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Non ti azzardare a far sparire anche questa cassetta, la strada non è la tua e la cassetta non dà fastidio a nessuno. Non è davanti a nessun portone e il marciapiede è poco trafficato. – Scritto su un cartone appoggiato al muro vicino a una cassetta di legno con dentro una ciotola d’acqua per i gatti, in via Guglielmo Saliceto, a Roma, nella zona di Porta Pia. Debbo la segnalazione a un amico di nome Ciro Fusco, che commenta: “Anche le gattare, se occorre, tirano fuori le unghie”.

“Ognuno a suo modo”: la scritta, in caratteri tutti maiuscoli, è scolpita sul campanile antico di una chiesa antica (dedicata alla Vergine “Sidera Scandenti”), tuttora visibile e visitabile a Coazze, paese della Val Sangone non lontano da Torino. Relativismo ante litteram? O, invece, sana e tollerante accettazione di tutte le diversità che fioriscono all’ombra della croce? – Così scrive e domanda un visitatore che mi segnala la scritta ma non vuole comparire. A me quelle parole piacciono molto e mi fanno pensare con affetto all’irriducibile combattività identitaria, piromane e pirlica, dei miei visitatori. Ai quali la dedico ringraziando il mittente e postando al primo commento le sue dotte divagazioni. Metto anche – qui – il link a una foto che riproduce la scritta.

Ora viene il tempo in cui l’età e la malattia mi danno un chiaro segnale che è il momento di ritirarsi maggiormente dalle cose della terra per prepararsi al prossimo avvento del Regno. Assicuro della mia preghiera per tutte le domande rimaste inevase. Possa essere Gesù a rispondere ai quesiti più profondi del cuore di ciascuno”: è la conclusione del saluto del cardinale Carlo Maria Martini ai lettori del “Corriere della Sera”, pubblicato oggi a pagina 19 con il titolo I MIEI TRE ANNI (FELICI) DA GIORNALISTA DEL CORRIERE. UN ABBRACCIO AI LETTORI, DIALOGHERO’ CON IL CUORE. Nel primo commento riporto il resto del testo e saluto anch’io con affetto il caro Martini, che lavorando per un trentennio al Corsera ho avuto come costante interlocutore. Non è un saluto triste ma sereno, aiutato dalla serenità a cui chiamano le sue parole cristiane.

“Siamo nati e non moriremo mai più”: parole di Chiara Corbella, mamma romana morta il 13 giugno a 28 anni dando una forte attestazione di fede nella risurrezione e lasciando una lettera per il figlio di un anno che il marito Enrico Petrillo ha letto durante la messa di addio. Le mando un bacio e le dedico un bicchiere di Vino Nuovo.

Aggiunta del 29 giugno: è nato un sito intitolato a Chiara Corbello Petrillo.

Aggiornamento al 30 ottobre 2016. Simone Troisi e Cristiana Piccini, “Siamo nati e non moriremo mai più. Storia di Chiara Corbella Petrillo”, Porziuncola 2013, pp.155, euro 12.00

Aggiornamento al luglio 2018. A sei anni dalla morte, il Vicariato di Roma avvia la causa di canonizzazione.

Da lunedì a mercoledì ero a Lucca, dove sono spesso felicemente tra amici e pietre splendenti. Per eccesso di fiducia dell’arcivescovo Italo Castellani ero là a seguire e a concludere un convegno che si teneva in San Frediano dov’è Santa Zita che era una colf ed è ricordata da Dante suo contemporaneo. Mio doppio entusiasmo per la colf e per Dante che tutto vedeva ciò che conta. Sul presbiterio c’è “Il Sasso di San Frediano” con le due giovenche che lo portarono per quattro miglia dalle Cave di Vaccoli fin lì. E c’è la Fontana di Maestro Roberto con un Aronne noncurante che tiene per la coda un drago inarcato: “Gettò il suo bastone davanti al Faraone ed esso divenne un serpente”. Mi hanno regalato un volume di Romano Silva intitolato La Basilica di San Frediano a Lucca e nella notte ho trovato a pagina 34 il capitello di una “monofora del cleristorio sul fianco meridionale” che rappresenta un vitello che gioca con una mucca: le prende a bocca spalancata l’orecchio e quella lascia fare. Mi sono alzato presto e sono tornato in San Frediano per interrogare don Michelangelo su che fosse il “cleristorio” e dove fossero la mucca e il suo vitello. “Sta in alto e si vede poco” ma andando quaranta passi in là per via Anguillara li ho visti e sono corso alla stazione giocando tra me come quel vitello.

Mi pare un buon voto quello del Senato che ha autorizzato la Procura di Roma all’arresto di Luigi Lusi accusato di un enorme furto – oltre venti milioni di euro – dalle casse della Margherita di cui era amministratore e di averlo attuato con una macchinosa “associazione a delinquere” nella quale aveva tirato la moglie, due commercialisti della Margherita e due amministratori di società di cui egli è titolare. L’arresto è previsto per l’associazione a delinquere e non per il furto e la richiesta era motivata con il pericolo dall’inquinamento delle prove, che mi pare evidente: chi ha montato una macchina può smontarla. I senatori che hanno visto le carte – Giunta per le autorizzazioni – hanno votato a grande maggioranza per l’autorizzazione: 13 a favore e 4 contro. Come cittadino approvo il voto del Senato nel quale non vedo segni di persecuzione politica. La via maestra per una giusta idea della questione credo sia nella risposta a questa domanda: per un comune cittadino ci sarebbe stato l’arresto? Gli esperti non hanno dubbi che sarebbe stato disposto e dunque è bene che esso vi sia anche per un parlamentare. Il reato di cui Lusi è accusato non è infatti riconducibile alle sue responsabilità, o funzioni, o attività di parlamentare.

Siamo sfollati anche noi ed è stato spontaneo accogliere nel nostro giardino gli altri sfollati: ora siamo in tanti e ci facciamo compagnia“: parole di Carla ed Enzo Belli, farmacisti di San Giovanni Concordia sulla Secchia, nel modenese colpito dal terremoto. Hanno perduto un figlio di trent’anni, hanno la casa inagibile e hanno aperto i cancelli del parco di famiglia ai concittadini travolti dal terremoto. In loro onore un bicchiere di Vino Nuovo.

Io non misuro mai i miei anni, per me è sempre tutto nuovo. La vita è bella a dieci come a cento anni se concepita come slancio verso il futuro e non come fardello da portare sulle spalle“: parole di Ersilio Tonini che ha 98 anni ed è il più anziano tra i vescovi italiani e tra i cardinali di tutto il mondo. Lo festeggio con un bicchiere di Vino Nuovo.

Felice rientro da Parigi, salutati i due figli che là vivono ottimamente accostumati uno alla Sorbonne e una alla Normale Supérieure. Mia quinta volta nella Ville Lumière, e la migliore, perchè pensata per vedere i luoghi dove sono vissuti e hanno studiato e lavorato i miei figli. Loro anche contenti di farci vedere e assaggiare questo e quello. Completamento dell’avventura quando i figli fanno con te qello che tu hai fatto con loro e vedi che in tanti aspetti e fatti hanno memoria di qualche parola. Assaggiati ottimi cognac e formaggi e tè verdi e cibi giapponesi. Letta e tradotta in Saint Garmain des Prés l’intera memoria di Cartesio: Memoriae Renati Descartes. Trascritta rapidamente da un muro di Rue de Tombouctou [Quartier de la Goutte d’Or] il graffito inglese: I hate Paris. Please, take me away [Odio Parigi. Vi prego, portatemi via]. Letto infine stamane sul portale di sinistra de Le Sacré Coeur, sull’alto di Montmartre, il monito ai visitatori vacanzieri: Templum hoc poenitentiae / et devotionis pignus [Questo tempio è stato fatto per la penitenza e la devozione]. Ho visto altro, ma queste tre scritte dicono quasi tutto.

Parto per Parigi con mia moglie per un fine settimana da passare con il figlio e la figlia che vivono là. “Ma insomma, non venite mai?” Eccoci, arriviamo. Nel frattempo voi visitatori commentanti insultatevi liberamente.