Renzi parte bene – mi pare – per la rapidità dei tempi, il numero dei ministri, la presenze delle donne. Otto donne e otto uomini: io batto le mani. Sedici ministri: dimostrazione che in futuro si potrà fare meglio. C’è anche la giovinezza, che è sempre un buon segno. Non male la battuta di Renzi che giocarsi la faccia – come sta facendo lui – è di più che giocarsi la carriera. Fin qui i segni sono buoni, com’era buono il segno dell’accordo sulle riforme. Ma una cosa sono i segni, un’altra la realtà. La realtà è più dei segni.
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“La nostra riflessione avrà sempre presente la bellezza della famiglia e del matrimonio, la grandezza di questa realtà umana così semplice e insieme così ricca, fatta di gioie e speranze, di fatiche e sofferenze, come tutta la vita. Cercheremo di approfondire la teologia della famiglia e la pastorale che dobbiamo attuare nelle condizioni attuali. Facciamolo con profondità e senza cadere nella “casistica”, perché farebbe inevitabilmente abbassare il livello del nostro lavoro. La famiglia oggi è disprezzata, è maltrattata, e quello che ci è chiesto è di riconoscere quanto è bello, vero e buono formare una famiglia, essere famiglia oggi; quanto è indispensabile questo per la vita del mondo, per il futuro dell’umanità. Ci viene chiesto di mettere in evidenza il luminoso piano di Dio sulla famiglia e aiutare i coniugi a viverlo con gioia nella loro esistenza, accompagnandoli in tante difficoltà, con una pastorale intelligente, coraggiosa e piena d’amore”: così Papa Francesco stamane, aprendo il Concistoro straordinario sulla famiglia.
“Questo mondo è a rovescio e bisogna imparare a guardarlo: andate a casa e appendetevi con i piedi a una trave, vedrete un sacco di cose”: così Grillo al termine, poco fa, dell’incontro con i giornalisti. Dico “incontro”, senza offesa. Non ho capito niente tranne la parabola, che merita. Lo dico da cultore delle parabole.
“La Chiesa è il popolo dell’esodo / sulle dune verso la terra promessa / del Regno compiuto, / piantando e spiantando la tenda. / La Chiesa più vera è quella dei poveri / capace di dare voce alla speranza”: sono sei righe di un salmo che il vescovo di Vercelli Enrico Masseroni ha letto sabato a modo di saluto alla città. Io ero tra i relatori di un convegno al Teatro Civico in suo omaggio intitolato “Il vento del cambiamento nella Chiesa di Papa Francesco”: la preghiera del padre Enrico, che compie 75 anni dopodomani ed è affaticato dal Parkinson, è stata la sorpresa della giornata. La festeggio con un bicchiere di Vino Nuovo e con un bacio di gratitudine al caro Enrico.
Bel giro ieri a mezzogiorno nel sonnolento centro di Rovigo. Ammirando la prosa del monumento di piazza Garibaldi: “le offese di Francia dimenticava a Digione”. La colorata Rotonda, le pietre di Porta San Bortolo. Contento dei bambini in maschera che inseguivano i piccioni con la spada di Zorro.
Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.
Vieni Santo Spirito manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Aiutaci ad avere in noi le parole e i sentimenti di Gesù,
guidaci a vivere secondo la sua volontà.
Vieni Consolatore degli umili, vieni Padre dei poveri
insegnaci a riconoscerti in ciascuno dei tuoi figli
e a farti conoscere a coloro che incontriamo,
a partire dai più tribolati. Amen
[Per sapere che sia questa preghiera e perché io la metta qui, vai al primo commento]
Sono a Vercelli per un incontro al Teatro Civico intitolato “Il vento del cambiamento nella Chiesa di Papa Francesco”. Parlo insieme a Bartolomeo Sorge, Paolo Ricca, Nando Dalla Chiesa. Il mio intervento è intitolato: “L’elezione del cardinale Bergoglio: una soluzione inattesa ma pronta e matura”. Un mega evento che costituirà anche il saluto della città al vescovo Enrico Masseroni che lascia per età, e che da tanto ho per amico. Domani sarò a Rovigo per un altro incontro diocesano sulla “Evangelii Gaudium”. Ho molte richieste per incontri su Francesco, da tutta Italia, che accetto per quanto posso. E qui ne do notizia perché ritengo significativo che vi sia questa attenzione al nuovo Papa e una così ampia interrogazione che ne accompagna l’opera.
Il mio Renzi fa della schiuma e magari andrà a sbattere ma finalmente qualcosa si muove. A me piace il movimento e la politica è anche rischio. Stare lì ad aspettare la marea dei forconi e delle cavallette, o dei grilli, non è cosa. Avanti Matteo con giudizio.
“Amo due cose: la vita e te che mi dai la vita”: frase letta ora ora su un muro di Monza, nei pressi di una scuola superiore – a me segnalata da un amico che vive lassù.
Illegittimo il testo che equipara droghe leggere e pesanti: questa è una notizia, lo dico da frequentatore delle carceri. Il reato di immigrazione clandestina e le condanne pesanti per le droghe leggere hanno ingigantito la popolazione che è dentro. Ma perchè ci arriviamo solo dopo otto anni?
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