La leggenda di Padre Pio che rifiuta il nuovo messale

Continua a girare nella Rete – che è la prateria di tutte le bufale – la leggenda di Padre Pio che rifiuta il nuovo messale e continua a celebrare in latino perché “acerrimo oppositore del Concilio”. Questa bufala è venuta a scornare più volte nel mio blog e dunque ho deciso di prenderla per le corna e ora do conto del risultato della “verifica” condotta con l’aiuto di Stefano Campanella portavoce del santuario di San Giovanni Rotondo e di fr. Luciano Lotti, custode dell’Archivio di Padre Pio. All’obiezione che Padre Pio non poteva rifiutare il nuovo messale, perché promulgato sei mesi dopo la sua morte, i guardiani della bufala rispondono affermando che in previsione del nuovo rito il Padre scrisse a Paolo VI per chiedergli di esserne dispensato e di poter continuare a celebrare con il vecchio messale e aggiungono che la “dispensa” gli fu portata dal cardinale Bacci, con il quale il Padre avrebbe sfogato la sua contrarietà al Vaticano II con le parole «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio». Nulla di ciò è nelle fonti. Il cardinale Bacci va a San Giovanni Rotondo ma non è latore della “dispensa” che il Padre chiederà dieci mesi dopo quella visita. La richiesta è motivata non dalla contrarietà alle innovazioni ma dalla debolezza della vista che gli impedisce di leggere i nuovi testi mentre i vecchi li conosce a memoria. Nei documenti non c’è traccia del presunto atteggiamento di contrarietà al Concilio, vi sono anzi elementi di accoglienza, comprese le novità liturgiche. (Segue nel primo commento)

172 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    6 marzo 2009 @ 21:14

    Certo, nessun impedimento di parlare. Occorre recuperare fiducia nel confronto. Il confronto è utile. Il conflitto è migliore della falsa acquiscienza. Occorre essere larghi nel conflitto. Apprendere cioè, gradatamente, ad ampliare la propria veduta, a renderla ospitale. Ho deciso di prendere contatto con la Fraternità lefebvriana a puro scopo di avvicinamento, mentre mi professo estimatore di Hans Kueng. Poi vi racconterò.

  2. roberto 55 scrive,

    7 marzo 2009 @ 0:31

    “A proposito di “gaffe”: non la trovate tale, scusate, l’iniziativa dei vescovi piemontesi che hanno pubblicamente deplorato che il quotidiano “La Stampa” abbia intervistato Hans Kung ?
    La notizia m’ha, soprattutto, sorpreso pensando all’Arcivescovo di Torino Cardinale Poletto, che, in altre occasioni, mi sembrava avesse espresso posizioni di importante apertura sui problermi d’oggigiorno”.
    Chiedo scusa se mi “auto-cito”, riportando qui il mio post del 28 febbraio scorso – ore 23.24, ma vedo con piacere che non sono il solo a pensarla così.

    Buona notte e buon sabato (per me, lavorativo: pazienza !) a tutti gli amici.

    Roberto 55

  3. affus scrive,

    7 marzo 2009 @ 6:17

    Sono dalla parte del cardinale e della chiesa cattolica romana anche questa volta . Trovo buffo che dei sedicenti cattolici debbano trovare sempre una macchiolina nera su un fazzoletto bianco . il loro spirito di contraddizione , fatto passare per spirito di novità, non ha limiti , nè pudore .

  4. discepolo scrive,

    7 marzo 2009 @ 9:13

    Visto che si parla tanto di Hans Kung mi sia lecito, per par
    conditio , di citare Joseph Ratzinger (Rapporto sulla fede, 1985)

    “La liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. non deve esprimere l’attualità e il suo effimero, ma
    il mistero del Sacro. Molti hanno pensato e detto che la liturgia deve
    essere “fatta” da tutta la comunità per essere davvero sua…In questo modo è andato disperso il proprium liturgico che non deriva da ciò che noi facciamo
    ma dal fatto che qui accade Qualcosa che noi tutti insieme non possiamo proprio fare:nella liturgia opera una forza, un potere che nemmeno la Chiesa tutta intera può conferirsi: ciò che vi si manifesta è l’Assolutamente Altro
    che attraverso la comunità (che non ne è dunque padrona ma serva)
    giunge fino a noi.. per il cattolico la liturgia è la Patria comune, è la fonte stessa della sua identità, anche per questo deve essere predeterminata ,
    imperturbabile, perchè attraverso il rito si manifesta la santità di Dio…
    ..nelle interpretazioni post- conciliari sorse l’impressione che si avesse una pertecipazione attiva solo dove vi fosse un attività esteriore :discorsi, parole, canti, stringer di mano…Ma si è dimenticato che il Concilio mette nella
    “actuosa partecipatio “anche il silenzio, che permette una partecipazione davvero profonda, personale, concedendoci l’ascolto interiore della Parola del Signore. Ora , di questo silenzio non è restat traccia in cert riti…”

    Aggiungo una nota personale: ricordo che proprio negli anni ottanta, quando facevo l’università, per trovare un po’ di silenzio e di “senso del sacro”
    andavo fino all’Abbazia di Chiaravalle a sentire la messa dei Monaci
    Cistercensi…nelle parrocchiie era tutto un suono di chitarre, canzonette
    abbracci e baci… ma se dovevo sentirmi musica moderna preferivo andare a un concerto rock almeno lì suonavano bene…

  5. don78 scrive,

    7 marzo 2009 @ 9:40

    Definizione di “par condicio” da wikipedia:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Par_condicio

    Non credo proprio che qui (in questo blog, sui nostri giornali e tv) il papa abbia bisogno di veder garantita la sua “appropriata visibilità”. Anzi, è agli altri (come Kueng) che manca…

    Grandi le parole di Luigi sul pluralismo e i conflitti. Aspettiamo nuove dal campo lefebvriano. Bonne chance.

  6. matteo scrive,

    7 marzo 2009 @ 10:00

    @ roberto 55 – 7 Marzo 2009 @ 0:31
    Già è stato scritto in questo post, che relativamente all’intervista di Hans Küng su La Stampa va inquadrata nella realtà locale di Torino e La Stampa stessa.

    Detto questo, le cose che dice Küng non sono una novità, le dice da decenni e per questo gli venne anche tolta la missio canonica, non so se dallo stesso ex collega…

    A Discepolo,
    fi farebbe piacere dire,
    che capisco la sua sensibilità,
    periodicamente riposo il mio spirito in un monastero in montagna partecipando in toto alla liturgia delle ore al graduale latino,
    è un momento di pausa che mi aiuta a fare chiarezza dentro di me.

    Poi rientro nel quotidiano,
    la quotidianità della mia parrocchia,
    la gente normale,
    i canti di Giombini, del Gen Rosso o Verde, di Frisina, “Inni e Cantici” vari,

    non me la sento di fare l’elittario,
    sono anche io del Popolo di Dio, e nulla mi scandalizza,

    mi scandalizza solo il male, la maldicenza di chi si dice cristiano, il fare ghetto, non fare unità con il parroco che si fa in quattro per mandare avanti la pastorale parrocchiale, non aiutare quando c’è da dare una mano in parrocchia pur sapendo che se ne ha il tempo, c’è bisogno di portare la comunione agli ammalati, e i sacerdoti non possono arrivare a tutto e chiedono l’aiuto dei laici,

    insomma la prima Chiesa la si fa in comunione con la propria parrocchia e non con i grandi sistemi.

    Detto questo, sono felice che il Signore mi dà anche particolari momenti di pausa.

    Poi ci sono quelli che stanno fuori dall’ovile della parrocchia,
    e i cristiani impegnati si debbono impegnare a guardare fuori dall’ovile,
    chiunque essi siano, come mi fa osservare anche Luigi.

    In questo senso ringrazio Luigi per avermi dato un modo nuovo di guardare fuori dall’ovile a cui non avevo pensato, ma che in realtà non faceva parte nemmeno della mia cultura.

    A proposito, attorno ai Monasteri benedettini, c’è tutto un popolo che si raduna, vengono anche dalle città,
    è un segnale che esiste da sempre,
    di un popolo che predilige la forma contemplativa
    che si esprime anche nella liturgia.

    Ma la vita di un monastero, non può essere quella di una parrocchia.

    In parrocchia, all’occasione io indico anche i monasteri come luogo in cui esprimere la propria religiosità o fede.

  7. don Mario scrive,

    7 marzo 2009 @ 12:01

    Matteo, eccezionale!
    Quando mi fanno parroco ti chiamo: Torino è una bella città, vedrai!!

  8. marta09 scrive,

    7 marzo 2009 @ 12:21

    … E i discepoli dissero a Gesù dopo la Trsfigurazione:
    “Ma stiamo così bene qui, non possiamo rimanerci? Perchè mai dovremmo andare nei casini degli uomini?” (bene o male sapevano dove Gesù voleva andare a parare…)
    E Gesù rispose loro:
    “Che belli che siete!!! Perchè io non stavo forse bene dove stavo? Dai, andiamo, scendiamo da questo monte … tanto ci potrete ritornare quando volete, ma adesso andiamo a portare luce laggiù. …. Ma “acqua in bocca” su quanto avete visto … altrimenti tutti starebbero qui ”
    E i discepoli:
    “Vabbè ci tocca!!! Andiamo!”
    E strada facendo parlavano della risurrezione dei morti … ma non immaginavano certo che andando tra la gente era già un po’ strappare alla morte (non quella fisica)!

    (dal vangelo super apocrifo e molooolto personale) 😀

    Discepolo,
    ti confesso che ogni volta che vado a Camaldoli o Assisi o anche “solo” a Chiaravalle … la tentazione è quella di non tornare a casa … Ma mi tocca perchè quella Luce mi interroga e mi dice:
    “Ma tu, quanta luce porti nel mondo?”
    Come ti capisco!!! :-)
    Ma come condivido con Matteo!!! … Difatti mi sono posta “volontariamente” fuori dai recinti parrocchiali! Perchè c’è più Chiesa fuori che dentro!!! 😛

  9. affus scrive,

    7 marzo 2009 @ 14:17

    ci troviamo davanti a spiegazioni scientifiche del vangelo ma non spirituale,davanti a una cena e non a un sacrificio.

    Padre Pio :
    Il Santo Sacrificio . ” Lo si celebrerà in maniera non approvato dall? Eterno Padre ” .

  10. affus scrive,

    7 marzo 2009 @ 22:18

    La chiesa cattolica ha sostiuito il sinedrio e l ‘antica istituzione gerarchica sacerdotale ebraica non per diventare un’ associazione filantropica atta ad aiutare i poveri disgraziati e a raccolgiere offerte per i senza tetto . La Chiesa cattolica non ha il fine di promuore le associazioni pacifinte o massoniche o filantropche di beneficenza ,piuttosto promuove la giustizia sociale in cui fanno la loro comparsa anche i poveri …….ma il discorso è complesso .
    Tanto è vero che Gesù Cristo non ha inventato nessuna organizzazione tipo teresa di calcutta oppure non è vissuto su una montagna in una comunita monastica tipo san benedetto a vivere la poverta . Gia il fatto che c’era una cassa e c’era chi la gestiva ti dovrebbe far riflettere . Già il fatto che Gesu Cristo subito dopo il discorso della montagna, dove consiglia di :”volgere l’altra guancia “, ma subito dopo si prepara uno scudiscio e giù botte ai venditori del tempio, ti dovrebbe ancora far riflettere . La salvezza è un altra cosa , non filantropia verso i poveri . Un fatto è aiutare chi è in difficoltà e un fatto è concepire una struttura atta ad aiutare i poveri, cosa che nel tipo di oragnizzazione apostolica messa in piedi da Cristo, non esiste traccia .

  11. Syriacus scrive,

    8 marzo 2009 @ 10:37

    “Già nel 1975, durante il pontificato di Paolo VI, viene richiamato dalla Congregazione per la dottrina della fede. In seguito all’inasprirsi dei toni della contestazione, la Congregazione per la dottrina della fede il 18 dicembre 1979 gli revoca la missio canonica (l’autorizzazione all’insegnamento della teologia cattolica). Küng conserva comunque la cattedra presso il suo Istituto (che viene però separato dalla facoltà cattolica). ”

    http://it.wikipedia.org/wiki/Hans_K%C3%BCng

    Quindi, immagino che la firma sulla revoca, se quanto riportato scritto sopra risponde al vero, l’abbia messa Franjo Šeper, Cardinale croato emerito di Zagabria, Prefetto della CDF dal 1969 al 1979. Josephus era ancora a Monaco, allora.)

  12. Syriacus scrive,

    8 marzo 2009 @ 10:39

    Scusate, Seper fui Prefetto sino all’ ’81 .

    (En passant : “Persona Umana”, del ’75…)

  13. Syriacus scrive,

    8 marzo 2009 @ 10:40

    Humana . (‘Come è humano, Lei..’)

  14. Syriacus scrive,

    8 marzo 2009 @ 10:42

    WW la par condicio!!

    http://www.asca.it/news-PIO_XII__KUNG__SUA_IDEA_CHIESA_SIMILE_A_STATO_FASCISTA_E_TACQUE_SU_SHOAH-813673-ORA-.html

  15. Syriacus scrive,

    8 marzo 2009 @ 10:47

    Chi sa il tedesco, può leggersela tutta in originale:

    http://www.sueddeutsche.de/politik/372/460009/text/

    (Io l’ho fatto l’altro giorno, per festeggiare così -“mitridaticamente”…- i settant’anni dall’elezione di Eugenio Pacelli. Stupendo, fra i molti significativi, il passaggio in cui, in sostanza, Kueng dice “E’ stato “Il Vicario’ di Hochhuth , ad aprirmi gli occhi su Pio e l’Olocausto…”)

    [“sueddeutsche.de: Pius XII. ist heute vor allem deshalb umstritten, weil er nicht öffentlich den Holocaust anprangerte, über den er klar im Bilde war. Haben Sie sich damals in Rom auch schon damit beschäftigt?

    Küng: Nein, erst später im Jahr 1963. Das ist mir erst durch Rolf Hochhuths Drama “Der Stellvertreter – ein christliches Trauerspiel” aufgegangen.”]

  16. Syriacus scrive,

    8 marzo 2009 @ 10:53

    [Segnalo: l’urlo di Muench:

    “A far rumore nel frattempo sono le dimissioni dal partito di Angela Merkel dell’ex governatore della Sassonia-Anhalt, Werner Muench, il quale ha attaccato pesantemente il cancelliere anche per l’aperta critica rivolta a Benedetto XVI a fare piu’ chiarezza sull’Olocausto, dopo le dichiarazioni del vescovo negazionista lefebvriano Richard Williamson. “E’ stato un tipico esempio di populismo”, ha spiegato Muench, secondo il quale le dichiarazioni della Merkel “hanno dato alla gente l’impressione che la posizione del Papa sull’Olocausto non fosse chiara. Si e’ trattato di una cosa incredibile, dell’umiliazione del Papa”.

    http://www.agi.it/estero/notizie/200903071914-est-rt11141-art.html

    (…e figuratevi la CSU!!)]

  17. Luigi Accattoli scrive,

    8 marzo 2009 @ 12:25

    “Pacifinte” Affus: straordinaria battuta.

  18. Gerry scrive,

    8 marzo 2009 @ 17:39

    In relazione a quanto detto da Affus nel suo ultimo post, vorrei citare in brano dell’eciclica “Deus caritas est” di Benedetto XVI, in cui è detto in modo più che esplicito che la carità è compito della Chiesa:
    “20. L’amore del prossimo radicato nell’amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma è anche un compito per l’intera comunità ecclesiale, e questo a tutti i suoi livelli: dalla comunità locale alla Chiesa particolare fino alla Chiesa universale nella sua globalità. Anche la Chiesa in quanto comunità deve praticare l’amore.”
    Poco oltre il Papa precisa:
    “25. Giunti a questo punto, raccogliamo dalle nostre riflessioni due dati essenziali:
    a) L’intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l’uno dall’altro. La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza.”
    Non credo si possa dire in modo più chiato.

  19. Syriacus scrive,

    8 marzo 2009 @ 23:26

    Grazie Gerry [ già che ci sono ti dico: i miei genitori sono stati per anni impegnati negli Incontri Coniugali e CPM, etc…] . Incidentalmente, di recente, ho sentito menzionare esplicitamente i tre compiti di Annuncio, Liturgia e Sevizio, in una dichiarazione rilasciata da un Vescovo fresco di elezione (a Berlino, il nuovo Ausiliare Matthias Heinrich) :

    „Ich habe hier in der Kathedrale deutlich gemacht, dass ich meinen Dienst in Liturgie, Verkündigung und in Caritas sehe. Es handelt sich auch um einen Dienst für die Einheit. Dienst an der Einheit bedeutet auch die Menschen hier in unserer Kirche, noch stärker zusammenzubringen, so dass es vielleicht auch eine gewisse Ausstrahlungskraft hat auf die Menschen in dieser Stadt.“

    “Ho chiarito qui in Cattedrale [di cui era già canonico, ndr] che io vedo il mio compito nella Liturgia, nell’Annuncio e nella Carità. Si tratta di un servizio per l’Unità. Servizio all’unità significa anche portare ancor più vicine l’una all’altra le persone qui nella nostra Chiesa, cosicchè ciò possa forse avere una certa energia d’irraggiamento sulle persone di questa città”

    http://www.radiovaticana.org/ted/Articolo.asp?c=267436

  20. Syriacus scrive,

    9 marzo 2009 @ 0:47

    “In conclusione a me sembra chiaro che, basandoci su questi dati oggettivi e non su “voci di corridoio”, la logica dell’Indulto del 1984 si presenti ancor oggi – nonostante “Summorum Pontificum” – come l’unica capace di assicurare una continuità della tradizione, senza rischiare di produrre una Chiesa con due forme rituali romane parallele e inevitabilmente confliggenti, le quali, anche se riproposte per portare la pace, finiscono solo per alimentare la guerra. Poiché quando di un rito si è fatta una riforma completa e integrale, la versione precedente, inevitabilmente, dopo qualche breve tempo, deve uscire di regime. Questa non è solo la previsione esplicita della legge canonica, che oggi si vorrebbe smentire, ma anche la logica elementare del buon senso. E anzitutto di buon senso e di sano realismo dovrebbero dotarsi oggi tutti coloro che rendono parola o iniziative “in re liturgica”.”

    (Andrea Grillo)

    http://137.204.8.65/statusecclesiae/status/quaestiones.php?pagina=indulto_superato.php

  21. lycopodium scrive,

    9 marzo 2009 @ 21:37

    Articolo completo e commenti a questa citazione di Syriacus qui:
    http://www.rinascimentosacro.com/2009/03/spma-lindulto-e-davvero-superato.html

  22. affus scrive,

    11 marzo 2009 @ 21:26

    Fantastico Gerry, il papa è d’accordo con me ,la legge della carità riguarda solo la chiesa, una legge che la chiesa non può imporre a nessuna istituzione sociale in quanto fa parte solo della sua costituzione ,tanto meno allo stato. Lo stato, infatti, si differenzia dalla chiesa per la giustizia , che è il suo modo di fare la carità. Queste cose non vanno confuse ,perchè ognuno ha la sua sfera di azione precisa.

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