Paolo che parte per Gerusalemme e punta su Roma

Avvio oggi una rubrica del blog nella quale darò conto dell’attività quindicinale di coordinamento di un gruppo biblico familiare e amicale che svolgo da 15 anni: vedi alla pagina Pizza e Vangelo elencata sotto la mia foto. Abbiamo letto negli anni il “Vangelo di Luca” e ora stiamo leggendo gli “Atti degli Apostoli”. Domani – il gruppo si riunisce a cadenza quindicinale, sempre di lunedì – leggeremo Atti 19, 21 e 22 dove Paolo decide di andare ancora una volta a Gerusalemme e di puntare poi su Roma. Nei commenti trovi altro.

37 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    14 gennaio 2018 @ 12:28

    Devo vedere anche Roma. Dopo la sosta natalizia, riprendiamo la narrazione degli “Atti” dove l’avevamo lasciata, a metà del capitolo 19, e leggiamo il più importante dei famosi sommari narrativi dell’intero libro. Sommario composto di due soli versetti, ma con il quale ci viene comunicata la decisione di Paolo di andare di nuovo a Gerusalemme e di puntare – in prospettiva – ad arrivare a Roma. Ecco il testo che affronteremo (Atti 19, 21 e 22): Dopo questi fatti, Paolo decise nello Spirito di attraversare la Macedonia e l’Acaia e di recarsi a Gerusalemme, dicendo: “Dopo essere stato là, devo vedere anche Roma”.Inviati allora in Macedonia due dei suoi aiutanti, Timòteo ed Erasto, si trattenne ancora un po’ di tempo nella provincia di Asia.

  2. Luigi Accattoli scrive,

    14 gennaio 2018 @ 12:29

    Una ferma decisione. Ci troviamo a Efeso, capitale della provincia romana dell’Asia, dove Paolo resta tre anni. Al termine di questo lungo soggiorno decide le due tappe terminali della sua itineranza apostolica, che saranno al centro dei capitoli seguenti, fino all’ultimo, il capitolo 28, che lo vedrà arrivare a Roma come prigioniero che si è appellato all’imperatore e dall’imperatore dovrà essere giudicato. Dedichiamo una serata a due soli versetti perché sono di importanza strategica per il resto della narrazione degli Atti. La decisione dell’andata a Gerusalemme ha nella vicenda esistenziale di Paolo lo stesso ruolo di fulcro narrativo che nel Vangelo di Luca (unico è l’autore dei due libri) ha la decisione di Gesù di “salire a Gerusalemme” (Luca 9, 51): “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé”. Svilupperemo questo paragone.

  3. Luigi Accattoli scrive,

    14 gennaio 2018 @ 12:30

    Paolo che viene da noi. Specifica poi della vicenda di Paolo è la meta ulteriore che qui viene annunciata: quella romana. Leggiamo in questo brano la prima affermazione da parte dell’apostolo dell’intenzione di arrivare alla capitale dell’Impero di cui era cittadino, che era insieme la più grande città del mondo mediterraneo e – in senso lato – la capitale del paganesimo. “Sono pronto, per quanto sta in me, ad annunciare il Vangelo anche a voi che siete a Roma” dirà nella “Lettera ai Romani” (1,13), che scriverà tra poco da Corinto, verso il 56 o 58 dopo Cristo, alla fine del terzo viaggio apostolico. Alla lettura dei due versetti della decisione di Paolo relativa alla sua ultima impresa aggiungeremo la lettura di un brano della “Lettera ai Romani” (15, 14-33) in cui Paolo espone in dettaglio questo suo desiderio di arrivare a Roma. In quanto cristiani che viviamo a Roma ci troviamo a leggere con emozione le parole dell’apostolo che promette di venire da noi.

  4. Luigi Accattoli scrive,

    14 gennaio 2018 @ 12:59

    Perché ne parlo qui. Ho deciso di presentare via via qui nel blog gli appuntamenti di “Pizza e Vangelo” per due motivi: come richiesta d’aiuto ai visitatori che ne sanno di più e come invito ai romani a partecipare. Chi per qualche ragione si è occupato del brano che leggeremo domani, può suggerirmi uno spunto o una lettura. Chi vive a Roma può venire e partecipare al gruppo senza alcuna formalità: manda un’e-mail e io ci dico l’ora, il bus, il piano. Questo invito vale anche per i visitatori che in uno dei nostri lunedì si trovasse occasionalmente a Roma, con serata libera. L’impegno va dalle 20.30 alle 23.00

  5. antonella lignani scrive,

    14 gennaio 2018 @ 14:14

    È sempre emozionante leggere San Paolo.

  6. Luigi Accattoli scrive,

    14 gennaio 2018 @ 16:31

    Antonella se eri a Roma saresti venuta alle nostre serate?

  7. antonella lignani scrive,

    14 gennaio 2018 @ 19:54

    Penso che sarei venuta senz’altro. Ma siamo nel periodo ipotetico della impossibilità .. È necessario che faccia una relazione dettagliata, Luigi.

  8. Luigi Accattoli scrive,

    14 gennaio 2018 @ 20:00

    Sono felice a sentire che saresti venuta. Bacio.

  9. antonella lignani scrive,

    14 gennaio 2018 @ 20:54

    Anche il Vangelo di Giovanni mi piace moltissimo. Lo considero molto preciso e fedele (d’altra parte anche Aldo Schiavone, che pure non è credente, nel suo libro “Ponzio Pilato” lo giudica tale). Alla Messa di questa domenica abbiamo letto il primo incontro con Gesù di Andrea e di un altro discepolo, che poi è lo stesso Giovanni. Era circa l’ora decima, le quattro del pomeriggio, dice il Vangelo. Si sono fatti molti sforzi, da parte dei biblisti, per trovare il significato simbolico di questo numero. Ma invece, secondo me, era proprio l’ora decima, le quattro del pomeriggio. Il sacerdote che celebrava mi ha dato ragione, ricordando che quella era l’ora in cui nel tempio venivano sacrificati gli agnelli; per questo Giovanni Battista, all’inizio del brano che abbiamo letto, vedendo Gesù esclama: “Ecco l’Agnello di Dio!”. Vengono i brividi quando si leggono queste cose.
    Inoltre nel vangelo di Giovanni troviamo la descrizione fedele di Gerusalemme, come provano i ritrovamenti archeologici; eppure nel 70 d. C. Gerusalemme era stata completamente distrutta.

  10. Vincenzo Salcone scrive,

    14 gennaio 2018 @ 22:22

    Scusate posso fare una domanda.
    Sto rileggendo appunto i diari della Valtorta e ho appena letto una frase del Levitico:” “Uomo, non ti accosterai all’uomo come fosse una donna”, e: “Non ti accosterai ad alcuna bestia per non contaminarti con essa. E così farà la donna e non si unirà a bestia perché è scellerataggine”.”

    Siamo tenuti noi Cristiani al Levitico?

  11. Mario Romeo scrive,

    15 gennaio 2018 @ 1:10

    suggerisco un libro su SanPaolo:
    “Paolo. Un uomo inquieto, un apostolo insuperabile”
    di Jerome Murphy-O’Connor

  12. giuseppe di melchiorre scrive,

    15 gennaio 2018 @ 10:45

    Scusa, Luigi. So che vado fuori tema. Ma tu che tratti di “Pizza e Vangelo” come chiameresti l’esibizione di questo prete nel Santuario del Divino Amore di Roma?
    http://video.corriere.it/prete-canta-mamma-maria-ricchi-poveri-il-matrimonio/4102938a-74d3-11e6-86af-b14a891b9d65
    Il link, e non è il primo, me l’ha mandato un mio amico, docente di conservatorio e molto preparato sulla musica liturgica. Paolo, secondo te e gli altri cortesi e cari visitatori del blog, se avesse visto una cosa del genere, cosa avrebbe potuto dire?
    Ti chiedo scusa ancora, ma, forse anche per il mio stato psicologico non più giovanile, sono tentato di non andare più in chiesa, o di non andarci quando c’è un prete, tanto Gesù ce lo trovo sempre. Mi rendo conto che la mia è una reazione probabilmente non condivisibile, ma è spontanea, non elaborata…
    Un caro saluto a te e a tutti.

  13. antonella lignani scrive,

    15 gennaio 2018 @ 13:31

    Sì, prima di andare in chiesa è bene sincerarsi di che preti ci siano … Da noi ancora tutto bene.

  14. Fabrizio Scarpino scrive,

    15 gennaio 2018 @ 13:36

    Carissimo Giuseppe.

    In relazione al tuo post delle 10.45, mi permetto di fare una piccola annotazione.

    Non si tratta di un prete del Santuario del Divino Amore, ma di un prete ambrosiano, qui nella mia diocesi a Milano. E’ don Bruno Maggioni un sacerdote brianzolo oggi parroco in Valsassina in provincia di Lecco.

    Nel link qui sotto possiamo conoscerlo meglio: nella prima parte ci parla egli di come è nata l’idea della canzone.
    Nella seconda parte ci parla della Chiesa, di Gesù, del Sacramento della Riconciliazione, della sua creazione di gruppi per il sostegno alle mamme con figli autistici o di sostegno a mamme che hanno vissuto il tragico lutto della perdita di un figlio.
    Ci parla infine della morte e del problema del male.

    Se posso: continua da andare in Chiesa, carissimo Giuseppe e preghiamo anche per don Bruno, di recente colpito da infarto

    Un forte, forte abbraccio.

    Fabrizio

    Qui l’intervista a don Bruno da parte di Gigi Marzullo

    https://gloria.tv/video/47BmgQq9FxRQ2eWA3JmVv8c64

  15. Victoria Boe scrive,

    15 gennaio 2018 @ 13:59

    “… sono tentato di non andare più in chiesa, o di non andarci quando c’è un prete, tanto Gesù ce lo trovo sempre…”

    Ti piace esagerare, vero Giuseppe?
    Tu sai meglio di me che non tutti i preti sono uguali e che, comunque, in chiesa si va perché è il prete, qualunque sia, a celebrare la Messa, cioè a rinnovare il memoriale del sacrificio del Cristo. Ed è questo che conta davvero.
    Ciao, Giuseppe. Non scoraggiarti.

  16. Amigoni p. Luigi scrive,

    15 gennaio 2018 @ 14:59

    Rif. 10.45 – Show

    Anche io non mi ritrovo in quella sceneggiata (tanto più che siamo nella austera Valsassina). Sembra di capire che si fosse alla fine del matrimonio: almeno quello . Me ne sarei andato se fossi stato lì.
    Sulla libertà di frequentare le chiese e scegliere – a parità di celebrazioni – quelle giudicate più congrue alla “verità del mistero” credo non ci siano dubbi.
    L’unica cosa che non posso fare “per reazione” è quella non andare più in chiesa. Continuo ad andarci e a far del mio meglio.

  17. giuseppe di melchiorre scrive,

    15 gennaio 2018 @ 15:13

    Carissimo Fabrizio, grazie dell’attenzione e delle precisazioni. Io ho riportato quello che mi ha scritto il mio amico musicista liturgico, come potrei definirlo. Non conosco il prete, infatti. Se poi ha avuto un infarto, che Dio lo aiuti, anche tenendo conto delle sue canzoni in chiesa, sicuramente eseguite in buona fede. Di certo, poi, Dio è più comprensivo di me… che sono un povero nessuno…
    Un fortissimo abbraccio anche da parte mia.
    A Victoria. Ero proprio giù, cara. E’ che il mio amico, data la sua formazione musicale e liturgica, non fa altro che mandarmi link simili. E a me crolla il mondo addosso, anche perché anch’io, dato il mia formazione, sono informato dell’importanza mistagogica della musica liturgica. A questo proposito ti cito quanto ho trovato scritto nel sito della diocesi di Bari Bitonto, a proposito della scelta pastorale riguardante la mistagogia: “Mistagogia è parola che si potrebbe tradurre con «introduzione al mistero». Significa essere introdotti in modo esperienziale e sapienziale a riconoscere nei segni liturgici la presenza viva di Cristo e della sua azione di salvezza”. E la musica, questo lo aggiungo io, nella liturgia non è affatto un segno secondario… Sono sicuro che su questo convieni…
    Ti saluto caramente…

  18. giuseppe di melchiorre scrive,

    15 gennaio 2018 @ 16:11

    Caro P. Luigi, mi ha fatto piacere leggerti… Vuol dire che continuerò ad andare in chiesa, dove, comunque, io vado anche durante la settimana a fare visite a Gesù. Trovarmi solo a tu per tu con Lui e parlarci, non mi dispiace…
    Ma vedere certe sceneggiate, e in internet ne ho viste parecchie, ma fa rizzare i capelli… Meno male che nelle chiese che frequento non succedono certe cose, sennò ti giuro che al prete gliele griderei in faccia… Sbaglierei, secondo te?
    Un fraterno saluto in Cristo…

  19. Victoria Boe scrive,

    15 gennaio 2018 @ 16:16

    Capisco, Giuseppe.
    Anche io credo che quel “curioso” prete abbia voluto fare lo spiritoso a conclusione della cerimonia nuziale. Forse era amico della coppia e si è voluto mostrare “disinvolto”.
    Neanche io approvo teatrini di quel genere.
    Anche fra i preti ci sono gli stravaganti, sia fra i moderni che fra i tradizionalisti.
    E so bene, comunque, che la musica nella liturgia è molto importante.
    Ciao, caro Giuseppe

  20. Fabrizio Scarpino scrive,

    16 gennaio 2018 @ 16:38

    Caro Luigi e cari tutti del Blog.

    Ne approfitto dell’argomento lanciato su San Paolo Apostolo per porvi una domanda alla quale avete ovviamente anche libertà di non rispondere.

    Mi sono trovato spesso a discutere con massoni (i quali in realtà riprendono un’idea protestante se non erro) che “accusano” Paolo di aver stravolto il cattolicesimo.

    Mi potete aiutare in tal senso? Da dove nasci l’origine di questa accusa?

    Dal mio modesto punto di vista, non lo ha di certo stravolto, ha solo dato un indirizzo e spesso lo ha fatto in risposta a quanto gli veniva domandato.

    Grazie anticipatamente a chi potrà rispondermi.

    Fabrizio

  21. giuseppe di melchiorre scrive,

    16 gennaio 2018 @ 17:50

    Ciao, Fabrizio. Mi limito a un cordiale saluto perché io dell’argomento da te proposto non ho la conoscenza necessaria, anche se so che è un argomento dibattuto….
    Stammi bene….

  22. antonella lignani scrive,

    16 gennaio 2018 @ 18:00

    La mia risposta non ha nessuna pretesa di profondità e dottrina. Mi ricordo comunque che una volta un sacerdote molto preparato osservò che se non ci fosse San Paola andremmo d’accordo con tutti. Evidentemente San Paola ha impostato il cattolicesimo nelle sue forme peculiari; coloro che sono nemici del cattolicesimo dicono che l’ha snaturato.

  23. antonella lignani scrive,

    16 gennaio 2018 @ 18:00

    San Paolo!

  24. Luigi Accattoli scrive,

    16 gennaio 2018 @ 19:07

    Fabrizio non ho la competenza per rispondere ma posso indicarti la via da me percorsa per conoscere il tumultuoso Paolo, che credo adatta a persone che desiderano esplorare – da lettori informati, non da studiosi – la vicenda e il corpus paolino. Vado conducendo da 15 anni, con un gruppo ormai affiatato, una lettura congiunta del Vangelo di Luca, degli Atti degli Apostoli e di tutte le lettere paoline. Luca e Atti hanno lo stesso autore e dunque la loro lettura continuata aiuta a cogliere, da un’unica voce narrante, la specificità di Paolo rispetto al Gesù sinottico, al Gesù esclusivo di Luca e alla predicazione degli Apostoli Pietro e Giovanni (nonchè dei diaconi Filippo e Stefano) che è narrata nei primi 12 capitoli degli Atti, detti anche “Atti di Pietro e Giovanni”. Da quando partono gli “Atti di Paolo”, cioè dal capitolo 13, la nostra lettura procede combinando al percorso degli Atti la conoscenza delle lettere che Paolo via via scrive dai luoghi dove sta evangelizzando o che scriverà in seguito alle comunità che in quei luoghi avrà fondato. Questo metodo favorisce una conoscenza integrata sia delle comunità paoline, sia della predicazione paolina. Ovviamente poi il tutto acquisito con questo itinerario conoscitivo andrebbe completato con un raffronto sistematico con il resto del Nuovo Testamento. Ma credo sia bene partire come ho detto. Paolo ne emerge a ogni pagina come un prigione di Michelangelo a ogni colpo di scalpello.

  25. Clodine-Claudia Leo scrive,

    16 gennaio 2018 @ 20:54

    Ho sempre desiderato partecipare agli incontri. Con la metro B non ci vuole molto , una decina di minuti e sarei già a destinazione. Mi accuso: temo viaggiare a quell’ora, 20/ 23,è rischioso per una donna, ho paura. Purtroppo non guido e questo aspetto, non indifferente, mi fa desistere dal raggiungere il gruppo di “Pizza e Vangelo”, con grande dispiacere .

    Approfondire “Atti” è fondamentale -è un percorso già fatto anni addietro, in Parrocchia, straordinariamente avvincente e illuminante- se non si ha conoscenza di quei testi, se non si leggono, tutti, e non ci si addentra si è come disconnessi proprio come lo stoppino della lampada quando è “disconnesso” dall’olio e poco dopo inizia a perdere luce e alla fine è incapace di dare qualsiasi luce;

    Così per il cristiano quando è disconnessi con la Parola di Dio: entrano in lui i pensieri della terra. Le verità celesti sono soffocate, si comincia a pensare secondo il mondo ed è così, è una legge e non risparmia proprio nessuno: vale per papi, cardinali, vescovi, presbiteri, diaconi, cresimati, battezzati.

    Lo spirito dell’uomo respira ciò di cui si nutre. Se si alimenta di Parola, respira Parola, se si alimenta di mondo respira mondo. Similmente la Chiesa, se vuole risorgere e liberarsi dal sarcofago dei pensieri umani, deve sempre far risuonare la Parola del suo Cristo e Signore nella sua verità.

  26. Clodine-Claudia Leo scrive,

    16 gennaio 2018 @ 21:04

    “Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone. Non disertiamo le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortiamoci a vicenda, tanto più che vedete avvicinarsi il giorno del Signore. Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa di un fuoco che dovrà divorare i ribelli.”

    Eb 10,24-27

    Quando il buio avvolge l’umanità è segno evidente che si è disconnessi con la Parola del Signore. O perché non si ascolta più neanche con l’orecchio esterno, o perché i ministri e i maestri della Parola, la insegnano dalla falsità e dalla menzogna del loro cuore. La insegnano alla maniera di Satana. Insegnare la Parola di Dio dicendo ciò che essa non dice e non dicendo ciò che essa dice fa infinitamente più male che se non fosse detta affatto. Dicendola falsamente infatti si ingannano gli uomini e di conseguenza li si autorizza ad essere immorali, idolatri, disobbedienti alla verità.

  27. Fabrizio Scarpino scrive,

    17 gennaio 2018 @ 0:00

    Luigi grazie mille per il percorso di lettura che mi hai indicato al fine di meglio approfondire la figura di San Paolo Apostolo.

    Colgo l’occasione per ricambiare i saluti di Giuseppe e grazie anche ad Antonella per il suo intervento in risposta al mio quesito.

  28. Lorenzo Cuffini scrive,

    17 gennaio 2018 @ 1:03

    Disconnesi dalla Parola del Signore?
    E’ dalla venuta di Cristo, e anche da prima, in realtà, che si è disconnessi dalla parola del Signore.
    Non si è MAI ascoltata, se non da parte dei santi- pochissimi e derelittissimi – nemmeno con l’orecchio esterno;semmai si è ascoltata la consuetudine sociale nella quale è stata trasformata per secoli la forma della Parola: rarissimamente la sostanza.
    Tra “i ministri e i maestri della Parola”, già vivente Cristo, e da prima ancora, ci sono sempre stati scampoli di santità e apostoli della menzogna. con tutta la gamma delle gradazioni intermedie possibili e immaginabili, compresa la miscela degli uni e degli altri all’interno delle stesse persone.
    Chi l’ha insegnata” alla maniera di Satana” c’è sempre stato e sempre ci sarà: non c’è stato un solo momento della storia della salvezza in cui non ci sia stato il male non solo presente, ma quasi sempre apparentemente trionfante.Compresi i cosiddetti secoli aurei della “cristianità”, che hanno grondato sangue e marciume esattamente come i nostri, perlomeno.
    Se noi oggi siamo qui, è solo perché, con tutte le sue magagne immense e macroscopiche, la Chiesa , per promessa evangelica incredibilmente realizzata nel tempo sotto il nostro naso , ci ha portato intatto Gesù Cristo vivo e presente in mezzo a noi.
    Senza di essa, noi non esisteremmo nemmeno come cristiani.
    Per questo, dire, come si adombra con sventata faciloneria qualunquistica ( occhio: non si tratta di insulti.Sparare giudizi ad alzo zero senza fornire ragioni, del tipo ” governo ladro”, è faciloneria pura, per essere eufemistici.E muovere accuse volutamente generiche a categorie che voglion dire tutto e niente come ” i pastori” ha lo stessa rilevanza sostanziale di dire ” i politici devono andar tutti in galera”: qualunquismo purissimo) dire che ” i ministri e i maestri della Parola, la insegnano dalla falsità e dalla menzogna del loro cuore.” è una cosa di una gravità, di una carica diffamatoria e di un intento calunniatore pari solo alla evidente falsità della affermazione.Almeno per come è fatta, così, con incredibile generalizzazione.
    Questo comportamento, questo sì, è veramente un tentativo di ” ingannare gli uomini”, e ha come conseguenza diretta quella di volerli “autorizzare ad essere immorali, idolatri e disobbedienti alla verità”.
    Ridicolo e irrilevante per l’insignificanza – pari alla mia, beninteso- di chi si ostina a metterlo in atto; ma questo non toglie un ette alla gravità senza più attenuanti ( ma non ne ha mai avuta nessuna, è lampante a chiunque) del comportamento stesso.

  29. Beppe Zezza scrive,

    17 gennaio 2018 @ 10:18

    Non penso che clodine volesse dire che TUTTI i ministri della Parola la insegnano in modo perverso . Ma certo negare che alcuni lo facciano – nella Chiesa Cattolica come nelle altre confessioni religiose – è voler negare l’evidenza.
    Fortunatamente non tutti “bevono” questi insegnamenti fuorvianti e lo Spirito Santo aiuta, ma non c’è dubbio che questi insegnamenti “facciano del male”.
    Non comprendo il senso dell’intervento di Cuffini.

  30. Lorenzo Cuffini scrive,

    17 gennaio 2018 @ 11:40

    Le parole, pure quelle di crusca come sono tutte le nostre in materia di fede, valgono quell’infinitesimo che valgono, caro Zezza, ma hanno almeno un loro valore semantico.
    Uno puo’ ritenere quello che crede, a suo ghiribizzo, e in modo del tutto ininfluente.
    Tuttavia, se io leggo ” perché i ministri e i maestri della Parola, la insegnano dalla falsità e dalla menzogna del loro cuore. La insegnano alla maniera di Satana.” non leggo ” CHE ALCUNI LO FANNO” .
    Semplicemente perché non c’è scritto.
    Si riteneva di dire così? Lo si corregga e lo si scriva.
    Dopodiché, anche se riferito a questi “alcuni “che anche secondo Zezza sarebbe innegabile che esistano, il minimo sindacale sarebbe che chi butta lì con nonchalance assoluta, come se dicesse ” mi prude il naso” , una accusa di una tale portata, FACCIA I NOMI, I COGNOMI E DICA IL COME IL QUANDO E IL PERCHE’.
    Se no si rientra , eufemisticamente, nella faciloneria qualunquistica calunniatrice.
    Il senso degli interventi di Floris Leo e di Zezza si capisce benissimo dove voglia andare a parare.

  31. Lorenzo Cuffini scrive,

    17 gennaio 2018 @ 11:44

    Poi, siamo sempre lì. e qui casca come al solito il solito asino: CHI STABILISCE, se non la Chiesa, che ” questi insegnamenti sono fuorvianti”?
    Chi STABILISCE che debbano o non debbano essere ” bevuti”?
    Zezza o Cuffino o Accattoli?
    Il sito Piripallino o Latinorumello?
    “L’esperto” di turno in materia?
    Ma perfavore.

  32. Clodine-Claudia Leo scrive,

    17 gennaio 2018 @ 14:46

    Signor Cuffini, ma lei conosce Atti degli Apostoli? Probabilmente NO, altrimenti si sarebbe accorto che il riferimento alla lettera agli Ebrei, come sempre accade per la Parola di Dio non sempre ha il sapore del caramello, purtroppo, ma è una spada a doppio taglio che non smette mai di parlare agli uomini di ogni tempo ed anche noi, a ciascuno di noi partire dal Papa, vede, il Papa non è esente, per passare in rassegna cardinali, vescovi, presbiteri fino all’ultimo battezzato della Chiesa Cattolica.

    Peccare volontariamente, per i Giudei che professavano il cristianesimo -in quanto non aveva abbandonato gli antichi rituali e prescrizioni talmudiche- significava calpestare il santo Figlio di Dio, svalutare il suo prezioso sangue, prendersi gioco della grazia. Lo stesso che, elevato al cubo, anzi al centuplo del cubo, accade sotto il nostro bel cielo sudicio di immoralità, idolatria, sporcizia, così profonda da partire dal cuore stesso della cristianità, specie oggi che nulla può essere più nascosto al mondoe tutto emerge nel suo più atroce squallore;
    Ma lo stesso può essere tranquillamente applicato ai battezzati, ai loro figli e ai figli dei loro figli ogni volta che respingono l’insegnamento ricevuto durante la loro giovinezza e scelgono deliberatamente il sentiero del mondo.

    Infatti. Ogni volta che l’uomo dimentica la Legge del Signore in ogni settore della vita – sociale, politica, religiosa, economica, amministrativa, finanziaria, ogni altra relazione dell’uomo con l’uomo, anche la più semplice e insignificante – cade nella corruzione,nell’ingiustizia, nella sopraffaziine dell’uomo sull’uomo, nell’immoralità. In una parola nell’idolatria che è la prima conseguenza dell’abbandono della Legge di Dio.

    Non credo di sbagliare nel dire che Dio iniziò la Sua alleanza dal dono della Legge e con Gesù inaugura la Nuova Legge, che è il compimento dell’antica, similmente così chiunque voglia far risuscitare un popolo deve iniziare dal dono della Legge. Perciò -ripeto- anche la Chiesa, se vuole risorgere e liberarsi dal sarcofago dei pensieri umani, deve sempre far risuonare la Parola del suo Cristo e Signore nella sua verità…e non sempre questo accade…
    Si vada leggere la storia di Eli in ordine all’idolatria e la sfida sferzata ai falsi profeti del suo tempo,(1Re capitolo XVIII) e quelli, i falsi profeti, non mancano mai, li si trovano ovunque, sono sempre vivi..stia sereno Cuffini!

  33. Clodine-Claudia Leo scrive,

    17 gennaio 2018 @ 14:57

    P.S
    Nella fattispecie il riferimento è alla Lettera agli Ebrei 10,24-27.

  34. Clodine-Claudia Leo scrive,

    17 gennaio 2018 @ 15:29

    Un’ultima e poi mi taccio:
    Che vada a leggersi Atti 20;30 il nostro Cuffini

    l’Apostolo mette in guardia da quei pastori e anziani che al principio servono Dio poi, ad un certo punto della loro vita, vengono sedotti da spiriti e si sviano dalla verità e dalla fede e si danno a percorrere delle vie che il Signore non ha ordinato di percorrere.

    Questo diceva San Paolo allora come ora: non bisogna imitare né questi, né quelli, ma i santi devono imitare solo i ministri di Dio che sono giunti alla fine della loro vita rimanendo fermi nella fede e nella verità, nella piena osservanza dei comandamenti della Parola di Dio.

    Facciamo degli esempi pratici, in modo che sia chiaro quali pastori e anziani non devono essere imitati, visto che il Cuffini ce ne chiede contezza:
    quelli che hanno una condotta fraudolenta . Gli ignoranti nella conoscenza della Parola di Dio (purtroppo sono moltissimi i pastori che non conoscono le Scritture, di conseguenza non conoscono la volontà di Dio e non sono perciò in grado di pascere le pecore, ma riescono a pascere solo loro stessi, il loro ventre); quelli che rubano (quanti pastori ci sono oggi che rubano le offerte fatte dai fratelli e ne fanno ciò che vogliono, usandole per soddisfare le loro brame e la loro cupidigia); quelli che fanno alleanze con gli omosessuali, o con gli amici degli omosessuali perfino benedicono le coppie omosessuali. quelli che sono rapaci .Costoro sono falsi ministri di Cristo

    Ma per Grazia di Dio ci sono anche molti pastori santi…e questi vanno sostenuti.

  35. Lorenzo Cuffini scrive,

    17 gennaio 2018 @ 16:38

    Ringrazio per l’invito ad essere sereno: su questo genere di cose ( e solo su queste) sono come Venezia ai tempi della Repubblica: serenissimo. Come è chiunque si fidi della Chiesa, senza voler fare di giudizio suo, per giunta travestendolo con certi tagli sguinci di Scrittura.
    Ringrazio anche per l’esposizione, per quanto schematica, relativa ad Atti. Giovevole comunque a far capire che le ammonizioni sono state date , e sono state date date una volta per tutte, e sono valide in saecula saeculorum. Tirarle per la giacchetta a supporto di certe proprie personalissime opinioni, è completamente inutile, e i concetti espressi da Paolo sono chiarissimi. Altrettanto chiaro, peraltro, il desiderio di utilizzarli per bollare situazioni valutate in modo assolutamente soggettivo e dunque di importanza nulla.
    Gli ” esempi concreti” forniti, sono esempi scritti sull’acqua, che sostituiscono una categoria facilonamente qualunquistica ( i pastori) con altre sottocategorie altrettanto facilonamente qualunquisticissime. Nessun riferimento concreto, solo la possibilità, prontamente colta al volo, di poter sfanfgagnare per l’ennesima volta, con giudizi indimostrabili, proprie bizzarre convinzioni personali. A suggestivo esempio, si prenda questa affermazione: “purtroppo sono moltissimi i pastori che non conoscono le Scritture, di conseguenza non conoscono la volontà di Dio e non sono perciò in grado di pascere le pecore, ma riescono a pascere solo loro stessi, il loro ventre)”. E questo chi lo dice? Una persona dotata di Autorità? Una persona che ricopre un ruolo nella Chiesa che le consenta di valutare la formazione dei pastori? Un angelo che conosca la volontà di Dio, e dunque, sia in grado di sapere e e comecerti suddetti pastori conoscano la volontà di Dio e altri no?
    Assolutamente no.
    Lo dice una signoranessuno della fede esattamente come me e tutti qui sopra.
    Dunque, il ” parere”- giacchè di questo si tratta, esattamente come ” a me piace o no la vignarola” – non ha fondamento alcuno.
    Il primo ciaparatti che passa per la strada NON HA ALCUN TITOLO a fare affermazioni del tipo ” costoro sono falsi profeti di Cristo” , parlando di pastori a maggior ragione.

    Quanto al” ventre, alle brame,e alla cupidigia” ,cortesemente ciascuno pensi ai propri. Vedrà che ne avrà da vendere e da appendere.

  36. Victoria Boe scrive,

    17 gennaio 2018 @ 17:22

    “… da quei pastori e anziani che al principio servono Dio poi, ad un certo punto della loro vita, vengono sedotti da spiriti e si sviano dalla verità e dalla fede e si danno a percorrere delle vie che il Signore non ha ordinato di percorrere.”

    Chi saranno mai costoro? E quali sarebbero “gli spiriti” che seducono pastori e anziani?…E quali vie il Signore non ha ordinato di percorrere?…
    Con tutto il rispetto e la venerazione che posso avere per San Paolo, a me pare che abbia esagerato un bel po’.
    Capisco solo che nella cultura ebraica di quei tempi tutto veniva visto attraverso un velo d’ombra colpevolizzante.
    Che questa visione faccia parte di certi cristiani del nostro tempo lo capisco assai meno, francamente.
    Mi dispiace, ma ho avversione per questo genere di predicozzi tipici di chi vuole additare sempre e soltanto i peccati degli uomini, mettendosi sul pulpito del rigorismo a buon mercato.
    Questo linguaggio non produce niente di buono, e chi lo esprime dovrebbe trovarne un altro che non sia così respingente e divisivo.
    Questo tipo di prediche era proprio della Chiesa preconciliare e non aveva nessun effetto su chi lo ascoltava.
    Anche allora gli uomini peccavano; anche allora la società aveva zone oscure; anche allora c’erano pastori peccatori accanto a quelli “santi”. Non è che oggi la situazione sia peggiore di prima. È solo che oggi si viene a sapere tutto ciò che prima era nascosto o di cui non si era a conoscenza perché l’informazione in altri tempi era limitata. Oggi che non è più così ci si trova di fronte ad una montagna di brutture.
    Un po’ di realismo non guasterebbe. L’idealismo non serve a cambiare le cose e la natura umana, che resta quella che è: un mix di bontà e di cattiveria, di saggezza e di follia, di razionalità e di irresponsabilità.
    Le prediche inutili altro non fanno che mostrare l’espressione arcigna di chi le fa e che forse va fiero per averle fatte per una presunta buona causa.
    Queste persone–mi permetto di dire– farebbero meglio ad andare in clausura permanente.

  37. Clodine-Claudia Leo scrive,

    17 gennaio 2018 @ 19:11

    “Io ho sentito dir parecchie volte
    che più fatica è tacer che parlare:
    quantunque alle ignoranti genti stolte
    strana proposta questa forse pare..
    che senza ch’alcun sia del suo fraudato
    della laude, cioè, dei suoi bei detti
    dirò: che quando costor han
    anche ciarlato, meglio era lor tener
    i labbri stretti””.

    Matteo Maria Boiardo

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