Il blog di Luigi Accattoli Posts

“Signore Gesù, aiutaci a vedere nella Tua Croce tutte le croci del mondo”: è l’avvio della preghiera con cui Francesco ha concluso proprio ora la “Via Crucis” al Colosseo e che riporto per intero nel primo commento. Una preghiera universale, che abbraccia le sofferenze infinite, materiali e spirituali, intesa a non dimenticarne nessuna. Dopo la preghiera, un mio spunto conclusivo.

“Non siamo distributori di olio in bottiglia. Siamo unti per ungere. Ungiamo distribuendo noi stessi”: parole del Papa nell’omelia della Messa del Crisma. Nel primo commento il contesto di quelle parole e a seguire altri ragguagli – che inserirò lungo il pomeriggio – sulla Messa “in coena Domini” con lavanda dei piedi che Francesco celebrerà nel carcere di Velletri.

“Io a te ci tengo”: scritta che leggo su un muro di cinta a metà di via Giovanni Battista Piatti, sulla sinistra per chi vada verso San Giovanni in Laterano. Amo la sobrietà di questa dichiarazione. L’immagino tracciata da lui sotto l’abitazione di lei. Nel primo commento un’altra scritta – ma di tipo incontinente – che ho beccato stamane nella stessa via.

Il transessuale come l’eunuco, l’utero in affitto come il figlio della schiava: Bibbia alla mano, il moralista s’adopera ad ammansire le novità. Ma arriva dal Nebraska il caso di Uma Eledge concepita con il seme del padre Matthew, gli ovuli della zia Lea (sorella del coniuge gay di Matthew), l’utero della nonna Cecile (mamma di Matthew). Il moralista s’arrende e conclude che il Nebraska forse confina con il paese di Sodoma e Gomorra.

Notre Dame brucia, Parigi piange, spavento di tutti. Erano in corso nella parte alta lavori di restauro che forse sono all’origine del disastro. E mi viene in mente il fuoco che la notte del 15 luglio 1823 bruciò la Basilica di San Paolo fuori le Mura: un rogo attivato da una lanterna lasciata accesa – smontando la sera – da uno stagnaro che aggiustava le grondaie della navata centrale.

Il Pontificato di Francesco è oggetto di maggiore conflitto rispetto a tutti quelli degli ultimi cento anni e c’è una logica in questo primato: le novità che propone sono più audaci e dunque l’opposizione è più viva. Indico tre provenienze del conflitto: dalle riforme che Francesco propone, dalla figura papale inedita che impersona, dalla parresia persino polemica con cui propone i suoi convincimenti e reagisce alle opposizioni: è l’attacco della relazione che ho tenuto venerdì 12 a un seminario presso l’Università di Perugia, durante il quale mi è stata posta la domanda che ho messo ad apertura del post precedente. Nel primo commento richiamo l’impostazione del seminario e metto il link al mio testo.

“Non era meglio se il Papa emerito taceva invece di fare il controcanto a Bergoglio sugli abusi?” E’ una domanda che mi è stata fatta ieri a Perugia a un “seminario” su Papa Francesco organizzato dal Dipartimento di giurisprudenza, cattedra “Law and Religion” di Silvia Angeletti. Ho risposto che no, che è bene che parli e che la sua libertà di parola è in definitiva conforme alla “conversione del Papato” perseguita da Francesco, che punta sulla manifestazione delle opinioni e dei contrasti e non sul loro nascondimento. Nei commenti l’intera risposta e altro.

A complemento del post di ieri metto qui il link al video del Papa che bacia i piedi a quattro leaders sud-sudanesi: il presidente Salva Kiir, i vicepresidenti e il capo dell’opposizione in lotta tra loro. Per quattro volte Francesco si è inginocchiato e si è rialzato davanti a loro. Ha espresso con il gesto quanto aveva detto con le parole Paolo VI nella “Lettera agli uomini delle Brigate Rosse” del 21 aprile 1978: “Vi prego in ginocchio, liberate l’onorevole Aldo Moro”. Montini si inginocchiava idealmente davanti a interlocutori lontani, Francesco si è inginocchiato realmente davanti a interlocutori a lui prossimi.

Gesto straordinario del Papa oggi a Santa Marta: al termine dell’appello alla pace rivolto ai leaders del Sud Sudan in lotta tra loro, si è inginocchiato davanti al presidente e ai vicepresidenti designati che dovranno avviare a maggio un nuovo governo, scongiurandoli di mettere fine alle ostilità che durano da sei anni e che hanno provocato – pare – 400 mila morti: «Vi chiedo come fratello: rimanete nella pace». Nei commenti un sommario della giornata, il comunicato della Sala Stampa vaticana, brani del discorso papale.

Sto leggendo la storia di una famiglia contadina scritta da un geniale autore che fu mio compagno d’infanzia, cresciuto come me in una casa contadina a duecento metri da quella dove sono cresciuto io: Renato Pigliacampo. Ne parlerò ancora e per chi fosse curioso di approfondire metterò un link nei commenti. Ma per ora mi accontento di una pagina che potrebbe essere intitolata “Come il fattore infedele della parabola”. Nel primo commento il testo, nel secondo i rimandi, nel terzo una mia battuta.