Il blog di Luigi Accattoli Posts

Ora che è di là sarà chiara la faccenda al dubitante Luciano De Crescenzo che si diceva “non credente ma sperante” e “ateo cristiano”: qualifica che già si era data Oriana Fallaci e che poi è passata a Federico Salvatore, autore nel 2004 della canzone “Ateo cristiano”. Luciano lo era più alla maniera del bonario Federico che della pugnace Oriana. L’avvicinavano al cantante la napolitudine e l’amore per il presepe.

Il nuovo portavoce vaticano ha informato che ieri il Papa emerito ha fatto una gita ai Castelli, tra Albano e Frascati, restando fuori dal Vaticano per sei ore e cenando nell’abitazione del vescovo di Frascati. E’ la prima volta di un’uscita così lunga dell’Emerito dal Vaticano, da quando vi rientrò dopo il soggiorno iniziale a Castel Gandolfo, all’indomani della rinuncia. Un’ottima notizia: dice che il caro Benedetto sta bene e che gli è garantita e continua a prendersi quella libertà che ultimamente aveva allarmato i più sensitivi tra gli osservatori romani. Nel primo commento l’intera dichiarazione del portavoce.

Attualità di Baget Bozzo sull’omosessualità a dieci anni dalla morte. Per dirla veloce: ha esplorato il possibile linguaggio cristiano su questa condizione umana, anticipando la sollecitazione di Francesco a una nuova misericordia ecclesiale. Un lascito che non è stato colto e che provo a riproporre. E’ l’attacco di un mio piccolo studio pubblicato ora dalla rivista il Regno. Nei commenti ne riporto alcuni passaggi.

Sono tre, a oggi, le recensioni del volume di Ciro Fusco e mio C’era un vecchio gesuita “furbaccione. 100 + 10 parabole di Papa Francesco (edizioni Paoline 2019). La prima è venuta da Angela Ambrogetti già il 12 giugno su Acistampa. La seconda da Giuseppe Rusconi su Rossoporpora.org sabato 20 luglio, la terza da Mimmo Muolo su Avvenire di ieri, 21 luglio. Nel primo commento metto i link alle prime due recensioni, nel secondo – terzo – quarto riporto per intero la recensione di Mimmo Muolo. Buona lettura.

E’ facile dare la colpa alla tv, tanto che su questa pigra tentazione sono fiorite le ironie. Un Renzo Arbore d’annata, riproposto il 14 luglio dal Corriere della Sera, sosteneva che la tv l’ingrassava. Due anni addietro Luciana Littizzetto accusava il piccolo schermo d’invecchiarla. Ma la burla più inaspettata è venuta da Papa Bergoglio, che interrogato se gli piacesse rivedersi in tv rispose che no: “la tv mi fa brutto”.

L’altro ieri, giovedì 18 luglio, tre nomine papali hanno dato un’aggiustata allo staff dei media vaticani rafforzandone l’assetto disegnato dalle nomine dello scorso dicembre. Matteo Bruni ha preso il posto di Alessandro Gisotti come portavoce, mentre Gisotti e Sergio Centofanti sono divenuti vice di Andrea Tornielli alla direzione editoriale del Dicastero per la comunicazione. Nel primo commento le parole dell’annuncio e nel secondo un mio commentucolo.

Dedico ad Andrea Camilleri e alla sua “curiosità immensa” di “intuire che cosa sia l’eternità”, confessata l’anno scorso nel monologo su Tiresia, un raffronto con due versi di Borges, che evocano la “vertigine” dell’eternità. Nel primo commento le parole di Camilleri, nel secondo quelle di Borges.

Ho letto con gratitudine la lettera del cardinale Vicario di Roma ai parroci, che ha la data dell’11 luglio e che li invita a dare un avvio concreto al rinnovamento delle comunità parrocchiali, già programmato, creando in ognuna “un piccolo gruppo di persone che possa prendersi cura del cammino di tutti, custodendo la direzione comune e animando concretamente le diverse iniziative”. La novità dell’approccio sta nella concretezza delle indicazioni, mirate a incoraggiare i parroci nella scelta di persone libere, coraggiose, fuori dalle righe, capaci di esplorare nuove vie di attestazione del Vangelo. Nel primo commento riporto il brano chiave della lettera, nel secondo metto il link al testo completo e qualche informazione di contorno, nel terzo e quarto alcuni rimandi interpretativi. Nel quinto un mio spunto.

Al numero 28 della piazza di Santa Maria Maggiore, in Roma, c’è un negozio per turisti che vende foulards, magliette e cappelli, borse, cartoline, poster, calendari e ogni tipo di statuine, portachiavi, autoadesivi. La botteguccia ha un’insegna sulla porta che dice “Rosario”, il logo che vende di più. Un’intuizione di mercato alla Salvini: anche i suoi comizi offrono merce varia ma su tutta egli alza la corona del Rosario.