Per la terza puntata della serie “L’Amazzonia siamo noi” [vedi post del 18 e del 22 agosto] propongo alcuni passaggi dello Strumento di lavoro sinodale riguardanti la vita consacrata, segnalando che mi pare – in idea – adatta a noi la “vita consacrata intercongregazionale e interistituzionale” di cui al paragrafo 129.d.1. Se non oggi certo domani risulterà fuori luogo anche da noi proporre venti o quaranta vie di consacrazione, ma la vita consacrata sarà comunque essenziale e dunque occorrerà prepararsi a farne una nuova proposta. Nei commenti le citazioni e le mie domande ai visitatori.
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Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno: è nel Vangelo ascoltato a Messa, da Luca 13. Ottimo il commento del mio parroco don Francesco alla Madonna dei Monti: “La porta è stretta ed entra solo chi si fa piccolo”. Nel primo commento l’intero spunto del parroco.
Da Roberto e Gabriella Ugolini – fiorentini che vivono in Turchia – ricevo la “Lettera estate 2019” dalla quale riporto due parabole che intitolo “Il pane per chi arriva” e “L’acqua del benvenuto”. Le trovi nei primi due commenti. Seguono ragguagli su questi preziosi amici.
“Identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono oggi nella Chiesa amazzonica”: è un capoverso del paragrafo 128 dello Strumento di lavoro per il Sinodo dell’Amazzonia al quale sto facendo riferimento con questa serie di post “L’Amazzonia siamo noi”, cercandovi elementi di interesse nostro: da una Chiesa nascente a una declinante. Nel post del 18 agosto avevo chiamato l’attenzione sulla proposta di ordinazione sacerdotale di anziani sposati. In questo andiamo sul ruolo ecclesiale delle donne.

Non amo fare selfie e lascio l’impresa a figli e nipoti ma l’asino non ne ha voluto sapere e allora ho scattato io. Notate lo straordinario equilibrio tra l’asino che pende a sinistra e io a destra.
Il Sinodo dell’Amazzonia, che siederà in ottobre, vuole una “Chiesa samaritana”. “Locande del Samaritano” in Italia ne abbiamo tante e tutte hanno nel logo la parabola dell’uomo che “scendeva da Gerusalemme a Gerico”. Ma ecco la Regione Toscana che vara una “legge samaritana” – così l’hanno chiamata – che promette di soccorre tutti, clandestini compresi. Come nel Vangelo, anche oggi il samaritano arriva inaspettato.
Nella quiete agostana ho ripreso lo Strumento di lavoro per il Sinodo dell’Amazzonia [che si farà in ottobre] pubblicato il 17 giugno. Oggi e nei prossimi giorni proporrò la lettura di alcune sue parti cercando in esse elementi di interesse per noi: concetto che esprimo con il motto di mia creazione “L’Amazzonia siamo noi”. Chissà che da una Chiesa nascente possa venire un aiuto a una Chiesa che sente gli anni. Oggi tratterò dell’ordinazione di anziani sposati “preferibilmente indigeni”. Poi mi applicherò ai ministeri da affidare alle donne. Terza tappa sarà quella della “vita consacrata intercongregazionale”. E forse ne verranno altre strada facendo. Lo scopo è anche d’avere suggerimenti dai visitatori in vita di un articolo che ne vorrei cavare per “Il Regno”.
“La riforma agraria impoverisce i ricchi ma non arricchisce i poveri” diceva Padre Pio all’inizio degli anni ’50. Andreotti dopo la morte del frate appurò che quelle parole gli erano venute dal deputato Gerardo De Caro (Roberto Rotondo, “I miei santi in paradiso”, LEV 2018, p. 231). Così andava allora la faccenda: i politici istruivano i santi, che ammonivano gli elettori, che eleggevano i politici. Se litigavano lo sapevi dopo la morte.


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