Il blog di Luigi Accattoli Posts

Sabato 10 è arrivato il nuovo statuto dello Ior: mira a renderlo «più fedele alla missione originaria», introduce il revisore esterno, potenzia il ruolo del prelato, prevede una maggiore attenzione alle norme etiche e alla cura del personale, vengono abbreviati i tempi degli incarichi al fine di evitare che si formino “cupole” e consuetudini inespugnabili. Nei commenti i rimandi ai testi della riforma e alla presentazione che ne hanno fatto i media vaticani.

“Il sovranismo è un’esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre”: metto queste parole a titolo dell’intervista al Papa pubblicata ieri dal quotidiano “La Stampa”. Ne parlo ora perché ieri e oggi ero in viaggio. Non contiene affermazioni rilevanti, ma ritengo utile per me memorizzare alcune parole sull’Europa, su sovranismi e populismi, sull’Amazzonia.

Ieri Roma, città e Chiesa, ha “salutato” la bambina che il 6 luglio fu trovata morta nel Tevere: è stata un’adozione simbolica con la quale la piccola è stata chiamata Francesca Romana. Nel primo commento ricordo il fatto e il saluto, nel secondo riporto un mio articolo apparso ieri sul “Corriere Roma”.

Il 13 luglio Buenaventura, la città forse più violenta della violenta Colombia, festeggia il patrono San Bonaventura: il vescovo Rubén Darío Jaramillo Montoya sale su un camion dei pompieri e percorre le vie più malfamate spargendo acqua benedetta. La sua prima idea era stata di spargere l’acqua da un elicottero come si fa con gli incendi: se il male è tanto grande, grande dev’essere l’aspersorio, deve aver pensato.

“Dio è in cielo in terra e in ogni luogo” diceva il catechismo ma i catechisti avevano l’elenco aggiornato dei luoghi dove non poteva proprio stare a cominciare da quelli dove la vita si presenta più “umana”, come protestava Eugenio Montale con l’elzeviro “Sosta a Edimburgo” (Corriere di Informazione, 15 ottobre 1946). Montale avrebbe forse lodato la “Gaudete et exsultate” di Francesco che al paragrafo 42 biasima la pretesa di “definire dove Dio non si trova”.

Mi scrive un lettore del libretto delle 110 “parabole” di Papa Francesco [vedi post precedente] che chiede: “Avevo già notato dal blog la tua passione per la parola ‘parabola’: ma da dove ti viene?” Ho risposto: dalle parabole di Gesù, ovviamente, che cerco di imparare a memoria. Ma anche dal Talmud, dalle storielle dei maestri rabbinici, dai racconti dei Chassidim, dalle Mille e una notte, dai fioretti di tutti i santi, dalle astuzie di Bertoldo e dalle simplicità di Bertoldino, dalle avventure di Pinocchio, dagli exempla e dalle similitudini d’ogni secolo, dalla “Leggenda aurea”, dal Novellino e dal Boccaccio. “Dal Boccaccio?” richiede il mio lettore. La risposta la trovi nel primo commento.

Ora che è di là sarà chiara la faccenda al dubitante Luciano De Crescenzo che si diceva “non credente ma sperante” e “ateo cristiano”: qualifica che già si era data Oriana Fallaci e che poi è passata a Federico Salvatore, autore nel 2004 della canzone “Ateo cristiano”. Luciano lo era più alla maniera del bonario Federico che della pugnace Oriana. L’avvicinavano al cantante la napolitudine e l’amore per il presepe.