Mia piccola inchiesta su papa Wojtyla

Chiedo aiuto ai visitatori per un articolo che sto scrivendo per la rivista IL REGNO sulla beatificazione di papa Wojtyla: di segnalarmi persone convertite alla fede cristiana, o aiutate a non abbandonarla, o soccorse nella fatica di vivere dalla testimonianza di Giovanni Paolo. Non mi servono i nomi ma solo mini-storie di tre o cinque righe utili a intendere l’accaduto. L’idea è venuta sentendo di non cristiani, o di non credenti, o di cristiani dubbiosi, non praticanti, conviventi, divorziati risposati e simili che raccontano di essere stati aiutati a credere dalla fede del papa polacco. Il volume “Vivi dentro di noi” di Aleksandra Zapotoczny (Mondadori 2011) documenta una ventina di questi casi attestati nel processo di canonizzazione. Ne cerco altri in campo aperto. Partendo magari dalle mini-storie di chi è venuto a Roma per la celebrazione del 1° maggio non essendo o non sentendosi un praticante regolare, o di chi – vivendo ai margini della comunità ecclesiale – già era venuto per l’ultimo saluto a Giovanni Paolo nell’aprile del 2005. Si tratta di un’inchiesta sulla santità diffusiva di papa Wojtyla.

21 Comments

  1. Luigi Accattoli

    [Segue dal post] Chi avesse da dire ma non volesse lasciare un commento può mandarmi un’e-mail cliccando sulla riga MANDA UN’E-MAIL che si trova qui accanto, elencata sotto la mia foto. Per essere utili al mio lavoro le segnalazioni devono arrivare entro la prossima settimana. Chi non conosce il mio lavoro per la rivista IL REGNO – che dura da quarant’anni – può farsene un’idea visitando la pagina COLLABORAZIONE A RIVISTE elencata anch’essa sotto la mia foto. Un grazie a chi manderà una riga.

    28 Maggio, 2011 - 8:40
  2. Gioab

    Caro Luigi, vorrei tanto aiutarti, ma tutte le esperienze che potrei trasmetterti sono di segno opposto, non di quanti sono entrati, ma di quanti sono usciti per entrare in un altro gregge e le relative motivazioni.

    Una motivazione ricorrente riguarda una cosa semplice, riguarda 1 Corinti 1.26-28 : “Poiché vedete la vostra chiamata, fratelli, che non furono chiamati molti saggi secondo la carne, non molti potenti, non molti di nobile nascita; ma Dio scelse le cose stolte del mondo, per svergognare i saggi; e Dio scelse le cose deboli del mondo, per svergognare le forti; “

    Ti faccio un esempio,
    Benedetto XIII era Pietro Orsini
    Adriano I era dei conti di Tuscolo
    Pio VII era dei marchesi Ghini
    Urbano VIII era un Barberini e laureato in giurisprudenza
    Leone XI era Alessandro De’ Medici
    Leone X era Giovanni di Lorenzo De’ Medici
    Pio III – Francesco Nanni Todeschini Piccolomini
    Clemente VII Anch’egli della famiglia De’ Medici
    Giulio II era della famiglia della Rovere
    Clemente VIII era Aldobrandini
    Paolo V era Camillo Borghese
    Alessandro VII era Fabio Chigi
    ecc. ecc. Vedi, tutti nomi noti famosi ricchi e potenti. Vedi, non corrisponde alla scrittura.

    Ma forse tu potresti aiutare me spiegandomi questa faccenda,
    “vado al Padre e non mi vedrete più; ( Giovanni 16.10)
    “Ma io vi dico che da ora in poi non berrò più di questo prodotto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio” ( Matteo 26.29)
    Secondo te, nel Regno del Padre si coltiva l’uva ? e come faremo/faranno a vederlo che beve se non lo vedranno più ? Non è stravagante ?

    La domanda di riserva mi fa chiedere: “Perché scelsero di salvare Barabba piuttosto che Gesù ?” Ci deve essere stato un motivo preciso, mica potevano tutti essere contro Gesù che in fondo non aveva fatto niente di male. Perché scelsero Barabba ? Doveva esserci un otivo specifico, mica per fargli dispetto non c’era motivo. Se hai qualche idea….

    28 Maggio, 2011 - 9:57
  3. antonella lignani

    Caro Luigi, non ho testimonianze eccezionali da dare. Solo testimonianze molto, molto normali. Ricordo i giorni in cui davanti a san Pietro c’era una folla sterminata di persone che voleva dare l’ultimo saluto a Giovanni Paolo II. Una sera mi trovavo in casa di amici per pregare; ricordo che sui telefonini apparve un messaggio della Protezione civile che invitava la gente a rimanere a casa, per non accrescere il numero già straripante di persone. Una mia collega ha fatto una coda di più di doeci ore, e non è riuscita a vedere nulla, ma era ugualmente contenta. “Io c’ero!” affermava.
    Ricordo anche che una mamma, il cui giovane figlio stava morendo di leucemia, quando il papa era molto malato, ma ancora voleva adempiere al suo ufficio, sottolineava: “Soffre tanto, ma è il papa!”. Come dire, che rendeva sacro il dolore, che era anche di suo figlio.
    A Lourdes, quest’anno, ho assistito alla beatificazione nella basilica sotterranea di san Pio X insieme a migliaia di persone. Avrei dovuto munirmi di taccuino e penna e fare un’inchiesta … forse ci sarebbero state molte storie da raccontare.

    28 Maggio, 2011 - 11:04
  4. Mah, Luigi, giusto un paio di giorni fa parlavo con la mia vicina di casa, sposata a un polacco. Hanno avuto un bambino da poco: “Oh, che bello – ho detto – allora adesso lo battezzate, immagino. La Polonia è un paese così cattolico…” “Non proprio – mi ha risposto lei -. Deve sapere che mio marito appartiene a una generazione, quella che aveva una ventina d’anni alla caduta del Muro, completamente atea. Quelli (i Russi) non volevano. E l’ateismo li ha permeati. Come le nostre collaboratrici in cucina, che sono albanesi. Dicono di essere musulmane sol perché abitavano nel quartiere islamico, ma sotto il dominio comunista c’era solo l’ateismo di stato. Finito il comunismo, sono venuti fuori culti di qualsiasi tipo. E loro dicono di essere musulmane, pur non praticando. Ma non sono sicure neanche di questo”.

    28 Maggio, 2011 - 11:49
  5. Gioab

    @ tonizzo
    Lei ha proposto la migliore testimonianza di come l’appartenenza religiosa sia dipendente dall’accidente geografico. Dipende dal luogo ove si nasce.
    Se i Russi non volevano che i giovani venissero “permeati ” dalla religione e se la crescita senza “plagio” produce ateismo significa che l’uomo non è interessato al problema della religione, ma è vero anche il suo contrario perché l’uomo che si definisce religioso è certamente stato “plagiato” sin dall’infanzia, quando non è in grado di spiegare perché crede a ciò che crede, quindi è un ateo mascherato da religioso. Ambedue non sanno piegare i perché delle credenze loro imposte per tradizione locale come le mussulmane non sicure di esserlo.

    La religione dovrebbe essere il prodotto di una maturazione personale basata su riflessione e conoscenza. Secondo un recente calcolo, esistono 10 religioni principali e circa 10.000 sette, 6.000 delle quali si trovano in Africa, 1.200 negli Stati Uniti e centinaia in altri paesi. Se quella vera è una sola, come fare a scoprirla ?

    Voltaire fece una distinzione interessante. Scrisse: “La religione, voi dite, ha prodotto innumerevoli infamie. Dovreste piuttosto dire la superstizione, la superstizione che regna sul nostro triste pianeta. La superstizione è il più crudele nemico della pura adorazione che dobbiamo all’Essere Supremo”. Voltaire combatté l’intolleranza religiosa dei suoi tempi, ma non cessò di credere in Dio quale Creatore dell’universo.

    Il cattolico Hans Küng ha scritto: “Che [le religioni], in senso negativo, distruttivo, abbiano fatto tantissimo e continuino a farlo, è incontestabile. Sul loro conto vanno messi molti contrasti, conflitti sanguinosi, anzi ‘guerre di religione’; . . . ciò vale anche per le due guerre mondiali”. — Progetto per un’etica mondiale.

    Il moderatore di una conferenza, dell’ONU – (Preambolo dell’Atto costitutivo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura- 1993) Jonathan Granoff, rappresentante di un’organizzazione forense (Lawyers’ Alliance for World Security), ha detto: “Gli attuali conflitti religiosi ed etnici vanno oltre i limiti del comportamento civile, e forse anche oltre quelli della sanità mentale”. Durante la conferenza sono state appropriatamente citate le parole di John Kenneth Galbraith: “Sono state uccise più persone nel nome della religione che in tutte le guerre e le calamità naturali messe insieme”. – E le stesse religioni che si definiscono “cristiane” non riescono a stare unite a disonore di quel Cristo che dicono di rappresentare.

    Il dott. Seshagiri Rao ha detto: “Si presume che i medici curino la gente e non che diffondano le malattie. Non viene spontaneo pensare che le tradizioni religiose alimentino l’odio e i conflitti violenti. Le religioni dovrebbero lavorare per la riconciliazione. In pratica, però, spesso le religioni hanno agito e tuttora agiscono come forze divisive”.

    Ce n’è una vera ? Quale ? Perché ?

    28 Maggio, 2011 - 13:51
  6. nico

    Non conosco storie di questo tipo, ma so che la generazione degli anni ’90 lo considera IL papa. Spesso a scuola mi dicevano “è il nostro papa”.
    Anche questo mi pare un piccolo grande segno di santità.

    Per parte mia (ma io sono credente, non faccio testo) sono stata aiutata e sostenuta dalla sua figura in un momento critico.
    Nessun miracolo, per carità: è stato “solo” un soffio di luce e di speranza tra le nuvole.

    28 Maggio, 2011 - 16:56
  7. antonella lignani

    “Dio scelse le cose stolte del mondo, per svergognare i saggi; e Dio scelse le cose deboli del mondo, per svergognare le forti“. Penso che questo sia un buono spunto. Dio si è servito di un uomo malato e morente (stolto perché avrebbe potuto riposarsi e curarsi in pace) per confondere i sani e i potenti.

    29 Maggio, 2011 - 0:59
  8. fiorenza

    Ora anche tu, Giovanni Paolo, nella Luce, lo sai: lei ti amava, sapeva di doverti tutto. Da tre cose, soprattutto, lei si teneva lontana: la folla, lo stadio e i preti. Quale prodigio fu per lei un giorno, all’improvviso, trovarsi, senza sapere perché, in mezzo ad una folla immensa, dentro uno stadio, a guardare là in alto, su un palco, dei preti. Tra tutti loro, lassù, c’era lui, nella luce. E quale lampada si accese allora, per lei! Poi, lui passò. Si allontanò tra quei preti divenuti ad un tratto figure di fiaba, di paradiso. Lei lo vide. Lei che non capiva ancora -tanti anni ancora di cammino aveva da fare- ma, di nuovo senza sapere perché, piangeva.

    29 Maggio, 2011 - 6:33
  9. Gioab

    @ antonella lignani
    Lo spunto è buono, ma la sua applicazione non trova fondamento. Passi perché dice “penso che sia ” ma non è che diviene realtà perché lei lo pensa. Deve provare come il suo pensiero è legato alla realtà e dimostrato dai fatti.
    Così non è per il semplice fatto che si scrive che tutto ciò che è stato fatto fino all’elezione di B16 era talmente sbagliato che lo stesso B16 “un gigante” ha sentito la necessità di “rifondare” il cattolicesimo “mutando in profondità le deviazioni e le cattive abitudini che si erano incancrenite … con un’azione molto profonda e non immediatamente percepibile al gran pubblico” parola di Simon de Cyrene (vedi post su tornielli 29 maggio @ 7:12)
    Sarebbe troppo chiedervi di mettervi d’accordo prima, dato che siete della stessa parrocchia ?

    p.s. ma come faceva GPII ad essere “una cosa stolta del mondo” se è stato un “principe” della chiesa con piscina privata e segretaria particolare ? ma un principe strano, dato che ha sostenuto l’amico Maciel,(noto pervertito) ha baciato il corano, e mentre si nascondeva dietro al vangelo per vietare l’ordinazione sacerdotale alle donne (v. ordinatio sacerdotalis) da un’altra angolazione lo negava per mantenere l’istituzione del celibato mentre il vangelo dichiara : “ Certa è quest’affermazione: se uno aspira all’incarico di vescovo, desidera un’attività lodevole. Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino né violento, ma sia mite, non litigioso, non attaccato al denaro, che governi bene la propria famiglia e tenga i figli sottomessi e pienamente rispettosi (perché se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?) (1Timoteo 3.1-7 NR)

    Interessante domanda vero ? “Se uno non sa governare la propria famiglia come potrà aver cura della chiesa di Dio ?” Se è celibe ?

    Forse dovrebbe ripensare il suo “penso che sia” alla luce del Vangelo, chissà che non trovi un’altra spiegazione più coerente.

    p.s. 1 carino il commento di fiorenza non crede ?

    29 Maggio, 2011 - 9:37
  10. fiorenza

    E “vi fu grande gioia in quella città”: gli apostoli infatti “andavano dappertutto portando l’annuncio di Cristo per far fiorire tra gli uomini la gioia profonda”. Così anche “il Beato Giovanni Paolo è stato un grande missionario”.
    Queste le parole che ho appena ascoltato dal nostro Papa amatissimo, al “Regina Coeli”.

    29 Maggio, 2011 - 10:11
  11. fiorenza

    OT
    Luigi, e cari amici, vi ricordate di “Cecco”, p. Francesco Milli, frate cappuccino -ex paracadutista- missionario in Tanzania? E’ in “Fatti di Vangelo”, nel capitolo sulla perfetta letizia.
    Bene, devo dirvi di una grande sorpresa che ho avuto ieri: navigando -non so più che cosa cercavo- mi sono imbattuta “per caso” in un articolo che parla di lui. L’ha scritto qualcuno che ha incontrato p. Cecco più di 40 anni fa, e che ora ha voluto raccontare “il grande incontro” che ebbe con “una persona speciale”. Mi ha commosso il fatto che lo chiama con il suo intero nome da religioso, che era Francesco Maria. “Padre Francescomaria da Firenze”, dice. E sembra un nome da Fioretti.
    Ecco l’articolo: http://www.paracadutistifirenze.it/documenti/PadreFrancescomaria.pdf

    29 Maggio, 2011 - 10:27
  12. Gioab

    Caro Luigi, per farmi perdonare della fastidiosa partecipazione al pianerottolo, non avendo a disposizione le esperienze che cercavi, ma sapendo che sei amante di fatti di vangelo, ti posto un’interessante ricerca intorno al processo di Gesù che è del tutto fuori tema, ma con l’intento di farti cosa gradita.

    Tutti sanno che Gesù fu processato e condannato, ma non molti si sono chiesti se quel processo si sia svolto secondo la legge vigente e ti assicuro che non fù così a dimostrazione di come i preti sanno sempre fare secondo convenienza, come ho anche scritto all’antonella lignani.

    Al tempo di Gesù, i rabbini avevano aggiunto una serie di regole alla legge di Mosè molte delle quali furono poi incluse nel Talmud.
    La corte era costituita da 23 giudici e avrebbe dovuto giudicare in base alle accuse che dovevano essere formulate da due o più testimoni, (Deut. 17.6 Matt 18.16) ma nel caso di Gesù non c’erano i testimoni che lo accusavano infatti, “i capi sacerdoti e l’intero Sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non ne trovarono nessuna, benché si presentassero molti falsi testimoni.” ( Matteo 26.59)

    Quindi l’accusa fu formulata dagli stessi sacerdoti che invece avrebbero dovuto valutare solo le testimonianze d’accusa. Inoltre, fu arrestato di notte, e senza nessuna testimonianza contro di lui. ( nessuna denuncia)

    Fu portato “di notte” a casa di Anna suocero di Caiaifa (Giovanni 18.12) e Anna ignorò la regola che i processi che prevedevano la pena capitale si svolgessero solo di giorno; dovevano avvenire in un processo pubblico, non “a porte chiuse” senza nemmeno il capo d’accusa, né di accusatori. Il sacerdote Anna avrebbe dovuto interrogare i testimoni invece interrogò l’accusato. Infatti Gesù rispose “perché interroghi me ? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto.” ( Giovanni 18.21) Così fu schiaffeggiato mentre la legge sulle città di rifugio stabiliva che l’imputato dovesse essere protetto fino all’ accertamento della colpevolezza. ( Numeri cap.35).
    Quando poi fu portato da Caifa questi cercò di fare in modo che Gesù si autoaccusasse dicendo ”Non rispondi nulla ? Che testimoniano questi contro di te ?” ( Marco 14.60) Era del tutto scorretto basare la condanna sulla risposta dell’accusato (l’autoaccusa non era prevista) e fu formulata solo quando Gesù alla domanda “Sei tu il Cristo, il figlio del Benedetto” Egli rispose correttamente ” lo sono” in quanto giudeo (tutti i giudei si consideravano figli di Dio) ma Caiafa interpretò quelle parole come una bestemmia” ( Marco 14.61-64) E questa accusa non fu sottoposta a nessun dibattito per valutare cosa avesse voluto dire.

    Secondo la legge ebraica, dovevano essere udite per prima le argomentazione a favore, che non ci furono, dovevano essere fatti sforzi per “salvare “ l’accusato, i giudici potevano portare argomenti “a favore” non “contro” (in questo caso non fu così), i testimoni dovevano essere interrogati separatamente e le testimonianze dovevano concordare in tutti i punti, (non fu così perché non ce n’erano), i processi dovevano esser fatti di giorno e concludersi di giorno e i reati che prevedevano la pena capitale non potevano essere presi in esame la vigilia del sabato o di una festa, (in questo caso non avvenne), i reati punibili con la pena capitale venivano esaminati da 23 giudici e per l’assoluzione bastava la maggioranza +1 per la colpevolezza la maggioranza + 2 e se nemmeno un giudice si fosse espresso per l’innocenza era indice di “complotto”.

    Nel caso di Gesù, fu arrestato senza che alcuno lo accusasse , non ci fu alcuna testimonianza a favore, furono cercati falsi testimoni dopo l’arresto e non furono trovati, la causa non fu discussa e fu fatta di notte, a porte chiuse, utilizzando una falsa autoaccusa, il finto processo iniziò e si concluse alla vigilia del sabato, l’accusa fu cambiata quando fu sottoposto al giudizio di Pilato dicendo che “sovvertiva la nazione e proibiva di pagare la tessa a Cesare” Così l’accusa di bestemmia divenne accusa di tradimento. Ma Gesù aveva insegnato il contrario ( Matteo 22.15)

    Quante irregolarità, vedi quando i preti ci si mettono a che livelli arrivano ?

    p.s. Le corti ebraiche davano questo avvertimento sul valore della vita ai testimoni che si appressavano a deporre in processi per reati che prevedevano la pena capitale:
    “forse la deposizione che state per fare è basata su congettura o su voci riportate o su affermazioni di un altro testimone o su dichiarazioni di persone in cui riponete la vostra fiducia. Forse ignorate che vi sottoporremo ad un incalzante contraddittorio , ricordate che le cause penali non sono come quelle civili, in queste l’uomo perde il suo denaro e viene perdonato nelle cause penali invece la responsabilità del sangue dell’accusato, ingiustamente condannato e del sangue della sua progenie ricade su colui che attesta il falso fino alla fine del mondo – A. Cohen, Il Talmud” ( 1935) trad. dall’inglese di A. Toaff 3° ed. anastatica Laterza Bari, 1986, pp. 369-370
    Se l’accusato veniva condannato i testimoni dovevano essere tra quelli che eseguivano la condanna (Lev. 24.14; Deut. 17.6-7)

    29 Maggio, 2011 - 10:55
  13. Marcello

    Tra le 33 lettere dalla Turchia di don Andrea Santoro quella del 13 aprile 2005 è in gran parte dedicata a Giovanni Paolo II, morto da pochi giorni.

    La lettera è molto bella e consiglio di leggerla per intero, ma due brevi frasi voglio citare.
    In una don Andrea, raccontando della solidarietà inaspettata che molti musulmani avevano voluto esprimergli in quelle ore, riporta una bella testimonianza di un non cristiano.
    Nell’altra c’è la sua personale esperienza, ciò che a lui stesso il papa aveva lasciato.
    Spero che possano aiutare.

    “Si è presentato alla porta della chiesa un uomo sulla trentina. È rimasto sulla soglia e ha detto: ‘Sono un insegnante di Trabzon. Volevo esprimere il mio dispiacere per la morte del Papa: l’ho apprezzato molto. Ha lavorato per la pace e per i buoni rapporti tra tutti. È di questo uomini che abbiamo bisogno’. Poi se ne è andato con la stessa semplicità con cui è venuto.”
    don Andrea Santoro, “Lettere dalla Turchia”, Città Nuova, p. 200

    “Il Papa mi ha confermato a non risparmiarmi, ad avere in onore la fatica, a puntare diritto sul Vangelo senza deviare da esso, a onorare l’uomo guardandolo come lo guarda Dio e cercandolo con amore, dovunque si trovi, qualunque volto abbia, qualunque condizione rivesta. Il giudizio accresce
    la distanze e lascia tutto come è, l’amore fa scendere e curare le ferite.”
    don Andrea Santoro, “Lettere dalla Turchia”, Città Nuova, p. 202

    29 Maggio, 2011 - 12:00
  14. Gioab

    @ Marcello
    Il suo commento per quanto apprezzabile dal punto di vista dell’ingenuità che manifesta, dimostra che troppo spesso proprio le religioni così dette “cristiane” hanno venduto fumo e si sono nascoste dietro alla semplicità e genuinità che il Vangelo propone.
    Lo dimostra il fatto che tutti si definiscono “cristiani” ma ciascuno aggiunge poi qualche aggettivo ulteriore per differenziarsi. Se quindi gli stessi “cristiani” non hanno ancora imparato ad essere solo “cristiani” senza aggettivi, come pensa che possa essere genuino chi “ha lavorato per la pace e per i buoni rapporti” mantenendo gli aggettivi distintivi che mettano in risalto la propria specificità diversa da quella degli altri cristiani ? Magari agitando quel mantello sotto il quale voleva accalappiare tutti ?
    Vede Gesù non ha lasciato denominazioni, ha lasciato un solo segno caratteristico distintivo dei suoi seguaci – “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”. (Giovanni 13:35, Nuova Riveduta [NVR])
    Non è quindi a quale aggettivo ciascuno è collegato, ma quali sarebbero state le azioni che avrebbe compiuto. In questo è un po’ vero ciò che il padrone di casa scrive, peccato che lo fa difendendo una denominazione impossibile da sostenere e le faccio un solo esempio facile facile – Il cappellano militare.
    Che fa ? perché c’è ? qual è il suo compito ? Per essere portatori di pace credibili, dovrebbero cancellarlo, non crede ? Tutto il resto sono chiacchiere propangadistiche. Chi segue Cristo non bacia il Corano. Spiacente è stato un tentativo non riuscito.

    29 Maggio, 2011 - 14:26
  15. fiorenza

    Poi so anche un’altra mini-storia, di un’altra lei, una lei bambina. Nessuno in casa sua l’avrebbe mai portata a Roma dal papa (i suoi genitori erano due ragazzini molto occupati a separarsi e a litigare), ma fu il papa Giovanni Paolo II che andò da lei, a Firenze. E la incontrò, in un gruppo di bambini. “Mi ha guardato”, mi disse. “Per la prima volta – mi disse- ho sentito uno sguardo paterno su di me”. “Sai, io non sono credente. Però , ecco…quello sguardo… Quello sguardo- mi disse- l’ho ritrovato fisso su di me sempre, quando ero proprio al limite. Al limite… Mi capisci?”

    29 Maggio, 2011 - 20:22
  16. fiorenza

    Una persona incontrata una sola volta, e che lascia una traccia indelebile.
    Mi ha così colpito l’articolo che vi ho segnalato, non perché ci dica nulla di particolarmente interessante su p. Francesco Milli (Luigi ci aveva fatto entrare molto più a fondo nell’anima di lui) ma per l’evidenza di quel mistero che rende una persona più che indimenticabile: “da allora Lui è sempre nel mio cuore e funge da mio Angelo custode”, scrive Silvio Tasselli, l’autore di quella breve memoria. Si capisce che questo Silvio Tasselli ha avuto una vita molto movimentata, ricca di incontri, eppure, se in qualche modo lui cerca di dare un volto al suo Angelo custode, è il volto di quel lontano frate, con cui ha avuto un solo colloquio una notte di tanti e tanti prima, che gli viene in mente. Impossibile che la santità ci sfiori, anche soltanto una volta, senza segnarci per sempre.

    29 Maggio, 2011 - 21:29
  17. fiorenza

    tanti e tanti anni prima..
    Lo ricorda “ora”, così scrive, “dopo più di quarant’anni”.

    29 Maggio, 2011 - 21:37
  18. antonella lignani

    Vorrei fare di più per dare testimonianze su Giovanni Paolo II. In mancanza di meglio, vorrei ricordare una cosa bella, anche se semplice. Nel settembre 2000 andai a Roma per il giubileo dei professori universitari (ai quali mi ero aggregata, pur non essendo tale). Davanti alla sala Nervi la folla letteralmente “pioveva” da tutte le parti. Dietro grandi e semplici tavoli di legno, uomini e donne in tenuta “da cucina” si davano da fare con grandi bricchi di caffè e latte e vassoi di brioches, e dicevano: “il Papa si è raccomandato che vada tutto bene … “. Quando apparve sul palco zoppicava, ma ancora era in grado di camminare.
    E’ una testimonianza troppo piccola? Ma “chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto”. Era mattina presto, avevamo bisogno di un cappuccino, e il Papa ci aveva pensato.

    30 Maggio, 2011 - 16:53
  19. nico

    …era mattina presto, avevamo bisogno di un cappuccino, e il papà ci aveva pensato…

    31 Maggio, 2011 - 7:59
  20. Marco

    Pagina 13
    (29 maggio 2011) – Corriere della Sera

    “Eminenza, sebbene io sia un cattolico praticante, ho sempre un’ infinità di dubbi, sul bene, sul male, sul destino dell’ uomo… La beatificazione di Giovanni Paolo II mi ha fatto riflettere. Se Papa Luciani fosse vissuto qualche anno in più, forse, non avremmo conosciuto Karol Wojtyla. E, forse, oggi, non saremmo qui a parlare di un Papa polacco che ha cambiato la storia. La volontà di Dio è imperscrutabile, ma mi chiedo, senza essere blasfemo, perché il Padreterno per farci conoscere Karol Wojtyla ha dovuto sacrificare, in modo così doloroso, improvviso e anche misterioso Giovanni Paolo I? Perché il disegno divino ha dovuto così drasticamente cambiare, in poco più di un mese, dal pontificato mite e contemplativo di papa Luciani a quello energico e combattivo di Wojtyla? E’ stata la mano di Dio a liberarci dal comunismo o quella dell’ uomo? Ma, soprattutto, papa Wojtyla era destinato alla santità, con un percorso virtuoso già scritto, oppure il suo cammino l’ ha realizzato con proprie scelte, giorno dopo giorno? Si nasce davvero tutti eguali e si muore unici, modellati solo dal nostro lavoro e modo di vivere? Papa Luciani, il Papa contadino, come va inserito nel puzzle della storia? Come una tessera per far combaciare quella di Karol o era solo un prete buono, che Dio ha voluto premiare?”
    Nazario Sauro Tosoni Asti

    Ho conosciuto personalmente Karol Wojtyla, a partire dagli anni 70. Benché qualche volta non fossi d’ accordo con le sue idee, come anche riconobbe il cardinale Ratzinger (oggi Benedetto XVI) in uno scritto dedicato ai miei dieci anni di episcopato, l’ ho considerato un uomo straordinario. In lui la visione dell’ infinito si coniugava con un grande senso pratico. Era poeta e filosofo e insieme uomo di azione, mistico e contemplativo e insieme con i piedi per terra. Benché io non sia tanto favorevole alla moltiplicazione dei santi o dei beati e, quanto al processo di Wojtyla, ritengo che si sia proceduto piuttosto in fretta, non posso non ammirare in lui l’ azione dello Spirito Santo. Lo rivedo con la fronte appoggiata per lungo tempo sull’ urna di san Carlo, durante la sua visita a Milano nel 1984, o quando costrinse i vescovi lombardi a stare in ginocchio per terra durante mezzora, mentre lui pregava su un inginocchiatoio nel tempio di san Luigi Gonzaga. Durante i suoi viaggi non sentiva alcun desiderio di guardarsi intorno o di guardare giù dall’ elicottero la natura circostante, come non gli interessavano molto i diversi capolavori dell’ arte o della tecnica. Terminato il contatto con la gente rientrava in un silenzio che per lui era un tempo di lunga contemplazione. Questo è stato il modo con cui l’ ho visto un po’ da vicino. Perciò non sono stato stupito delle grandi folle presenti alla sua beatificazione. Ma con ciò nulla si dice di altri uomini di Dio, che furono un riferimento possente nella nostra storia. Non si negano le virtù di papa Luciani, che anch’ io ho conosciuto quando era Patriarca di Venezia. Anzi, come stile mi sentivo forse più vicino a lui che non al suo successore. In ogni caso è un errore, come afferma anche l’ autore della «Imitazione di Cristo», fare dei paragoni tra i santi, come pure lanciarsi in ipotesi sui disegni divini o su storie di fantasia popolare. Dio ha permesso che il destino di papa Luciani e quello di papa Wojtyla fossero diversi. Dobbiamo ricevere con gratitudine i doni di Dio e lasciare che sia lui a dirigere la storia. Ciascuno dei due Papi ha raggiunto con le proprie scelte, sostenute dallo Spirito, il proprio posto nel cammino del popolo di Dio.

    Martini Carlo Maria

    1 Giugno, 2011 - 17:06
  21. Luigi Accattoli

    Fiorenza ho letto ora l’articolo di Silvio Tasselli sul nostro Francesco Milli – mi sono stati utili e rinfrescanti i particolari del suo racconto e ancora di più le foto – ho teso i miei lacci di giornalista per avere un indirizzo e potergli scrivere – se ci riesco ti informo.

    2 Giugno, 2011 - 10:50

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