Pupi Avati incoraggia a sognare “anche mentendo”

“Tu confessi candidamente di essere un grande bugiardo e quasi te ne vanti” dice Claudio Magris a Pupi Avanti nel “Corsera” di oggi a proposito del’autobiografia del regista intitolata La grande invenzione (Rizzoli 2013), ottenendone una sapida risposta che riporto nel primo commento e che il quotidiano intitola Incoraggiamo a sognare. Anche mentendo. Soggetto sottinteso: io e i miei personaggi. Condivido l’impresa.

13 Comments

  1. picchio

    Hai dimenticato di scrivere la risposta di Avati : rimaniamo in attesa 🙂 🙂

    12 Luglio, 2014 - 22:49
  2. Luigi Accattoli

    Risposta di Avati a Magris sulla bugia come “dilatazione del reale”: “Per creare occorre immaginare. Siamo quindi nel sacro territorio della creatività che si diparte sempre da una confutazione dell’esistente, da un suo liberatorio sconfinamento. Nell’oggi il male assoluto è il disincanto. Non si fantastica più singolarmente. Credo invece che mentire a noi stessi sia terapeutico, specialmente nelle tante situazioni difficili in cui la tentazione di resa è forte, convincendoci che ad attenderci ci sia quel risarcimento che ognuno sa di meritare. Dissuadere le persone dai loro sogni, costringerle a confrontarsi con i loro limiti è il peccato più grave che si possa commettere. Giudicare, asserire, sentenziare, impicciarsi degli altri in nome di quella verità espressa da chi la detiene abusivamente è una lucrosa e immorale professione“.

    12 Luglio, 2014 - 22:51
  3. Sara1

    Quindi il problema della firma è risolto..

    12 Luglio, 2014 - 23:02
  4. Clodine

    Non sono affatto d’accordo.
    Quando si mente, sia a se stessi che agli altri, si mente e basta. La bugia è bugia, e la menzogna è sempre un difetto mai una “dilatazione del reale”. Di reale nella menzogna c’è poco o niente. Mentire a sé stessi , poi, non è mai terapeutico, anzi, tutt’altro: vuol dire che non si ha una corretta percezione del sè reale per cui la personalità è infantile, narcisistica…
    Boh, forse sono troppo dogmatica, ma per me c’è il nero e il bianco, il vero e il falso…l’ambiguità, il compromesso, sono lontane dalla mia visione della vita..ma anche il rapporto tra arte e realtà è fondamentele, la prima non potrà avere come punto di riferimento che la realtà stessa: assai più ricca di ogni pensiero umano, sorgente di ispirazione per ogni artista di ogni tempo e in ogni ambito; anche l’ispirazione di shakespeare piuttosto che di Dante o Leopardi non nasce forse dalla sensibile capacità di osservazione dell’umano sentire, delle passioni, delle gioie e delle sofferenze?! Certo che si. Per dirla con le parole del latino Terenzio: «Sono uomo, nulla di ciò che è umano reputo a me estraneo».

    12 Luglio, 2014 - 23:45
  5. Clodine

    C’è la dimensione della fiaba, ovviamente, ma anche nell’immaginifico, la stessa fiaba non è mai scollata dalla realtà.

    13 Luglio, 2014 - 0:10
  6. FABRICIANUS

    Non sono d’accordo con Pupi Avati per le stesse motivazioni che Clodine ha espresso nella prima parte del suo intervento delle 23.45.

    Buona Domenica a tutti!

    13 Luglio, 2014 - 0:42
  7. Sara1

    ” Dissuadere le persone dai loro sogni, costringerle a confrontarsi con i loro limiti è il peccato più grave che si possa commettere. ” su questo sono d’accordo certe menzogne sono vitali per alcuni farle cadere manderebbe in pezzi la loro personalità, quindi occhio.

    Però sono sempre stata incapace di mentire (appositamente voglio dire, magari mi racconto un sacco di balle senza accorgermene ma mentire mentire mai)

    13 Luglio, 2014 - 0:52
  8. Luigi Franti

    Fuori tema, ma fino a un certo punto: oggi, su Repubblica, altra “intervista” bergoglio-scalfariana.
    N’ata vota!?
    Mah! Errare humanum …

    13 Luglio, 2014 - 10:48
  9. Clodine

    perseverare autem diabolicum, et tertia non datur…. si spera!

    13 Luglio, 2014 - 11:55
  10. Marilisa

    “… oggi, su Repubblica, altra “intervista” bergoglio-scalfariana.
    N’ata vota!?”

    Bellissima! E–meglio ancora– non sarà l’ultima. Due intelligenze a confronto. Spero che almeno stavolta non ci siano fraintendimenti.
    Tuttavia, il titolo, come al solito ad effetto, può mandare un po’ fuori strada.

    Luigi Accattoli, tu che te ne intendi mi sapresti dire perché si scelgono titoli che generano interpretazioni erronee, destinate a suscitare un pandemonio di critiche?

    13 Luglio, 2014 - 12:53
  11. roberto 55

    “Io sono solo un povero cadetto di Guascogna / però non la sopporto la gente che non sogna” – Francesco Guccini, “Cirano” – 1996.
    Sognare, illudersi, sperare, immaginare: certo; ma che c’entra la menzogna con tutto ciò ?
    Mah ! Quella di Pupi Avati mi sembra un pò una “pippa”.

    Ciao a tutti.

    Roberto 55

    13 Luglio, 2014 - 14:48

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