Il blog di Luigi Accattoli Posts

“È importante accantonare la paura e partire per dare supporto alle organizzazioni proprio adesso che l’emergenza è drammatica e molti volontari, visti i fatti di cronaca, spaventati si tirano indietro”: parole di Micol Alberizzi, 24 anni, partita il 3 settembre per Erbil, nel nord dell’Iraq, come operatrice di “Terre des Hommes”. Le ho prese da un servizio del Corsera del 5 settembre che citava altre tre giovani donne che sono partite negli ultimi giorni per quel vulcano in eruzione: le festeggio con un bicchiere di Vino Nuovo e nel primo commento riporto la benedizione del Papa al volontari della Croce Rossa italiana che stanno compiendo lo stesso passo.

“Un parrino che si interessa delle anime con la scorta”: sono le parole di meraviglia che il mafioncello pugliese Alberto Lorusso dedica a don Luigi Ciotti, in risposta al mafioso ottimo massimo Totò Riina che aveva appena esclamato, sentito il nome di Ciotti: “Putissimu pure ammazzarlo”. “Lo potremmo anche ammazzare, ma che aspettiamo”: un amico siciliano mi assicura che sarebbe questa la giusta traduzione interpretativa del “putissimu” corleonese. Potremmo ammazzarlo ma ha la scorta e non dovrebbe averla, se fosse un vero parrino [prete]: Puglisi mica l’aveva. Non ci sono più i preti di una volta.

“Alla novità, novità; a vini nuovi, otri nuovi. E non avere paura di cambiare le cose secondo la legge del Vangelo. E’ per questo che la Chiesa ci chiede, a tutti noi, alcuni cambiamenti. Ci chiede di lasciare da parte le strutture caduche: non servono! E prendere otri nuovi, quelli del Vangelo e della sua libertà”: così Francesco stamane al Santa Marta, commentando la parabola dei vini e degli otri.

“E’ ora di alzare la testa”: leggo su un muro alla confluenza della circonvallazione Casilina con la via Casilina, a sinistra di chi passi dalla prima alla seconda. E’ il motto dell’ultima protesta sindacale ma io amo legare quello che leggo a quello che vado cercando, che in questo momento è in Luca 21, 28: “Alzate il capo perché la vostra liberazione è vicina”.

“La Chiesa è fiera di avere figli come voi. Vi abbraccio tutti, tutti”: parole dette ora ora dal Papa all’udienza generale, che riprendo a orecchio. Appena avrò il testo completo, l’inserirò nel primo commento.

“Fece poi costruire delle navi da diporto a dieci ordini di remi [deceris liburnicas], con le poppe ornate di gemme, le vele di stoffe cangianti e con all’interno delle terme, dei portici e delle grandi sale da pranzo e una quantità immensa di viti e di alberi fruttiferi; quindi, banchettando in pieno giorno tra musiche e danze, navigava davanti alle coste della Campania”: così leggiamo al paragrafo XXXVII della Vita di Caligola scritta da Svetonio. E io che pensavo che le “navi da diporto” le avessero inventate gli americani.

Manzoni 14. “Ce n’è pochi de’ galantuomini. I vecchi peggio de’ giovani; e i giovani… peggio ancora de’ vecchi. Però, son contento che non si sia fatto sangue: oibò; barbarie, da lasciarle fare al boia”: così Renzo ubriaco, nel capo 14 dei “Promessi sposi”, a morale dell’assalto alla casa del vicario di provvigione. “Ne ho ricevuti degli urtoni; ma… ne ho anche dati. Largo! abbondanza! viva!” dice il nostro tra i fumi. La battuta sui vecchi e i giovani la uso per celia quando sento qualcuno che vitupera i primi o i secondi. Insomma: al meglio delle mie condizioni ragiono come Renzo ubriaco. Nei primi commenti altri due brani dello stesso capitolo sulla parola poeta, che pure ho sempre fatto miei.

«Starò in Africa finché sarà necessario per organizzare al meglio il nostro team di medici, infermieri e personale di supporto, per dare assistenza alle autorità sanitarie locali negli interventi di salute pubblica sulla comunità e per assistere direttamente i casi sospetti, conclamati e certificati di Ebola. La mia è una scelta di condivisione che risale alla gioventù»: parole di Giovanni Putoto, di “Medici con l’Africa Cuamm”, padovano, specialista di malattie tropicali con una lunga presenza in Africa lungo gli ultimi due decenni. Giovanni sta facendo la spola tra l’Italia e la Sierra Leone, dove ultimamente sono morti missionari e loro aiutanti impegnati a soccorrere i malati. Lo festeggio con un bicchiere di Vino Nuovo.

Dalla vicenda di Meriam al tentativo di trattare con Putin, all’attenzione per il dramma dell’Iraq, all’impegno per ottenere un aiuto comunitario nel Mediterraneo: da quanto ha detto e fatto fino a oggi, ho un briciolo di fiducia che Federica Mogherini possa aiutare l’Europa a veder il mondo com’è e non secondo le ideologie ricevute dal passato. C’è bisogno di occhi nuovi e di volontà di cambiamento.

Il samaritano non chiede fin dove arrivino i suoi doveri di solidarietà e nemmeno quali siano i meriti necessari per la vita eterna. Accade qualcos’altro: gli si spezza il cuore; il Vangelo usa la parola che in ebraico indicava in origine il grembo materno e la dedizione materna. Vedere l’uomo in quelle condizioni lo prende «nelle viscere», nel profondo dell’anima. «Ne ebbe compassione», traduciamo oggi indebolendo l’originaria vivacità del testo. In virtù del lampo di misericordia che colpisce la sua anima diviene lui stesso il prossimo, andando oltre ogni interrogativo e ogni pericolo. E’ un brano del commento di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI alla parabola del samaritano contenuto nel primo volume del “Gesù di Nazaret” (Rizzoli 2007, alle pagine 231ss). Nel primo commento dico perchè lo riprendo, nei seguenti riporto altri brani.