Lombardi sulla rinuncia di Benedetto andata a segno

La decisione [della rinuncia al Pontificato] di Benedetto XVI ottenne l’obiettivo che si proponeva, vale a dire l’obiettivo di creare uno spazio di grande libertà per il Collegio dei cardinali, per riflettere e prepararsi all’elezione di un successore che potesse dare alla Chiesa quell’impulso di cui si sentiva la necessità: lo dice il padre Federico Lombardi, già portavoce dei Papi Benedetto e Francesco e ora presidente della Fondazione Ratzinger, in un’intervista in spagnolo che si può leggere in Vaticaninsider.

10 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    11 febbraio 2018 @ 22:28

    Con l’affetto di sempre. Era l’11 febbraio il giorno della rinuncia e oggi è di nuovo l’11 febbraio, cinque anni dopo. Di nuovo mando un bacio a Benedetto. Ricordo quel giorno con il rimando al post che scrissi in grande fretta e che dice bene – mi pare – l’affetto con cui l’avevo seguito nei suoi otto anni di Papa ma già prima in tutti i suoi 23 di Curia Romana: fretta http://www.luigiaccattoli.it/blog/la-rinuncia-del-papa-gli-dico-bravo/#comments

  2. Andrea Salvi scrive,

    11 febbraio 2018 @ 22:28

    Peccato che non ci sia la traduzione in italiano.

  3. Leonardo Lugaresi scrive,

    12 febbraio 2018 @ 12:47

    Caro Luigi,
    come fa «el rostro mediático» a sapere che quello era «el objetivo que se proponía» Benedetto XVI? Ti risulta che lo abbia detto il papa, da qualche parte?
    O è un’illazione del «rostro mediático»? E soprattutto, che senso avrebbe? Rinunciare al papato (restando per giunta “papa emerito”) come potrebbe dare maggiore libertà al collegio dei cardinali nella scelta del successore rispetto alla condizione normale in cui si svolgono normalmente i conclavi, cioè “a papa defunto”?
    A me sembra invece che, più passa il tempo, più risultino enigmatiche persino le cause di quella rinuncia. Altro che gli obiettivi!
    (Pensare che Benedetto XVI abbia rinunciato al papato perché “era un po’ stanchino”, come Forrest Gump, non è fargli un grande onore).

  4. maria cristina venturi scrive,

    12 febbraio 2018 @ 12:57

    Sembra che l’unica cosa buona che abbia fatto Benedetto sia stato dare le dimissioni. L’unica sua benemerenza come ci ripetono in questi giorni in tutte le salse è stato farsi da parte per poter permettere la salita di Bergoglio.Che belle le dimissioni di Benedetto ! Che brav’uomo a essersi tolto di mezzo !
    forse vogliono scongiurare il pericolo della “nostalgia” che molti fedeli provano per Benedetto e del rimpianto, perchè inutile tentare di nascondere che . mentre il suo successore giganteggia mediaticamente la figura di Benedetto giganteggia moralmente e spiritualmente nel cuore e nell’affetto dei fedeli cattolici. E questo senza twitter e senza pubblicità.

  5. Victoria Boe scrive,

    12 febbraio 2018 @ 15:18

    Cantava quel tale: “nun te reggo più…”
    Così io: nun li reggo più…

  6. Lorenzo Cuffini scrive,

    12 febbraio 2018 @ 16:16

    Venturi, abbi pazienza.
    Il primo che ha portato il papato su twitter è stato Benedetto, che ci è entrato con l’account @pontifex.
    Cosa vai dicendo?

  7. Amigoni p. Luigi scrive,

    12 febbraio 2018 @ 17:12

    Rif. ore 12.57 – I veri tradizionalisti

    Benedetto ha fatto tante cose buone e per questo giganteggia nel cuore e nella mente di moltissimi fedeli cattolici. Vero.
    E’ indubbio che, tra le molte buone realizzazioni, quella delle dimissioni – per la compostezza, l’umiltà, la sobrietà e la serenità dimostrate e le trasparenti motivazioni addotte – sia tra le più alte.
    E’ il caso di ricordare che le iniziative papali evangelicamente più scardinanti vengono da pontefici conservatori, cioè più radicati nella tradizione, che è quella tenuta viva nel continuo “ritorno alle origini”. Penso alla Rerum novarum di Leone XIII, alla predicazione “contro l’inutile strage” di Benedetto XV, alle due encicliche sociali e al magnifico progetto del Vaticano II di papa Giovanni; e poi alle riforme coraggiose di Paolo VI, continuate da Giovanni Paolo II. E ovviamente alle dimissioni di papa Benedetto.

  8. Andrea Salvi scrive,

    12 febbraio 2018 @ 19:13

    Sono andato a rileggere i commenti di 5 anni fa.
    E’ interessante notare come taluni, partendo da frasi di allora condivisibilissime tipo ” E’una notizia tragica e tristissima …il buon nocchiero abbandona la barca per stanchezza, perchè non ce la fa più” siano passati a teorizzazioni complottiste fondate sul nulla.

  9. Victoria Boe scrive,

    12 febbraio 2018 @ 19:52

    Continuano a fantasticare rimasticando la stessa minestra senza darsi pace, nonostante lo stesso papa Ratzinger abbia detto con chiarezza come stanno le cose.
    Può un papa non sentirsi più in grado di governare bene la Chiesa e quindi mettere i remi in barca?
    Perché non dovrebbe farlo?
    Governare con l’ aiuto di altri sarebbe far finta di governare, perché sarebbero altri a governare al posto suo.
    E lo scopo quale sarebbe?
    Non riesco proprio a capirlo.

  10. Amigoni p. Luigi scrive,

    12 febbraio 2018 @ 22:54

    Rif. 12.47 – “Il volto sincero” di Benedetto

    a) Mi sembra ovvio, dall’intervista, che padre Lombardi, “volto mediatico di Benedetto”, non propaghi nessun segreto confidenzialmente rivelatogli dal papa emerito. Dà la sua interpretazione (si può pensare: con elementi di valutazione di prima mano) di un fatto che è apparso a tutti, 5 anni fa, imprevisto e improvviso ma non improvvisato, vista la possibilità ventilata dal papa stesso nel libro-intervista di Seewald nel 2010.
    b) La maggior libertà di scelta, di cui parla oggi Lombardi, credo possa intendersi anzitutto in relazione al maggior tempo per riflettere lasciato ai cardinali (oltre 15 giorni in più dei soliti 15-20 giorni previsti per il conclave a “sede petrina vacante”); e poi come possibile conseguenza dello shock di un rinuncia motivata non “perchè stanchino”, ma per il venire meno delle forze richieste “per amministrare bene il ministero a me (Benedetto) affidato”. Difatti “per governare la barca di san Pietro e annunciare il vangelo” – ricordava ai cardinali elettori, in quel momento di estrema difficoltà – “è necessario il vigore del corpo e dell’animo”. Necessario non facoltativo.
    L’atto dimissionario di Benedetto è stato di larghe vedute e di sconfinata fiducia in chi “cura la sua Chiesa”. Vedute e fiducia premiate.

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