Un bacio a Joaquin Navarro-Valls amico fedele

La morte di Joaquin Navarro-Valls per me è un sisma. Tante conversazioni. Interviste. Preghiere in ginocchio l’uno accanto all’altro. Ultima veglia di persona a me cara. E’ dal 1977, da quando arrivò a Roma, che ci frequentavamo. Ho scritto un “ricordo” per il “Corsera” e domani lo linkerò. Nel primo commento la mia gratitudine.

Aggiornamento al 6 luglio. Qui si può leggere il mio ricordo pubblicato oggi dal Corsera.

55 Commenti »

  1. Luigi Accattoli scrive,

    5 luglio 2017 @ 23:29

    Nella mia carambola di giornalista tre hanno avuto un ruolo: Scalfari che mi ha assunto alla “Repubblica” quando non ero nessuno facendo fede a un’assicurazione di Sandro Magister che era già all’Espresso (1975), Cavallari che mi ha chiamato al “Corriere della Sera” su suggerimento di Achille Silvestrini che io allora non conoscevo (1981), Navarro-Vals che mi ha dato aiuto per ventidue e più anni disinteressatamente. Per ricambio di favore, mi disse una volta: fino alla sua nomina a portavoce (1984) veniva da me – a “Repubblica” e poi al “Corriere” – a informarsi, dopo la nomina ero io che andavo da lui. C’era fratellanza. Joaquin generoso. Il Signore l’abbia con sé.

  2. giuseppe di melchiorre scrive,

    5 luglio 2017 @ 23:55

    Requiem aeternam dona ei, Domine…

  3. antonella lignani scrive,

    6 luglio 2017 @ 0:19

    È stato una personalità solida e affascinante.

  4. Federico Benedetti scrive,

    6 luglio 2017 @ 6:43

    Condivido il giudizio di Antonella e la preghiera di Giuseppe.
    Aggiungo le mie condoglianze a Luigi per la perdita di un amico.
    Il Signore lo ricompensi per il suo impegno al servizio della verità e per il suo amore per la Chiesa. Non mancherà l’intercessione di San Giovanni Paolo Il.

  5. Clodine-Claudia Leo scrive,

    6 luglio 2017 @ 8:52

    La notiza mi ha lasciata, di pietra; piaceva tantissimo…così diverso dagli altri…uomo colto, seducente…di quelli che sembra la morte non debba mai colpire.
    Mi associo a Federico, Giuseppe e Antonella, un bacio a te, Luigi …..

  6. Beppe Zezza scrive,

    6 luglio 2017 @ 9:30

    Veramente Navarro-Vals fu un cambiamento epocale. Un laico “portavoce” del Papa!
    Una novità assoluta in una Chiesa molto “clericale” ! E con uno stile accattivante.
    Veramente attraverso di lui si percepiva il pensiero del Papa.
    Meno rilevante la posizione del portavoce nel pontificato successivo, quasi “scomparsa” nel pontificato attuale.
    Forse perché persone del calibro di Navarro-Vals non nascono tutti i giorni.
    Interessante sarà la lettura dei suoi ricordi quando li pubblicheranno anche se, dato il personaggio, non conterranno nulla di ‘scandalistico’.
    In cielo si ritroverà con il suo mentore al quale, credo, si sentiva legato da vincoli di garnde stima e affetto.

  7. Victoria Boe scrive,

    6 luglio 2017 @ 14:25

    Di Navarro-Valls mi piaceva tutto. Per un uomo come lui, di notevole professionalità, solo elogi.
    Bastava che aprisse bocca per capirne lo stile improntato a semplicità e sincerità.
    Mi piace sapere, oggi, che viveva la malattia nella riservatezza, e che non voleva che se ne desse notizia fino alla morte.
    Anche da particolari come questi si deduce la grandezza di un uomo.

  8. Fabrizio Scarpino scrive,

    6 luglio 2017 @ 14:47

    Mi unisco al pensiero di tutti in merito a Joaquin Navarro Valls.

    Quando ero adolescente e, mi interessavo “cose di Vaticano” l’ho sempre considerato un gigante.

    Probabilmente lo era.

  9. Gerry scrive,

    6 luglio 2017 @ 16:07

    Non so cosa pensasse Navarro-Valls, certamente non era più uomo per questi tempi (e non mi riferisco solo alla Chiesa). Tempi difficili e anche sguaiati.
    Navarro-Valls ha lasciato un segno, e non solo quello della sua professionalità o della sua – pur così evidente – compostezza: lo ha lasciato per aver attivamente collaborato all’ingresso della Chiesa nel terzo millennio, sotto la guida di San Giovanni Paolo II (che, per tante ragioni, è “il Papa” della mia vita).
    Certamente ora pregheranno insieme, per noi che restiamo e per la Chiesa.
    Gerardo Dixit Dominus

  10. maria cristina venturi scrive,

    6 luglio 2017 @ 19:17

    Molto adatta a NavarroValls la citazione da Hemingway fatta dall’attuale portavoce vaticano George Burke:

    Joaquin Navarro embodied what Ernest Hemingway defined as courage: grace under pressure.
    (Joaquin Navarro ha incarnato ciò che Hemingway defini come coraggio:
    grazia sotto pressione.)
    Hemingwey ovviamente si riferiva al coraggio del “torero” : grazia sotto pressione i gesti eleganti, controllati e pieni di bellezza, in una situazione di pericolo e di stress, che il torero coraggioso mostra con incredibile aplomb.
    questa aristocratica grazia di movenze, che nasconde un cuore d’acciaio, come dice Gerrry nei nostri tempi sguaiati è sempre più difficile da incontrare.

  11. Luigi Accattoli scrive,

    6 luglio 2017 @ 19:49

    Qui si può leggere il mio ricordo di Navarro-Valls pubblicato oggi dal “Corriere della Sera”:

    https://ilsismografo.blogspot.it/2017/07/italia-joaquin-navarro-valls-nei.html

  12. Clodine-Claudia Leo scrive,

    6 luglio 2017 @ 20:43

    Bellissimo….

  13. Amigoni p. Luigi scrive,

    6 luglio 2017 @ 20:52

    Grande Navarro (anche come Opus Dei). Tra i “meriti di cronaca” quello di essere stato guida e resocontista nei soggiorni alpini del Papa. Tra quelli storici quello di avere contribuito a sollecitare e poi di avere preparato la visita di papa Wojtyla a Cuba nel 1998. Il Papa ci andò portando la richiesta agli Usa di cambio di politica verso l’isola e la sollecitazione al “lider maximo” di non vergognarsi del suo passato di allievo dei gesuiti. Di fronte a un Papa non clericale nella comunicazione e a una Chiesa “in uscita senza remore” (con gli esuli in Florida anche allora contrari) papa Bergoglio non risulta nemmeno tanto originale.

  14. Fabrizio Scarpino scrive,

    7 luglio 2017 @ 0:47

    Una intervista molto bella che Joaquin Navarro Valls diede a TV2000 alla bravissima giornalista Monica Mondo.

    http://www.tv2000.it/blog/2015/04/17/joaquin-navarro-valls-si-racconta-a-soul-sabato-18-aprile-alle-12-

  15. LEONE MINUSCOLI scrive,

    7 luglio 2017 @ 12:03

    http://www.aldomariavalli.it/2017/07/05/un-ricordo-di-joaquin-navarro-valls/

  16. LEONE MINUSCOLI scrive,

    7 luglio 2017 @ 12:03

    Molto bello il ricordo di ALDO MARIA VALLI…

  17. Lorenzo Cuffini scrive,

    7 luglio 2017 @ 15:34

    Un augurio affettuosissimo al neonominato Arcivescovo di Milano.
    Farà sicuramente molto bene. Anzi: molto & bene.
    Buon lavoro.

    https://www.youtube.com/watch?v=wyxCU06Gr60

  18. maria cristina venturi scrive,

    7 luglio 2017 @ 16:32

    Fara sicuramente molto bene.
    Lorenzo Cuffini ne sa di piu’del neo-nominato arcivescovo che che ha detto piu’titubante e dubbioso Non so se sono all’altezza?
    Comunque in un breve giro di tele f onate con amici,nessuno lo conosceva ,nessuno lo aveva mai sentito nominare.Forse era famosissimo in.ambienti clericali,ma sul territorio un.perfetto sconosciuto.
    Il che peto’non significa nulla.Aspettiamo a vedere cosa fara’.

  19. maria cristina venturi scrive,

    7 luglio 2017 @ 16:41

    Non sapendo assolutamente cosa dire su di lui, non essendosi evidentemente mai distinto in nulla di particolare, tutti giornali pubblicano risibili e trascurabili notiziuole;che il nuovo vescovo gira in biciclette, e che viene chiamato Don Mario (visto che si chiama Mario) e che avrebbe redarguito i preti sul Galateo da tenere.
    VABBE ma qualcosa di piu’? Mah…..perplessita’

  20. maria cristina venturi scrive,

    7 luglio 2017 @ 16:52

    “Delpini è un uomo semplice che sta lontano dai riflettori. In città si sposta in bici (con tanto di caschetto), vive in una casa del clero in via Settala, vicino alla Stazione Centrale. Fra i libri che ha scritto figurano titoli come ‘Reverendo che maniere. Piccolo galateo pastorale’ e ‘Con il dovuto rispetto. Frammenti di saggezza all’ombra del campanile.”

    http://www.huffingtonpost.it/2017/07/07/delpini-succede-a-scola-come-arcivescovo-di-milano_a_23020591/?utm_hp_ref=it-homepage

  21. maria cristina venturi scrive,

    7 luglio 2017 @ 16:55

    Forse , scusate la malignità, “un uomo semplice che sta lontano dai riflettori “non getta ombra sul Grande Capo Carismatico, l’Unico che deve stare sotto i riflettori.
    forse il papa di Roma non vuole avere a che fare con un ante-papa che sta a Milano, come successe fra Martini e Benedetto XVI, e dunque meglio l’uomo semplice che il possibile rivale.

  22. Lorenzo Cuffini scrive,

    7 luglio 2017 @ 17:27

    Di apparenti “uomini semplici” la storia della Chiesa è piena, forse un pensierino a Albino Luciani potrebbe snebbiare le cocuzze….:)
    Il fatto che Maria Cristina Venturi , e il suo breve giro di contattati telefonicamente, non lo avesse mai sentito nominare, dice più di qualcosina. Essendo che il neoarcivescovo è vescovo ausiliare di Milano nominato da Benedetto nel 2007, vicario generale di Scola dal 2012 e vicario episcopale per la formazione permanente del clero dal 2014, risulta ridicolino che sia “un perfetto sconosciuto” sul territorio.
    Forse nei deserti territori cattolicamente papalliani in cui vive MCV.
    🙂

  23. Andrea Salvi scrive,

    7 luglio 2017 @ 18:42

    Mi piacerebbe essere informato con la stessa serietà con cui interviene il conduttore, frequentando questo blog, anzichè essere disinformato, Ho sempre sostenuto che la foga di parlare parlare parlare a volte dovrebbe essere sostituita da un po’ di silenzio, soprattutto quando parlando si affermano cose non vere.
    E se si affermano cose non vere è d’obbligo rionoscerlo quando ci si accorge di averlo fatto. per onestà intellettuale e rispetto verso chi legge.

  24. Andrea Salvi scrive,

    7 luglio 2017 @ 20:32

    A Lorenzo Cuffini:
    Ho appreso dal tg1 che e’ anche stato direttore del seminario con Martini, prima che vescovo ausiliario con Tettamanzi. Il classico signor nessuno.

  25. Lorenzo Cuffini scrive,

    7 luglio 2017 @ 21:49

    🙂 🙂 🙂

  26. Amigoni p. Luigi scrive,

    8 luglio 2017 @ 1:18

    Navarro Valls, anche senza giri di telefonate, avrebbe informato correttamente sugli incarichi rilevanti che Mario Delpini ha ricevuto da tre arcivescovi (i suoi predecessori). Soprattutto avrebbe evitato di disinformare il prossimo “bufalando” che Martini da arcivescovo di Milano (con rinuncia data ed accettata nel 2002) faceva ombra a papa Ratzinger.

  27. Lorenzo Cuffini scrive,

    8 luglio 2017 @ 10:23

    https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/e-delpini-il-nuovo-arcivescovo-di-milano

    Ad uso e consumo di quelli che ” Mah….perplessità”.
    🙂 🙂 🙂 🙂

  28. maria cristina venturi scrive,

    9 luglio 2017 @ 8:21

    La perplessita’e’lecita. Lo stesso interessato,mons.Delfini,ha detto nel suo primo discorso testuali parole:Sono inadeguato,sono un brav’uomo,un po’mediocre”
    Umilta’pretesca direte voi,che non significa che lo sia veramente.
    Puo’essere,con tutto cio’la perplessita’e’lecita.
    Anche se forse e’preferibile un bravuomo onesto anche se non eccelso, a un rutilante nouveau teologe a la mode come Bruno Forte di cui si paventava l’arrivo a Milano.
    Quanto al CARD.MARTINI,di essere un ante-papa “lo aveva detto lui stesso in una intervista.E il card. DANNELS in un libro inervista ha parlato dettagliatamente del gruppo di San Gallo,lo ha definito scherzosamente mafia,e ne ha indicato l animatore nel card. MARTINI.Tale mafia di San Gallo ,composta da prelati progressisti,faceva da contraltare ai troppo conservatori GPII e al. suo Prefetto della dottrina Ratzinger e preparavano da anni la strada ad un pontefice riformista.Questo e’stato detto pubblicamente da Danneels.
    Come vedete a meno che lo stesso Martini e il card. SAnnels non siamo stati propalatore do fake news lauto definizione di ante-papa calza a pennello al card. MARTINI.Come Gesu’con Giovanni Battista anche Bergoglio ha avuto il suo. precursore :colui che gli ha preparato la strada.

  29. Federico Benedetti scrive,

    9 luglio 2017 @ 8:55

    Discepolo,
    I miei cugini di Milano conoscono mons. Delpini (sarà mai cardinale?) per puro caso, perché qualche settimana fa è andato in visita pastorale alla loro parrocchia. Mi hanno detto che sia al consiglio pastorale, sia durante la messa ha saputo essere terribilmente noioso. Sul contenuto nulla da eccepire, interventi e proposte, peraltro attribuite al cardinal Scola, pertinenti e stimolanti per la vita della parrocchia, ma con voce monocorde e senza carisma. Vedremo se con la nomina arcivescovile arriverà anche un minimo di entusiasmo…

  30. Andrea Salvi scrive,

    9 luglio 2017 @ 9:56

    Un buon vescovo non è detto che debba per forza essere un predicatore travolgente.
    “Abbiamo pertanto doni diversi, secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia, la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero, attenda al ministero; chi l’insegnamento, all’insegnamento; chi l’esortazione, all’esortazione. Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia (Rm 12, 6-8).
    E ancora: È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri per rendere idonei i fratelli a compiere un ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo (Ef 4,11).

  31. Lorenzo Cuffini scrive,

    9 luglio 2017 @ 11:00

    La perplessità è lecita sempre, obbligatoria davanti ada altra perplessità esibita in modo palesemente strumentale. Già citato, fra i tantissimi, il caso di Albino Luciani, ma prendiamo quello di Benedetto che i defini’ all’elezione “un umile operaio nella vigna del Signore”: Maria Cristina Venturi ne trasse la convinzione perplessa della sua inadeguatezza alla carica?!
    🙂 🙂 🙂

  32. Lorenzo Cuffini scrive,

    9 luglio 2017 @ 11:02

    Quanto alla perla del Martini antipapa, invito chi fosse interessato a una leggiucchiata ai seguenti post d’annata dell’ottimo Accattoli ( ottimo nel senso dei vinii, migliora con l’invecchiamento) che sono illuminanti sul bolso alrgomento rispolverato sventatamente:
    http://www.luigiaccattoli.it/blog/se-il-cardinale-martini-sia-un-antipapa-1/
    http://www.luigiaccattoli.it/blog/se-il-cardinale-martini-sia-un-antipapa-3/
    http://www.luigiaccattoli.it/blog/se-il-cardinale-martini-sia-un-antipapa-5/
    http://www.luigiaccattoli.it/blog/se-il-cardinale-martini-sia-un-antipapa-4/
    http://www.luigiaccattoli.it/blog/se-il-cardinale-martini-sia-un-antipapa-%E2%80%93-2/

  33. Lorenzo Cuffini scrive,

    9 luglio 2017 @ 11:14

    Leggo divertito il report del parentado meneghino di Federico Benedetti.
    Se il criterio di valutazione è ” la voce monocorde e la mancanza di carisma” bisognerebbe che in vaticano tenessero in buon conto il nome di Sgarbi per le prossime sedi vescovili e arcivescovili vacanti….con lui, et similia, l’una e l’altro apparentemente sono a palla, e via, fine dei problems.
    🙂 🙂 🙂

  34. Beppe Zezza scrive,

    9 luglio 2017 @ 12:19

    Penso che un fatto sia indiscutibile: damolto tempo a capo della diocesi di Milano la più importante diocesi italiana venivano designate personalità di primo piano. In questo caso papa Francesco ha fatto in modo diverso. Ha scelto una persona certamente degnissima, che certamente conosce assai bene la diocesi ma altrettanto certamente non una personalità di primo piano. Che lo abbia fatto per non avere un controcanto italiano oppure per manifestare ancora una volta che con lui le cose vanno diversamente perché il Papa è lui e non è tenuto a rendere conto a nessuno del suo operato oppure ancora perché ispirato dallo Spirito Santo e questo Vescovo Delpini si rivelerà la migliore scelta per la diocesi non lo sappiamo e non possiamo dire nulla.

  35. Lorenzo Cuffini scrive,

    9 luglio 2017 @ 12:26

    “Altrettanto certamente non è una personalità di primo piano….”
    Questo secondo il criterio di “assoluta certezza” di chi lo pronuncia, ovviamente.
    🙂 🙂 🙂

  36. Beppe Zezza scrive,

    9 luglio 2017 @ 12:33

    Il termine “antipapa” e decisamente troppo forte. E quindi si presta agevolmente a essere contestato. Che il card Martini fosse portatore di una ecclesiologia e di una teologia diverse da quelle di papa Woityla e di papa Ratzinger – al di là di una stima PERSONALE reciproca – e che fosse considerato da una fetta consistente del clero il “punto di riferimento” è, penso, un fatto indubitalbile. Che all’interno della Chiesa si fronteggino visioni diverse in relazione alla interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II è cosa di tutta evidenza. Che oggi sia prevalente una lettura “Martiniana” del Concilio piuttosto che “Ratzingeriana” è, penso, altrettanto evidente.
    Che Papa Francesco sia un gesuita così come il Cardinal Martini è anche questo un fatto. Che ha certamente il suo peso.

  37. Beppe Zezza scrive,

    9 luglio 2017 @ 12:38

    Mah. Indubbiamente ci sono “personalità di primo piano” che non sono conosciute dato che le nostre consocenze avvengono per lo più attraverso i media e queste non sono certamente “oggettive”. Avrei forse detto meglio dicendo ” personalità che si erano messe in evidenza “

  38. Lorenzo Cuffini scrive,

    9 luglio 2017 @ 12:45

    Mah. Sempre del tutto relative, questo tipo di considerazioni.
    Quando fu eletto Wojtila, fuori dagli addetti ai lavori, e di un concitato Bruno Vespa che lo aveva intervistato di persona, l’annuncio del suo nome lasciò tutti nello sconcerto generale, compreso molti che sentendo quel nome ignoto e dal suono esotico, pensarono a un cardinale africano…..
    in quel conclave ( e in moltissimi altri) c’erano personalità che ” si erano messe in evidenza” assai assai di più, allo stato de fatti di allora.
    In realtà, trattandosi di nomine di Chiesa, che seguono canali umanissimi e relazionalissimi, ma che hanno in sé sempre la zampa della Spirito Santo ( per tutti noi che ci crediamo, certo) , forse l’unica certezza assoluta che potremmo avere è quella di potercisi affidare.
    Con completa , totale, incondizionata fiducia.

  39. Lorenzo Cuffini scrive,

    9 luglio 2017 @ 12:54

    Con Martini, il problema non è mai stato di Martini e Wojtila, di Martini e Ratzinger.
    Nessuno di loro ha mai nascosto visioni sue proprie e accenti particolari diversi.
    Il problema è, come sempre, del chiesabalilla: quel modo di leggere le cose che ha – disperatamente, a mio avviso, pena il pericolo di svanire come neve al sole_
    bisogno di un dualismo esasperato, di un Coppi/Bartali perpetuo, di una divisione che non esiste manco lontanamente tra i diretti interessati, e che invece non solo si coltiva nell’immagine, ma si cerca di far passare per spaccatura inconciliabile e per frattura verticale…..
    La Chiesa ha bisogno di essere servita da tutti, e basta.
    Avercene di Martini, di GPII, di Benedetti.
    E ce ne avremo sempre, difatti.
    Chi si appassiona nel guelfo/ghibellino, lo fa perché ha bisogno, da un lato o dall’altro, dell abarricata costante, del tifo da stadio, della bagarre per sostenere una sicurezza personale di fede vacillante assai…..
    Di che bisogna avere paura?
    Non abbiate paura, per citare parole ben più famose ….
    🙂

  40. Beppe Zezza scrive,

    9 luglio 2017 @ 13:06

    Io penso che una chiave di lettura nella nomina di Delpini possa essere questa.
    L’ecclesiologia di Papa Francesco prevede una larga autonomia delle Chiede Locali. In questa ottica la situazione normale dovrebbe essere che il Vescovo provenga dal Clero locale mentre il fatto che venga da fuori dovrebbe essere l’eccezione.
    Sia a Roma che a Milano è stato scelta una personalità del clero locale.
    In entrambi i casi poi sono state scelte due persone che hanno una conoscenza approfondita della diocesi.

  41. Lorenzo Cuffini scrive,

    9 luglio 2017 @ 14:07

    Direi che il discorso della ” personalità” nel senso di ” celebrità e fama” delle persone che Bergoglio nomina è completamente marginale.
    Il criterio che pare seguire, da lui stesso più volte pubblicamente affermato, è quello della vicinanza e della consuetudine quotidiana con i fedeli.
    In esso possono rientrare sia la provenienza locale dei neonominati vescovi, sia il fatto che un buon numero di loro venga scelto direttamente tra i parroci.
    Di un qualche interesse una lettura ecclesialstatistica delle sue nomine in Italia fino al 2016, fatta da SIR.
    https://agensir.it/chiesa/2016/06/18/i-nuovi-vescovi-targati-francesco-in-tre-anni-cambiato-il-volto-delle-diocesi/

  42. Victoria Boe scrive,

    9 luglio 2017 @ 14:33

    A quanto pare la nomina del nuovo vescovo di Milano sta prestando il fianco a ipotesi e illazioni variegate. Tutte rivelano un certo orientamento, anche ideologico, nelle preferenze di chi le esprime.
    La Venturi si dice perplessa di fronte ad un ecclesiastico che ha confessato di sentirsi “inadeguato” e un “po’ mediocre”. E subito dopo chiama in causa brevemente il teologo Bruno Forte, uomo moderno “rutilante” di cui si temeva l’arrivo.
    Chi lo temeva? e perché? Mi piacerebbe saperlo.
    Di certo la Venturi lo temeva davvero e ha accomunato a sé, imprudentemente, una parte del popolo di Milano.
    Ma quanti chicchiericci inutili.
    A nessuno è venuto in mente, manco per sbaglio, che la grande umiltà di mons. Delpini possa essere una qualità ( e infatti lo è) che nella sua splendida evidenza, non nasconde, però, alcuna debolezza.
    Molte persone umili,troppo spesso ritenute incapaci o addirittura imbelli, hanno dato dimostrazione di grandezza, anche nell’ambiente religioso.
    Fra l’altro, le capacità di una persona possono esprimersi gradualmente nell’esercizio delle sue funzioni.
    A quel punto una “voce monocorde” di per sé deludente e il “carisma”, che sembra tanto attraente per qualcuno di qui, si riuscirà a vederli nel modo giusto, che esula dalle facili apparenze e prende sostanza dalle opere.
    Nel frattempo, a me le parole pronunciate da mons. Delpini sono piaciute moltissimo.
    Se seguiranno i fatti sulla linea delle parole, Milano potrà contare su un ottimo arcivescovo.

  43. Federico Benedetti scrive,

    9 luglio 2017 @ 17:15

    Condivido buona parte della riflessione di Beppe, ma gli faccio notare che a Bologna e a Ferrara sono stati nominati arcivescovi provenienti da Roma, originari di alte diocesi e impegnati altrove, lontanissimi dalle nuove comunità a cui sono stati inviati come pastori. Perché Milano e Roma seguono un principio, condivisibile, mentre Ferrara e Bologna un altro?

  44. Federico Benedetti scrive,

    9 luglio 2017 @ 17:21

    Lorenzo,
    Premesso che ho solo riportato quanto riferito, relata refero, ti assicuro che ne’ io ne’i miei cugini abbiamo pregiudizi nei confronti del nuovo arcivescovo ambrosiano. Dispostissimi a mettere in discussione la prima (loro) impressione man mano che il nuovo arcivescovo darà prova di se’.
    Quanto al primo piano, basti dire che monsignor delpini è vicario, mente i suoi predecessori erano cardinali già Patriarca di Venezia (scola) e già arcivescovo di Genova (Tettamanzi)

  45. Enrico Usvelli scrive,

    9 luglio 2017 @ 18:14

    Se non sbaglio Francesco ha detto che non gli piace il fare carriera nella Chiesa. Si era in qualche modo creata la trafila vescovo – vescovo di certe città – cardinale – (Papa?). Francesco nomina vescovi di queste certe città (tipo Milano o Bologna) persone che gli sembrano adatte all’incarico e non persone che meritano una promozione. Stessa cosa per i cardinali: li crea indipendentemente dalla città di provenienza e dalla ‘carriera’ fatta. A me non sembra un male.

  46. Federico Benedetti scrive,

    9 luglio 2017 @ 18:42

    Di per se’ non è ne’ un bene, ne’ un male, dipende dai casi.
    Trovo però difficile trovare una logica in scelte tanto differenti.
    Per la mia diocesi avrei preferito il metodo milanese, ma è stata fatta una scelta diversa e francamente è presto per dare un giudizio.

  47. Andrea Salvi scrive,

    9 luglio 2017 @ 19:24

    E’ proprio vero che la prima reazione di fronte alla nomina di un vescovo debba essere un atteggiamento di giudizio, magari rinviato , ma di giudizio? La prima reazione dovrebbe essere: questo è il mio vescovo, che il papa ha nominato. A lui e’ dovuto un atteggiamento di obbedienza e di collaborazione. Punto e basta. E anche giusto cercare di conoscerne la storia, ma non per dare un pre-giudizio, ma per meglio collaborare. Alla fine uno tirerà il bilancio di quello che ha fatto il vescovo, ma nel bilancio dovra’ mettere anche se stesso. E non dovra’ essere un giudizio politico.

  48. Federico Benedetti scrive,

    9 luglio 2017 @ 20:33

    Chiosa inutilmente polemica. In questo caso “bilancio” e “giudizio” sono sinonimi.

  49. Lorenzo Cuffini scrive,

    9 luglio 2017 @ 20:55

    Quello che dice Andrea è un dato di fatto oggettivo.
    Sta mania dei giudizi continui è una delle distorsioni del cattoweb, quella che io chiamo la “sindrome di Mago Zurlì” seminando lo sconcerto nei giovani che mi guardano come se io fossi un alieno ( e non hanno affatto torto).
    La distorsione consiste nel precipitarsi, ad ogni decisione/atto/gesto/parola/mezza parola/ parola non detta/ sguardo/ riferimento/ cenno/ occhiata/ sospiro ecc ecc. ad alzare la paletta dei voti, come il solerte Cino Tortorella in calzamaglia invitava a fare durante lo Zecchino d’oro.
    Il “me pjace” ,” ‘un me pjace”, sulla qualunque nella vita della Chiesa, è amplificato a dismisura dalle possibilità dei social, e scatena un gioco infinito , con controgiochi di rimando.
    Ora : visto che non siamo al bar sport ( e invece qualcuno ce campa al Cattobarsport, e ci sguazza da mane a sera e da sera a mane), ma nella Chiesa cattolica, IL FATTO CHE TUTTO QUESTO MI PIACCIA/ NON MI PIACCIA è perfettamente legittimo, ma altrettanto perfettamente privo di
    :a) importanza per chiunque
    b) conseguenze per chiunque
    c) significato per chiunque.
    Dunque: a che cavolo serve, se non al mio superego da Ercolinosempreinpiedi?
    “C’ho i miei gusti” : capirai che novità. “Non mi omologo”: omologarsi a che? Soprattutto: ecchissene.
    Il papa è IL MIO PAPA.
    Il vescovo è IL MIO VESCOVO.
    il parroco è IL MIO PARROCO.
    La Chiesa è LA MIA CHIESA.
    Il mio parere in merito è del tutto, del tutto,del tutto opzionale.

  50. Lorenzo Cuffini scrive,

    9 luglio 2017 @ 20:58

    Poi, dice, col broncino…..”io non mi ci riconosco, nel mio papa, nel mio vescovo, nel mio parroco, nella mia Chiesa.”
    Toh, guarda
    Fatti due domadine, datti due rispostine, gambe in spalla e via, pedala.

    🙂

  51. Victoria Boe scrive,

    9 luglio 2017 @ 22:10

    “Francesco nomina vescovi di queste certe città (tipo Milano o Bologna) persone che gli sembrano adatte all’incarico e non persone che meritano una promozione. ”

    Sì, ma è anche vero che a volte sceglie persone che gli sono state sponsorizzate da qualcuno, e magari sbaglia.

  52. Amigoni p. Luigi scrive,

    9 luglio 2017 @ 23:31

    Adesso siamo alla politica papale delle nomine vescovili. Scienza complessa e costruibile solo con dati rigorosi. Si studia con frutto e intelligenza alla fine dei mandati papali, con dati comparati.
    Solo alcuni accenni, provvisori
    a) Con papa Francesco: i vescovi di Pavia, Mantova, Cremona, Lodi, Vigevano, Padova, (oltre che Palermo e Bologna e la non ecclesiasticamente rilevante Ferrara) vengono da altre diocesi e (talora) anche da altre regioni.
    Un comasco è tornato a Como, dopo oltre 10 anni a Crema; e un trentino è nominato a Trento.
    b) Con Giovanni Paolo: Tettamanzi e Bertone non hanno mai avuto niente a che fare con Genova e vi sono andati; idem per Ruini a Roma, e De Giorgi a Palermo e il lombardo Biffi a Bologna e i lombardi Cè e Scola a Venezia.
    c) Con papa Benedetto: Nosiglia va a Torino (dopo essere stato per anni a Roma e poi a Vicenza); il genovese Moraglia va Venezia, l’umbro Betori a Firenze, l’emiliano Monari a Brescia; il milanese Redaelli a Gorizia, il piemontese Ambrosio a Piacenza. In compenso a Genova arriva un (di fatto) genovese, e a Palermo uno di Acireale; e a Napoli un campano
    d) Schuster e Martini (nominati a Milano) erano sconosciuti al grande pubblico: non erano vescovi (nè cardinali) e non si poteva scommettere sulla loro futura fama e rilevante personalità. Anche Colombo era vescovo ausiliare di Milano, conosciuto solo dai preti.
    e) L’usanza di mandare uno già cardinale a fare il vescovo in una sede cardinalizia fu introdotta da papa Wojtyla e fu giudicata scandalosa e irrispettosa. Il primo caso fu Meisner (morto recentemente), passato da Berlino a Colonia, dopo un lungo braccio di ferro con il capitolo della cattedrale che aveva il privilegio di indicare i nomi (del tutto ignorati dal Papa).
    f) Per Roma e Milano, recentemente, è possibile che abbiano avuto influenza più di altri elementi, i pareri dei preti. Osservazione: anche l’episcopato di Bergoglio ha avuto inizio nella sua Baires come ausiliare.
    g) Pare assodato che – con le nomine cardinalizie e con le prevalenti nomine
    di “primo pelo” in molte diocesi, con drastica riduzione dei trasferimenti – sia stato colpito il sistema carrieristico dei desiderati e preventivati passaggi dalla sedi di serie D, C e B a quelle superiori. Il futuro dirà se “il male” sia stato debellato

  53. Federico Benedetti scrive,

    10 luglio 2017 @ 7:09

    Ringrazio p. Amico mi per la sintesi.
    Personalmente non mettetevo in discussione le scelte del Papa, ma ponevo il problema che queste rispondessero a logiche diverse, non sempre comprensibili, in risposta ad altri commenti che consideravano la questione chiara come il sole: esponenti del clero locale, conoscitori della diocesi. La situazione è un po’ più complessa di così.

  54. Federico Benedetti scrive,

    10 luglio 2017 @ 7:13

    Aggiungo una curiosità (diciamo pure un dubium).
    Nei miei modesti interventi ho nominato le diocesi che conosco, quelle della mia regione, senza intenzione statistica ma solo a titolo di esempio. Non capisco tuttavia come mai, nella dotta ed interessante ricostruzione di amigoni, per quale motivo, perché solo per Ferrara si è voluto sottolineare che non sia una sede ecclesialmente rilevante, mentre Lodi, Cremona, Mantova, Pavia, Vigevano sono elencate come fossero sedi cardinalizie, metropolitane, patriarcali…

  55. Enrico Usvelli scrive,

    10 luglio 2017 @ 12:47

    Federico,
    dalle mie parti tutti gli ultimi vescovi sono venuti come minimo da fuori diocesi, quello attuale è veneto. Si potrebbe obiettare che localmente non ci sono sacerdoti all’altezza, ma non è così. Oltre a mons. Bassetti dalla mia diocesi proveniva il penultimo vescovo di Ascoli Piceno.

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