Il blog di Luigi Accattoli Posts

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Non sono gladioli, ma sono belli e non conosco il nome; e dunque gliene ho dato uno che suona bene, bene sonans: li ho fotografati per voi ieri mattina lungo il nuovo percorso “alle pendici del Palatino” che è stato appena aperto. Nei commenti altri sassetti del memorabile sentiero.

“Pare strano che la povertà possa crescere in concomitanza con la crescita – da ben 15 trimestri – del Pil, seppure a ritmi piuttosto blandi. Sapete che cosa vuol dire? Se c’è chi peggiora sempre di più la propria condizione, ma il Pil aumenta, vuol dire che c’è chi la migliora e anche di molto”: parole di Linda Laura Sabbadini che ho letto su “La Stampa” di Torino. Nei commenti la fotografia della povertà in Italia scattata dall’Istat e una mia noterella.

“Da quella tragica notte in cui morì Ilaria, il papà dorme nel letto di lei. Non perché lui si senta solo, ma per non far sentire lei sola e abbandonata”: dedico ai visitatori queste rare parole e nel primo commento ne indico la fonte.

Artemisia Gentileschi ha dato al capezzolo di Maria un sonno così amorevole che solo una donna. Il bimbo ha preso il latte e complimenta con la manina la mamma che già ridorme mentre aggiusta la camicia sul petto.

Amici belli, il gruppo di lettori della Bibbia che si riunisce a casa mia con il nome di “Pizza e Vangelo” lunedì 25 giugno legge dal capitolo 23 degli “Atti degli Apostoli” l’episodio della seconda apologia di Paolo, quella tenuta in Gerusalemme, nel 59 dopo Cristo, davanti al Sinedrio. In esso l’apostolo si qualifica come “fariseo e figlio di farisei”: approfondiremo il significato di questa dichiarazione. Concluderemo che fino a circa l’80 dopo Cristo, data nella quale gli studiosi collocano la redazione definitiva degli Atti, poteva avere ancora senso essere a un tempo cristiani e giudei osservanti appartenenti alla corrente dei farisei: molto interessante! Sarà l’ultimo appuntamento dell’anno sociale: riprenderemo in autunno.

“Il nemico di Dio e dell’uomo ha avuto gioco facile nel separarci, perché la direzione che inseguivamo era quella della carne, non quella dello Spirito”: così il Papa stamane a Ginevra durante la “preghiera ecumenica” nella sede del Consiglio ecumenico delle Chiese. Nei commenti alcuni passaggi dei discorsi tenuti da Francesco nei vari appuntamenti della giornata: terza visita di un Papa al Cec, nel 70° della sua fondazione, dopo quelle di Paolo VI (1969) e di Giovanni Paolo II (1982).

“Non spaventarti per i tatuaggi. Gli eritrei si facevano la croce sulla fronte”: così Francesco risponde il 19 marzo a una domanda sulla mania giovanile dei tatuaggi. Ma l’autorità degli eritrei dev’essergli parsa di poco conto e il 10 aprile fa risalire a Dio l’arte del tatuaggio: cita un verso tagliente del profeta Isaia – “Sulle palme delle mie mani ti ho disegnato” (49,16)” – e l’interpreta così: “Dio ha tatuato sulla sua mano il mio nome. Sigillo. Tatuaggio”.

«Voglio morire di giorno, quando c’è la luce e ascoltando la Parola di Dio e voglio intorno a me un gruppo di frati che intonino l’Alleluja»: così Michele Castoro, vescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, aveva parlato, alla viglia della morte, avvenuta il 7 maggio, al padre Francesco Dileo, rettore del Santuario di San Pio. “Morire quando c’è la luce”: cioè consapevole e accompagnato. Quelle parole mi sono entrate, ho costruito una memoria di quel vescovo che non avevo conosciuto e l’ho inserita nel capitolo che amo di più della pagina di questo blog intitolata Cerco fatti di Vangelo: l’ottavo che ha come motto Celebrazione ecclesiale della propria morte.