Un ultimo abbraccio a Carlo di Cicco amico di una vita

Carlo di Cicco – collega e amico al quale abbiamo dato stamane l’ultimo addio nella chiesa di San Giovanni Bosco al Tuscolano. Nei commenti il mio ricordo e la mia tristezza

7 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Carlo Di Cicco se ne è andato alla chetichella, secondo il suo carattere schivo, contadino e anche selvatichetto. Colpito da ictus sabato 6 aprile, è apparso subito irrecuperabile ed è morto dopo una settimana di terapia intensiva. Avrebbe compiuto 80 anni a luglio. Vite parallele la sua e la mia, in contatto stretto da mezzo secolo. Sessantottini ruspanti, a pochi mesi di distanza ricevemmo ambedue la cartolina per la “chiamata alle armi”: io andai al servizio di leva, che allora era obbligatorio, scegliendo di svolgerlo come soldato semplice; lui invece preferì andare in carcere come obiettore. Poi vaticanisti ambedue, lui all’agenzia Asca, io nei quotidiani Repubblica e Corriere della Sera. Nell’ultima stagione professionale, dal 2007 al 2014, Carlo è stato vicedirettore dell’Osservatore Romano. Grande fu la mia meraviglia per la sua nomina. Il mio amico veniva dalla campagna come me, aveva badato alle pecore da piccolo, era nato povero e amava la povertà in cui era nato. Credente sì, ma in nessun modo omogeneo al mondo vaticano. Scamiciato irriducibile, in quell’ambiente non ha mai trovato buona accoglienza.
    La nostra amicizia professionale si estese alle famiglie, abbiamo fatto insieme tante vacanze in Abruzzo, in Alto Adige, in Valtellina. I suoi due figli hanno l’età dei miei più grandi. Insieme siamo andati in pellegrinaggio familiare a Santiago de Compostela nel 1986 con un pulmino preso in prestito da parenti. In un periodo difficile della mia vita familiare egli e la moglie Flavia hanno tenuto a lungo i miei figli con loro. Siamo stati fratelli più che colleghi: stessa idea del giornalismo, stessa allergia ai ricevimenti. Carlo non amava la cravatta, che non aveva mai indossato prima della nomina all’Osservatore. Non gli piacevano i piatti elaborati. E’ vissuto in città con la nostalgia dei campi e dei monti dove era nato.
    Ha sempre difeso chi paga di persona, chi aiuta il prossimo, chi sta con i poveri. Ha svolto per tutta la vita ogni sorta di volontariato. Prese subito passione per papa Benedetto al quale dedicò un “fresco libro” (così l’avevo presentato in questo blog il 25 giugno 2006) scritto con intelletto d’amore: Ratzinger. Benedetto XVI e le conseguenze dell’amore (Edizioni Memori 2006). A portarlo alla vicedirezione dell’OR era stato il fatto che aveva studiato dai Salesiani e quindi era conosciuto dal cardinale Tarcisio Bertone, che un giorno aveva fatto conoscere quel libretto a Benedetto XVI. La stagione vaticana di Carlo è stata una sorpresa della sorte. Stamane il cardinale Bertone, che ha novant’anni ed è gravato da molti malanni, è venuto con il bastone nella chiesa della messa di addio e ha letto un suo commosso saluto al vecchio amico e ne ha benedetto la salma con l’aspersorio.

    17 Aprile, 2024 - 18:19
  2. Luigi Accattoli

    Dovevamo fare ancora un dibattito. Le nostre vite parallele avevano ancora un appuntamento in calendario per l’11 maggio: la presentazione a Civitanova Marche del libretto postumo di Luigi Bettazzi A tu per tu con Dio, EDB 2024. I vescovi Bettazzi e Tonino Bello sono stati gli ecclesiastici più amati da Carlo: ambedue assistenti di Pax Christi, promotori di marce della pace. La postfazione di Carlo al volumetto di Bettazzi possiamo considerarla come il suo testamento. E si adattano benissimo a lui le parole con cui ritrae il vescovo pacifista:
    L’amore sincero e scomodissimo per la pace come modo migliore e veritiero di stare dalla parte degli ultimi secondo l’esempio di Gesù di Nazaret;
    – Resistere nel bene, senza mai ricambiare offese e rimproveri;
    – Solo restando dalla parte del Vangelo la logica dei cristiani diventa disarmante e non teme la verità;
    – Il seme della guerra non sta nelle armi ma nel cuore dell’uomo che sa odiare e uccidere.

    17 Aprile, 2024 - 18:31
  3. Luigi Accattoli

    Carlo Di Cicco è spesso presente in questo blog.

    Qui siamo al funerale di Welby:
    http://www.luigiaccattoli.it/blog/buon-natale-ai-naviganti/

    Qui recensisco il suo primo libro su Papa Benedetto:
    http://www.luigiaccattoli.it/blog/un-fresco-libro-di-carlo-di-cicco-su-papa-ratzinger/

    Qui lo ritraggo insieme ai colleghi Angelo Bertani e Sandro Magister:
    http://www.luigiaccattoli.it/blog/bertani-di-cicco-magister-e-io/

    Qui racconto la presentazione di un suo libretto sul Sessantotto alla quale aveva inviato Mario Capanna e Mariella Enoc:
    https://www.luigiaccattoli.it/blog/carlo-di-cicco-e-il-sessantotto-carsico/#comments

    17 Aprile, 2024 - 19:00
  4. Un abbraccio di condoglianze, caro Luigi, per la perdita di questo collega che descrivi come amico fraterno (chissà come sta il buon Angelo Bertani che, negli ann i 80 dirigeva SegnoSette, settimanale dell’Azione Cattolica, altri tempi)

    17 Aprile, 2024 - 23:45
  5. viviana.cuozzo

    Bisogna essere sempre pronti, perché non si conosce né il momento né l’ora in cui ci lasceremo il mondo alle spalle per compiere il viaggio verso la Luce. E noi che siamo di Valleluce sentiamo particolarmente nostro questo luogo Invisibile. Con Carlo condivido il paese di nascita, Valleluce per l’appunto. Prima di essere un caro amico, è stato un fratello di latte di mio padre Serafino, nati a pochi giorni di distanza, in mezzo a tanta tanta povertà, appena finita la guerra del 44. Zia Filomena, la mamma, non stava bene, per cui mia nonna Nicolina si prese cura di Carlo insieme a mio padre. Le nostre case erano l’una di fronte all’altra. Quanti sacrifici hanno fatto. Dio solo lo sa. Studiarono insieme fino ai primi anni di liceo e poi le loro strade si separarono, ma sempre un grande afflato tra le loro menti e i loro cuori. La parola ha unito le loro vite. Anche io ricordo Carlo con le maniche di camicia arrotolate, ricordo il suo parlare seduto in punta alla sedia, il sorriso velato, il suo modo di comunicare deciso e schietto, il suo consiglio. L’ultima volta che ci siamo sentiti a telefono, a febbraio scorso, mi ha ripetuto la stessa cosa di sempre: “Buongiorno caro Carlo, sono”… “non serve che mi dica il tuo nome, ti riconosco dalla voce, Viviana”. E il grazie per questo conoscersi anche avendo condiviso poco, forse tra chi come noi vive la distanza dal suo paese come un nostalgico esilio, è speciale. È il grazie nella gioia di appartenersi.
    Buon viaggio, caro Carlo, abbraccia il Cielo e abbracciami papà!
    Viviana

    18 Aprile, 2024 - 1:01
  6. Luigi Accattoli

    Lorenzo caro, Angelo Bertani – che ha la mia età – non svolge più nessuna collaborazione giornalistica ma è ancora con noi. Ci vediamo spesso.

    18 Aprile, 2024 - 22:59

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