Partiremo dalla gatta di Via della Gatta

Per il mio compleanno – che arriva ogni dodici mesi, benchè non ce ne sia tutto questo bisogno – sono solito preparare per i figli e i nipoti una passeggiata romana: quest’anno partiremo dalla gatta di Via della Gatta. La vedete nella foto. Nei commenti dico quello che verrà dopo l’amabile micia.

13 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    6 novembre 2017 @ 17:01

    La scrofa e il babuino. Sarà una passeggiata per il centro più centro di Roma: quello dei rioni Colonna, Campo Marzio, Sant’Eustachio, Pigna, Parione. La zona detta “dell’ansa del Tevere” dove Roma è stata sempre abitata anche nel periodo spopolato del tardo Medioevo. Là sono i nomi delle vie più curiosi, legati a stratificazioni urbane e leggendarie a volte inestricabili. Dalla gatta di Via della Gatta andremo verso la scrofa di Via della Scrofa e il giro finirà al babuino di Via del Babuino. Ma in mezzo ci saranno tanti altri animali fantastici e umanoidi e marmi che sono poemi, tutti appesi ai nomi delle vie. Li trovi al prossimo commento.

  2. Luigi Accattoli scrive,

    6 novembre 2017 @ 17:01

    Una gatta egizia. La Gatta di Via della Gatta è sul cornicione di Palazzo Grazioli, che fu anche residenza del Berlusca. La micia è lì nei secoli e dall’alto osserva lo sciamare dei turisti che l’osservano di rimando. Pare sia egizia e venga dal Tempio di Iside ch’era da queste parti: siamo tra Via del Corso e Piazza del Gesù. Al suo collo fusolante sono appese due leggende che potete leggere qui:

    https://www.romasegreta.it/pigna/via-della-gatta.html

  3. Luigi Accattoli scrive,

    6 novembre 2017 @ 17:02

    Secoli e metafore. Dalla Gatta che si diceva andremo al Facchino di Via Lata. Da lì alla Via del Pie’ di Marmo e al macacco di Santo Stefano del Cacco, a Via della Pigna, alla Via della Spada d’Orlando, al pozzo delle Cornacchie, alla via e al vicolo della Cuccagna, all’Arco della Ciambella, al Pasquino di Piazza Pasquino, a Piazza Pollarola e alla Via della Guardiola. E ad altro ancora. Tutto viene naturale nel centro di Roma, secoli e metafore.

  4. Luigi Accattoli scrive,

    6 novembre 2017 @ 17:03

    Per i visitatori che venissero a Roma e volessero fotografare queste leggende, o almeno le targhe delle vie, io sono qua.

  5. Andrea Salvi scrive,

    6 novembre 2017 @ 19:13

    Ma manca più di un mese al tuo compleanno!
    Cosa celebri, le Acattoliadi?

  6. Luigi Accattoli scrive,

    6 novembre 2017 @ 19:31

    Mi preparo con visite ai luoghi che intendo mettere in fila. Nel prepararmi fotografo e inserisco nel blog. Non sei curioso di sapere com’è fatta la scrofa di Via della Scrofa?

  7. antonella lignani scrive,

    6 novembre 2017 @ 19:48

    Conducici per questi luoghi della Roma segreta.

  8. Victoria Boe scrive,

    6 novembre 2017 @ 20:32

    Però, che nomi strani e pittoreschi! Molti sono di animali veri e leggendari insieme.
    Un bell’ itinerario, non c’è che dire.
    Suppongo che sia prevista una sosta per il pranzo luculliano, di festa, in una trattoria di una di quelle vie. Magari in via o anche vicolo della Cuccagna.

  9. Andrea Salvi scrive,

    6 novembre 2017 @ 23:10

    Ho letto che la scrofa apparteneva a una locanda del 400. Dalle foto che ho trovato sul web mi sembra un po’ consunta dal tempo. Vediamo se la tua foto la rende più bella.

  10. Clodine-Claudia Leo scrive,

    7 novembre 2017 @ 7:30

    C’è un aneddoto su Letizia Ramorino Bonaparte, madre del celebre Napoleone la quale, nel tentativo ( fallito)di raggiungere il figlio a Sant’Elena si ritrovò, suo malgrado, a dover trascorrere il resto dei suoi giorni nella Urbe.

    Grazie alla grande generosità del Pontefice Pio VII , malgrado le truppe francesi avessero dato gran filo da torcere alla Chiesa. Questa madre addolorata prese domicilio presso un palazzo d’epoca,appartenuto in precedenza a nobili che ne acquistarono il lotto intorno al 1658. Il Palazzetto, denominato Bonaparte avendo il celebre nome ancora inciso sulla balaustra, ubicato tra vicolo Doria, via del Corso e Piazza Venezia – a quel tempo cuore pulsante di un quartiere pullulante di vita smembrato a seguito del nuovo progetto urbanistico- consta di una bella loggetta coperta da imposte verdi dalla duplice visuale:una sulla Piazza e l’altra sul Corso. Su quella loggetta, seduta in poltrona, Madama Letizia trascorre il suo tempo. Chiusa in un lutto perenne osserva, senza essere vista il chiassoso via vai godendo anche del carnevale e le gare dei cavalli, senza mai uscire se non rarissimamente.

    Accadde, che in una di queste sue rare uscite, il 22 aprile 1830 cadde rompendosi il femore. Ed ecco il sonetto dell’impietoso G.Belli.

    “Un stinco je batté co un ginocchio , povera vecchia impresciuttita lì peggio d’un osso, che cala ogni giorno e va sfumando a occhio, cibandosi soltanto di cunzumé “.

    La povera “vecchia impresciuttita” trascorse gli ultimi anni immobilizzata e cieca su una poltrona domandando alla dama di compagnia tutto quanto avveniva sotto il suo balcone fino al giorno della sua morte, che avvenne il 2 febbraio 1836.

    A margine, voglio ringraziare una persona a me cara che mi permise di visitare l’interno del Palazzetto Bonaparte. Un’esperienza bellissima che porto nel cuore.

  11. Luigi Accattoli scrive,

    7 novembre 2017 @ 8:14

    L’amico che portò Claudia Leo sul terrazzino di donna Letizia e sull’altana di Palazzo Bonaparte sono io. Il “Corriere della Sera” ebbe sede per cinque anni in quel palazzo. Accompagnai per le nobili stanze, con pavimenti mosaicati e affreschi sul soffitto, vari visitatori del blog che vennero a cercarmi in quel periodo. La stanza dov’ero con tre colleghi – Cazzullo, Gallo, Venturini – era quella con l’aquila imperiale nel timpano della finestra, al piano nobile, con affaccio su Palazzo Venezia e l’Altare della Patria. Avevo alle spalle un caminetto scolpito dal Canova. Fu lavorando lì che mi montai la testa. Il “Corriere”, redazione romana, nel quale arrivai da “Repubblica” nel 1981 e vi restai fino al 2009, aveva alloggio in piazza del Parlamento, sul retro di Montecitorio; poi ci trasferimmo in via Tomacelli, nel palazzo dell’Unione militare. Oggi è a via Campania, con affaccio sulle Mura Aureliane.

  12. Luigi Accattoli scrive,

    7 novembre 2017 @ 16:28

    Gatta in video. Un amico che si chiama Gian Paolo Violi – che ringrazio – mi manda il link a un video intitolato “Sulla Via della Gatta” che avrei potuto girare io se sapessi videare:

    https://www.youtube.com/watch?v=ZTmdRIDXM0w

  13. Victoria Boe scrive,

    7 novembre 2017 @ 17:55

    Che bel video! Divertente l’espressione un po’ delusa ( mi è parso) del ragazzo alla fine.

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