
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Tre sono i trionfi della parola “ciao”. Il primo fu nel 1905, quando Alfredo Panzini l’inserì nel “Dizionario moderno delle parole che non si trovano nei dizionari comuni”. Il secondo arrivò nel 1967, quando la Piaggio la scelse per il lancio del mitico motorino. Il terzo è del 21 giugno appena scorso, quando è entrata nella lingua dei Papi, con Francesco che così ha evocato le conversioni forzate del Medioevo: “O ti battezzi o ciao”.
“Non si tratta solo di migranti!”, nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata: è un passaggio dell’omelia del Papa per la celebrazione di stamane in San Pietro nel sesto anniversario della visita a Lampedusa. Nel primo commento il contesto delle parole di Francesco.
Amo le parabole di Francesco: gli ho dedicato un libro scritto insieme al collega Ciro Fusco. Oggi ne recupero una di straordinaria bellezza, venuta dopo il libro, narrata dal Papa il 25 maggio, parlando a braccio a un convegno sul tema “Yes to life! – La cura del prezioso dono della vita nelle situazioni di fragilità”. Nel primo commento il testo della parabola, nel secondo il mio consenso.
Azzardai una battuta nel mezzo di un temporale sui migranti, dove Salvini era interpretato da una conoscente lontana dalle periferie: “Ma a te che disagio ne viene?”. Ne ebbi un’articolata risposta: “Tutti questi negri mi fanno senso”. Che mi è tornata all’orecchio stamane leggendo sul Corsera il titolo: «Non mandateci più corrieri di colore o simili». Nel primo commento il dettaglio di quest’altra cromopatia.
Amo le chiassanti cicale. Passo la giornata in casa per scampare alla vampa e alle 19.00 vado in piazza di Santa Maria Maggiore al concerto cicalante che arriva dai platani di via Merulana. Ho con me una sera “I detti del Beato Egidio” dove sono formiche e l’altra sera la “Vita seconda di Tommaso da Celano” dov’è una cicala. Come dono d’estate ai visitatori riporto nel primo commento e nel secondo le une e l’altra. E poi mie cicale e infine una di Rodari.
“Le ragazze a 20 anni pregano sant’Antonio perché il fidanzato venga, tenga [possieda] e convenga; a 30 chiedono che venga e tenga, a 40 che venga e basta”: così Francesco un giorno aveva scherzato sulla devozione argentina a “Sant’Antonio casamentero”: combinamatrimoni. Al Santo di Padova l’hanno introdotta l’anno scorso fissando un meeting per singles a metà giugno e pare che già quest’anno l’affluenza fosse raddoppiata.
Recupero oggi un detto parlante di Papa Francesco che fu in data 21 giugno, da Napoli; e io stavo distratto: “Il Mediterraneo è proprio il mare del meticciato”. Nel primo commento riporto il contesto di quel detto e nel secondo aggiungo un mio menomo argomento ad personam, anzi no: di persona.
Prima pietra d’inciampo nel cammino di avvicinamento tra Vaticano e Cina – dopo l’Accordo sulle nomine dei vescovi firmato il 22 settembre scorso – e prima protesta vaticana: “La Santa Sede chiede che non si pongano in atto pressioni intimidatorie nei confronti delle comunità cattoliche ‘non ufficiali’, come purtroppo è già avvenuto”. E’ l’attacco di un articolo che mi era stato chiesto ieri dal “Corriere della Sera” e che poi non è stato pubblicato: la giornata era affollata di fatti che il mio quotidiano avvertiva come più urgenti. Riporto quel mio testo nei primi tre commenti.
Come mai «non si fa sentire nessuno dei nostri morti? Neanche i santi si fanno sentire. Che vuol dire questo silenzio?»: una persona semplice si sfoga con me sul silenzio di Dio e precisa che l’avverte solo ora, dopo gli ottanta e dopo la morte della moglie. E’ l’attacco di un mio articolo che appare ora sulla rivista “Il Regno”. Nel primo commento l’intero incipit dell’articolo.
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