Il blog di Luigi Accattoli Posts

Un prete morente assistito da un giovane infermiere: è la storia della morte di don Paolo Camminati di Piacenza, avvenuta il 21 marzo, narrata dalla sorella Elena che in seguito ha pure narrato la telefonata ricevuta dal Papa. E Francesco era stato all’origine del gesto dell’infermiere, avendo invitato medici e infermieri a farsi accompagnatori dei morenti. Tutto questo, in ordine, nei commenti. E’ la sesta storia della pandemia che riporto qui nel blog. Per trovare le altre vai al post del 18 giugno e scendi al secondo commento.

Arrivano nel giro di pochi giorni due messaggi da Bose: una “lettera agli amici” intitolata “Non siamo migliori”, firmata “I fratelli e le sorelle di Bose”, che in data 19 giugno chiede perdono “per lo scandalo che abbiamo suscitato”; e due tweet di Enzo Bianchi (20 e 23 giugno) che segnalano la decisione di tacere e di attendere che la verità si faccia strada. Nei commenti i passaggi chiave della lettera e i due tweet, con mia nota finale.

Carissimo Alessandro, la sua storia è un esempio di come riuscire a ripartire dopo uno stop improvviso. Attraverso lo sport ha insegnato a vivere la vita da protagonisti, facendo della disabilità una lezione di umanità. Grazie per aver dato forza a chi l’aveva perduta. In questo momento tanto doloroso le sono vicino, prego per lei e la sua famiglia. Che il Signore la benedica e la Madonna la custodisca: è un messaggio del Papa a Zanardi pubblicato oggi dalla “Gazzetta dello sport”. Nei primi commenti il rimando a due miei testi su Zanardi che sono presenti da anni nella pagina “Cerco fatti di Vangelo” di questo blog, elencata al decimo posto sotto la mia foto.

“Se S. Pie­tro e S. Paolo avessero imposto a Roma l’uso dell’aramaico per i sacri ministeri, se avessero voluto che per due-tre secoli i vescovi fossero dei palestinesi, il mondo romano si sarebbe convertito?” chiese il cardinale Celso Costantini a Pio XII, che gli rispose: «Umanamente parlando, no». Nel primo commento fonte, contesto e link per queste storiche battute.

Ieri il Papa emerito è rientrato in Vaticano dopo i quattro giorni passati a Regensburg, dove ha fatto visita al fratello maggiore don Georg di 96 anni, aggravato in salute. Nel primo commento i dettagli della visita, nel secondo una mia nota sulla libertà nelle decisioni della quale Joseph Ratzinger ha sempre dato prova, nel terzo esulto in nome della libertà.


“Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri”: Matteo 10, 29-31. E’ nel Vangelo di oggi. Nel primo commento una mia nota su questo messaggio che è uno dei più forti – per consolazione e per impegno – tra quanti ci vengono dalle parole di Gesù.

“I pazienti hanno sentito spesso di avere accanto a sé degli ‘angeli’, che li hanno aiutati a recuperare la salute e, nello stesso tempo, li hanno consolati, sostenuti, e a volte accompagnati fino alle soglie dell’incontro finale con il Signore”: così Francesco stamane a medici, infermieri e operatori sanitari della Lombardia e del Veneto. Era la prima udienza papale in presenza e non più in teleconferenza da quanto – l’8 marzo – erano state sospese. Nei commenti alcuni passaggi del discorso del Papa e la conclusione con il nuovo modo tenuto da Francesco per i saluti, al posto del baciamano.

Papa Benedetto è da stamane a Regensburg, in Baviera, dove vive il fratello don Georg, di tre anni più grande, che è molto grave. Secondo una nota di Vatican News, Ratzinger è accompagnato dal segretario don Georg, dal medico, da un infermiere, da una delle consacrate che lo assistono e dal vicecomandante della Gendarmeria. E’ andato con un aereo messo a disposizione dallo Stato italiano. E’ la prima volta che il Papa emerito esce da Roma e lascia l’Italia. Nei commenti riporto per intero la nota di Vatican News. Qui mando un abbraccio al caro Benedetto, al fratello e agli accompagnatori.

Lunedì scorso, nell’ultimo meeting da remoto di “Pizza e Vangelo” – leggevamo la controversia sul sabato che è in Marco 2, 22-28 – c’è stata discussione sulla paragonabilità del sabato ebraico con la domenica cristiana, avendo io affermato che il sabato, nella fede ebraica, era di più di quello che è la domenica nella fede cristiana. Ho azzardato il paragone del sabato ebraico con la nostra Eucarestia, aggiungendo che l’Eucarestia è di precetto alla domenica ma non è vincolata alla domenica, mentre al “riposo sabbatico” l’ebreo non può assolvere in altro giorno. Metto qui la registrazione audio del meeting e invito i visitatori a commentare il dibattito che abbiamo svolto.

“Una esperienza lunga e strana. Il tempo era riempito dalla preghiera. Era solitudine rispetto al modo ordinario di relazionarsi, ma non era una solitudine totale. Da questo punto di vista un momento di grande grazia”: così Romano Colozzi, di Cesena, già assessore al Bilancio delle giunte Formigoni, ha raccontato a “Il Sussidiario” i suoi 40 giorni in terapia intensiva. Nel primo commento riporto una parte dell’intervista: uno dei testi più vivi tra quanti ne sto raccogliendo. Continuate a mandarmi storie di pandemia.