Francesco: se non trovi un confessore parla a Dio

Guardo alle celebrazioni e ai messaggi del Papa in atteggiamento di gratitudine e di apprendimento. Oggi segnalo l’invito a pregare per quanti danno la vita per salvare quella degli altri, il suggerimento di parlare a Dio se non trovi il confessore, alcune parole dette ieri nel collegamento con il “Rosario per l’Italia”, altre che trovo nel colloquio pubblicato oggi da “La Stampa”.

17 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Per quanti ci difendono. Intenzione detta stamane prima della messa in Santa Marta: Ieri ho ricevuto un messaggio di un sacerdote del bergamasco che chiede di pregare per i medici di Bergamo, Treviglio, Brescia, Cremona, che stanno al limite del lavoro; stanno dando proprio la propria vita per aiutare gli ammalati, per salvare la vita degli altri. E anche preghiamo per le autorità; per loro non è facile gestire questo momento e tante volte soffrono delle incomprensioni. [Che] siano medici, personale ospedaliero, volontari della salute o le autorità, in questo momento sono colonne che ci aiutano ad andare avanti e ci difendono in questa crisi. Preghiamo per loro.

    https://www.vaticannews.va/it/papa-francesco/messa-santa-marta/2020-03/papa-francesco-messa-santa-marta-medici-coronavirus-confessione.html

    20 Marzo, 2020 - 16:41
  2. Luigi Accattoli

    Parla con Dio. Dall’omelia di stamane: Io so che tanti di voi, per Pasqua, andate a fare la confessione per ritrovarvi con Dio. Ma tanti mi diranno oggi: “Ma padre, dove posso trovare un sacerdote, un confessore, perché non si può uscire da casa? E io voglio fare la pace con il Signore, io voglio che Lui mi abbracci, che il mio papà mi abbracci … Come posso fare se non trovo sacerdoti?”. Tu fai quello che dice il Catechismo. È molto chiaro: se tu non trovi un sacerdote per confessarti, parla con Dio, è tuo padre, e digli la verità: “Signore ho combinato questo, questo, questo … Scusami”, e chiedigli perdono con tutto il cuore, con l’Atto di dolore e promettigli: “Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso”. E subito tornerai alla grazia di Dio. Tu stesso puoi avvicinarti, come ci insegna il Catechismo, al perdono di Dio senza avere alla mano un sacerdote. Pensate voi: è il momento! E questo è il momento giusto, il momento opportuno. Un Atto di dolore ben fatto, e così la nostra anima diventerà bianca come la neve.

    https://www.vaticannews.va/it/papa-francesco/messa-santa-marta/2020-03/papa-francesco-messa-santa-marta-medici-coronavirus-confessione.html

    20 Marzo, 2020 - 16:41
  3. Luigi Accattoli

    Preghiera come segno di unità. Videomessaggio al “Rosario per l’Italia” di ieri sera: Cari fratelli e sorelle, mi unisco alla preghiera che la Conferenza Episcopale ha voluto promuovere, quale segno di unità per l’intero Paese. In questa situazione inedita, in cui tutto sembra vacillare, aiutiamoci a restare saldi in ciò che conta davvero. È un’indicazione di cammino che ritrovo in tante lettere dei vostri Pastori che, nel condividere un momento così drammatico, cercano di sostenere con la loro parola la vostra speranza e la vostra fede.

    http://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2020/3/19/videomessaggio-rosario-cei.html

    20 Marzo, 2020 - 16:42
  4. Luigi Accattoli

    Per gli scienziati. Ecco un’invocazione a San Giuseppe contenuta nel videomessaggio di cui al commento precedente: Dona l’intelligenza della scienza a quanti ricercano mezzi adeguati per la salute e il bene fisico dei fratelli.

    20 Marzo, 2020 - 16:42
  5. Luigi Accattoli

    Morire in solitudine. Intervista al quotidiano “La Stampa”: «In questi giorni mi hanno raccontato una storia che mi ha colpito e addolorato, anche perché rappresenta ciò che sta accadendo negli ospedali. Un’anziana ha capito che stava morendo e voleva congedarsi dai suoi cari: l’infermiera ha preso il telefonino e ha videochiamato la nipote, così l’anziana ha visto il viso della nipote e ha potuto andarsene con questa consolazione. È il bisogno ultimo di avere una mano che ti prenda la mano. Di un gesto di compagnia finale. E tante infermiere e infermieri accompagnano questo desiderio estremo con l’orecchio, ascoltando il dolore della solitudine, prendendo per mano. Il dolore di chi se n’è andato senza congedo diventa ferita nel cuore di chi resta. Ringrazio tutti questi infermieri e infermiere, medici e volontari che, nonostante la stanchezza straordinaria, si chinano con pazienza e bontà di cuore per sopperire all’assenza obbligata dei familiari».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2020/03/20/news/coronavirus-papa-francesco-non-abbiate-paura-1.38613733

    20 Marzo, 2020 - 16:44
  6. Luigi Accattoli

    Sarà un dopoguerra. Ancora dall’intervista a “La Stampa”. Quando sarà finita, questa emergenza planetaria potrà essere servita a qualcosa per il futuro? «A ricordare una volta per tutte agli uomini che l’umanità è un’unica comunità. E quanto è importante, decisiva la fraternità universale. Dobbiamo pensare che sarà un po’ un dopoguerra. Non ci sarà più “l’altro”, ma saremo “noi”. Perché da questa situazione potremo uscire solo tutti insieme. Dovremo guardare ancora di più alle radici: i nonni, gli anziani. Costruire una vera fratellanza tra noi. Fare memoria di questa difficile esperienza vissuta tutti insieme. E andare avanti con speranza, che mai delude. Queste saranno le parole chiave per ricominciare: radici, memoria, fratellanza e speranza».

    20 Marzo, 2020 - 16:44
  7. Luigi Accattoli

    Assoluzione collettiva. Un Decreto della Penitenzieria concede l’indulgenza plenaria ai malati di coronavirus, a chi li assiste e a tutti i fedeli del mondo che pregano per loro. Si ricorda anche la possibilità della assoluzione collettiva in questo momento di grave necessità. […] Spetta al Vescovo diocesano determinare i casi di grave necessità nei quali sia lecito impartire l’assoluzione collettiva: ad esempio all’ingresso dei reparti ospedalieri, ove si trovino ricoverati i fedeli contagiati in pericolo di morte, adoperando nei limiti del possibile e con le opportune precauzioni i mezzi di amplificazione della voce, perché l’assoluzione sia udita”. La Penitenzieria chiede anche di valutare “la necessità e l’opportunità di costituire, laddove necessario, in accordo con le autorità sanitarie, gruppi di ‘cappellani ospedalieri straordinari’, anche su base volontaria e nel rispetto delle norme di tutela dal contagio, per garantire la necessaria assistenza spirituale ai malati e ai morenti”. Inoltre, laddove “i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale, si ricorda che la contrizione perfetta accompagnata dal votum confessionis, vale a dire dalla ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali, come indicato dal Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1452).

    https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2020-03/coronavirus-indulgenza-plenaria-assoluzione-collettiva.html

    20 Marzo, 2020 - 17:21
  8. giuseppe di melchiorre

    Carissimo Luigi, pur essendo io un piccolo cristiano, aderisco con tutto il cuore agli inviti di Papa Francesco, grato alla sua più volte dimostrata sensibilità pastorale verso la comunità travagliatissima dei suoi fedeli italiani e non solo.
    Mi unisco alla sua preghiera molto sentita, con la speranza che il Signore convinca molte persone a non fare quello che adesso è proibito. Perché il virus non si propaga da solo, non è un volatile, ma viene trasmesso dalle persone incoscenti per se stesse e soprattutto per gli altri.
    Grazie, Luigi, perché in questo modo stati facendo la tua apprezzata parte di diffusore dell’importante messaggio di Papa Francesco. Dio e la Madonna lo benedicano e lo conservino e lo facciano beato in terra con l’accoglienza dei fedeli dei suoi da me apprezzatissimi inviti.
    Un abbraccio telematico, caro Luigi, al quale vorrei coinvolgere anche Papa Francesco almeno nelle mie intenzioni, anche se praticamente non posso.
    Salute per te e per tutti.

    20 Marzo, 2020 - 18:01
  9. Luigi Accattoli

    Grazie Giuseppe – ieri ho avuto molto lavoro per una delle riviste alle quali collaboro e così non ho trovato il tempo per mandarti un saluto nel giorno di Giuseppe sposo di Maria – ma ti ho pensato – e proprio mentre ci univamo, in casa, al “Rosario per l’Italia”…

    20 Marzo, 2020 - 18:53
  10. Centofanti Giampaolo

    Vangelo 21 marzo 2020
    Lc 18, 9-14

    In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
    «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
    Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
    Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
    Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

    Non dobbiamo oggi passare dalla parte opposta di accusarci di peccati non commessi. I formalismi ostacolano il giungere al cuore semplice, aperto alla Luce. Se mi sembra sinceramente di non aver fatto od omesso nulla volontariamente e consapevolmente posso però ugualmente confessarmi perché sono bisognoso del sempre nuovo venire della grazia. Che mi porterà verso la pienezza della vita in Cristo. Tutto ciò non per un perfezionismo da energumeno. Ma per lasciarmi condurre in questa vita meravigliosa. Peccati non sono i sentimenti, certe reazioni istintive. Il vero peccato è una scelta consapevole di chiudere il cuore. Come si comprende allora non è un mero atto. La chiusura del cuore permane e ostacola in varia misura la mia vita nello Spirito, fonte della vita e di ogni bene. Che aiuto, poi, può venire trovando un sacerdote di lungo cammino spirituale che mi aiuti a scoprire le autentiche tappe, vie, attraverso le quali Dio con delicatezza apre il mio cuore alla vita. Non solo dunque se ho pregato, ho perdonato e via dicendo ma un cercare insieme un discernimento su tutta la mia vita, nella concreta situazione attuale, nei percorsi, nei rapporti specifici… La grazia che entra gradualmente nella mia umanità reale e la illumina, scioglie i nodi, apre vie, favorisce incontri, elargisce ogni bene. Solo questo amore a misura fa rinascere tutto me stesso, non una mia anima disincarnata. Questo tipo di confessione certo lo vivo col mio padre spirituale non in altre confessioni. Prego per trovare un tale padre spirituale e poi nel tempo vedrò con Dio se quello col quale ho intrapreso un cammino mi può aiutare. Perché è fondamentale che con calma possa trovare una persona della quale essenzialmente mi posso fidare per aprirgli tutto il mio cuore e per lasciarmi portare oltre me stesso. Come andare, per esempio, avanti nel deserto se non vi è un Mosè di cui mi fido che mi aiuta a camminare con sana fiducia che si apriranno insospettati orizzonti? L’acqua scaturirà dalla roccia, il pane e la carne proveranno dal cielo. Il padre spirituale è una persona che Dio stesso mi dona e nulla sarà a caso.

    La dodicesima ora

    Ogni sera che viene
    è una sera che piango.
    Riguardo il mattino.
    Ogni terra che penso
    è speranza lontana,
    di giorni lontani,
    che amo soltanto
    in una foto del futuro.
    Ritorna la sera.
    Ritorna il mio letto, la mia nave,
    la mia solita nave di sempre,
    in cui piango da solo terre lontane.
    Ogni terra che penso
    è una sera, è un mattino.
    Ogni terra che penso domando:
    sei forse tu la mia terra?

    Una piccola vela nel mare

    Io che veleggio su questa dolce barca
    che il vento porta leggera ed alla sera
    appoggio il peso della giornata alla tua riva
    io più non so di porti-chimera senza rifugio
    che l’uomo cerca disperato per mari sempre stranieri.
    Sì, questa dolce barca che ora porta
    anche voi, porta il mare alla terra
    e la terra al mare, a questa costa
    che così chiara separa e cuce
    ogni cosa al cielo. Senza
    essere vista, dopo la sera,
    quando ogni domanda, stanca, riposa.

    Poesiole tratte da “Piccolo magnificat. Un canto di tanti canti” (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente): https://gpcentofanti.wordpress.com/2015/07/02/piccolo-magnificat-5/

    20 Marzo, 2020 - 19:24
  11. giuseppe di melchiorre

    Grazie a te, carissimo Luigi anche per gli auguri onomastici. Ti rinnovo l’abbraccio telematico ma davvero desiderato e con molto e sincero affetto.
    Consentimi di dire che mi sento fortunato a chiamarmi Giuseppe… Anche perché se il marito di Maria, mi è vicino perché ci accomuna anche l’omonimia, mi rende felicissimo. Anche per merito suo, Maria poté fare quello che fece.
    Fammi sapere quali sono le riviste alle quali collabori, grazie!

    20 Marzo, 2020 - 20:21
  12. Voglio condividere con tutto il blog questa preghiera che mi è stata mandata dalle suore di clausura:

    PREGHIERA IN TEMPO DI PESTILENZA
    «Stella Caeli exstirpavit»


    Stella Caeli exstirpavit quae lactavit Dominum,mortis pestem quam plantavit
    primus parens hominum. Ipsa Stella nunc dignetur sidera compescere, quorum bella plebem caedunt dirae mortis ulcere. O gloriosa Stella Maris a peste succurre nobis. Audi nos, nam te Filius nihil negans honorat. Salva nos Jesu pro quibus Virgo mater te orat!

    La Stella celeste, che ha allattato il Signore, estirpò la mortale peste che il padre degli uomini portò nel mondo. La stessa Stella si degni di placare il Cielo che muove guerra al popolo con crudeli piaghe mortali. O gloriosa Stella del mare, soccorreteci contro la peste e ascoltateci, poiché nulla il Figlio Vostro nega a coloro che Vi onorano. Salvateci, o Gesù, ché la Vergine Madre prega per noi.

    – Ora pro nobis, Sancta Dei Genitrix.
    – Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

    – Pregate per noi, Santa Madre di Dio.
    – Affinché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

    Oremus
    Deus, misericordiæ, Deus pietatis, Deus indulgentiæ, qui misertus es super afflictionem populi tui, et dixisti Angelo percutenti populum tuum: Contine manum tuam; ob amorem illius Stellæ gloriosæ, cuius ubera pretiosa contra venenum nostrorum delictorum quam dulciter suxisti; praesta auxilium gratiæ tuæ, ut intercedente Beata Virgine Maria Matre tua et Beato Bartholomæo apostolo tuo dilecto, ab omni peste et improvisa morte secure liberemur, et a totius perditionis incursu misericorditer salvemur. Per te, Iesu Christe Rex gloriae, qui vivis et regnas in sæcula sæculorum. Amen.

    Preghiamo
    Dio di misericordia, Dio di pietà, Dio di perdono, che Vi moveste a compassione dell’afflizione del Vostro popolo, e diceste all’Angelo che percoteva il Vostro popolo: “Arresta il tuo braccio”; per amore di quella gloriosa Stella, dal cui prezioso petto succhiaste dolcemente il latte contro il veleno dei nostri peccati, venite in nostro aiuto con la Vostra divina grazia, affinché, per intercessione della Beata Vergine Maria, Vostra Madre, e del Beato Bartolomeo Apostolo Vostro diletto, siamo certamente liberati da qualsiasi contagio pestifero e dalla morte improvvisa, e siamo salvati da ogni pericolo di perderci. Per Voi, Gesù Cristo, Re della gloria, che vivete e regnate nei secoli dei secoli. Così sia.

    21 Marzo, 2020 - 12:41
  13. Centofanti Giampaolo

    Vangelo domenica 22 marzo 2020 (IV Tempo ordinario, anno A)
    Gv 9, 1-41

    In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
    Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
    Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
    Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
    Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
    Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

    «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane». Come osserva Gesù si può dare una cecità che non dipende da una colpa personale. Il brano odierno narra il graduale, a misura della sua personalissima vita, venire portato di quel cieco verso il vedere. Tale storia mostra che Cristo conduce nello Spirito ogni uomo, non solo i credenti. Quel cieco viene guarito e nemmeno sa chi è Gesù. Anzi si vede che solo ora comincia a trovare sé stesso proferendo le stesse parole di Dio, perché solo in Lui ci possiamo sempre più conoscere: sono io. E ciò non più condizionato dalle etichette affibbiategli dalla gente, che dunque ora faticava a identificarlo. Gesù non rivela tutto subito ma ogni cosa al tempo giusto. Sparisce dalla vista del cieco, poi lo cerca Lui stesso quando il cieco resta spiazzato, confuso, dal venire espulso dalla sinagoga. Un povero che fin dall’inizio vediamo col cuore tendenzialmente libero, un povero che chiede aiuto. La grazia di essere un mendicante. Al punto che Gesù per guarirlo può compiere gesti insoliti. Il brano evidenzia in contrasto con ciò una possibile drammatica tendenza del potere a manipolare le persone, schiavizzandole e rendendole cieche. Il potere che intende dominare non vede, non vuole vedere, e non vuole far vedere. Fino a spegnere le coscienze, i cuori, come nel caso dei genitori del cieco. L’uomo invece di divenire sempre più desideroso di luce non la ritiene utile, vede solo il bianco o nero degli opposti apparati in campo, sempre le stesse cose, per il dominio… E non riesce ma neanche vuole staccarsi dai suoi privilegi. Un bravo padre di famiglia deve comportarsi con prudenza e realismo ma la sete di fasullo vario successo può far divenire più realisti del re. Non solo per nulla tesi a cercare ogni via per vivere e seminare, condividere, libertà ma gradualmente, sempre più insensibilmente, chiusi ad ogni spiraglio in tal direzione.

    Sposalizio

    1
    Questa lunga mia notte
    risplende nei tuoi occhi
    fiduciosi e tranquilli.
    Raggi di luna lucente
    filtrano nella stanza oscura,
    come i tuoi occhi nel mio dolore.
    Io mi addormento
    fiducioso e tranquillo.

    2
    Lasciavi il silenzio di tutto,
    restava solo la luce.
    Imparai a filtrare
    il grano dalla pula.
    Ti scoprii lampada
    ai miei passi
    nella notte oscura.
    Seppi che un cielo
    sconosciuto mi pensava.
    E ti amai come si ama la vita.

    3
    Vieni, entra, la porta è aperta
    ed entra il vento e la luce delle stelle.
    Vieni, entra, mentre ti attendo
    dormendo e sognando.
    A lungo ho camminato,
    valli e monti ho traversato,
    ora ti attendo nel mio riposo.
    Vieni entra, siedi alla mia tavola e dimmi,
    in questa notte di vento e di pace,
    quella parola che diventa vino e pane.

    Poesiola tratta da “Piccolo magnificat. Un canto di tanti canti” (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente): https://gpcentofanti.wordpress.com/2015/07/02/piccolo-magnificat-5/

    21 Marzo, 2020 - 22:33
  14. Amigoni p. Luigi

    Rif. 21 marzo ore 12.41 – Bella siderum plebem caedunt

    Bel documento d’epoca, con il “Voi (italiano ) maestatico”, che attesta anche – pro hac vice – la speciale dilezione della Madonna a Bartolomeo apostolo. Le guerre che flagellano il devoto popolo di Dio sono siderali: è il cielo stellato che imperversa sulla terra, non il cielo del Dio vivente. E questa è una sana, e non demenziale, teologia.
    Avanzo un dubbio sul testo della prima parte (“Audi nos….honorat”). O mancano delle parole nel passo latino o è erronea la traduzione equivalente italiana.
    Per il resto, anche questa preghiera testimonia che Figlio e Madre si addolorano misericordiosamente per le sofferenze degli umani, anziché per i loro peccati.

    22 Marzo, 2020 - 0:25
  15. Amigoni p. Luigi

    Rif. 21 marzo ore 12.41 e 22 marzo ore 0.25 – Stella caeli extirpavit

    Il testo latino riportato è corretto. La traduzione, oltre che antiquata, è errata. Nel punto in esame: il cielo che distrugge il popolo non è il “Cielo”, ma il cielo. E l’altro punto su cui esprimevo il dubbio è:”…..perchè il tuo Figlio, che nulla a te nega, ti onora”. Si può vedere il testo allegato della bella preghiera; in esso non compare l’inserzione del “diletto Bartolomeo apostolo”

    https://www.chiesacimiteroverona.it/7-notizie/404-stella-caeli-extirpavit.html

    22 Marzo, 2020 - 13:49
  16. Luigi Accattoli

    Volentieri mio Giuseppe. Tengo due rubriche fisse sulla rivista “Il Regno attualità”, una su “La voce di Padre Pio”, una su “Le Conferenze di Ozanam” [rivista della San Vincenzo].

    22 Marzo, 2020 - 19:52

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