Il blog di Luigi Accattoli Posts

Ettore Consonni, bergamasco di 61 anni, magazziniere in pensione, nei giorni del massimo assedio ospedaliero del marzo 2020 non trova posto nelle terapie intensive della sua città e viene portato in coma, con un aereo militare, a Palermo, dove viene curato e salvato dai medici dell’ospedale Civico. Al risveglio, il 6 aprile, dopo 27 giorni di terapia intensiva, non riesce a credere di trovarsi in Sicilia e quando se ne rende conto fa una promessa inaspettata: si farà tatuare sul petto l’immagine geografica della Sicilia “per non dimenticare mai a chi deve gratitudine”. Nei primo commento le parole che ha confidato ai cronisti al momento di lasciare l’ospedale, come le ha riportate il quotidiano “La Sicilia” del 19 aprile 2020.

Il padre francescano Salvatore Morittu, animatore della Comunità di recupero di S’Aspru, Sassari, 74 anni, vive un dicembre 2020 di precipitosi eventi: contrae la polmonite da Covid, fa 11 giorni di terapia intensiva, viene dimesso e lo stesso giorno gli arriva la notizia che il Presidente Mattarella lo ha fatto Commendatore al Merito della Repubblica Italiana “per aver dedicato tutta la vita al contrasto alle tossicodipendenze e all’emarginazione sociale”. Nei commenti alcuni paragrafi del comunicato con cui il 31 dicembre il francescano ha narrato la sua vicenda ai media.

Don Luigi Sala, vicario parrocchiale a Macherio (Monza – Brianza), è stato in ospedale per il Covid 19 dal 13 marzo al 19 giugno e ha narrato la sua lunga convivenza con la prossimità della morte nell’omelia del 30 agosto, solennità di San Cassiano, patrono del paese, in occasione della quale i parrocchiani hanno festeggiato il suo 45° di messa. Nei commenti riporto passaggi dell’omelia pronunciata da don Luigi con respiro affannoso, tra la commozione di tutti.

Avendo ripreso un po’ di energia e ritrovata – o quasi – la voce, chiedo spiegazioni sulla tosse che mi tormenta e che i medici danno per scontata, considerandola anzi un segno positivo: “Vuol dire che i tuoi polmoni riprendono a funzionare”. Sarà così, ma questi quattro o cinque assalti quotidiani della tosse mi spaventano: squassano il torace e l’addome, il cervello. Mi fanno esplodere in singulti e lacrime. Mi uccidono. Interroga questo e interroga quello, arrivo a un medico che mi legge da anni – dice lui – e che è stato anch’egli ricoverato, tre settimane prima di me, nello stesso reparto Covid 2 del San Giovanni e – incredibile a sentirmelo dire – è stato nello stesso mio letto: “Il letto 25 porta fortuna”, mi rassicura. Si chiama Michelangelo Bartolo [vedilo al primo commento] e mi spiega al telefono “quella stupida tosse” e altre cose. Diventiamo amici di cellulare e un poco mi conforta avere spiegazioni da uno che ha vegliato e temuto di morire nel letto dove quei movimenti dell’anima e del corpo li ho vissuti io per un tempo esattamente equivalente.

Matteo Merolla, 29 anni, positivo al Covid ma asintomatico, si fa ricoverare all’Ospedale del Celio insieme allo zio 50enne, affetto da sindrome di Down, che era arrivato in condizioni molto serie al Policlinico militare per un’infezione da Covid-19. «Non volevo lasciarlo solo», la sua spiegazione. A raccontare la vicenda a Carlotta Di Santo dell’agenzia “Dire”, il 20 novembre 2020, è lo stesso Matteo, agente immobiliare, nato e cresciuto nel quartiere romano di Montesacro.

Dall’UCSI di Verona [Unione cattolica stampa italiana] ho ricevuto il 19 dicembre – in collegamento da remoto – il premio “Giornalismo e Società”, uno dei riconoscimenti previsti dal “Premio UCSI Natale 2020”: del fatto e della cerimonia di premiazione avevo dato conto nel post del 19 dicembre, nel quale avevo anche inserito il link all’intera registrazione audio e video dell’evento. Qui evidenzio la sola parte di motivazione del riconoscimento a me attribuito e del mio ringraziamento. Il conduttore che introduce, legge la motivazione e mi dà la parola è Stefano Filippi, presidente dell’UCSI di Verona. Il link che metto a conclusione di questo post riporta queste sole parti della cerimonia, che nella registrazione complessiva erano sparse in più momenti. Nei commenti riporto la motivazione del Premio, il mio ringraziamento, la risposta a una domanda rivoltami da Filippi.

Riprendo la narrazione delle storie di pandemia dove le avevo lasciate il 20 novembre, quando mi sono ammalato. Stavo lavorando a un bel testo sulle “morti ingiuste” da Covid scritto da Manuel João Pereira Correia, comboniano portoghese di 69 anni, malato di Sla: le morti ingiuste per questo missionario sono quelle di tanti suoi confratelli ospiti del centro d’assistenza di Castel D’Azzano (Verona), dove risiede e dove la maggioranza dei confratelli e del personale «hanno contratto il Covid-19». Dalla Casa generalizia romana dei Comboniani ho poi appreso che i comboniani morti per Covid nel mondo sono in totale, a oggi, 27, 22 dei quali italiani. Il totale dei padri morti nella casa di Castel D’Azzano sono 12. Il testo del geniale comunicatore che è il padre Manuel João l’ho preso dal sito dei comboniani in Italia e l’ho ridotto di alcuni paragrafi.

Nel giorno dei vaccini, che è di festa, io invece racconto due storie di morte apprese sul campo, senza – al momento – poter indicare il chi, il come e il dove. Ve le dico come mi sono state raccontate da chi le ha sofferte nella carne. Riguardano ambedue la disumana maniera di morire e di dare notizia di morte che è divenuta realtà quotidiana in questa stagione della bestia che è uscita dal mare. Le narro con il minimo di parole nei primi due commenti e nel terzo torno a nominare la bestia.

L’occasione fa il ladro e può capitare che anche il Covid incentivi piccole o grandi ladrerie. Ne racconto una piccola che ho osservato ieri notte dalla finestra verso le quattro, non dormendo. Tanto non dormivo e tanto m’attirava la messa in scena di quel proverbio, che ho cambiato finestra tre volte per vederla tutta. La racconto nel primo commento.