Il blog di Luigi Accattoli Posts

Parlando ieri ai vescovi italiani Francesco li ha invitati a respingere “le tentazioni della distinzione che a volte accettiamo di fare tra ‘i nostri’ e ‘gli altri’; nelle chiusure di chi è convinto di averne abbastanza dei propri problemi, senza doversi curare pure dell’ingiustizia che è causa di quelli altrui; nell’attesa sterile di chi non esce dal proprio recinto e non attraversa la piazza, ma rimane a sedere ai piedi del campanile, lasciando che il mondo vada per la sua strada”. Nei primi commenti altre parole del Papa in uscita.

Ho chiesto a un prete sveglissimo di più di ottant’anni che pensasse di Francesco: “Ne sono contentissimo ma mi domando se sarò capace di fare quello che mi chiede quando dice che dobbiamo parlare anche ai più lontani, o quando afferma che la carità mi deve costare”. Ascoltandolo mi sono detto: ecco uno che ha capito il Papa. La stessa riflessione l’avevo fatta udendo un taxista verace che subito dopo il Conclave ebbe a rivolgersi così al mio parroco: “Con ’sto Papa don France’ so cavoli vostri”. E’ un mio facinoroso articolo pubblicato dal Regno con il quale prendo per le corna l’idea vulgata di Papa Francesco che non condivido in nessuna delle due varianti, di destra e di sinistra.

Ho riproposto tre giorni addietro – con il titolo erasmiano Attratti dal trucco più che dalla verità – la mia retorica sugli pseudonimi nella Rete. In otto anni di blog sarà la decima volta che la riscaldo e più che mai ne sono seguiti rumori e malumori. Provo a chiarire, anche se è probabile che ne venga ancora più confusione. Ma prima di chiarire chiedo scusa agli offesi. Mai l’immaginavo, stante anche l’uso di un italiano antico tipo “favole” del Gadda che nel mio codice linguistico sta a dire che sto mezzo scherzando. Nel primo e secondo commento i chiarimenti e qui la conclusione: ognuno sia libero come sempre di usare una firma parziale o un nome finto.

Tra l’altre meraviglie – una la narravo mercoledì 14 – il rinnovato Museo del Duomo di Milano espone una fantastica Intelaiatura della Madonnina, cioè il sostegno in ferro del rivestimento di rame: e pare un’opera del Picasso scultore, o di Giacometti. E’ del 1774, sostituita nel 1967 con altra d’acciaio.

Bene Renzi su Genovese ed Electrolux: avanti di due caselle. Ma lo spread si risveglia: indietro di due. La vita è una gincana.

“L’animo umano è foggiato in modo da esser attratto dal trucco più che dalla verità”: Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia. “Sic sculptus est hominis animus, ut longe magis fucis quam veris capiatur”. Nell’edizione BUR 1999, traduzione di Luca d’Ascia, la sentenza è alla pagina 157. Della cui giustezza m’avvedo dal blog, mirando a quanti mai più sieno qua drento nomina et cognomina truccati a petto dei veri.

“Doccione zoomorfo con donna”: nuda sotto un dragone in volo, a lui abbrancata con braccia e gambe, la pelle alle scaglie, i seni dall’alto, spensierata nei capelli. Poche meraviglie ho visto così bene scolpite in vita. La trovi nella zona dei doccioni, per me la più appigliante del rinnovato Museo del Duomo di Milano. Correte a stupirvi. L’ho visto ieri e qui ne parlerò ancora avendo altre esclamazioni da smaltire.

“Voi non credete perché non fate parte delle mie pecore” dice Gesù ai dottori del tempio. Siete usciti dal popolo. Siete nell’aristocrazia dell’intelletto. La fede è un dono di Dio! Ma la fede viene se tu sei nel suo popolo. Se tu sei – adesso – nella Chiesa, se tu sei aiutato dai Sacramenti, dai fratelli, dall’assemblea. Se tu credi che questa Chiesa è il Popolo di Dio. Questa gente si era staccata, non credeva nel Popolo di Dio, credeva soltanto nelle sue cose e così aveva costruito tutto un sistema di comandamenti che cacciavano via la gente: cacciavano via la gente e non la lasciavano entrare in Chiesa, nel popolo. Non potevano credere! Questo è il peccato di resistere allo Spirito Santo. Chiediamo al Signore la grazia della docilità allo Spirito Santo per andare avanti nella vita, essere creativi, essere gioiosi, perché l’altra gente non era gioiosa”. E quando “c’è tanta serietà non c’è lo Spirito di Dio”. Chiediamo, dunque, “la grazia della docilità e che lo Spirito Santo ci aiuti a difenderci da quest’altro spirito cattivo della sufficienza, dell’orgoglio, della superbia, della chiusura del cuore allo Spirito Santo”. Così il Papa stamane al Santa Marta, commentando Giovanni 10, 22-30.

“Dopo il trapianto voglio vivere anche le passioni del donatore. Ora amo il doppio e mi diverto il doppio, perché lo faccio anche a nome suo. Il suo futuro, grazie al gesto d’amore della donazione del rene, è toccato a me”: parole di Rosaria Buscemi, 40 anni, cosentina, soprano di successo, una vita tormentata dalla dialisi e da due trapianti di rene. Ma il secondo trapianto le ha ridato la vita e lei è riuscita a trovare il donatore “anche se non si fa”: la festeggio con un bicchiere di Vino Nuovo.

Il Papa oggi alla preghiera di mezzogiorno ha chiesto ai cristiani di aiutare i vescovi e i sacerdoti “ad essere buoni pastori”. Ha preso spunto da uno scritto di San Cesario d’Arles che paragona il Popolo di Dio ad un vitellino che ha fame e vuole il latte dalla mucca, dalla madre, che però sembra come trattenerlo: “E cosa fa il vitellino? Bussa col suo naso alla mammella della mucca, perché venga il latte. E’ bella l’immagine! ‘Così voi – dice questo santo – dovete essere con i pastori: bussare sempre alla loro porta, al loro cuore, perché vi diano il latte della dottrina, il latte della grazia e il latte della guida’. Vi chiedo, per favore, di importunare i pastori, disturbare i pastori, a tutti noi pastori, perché noi diamo a voi il latte della grazia, della dottrina e della guida. Importunare!” – Nei primi commenti due brani dell’omelia del Papa che poco prima aveva ordinato in Basilica 13 preti romani.