Francesco ai romani: scegliamo insieme il Vicario

“Le novità bergogliane non finiscono mai e due ne sono arrivate ieri e l’altro ieri: il preannuncio di una «riflessione» sull’ordinazione a di uomini sposati e l’annuncio di una consultazione per la scelta del nuovo vicario di Roma”: è l’attacco di un mio giudizioso articolo pubblicato oggi dal Corsera. Nei commenti un brano dell’articolo che invita a non montarsi la testa e il link ad altro mio servizio sulla colletta di Ariccia. Mi do da fare quanto un vaticanista.

22 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    11 marzo 2017 @ 13:06

    Segno riformatore. Si tratta di due novità di segno riformatore, seppure non clamorose: sull’ordinazione di uomini sposati per comunità che non hanno sacerdoti celibi si riflette da tempo e il fatto nuovo è solo che ne parla il Papa, mentre la consultazione per la scelta del vicario — che non c’è mai stata — estende a Roma quanto già si fa, più o meno, in tutte le diocesi.

  2. Luigi Accattoli scrive,

    11 marzo 2017 @ 13:08

    Per Aleppo. Una colletta tra i cardinali e i vescovi della Curia Romana per mandare 100.000 euro ai «poveri di Aleppo»: è la notizia dell’ultima giornata degli Esercizi di Quaresima dei curiali con il Papa, nel ritiro di Ariccia:

    http://www.corriere.it/cronache/17_marzo_10/papa-colletta-cardinali-poveri-aleppo-raccolti-100-mila-euro-bb76166e-05c4-11e7-882a-48a6b14b49a6.shtml

  3. Victoria Boe scrive,

    11 marzo 2017 @ 14:19

    “sull’ordinazione di uomini sposati per comunità che non hanno sacerdoti celibi si riflette da tempo e il fatto nuovo è solo che ne parla il Papa”

    La Chiesa sta facendo “di necessità virtù”. Ed era ora che lo facesse.
    Mi viene spontanea una riflessione, che di certo farà inorridire i cattolici più conservatori.
    Nella Chiesa c’è una preoccupante carenza di preti, lo sappiamo tutti. Nella mia parrocchia (10000 anime) , per esempio, c’è un solo prete, che si fa in quattro per svolgere tutto ciò che gli compete. Se la Chiesa riesce ad andare avanti, lo deve soprattutto a umili preti che faticano enormemente, anche perché soli, nel servizio che gli è richiesto per amore del Signore e dei fedeli.
    Sappiamo anche che ci sono moltissimi preti sposati, esonerati ovviamente dalle funzioni sacerdotali, ma che vorrebbero continuare ad esercitarle.
    Che cosa si aspetta a reinserirli a pieno titolo?
    Il celibato dei preti non era richiesto nei primi secoli del cristianesimo. Col Concilio tridentino venne imposto, e le conseguenze negative ci furono–eccome se ci furono!– ma si tenevano ben nascoste per non creare scandalo.
    Oggi sarebbe il caso, a mio modesto parere, di reintrodurre nella Chiesa almeno gli ex-preti che desiderassero mettersi al servizio della comunità.
    Alcuni anni fa le mogli ( tantissime) di questi preti spretati fecero una petizione in tal senso al papa( se non sbaglio era Giovanni Paolo II), ma non se ne fece niente.
    Forse si sta aspettando che le chiese vengano chiuse per mancanza di ministri?

  4. Federico Benedetti scrive,

    11 marzo 2017 @ 16:41

    Che senso ha discutere del celibato dei sacerdoti quando ormai la Chiesa Cattolica si è posta il problema diverse volte è, ogni volta, si è espressa chiaramente? La mancanza di vocazioni sacerdotali non si risolve estendendo il sacerdozio oves et boves (ai coniugati, alle donne, ai gay, basta che respirino…) ma lasciando ai sacerdoti solo alcuni compiti (più propriamente attinenti al loro ministero) e coinvolgendo laici formati (e su questo ci sarebbe molto da dire!) con deleghe relative all’organizzazione, alla carità, alla catechesi…

    Chiedo a Luigi di chiarire la frase “estende a Roma quanto già si fa, più o meno, in tutte le diocesi”, perchè non mi risulta che i vescovi delle altre diocesi siano scelte da consultazioni popolari. Forse le nomine fatte da papa Francesco a capo delle diocesi (almeno per quanto riguarda l’Italia) hanno seguito questa logica?. Per la mia diocesi e per quella di Bologna addirittura sono stati catapultati sacerdoti di Roma che quasi nessuno conosceva…
    Attendo lumi.

  5. Luigi Accattoli scrive,

    11 marzo 2017 @ 16:50

    Federico si tratta della scelta del vicario, non del vescovo. Il vescovo di Roma è il Papa. Ogni vescovo sceglie un vicario per la propria diocesi. Lo sceglie consultando i collaboratori, il clero, i fedeli. Alle volte con consultazioni ampie, alle volte strette. A Roma questo non è mai avvenuto. Stavolta avviene.

  6. Federico Benedetti scrive,

    11 marzo 2017 @ 16:54

    Il Vicario di Roma però di fatto è un vescovo, perchè giustamente il papa non può dedicarsi alla cura della diocesi di Roma avendo un ministero ben più “ampio”. Credo quindi che sarebbe giusto paragonare la nomina del Vicario a quella dei vescovi.

  7. Luigi Accattoli scrive,

    11 marzo 2017 @ 16:59

    Sarebbe giusto paragonare la nomina del vicario di Roma alla nomina dei vescovi ausiliari [i vicari, nelle grandi diocesi, sono spesso vescovi ausiliari] ma non alla nomina dei vescovi. La differenza è sostanziale.

  8. Federico Benedetti scrive,

    11 marzo 2017 @ 17:54

    Non saprei, probabilmente hai ragione tu, ma credi che il Cardinale Vicario di Roma, il Card. Vallini e i suoi predecessori, sia veramente paragonabile al vicario generale di una diocesi in cui è presente e attivo un Vescovo che ha l’ultima parola su tutto? Francamente mi sembra una figura e un ruolo più vicina a quella di un vescovo che a un semplice vicario, proprio per la peculiarità della diocesi di Roma, per il cardinalato, per il peso delle “deleghe”…
    Direi anzi che il ruolo del Card. Vallini è molto più importante sul piano pastorale e organizzativo di molti vescovi di piccole e piccolissime diocesi che ci sono in Italia (senza seminari, con poche parrocchie e pochi mezzi).
    Non insisto ulteriormente, ma resta il problema della differenza di metodo tra la nomina dall’alto di alcuni pastori e il privilegio di una consultazione concesso ai romani…

  9. Victoria Boe scrive,

    11 marzo 2017 @ 18:21

    “Che senso ha discutere del celibato dei sacerdoti quando ormai la Chiesa Cattolica si è posta il problema diverse volte è, ogni volta, si è espressa chiaramente?”

    Il problema è pressante più che mai, evidentemente, se il Papa preannuncia un’ulteriore “riflessione” sull’ordinazione di uomini sposati per comunità che non hanno sacerdoti.
    Perché allora non richiamare quei tanti ex preti, oggi sposati, che si sentano di rimettersi al servizio della Chiesa?
    Non dimentichiamo che non pochi di loro, forse quasi tutti, furono costretti a lasciare, cioè dovettero ubbidire alle superiori autorità loro malgrado.
    Del resto, non è da oggi che molti preti “in regola” hanno espresso il parere che sarebbe meglio lasciare ai singoli aspiranti al sacerdozio la possibilità o meno di sposarsi.
    Non vedo perché se nei primi secoli ci si poteva sposare, da un certo momento in poi non più. Categoricamente.
    Mica lo impose Gesù ai suoi discepoli. Anche se è vero che indicò la via privilegiata dell’essere “eunuchi” per il Regno dei cieli. La indicò soltanto, non la impose. E come avrebbe potuto?
    E infatti la realtà è che moltissimi non sono riusciti a tener fede ad una regola voluta dagli uomini, non da Gesù.
    La si vuol guardare in faccia la realtà o no?

  10. Luigi Accattoli scrive,

    11 marzo 2017 @ 18:27

    Federico voci non confermate attribuiscono a Francesco l’intenzione di ricondurre il vicario di Roma alla sua funzione e figura vicariale, magari scelto tra i preti di Roma, magari senza cardinalato. La consultazione a clero e popolo in vista della sua scelta sarebbe un segno di questa intenzione. Io ritengo la faccenda verosimile. Si sposa bene con l’intenzione di Francesco di dare risalto al suo titolo e ministero di Vescovo di Roma.

  11. Victoria Boe scrive,

    11 marzo 2017 @ 20:25

    E perché non pensare, invece, che il Papa voglia dare un carattere collegiale alla nomina di un vicario speciale che, vescovo o semplice prete, abbia l’ approvazione di buona parte dei presbiteri e del popolo? Vox populi vox Dei.

  12. Andrea Salvi scrive,

    11 marzo 2017 @ 20:59

    Nei primi secoli del cristianesimo i vescovi erano scelti dalle comunità cristiane
    Certo erano comunità piccole, la scelta oculata era piu’ facile di quanto sarebbe ora…Ma non vedo nulla di scandaloso nella decisione del papa, anzi. Ma forse sono un turiferario.

  13. maria cristina venturi scrive,

    12 marzo 2017 @ 9:00

    La teologia del pueblo in azione.
    El pueblo romano sara’all’altezza del suo ruolo mistico e nella scelta del Vicario? Perche’ da come ha scelto in sindaco Raggi pare che il pueblo a volte non azzecchi la scelta giusta….
    🙂

  14. maria cristina venturi scrive,

    12 marzo 2017 @ 9:52

    Per unire le due liete “novita” i romani potrebbero eleggere come Vicario di Roma un prete sposato, ripescandolo come suggerisce Vittoria Boe, fra quelli
    attualmente “spretati”.
    Cosi’ si tornerebbe davvero ai “vecchi tempi” ,ai primi secoli del cristianesimo come dice Andrea Salvi, quando i preti avevano moglie e figli e nipoti, suocere e nuore (quanta gente da mantenere!) I vescovi e petsino i papi poi.venivano fatti vescovi per acclamazione popolare(di solito a dir la verita’ per acclamazione del proprio clan o parentela piu’o meno potente che accompagnava l’acclamazione con monete sonanti gettate al pueblo) che bei tempi andati!A questo “revival”dei bei tempi andati dei”primi secoli del cristianesimo” oltre alle donne diacono gia’allo studio ,si potrebbe aggiungere l’anafora di Addai e Mari, antichissima preghiera orientale di consacrazione eucaristica senza le parole del Canone, rispolverata ultimamente da certi liturgisti progressisti-antiquari, per poter farel’intercomunione coi luterani.
    E poi dicono che i tradizionalisti sono nostalgici!
    Se andiamo avanti cosi’urgono studi archeologici sui “primi secoli del cristianesimo”, ma anche discernimento, perche’per parafrasare padre Sosa, nessuno ha il video di cosa facessero esattamente i cristiani nei primi secoli.

    🙂

  15. maria cristina venturi scrive,

    12 marzo 2017 @ 10:22

    A me che sono una tradizionalista nostalgica mi puo’anche andare bene l’anafora di Addai e Mari(a parte che non condivido il motivo per cui e’stata ripescata cioe’ il non pronunciare le parole cattoliche della consacrazione per far contenti i protestanti) “ma vorrei un po’di coerenza liturgica. Si sono banditi dalle chiese il canto gregoriano e tante altre musiche bellissimeper far posto alle chitarre elettriche, ai tamburi, alle canzonette Se volete ripristinare l’anafora di Addai e Mari va bene, ma
    allora ci deve essere anche l’atmosfera spirituale e liturgica e la sensibilita’di Addai e Mari. L’antichissima e poetica anafora recitata in compagnia da un prete cattolico e una pastora protestante, con accompagnamento di chitarre diventa ridicola. IL kitch religioso, un miscuglio nausebando e senza stile di vecchio e nuovo alla rinfusa, questo no.
    E a me sembra che i progressisti-antiquari quelli che pensano di far rivivere i “primi secoli”del cristianesimo siano un po’come gli americani che credevano di poter fare i film sull’Antica Roma ad Hollywood, film in cui si notavano i centurioni coll’orologio al polso.
    Pacchianate.

  16. maria cristina venturi scrive,

    12 marzo 2017 @ 11:14

    http://www.lastampa.it/2011/10/25/vaticaninsider/ita/documenti/addai-e-mari-una-preghiera-antica-alle-origini-delle-liturgie-eucaristiche-xoqdgLZGLjP9MlZVnVHpYO/pagina.html

    “Tra le altre caratteristiche, nel suo linguaggio semplice e poetico, l’anafora di Addai e Mari ha la peculiarità di non contenere il cosiddetto racconto di istituzione, cioè la narrazione sintetica dell’Ultima Cena e la ripetizione ad litteram delle parole con le quali Gesù transostanziò il pane e il vino nel suo corpo e nel suo sangue, istituendo il sacramento dell’eucaristia.
    In Occidente, la Chiesa latina fin dai tempi di sant’Ambrogio ha indicato proprio quelle espressioni di Gesù («Prendete e mangiate: questo è il mio corpo…. Prendete e bevete: questo è il mio sangue… Fate questo in memoria di me») come le “parole di consacrazione” da ripetere nel corso della preghiera eucaristica per rinnovare in ogni messa quello che accadde nell’Ultima Cena.”

    ” Il teologo tomista Brunero Gherardini, considerato vicino alle istanze dei tradizionalisti, già in un articolo pubblicato nel 2004 sulla rivista Divinitas si appellava alla Tradizione della Chiesa definita dal Magistero per ricordare che «non si dà, né si fa una celebrazione eucaristica in assenza delle parole con le quali Cristo transostanziò il pane ed il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue». Se oggi il Magistero affermasse il contrario – deduceva in quell’articolo il professore emerito della Lateranense – «darebbe l’impressione di mettersi in contraddizione con se stesso». A tale proposito, Gherardini nel suo argomentare tendeva a sminuire l’autorevolezza del documento vaticano del 2001, attribuendone ispirazione e titolarità esclusiva al pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, a quel tempo guidata dal cardinale Walter Kasper. ”

    Dunque per far contenti kasper e i luterani non si dirà più «Prendete e mangiate: questo è il mio corpo…. Prendete e bevete: questo è il mio sangue… Fate questo in memoria di me».
    I progressi dell’ecumenismo consistono…nel regredire all’indietro nel tempo, ai tempi di Addai e Mari, fregandose di tutto il mMgistero della Chiesa che è venuto dopo, di Sant’ambrogio e dei concili pre-Vaticano II!
    ripeto: e poi non accusate i tradizionalisti di vagheggiare un passato “mitico”, una età dell’oro ai “primordi”!

  17. Andrea Salvi scrive,

    12 marzo 2017 @ 12:16

    Stai tranquilla, sceglie il papa, non è un referendum né sono primarie..inoltre sono escluse cordate e lobbies. E’ solo una consultazione allargata….rilassiamoci…

  18. Luigi Accattoli scrive,

    12 marzo 2017 @ 14:40

    A Maria Cristina Venturi, sempre accurata nelle citazioni, segnalo che nello stesso testo da lei linkato si legge:

    In quell’occasione la validità dell’anafora orientale fu oggetto di un consenso palese, meditato e certo non “estorto”, anche da parte della Congregazione per la dottrina della fede. A quel tempo, il dicastero dottrinale d’Oltretevere era guidato dal cardinale Joseph Ratzinger.

    http://www.lastampa.it/2011/10/25/vaticaninsider/ita/documenti/addai-e-mari-una-preghiera-antica-alle-origini-delle-liturgie-eucaristiche-xoqdgLZGLjP9MlZVnVHpYO/pagina.html

  19. roberto 55 scrive,

    12 marzo 2017 @ 17:34

    Andrea, non sono “primarie” ? Ed io che speravo tanto di candidarmi …………
    Buona domenica sera a tutti !

    Roberto Caligaris

  20. Enrico Usvelli scrive,

    12 marzo 2017 @ 18:04

    Sono d’accordo con Federico che il problema delle vocazioni non si risolve prendendo chiunque. Il Papa è stato chiaro, ha detto che se ci sono poche vocazioni è perché non si prega abbastanza. E in passato è stato chiaro anche sulle vocazioni religiose in generale: se i nostri conventi sono vuoti non dobbiamo pensare che sia corretto tenerli aperti ‘importando’ frati e suore da Paesi dove ci sono più vocazioni.

  21. Enrico Usvelli scrive,

    12 marzo 2017 @ 18:14

    Come scrive Luigi nel suo articolo in certe zone del Brasile la situazione è drammatica. Ho letto da qualche parte che l’ipotesi dei viri probati era stata proposta a Francesco da un vescovo brasiliano (ha un cognome ‘tedesco’ che ora mi sfugge) che ha una diocesi di 800000 km quadrati (oltre due volte e mezzo l’Italia) e pochi sacerdoti.

  22. Enrico Usvelli scrive,

    12 marzo 2017 @ 18:23

    Trovato, mons. Krautler, vescovo di Altamira Xingu

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