La leggenda di Padre Pio che rifiuta il nuovo messale

Continua a girare nella Rete – che è la prateria di tutte le bufale – la leggenda di Padre Pio che rifiuta il nuovo messale e continua a celebrare in latino perché “acerrimo oppositore del Concilio”. Questa bufala è venuta a scornare più volte nel mio blog e dunque ho deciso di prenderla per le corna e ora do conto del risultato della “verifica” condotta con l’aiuto di Stefano Campanella portavoce del santuario di San Giovanni Rotondo e di fr. Luciano Lotti, custode dell’Archivio di Padre Pio. All’obiezione che Padre Pio non poteva rifiutare il nuovo messale, perché promulgato sei mesi dopo la sua morte, i guardiani della bufala rispondono affermando che in previsione del nuovo rito il Padre scrisse a Paolo VI per chiedergli di esserne dispensato e di poter continuare a celebrare con il vecchio messale e aggiungono che la “dispensa” gli fu portata dal cardinale Bacci, con il quale il Padre avrebbe sfogato la sua contrarietà al Vaticano II con le parole «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio». Nulla di ciò è nelle fonti. Il cardinale Bacci va a San Giovanni Rotondo ma non è latore della “dispensa” che il Padre chiederà dieci mesi dopo quella visita. La richiesta è motivata non dalla contrarietà alle innovazioni ma dalla debolezza della vista che gli impedisce di leggere i nuovi testi mentre i vecchi li conosce a memoria. Nei documenti non c’è traccia del presunto atteggiamento di contrarietà al Concilio, vi sono anzi elementi di accoglienza, comprese le novità liturgiche. (Segue nel primo commento)

172 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    8 marzo 2009 @ 12:25

    “Pacifinte” Affus: straordinaria battuta.

  2. Gerry scrive,

    8 marzo 2009 @ 17:39

    In relazione a quanto detto da Affus nel suo ultimo post, vorrei citare in brano dell’eciclica “Deus caritas est” di Benedetto XVI, in cui è detto in modo più che esplicito che la carità è compito della Chiesa:
    “20. L’amore del prossimo radicato nell’amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma è anche un compito per l’intera comunità ecclesiale, e questo a tutti i suoi livelli: dalla comunità locale alla Chiesa particolare fino alla Chiesa universale nella sua globalità. Anche la Chiesa in quanto comunità deve praticare l’amore.”
    Poco oltre il Papa precisa:
    “25. Giunti a questo punto, raccogliamo dalle nostre riflessioni due dati essenziali:
    a) L’intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l’uno dall’altro. La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza.”
    Non credo si possa dire in modo più chiato.

  3. Syriacus scrive,

    8 marzo 2009 @ 23:26

    Grazie Gerry [ già che ci sono ti dico: i miei genitori sono stati per anni impegnati negli Incontri Coniugali e CPM, etc…] . Incidentalmente, di recente, ho sentito menzionare esplicitamente i tre compiti di Annuncio, Liturgia e Sevizio, in una dichiarazione rilasciata da un Vescovo fresco di elezione (a Berlino, il nuovo Ausiliare Matthias Heinrich) :

    „Ich habe hier in der Kathedrale deutlich gemacht, dass ich meinen Dienst in Liturgie, Verkündigung und in Caritas sehe. Es handelt sich auch um einen Dienst für die Einheit. Dienst an der Einheit bedeutet auch die Menschen hier in unserer Kirche, noch stärker zusammenzubringen, so dass es vielleicht auch eine gewisse Ausstrahlungskraft hat auf die Menschen in dieser Stadt.“

    “Ho chiarito qui in Cattedrale [di cui era già canonico, ndr] che io vedo il mio compito nella Liturgia, nell’Annuncio e nella Carità. Si tratta di un servizio per l’Unità. Servizio all’unità significa anche portare ancor più vicine l’una all’altra le persone qui nella nostra Chiesa, cosicchè ciò possa forse avere una certa energia d’irraggiamento sulle persone di questa città”

    http://www.radiovaticana.org/ted/Articolo.asp?c=267436

  4. Syriacus scrive,

    9 marzo 2009 @ 0:47

    “In conclusione a me sembra chiaro che, basandoci su questi dati oggettivi e non su “voci di corridoio”, la logica dell’Indulto del 1984 si presenti ancor oggi – nonostante “Summorum Pontificum” – come l’unica capace di assicurare una continuità della tradizione, senza rischiare di produrre una Chiesa con due forme rituali romane parallele e inevitabilmente confliggenti, le quali, anche se riproposte per portare la pace, finiscono solo per alimentare la guerra. Poiché quando di un rito si è fatta una riforma completa e integrale, la versione precedente, inevitabilmente, dopo qualche breve tempo, deve uscire di regime. Questa non è solo la previsione esplicita della legge canonica, che oggi si vorrebbe smentire, ma anche la logica elementare del buon senso. E anzitutto di buon senso e di sano realismo dovrebbero dotarsi oggi tutti coloro che rendono parola o iniziative “in re liturgica”.”

    (Andrea Grillo)

    http://137.204.8.65/statusecclesiae/status/quaestiones.php?pagina=indulto_superato.php

  5. lycopodium scrive,

    9 marzo 2009 @ 21:37

    Articolo completo e commenti a questa citazione di Syriacus qui:
    http://www.rinascimentosacro.com/2009/03/spma-lindulto-e-davvero-superato.html

  6. affus scrive,

    11 marzo 2009 @ 21:26

    Fantastico Gerry, il papa è d’accordo con me ,la legge della carità riguarda solo la chiesa, una legge che la chiesa non può imporre a nessuna istituzione sociale in quanto fa parte solo della sua costituzione ,tanto meno allo stato. Lo stato, infatti, si differenzia dalla chiesa per la giustizia , che è il suo modo di fare la carità. Queste cose non vanno confuse ,perchè ognuno ha la sua sfera di azione precisa.

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