatoie puntando sul fatto che “il peccato ci allontana talmente da Dio”. Tanto meno si illude che la sua risposta fondata sulla fede sia accettata da chi non crede.

    19 Novembre, 2017 - 13:50
  70. Beppe Zezza

    A victoria boe
    C’è una zona nell’uomo assai più profonda della ragione ed è quella dello spirito .
    E ‘ che si da la fede ed è la che si svolge l’ultimo rapporto con Dio prima di rendere l’anima.

    a cuffini
    Davanti ad un uomo sofferente la sola cosa che possiamo fare noi la sola cosa che possiamo fare noi è quello di tacere manifestando solidarietà e di contemplare l ‘e sito del colloquio che il sofferente ha con Dio. Questo mi sembra il messaggio del libro di Giobbe

    19 Novembre, 2017 - 14:44
  71. Victoria Boe

    Voglio precisare: il mio@ 13:34 era riferito a Zezza@ 11:55

    19 Novembre, 2017 - 14:46
  72. Victoria Boe

    “Alcuni di noi trovano la fede nel dolore,…”

    C’è anche il caso che molti nel dolore la fede la perdano.
    E qui mi va di ricordare ciò che mi disse anni fa un religioso mio amico, un sant’uomo, il quale, colpito da una malattia senza scampo, perse la fede ( parole sue). Una fede grande, predicata tutti i santi giorni, coltivata in tanti modi, giorno per giorno, con la preghiera e con atti di carità verso il prossimo. Solo più tardi fu riavvolto dalla Grazia (parole sue) e riacquistò la fede.
    Ma non per tutti è così. Allora, sarebbe meglio dire, realisticamente, che il mistero della vita è pari al mistero di Dio e che non ci sono ricette valide per tutti.
    Solo la speranza è consentita. Ma speranza e fede sono cose diverse.

    19 Novembre, 2017 - 15:09
  73. Lorenzo Cuffini

    Caro Beppe.
    Giobbe va benissimo.
    Ma Giobbe non conosce Gesù Cristo, che va ben oltre.

    19 Novembre, 2017 - 15:21
  74. Vincenzo Salcone

    Non so perche’ sia cosi superba Victoria Boe….non sapendo nulla poi della vita
    mia e della drammaticita’ della magari mia vita’ o della vita degli altri a cui io ho assistito…..Dando a me la patente di “nn sapermi immergere nella vita reale”,

    Sta dicendo che io non sono empatico? Mi giudica?

    Partiamo dai concetti che condividiamo tutti.
    La venuta di Gesu’ per tutti noi ha cambiato il mondo e ci ha indicato soprattutto
    il modo di come noi dobbiamo pensare nel mondo e del mondo.

    Viviamo nel mondo ma non siamo di questo mondo ci disse…..
    Gli ultimi saranno i primi.
    Cosa signfica per noi?

    Significa che per esempio il figlio di Agnelli che e’ nato come “primo” in realta
    e’ nato poverissimo e perche’?
    Perche’ e’ nato con tutte le cose del mondo, non ha da chiedere nulla al mondo e la logica conseguenza
    e’ che avendo tutto dal mondo, per staccarsi da esso sara’ difficilissimo….
    Non e’ forse lo stesso Cristo che ha detto: e’ piu facile che un ricco entri nel Regno dei Cieli che un elefante
    dalla cruna di un ago?
    Il perche’ e’ semplice, gli sara’ difficile ma tanto difficile staccarsi dalle “cose” del mondo.
    E’ nato poverissimo…..e il contrario invece vale per il povero che per il ragionamneto opposto nasce ricchissimo.

    Si capovolge la logica del mondo con Cristo, perche’?
    Perche la “Buona Novella”, il Vangelo ci dice che il Regno di Dio e’ gia’ tra noi, e qual’e’ il Regno di Dio?

    La salvezza dell’anima e quindi poter stare al cospetto di Dio. Questa e’ la “felicita” per Cristo e non la troveremo
    sulla terra…..

    Non e’ forse Lui che ha detto: Non vi prometto la felicita’ in questo mondo ma nell’Altro.

    Accettare la propria Croce e’ il cammino dell’uomo sulla terra, e chiedendo a Cristo(Chiedimi e ti sara’ dato), appunto
    lo Spirito Santo, l’uomo puo’ tutto.

    Non e’ forse Cristo che ha detto: A nessuno verra’ data un croce piu’ pesante di quella che puo sostenere?
    Dio e’ Misericordia infinita perche’ l’uomo con l’unione dello Spirito Santo puo sostenere qualsiasi croce,
    ed e’ Giustizia infinita perche non avra’ mai una croce piu pesante di quella che puo sostenere.

    19 Novembre, 2017 - 15:31
  75. Vincenzo Salcone

    correzione! mi e’ venuo l’elefante invece del cammello 🙂
    forse perche e molto piu grande

    19 Novembre, 2017 - 15:46
  76. Vincenzo Salcone

    Io ho cercato, spesso nn riuscendoci per le mie infinite debolezze,
    di guardare il mondo con le lenti nella ‘Buona Novella”.
    Quando in un ospedale ho visto uomini soffrire con
    una dignità e una dolcezza infinita, che pregavano per la loro
    guarigione e per nn soffrire ma accettando la croce
    che Dia gli ha dato, con quei loro occhi che ti trapassano
    da una parte all’altra, ebbene ho visto, dei Giganti, mi sono
    commosso e spaventato nel sentirmi così piccolo piccolo,
    chiedendomi, sarei io capace?

    Mentre quando vedo un uomo potente che sperpera il suo denaro
    e usa il suo potere per lui, vedo, un uomo piccolo piccolo piccolo.

    19 Novembre, 2017 - 16:22
  77. Luigi Accattoli

    A Salcone delle 15, 31. “A nessuno verrà data un croce più pesante di quella che può sostenere” non credo sia un detto di Gesù. Tra le parole di Gesù la più simile è forse questa: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” che è in Matteo 16 e – un po’ diversa – in Luca 14. A ogni modo, prima che ne vengano diatribe, tu indica la fonte del tuo detto. Qui siamo tutti scribi.

    19 Novembre, 2017 - 16:58
  78. Beppe Zezza

    Concordo interamente con Victoria : il mistero della vita è pari al mistero di Dio ( in verità sono lo stesso mistero )
    La risposta di Ratzinger non può essere accettata da chi non crede. Perché il “mistero” non può essere “spiegato” e chi “conosce” solo attraverso la ragione si trova un gradino sotto a chi conosce attraverso fede e ragione.
    Non capisco la osservazione di Cuffini a proposito di Giobbe.

    19 Novembre, 2017 - 17:03
  79. Victoria Boe

    “Non so perche’ sia cosi superba Victoria Boe….non sapendo nulla poi della vita mia e della drammaticita’ della magari mia vita’ …”

    Gentile Salcone. a parte che io non sono superba per niente, tutt’altro, io a lei non mi sono rivolta in questo thread.
    Forse lei non ha notato che un mio commento che è comparso dopo il suo era rivolto a Zezza; e io l’ho precisato.
    Stia più attento.

    19 Novembre, 2017 - 17:19
  80. Victoria Boe

    Però devo dire che l’elefante che entra nella cruna di un ago, con quel po’ po’ di proboscide che si ritrova, mi fa ridere davvero. 😀 😀

    19 Novembre, 2017 - 17:25
  81. Beppe Zezza

    ritengo che Salcone faccia riferimento a questo passo di S. Paolo
    1Cor 10:13 Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla.

    19 Novembre, 2017 - 18:14
  82. Amigoni p. Luigi

    Rif. 15.31 – Questo mondo e altro mondo

    a) In 1 Cor 10,13 che fa riferimento alla tentazione (ricordato sopra da Zezza) si può anche intendere – in senso inclusivo – una sofferenza che “mette alla prova”.

    b) Però non è insignificante il lapsus di attribuire a una parola del Signore ciò che è proprio di una spiritualità. Nello stesso pezzo si parla anche di “una felicità promessa non in questo mondo ma nell’Altro”. Non mi pare sia il linguaggio delle Beatitudini nè di altro passo del Vangelo. Questi fraintendimenti non mi paiono roba da poco.

    c) Nello stesso pezzo si parla di “salvezza dell’anima”, che solo nelle vecchie versioni era la traduzione pertinente di Mt 16,25-26 e par. Si parla ancora di “felicità di stare al cospetto di Dio che non troveremo in questa terra”.
    E ancora: “accettare la propria croce è il cammino dell’uomo su questa terra”.
    Mi paiono tipiche espressioni una spiritualità “datata” (che non vuol dire sbagliata), che andrà bene ancora a qualcuno; ma non mi pare sia una proposta utile – anzi rischia di essere controproducente – per chi vive nel mondo di oggi, con i problemi di vita e di “significato” che ad esempio le bio-tecnologie e le nuove conoscenze hanno reso particolarmente gravi.
    Con questa spiritualità si consola qualcuno, certamente; ma non si fa “nuova evangelizzazione”, se questa espressione ha un senso.

    d) E’ chiaro che con queste “diversità” di quadri mentali e spirituali si può andare d’accordo solo recitando le stesse parole del Credo. Non su molto di più.

    19 Novembre, 2017 - 20:04
  83. Victoria Boe

    Concordo pienamente col padre Amigoni.
    Giusto parlare di “una spiritualità datata,” a cui io aggiungo “superata”.
    È proprio questo il problema vero dei cristiani: molti continuano a riferirsi ad una spiritualità d’ altri tempi e non riescono a capire che, mutando i tempi, vanno aggiornati anche i paradigmi della religione e della spiritualità.
    Ed è per questo che è difficile capirsi.

    19 Novembre, 2017 - 20:58
  84. Beppe Zezza

    Rif 20.04
    Prendo nota del fatto che le lettere di S.Paolo non sono Parola di Dio, come diciMo ogni volta che vengono proclamate in Chiesa, ma solo “espressione di una spiritualità ” per giunta “datata,”!
    Il linguaggio della Beatitudini promette una felicità in QUESTO mondo? ( e dunque in contrapposizione con una spiritualità che volge lo sguardo all’ALTRO mondo ) .
    Se p. Amigoni pensa così, è del tutto vero che ci può ritrovare solo recitando il Credo.
    ( Anche se mi chiedo quale è la interpretazione di “verrà a giudicare i vivi e i morti” e “resurrezione della carne” )
    E’ vero che i tempi cambiano e deve cambiare il modo di esprimersi, ma il problema di fondo dell’uomo è sempre lo stesso: che senso ha la vita? Che senso ha la sofferenza? Tutti i progressi tecnologici mirabolanti ai quali abbiamo assistito in questo scorcio di vita non hanno fatto,avanzare l’uomo di un passo nella risposta a questo quesito.
    Se non c’è una altra vita, perché vivere le sofferenze che questa “valle di lacrime” riserva a tutti, nessuno escluso?

    19 Novembre, 2017 - 21:37
  85. Amigoni p. Luigi

    Rif. 21.37

    a) Dal Vangelo secondo Matteo (nuova versione): beati i poveri in spirito perchè di essi sarà il regno dei cieli.
    b) E comunque non è nella Parola di Dio: “a nessuno verrà data una croce più pesante di….”
    c) E recito volentieri il Credo con tutti quelli che vogliono nrecitarlo.

    19 Novembre, 2017 - 22:27
  86. Beppe Zezza

    Rif 22.37
    A ) dunque non c’è nessuna promessa per QUESTO mondo. Giustizia e felicità sono riservate all’ALTRO mondo ( che inizia qui ma non è qui. La oscillazione nelle traduzioni tra “è” e “sarà” deriva dalla impossibilità di rendere in italiano l’imperfetto/incompiuto ebraico )
    B) non a tutte le tentazioni è associata una “croce “, ma a tutte le “croci” si associa la tentazione di mettere in dubbio o negare l’Amore di Dio. E’ comunque da evidenziiare che questa affermazione di S. PAolo è rivolta non a dei “figli di Adamo”, ma a dei “figli di Dio” che con il Battesimo hanno ricevuto in dono la Natura di Dio. E bisogna fare molta attenzione a usare della Parola di Dio per esprimere giudizi sui terzi o derivarne Leggi , la Parola è diretta principalmente a chi la ascolta.
    C) sono lieto di sapere che condividiamo l’attesa del Giudizio e la fede nella Resurrezione della carne.

    20 Novembre, 2017 - 10:10
  87. Lorenzo Cuffini

    A Zezza che dice ” Non capisco la osservazione di Cuffini a proposito di Giobbe”: che c’è da non capire?
    Il Libro di Giobbe è stato scritto PRIMA di Gesù Cristo, il quale va ben oltre il libro e la figura di Giobbe . Un cristiano non puo’ porsi davanti alla questione ” sofferenza & Dio” come Giobbe, che cristiano non poteva essere e non è.

    20 Novembre, 2017 - 12:27
  88. Beppe Zezza

    Lo so bene che il libro di Giobbe è scritto prima di Gesù Cristo ma rappresenta proprio quello che il dramma di ogni essere umano di fronte alla sofferenza che non capisce. Anche nei tempi moderni . E la conclusione del libro di Giobbe non è altro che quella che Giovanni Paolo II riecheggia nella salvifici Doloris.
    Il Cristiano non è un marziano

    20 Novembre, 2017 - 13:48
  89. Beppe Zezza

    La salvifici doloris illustra quello che è sovente il cammino della sofferenza: partendo da una ribellione si puo arrivare attraverso di essa anche alla unione mistica con il Cristo crocifisso. Quello che è prefigurato in Giobbe che conclude la sua esperienza dicendo : prima ti comoscevo per sentito dire ora ti ho contemplato.

    20 Novembre, 2017 - 19:13
  90. Lorenzo Cuffini

    C’è una differenza sostanziale tra dire ” ora ti ho contemplato” a un Dio sideralmente diverso e lontanissimo- anche se gli parli da pari a pari – e vedere il tuo Dio inchiodato su una croce, che patisce prima di te e con te quello che tu patisci e soffri. Indipendentemente dal fatto che tu lo contempli o meno.
    Se togliamo questo al cristianesimo, togliamo tutto.

    21 Novembre, 2017 - 9:48

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