Francesco e l’omelia di Pasqua venuta dal cuore

“Il Papa non tiene l’omelia poiché alla Messa fa seguito la Benedizione ‘Urbi et Orbi’ con il Messaggio pasquale”: così era previsto ma Francesco non ha trattenuto il suo cuore e ha improvvisato un’omelia appassionata, forse la più bella omelia del kerigma, cioè dell’annuncio cristiano, che abbia fatto da quando è Papa. La riporto per intero nei commenti.

88 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    16 aprile 2017 @ 11:56

    Oggi la Chiesa ripete, canta, grida: “Gesù è risorto!”. Ma come mai? Pietro, Giovanni, le donne sono andate al Sepolcro ed era vuoto, Lui non c’era. Sono andati col cuore chiuso dalla tristezza, la tristezza di una sconfitta: il Maestro, il loro Maestro, quello che amavano tanto è stato giustiziato, è morto. E dalla morte non si torna. Questa è la sconfitta, questa è la strada della sconfitta, la strada verso il sepolcro. Ma l’Angelo dice loro: “Non è qui, è risorto”.

  2. Luigi Accattoli scrive,

    16 aprile 2017 @ 11:56

    E’ il primo annuncio: “E’ risorto”. E poi la confusione, il cuore chiuso, le apparizioni. Ma i discepoli restano chiusi tutta la giornata nel Cenacolo, perché avevano paura che accadesse a loro lo stesso che accadde a Gesù. E la Chiesa non cessa di dire alle nostre sconfitte, ai nostri cuori chiusi e timorosi: “Fermati, il Signore è risorto”. Ma se il Signore è risorto, come mai succedono queste cose? Come mai succedono tante disgrazie, malattie, traffico di persone, tratte di persone, guerre, distruzioni, mutilazioni, vendette, odio? Ma dov’è il Signore?

  3. Luigi Accattoli scrive,

    16 aprile 2017 @ 11:56

    Ieri ho telefonato a un ragazzo con una malattia grave, un ragazzo colto, un ingegnere e parlando, per dare un segno di fede, gli ho detto: “Non ci sono spiegazioni per quello che succede a te. Guarda Gesù in Croce, Dio ha fatto questo col suo Figlio, e non c’è un’altra spiegazione”. E lui mi ha risposto: “Sì, ma ha domandato al Figlio e il Figlio ha detto di sì. A me non è stato chiesto se volevo questo”. Questo ci commuove, a nessuno di noi viene chiesto: “Ma sei contento con quello che accade nel mondo? Sei disposto a portare avanti questa croce?”. E la croce va avanti, e la fede in Gesù viene giù.

  4. Luigi Accattoli scrive,

    16 aprile 2017 @ 11:57

    Oggi la Chiesa continua a dire: “Fermati, Gesù è risorto”. E questa non è una fantasia, la Risurrezione di Cristo non è una festa con tanti fiori. Questo è bello, ma non è questo è di più; è il mistero della pietra scartata che finisce per essere il fondamento della nostra esistenza. Cristo è risorto, questo significa. In questa cultura dello scarto dove quello che non serve prende la strada dell’usa e getta, dove quello che non serve viene scartato, quella pietra – Gesù – è scartata ed è fonte di vita. E anche noi, sassolini per terra, in questa terra di dolore, di tragedie, con la fede nel Cristo Risorto abbiamo un senso, in mezzo a tante calamità. Il senso di guardare oltre, il senso di dire: “Guarda non c’è un muro; c’è un orizzonte, c’è la vita, c’è la gioia, c’è la croce con questa ambivalenza. Guarda avanti, non chiuderti.

  5. Luigi Accattoli scrive,

    16 aprile 2017 @ 11:58

    Tu sassolino, hai un senso nella vita perché sei un sassolino presso quel sasso, quella pietra che la malvagità del peccato ha scartato”. Cosa ci dice la Chiesa oggi davanti a tante tragedie? Questo, semplicemente. La pietra scartata non risulta veramente scartata. I sassolini che credono e si attaccano a quella pietra non sono scartati, hanno un senso e con questo sentimento la Chiesa ripete dal profondo del cuore: “Cristo è risorto”. Pensiamo un po’, ognuno di noi pensi, ai problemi quotidiani, alle malattie che abbiamo vissuto o che qualcuno dei nostri parenti ha; pensiamo alle guerre, alle tragedie umane e, semplicemente, con voce umile, senza fiori, soli, davanti a Dio, davanti a noi diciamo “Non so come va questo, ma sono sicuro che Cristo è risorto e io ho scommesso su questo”.

  6. Luigi Accattoli scrive,

    16 aprile 2017 @ 11:58

    Fratelli e sorelle, questo è quello che ho voluto dirvi. Tornate a casa oggi, ripetendo nel vostro cuore: “Cristo è risorto”.

  7. Lorenzo Cuffini scrive,

    16 aprile 2017 @ 20:36

    ” Ieri ho telefonato a un ragazzo con una malattia grave, un ragazzo colto, un ingegnere e parlando, per dare un segno di fede, gli ho detto: “Non ci sono spiegazioni per quello che succede a te. Guarda Gesù in Croce, Dio ha fatto questo col suo Figlio, e non c’è un’altra spiegazione”.
    🙂
    Sarebbe stato anche un commento perfetto per il post su don Galli & il dolore innocente…..

  8. Victoria Boe scrive,

    16 aprile 2017 @ 21:58

    Vero, Lorenzo. Ma quanto sono significative anche queste parole: “lui mi ha risposto: “Sì, ma ha domandato al Figlio e il Figlio ha detto di sì. A me non è stato chiesto se volevo questo”. Questo ci commuove, a nessuno di noi viene chiesto: “Ma sei contento con quello che accade nel mondo? Sei disposto a portare avanti questa croce?”. E la croce va avanti, e la fede in Gesù viene giù.”
    Sai tu, Lorenzo, quanti si stancano di credere in un Dio che mette sulle spalle degli uomini fardelli tanto pesanti?
    Sai quanti non riescono a trovare consolazione nel vedere Gesù morire sulla Croce per poi risorgere?
    Ci vuole una Grazia speciale per continuare ad avere fede. E anche questa è mistero, in fondo.
    Allora non mi meraviglia affatto che alcuni personaggi illustri abbiano detto:” quando mi troverò di fronte a Lui, se c’è, Gli chiederò perché a molti abbia dato il dono della fede mentre a me non lo ha dato”.
    Chi ha fede, vera fede, se la tenga ben stretta questa fede e faccia di tutto per rinverdirla quando languisce per un motivo o per l’ altro.
    Ma la fede riguarda una sfera intimistica dell’essere umano, e nessuno può definirla con esattezza. Nessuno può dire qual è il momento in cui Dio svela il suo Volto all’ uomo.

  9. maria cristina venturi scrive,

    17 aprile 2017 @ 8:53

    Ma fede riguarda una dimensione intimistica dell’essere umano.

    Non sono d’accordo con questa affermazione. Se ancira oggi dividiamo la storia umana dalla nascita di Cristo , vuol dire che la fede ctistiana e’ fede in un avvenimento storico, la morte e la Resurrezione di Gesu’.
    n

  10. maria cristina venturi scrive,

    17 aprile 2017 @ 9:12

    La fede cristiana non e’una religione come tutte le altre, unmodoma individualistici per rapportarsi col divino o pensare il divino. E’la fede molto concreta in un essere Gesu che e’morto e risorto e ha detto di essere il figlio di Dio.Noi cristiani crediamo in questo che e’per noi un FATTO vero come e’vero che sorge il sole almattino.
    La nostra fede non ha nulla di intimistico e di vago, di incorporeo, e chi la vuole ridurre alla dimensione intimistica, ad un modo come tanti di concepire la divinita’, la vuole svuotare del suo vero significato.
    Se oggi noi celebriamo la Pasqua del Signore Gesu’e’perche gli apostoli e Maria credettero nella sua Resurrezione e andarono ad annunciarla di persona a tutte le genti, quasi tutti pagando con la morte e il martirio questo annuncio.
    Non tennero per se’nella loro sfera intima la loro fede ma. la fecero irrompere nella Storia. CAmbiarono la storia! Se fosse stato altrimenti noi ora qui, nel2017, npn sapremmo neppure nulla della vicenda che si svolse in Palestina duemila anni orsono, se non forse come vaga leggenda semitica.Non festeggeremmo oggi la Pasqua se la Storia non fosse sata cambiata da questo FATTO:la resurrezione di Cristo.

  11. maria cristina venturi scrive,

    17 aprile 2017 @ 9:28

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-rivincita-del-crocifisso-19560.htm

  12. giuseppe di melchiorre scrive,

    17 aprile 2017 @ 10:14

    Buon giorno, Victoria.
    Scusa se mi permetto. Forse volevi dire “la fede riguarda una sfera intima dell’essere umano”. Se così è, sono d’accordo con te, perché l’intimo, nel senso alto del suo significato, è ciò che risiede, che è radicato nel profondo dell’animo. Intimistico, invece, è legato a intimismo che è una tendenza artistica mirante a descrivere gli stati d’animo.
    E se la fede risiede nel profondo dell’animo, vuol dire, secondo me, che si fonda essenzialmente sulla fiducia in Dio, perché la razionalità non può spiegare tutto della fede. Infatti la fiducia è un sentimento, non un ragionamento. Dio, e molto di ciò che da Lui proviene, sono umanamente incomprensibili. Bisogna fidarsi. Lui è infinito, noi, e il mondo, finiti e dunque imperfetti, fragili, transitori. In questo penso che siamo d’accordo.
    Un caro saluto.

  13. Enrico Usvelli scrive,

    17 aprile 2017 @ 12:33

    Beh, con tutto il rispetto per il ragazzo sofferente, anche Gesù, quando arriva il momento cruciale, avrebbe voluto evitare di bere il calice della Passione, ma si rimette alla volontà del Padre.

    ‘pensiamo alle guerre, alle tragedie umane e, semplicemente, con voce umile, senza fiori, soli, davanti a Dio, davanti a noi diciamo “Non so come va questo, ma sono sicuro che Cristo è risorto e io ho scommesso su questo”.’
    Ecco io la vedo alla stessa maniera e spero di riuscire a rimanere fermo nella scommessa anche nel giorno (che spero non arrivi) in cui dovessi finire in mezzo a grandi sofferenze.

  14. Victoria Boe scrive,

    17 aprile 2017 @ 13:15

    Sì, Giuseppe, volevo intendere e indicare l’intimo di ogni persona. Dunque, mi riferisco anche ad un sentimento che nasce dal profondo dell’animo.
    In questo senso esiste una fede che prescinde da ogni religione; un affidarsi ad un Dio che si avverte anche se non è quello dei cristiani o dei musulmani o degli ebrei etc…
    Non è meno veritiero, secondo me, il Dio di quegli uomini che neanche conoscono il Dio espresso in una religione ben definita, ma lo adorano in modi diversi e anche folkloristici.
    Dio, che è puro Spirito, si fa sentire in modi diversi adeguandosi ai diversi popoli e alle diverse mentalità. In ogni religione c’è la luce di Dio. Su questo non ho dubbi. Dio Si adegua alla libertà di ognuno, perché Lui stesso è libero e ha creato libero l’uomo.
    La signora Venturi si riferisce alla religione cristiana, e io non le do torto essendo, lei e noi, di fede cristiana perché nati e vissuti (finora) in un Paese di religione cristiana.
    Ma quanti cristiani battezzati seguono i canoni della religione cristiana?
    Molti sì, altri no; e questi “altri” dicono di credere in Dio ma solo genericamente, non specificamente nel Dio di Gesù. Ne ho sentiti molti dire questo.
    Sono forse meno figli di Dio Padre? Io non credo. Se poi questi compiono il Bene e perseguono la giustizia, loro sono in Dio e Dio è in loro.
    Io ne sono convinta. Per questo guardo con rispetto tutti quelli che hanno una religione diversa dalla nostra e anche quelli che si dicono atei o agnostici, perché, come ho già detto, nessuno può dire qual è il momento e il modo in cui Dio svela il suo Volto all’uomo.
    Buona giornata, Giuseppe.

  15. antonella lignani scrive,

    17 aprile 2017 @ 13:51

    Nelle celebrazioni pasquali mi sono resa conto della forza del messaggio di cui sono portatrici. È un messaggio che sarebbe tanto importante per il mondo di oggi. Saremo capaci di diffonderlo?

  16. Victoria Boe scrive,

    17 aprile 2017 @ 15:55

    “Beh, con tutto il rispetto per il ragazzo sofferente, anche Gesù, quando arriva il momento cruciale, avrebbe voluto evitare di bere il calice della Passione, ma si rimette alla volontà del Padre.”

    La sua fede ferrea, Enrico Usvelli, è lodevole, ma non tiene conto del fatto che molti hanno una fede meno forte della sua e quando si trovano nelle sofferenze, viene assai difficile rimettersi alla volontà del Padre. Perciò sarebbe meglio astenersi da ogni giudizio e non fare paragoni di alcun genere.
    Le prediche non servono a nulla. Assai più ragionevole e umano è mettersi nei panni degli altri e provare a comprenderli. Anzi, è ancora meglio abituarsi a vedere in chi soffre lo stesso Gesù sofferente, nel momento in cui dice : ” Padre, perché mi hai abbandonato ?”
    Quando si sta bene, è molto facile fare prediche; più difficile risulta farle quando si è nel bel mezzo delle sofferenze, di qualsiasi tipo esse siano.

  17. Clodine-Claudia Leo scrive,

    17 aprile 2017 @ 21:36

    Lessi d’un fiato la testimonianza di Luigi Accattoli, il dolore suo, che divenne anche mio in un certo senso nel momento in cui leggevo. Ma cosa dovremmo dire, come reagire davanti al dolore innocente, ingiusto, disgraziato che opprime da ogni parte, che ci interroga e ci dilania dentro. Io mi sento di dire che è necessario lasciar tacere il pensiero, che interrogarsi non serve e che di fronte alla sconvolgente realtà del dolore, sia del singolo che dell’umanità, esiste un’alternativa. Alternativa che il cristiano può e , umilmente, squarciando il velo del silelnzio di fronte all”incomprensibile dolore o contro “quel Dio inaccettabile” di Dostojewsckij (per dirla con Karamazov, ma potrei dire lo stesso di mio padre e mio nonno quando morì mio fratello) può proporre: anziché insorgere alla maniera di un Prometeo contro la potenza degli dei, invece di rotolare invano su per il pendio,come Sisifo, un macigno destinato a ri-precipitare a valle in eterno, si può adottare l’atteggiamento di Giobbe che nonostante tutto il dolore di questo mondo optò per una fiducia assoluta, incrollabile, nei confronti del Dio incomprensibile. Ma se anche talora il dubbio di un Dio insensibile dovesse apparire all’orizzonte, allora, pensiamo al Dio divino, al Dio Padre: non sono forse la vita, la sofferenza di Gesù a farci apparire Dio in una luce diversa, tale da non farci sentire come defraudati e che al dolore e alla morte del giusto c’è , probabilmente, un senso? Tutto ha un senso: la giovinezza e la vecchiaia, i tempi felici e quelli sfortunati e oppressi dalla sofferenza. Ma dipende sempre da una libera offerta di senso che passa attraverso la scelta se credere o non credere all’amore di un Dio che non protegge da “ogni” sofferenza ma protegge “in ” ogni sofferenza, certi che si prenderà sempre a cuore la sofferenza nostra…Io credo in questo….

  18. Clodine-Claudia Leo scrive,

    17 aprile 2017 @ 21:50

    e mi ribello all’idea di un Dio che troneggia in una beatitudine indisturbata o in una trascendenza apatica, al di sopra dell’umano dolore.
    Ma non posso ribellarmi al Dio Padre dei perduti che si è manifestato in Gesù a quell’amore senza presupposti e senza confini che abbraccia anche il mio, il nostro dolore che placa anche l’indignazione, la frustrazione, il dubbio, e ci consente di reggere alle incessanti sventure della vita per farci uscire, infine vittoriosi…feriti a morte, va bene, ma vittoriosi, anche sulla morte. La Resurrezione è un fatto cosmico e antropologico insieme. riguarda l’intera umanità, tutti siamo chiamati, in Gesù, nello Spirito Santo, a credere…

  19. Clodine-Claudia Leo scrive,

    17 aprile 2017 @ 22:14

    se non si vuole cedere al nichilismo …

    sarà ciò che se si riterrà più forte tra “il credere o il non credere” a fare la differenza, sarà l’atteggiamento libero di ciascuno. L”uomo vi cresce dentro fin da bambino è in grado di dire ” Si ” o “no”, di fare questo o quello,di accettare criteri e norme o non accettarle. Tutto dipende da ciò che si vuole seguire sia che si parli o si taccia, che si mangi o si digiuni, se si vuole credere o non si vuole credere. La libertà è una proprietà dell’essere. L’uomo è libero, ma di fronte a Dio non è libero di essere libero. E’ chiamato ad una scelta: chi non sceglie ha già compiuto la sua scelta, ha scelto di non scegliere…

  20. Clodine-Claudia Leo scrive,

    18 aprile 2017 @ 10:18

    Un’ultima riflessione a margine sulla libera scelta rispetto a “credere” o non credere, o a credere in ciò che si desidera che sia Maometto o Budda , Confucio o il nulla assoluto rispetto al Risorto. Dopodiché tacerò di questo argomento difficile e spinoso come la corona di Cristo.

    Uno spunto importante ci arriva dal Vangelo di Matteo 28,8-15-recentemente proclamato: “Non temete…andate ad annunciare…che vadano in Galilea, la mi vedranno -dice il Risorto alle donne che trafelate correvano a dare l’annuncio agli altri…Ma, contemporaneamente- dice Matteo- le guardie annunciano ai capi tutto ciò che era accaduto riguardo al sepolcro vuoto.

    Allora, SONO le stesse GUARDIE, PAGANE per giunta, ad annunciare il Risorto, anche loro testimoni oculari e quì si aprono scenari inediti e anche incomprensibili se poste dinnanzi alla grandezza di un evento così “catartico”, incommensurabile, inenarrabile e straordinario.

    Perché quelle guardie pagane si sono lasciate corrompere dagli anziani. Quale il motivo che li spinse, dinnanzi ad una così grande manifestazione a tacere la Verità. (?) La cupidigia, il denaro: lo sporco denaro corruttore da sempre , fino ai nostri giorni somma causa d’indiustizia sociale e sterco del demonio. Fu quel compenso a fare la differenza. Col denaro si comprano i silenzi. Infatti: ” Voi dite così …I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo” e “Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi”. Non solo fra i Giudei…oserei dire…

    La Resurrezione sarà sempre contestata, lo fu fin dall’inizio e continua oggi. Sulla tomba vuota si concentrano i dubbi di intere generazioni che rifiutano di credere, tentano spiegazioni razionali che ingannano perché a monte c’è il rifiuto dell’incontro: non si accetta una Verità e si sceglie, scientemente un credo non conforme al Risorto. Anche questa è una scelta.Una libera scelta non gravida di conseguenze…

  21. Enrico Usvelli scrive,

    18 aprile 2017 @ 10:54

    ‘Perciò sarebbe meglio astenersi da ogni giudizio e non fare paragoni di alcun genere.
    Le prediche non servono a nulla.’

    Io non ho espresso giudizi, non ho fatto paragoni e tantomeno prediche. Ho separato con uno spazio l’idea che non condividevo col giovane dalla citazione di Francesco che mi era piaciuta.
    Francamente non riesco a capire come io possa essere stato frainteso in questa maniera.

  22. Enrico Usvelli scrive,

    18 aprile 2017 @ 10:56

    ‘Clodine’
    mi è piaciuta la tua riflessione ed in particolare questo:
    ‘Tutto ha un senso: la giovinezza e la vecchiaia, i tempi felici e quelli sfortunati e oppressi dalla sofferenza. Ma dipende sempre da una libera offerta di senso che passa attraverso la scelta se credere o non credere all’amore di un Dio che non protegge da “ogni” sofferenza ma protegge “in ” ogni sofferenza, certi che si prenderà sempre a cuore la sofferenza nostra’

  23. Victoria Boe scrive,

    18 aprile 2017 @ 12:56

    Enrico Usvelli, in quel commento , che inizia con ” beh, con tutto il rispetto…
    anche Gesù… ma si rimette alla volontà del Padre…” c’ è adombrato un certo giudizio negativo , anche se lei non se ne accorge.
    Il rispetto sicuramente c’ è, ma sembra sottinteso che quel sofferente avrebbe dovuto seguire l’ esempio di Gesù. Il che, come ho già detto, non è per niente facile.
    Spero di essermi spiegata.

  24. Lorenzo Cuffini scrive,

    18 aprile 2017 @ 13:12

    Una sola cosa vorrei aggiungere, se ” quell’ingegnere” ammalato di cui si parla potesse per un caso leggere questo blog.
    ” A me non è stato questo se volevo questo”.
    Vero.
    Tuttavia, a scanso di equivoci che hanno e continuano a fare danni devastanti,
    NON è Dio ad averlo voluto.
    Il Dio di Gesù Cristo, risorto mantenendo mani, piedi e costato trafitti, è INNOCENTE del nostro gran dolore.

  25. Victoria Boe scrive,

    18 aprile 2017 @ 13:57

    Hai ragione, Lorenzo.
    Qui ci addentriamo in un argomento che meriterebbe molto spazio.
    Dico solo che Dio non vuole né sofferenze né sacrifici. Gran parte della dottrina tradizionale cattolica ha veicolato un concetto sbagliato.
    Gesù si è offerto, Lui, volontariamente alla Croce per amore di noi, suoi fratelli, sempre peccatori.
    Non perché glielo avesse chiesto il Padre.
    Un sacrificio perenne.
    I Suoi meriti non stanno tanto nei patimenti tremendi, quanto nell’ amore grande, quasi inimitabile, verso gli uomini tutti.
    È paragonabile al sacrificio di chi, in vari momenti della Storia, si faceva uccidere per risparmiare la vita di molte altre persone.
    È paragonabile all’ amore di un padre o di una madre che vorrebbero morire loro al posto di un figlio che vedono in procinto di morire e chiedono a Dio di salvare quel figlio.

  26. Clodine-Claudia Leo scrive,

    18 aprile 2017 @ 14:44

    E dunque si può dare un senso alla sofferenza grande di chi, senza colpa,subisce un peso, una prova che non scompare neppure alla luce del sacrificio estremo di Cristo né dimuisce d’intensità ma che, pur tuttavia, a questo vivere e soffrire umano manifestamente assurdo potrà dare e ricevere un significato che si apre alla luce del compiuto vivere e soffrire di quest’ UNO innocente.
    Certo. Non sarà un’automatica attribuzione di senso perché il dolore è dolore e non esistono “tranquillanti” pschici in grado di procurare una facile consolazione; quanto piuttosto una libera offerta che potrà dare un senso, anche se nascosto,ad una realtà altrimenti inaccetabile. Anche qui entra in gioco la decisione: rifiutare con cinismo, dispetto, disperazione , o, accettare, con fede fiduciosa in Colui che ha conferito un senso all’assurdo soffrire e morire dei Gesù Cristo. Qui, la fede, veramente raggiunge il suo apice,la sua fulgida, massima, profondità…

  27. Clodine-Claudia Leo scrive,

    18 aprile 2017 @ 15:01

    perché questa via, la via della fede, non aggira la sofferenza, ma l’attraversa e la supera, è una sofferenza non passiva ma “Attiva”, che attrae nel momento stesso in cui guarda a quell’UNO sofferente e attraverso quell’UNO trova posto in Dio. E’ una mistero che ci sovrasta dentro il quale è racchiusa e spiegata quella forza indicibile che si sperimenta nella prova altrimenti spiazzante. Una forza che sostiene e sorregge in situazioni di assurdità, nullità, sedolazione, solitudine, vacuità.L”offerta di senso proveniente dalla croce del Risuscitato alla vita, garanzia di un Padre, Dio, solidale con l’uomo specie nella sofferenza…Alleluia…

  28. maria cristina venturi scrive,

    18 aprile 2017 @ 15:03

    “Gran parte della dottrina tradizionale cattolica ha veicolato un pensiero sbagliato”

    Altra affermazione apodittica e senza prove ne’argomentazioni su cui non sono d’accordo.E spero che anche gli altri lettori di questo blog non siano d’accordo con questo disprezzo dela dottrina tradizionale cattolica, disprezzo indegno di chi si dice cattolico!

    A me invece sembra che tutta la dottrina e il Magistero della Chiesa , tutta la riflessione teologica che nei secoli e’stata fatta con amore e fede da chi.ci ha preceduto, siano stati di una saggezza estrema, di una estrema intelligenza, basta pensare ai grandi padri come Sant’Agostino o San Tommaso.Noi dovremmo abbeverarci in ginocchio alla loro teologia altro che “pensieri sbagliati”!
    Le frasi sprezzanti sulla ;dottrina tradizionale denotano
    O totale ignoranza di tutta la teologia e il Magistero della Chiesa cattolica o totale presunzione.
    Ma davvero si puo’essere cosi’presuntuosi da giudicare che “gran parte della dottrina tradizionale ha “veicolato pensieri sbagliati .Sbagliati gran parte dei I teologi, I padri della Chiesa, I Concili,ilCatechismo? e dobbiamo credere che solo oggi pochi illuminati cristiani adulti hanno finalmente I pensieri giusti? MA vi rendete conto?

  29. Lorenzo Cuffini scrive,

    18 aprile 2017 @ 15:28

    E’ sempre questione di scelta : libera e volontaria.
    Questa è la condizione necessaria.
    Ma NON sufficiente.
    Come tutto, in materia di fede, è dono, anche questo particolarissimo “dono di sé” lo è, e non può venire se non da Dio e da una sua particolare chiamata, nonchè da una sua particolare grazia.
    In caso contrario facile cascare nel dolorismo, nel fanatismo, e non di rado si scantona nella superstizione.
    Con due avvertenze molto importanti, di cui chiunque abbia pratica di situazioni di vita di questo genere, specie se viste in gran numero, puo’ rendersi conto facilmente.
    La prima: anche questa libera scelta, di unire le proprie sofferenze a quelle di Cristo, non esenta affatto dalla possibilità di un libero contraddittorio con Dio stesso.Non c’è nulla di male nel continuare a sentire tutta intera, pur nella prospettiva del Calvario di Gesù, il peso della solitudine, della ingiustizia, della assurdità della sofferenza: nostra e altrui.E di chiedergliene conto, se se ne sente la necessità. Se la pacificazione, l’accettazione serafica se non addirittura gioiosa tardano ad arrivare, arrivano a corrente alternata o non arrivano proprio, non ci si scoraggi né ci si senta in minimissima parte in stolido senso di colpa.
    La seconda: non è che questa libera offerta di sé anche sul lato sofferenza dia alla sofferenza offerta un senso, una dignità e un valore che altrimenti non avrebbero.Per capirsi: non è che esista una sofferenza di serie A del credente che offre se stesso in sacrificio, una sofferenza di serie B del credente che arranca e basta sotto il peso lancinante della croce, e una di serie C dell’ateo non credente.
    Questa è una aberrazione da cui scappare a gambe levate.
    Anzi: cristianamente intendendo, noi cristiani NON abbiamo merito alcuno nell’aver ricevuto il dono, generalmente per mia esperienza non solo gratuito ma larghissimamente immeritato, della fede e della chiamata ad essere cristiani.
    Personalmente poi, devo dire che “non mi scaldano “tanto i sovrabbondanti racconti agiografici di sofferenti/agonizzanti/morenti ( spesso rispondenti più all’entusiasmo predicatorio di chi racconta che non alla realtà intima di chi è raccontato, che traspare in piccolissima parte) raffigurati piamente
    come rivolti esclusivamente al Cielo. Quanto i tanti casi di perfetti atei che, pur in presenza di un orizzonte per loro tragicamente finito, delimitato e chiuso, pur restando chiusi a ogni trascendenza,sanno portare fino in fondo, con dignità, amore per la vita, passione per gli altri , il loro cammino che, nelle nostre equazioncine un po’ frettolose, dovrebbe essere liquidato come privo di senso , inaccettabile e ringhioso.
    Il volto e l’impronta di Dio , per quanto mi riguarda, rifulgono anche e in modo tutto particolare in quella specie di sacralità laica del senso della vita in cui molte, molte volte ci si imbatte, al difuori di ogni schema e di ogni appartenenza.

  30. Lorenzo Cuffini scrive,

    18 aprile 2017 @ 15:37

    In generale poi, non mi entusiasmerei tanto al capitolo sofferenza.
    La sofferenza è e resta quello che è: fondamentalmente uno schifo.
    La croce è e resta quello che è: un supplizio infame, con quello che ne deriva.
    Nella foga di arrivare allle croci pavesate con un candido sudario drappeggiato segno della Risurrezione, ci si dimentica dell’orrore inevitavbile che E’ la croce.
    La rivoluzione miracolosa, che lascia inalterato il mistero, ma stravolge la prospettiva è che di tutto quel lurido schifo e di tutta quella orrenda storia Gesù ha fatto il luogo, il mezzo e il tempo della salvezza.
    Il che non rende di un pelo attraente ed entusiasmante la sofferenza, in nessuna delle sue espressioni.

  31. Clodine-Claudia Leo scrive,

    18 aprile 2017 @ 15:52

    Se ignorassimo tutto quanto ruota attorno ai grandi monumenti del Magistero ai testimoni della Chiesa primitiva,a Pietro , Paolo e Giacomo, le epistole, i Vangeli gli Atti degli Apostoli fino all’Apocalisse. Alle intelligenze illuminate dei Padri. Se sorvolassimo tutto questo, avremmo vanificato l’intero iter di Gesù Cristo, la sua incarnazione, passione morte e Resurrezione, l’Unità e la Trinità di Dio . In sostanza: i “Misteri fondamentali della Fede” che imprimono il carattere del nostro essere cristiani.
    Gesù vive! Vive per sempre, e con lui si apre ad ogni singolo uomo giustificato nella fede la vita eterna in Dio. Questo proclamarono i primi testimoni sorretti da quella fede profonda, senza temere il disprezzo le persecuzioni e la morte . Stesso dovrà valere per noi: testimoni per fede, chiamati oggi a divulgare la stessa scandalosa notizia, quella della vita nuova in Cristo: il Figlio di Dio, giustiziato, per noi, sul patibolo della croce..

  32. Victoria Boe scrive,

    18 aprile 2017 @ 15:55

    Si rende conto lei, signora Venturi, di quanto è andata fuori strada?
    Innanzi tutto, da parte mia nessun “disprezzo” per la dottrina cattolica.
    Bisogna riconoscere però, cara signora, che la dottrina qualche passo in avanti lo ha fatto. Che non si è fermata del tutto al Medioevo, come lei si è fermata, signora; lei che è l’esempio personificato di un pensiero religioso irrecuparabilmente imperfetto.
    Mi dica lei se nel catechismo della chiesa cattolica c’è una qualche parte dove si legga che è stato il Padre a volere il sacrificio del Figlio.
    ME LO DICA, e seppure ne trovasse uno solo, rigetto l’accusa di “presunzione” che lei mi fa, e forse lo fa anche ad altri, perché non accettano supinamente e in toto quel che la Tradizione ha tramandato.
    Lei crede forse che “illuminati” fossero solo i maestri del passato? che solo loro avessero il privilegio dell’ “illuminazione”?
    Se pensa questo, sbaglia ancora una volta.
    Vada dai lefebvriani, signora Venturi, perchè lei ha esattamente lo stesso stile. E questo non è un complimento, posso assicurarglielo.

  33. Clodine-Claudia Leo scrive,

    18 aprile 2017 @ 16:02

    Certo Lorenzo, tutto ciò che è dolore, miseria, povertà è schifo…Uno schifo al quale però leghiamo la nostra fede, uno schfo contro il quale s’infrange la nostra ragione,la nostra intelligenza alla quale sola, si oppone, una fiducia oserei direi, irrazionale e allo stesso tempo illuminante: in Dio, tutto appare più sopportabile…..se non ci fermiamo a metà strada …ma continuiamo malgrado lo schifo , a credere che Dio , come non abbandonò il Figlio, non abbandonerà neppure noi nel buio del non senso…

  34. Clodine-Claudia Leo scrive,

    18 aprile 2017 @ 16:19

    Il sacrificio del Figlio era annunciato dai profeti, forse, in questa prospettiva sarebbe difficile pensare che il Logos, rivelatosi nella “pienezza del tempo” in Gesù di Nazareth- “fulcro” dell’intera storia della Salvezza-, non sia lo stesso della crocifissione : centro e fonte del Vangelo! Dio sapeva, certo che sapeva…
    Il discorso che Pietro, in At 2,36, alla folla riunita davanti al Cenacolo il giorno di Pentecoste lo attesta : . «Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo questo Gesù che voi avete crocifisso” …

  35. Enrico Usvelli scrive,

    18 aprile 2017 @ 16:57

    Victoria:
    ‘c’è una qualche parte dove si legga che è stato il Padre a volere il sacrificio del Figlio c’è una qualche parte dove si legga che è stato il Padre a volere il sacrificio del Figlio’

    Nel Vangelo sta scritto:
    “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!
    Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”.
    Non credo ci siano molte possibili spiegazioni a questo passo. E d’altra parte se Gesù non fosse venuto a morire per noi, cosa sarebbe venuto a fare? Perché si sarebbe fatto uccidere se, per ipotesi, fosse venuto solo, come ennesimo profeta, a convertire gli uomini con le sue parole?

    Lorenzo,
    concordo la sofferenza mi fa schifo e tanta paura. Ma nel Vangelo sta scritto:
    ‘ Chi mi vuol seguire rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua’
    A me pare che l’unica interpretazione possibile sia che se si vuole seguire Gesù non si può far altro che rinnegare se stessi (ossia non solo non mettersi al centro di tutto ma mettere Dio e i fratelli davanti a noi) ed accettare la propria croce ( quello che la vita ci mette davanti viverlo tutto alla luce della fede in Gesù). Gesù non ce la toglierà dalle spalle, ma sarà accanto a noi sempre.

  36. Lorenzo Cuffini scrive,

    18 aprile 2017 @ 17:10

    Questo è tutto un altro paio di maniche, Enrico.
    Prendere la croce e accettarla non sono automaticamente sinonimi.
    Gesù , il crocifisso, sarà accanto a noi sempre e per sempre.
    Ma stare accanto e sentirlo vicino non sono automaticamente sinonimi.
    E , a parità di fede, in quella mancanza di automatismo sta tutta la gamma delle possibilità esistenti nella relazione uomo che soffre- Dio.

  37. Lorenzo Cuffini scrive,

    18 aprile 2017 @ 17:30

    Inoltre, se posso, prendere la propria croce è qualcosa di assai meno asettico e lineare del dire – cosa che facciamo tutti dal di fuori – “quello che la vita ci mette davanti viverlo tutto alla luce della fede in Gesù”.
    Quello che è chiaro e assodato in via di principio ( sia pure Fede di principio), è ben altra cosa smazzarselo tra la carne e il sangue, magari per una vita intera.
    C’è la differenza che corre tra il Gesù che insegna lucido e apparentemente tranquillo a Nicodemo”così bisogna che il Figlio dell’Uomo sia innalzato” e il Gesù dell’orto che suda sangue e geme, e quello della croce che urla a Dio la sua solitudine- seppur nelle parole di un salmo, e che salmo.
    Tutto questo non per “fare il picciolo alle ciliegie” ma perché, nella pressura del dolore vivo, tutto si fa meno bianco e meno nero, e la stessa fede, che ne puo’ risultare ingigantita, passa alla prova del nove della realtà incarnata. Non ci si deve stupire. Ci è passato Gesù, che è Dio, vuoi che ne siano indenni dei poveracci come noi?

  38. Victoria Boe scrive,

    18 aprile 2017 @ 17:39

    Dio sapeva che il suo Amore sarebbe stato espresso in pienezza da Qualcuno che ne avrebbe capito il senso pienamente, al punto da morire in Croce per riscattare gli altri uomini sempre peccatori. Sempre per Amore. Perché La Trinità è Relazione che si esprime nell’amore. Gesù Cristo era un uomo che arrivò, sempre più consapevolmente, al culmine della spiritualità del Padre, tanto da essere pienamente identificabile col Padre. La qual cosa dovrebbe essere, chissà quando, anche per chi un giorno vedrà la sua faccia riflessa nel Volto di Dio.
    Attraverso il Figlio che ha nome Gesù e che nella Sua morte REDENTRICE è divenuto il CRISTO ( che è più di Gesù), Dio Padre-Amore ha voluto mettersi in relazione viva con tutti gli uomini. I quali nella sofferenza si identificano, appunto e anche inconsapevolmente, con il Figlio che ci ha assimilati a Sé.
    E ce ne sono tanti che hanno gli stessi identici patimenti del Figlio. Forse anche più grandi. Non c’è bisogno che li offrano al Padre, perchè già Gesù li ha incorporati nella sua Croce. Tutti, anche chi non è di religione cristiana.

  39. Victoria Boe scrive,

    18 aprile 2017 @ 17:39

    Questo è, per chi si dice cristiano, il senso del sacrificio del Figlio e della sua Resurrezione. Per questo ci uniamo al Cristo nell’Eucaristia. Questi passaggi bisogna predicarli spiegandoli bene. Altrimenti il cristianesimo non farà passi avanti.
    Quelli che tengono puntato lo sguardo unicamente sulla crocifissione, e sono tantissimi ancora, non hanno capito davvero il significato di questo evento grandioso. Perché? Perché la Chiesa, secondo me, non lo ha ben spiegato ai popoli. Quando si dice: se soffri, guarda il Crocifisso e avvinghiati a Lui, la Chiesa sottintende che tutti abbiano compreso il vero senso della Crocifissione. E invece non è così. Bisogna parlare di più dell’Amore del Cristo che accompagna la crocifissione. Bisogna insistere maggiormente su questo aspetto, cercando di spiegare bene le cose, non dando per scontato che tutti abbiano ben capito.
    E infatti per troppo tempo si è fatta della religione cristiana una religione doloristica. Più si soffriva, meglio era. Fustigazioni a nastro su sé stessi nella convinzione che così ci si avvicinava di più alle sofferenze del Cristo, e dunque più vicina era la salvezza. Una religione senza sorriso e senza amore. Mi dispiace, ma non accetterò più questa visione distorta della mia religione.
    Credo che molti vadano a Messa e facciano la Comunione senza aver ben capito il cuore della religione cristiana. L’Amore di Dio e di Gesù Cristo è il cuore della religione, non le sofferenze di cui è piena questa nostra vita. Siamo tutti, in fondo, dei poveri cristi sofferenti, chi più chi meno.

  40. Lorenzo Cuffini scrive,

    18 aprile 2017 @ 17:44

    Lo so anche io che sarebbe meglio che tutte le cose andassero a posto come tasselli di un puzzle, che tutto avesse un suo pur faticoso senso, che si potesse davvero essere pacificati e beati come un bimbo svezzato in braccio alla madre, sempre per tirare per la giacchetta i Salmi….
    Ma, alla prova dei fatti, puo’ non essere così.
    “Tutto ha un senso: la giovinezza e la vecchiaia, i tempi felici e quelli sfortunati e oppressi dalla sofferenza.”
    Bene. Ma un conto sono la giovinezza e la vecchiaia, la felicità e l’oppressione dell’animo in un fisiologico alternarsi, un altro è trovarsi in situazione di dolore estremo, talmente intenso da non poter essere espresso o raccontato.
    E allora diventa estremamente difficile dire ” tutto ha un senso”.
    Semplicemente perchè non ce l’ha.
    Almeno per quello che siamo correntemente abituati ad intendere con ” senso”.

  41. Victoria Boe scrive,

    18 aprile 2017 @ 19:40

    Enrico Usvelli,
    questo passo: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!
    Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” non lo trovo particolarmente significativo ai fini del riconoscimento che sia stato Dio Padre a volere il sacrificio del Figlio.
    La volontà del Padre, qualunque essa sia, la si accetta, la si deve accettare, perché sta lì, nella condizione in cui ci si trova in un determinato momento.
    Le parole del Cristo in croce, semmai, indicano l’abbandono fiducioso nelle mani del Dio Padre, essendo convinti che ci sarà comunque uno sbocco positivo in quel che sta avvenendo. E la Resurrezione è, in questo senso, la sublime positività della morte in croce. Potrebbe essere definita anche, banalmente, come la divina Provvidenza.
    La Redenzione è altra cosa, come ho già detto, e scaturisce dall’Amore della donazione di sé da parte del Figlio. Potrebbe essere definita anche, banalmente, come la divina Provvidenza.
    Non tutti però hanno una fiducia smisurata nella Provvidenza divina.
    Anche questo fatto della Provvidenza divina non è accettato da tutti i cattolici. Potrebbe essere assai consolante credere che esiste la Provvidenza divina, che da un male fa derivare il bene. E quindi che anche le sofferenze non sono inutili in vista del bene più grande che è la salvezza. Una salvezza che riguarda il mondo intero se la sofferenza è associata a quella grande del Cristo.
    Innanzi tutto, è assai difficile per chi si trova nelle sofferenze più gravi pensare ad una Provvidenza. Si fa di tutto, invece, per essere alleviati dalla sofferenza. È umano che sia così, e saremmo dei disperati se non ci fossero i mezzi e i modi per alleviare tali sofferenze. Purtroppo però ci sono dolori e lutti per i quali non c’è rimedio. Dio solo sa perché.

  42. Victoria Boe scrive,

    18 aprile 2017 @ 19:41

    Infatti non si può parlare certo di Provvidenza di fronte a certi eventi drammatici che hanno striato di sangue la storia umana. Basti pensare alle morti di persone innocenti quali le vittime dei terroristi o la morte in mare dei migranti. Qua c’ è di mezzo la cattiveria gigantesca degli uomini.
    Ricordo che anni fa lessi due libri di preti cattolici, uno dei quali insisteva sulla benefica Provvidenza divina, e io ne rimasi assai consolata e contenta. Subito dopo lessi il secondo libro in cui si demoliva la Provvidenza divina; lo scrittore diceva, sconsolato, che proprio non riusciva a vedere alcuna Provvidenza nello sterminio programmato di tanti ebrei ed altri popoli, e su altre vicende umane. E dichiarava apertamente di non credere alla Provvidenza di Dio e di accettare, ormai, quel che avveniva senza cercare spiegazioni di alcun genere. Sulle prime rimasi sconcertata di fronte a due visioni così diverse. Mi trovavo di fronte ad un dilemma. Poi, anche in seguito a vicende personalissime che mi hanno coinvolta nelle sofferenze disumane di una persona a me cara, mi sono sentita assai vicina al secondo scrittore.
    Infine, perfino due cattolici come papa Giovanni Paolo II e Ratzinger ( non ancora papa) divergevano sulle sofferenze. Il primo era convinto che Dio permetta il male ( nelle diverse accezioni) per trarne un bene più grande; e questa era l’opinione di moltissimi. Il secondo diceva che non c’ è alcuna spiegazione per le sofferenze. Il papa attuale si trova su quest’ultima linea.
    Bisogna essere realisti; le illusioni sono frutto di fantasia e, a lungo andare, possono stravolgere il senso della Storia.

  43. Clodine-Claudia Leo scrive,

    18 aprile 2017 @ 20:20

    E’ vero, è estremamente difficile, ma allo stesso tempo è necessario dare un senso al dolore. Non ci crederai Lorenzo se ti dico che mio padre ricevette conforto e una certa “pacificazione” con la vita -parlo di pacificazione non di rassegnazione,che non ci fu mai- alla morte prematura di quel figlio così bello e innocente da una persona speciale. Un religioso, conosciuto nei reparti dell’ Ospedale Lazzaro Spallanzani in cui lavorò come portantino nel periodo che seguì la tragedia. Un religioso il quale,durante un perido trascorso nelle missioni, aveva contratto la lebbra, ne era completamente divorato , giunto allo stadio terminale senza possibilità di guarigione cadeva a pezzi…. Lui osservava attraverso il vetro la serenità di quell’uomo. Osservava tra le lacrime quella preghiera incessante, quelle mani giunte quegli occhi che contemplavno fissi il crocifisso espressione di una fede che andava oltre l’umanamente accettabile. Fu lui, quel “morituro” devastato e piagato a dare sostegno a mio padre. Fu quella conoscenza provvidenziale a dare una svolta ad situazione di stallo, ad un buio senza luce in cui tutti , della famiglia, rischiavamo di essere inghiottiti. Ti dico questo affinché ti possa arrivare la mia vicinanza Lorenzo, perché tu non possa mai cedere alla tentazione di mollare. Noi sappiamo che dove c’è sofferenza, proprio li, nascostamente, Gesù agisce. Siamo chiamati a trascendere, mediante la fiducia credente, la sofferenza. Non moriamo “nel nulla”, noi sappiamo nella fede che il dolore innocente immette già in quella realtà ultimissima eppure primissima, incomprensibile, onnicomprensiva e realissima che noi chiamiamo DIO! Non può essere dimostrato dalla ragione, ma con la fiducia, la fede, solo così possiamo aderirvi : la sofferenza non cade nel nulla…no! Non cade nel nulla. Forse non daremo un senso al dolore, ma da Cristo in avanti, tutto appare più ragionevole.

  44. Clodine-Claudia Leo scrive,

    18 aprile 2017 @ 21:03

    Non la seguo signora Boa…veramente, non la seguo…le categorie che usa , per come la vedo io, sono fuori dal mondo, trovo in ciò che dice -forse in buona fede non lo so- rivoli di eresia…

  45. Lorenzo Cuffini scrive,

    18 aprile 2017 @ 21:15

    Le esperienze personali sono le più diverse. Io ho conosciuto uomini di chiesa che hanno forgiato nel dolore e nel nascondimento, finché hanno potuto nasconerlo, una fede bruciante, ma pronta a parlare con Cristo a tu per tu, sapendo di parlare con lui, solo, un linguaggio da collega nella sofferenza; ho conosciuto cristiani di gran fede , operativa e praticante, che sono andati in pezzi come cristallo sotto il peso della malattia; ho incontrato atei per me provvidenziali che mi hanno inconsapevolemente portato assai vicino a Dio; e ne ho conosciuti altri profondamente, radicalmente rabbiosi e chiusi nella loro sofferenza. Tutto questo per dire che la sofferenza, il dolore, quasi sempre innocente,fanno saltare steccati e convinzioni, rimescolano spriritualmente carte e cpioni che si pensavano già tracciati, aprono a scenari imprevisti e imprevedibili.
    Se uno crede, e ha la fortuna ( grazia?) di avere una serenità serafica in ogni versante e in ogni frangente, ringrazi profondamente Dio, si domandi il perché possa avere ricevuto questo dono straordinario,e si metta in attesa di una risposta che non tarderà.Se uno crede, e questa grazia rara non la possiede, nessuna paura: siamo stati creati liberi, uomini, con l’impronta di Dio, ” poco meno degli angeli”.Ogni domanda, anche la più scandalosa per la abitudine religiosa, gli possa venire in mente , bene: non credo sia una buona strada quella di rinnegarla, di nasconderla sotto il tappeto, di ricacciarla come una tentazione. Queste non sono tentazioni: questa è vita. Le domande, se uno le sente dentro, credo sia bene guardarle in faccia, affrontarle di petto, farle a Dio anche a muso duro, e, perché no, durissimo. Potranno andare all’aria molti castelli di carte bellini e perfettini, ma, una volta a terra, ci si potrà trovare magari la faccia dolorante di Gesù al Gestemani a cinque centimetri dal naso.
    Diffidare delle ricette, non avere paura di cercare. Magari in tutt’altro posto da dove Lo vorremmo, ma Lui si fa trovare nei posti, nei momenti e nei modi più impensati.

  46. Clodine-Claudia Leo scrive,

    18 aprile 2017 @ 21:44

    La Resurrezione è ben altra faccenda che “sublime positività della morte in croce”. Resurrezione è una vita superante le dimensioni dello spazio e del tempo , è un evento cosmico che si situa fuori da ogni categoria temporale ,è un fatto apicale che investe ogni credente, anizi, l’intera umanità e ha quale finalità la nostra giustificazione resa possibile da Cristo che “si fece obbediente alla Volontà del Padre fino alla morte e alla morte di croce”…La provvidenza divina, quella senz’altro, può essere definita “soavità” o atto che tutto dispone soavemente simile ad un disegno dell’amore di Dio perché possiamo, anche attraverso le vie impervie della vita, arrivare alla redenzione…una costante attenzione di Dio sulla storia…

  47. Clodine-Claudia Leo scrive,

    18 aprile 2017 @ 21:57

    Lorenzo, quello che dici è vero…è vero che la fede è un dono straordinario…da chiedere incessantemente … e…proprio per aver toccato con mano…e vissuto il dolore dei miei… so bene cosa vuole dire attraversare le “forche caudine” nell’oscurità totale ….

  48. Victoria Boe scrive,

    19 aprile 2017 @ 0:40

    Signora Claudia Leo, io non pretendo di essere seguita nel mio pensiero.
    So bene che quel che dico può suonare, almeno in parte, come eresia alle orecchie di chi coltiva da sempre le categorie tradizionalissime della nostra religione.
    Nonostante ciò, sono convinta che le mie proposizioni non siano false, qualunque cosa ne pensino altri; e le esprimo liberamente anche se suscitano le critiche di tanti. Infatti, scaturiscono da profonde riflessioni, che non si accontentano di un adeguamento pedissequo alla Tradizione della Chiesa.
    Per mia natura sono portata a ragionare sempre su quel che sento e leggo.
    Sono portata a mettermi sempre delle domande a cui cerco risposte. E queste risposte le trovo spesso in autori non classici, che evidentemente hanno avuto gli stessi dubbi e si sono fatti le stesse domande. Non sono sola, dunque, in questo percorso di continuo approfondimento..
    Riguardo alla Resurrezione, quando parlo di “sublime positività della morte in croce”, intendo dire semplicemente, e senza categorie teologiche che mai mi hanno appassionato, che le sofferenze del Cristo, offerte per Amore del genere umano, hanno aperto anche a noi la possibilità reale di una vita personale oltre la morte. Se ciò avvenga in corpo o in spirito, questo è da vedersi. E insisto nel dire che, però,la Resurrezione è stata la conseguenza dell’Amore infinito di Gesù per noi, suoi fratelli. L’Amore vince la morte. Cioè, estendendo il concetto, quel che porta l’uomo alla salvezza è l’amore che è la porta aperta verso Dio. La chiave per aprire la porta verso Dio è l’Amore verso gli uomini, ovvero la carità, ovvero la misericordia. Cose su cui molti cristiani, fin dai primordi, hanno concordato. E ancora oggi tantissimi concordano.
    Più che la fede valgono, a mio avviso, le opere di misericordia verso i fratelli, la giustizia, il perseguimento della verità. Molte volte facciamo cose buone senza percepirne il valore, ma per Lui hanno un valore grande.
    Sono questi “sassolini” che hanno valore e fanno guadagnare la vita eterna.
    Se questa è eresia, a me poco importa. Io sono convinta della validità di queste mie asserzioni. E tanto basta.

  49. Clodine-Claudia Leo scrive,

    19 aprile 2017 @ 5:44

    Ma lei può sostenere quello che vuole Victoria. Liberissima di sostenere che Cristo è stato “un uomo che arrivò consapevolmente al culmine della spiritualità del Padre” ma questo lo sosteneva anche Nestore Nel Lontano 381 Dopo Cristo come vede, più che “passi avanti” da lei auspicati a questo nostro caro cristianesimo li fa fare indietro, ma di secoli. Non mi stupisce del resto che l’abbia riesumata lei , questa dottrina cristologica barbarica, magari presa in prestito acriticamente da chissà quale originale teologo, ma le assicuro che la barbarie di originale ha poco o niente. ..torni in sé. …signora Boe, sia seria, non scherzi col fuoco che il diavolo è molto più furbo di quanto crede. …torni in sé. ..e prenda il Vangelo, lo legga e lo rileggo. Lo faccia suo, solo in quella PAROLA troverà ciò che cerca, lasci stare certi “teologi” che di danni ne han fatti fin troppi.
    buona giornata. ..

  50. Clodine-Claudia Leo scrive,

    19 aprile 2017 @ 5:48

    Nestorio
    (Il correttore ha modificato Nestorio in Nestore)

  51. Clodine-Claudia Leo scrive,

    19 aprile 2017 @ 7:01

    La Dottrina cristologica, quella canonica, non consente ambiguità e questo onde evitare il rischio, sempre attuale,di fatto, mai morto, di formulare preposizioni atee.
    Gesù Cristo non è un uomo che “prende consapevolezza di Dio” signora Boe, ma l’incarnazione stessa di Dio. Gesù E’ Colui nel quale culmina la rivelazione fatta lungo tutta la storia della salvezza, manifesta il mistero di Dio, la cui vita trinitaria è la sorgente d’una comunicazione tutta d’amore in se stesso e verso di noi. Questo Dio, già rivelato nell’antico testamento e annunciato a titolo definitivo da Gesù di Nazareth s’è fatto simile all’uomo …s’è fatto “simile all’uomo” . Teocentrismo e cristocentrismo s’illuminano e s’implicano a vicenda. Come attesta il Nuovo Testamento,con l’avvento di Gesù Cristo e il dono dello Spirito santo, Dio si è rivelato a noi quale egli è. Egli è in se stesso quale ci è apparso: “Filippo, chi vede me, vede il Padre” (Gv 14,9).

    Stiamo parlando di cose grandi, che riguardano l’economia della salvezza cara Signora abbia almeno un minimo di timor di Dio, la prego.

    Una “economia” manifesta espressamente nella Trinità -cosiddetta- immanente, che si comunica liberamente nello Spirito Santo all’interno della quale (Trinità), Il mistero di Gesù Cristo si trova inserito (IMMANENTEMENTE)

    Ma quale “uomo che prende consapevolezza di Dio”, ma stiamo scherzando!

  52. Victoria Boe scrive,

    19 aprile 2017 @ 9:21

    No, io non scherzo affatto, signora Claudia , ma la ringrazio della lezioncina teologica, della quale, peraltro, non sentivo il bisogno.

  53. Federico Benedetti scrive,

    19 aprile 2017 @ 9:31

    Questo purtroppo è quello che succede con il relativismo.
    Piace un’idea e ci si butta, senza accorgersi che si tratta di un’eresia vecchia di secoli.
    Ringrazio Clodine per aver riportato la discussione sui binari giusti (giusti da un punto di vista cattolico, naturalmente). Non si offenda nessuno, ma sarebbe opportuno saper distinguere le proprie idee personali dalla Dottrina cattolica, perlomeno quando siano evidenti differenze tanto significative.

  54. Clodine-Claudia Leo scrive,

    19 aprile 2017 @ 11:00

    Infatti, basterebbe dire:”non sono cattolica ” …liberissimi di non esserlo ci mancherebbe. È solo una questione di correttezza e onestà.
    Ciao Federico. ..

  55. Victoria Boe scrive,

    19 aprile 2017 @ 11:39

    Sono cattolicissima ma, grazie a Dio, non alla vostra maniera.

  56. Andrea Salvi scrive,

    19 aprile 2017 @ 12:12

    Perché “simile all’uomo’ se nel Credo recitiamo ” et homo factus est”?

  57. Clodine-Claudia Leo scrive,

    19 aprile 2017 @ 13:41

    Vero Dio e vero uomo ( tranne che nel peccato ) in questo senso , Salvi, Gesù è “In tutto simile all’uomo fuorché nel peccato”.

  58. Andrea Salvi scrive,

    19 aprile 2017 @ 13:51

    “Il Verbo si fece carne” (Gv 1,14). Qui la parola “carne”, secondo l’uso ebraico, indica l’uomo nella sua integralità, tutto l’uomo, ma proprio sotto l’aspetto della sua caducità e temporalità, della sua povertà e contingenza. Questo per dirci che la salvezza portata dal Dio fattosi carne in Gesù di Nazaret tocca l’uomo nella sua realtà concreta e in qualunque situazione si trovi. Dio ha assunto la condizione umana per sanarla da tutto ciò che la separa da Lui, per permetterci di chiamarlo, nel suo Figlio Unigenito, con il nome di “Abbà, Padre” ed essere veramente figli di Dio. Sant’Ireneo afferma: «Questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell’uomo: perché l’uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio»
    Si è fatto uomo. Condividi?

  59. Clodine-Claudia Leo scrive,

    19 aprile 2017 @ 13:51

    Nel senso che la natura umana assunta da Cristo appartiene in proprio a quella divina del Figlio di Dio.
    Non come la nostra ferita, o, come dire, “inquinata”, dal peccato….

  60. Clodine-Claudia Leo scrive,

    19 aprile 2017 @ 14:18

    Certo che concordo Salvi, dal momento che la natura divina del Verbo (Cristo, Figlio di Dio) assume quella umana Gesù di Nazareth è Vero uomo in tutto ciò che visse, senti, e pati’, e allo stesso tempo è anche Vero Dio…

  61. Andrea Salvi scrive,

    19 aprile 2017 @ 14:19

    Certo, tranne che nel peccato, per il resto come dice più sopra nella citazione Benedetto XVI, Gesù ha condiviso in tutto la nostra condizione umana. Et homo factus est

  62. Lorenzo Cuffini scrive,

    19 aprile 2017 @ 14:34

    Mi permetto di ricordare un particolare non da poco, nelle conseguenze radicali che comporta per ciascuno di noi.
    Che Gesù non solo si è fatto uomo allora, ma “e’ tuttora” e per sempre uomo.Vero Dio, e vero uomo.
    Se, come auguro di gran cuore a me e a tutti, riusciremo un giorno ad incontrarlo, lo incontreremo così.Potrebbe toccarci in sorte l’esperienza di Tommaso apostolo, per dire.

  63. Andrea Salvi scrive,

    19 aprile 2017 @ 14:36

    Scusa la battuta ma se possibile preferirei aspettare ancora un po’.

  64. Lorenzo Cuffini scrive,

    19 aprile 2017 @ 14:41

    Concordo perfettamente.
    🙂

  65. Enrico Usvelli scrive,

    19 aprile 2017 @ 17:52

    Mi fate venire in mente l’ubriaco a cui dicono: l’alcool uccide lentamente! E lui risponde: Tanto non ho mica fretta!

  66. Lorenzo Cuffini scrive,

    19 aprile 2017 @ 18:24

    Sai com’è, Enrico.
    Quelli che mi dicono ” che vuoi che siano, pochi anni, davanti alla eternità”?
    Appunto.
    L’eternità è talmente lunga….. che fretta bisogna mai avere?
    Io comincio a tenermi i” pochi anni”, e fino all’ultimissimo giorno, possibilmente.
    🙂 🙂 🙂

  67. maria cristina venturi scrive,

    19 aprile 2017 @ 18:43

    A me quelli che come Victoria Boe ritengono che la dottrina cattolica tradizionale sia in “gran parte” sbagliata o veicoli “pensieri sbagliati” mi fanno pensare a quelli che segano il ramo sul quale sono seduti.
    Proviamo a ragionare spassionatamente e LOGICAMENTE. Se la dottrina cattolica tradizionale è errata e corrotta , se a noi dopo duemila anni è stata tramandata una dottrina errata e corrotta. dunque noi stessi del cristianesimo non abbiamo che una conoscenza errata e corrotta.
    Se per esempio, come sostiene padre Sosa, le parole di Gesù sul matrimonio indissolubile sono false come ci sono state tramandate, noi crediamo in parole false. E questo vale per ogni frase del Vangelo!
    Nell’ambito della possibilità, questo può essere. ma cosa comporta LOGICAMENTE? Che nessuno di noi, ne’ padre Sosa , ne’ Berglglio , ne’ Victoria Boe ha la minima idea di quale sia la dottrina vera, le parole vere.
    Dunque se noi NON abbiamo avuto da chi ci ha preceduto la vera Tradizione ( tradere vuol dire tramandare alle generazioni successive) se davvero nella
    tradizione cattolica ci sono delle menzogne allora noi stessi come possiamo sapere quale è la vera dottrina evangelica?
    LOGICAMENTE se la tradizione è erronea, chi viene dopo è ancora di più nell’errore!
    Dunque disprezzare la Tradizione vuol dire semplicemente che la Verità non è stata tramandata come è stata rivelata. ovvero che noi siamo dei poveri coglioni che crediamo alle favole.
    Questa è la conclusione LOGICA, cara Victoria, della sua critica e demolizione della dottrina tradizionale.
    ma se siamo dei poveri coglioni ignoranti, allora anche quello che pensiamo noi non ha alcun valore!
    chi si scaglia contro la Tradizione sega il ramo su cui è seduto.
    STUPIDAMENTE.

  68. maria cristina venturi scrive,

    19 aprile 2017 @ 19:01

    “se Cristo non fosse risorto la nostra fede sarebbe vana e noi saremmo i più digraziati degli uomini” ha detto san Paolo.
    San Paolo non ha assistito personalmente alla Resurrezione di Cristo, ma ha creduto ciò che altri gli hanno tramandato ( tradere=tramandare).
    Le prime comunità cristiane non hanno assistito ne’ ai miracoli, ne’ alla vita di Cristo, ma hanno creduto ciò che Pietro e gli apostoli gli hanno tramandato ( tradere=tramandare) . La cristianità successiva, sempre più lontana dai fatti storici che si sono svolti nel 33 d. C, ha creduto a ciò che i primi cristiani e le prime comunità hanno tramandato ( tradere=tramandare) . Dopo duemila anni noi leggiamo i Vangeli , dei testi scritti nel I sec. d.C., e crediamo in essi. Essi ci tramadano i fatti e i detti della vita di Gesù ( tradere= tramandare)
    Dopo di tutto ciò come può un cristiano disprezzare la Tradizione ?
    Se non ci fosse stata la Tradizione cara Victorias Boe lei non sarebbe neppure venuta a sapere del fatto che Cristo è morto e risorto!
    Se non ci fosse stata la Tradizione della Chiesa, che lei tanto disprezza , forse ei non sarebbe neppure cristiana , oggi, in Italia . Non dimentichiamo che la Battaglia di Lepanto ha fermato il Turco che stava per conquistare l’intera Europa,
    Se avesse vinto a Lepanto il Turco e non le armate cristiane, oggi probabilmente a Roma svetterebbe la Mezzaluna rossa e lei cara Victoria Boe , se ne dovrebbe stare zitta e obbediente, col velo, in un harem!

  69. Lorenzo Cuffini scrive,

    19 aprile 2017 @ 19:07

    “….Se per esempio, come sostiene padre Sosa, le parole di Gesù sul matrimonio indissolubile sono false come ci sono state tramandate,….”.

    PER CORRETTEZZA DI INFORMAZIONE DI CHI LEGGE:
    Padre Sosa NON ha mai detto una cosa del genere.

  70. Enrico Usvelli scrive,

    19 aprile 2017 @ 19:49

    Lorenzo,
    diciamo che si è fatta trascinare dall’entusiasmo e si è presa qualche licenza poetica, ma mi pare (ho letto in fretta) che sulla Tradizione abbia scritto cose corrette.

  71. Lorenzo Cuffini scrive,

    19 aprile 2017 @ 20:10

    Nn entro nel merito.
    Sta di fatto che quanto attribuito a padre Sosa NON è stato detto.

  72. picchio scrive,

    19 aprile 2017 @ 20:32

    Padre Sosa ha ricordato che noi a differenza dei mussulmani non riteniamo la Bibbia scritta da Dio e che la Scrittura è sempre stata dalla Chiesa attualizzata, letta alla luce del tempo storico in cui ci troviamo, il suo significato viene costantemente approfondito.
    Cristina Vicquery

  73. picchio scrive,

    19 aprile 2017 @ 20:36

    C’è Tradizione e tradizione, la tradizione a cui si appellano certi nostalgici è semplicemente un “si è sempre fatto così “, non sempre buona e giusta, ma qualcosa che delle volte si capisce che è giusto abbandonare
    Cristina vicquery

  74. Victoria Boe scrive,

    19 aprile 2017 @ 21:24

    Giustissimo, Cristina. Si è sempre fatto così e tanto mi basta. Chiamala “fede”, questa.
    Però è anche divertente leggere certe cretinate dette nella convinzione che tutti possano sorbirsele come acqua fresca.
    Se la signora Venturi dovesse fare la testimone in un processo, ribalterebbe come se niente fosse la verità dei fatti. Il che potrebbe portare alla condanna dell’accusato. E la signora si sentirebbe pure a posto con la coscienza.
    Io mi chiedo a volte da dove vengano alla signora in questione, per non parlare di altre persone, certe attitudini al travisamento.
    Si tratta di malafede o di incapacità a leggere le parole altrui? Si tratta di cecità assoluta o di volontà di provocazione? Di qualunque cosa si tratti, è certo che la gravità è presente in ognuna di queste cose.
    Innanzitutto, cominciando dall’ultima sciocchezza della Venturi, dico subito che né il velo né l’harem né la mezzaluna rossa mi terrorizzano. Ovvero, le culture diverse dalla mia, ivi compresa la religione purché non fondamentalista, io sono solita guardarle con grande interesse e curiosità, a differenza della gentile signora che odia la civiltà araba e dei musulmani. Ed è una vera fissazione.
    In questo lei è proprio una fondamentalista della peggior specie, dunque per me assolutamente riprovevole da questo punto di vista. Il mio consiglio di affiliarsi ai lefebvriani non era casuale, infatti.

  75. Clodine-Claudia Leo scrive,

    19 aprile 2017 @ 21:26

    Si comprende perfettamente di quale Tradizione si sta parlando, e lo si capisce senz’ombra di dubbio che si tratta del Sacro Deposito della fede e non delle “tradizioni” popolari, che anche quelle, a parer mio, per dirla con Santa Teresina “sono piccoli fiori del grande prato che adornano la Chiesa”…che male fanno…

    Invece l’ignoranza della Parola di Dio e della Tradizione è causa di mali molto grandi, di errori e di divisioni profonde. Dio non è semplice prodotto del nostro pensiero, un’idea o un’opinione del singolo: ma si è incarnato ed ha operato storicamente fino alla consumazione ultima e definitiva del suo amore, quale è dato dalla morte e dalla risurrezione dell’eterno Figlio suo, Gesù Cristo. Ma il Dio rivelato è un Dio che vuole essere conosciuto e non può essere conosciuto attraverso vie che procedono autonomamente e diversamente da ciò che è storicamente dato men che meno quelle vie fai da te che sconfinano nell’eresia.

    Ci sono limiti che non si possono superare e confini in cui bisogna rimanere e tutto questo ci è detto e dato dalla Tradizione. Ma bisogna pur saperla e conoscerla questa TRADIZIONE. Non si tratta di uno studio inutile e di un sapere vuoto, ma è via per ottenere la sapienza del cielo: non è data ad arbitrio agli uni e negata agli altri, ma a tutti coloro che la cercano come la perla preziosa e neppure esistono le facili soluzioni o le scorciatoie dei vari visionari, santoni, ecc..che seminano l’inganno, l’errore, e si portano molti con sé all’Inferno…

  76. Victoria Boe scrive,

    19 aprile 2017 @ 21:26

    Per puntualizzare: io non demolisco un bel niente, tantomeno la dottrina cristiana cattolica. Dico solo che la dottrina va aggiornata alla luce del presente, ed è possibile farlo. Non si tratta di abbandonare la Tradizione, che la sottoscritta fra l’altro non ha mai disprezzato, ma di attualizzarla nel presente. Vale a dire che deve essere RILETTA CON OCCHI NUOVI per coglierne gli aspetti che si addicono ai nostri giorni.
    Inoltre, tenga presente, la Venturi, che non è detto che i cristiani del lontano passato avessero sempre ragione; anche loro potevano sbagliare pur essendo stati considerati grandi cristiani.
    C’erano i profeti allora e ci sono profeti anche oggi, anche se demonizzati dai conservatori. In futuro non lo saranno più, quando si comprederanno le loro ragioni; e verrano rivalutati. Anche questa è una storia vecchia come il cucco, ormai.

  77. Victoria Boe scrive,

    19 aprile 2017 @ 21:27

    E tenga ancora presente che Dio non è legato al passato, ma è un Dio che cammina con la storia dell’uomo, per cui SI SVELA ancora oggi, IN UN CONTINUO DIVENIRE; perciò se si resta immobilizzati nel passato, si vanifica la storia presente non cogliendo la voce di Dio che ci giunge OGGI, e ci chiede di cambiare alcune cosette rimaste lì, ingessate, nel lontano passato.
    Infine, mi dica la signora Venturi dove mai abbia letto nei miei commenti che io non credo alla Resurrezione di Gesù. Dove l’ha letto? Io ho solo dato a quel grandioso evento un’interpretazione che accentua la dimensione dell’amore del Cristo per noi suoi fratelli. Una lettura, la mia, non parziale come qualcuna ha voluto intendere, seguendo i soliti preconcetti che portano al travisamento.
    Altro che ramo segato! Qui di “segato” sembrerebbe essere il cervello, per quel che ho potuto vedere.
    Signora, legga bene i miei commenti e cerchi di capirli.
    Si aggiorni ché ne ha un gran bisogno. Cerchi di comprendere bene i contenuti della sua ( e mia) religione.

  78. Victoria Boe scrive,

    19 aprile 2017 @ 21:43

    “Ma il Dio rivelato è un Dio che vuole essere conosciuto e non può essere conosciuto attraverso vie che procedono autonomamente e diversamente da ciò che è storicamente dato men che meno quelle vie fai da te che sconfinano nell’eresia.”

    E chi glielo ha detto questo? Da dove trae questa fantasiosa certezza? Lei pensa forse che tutti debbano conoscerLo come lei pensa di conoscerLo?
    Se ha questa idea, signora Claudia Leo, sbaglia di grosso.
    Essere cristiani non significa essere tutti omologati sulla sua stessa linea, che è quella del cristianesimo dottrinale. C’è un cristianesimo liberale, se permette, che è ugualmente valido.
    Essere cattolici non significa esserlo come lo è il Papa, tanto per capirci. Tanto meno esserlo come lo è lei o la signora Venturi o il signor Federico e qualcun altro.
    Non giudichi, signora, se non sé stessa e il suo modo di “conoscere Dio”, anche perché mi risulta che è pressoché impossibile conoscere davvero Dio.
    E non metta etichette di eresia a chi ha un concetto diverso dal suo circa la conoscenza di Dio.
    Dio è libero e ci ha creati liberi anche per quanto riguarda la sua conoscenza.
    Allarghi il suo spazio mentale, per favore.

  79. Clodine-Claudia Leo scrive,

    19 aprile 2017 @ 21:44

    Raccogliamoci intorno all’insegnamento Apostolico e riconosciamo il Magistero, non poniamo intralci.. Non c’è bisogno di far parte di questo o quel gruppo, di questo o quel movimento, di raccattare nozioni da questo o quel teologo, o di cercare un capo carismatico a tutti i costi. La Chiesa ha già tutto, ha una sua struttura, la Sua Rivelazione e non ce ne sono altre. ” Ecco, questa è l’ora”,dice Gesù, questa è l’ora: questa, presente, storica, in cui viviamo; la Sua Parola è la stessa di ieri, di oggi e di sempre. Allora, ci conforti la presenza del solo Signore Se ci troviamo smarriti per quel che riguarda l’intelligenza della Parola, ascoltiamo e seguiamo i Pastori. Una sola è la Chiesa contro la quale le porte degli Inferi mai prevarranno ed è quella di Pietro dove sempre ed ovunque rifulge la luce di Cristo

  80. Clodine-Claudia Leo scrive,

    19 aprile 2017 @ 21:49

    Eccoli qua i “cattolici adulti”, quelli della religione fai da te…

    Con quel bisogno di religioso che non pone Dio al centro della propria vita, ma fa di se stessi degli dei.
    E’ più maturo un cattolico che prende della religione ciò che più gli fa comodo, dall’alto della sua convinzione di sapere ciò che per lui è buono e ciò che non lo è, o un cattolico che pur non capendo, magari con immensa sofferenza, crede che nel magistero della Chiesa soffi il prezioso alito di Dio.
    Ma la pianti di fare l’intellettuale signora Boe…
    La storia di ciascun santo ha il suo fondamento nell’essersi affidato alla millenaria sapienza che proviene dalla parola di Dio. Ha il suo fondamento in un’obbedienza fiduciosa, alla Parola, pur con fatica.
    Un`obbedienza che crede che in quella sapienza risieda la volontà di Dio per la propria vita. In quell’obbedienza, che è il fine ultimo di chi ascolta veramente, sta la maturità del cristiano e del santo. Non nel salottiero e continuo borbottare di cattolici che a pancia piena si permettono di avere l’ultima parola sempre e comunque, anche nei confronti di Cristo. Ma dai…ma la pianti…

  81. Clodine-Claudia Leo scrive,

    19 aprile 2017 @ 21:57

    Il “cattolico maturo” uno pseudo credente che si prende il lusso narcisista di dirsi tale, pur prendendo le distanze, in nome della libertà d’opinione, da tutte le questioni in cui si sente in disaccordo con il magistero. Lei non è che una vittima, cara Boe, come molti del resto, di quella voglia di religione “fai da te” tanto diffusa al giorno d’oggi…

  82. Victoria Boe scrive,

    19 aprile 2017 @ 22:24

    Mi dispiace, ma ha letto male ancora una volta.
    Nessuna “religione fai da te”.
    Nella mia religione, che è quella cristiano-cattolica, c’è una piena adesione al Cristo del Vangelo, che è più in alto del Magistero, e c’è il primato della coscienza( riconosciuto dalla dottrina cattolica), e c’è anche la piena libertà di esprimere le mie opinioni su ciò che per me è giusto o sbagliato su quanto avviene nel mondo di cui faccio parte e sulla Chiesa che pure ne fa parte.
    Rendo grazie a Dio che mi ha fatto dono dell’intelletto, per ragionare e per riflettere. Il che non significa affatto che io “faccia l’intellettuale”, come amabilmente lei sottolinea.
    Il Signore ne ha fatto dono a tutti i suoi figli, ma molti preferiscono ragionare e riflettere con la testa altrui. La pace sia con loro.

  83. Lorenzo Cuffini scrive,

    20 aprile 2017 @ 8:56

    “Raccogliamoci intorno all’insegnamento Apostolico e riconosciamo il Magistero, non poniamo intralci..”
    “Una sola è la Chiesa contro la quale le porte degli Inferi mai prevarranno ed è quella di Pietro dove sempre ed ovunque rifulge la luce di Cristo”

    Un buon programma.
    Mi permetterò di ricordarlo, la prima volta che qualcuno leverà il dituccio, salirà in cattedra e si metterà a correggere gli errori col lapis rossoblu al papa di turno, sostenendo di avere , rincattucciata in chissà che logoro taschino, la verità vera.
    Fusse che fusse la volta bbona.

  84. Clodine-Claudia Leo scrive,

    20 aprile 2017 @ 13:36

    E lo confermo! Confermo obbedienza piena al Magistero Lorenzo, ci mancherebbe, ricosco la Chiesa “sacramento univarsale di salvezza”, anzi, di più, riconosco nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana “unica via di Salvezza”. Riconosco nel Pontefice, successore di Pietro, Vicario di Cristo, la più alta figura della gerarchia. A Lui do obbedienza e ossequio. Ma sono pronta da dare la vita solo per il Capo Supremo: Nostro Signore Gesù Cristo a Lui solo, prona, mi prostro.

    Credo che “portae inferi non praevalebunt adversus eam”, ma sono altrettanto consapevole che questa promessa non preserva la Chiesa, e noi, dall’errore, dalla tentazione,e dalla disobbedienza alla Divina Rivelazione incomparabile, insuperabile e vincolante in maniera unica e vitale. Consapevole che questa promessa non preserva mé, noi, nessuno, neppure il Papa dall’errore e dalla morte..

    Credo nella Sacra Scrittura “norma normans” di un’antica tradizione ecclesiale che, proprio perché “norma normata” deve essere presa sul serio.
    Credo la Mistici Corporis di Pio XII quando afferma che «si trovano in pericoloso errore coloro che ritengono di poter aderire a Cristo, Capo della Chiesa, pur non aderendo devotamente al suo Vicario in terra», ed è vero. Credo!.

    Ma la Mistici altrettanto non dice di dimenticare che a fulgide, colossali figure di papi, tanti se ne intermisero non raramente di pessimi, indegni, uomini macchiati “solo” di peccati di simonia e ladrocinio, che rigettarono la speciale e continua assistenza assicurata dallo Spirito Santo al loro altissimo Soglio e si pervertirono in epicurei, in libidinosi, in impuri, in iracondi, in omicidi.

    Non si tratta di correggere errori, ma di tenere gli occhi aperti. La Chiesa è una minoranza al servizio di una maggioranza e in quanto Testimoni di Cristo che credono e confessano la loro fede, non siamo che un piccolo “segno” tra le nazioni. Allora, strizzare l’occhiolino al mondo, oscuro, demoniaco, relativista, secolarizzato, in contraddizione con Dio, “adversus Veritas” , s’ impone alla mia coscienza, a motivo della fede che mi anima il principio di non contraddizione
    Se un Papa mi dice .«Chi sono io per giudicare?», «Dio non è cattolico», «Il proselitismo è una solenne sciocchezza», «Gesù fa un po’ lo scemo», «Siamo tutti figli di Dio», «Una grande maggioranza dei nostri matrimoni sacramentali sono nulli», eccetera), tanto che per alcune. Mi dispiace, Lorenzo, ti voglio bene, ma non posso aderirvi…continueremo, da cristiani , ad ammonirci reciprocamente,a dibattere su questo o quel punto, per la Gloria di Dio e amore per Verità che ci accomuna.
    Un caro saluto.
    Clodine

  85. Clodine-Claudia Leo scrive,

    20 aprile 2017 @ 13:52

    @volevo dire “tanto per dirne alcune”. e, aggiungerei, ancora…
    Il Logos e l’Amore sono le due Persone della Santissima Trinità che non possono essere interscambiate concettualmente , a fortiori ratione non si può sovrapporre la seconda alla Prima ( come si è preso l’andazzo di fare) se non si vuole dar luogo a confusione e crisi che , se parte dalla Chiesa, poi, si propagherebbe come una bomba sull’intero tessuto sociale. Prima viene il Logos ossia : la Verità, la conoscenza, la legge, la giustizia, il dogma. Poi viene l’Amore, la volontà, la libertà, la misericordia, la carità, che nulla può, né potrebbe, la carità ,senza la Verità…

  86. Lorenzo Cuffini scrive,

    20 aprile 2017 @ 15:18

    I ragionamenti in linea generale filano partendo da una premessa e giungendo a una loro conclusione.
    Se però la premessa è farlocca, il ragionamento puo’ essere anche di logica fina e di alta caratura, ma si sfloscia miseramente come un castello di carte imbibite nell’acqua tiepida.
    Nessuno contesta il ragionamento teorico fatto qui sopra.
    Semplicemente NON E’ VERO che il momentaneo papa( Dio ce lo conservi il più alungo possibile, peraltro) si sia dilettato a strizzare l’occhiolino al mondo, oscuro, demoniaco, relativista, secolarizzato, in contraddizione con Dio, “adversus Veritas” .
    QUESTO E’ COMPLETAMENTE FALSO.
    Tant’è che il compendio di esempi riportati a prova, sono altrettanti casi che smentiscono integralmente questa accusa. Se una qualche labilissima possibilità di equivoco poteva presentarsi ai soliti fintingenui paracadutati da papalla che sgranano occhioni e sbattono ciglioni ad ogni termine lievemente discordante dalla concatenazione verbale a cui sono abituati, a questo punto ogni spiegazione – peraltro superflua – è stata detta, stradetta, macinata, rimuginata e dovrebbe essere stata assimilata, digerita e messa in circolo.
    Questo vale sia per il ” chi sono io per giudicare”, ” Dio non è cattolico” ” il proselitismo è una solenne sciocchezza” ” Gesù fa un poco lo scemo” ” siamo tutti figli di Dio” ” Una grande maggioranza dei nostri matrimoni sacramentali sono nulli” . E mi fermo qui perché non so a quali altre frasi incriminate (?!!) si possa alludere.
    Mi limito a dire che. GIA’ DA SOLE E COSi COME SONO STATE RIPORTATE queste frasi non sono manco in un micron passibili di essere bollate come ” adversus Veritas”, ma a maggior ragione NON LO SONO se lette nella completezza del contesto. Anzi: non solo sono in linea con la dottrina cattolica doc, ma non sono neppure un unicum di originalità, essendo in linea con quanto già abbondantemente affermato dai predecessori del papa presente e quindi dal più recente Magistero.
    Il problema sta forse nelle orecchie di chi ascolta?
    Bene. Che si svegli, chi ascolta. E visto che chi ascolta siamo noi, svegliamoci una buona volta, e fine della storia.

  87. Lorenzo Cuffini scrive,

    20 aprile 2017 @ 15:21

    Se invece uno ascolta, si tura il naso, si tappa le orecchie, batte il piede a terra e dice no! no! no!, questo a me un me pjace…..liberissimo di farlo.
    Problema squisitamente, esclusivamente, privatissimamente suo.
    Sicuri che ne debba essere edotta la cattolicità orbiterracquea?
    Ha la stessa valenza di voler comunicate urbi et orbi che uno non digersice la peperonata, per dire.
    Tanto per dare due termini di raffronto realistici.

  88. Lorenzo Cuffini scrive,

    20 aprile 2017 @ 17:10

    Credo che non interessi a nessuno, ma nel caso che qualcuno avesse letto l’originale, avevo già controbattuto alle affermazioni di Enrico Maria Radaelli direttamente: a novembre 2016.
    Dunque mi sono …autocopiato, ma solo perché le stesse affermazioni sono state riprese e riportate per interposta persona.
    🙂

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