Con la ripresa della scuola propongo un nuovo ciclo di seminari della serie MINIMA BERGOLIANA: vedi questo post dell’anno scorso e dai un’occhiata, andando al primo commento, alle esercitazioni che tenemmo. Quest’anno il ciclo ha un titolo generale: CONTRA BERGOLIUM. Gli oppositori di Papa Francesco. Chiedo aiuto ai visitatori per un’inchiesta dalla quale caverò un volumetto. Nei commenti fornisco indicazioni di metodo.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“Ale ma che gli ho fatto io alla vita?” scritto con pennarello nero sul tettuccio d’una presa d’aria della Metro B, fermata Cavour, in capo alla scala che dà su via Giovanni Lanza. Uso a interpretare in bene le profezie, ci leggo meraviglia e gratitudine: che ho fatto io per meritarmi una/uno come te?
“È importante accantonare la paura e partire per dare supporto alle organizzazioni proprio adesso che l’emergenza è drammatica e molti volontari, visti i fatti di cronaca, spaventati si tirano indietro”: parole di Micol Alberizzi, 24 anni, partita il 3 settembre per Erbil, nel nord dell’Iraq, come operatrice di “Terre des Hommes”. Le ho prese da un servizio del Corsera del 5 settembre che citava altre tre giovani donne che sono partite negli ultimi giorni per quel vulcano in eruzione: le festeggio con un bicchiere di Vino Nuovo e nel primo commento riporto la benedizione del Papa al volontari della Croce Rossa italiana che stanno compiendo lo stesso passo.
“Un parrino che si interessa delle anime con la scorta”: sono le parole di meraviglia che il mafioncello pugliese Alberto Lorusso dedica a don Luigi Ciotti, in risposta al mafioso ottimo massimo Totò Riina che aveva appena esclamato, sentito il nome di Ciotti: “Putissimu pure ammazzarlo”. “Lo potremmo anche ammazzare, ma che aspettiamo”: un amico siciliano mi assicura che sarebbe questa la giusta traduzione interpretativa del “putissimu” corleonese. Potremmo ammazzarlo ma ha la scorta e non dovrebbe averla, se fosse un vero parrino [prete]: Puglisi mica l’aveva. Non ci sono più i preti di una volta.
“Alla novità, novità; a vini nuovi, otri nuovi. E non avere paura di cambiare le cose secondo la legge del Vangelo. E’ per questo che la Chiesa ci chiede, a tutti noi, alcuni cambiamenti. Ci chiede di lasciare da parte le strutture caduche: non servono! E prendere otri nuovi, quelli del Vangelo e della sua libertà”: così Francesco stamane al Santa Marta, commentando la parabola dei vini e degli otri.
“E’ ora di alzare la testa”: leggo su un muro alla confluenza della circonvallazione Casilina con la via Casilina, a sinistra di chi passi dalla prima alla seconda. E’ il motto dell’ultima protesta sindacale ma io amo legare quello che leggo a quello che vado cercando, che in questo momento è in Luca 21, 28: “Alzate il capo perché la vostra liberazione è vicina”.
“La Chiesa è fiera di avere figli come voi. Vi abbraccio tutti, tutti”: parole dette ora ora dal Papa all’udienza generale, che riprendo a orecchio. Appena avrò il testo completo, l’inserirò nel primo commento.
“Fece poi costruire delle navi da diporto a dieci ordini di remi [deceris liburnicas], con le poppe ornate di gemme, le vele di stoffe cangianti e con all’interno delle terme, dei portici e delle grandi sale da pranzo e una quantità immensa di viti e di alberi fruttiferi; quindi, banchettando in pieno giorno tra musiche e danze, navigava davanti alle coste della Campania”: così leggiamo al paragrafo XXXVII della Vita di Caligola scritta da Svetonio. E io che pensavo che le “navi da diporto” le avessero inventate gli americani.
Manzoni 14. “Ce n’è pochi de’ galantuomini. I vecchi peggio de’ giovani; e i giovani… peggio ancora de’ vecchi. Però, son contento che non si sia fatto sangue: oibò; barbarie, da lasciarle fare al boia”: così Renzo ubriaco, nel capo 14 dei “Promessi sposi”, a morale dell’assalto alla casa del vicario di provvigione. “Ne ho ricevuti degli urtoni; ma… ne ho anche dati. Largo! abbondanza! viva!” dice il nostro tra i fumi. La battuta sui vecchi e i giovani la uso per celia quando sento qualcuno che vitupera i primi o i secondi. Insomma: al meglio delle mie condizioni ragiono come Renzo ubriaco. Nei primi commenti altri due brani dello stesso capitolo sulla parola poeta, che pure ho sempre fatto miei.
«Starò in Africa finché sarà necessario per organizzare al meglio il nostro team di medici, infermieri e personale di supporto, per dare assistenza alle autorità sanitarie locali negli interventi di salute pubblica sulla comunità e per assistere direttamente i casi sospetti, conclamati e certificati di Ebola. La mia è una scelta di condivisione che risale alla gioventù»: parole di Giovanni Putoto, di “Medici con l’Africa Cuamm”, padovano, specialista di malattie tropicali con una lunga presenza in Africa lungo gli ultimi due decenni. Giovanni sta facendo la spola tra l’Italia e la Sierra Leone, dove ultimamente sono morti missionari e loro aiutanti impegnati a soccorrere i malati. Lo festeggio con un bicchiere di Vino Nuovo.
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