Il blog di Luigi Accattoli Posts


Ho fatto una vacanza nel Casentino, tra Camaldoli e Poppi, ospite di un casale contadino e ho dato una mano alla raccolta del fieno. Nei commenti altri suggerimenti a chi voglia pagarsi le ferie aiutando nei campi.

Forse il pontificato è a metà dell’opera: la prima scossa per quella che Francesco chiama “riforma della Chiesa in uscita missionaria” l’ha data con il proporla in parole e gesti; e ora siamo nel vivo del secondo tempo, che è quello – più lento – dell’avvio della riforma. A dicembre ha compiuto 81 anni e a marzo ha compiuto il quinto anno da papa: se avrà a disposizione altri cinque anni, forse riuscirà a completare quell’avvio che poi altri porteranno a compimento. L’ho sostenuto ieri a un convegno del “Gruppo del Landino” (ex fucini) nella Foresteria del Monastero di Camaldoli. Nei primi due commenti la coda della mia relazione.

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Andrea della Robbia, Natività, 1479, particolare – Sono stato stamane a La Verna, nella Basilica maggiore, e ho fotografato per voi il Bambino di Andrea. Ve lo mando con un bacio.

Una tragedia alla quale non ci è dato di assuefarci – ci sentiamo responsabili di questo esercito di poveri – impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere – volgere lo sguardo altrove – far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi: sono affermazioni contenute in una nota della Presidenza della Cei che configurano una forte probabilità di conflitto con il Governo Conte: che si vada o no allo scontro – che sarebbe il primo – dipende da come reagirà l’Esecutivo, se cioè prevarrà la linea Salvini, o Conte, o Di Maio. E’ evidente nella nota il riferimento al ministro dell’Interno. Ma il Governo è un trittico a tre cuspidi apparentemente di pari altezza. Nei commenti la nota e il link.

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Eccomi a Poppi, Arezzo, in faccia al Castello dei Conti Guidi, che m’accoglie a modo di leone ruggente.

No all’indifferenza verso i migranti che muoiono in mare, Francesco testimone di solidarietà in questa tragedia, collaborazione con il servizio “rifugiati” dei Gesuiti: sono le indicazioni di una lettera pastorale del vescovo maltese di Gozo Mario Grech letta domenica nelle chiese. Mentre il nostro governo tratta con quello di Malta, può essere utile a un cristiano d’Italia ascoltare quello che dice un vescovo di Malta.  Nei commenti alcuni passaggi della lettera.

Ieri Francesco ha nominato i tre presidenti del Sinodo dei giovani, che sono cardinali dell’Iraq, del Madagascar, di Papua Nuova Guinea. Il novembre scorso aveva nominato il relatore ed era un cardinale del Brasile. Un addetto ai lavori da me interpellato sulle ragioni di tali scelte ha risposto: “Francesco vuole ascoltare per primi i responsabili di Chiese che i giovani li hanno e li conoscono. E’ la prima volta che un Sinodo ordinario non ha nessun conduttore europeo”. Nel primo commento il dettaglio delle nomine che dicevo.

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Stamane sono salito all’Eremo di Camaldoli tra una folla di abeti. Eravamo duemila. Avevo già fatto quella camminata nel luglio del 1968 e i duemila già c’erano tutti. Cinquant’anni come il giorno di ieri. “Che racconti?” m’interrogavano. “Abeti belli – rispondevo – io sono quello d’allora e svolgo altrove le lectio che ho imparato qui. Continuate ad accompagnare chi sale all’Eremo”. Guardandoli mi è parso di sentire un coro si sì.

A cinquant’anni da “Humanae vitae” arriva uno studio sulle fonti che fornisce un buon aiuto a intenderne l’insegnamento e a collocarla senza semplificazioni nella vicenda della Chiesa contemporanea: si tratta del volume del teologo Gilfredo Marengo, La nascita di un’enciclica. “Humanae vitae” alla luce degli Archivi Vaticani (Libreria Editrice Vaticana 2018, pp. 286). Veniamo ad apprendere fatti nuovi che segnalerò nei commenti e tra essi il più importante: che due mesi prima della pubblicazione dell’enciclica (25 luglio 1968), Paolo VI ne aveva approvata una precedente redazione intitolata “De nascendae prolis”, più severa nell’affermazione della dottrina tradizionale, che poi bloccò e fece riscrivere approdando al testo attuale, che accompagna la condanna della contraccezione con l’affermazione in positivo dell’apertura alla vita e della paternità responsabile.

 

Sull’omosessualità quasi non abbiamo parole. Suona dunque come una felice occasione il discorso del vescovo di Verona Giuseppe Zenti all’assemblea parrocchiale di Selva di Progno, il 5 luglio, a chiarimento della vicenda dell’ex parroco Giuliano Costalunga, dopo che costui aveva annunciato d’essersi sposato in Spagna con un uomo di cui era innamorato. Costalunga aveva criticato precedenti parole del vescovo annunciando che sarebbe stato presente all’assemblea e che in essa avrebbe detto le sue ragioni. Il vescovo non ha ammesso il contraddittorio ma alla fine delle sue parole ha abbracciato don Giuliano. Nei commenti il link al testo intero, provvidamente pubblicato dal sito della diocesi e i passaggi che mi paiono più utili.